Predestination

Anno: 2014

Regia: The Spierig Brothers

Interpreti: Ethan Hawke, Sarah Snook, Noah Taylor

Dove trovarlo: Amazon Prime

Tratto dal racconto di Robert A. Heinlein Tutti voi zombie del 1959, Predestination si apre con una scena di caccia ad un attentatore che si conclude tragicamente per l’inseguitore, il quale rimane gravemente ferito e ustionato. Con uno stacco ci ritroviamo molti anni dopo in un bar. Il nuovo barista inizia con un avventore una normale conversazione di cortesia tra sconosciuti ma insiste poi per farsi raccontare tutta la sua storia. Il cliente lo avverte: si tratta di una storia davvero scioccante, che lo lascerà senza parole. il barista non si lascia dissuadere e così inizia un lungo e incredibile racconto…  

Non rivelerò altri dettagli della trama non tanto per l’accortezza deontologica verso gli spoiler, quanto perché se la raccontassi nessuno crederebbe mai che questa possa essere davvero la trama di un film. Non so come la storia si sviluppasse nel racconto da cui è tratto (il cui titolo tra l’altro viene citato scevro di contesto nel film generando un ulteriore senso di confusione nello spettatore), ma per quanto riguarda il film ci troviamo di fronte ad una malsana dimostrazione di cattivo gusto mascherata da curiosità per le ipotesi scientifiche più azzardate. Mi sono venuti in mente i protagonisti di The Big Bang Theory, che nel loro salotto avrebbero potuto facilmente sbizzarrirsi in ipotesi sui paradossi dei viaggi nel tempo, e questa diciamo che è la parte interessante, quella teoretica sul “cosa accadrebbe se si potesse viaggiare nel tempo e cambiare il passato?”. Tutto il resto non è che un guazzabuglio di aberrazioni etiche e psicologiche che al termine della visione lasciano un senso di disgusto difficile da dimenticare. Dunque, volendo trovare un pregio a questo film, è quello di non essere facilmente dimenticabile. I due protagonisti, che sono anche gli unici personaggi su cui si regge la trama, interpretati da Ethan Hawke e Sarah Snook, sono talmente assurdi, irreali e psicologicamente contorti che non saprei nemmeno giudicare la performance degli attori. Si salva il comprimario Mr. Robertson (Noah Talor), anche se le sue motivazioni restano imperscrutabili. In conclusione, se amate le elucubrazioni sui viaggi nel tempo e non temete la conseguenze più nefande che esse possono avere, potete tentare di guardare Predestination. Ma non dite che non eravate stati avvertiti!

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

10 pensieri riguardo “Predestination

  1. Mi spiace non ti sia piaciuto, a me ha lasciato a bocca aperta. Non sapevo nulla del racconto né della trama del film, quindi me lo sono visto pensando appunto al solito pastrocchio di salti nel tempo, poi man mano sono entrato nel paradosso e non ne sono più uscito, scoprendo che «Un paradosso può essere deparadossato», come specifica Heinlein nel racconto…
    Questo è uno dei rari casi in cui il film è migliore del racconto originale, perché Heinlein è ancora più vago, ancor più sfumato, mentre qui alcune soluzioni finali sono decisamente chiare. E’ un’idea che ho trovato profondamente disturbante e per questo l’ho adorata, con un Ethan Hawke bravissimo a rendere lo sconforto e la delirante confusione… dell’ultimo uomo sulla Terra 😛
    Per finire, va ricordato che solamente dagli anni Settanta “zombie” significa “morto vivente”, quando Heinlein scriveva era ancora forte il significato di “fantasma”, che oggi si rischia di non capire ripetendo la sua frase in un’epoca in cui zombie non ha più quel significato. Dunque nel mio mondo auto-gestito e a mia forma, mi chiedo chi siate tutti voi fantasmi…

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    1. Così ha molto più senso infatti! Nel film la frase “Tutti voi zombie” viene buttata lì senza contesto nè spiegazioni e genera solo ulteriore confusione. Disturbante è la parola giusta, bravo, su di me ha avuto l’effetto contrario al tuo ma mi fa piacere che ne discutiamo, almeno mi hai aiutato a capire la storia degli zombie, grazie!

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      1. Forse gli autori davano per scontato che tutti conoscessero a menadito il racconto di Heinlein – che infatti cambiano parecchio per creare nuovi colpi di scena – così non hanno sentito il bisogno di spiegare quell’ultima frase, che quando lo storico Ugo Malaguti ha dovuto tradurla nel 1965 ha usato una forma decisamente più efficace: «Io lo so, da dove vengo… Ma tutti voi, fantasmi, da dove venite?» E il racconto di Heinlein lo battezza “Tutti i miei fantasmi”, ma queste finezze di traduzione sono opera passata, quindi vai con gli zombie come fosse un film di Romero 😀

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