La Gazza Ladra

Titolo originale: La Pie Voleuse

Anno: 2024

Regia: Robert Guédiguian

Interpreti: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan

Maria (Ariane Ascaride) lavora come donna delle pulizie presso diversi anziani, i quali le sono tutti molto affezionati. Credendo di non nuocere a nessuno, Maria inizia di nascosto a sottrarre denaro agli anziani che assiste per pagare lezioni di pianoforte per il nipotino.

Un furto effettivamente c’è stato: un’ora e quarantuno minuti della mia vita che nessuno mi restituirà mai. Non mi è riuscito di capire se La Gazza Ladra è una commedia che non fa ridere, un dramma che non fa piangere o un film di denuncia sociale che fa sbadigliare. La storia è quasi inesistente e si accartoccia presto su se stessa, lasciando lo spettatore alla noia di una trama che non ha sviluppo e non desta interesse. I personaggi sono tutti bidimensionali e, nel migliore dei casi, patetici nelle loro motivazioni e azioni, i loro comportamenti sono arbitrari e le loro reazioni confuse. Si potrebbe dire che l’intento del regista francese era quello di mettere in scena uno squarcio di realtà, in cui le persone agiscono senza coerenza in quanto esseri umani confusi e fallaci: ma in questo caso preferisco di gran lunga ascoltare chiacchiere di sconosciuti alla fermata dell’autobus. Almeno mi risparmierei la pedante colonna sonora al pianoforte, impossibile da identificare come intradiegetica o extradiegetica con gran confusione dello spettatore, e soprattutto le inquadrature e gli scorci da ufficio turistico della bella città di Marsiglia.

Voto: 1 Muffin

Le Assaggiatrici

Anno: 2025

Regia: Silvio Soldini

Interpreti: Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun

Nel 1943 Adolf Hitler decide di trasferirsi da Berlino a un nascondiglio più sicuro nella foresta tedesca, nella speranza di sfuggire così a ogni possibile complotto o attentato ai suoi danni. Sempre allo stesso scopo vengono selezionate, nel paesino più vicino al nuovo rifugio del Führer, otto donne giovani e sane il cui compito sarà quello di assaggiare quotidianamente i pasti di Hitler prima che lui li consumi.

Il film è tratto dal romanzo omonimo scritto nel 2018 da Rosella Postorino e ispirato alla vera storia di Margot Wölk, l’unica tra le assaggiatrici di Hitler a sopravvivere alla Seconda Guerra Mondiale, la quale ha deciso di raccontare la sua storia solamente nel 2012, ormai quasi centenaria, tale era stato il trauma procuratole da quell’episodio della sua vita. I personaggi e i dettagli della storia sono inventati, ma alla base rimane l’autenticità del racconto di Margot Wölk e della reale sofferenza delle donne tedesche durante la guerra. Il film è scorrevole e non annoia mai, pur raccontando una storia lontana dai clamori e dalla tragicità delle trincee. Ma anche il rifugio, chiamato la Tana del Lupo, è a suo modo una trincea, in cui otto donne, molto diverse tra loro, rischiano ogni giorno la vita: basterebbe infatti un solo boccone avvelenato, anche se destinato al Führer, per porre fine immediatamente alle loro vite. Vite che si assomigliano, anche se i personaggi, molto ben caratterizzati, sono tutti differenti per convinzioni, speranze e illusioni/disillusioni.

Le Assaggiatrici si aggiunge al lunghissimo elenco di film che raccontano la Seconda Guerra Mondiale, ma la sua forza è nella vicenda narrata, molto poco conosciuta, e nel voler raccontare senza giudicare punti di vista molto diversi, a volte in evoluzione, che le donne tedesche hanno sulla guerra in atto. Dal sostegno fanatico a Hitler, alla disillusione completa, alla speranza forse immotivata; dalla certezza della vittoria al desiderio di sconfitta per la propria patria, purché porti la fine del conflitto e di quella vita che non è vita.

Una visione non certo allegra ma molto meno drammatica di altri film sul tema, che porta a riflettere più che a piangere, pur provando una forte empatia per le vicissitudini di queste donne così lontane eppure così vicine.

Voto: 3 Muffin