Blade Runner (Recensione in Versi)

Capita a tutti di perdere una scommessa

E se succede bisogna mantenere la promessa:

Nel mio caso è stata indovinata la misteriosa canzone

Così eccomi qui a scrivere la recensione

In versi, questo era l’accordo

Di un film che ho già visto ma di cui poco ricordo.

Blade Runner è il titolo in questione

Ma prima di scrivere mi serve un’altra visione.

Blade Runner lo avevo già visto da giovanetta

Quando la fantascienza era la mia diletta

Conoscevo le tre leggi della robotica a menadito

E andavo matta per Leslie Nielsen ne Il Pianeta Proibito.

Scoprii poi che nello spazio nessuno può sentirti urlare:

Lo stesso regista di Alien! Che cosa potrebbe storto andare?

Vidi tutto Blade Runner con un sopracciglio alzato

Fino alla fuga d’amore nel tramonto dorato

Poi con autorità dalla poltrona mi sono alzata

Definendolo come di Fantozzi la ben nota corazzata.

Tutti mi dissero che cantonata mi ero presa:

Non avevo mai visto la versione estesa!

Blade Runner era un capolavoro della fantascienza

E il mondo non poteva vivere senza.

Ma io, come un cocciuto eremita dei boschi, 

Preferivo ancora Kubrick e Tarkovskij.

Quando dunque mi è arrivata la richiesta

Ho pensato: che grande occasione è questa!

Ora, che son ben più matura ed istruita (almeno spero)

Del successo di Blade Runner risolverò il mistero.

Prontamente il catalogo di Netflix scandaglio

Fino a trovare del regista il taglio.

Scelgo la lingua originale, sicura

Che così non mi sfuggirà alcuna sfumatura.

E dopo una seconda, attentissima, visione…

Mi ritrovo nella stessa identica convinzione!

Io lo so che Harrison Ford è un eroe internazionale

Ma ha sempre la stessa espressione facciale

E come può dunque rendere il lacerante tormento

Di chi è incaricato del definitivo pensionamento

Dei sei androidi fuggiti da Marte

E ora nascosti sulla Terra da qualche parte?

Certo diventa difficile fare il tuo lavoro

Se poi ti innamori di una di loro…

La bella Rachel è un androide in realtà

E dunque in breve tempo morirà:

Gli androidi son progettati per una durata

Che al tempo di soli quattro anni è limitata.

Ecco perchè Roy Batty della situazione si è stufato

Ed ha istituito degli androidi un sindacato:

“Vogliamo più anni di vita per tutti!

Crepate voi invece, che siete flaccidi e brutti!”

Non si potrebbe nemmeno dargli torto

E infatti in Rick Deckard qualche dubbio è sorto

Anche se non vi si trova alcuna motivazione

Se non la sua semplice erotica pulsione:

Come può annientare Roy e il suo sindacato

Se della sua simile, Rachel, è innamorato?

Ridley Scott ha una filosofica soluzione:

“È buio e piove. Fine della questione.”

Dunque Rick prende un ombrello luminoso

E si accinge a portare a termine il suo incarico gravoso.

E qui ci si aspetta una resa dei conti strepitosa

Che però si risolve in ben poca cosa

Più che una partita a scacchi con la morte

Si sfondano con la testa i muri e le porte.

Il famoso monologo sui bastioni di Orione

(improvvisato da Rutger Hauer, non era in copione!)

E poi la morte di Roy, androide disertore

E la fuga degli amanti, stavolta in ascensore.

Ma di domande lo spettatore ne ha ancora tante:

“Rick, ma perchè quella camicia?” “Ma alla fine era un replicante?”

“Forse la risposta è negli animali di carta”?

Una sola cosa, in certi casi, ogni dubbio scarta:

Il libro di Philip K. Dick mi leggo con attenzione

Per risolvere una volta per tutte la questione.

Quindi scopro che Rick aveva una moglie

Ma con Rachel soddisfaceva tutte le sue voglie

E quando infine una vera capretta riesce a comperare

L’amante la va subito ad ammazzare.

Non è malvagio questo finale:

In fondo sarà l’inizio di Attrazione Fatale

Ma forse è inutile girarci attorno:

La risposta l’ha sempre avuta l’unicorno!

Una risposta l’ho trovata però

E da dove viene il titolo adesso lo so:

Il dottor Nourse, medico d’ospedale

Scrisse un romanzo su un dottore spaziale

Blade Runner s’intitola, e quello sarebbe da vedere:

Un film che parla di un Medicorriere!

Ma più la questione cerco di districare

Più mi viene da ridere: meglio lasciar stare…

Ma anche se forse non l’ho ancora capito

Io intanto il film l’ho recensito

D’ora in poi farò meno promesse perché, su questo non ci piove,

non vorrei dovermi guardare anche 2049!

Questo è il premio promesso al vincitore del gioco Name that Tune: spero tanto che sia di tuo gradimento Pietro!

Questa recensione in versi non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di Lucius, che mi ha dato supporto morale e fornito utilissimo materiale. Grazie!

Vi aspetto tutti per il prossimo cine-gioco di cine-muffin!

Name that Tune

Tutti sanno che tra il cinema e la musica esiste un legame strettissimo e inscindibile. Nel film Ghost Patrick Swayze e Demi Moore non ci hanno forse mostrato quanto possa essere sexy realizzare manufatti in ceramica ascoltando Unchained Melody? Non saremmo tutti molto più tristi durante gli acquazzoni se Gene Kelly non ci avesse insegnato a cantare sotto la pioggia? Quale soldato potrebbe andare in guerra senza farsi coraggio cantando “Topolin, Topolin, viva Topolin”?

Oggi dunque su cine-muffin celebriamo il ruolo portante della musica nella settima arte. Come? Ma con un quiz, naturalmente!

L’enigma di oggi è il classico Name that Tune: vi darò un indizio importante per indovinare il titolo di una canzone molto famosa. Il vincitore, se riuscirà a indovinare il titolo esatto del brano, potrà richiedermi una recensione in versi di un film a sua scelta!

Pronti per l’indizio? Eccolo!

Stiamo parlando di una canzone pop famosissima, in lingua inglese, nel cui testo vengono citati non uno, non due, ma ben tre titoli di film di Alfred Hitchcock (in lingua originale naturalmente).

Di sicuro avete sentito molte volte questa canzone… vediamo se avete fatto attenzione al testo!

Since I’m really happy to say that I have a few English-speaking followers, this time I’ll add an English translation myself, hoping to involve them in the challenge too.

Undoubtedly there’s a very strong and unbreakable bond between movies and music. In the movie Ghost haven’t Patrick Swayze and Demi Moore showed us how sexy pottery can be to the sound of Unchained Melody? Wouldn’t we be much more upset during a rainy day if Gene Kelly hadn’t taught us Singin’ in the Rain? Could a soldier lightly go to war without giving himself courage singing “Mickey Mouse, Mickey Mouse?” 

So today, here on cine-muffin, we celebrate the vital role of music in cinema. How? With a trivia, of course!

Today’s quiz is the classic Name that Tune: I’ll give you a very important clue to guess the title of a most famous song. The winner, if he or she will guess the exact title, may ask me the rhyming review of a movie of his or her choice!

Ready for the clue? Here it is!

We are talking about a most famous pop song, in English: in this song’s text are named not one, not two, but three Alfred Hitchcock’s movies.

You have surely heard this song many times… let’s see if you did pay attention to the words!

Amici Miei – Recensione in Versi

Anno: 1975

Regia: Mario Monicelli

Interpreti: Ugo Tognazzi, Duilio Del Prete, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Milena Vukotic, Bernard Blier

Dove trovarlo: (fortunatamente) recuperato nella cantina dei miei cofanetto con tutti e tre i capitoli

Per chi non avesse mai visto il film Amici Miei

Questo classico della commedia mi accingo a presentare

E per far questo opportuno riterrei

Proprio dal suo celebre regista incominciare:

I Soliti Ignoti, La Grande Guerra, L’Armata Brancaleone

Altri famosi successi del grande Mario Monicelli

Al cinema italiano ha dato più di una lezione:

Nessuno ha diretto classici più divertenti di quelli.

Se alla regia c’è un maestro, occhio alla sceneggiatura:

Pietro Germi, regista dello spassoso Divorzio all’Italiana

Insieme ad altri tre ci mette inchiostro, esperienza e bravura

Per creare un capolavoro della commedia nostrana.

Amici Miei è ambientato nella splendida Firenze,

Le amichevoli avventure han come sfondo l’Arno

Mi sentirete forse abusare di poetiche licenze

Per sciacquare i panni, che il film di volgarità certo non è scarno.

Quattro amici, che in breve cinque diverranno

Compagni di scuola, di vita e di caserma

Serietà, vergogna e pudore non ne hanno

Perchè, come si sa, è perduto chi si ferma.

Il primo personaggio a comparire è il narratore,

Perozzi Giorgio, redattore di un quotidiano

Philippe Noiret è il nome dell’attore

“Se mio figlio è la carne della mia carne, io divento vegetariano”.

Dell’attore francese già a noi è noto il viso,

Ha interpretato con Massimo Troisi Il Postino

E poi con Nuovo Cinema Paradiso

Grazie a Tornatore è diventato un beniamino.

Il Perozzi, terminato il lavoro sul far del giorno

Sente che una colazione con brioche è più che meritata

Ma poiché a casa non vuole far ritorno

Rimonta in macchina, e parte la zingarata.

A quell’ora del mattino però ogni amico è tranquillo

Senza grilli per la testa a dormire nel suo letto

Tranne il Melandri, trascinato dal mastodontico Birillo,

Il cane della moglie, alla ricerca di un frondoso gabinetto.

Il secondo amico mio è Rambaldo Melandri, di professione architetto

Da Gastone Moschin interpretato

Divenuto schiavo sotto il suo stesso tetto

Di una donna che al legittimo marito ha rubato.

Segue il racconto di questa sua sventura,

Che l’ha portato a prendersi in casa quella donna

Quando dopo l’ennesima sgangherata avventura

Scambiata l’aveva addirittura per la Madonna.

“Mai avevo visto donna più bella!”

Disse agli amici, suoi coinquilini all’ospedale

“Non posso pensare che a Donatella!”

Peccato che il marito sia un chirurgo di fama mondiale:

Il Professor Sassaroli (mitico Adolfo Celi), barone della sanità fiorentina,

Della moglie e del Melandri scopre la tresca

Ma a sorpresa acconsente a cedere la mogliettina,

Insieme però alle bimbe, al cane e alla tata tedesca.

Altri due amici mancano da presentare:

Duilio del Prete è il barista Necchi

Nel cui locale si trovano a giocare

I quattro amici più cari e vecchi.

Infine non resta che il conte Mascetti

Cui dà volto il grande Ugo Tognazzi:

sebbene abbia innumerevoli difetti

Tutti quanti per lui vanno pazzi,

Dalla moglie (Milena Vukotich), poveretta,

Maltrattata, ingannata e tradita,

All’amante, Titti, la scolaretta

Lesbica con un solo uomo nella sua vita.

Il conte Mascetti un tempo era ricco assai

ma l’intera fortuna, sua e della moglie, l’aveva sperperata

così molto spesso si ritrova nei guai

ma ne esce sempre con la Supercazzola prematurata.

Nemmeno l’ospedale i nostri amici fiacca,

Non temono ingessatura nè medicina

Affrescano il soffitto con la cacca

E con il turpiloquio fanno impazzire la pinguina.

Ogni disavventura si trasforma in opportunità:

Davanti ad una (falsa) gobba l’amante appiccicosa scappa via;

Mascetti vende il gesso e il certificato d’invalidità

Molto più facilmente di un’enciclopedia.

Ormai che anche il Sassaroli fa parte della banda

È giunto il momento di avviare il motore

E senza meta a zingarare per la landa

Sempre omaggiando la “Bella Figlia dell’Amore”.

La prima tappa ovviamente è alla stazione

A tirare schiaffi ai viaggiatori in partenza

E se il vigile tenta una contravvenzione

Il Mascetti con la Supercazzola risolve la vertenza.

Nel piccolo paesino arrivano poi tutti fieri

E ne annunciano agli increduli abitanti la distruzione

“Scusate noi siamo tutti ingegneri:

Dove ora c’è la chiesa ci sarà la circonvallazione

Al posto delle case passerà l’autostrada”

Tutti sono ormai affacciati alla finestra

“Ancora non si sa bene dove vada

Ma di certo avrà lo scappellamento a destra”.

“Che cos’è il genio?” domanda quindi lo scribacchino

“E’ fantasia, intuizione, precisione…” 

Nel riempire fino all’orlo il vasino di un bambino

“…e velocità d’esecuzione!”

Entra ora in scena Bernard Blier con lo sgradevole Niccolò Righi

Impenitente ladro di cannoli

Costretto a subire gli intrighi

Dei quattro amici, più il Sassaroli.

Inizialmente è un piccolo raggiro:

Lo fanno scappare con la droga, zucchero in bustina

Ma lui torna, vuole entrare nel giro…

E allora si mette in scena una bella recitina.

I nostri si fingono un clan della malavita

Mettono una pistola in mano al poverino

E quando ormai la recita è finita

Inscenano una strage di San Valentino.

Un film come questo oggi non si potrebbe mai girare:

gli amici miei non son certo personcine coi fiocchi!

Immaturi, misogini, cinici, senza alcuna voglia di cambiare

“Come si sta bene tra uomini, perché non siamo nati tutti finocchi?”.

Il film è spassoso ma ha un finale amaro:

Infatti il Perozzi alla fine muore

Non di risate nè per uno sparo

Ma per uno spietato attacco di cuore.

Perozzi sa che il suo momento è arrivato,

Chiama a sé il prete per la benedizione

Ma invece che confessare ogni suo peccato

Sceglie una gran Supercazzola come degna conclusione.

Spero non vi abbia deluso questo mio componimento

A farlo io mi sono divertita un mondo

E se per caso è stato di vostro gradimento

Vi aspetto di nuovo qui per Amici Miei – Atto Secondo.

Voto: 4 Muffin

Ancora complimenti a Vincenzo per aver risolto il mio ultimo enigma! Grazie per aver giocato, spero che il premio sia di tuo gradimento 🙂

Trova l’Intruso

Chi l’ha detto che al cinema gli indovinelli li fanno solo i serial killer psicotici?

Ecco qui pronto un nuovo enigma da risolvere per tutti gli appassionati di cinema!

Questa volta si tratta del classico Trova l’Intruso, in cui bisogna individuare all’interno di un elenco di cose o di parole tutte accomunate da un determinato elemento quella che invece resta estranea al gruppo. Naturalmente, come sempre, il nostro gioco sarà ambientato nel mondo del cinema

Ecco qui un esempio:

Trova l’intruso in questo elenco di titoli di film.

  1. Grease (1978) di Randal Kleiser
  2. Fast and Furious (2001) di Rob Cohen
  3. Cantando sotto la Pioggia (1952) di Stanley Donen e Gene Kelly
  4. Chicago (2002) di Rob Marshall
  5. Tutti Insieme Appassionatamente (1965) di Robert Wise

In questo caso l’intruso è il numero 2, Fast and Furious, l’unico film dell’elenco a non essere un musical. 

Questo era facile, pronti per la vera sfida?

Trova l’intruso!!

  1. Appaloosa (2008) di Ed Harris
  2. Matrix (1999) dei fratelli (ora sorelle) Wachowski
  3. La Fabbrica di Cioccolato (2005) di Tim Burton
  4. Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola
  5. Le Crociate (2005) di Ridley Scott
  6. Diario di uno Scandalo (2006) di Richard Eyre
  7. Titanic (1997) di James Cameron

In & Out – Recensione in Versi

Titolo: In&Out

Regia: Frank Oz

Anno: 1997

Interpreti: Kevin Kline, Joan Cusack, Matt Dillon, Peter Selleck, Debbie Reynolds, Bob Newhart

Che vi piaccia oppure no una recensione in rima

Vi consiglio il film di vederlo prima

Per non farvi poi rovinare la visione

Perchè vi ho anticipato ogni battuta del copione.

Una cosa però ve la anticipo, perdonate:

Con questo film vi farete di certo grandi risate,

Che, in mano a chi ha grande intelligenza,

Possono trasmettere un messaggio importante con più potenza.

Questa bellissima storia ha inizio nel paesino di Verdefoglia

Dove di far polemica e litigare mai nessuno ha voglia,

Perchè son sempre tutti felici e sorridenti,

Le donne ben vestite e gli uomini etero e contenti.

Il “j’accuse” all’ignoranza retrograda non è certo vago

Da parte del regista, che si chiama come un famoso mago.

Al momento di scegliere l’attore protagonista

Il bravissimo Kevin Kline è il primo della lista

Che interpreta il compìto professore d’inglese

Che insegna Shakespeare nella scuola del paese.

Howard Brackett, docente amato da tutti

bicicletta e papillon, mai e poi mai parolacce e rutti.

Con la bella professoressa Montgomery lui è fidanzato

Ormai da tre anni, eppure è ancora illibato,

Nonostante la ragazza (Joan Cusack), di lui così invaghita

Di ben trentatré chili per lui sia dimagrita.

Per Barbra Streisand Howard ha una grande passione:

Di tutti i suoi film lui fa collezione.

In In&Out il cinema infatti è davvero importante,

E alla consegna degli Oscar accade un fatto sconcertante.

Glenn Close, elegantissima, sul palcoscenico sale

Strizzando l’occhio al compagno di Attrazione Fatale.

Poi tocca a Whoopi Goldberg fare pubblicità

Al personaggio di Matt Dillon, che la storia cambierà.

Il belloccio Cameron Drake, premiato come miglior attore

Nel suo discorso ringrazia anche quel suo vecchio professore

Che nella sua natia Greenleaf gli insegnò quanto Shakespeare fosse bello.

“Professore straordinario” aggiunge poi “anche se gli piace l’uccello!”.

Che colpo di scena, e in diretta nazionale!

Mettere così in dubbio la sua identità sessuale…

Sconvolto da una simile mancanza di pudore

Howard getta dalla finestra il telecomando del televisore.

Ma fuori da casa sua l’intero paese è già in posa:

“Howard, caro, devi dirci qualcosa?”

Con tutti Howard si schernisce: “Suvvia, è ridicolo!”

Eppure le nozze ora sembrano in pericolo.

Tutti si chiedono: “Sarà vero?” “Che si può fare?”

E intanto il preside (Bob Newhart), nel dubbio, lo vuole licenziare.

Amici, colleghi e studenti lo evitano, e anche io lo farei

per sfuggire alle terribili “microonde gay”!

Un omosessuale in cattedra? Una cosa da pazzi!

Che idee metterà in testa a quei poveri ragazzi?

Ormai “il professore gay” è diventato una celebrità:

Howard sarà in grossi guai se non si sposerà!

Ovunque lui vada, paparazzi da ogni parte:

“Howard, che ne pensa delle lesbiche su Marte?”.

Lo prendono in giro le tv di tutto il mondo

Che gli mandano persino un famoso showman biondo:

Un inedito Tom Selleck per un servizio arriva

Senza i suoi baffoni nè l’auto sportiva.

Ma se al primo incontro Howard sul naso lo ha picchiato,

A quello successivo invece tra i due c’è un bacio appassionato.

Ormai anche Howard è andato in confusione:

Serve una prova definitiva per risolvere la questione.

Il parroco in persona, nel confessionale

Lo incoraggia ad avere con la fidanzata un rapporto sessuale,

Ma qualcosa va storto, Howard non sa più cosa lo aspetta

Non resta che una cosa: l’inequivocabile test dell’audiocassetta!

“I veri uomini non ballano!” è la voce registrata a sentenziare

“Guarda Schwarzenegger, riesce a malapena a camminare!”

Ma Howard si scatena, balla senza freno alla musica disco di Gloria:

“Ecco, sono davvero gay”. Fine della storia.

Ormai il giorno delle nozze è arrivato

E Howard da tutto il paese è sorvegliato.

Tiene tutti a bada la mamma, tuttavia,

Una Debbie Reynolds insuperabile in bravura e simpatia.

Ma alla fine Howard, stanco di mentire

Sceglie la verità: “Sono gay, ve lo devo proprio dire”.

La sposa, sconvolta, si rifugia in un bar scalcinato

Dove cerca di rimorchiare il giornalista ossigenato.

“Mi spiace, sono gay, getta altrove la tua lenza…”

“Ma dove sono?” grida lei “in un film di fantascienza?”

“Possibile che sian tutti gay quelli che ho intorno?”

“Professoressa Montgomery, buongiorno!”

Colpo di scena! È Cameron Drake, il famoso attore

Tornato al suo paese per rimediare all’errore.

Ha mollato la fidanzata top model nel motel a telefonare,

Ma poverina, il telefono con tastiera rotante non lo sa usare!

“Professoressa, lei era già così bella, non doveva dimagrire.

Le ragazze magre, sa, ti fanno impazzire…”

Alla cerimonia dei diplomi di maturità

Certo nessuno si aspetta una simile celebrità.

“Howard è gay, ma è un grande insegnante, io lo so

E per questo la mia statuetta dell’Oscar gli consegnerò!”

Alla fine tutti fanno il tifo per il professore e la sua sincerità

E si dichiarano tutti gay per solidarietà.

La cara mamma di Howard alla fine contenta resta:

Per i suoi cinquant’anni di matrimonio avrà la sua festa.

E scatenandosi con Macho Man tra amici e studenti

Vivranno tutti quanti felici e contenti.

Ne abbiamo viste e sentite delle belle,

quindi il film si merita ben quattro dolci stelle!

Voto: 4 Muffin

Questo era il premio promesso al vincitore di questo quiz, cioè Bobby Han Solo, la recensione in versi scritta da me del film In&Out. Ancora complimenti Bobby, spero vi siate divertiti tutti e che tenterete numerosi di risolvere il prossimo enigma di celluloide!

Indovina il Film

Visto che il precedente post/indovinello a tema cinema è stato apprezzato dai lettori, ho pensato di pubblicarne un altro, leggermente diverso e, com’è logico, un po’ più difficile.

Anche questa volta si tratta di indovinare il titolo di un film, e per farlo avete a disposizione ben 10 indizi.

Per invogliarvi a giocare, metto un premio in palio: se un lettore o una lettrice di Cinemuffin riuscirà ad indovinare il titolo del film in questione io ne pubblicherò la recensione, e la scriverò completamente in versi. Non è proprio come una montagna di gettoni d’oro, ma spero basti!

Buon divertimento!

  1. Il titolo originale (che è uguale a quello italiano) inizia con una vocale
  2. Il protagonista in una scena getta qualcosa dalla finestra
  3. Ha un attore o un’attrice famoso/a in comune con il film Looney Tunes – Back in Action (e non è Bugs Bunny)
  4. Non muore nessuno
  5. Viene spesso citato Shakespeare
  6. Il regista ha un cognome molto corto
  7. Uno dei personaggi in una scena si chiede se non sia finito in un film di fantascienza
  8. Ad un certo punto qualcuno va in chiesa a confessarsi
  9. Nome e cognome dell’attore protagonista iniziano con la stessa lettera
  10. Si nomina spesso una certa “ragazza divertente”

Frutta, Città… Film!

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Ci ho messo un po’ per trovare il nome proprio del gioco di società “Nomi, cose, città”. Dalle mie parti infatti lo chiamavamo “Frutta, città, liquori”, il che è tutto dire… Comunque si tratta di quel semplice giochetto che abbiamo fatto tutti nei pomeriggi di pioggia oppure durante le lezioni più noiose a scuola. Non serve altro che penne, fogli di carta e un modo qualsiasi per selezionare in modo casuale una lettera dell’alfabeto. Nel gioco da tavolo viene fornito un dado apposito, ma in genere ci si limita a scrivere tutte le lettere su un foglio per poi selezionare una dea bendata che ne indichi una con gli occhi chiusi. Una volta che io e mio marito ci siamo trovati senza dado, lui in quattro e quattr’otto ha programmato una app del cellulare apposita… insomma, in qualche modo ci si arrangia sempre. Prima di iniziare naturalmente vanno selezionate le categorie. Si possono usare le più classiche: nomi di città, oggetti, nomi propri di persona, ma ci si può sbizzarrire con la fantasia per creare le più strane. Con i compagni della facoltà di lettere per esempio giocavamo con le categorie “figure retoriche” o “personaggi della Divina Commedia”…

Bisogna poi stabilire il tempo limite, o altrimenti si decide che, quando il primo giocatore termina, si considera conclusa la manche. Non resta che selezionare la lettera e giocare! Al termine di ogni manche si contano i punti (in genere, se due giocatori hanno scritto la stessa parola nella stessa categoria il punteggio è nullo o dimezzato). Non c’è limite al numero di manche che si possono giocare o al numero di categorie o di giocatori… dipende solo da quanto tempo impiega la professoressa a spiegare l’aoristo kappatico o le equazioni differenziali…

Naturalmente, poiché c’è la totale libertà nella scelta delle categorie, in questo gioco i cinefili possono sbizzarrirsi nello scegliere tutte categorie inerenti alla settima arte. Ad esempio, nomi di attori, titoli di film italiani, nomi di personaggi ecc. ecc.

Ecco un esempio di come potrebbe essere una partita di Nomi, cose, città (o se preferite Frutta, città, liquori) tra cinefili:

LetteraCognomi di AttoriTitoli di FilmCognomi di AttriciCognomi di RegistiPersonaggio di Film Disney
AAffleck, BenAmarcordAnderson, GillianAnderson, WesAurora (La Bella Addormenta nel Bosco)
SSeagull, StevenShiningStreep, MerylSoderbergh, StevenScar (Il Re Leone)
N…..…….…………….……..

E adesso… a voi! Inventate le vostre categorie e… vinca il cinefilo più cinefilo!

Intervista Doppia

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Personalmente non ho mai amato lo show Le Iene, ma di sicuro tutti abbiamo visto almeno una delle loro “interviste doppie” in cui a due personaggi famosi venivano poste separatamente le stesse domande. Per questo speciale Cupcake ho voluto immaginare che sia possibile intervistare un film proprio come se fosse una persona, ponendogli domande su se stesso, il suo cast, la sua trama ecc. Ho anche deciso di far diventare questa immaginaria intervista doppia un gioco: infatti non ho scritto i titoli dei film che ho intervistato. Dovrete essere voi, basandovi sulle loro risposte alle mie domande, ad indovinarli! Pronti? Iniziamo con le domande!

  1. Sei un film famoso?

Film 1: Eccome!

Film 2: Certamente!

  1. Hai vinto un Oscar?

Film 1: Uno? Tantissimi!

Film 2: Nessuno ahimè, purtroppo il mio regista non ne ha mai vinti…

  1. Nel tuo cast ci sono attori famosi?

Film 1: Sì, ma soprattutto ho lanciato i miei allora giovani protagonisti!

Film 2: Sì, e il pubblico non si aspettava proprio che uno di loro morisse all’inizio…

  1. Sei un film a colori?

Film 1: Sì e ne vado fiero!

Film 2: No e ne vado fiero.

  1. Hanno fatto uno o più seguiti di te?

Film 1: Ad oggi no, e sembra molto improbabile, ma non si può mai dire…

Film 2: Due seguiti, di registi diversi e assolutamente non all’altezza… e anche un remake fin troppo fedele di cui preferirei non parlare…

  1. Quale pensi sia il tuo peggior difetto?

Film 1: Difetto? Mah… mi è stato detto che sono troppo lungo, ma a me non sembra proprio un difetto!

Film 2: Purtroppo oggi tutti sanno già come vado a finire…

  1. Hai molti effetti speciali?

Film 1: Sì, e meravigliosamente ben fatti!

Film 2: Mi sono sufficienti le giuste inquadrature.

  1. Hai una canzone famosa?

Film 1: Più che famosa, da Oscar!

Film 2: Più che una canzone, una nota…

  1. I bambini possono vederti?

Film 1: Se restano svegli…

Film 2: Oh cielo, no!

  1. Vuoi fare un ultimo saluto?

Film 1: È stato un onore fare questa intervista con voi!

Film 2: Ciao mamma!

Nightflyers – Il Gioco

Titolo: Nightflyers (serie tv)

Anno: 2018

Dove trovarla: Netflix (se proprio avete tempo da perdere e un certo gusto camp)

Per salvare la popolazione del pianeta Terra da una serie di epidemie, la nave spaziale Nightflyer intraprende una pericolosa missione nello spazio profondo alla ricerca di una misteriosa specie aliena che sembra essere in grado di controllare il Teke, la più potente energia dell’universo. Ma la nave e il suo equipaggio nascondono molti segreti…

Avete presente quei giochi che si trovano sulle riviste di enigmistica in cui bisogna aguzzare la vista e trovare una serie di oggetti in un’immagine affollata, confusa e priva di senso? Ecco, Nightflyers è proprio così. Tratto da una novella di George R.R. Martin, autore della celeberrima serie Il Trono di Spade, in originale Game of Thrones, Nightflyers si limita ad inanellare una catena di citazioni da altri film e telefilm appartenenti al genere fantascienza (ma non solo) senza creare proprio niente di originale. Personaggi, situazioni, dialoghi, tutto sa di già visto e sfocia troppo spesso nel cattivo gusto. Si salvano giusto gli effetti speciali, ma tutto il resto è un vero disastro. E non si è mai visto nella storia delle navi spaziali un equipaggio più disobbediente, falso e disordinato: ognuno pensa per sé, persegue i suoi fini personali e nasconde cose ai suoi compagni. Giusto per fare un esempio che renda l’idea, ad un certo punto l’equipaggio è così annoiato che sfrutta gli immensi poteri del telepate che hanno a bordo per creare… una grande campagna allucinatoria di Dungeons & Dragons. Ho detto tutto.

Tuttavia, poiché non mi va giù l’idea di aver buttato via il tempo, vi propongo un gioco:

A Game of Quotes

Vi sfido a trovare in questa orripilante serie tv senza capo né coda tutti i riferimenti ad altri film e telefilm, di fantascienza e non. Di seguito ve ne elenco alcuni, giusto per farvi capire in che pantano vi infilate se provate davvero a vedere la serie per intero.

  • Alien (1979) di Ridley Scott, un grande classico del genere fantascienza ricco di tensione con una straordinaria Sigurney Weaver. Anche qui a bordo dell’astronave, all’insaputa di tutti, c’è un robot (ma non solo…) che si spaccia per essere umano.
  • Il Pianeta Proibito (1956) di Fred M. Wilcox. Classicissimo oggi purtroppo dimenticato, che non passa mai in televisione ma che invece è ancora avvincente e affascinante, fantascienza pura al 100%, con un giovanissimo Leslie Nielsen per la prima (e forse unica) volta in un ruolo serio. Anche la Nightflyer espone nella sua sala mensa una macchina in grado di ricreare, su richiesta, qualsiasi tipo di cibo o bevanda (l’unico macchinario di tutta la serie che, come l’adorabile robot Robbie, segue sempre le tre leggi della robotica).
  • Salvation è una dimenticabile serie tv del 2017, ma questo non ha scoraggiato gli sceneggiatori di Nightflyers, che le hanno rubato l’idea di una meteora in rotta di collisione con la Terra che si rivela poi un essere alieno senziente.
  • Psycho (1960) di Alfred Hitchcock. Il maestro del brivido sarebbe rabbrividito vedendo come in Nightflyers la madre maniaca del controllo abbia deciso di arredare le sue stanze con dei riconoscibilissimi uccelli impagliati.
  • Matrix (1999) dei fratelli (ora sorelle) Wachowski viene ampiamente saccheggiato. La metafora utilizzata dall’agente Smith (Hugo Weaving) che assimila la razza umana ad un virus che infesta il pianeta Terra viene ripresa alla lettera.
  • 2001 – Odissea nello Spazio (1968) di Stanley Kubrick…………………………………………………….

E ora tocca a voi!

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Paradise Beach – Dentro l’Incubo

Prendi una bellissima ragazza appassionata di surf che ha perso da poco la madre e abbandonato la facoltà di medicina.

Aggiungi un enorme squalo bianco che, pur avendo a disposizione un’intera carcassa di capodoglio da poter mangiare, ha deciso che è meglio la carne fresca di una bionda (ma per essere politically correct e non far credere che un animale possa davvero essere crudele senza motivo ci mostrano che lo squalo ha un grosso amo infilzato nella pelle).

Risultato? Paradise Beach, titolo originale The Shallows (=acque basse).

Abbiamo già visto una moltitudine di pescecani assassini, di ogni dimensione e con svariati numeri di teste, quindi ora desideriamo qualcosa di diverso.

Dimenticate però di godervi per più di un’ora le grazie di Blake Lively in bikini: non succede.

Iniziamo male quando la protagonista, interrogata dall’uomo che le ha appena dato un passaggio in mezzo al fitto bosco messicano per trovare la spiaggia senza nome dove andava sua madre, gli risponde di non preoccuparsi per lei perchè tornerà indietro con Uber.

Se tutti quanti, padre, sorella e messicani sconosciuti ti dicono che è pericoloso fare surf dopo il tramonto, tu cosa fai? Ti butti in acqua all’imbrunire, chiaro. E tutta sola, perchè la tua amica sta smaltendo una sbornia in albergo.

Effetti speciali? Quando la ragazza viene morsa dallo squalo diventa tutto rosso. E più tardi, proprio nel momento del bisogno, compare un provvidenziale banco di meduse… Bisogna accontentarsi.

Blake Lively è bloccata su uno scoglio e lo squalo, dopo averla assaggiata, le gira intorno con pazienza aspettando l’alta marea per mangiarsi anche il resto. Come il coccodrillo con Capitan Uncino. Ma a farle compagnia Blake non ha il caro Spugna, bensì un gabbiano che, ferito ad un’ala, è intrappolato come lei sullo scoglio. La ragazza si affeziona all’uccello e gli dà anche un nome. Non indovinate quale? 

Esatto, Steven Seagal (in inglese seagull significa “gabbiano”)!

Accadono alcune (poche) cose: i surfisti ritornano solo per farsi massacrare; un ubriaco decide che deve assolutamente entrare in acqua per prendersi una tavola da surf galleggiante e viene, ovviamente, ucciso; Blake si rattoppa la gamba usando i suoi orecchini poi raggiunge una boa.

Conclusione? Blake Lively alla fine è molto malridotta ma se la cava, e anche Steven Seagull.

Ho realizzato una cosa papà”. “Cosa figlia mia? Che se fai sempre la saputella prepotente e abbandoni gli studi poi finisci male?”. “No, ho dimenticato la mia amica ubriaca in un hotel di Tijuana…”