Agente 007 – Thunderball: Operazione Tuono

Dopo il successo planetario di Goldfinger, l’agente segreto 007 è ormai assurto a icona cinematografica ed è divenuto un fenomeno di costume ineluttabile: l’attesa per il film successivo è sempre più spasmodica e i profitti derivanti dal merchandising sono astronomici. I produttori Albert Broccoli e Harry Saltzman non hanno alcuna intenzione di fermare questa corsa all’oro e mettono subito in cantiere il quarto film della saga, Thunderball. A dire il vero i produttori avevano scelto Operazione Tuono come primo romanzo di Fleming da cui trarre un film, ma si erano scontrati con la causa legale in corso per i suoi diritti. Ian Fleming infatti nel 1959 aveva iniziato a lavorare a questo progetto, che inizialmente doveva essere una sceneggiatura, insieme ad alcuni amici e collaboratori, tra cui il regista Kevin McClory. Fleming però, scoraggiato dallo scarso successo che aveva ottenuto McClory come regista con il film The Boy and the Bridge, aveva deciso di abbandonare il progetto per dedicarsi invece alla stesura del romanzo. Nel libro Thunderball confluirono però molte idee che McClory riteneva sue, così intentò causa all’amico per i diritti del romanzo. La causa viene poi risolta amichevolmente con l’attribuzione del ruolo di produttore per il film tratto dal romanzo a Kevin McClory (che nel film fa anche un cameo). Saltzman e Broccoli, che non desiderano avere un rivale nella produzione dei film di 007, si affrettarono ad accordarsi con McClory, che infatti figura in Thunderball come produttore e segue da vicino la realizzazione del film, recandosi anche sul set delle Bahamas (dove aveva una casa) e collaborando con Terence Young, già regista dei primi due film (mentre il terzo, Goldfinger, era stato diretto da Guy Hamilton, che però aveva rifiutato di dirigere il successivo perché sentiva il bisogno di “ricaricare la batterie”).

Kevin McClory all’entrata dell’immancabile casinò

Ormai Young non deve più preoccuparsi per il budget, come nel primo film, ma deve affrontare un altro tipo di problema. James Bond infatti è ormai famosissimo, copiato e parodiato in ogni modo, e non può fare l’errore di ripetersi né di diventare caricatura di se stesso. Il che è sempre più difficile, anche perché Sean Connery è costretto, a causa di una calvizie incipiente, ad indossare un parrucchino, ma non per questo ha perso il suo sex-appeal: tutta la troupe è consapevole di dover alzare l’asticella e realizzare qualcosa di spettacolare e sensazionale senza però uscire dal già seminato. Per fare ciò Young raduna tutti i vecchi collaboratori: Richard Maibaum per la sceneggiatura, affiancato da John Hopkins; Ken Adam per le scenografie; Peter Hunt per il montaggio; Bob Simmons per coordinare gli stunt man; John Stears responsabile degli effetti speciali. Davanti alla macchina da presa invece, oltre a Sean Connery, ritornano tre personaggi ormai divenuti imprescindibili: Miss Moneypenny/ Lois Maxwell; M/Bernard Lee e Q/ Desmond Llewelyn. Ian Fleming, alla domanda “Quali sono gli ingredienti per un buon thriller?” rispondeva: “Dai a Bond gli abiti giusti, le ragazze giuste e l’ambiente giusto”. Scegliere le “ragazze giuste” per Bond diventa sempre più difficile e la competizione è alle stelle: a spuntarla in questo caso sono la francese Claudine Auger, l’italiana Luciana Paluzzi e Martine Beswick, che era stata una delle due gitane lottatrici in Dalla Russia con Amore e qui veste invece i panni della spia Paula. L’ex Miss Francia Claudine Auger sbaraglia la valente concorrenza di Julie Christie, Faye Dunaway e Raquel Welch e si aggiudica il ruolo di Domino, per il quale anche Luciana Paluzzi aveva fatto il provino, colpendo così tanto il regista che viene deciso di creare un ruolo appositamente per lei: la pericolosa Fiona Volpe infatti non è presente nel romanzo ma viene inserita con un doppio scopo. Innanzi tutto serve a mettere ancora una volta in risalto il fascino ammaliatore del protagonista; inoltre, più sottilmente, le viene affidato il compito di deridere con stile i critici che avevano accusato il personaggio di Bond di essere troppo brutale con le donne (Fiona si dimostra invece perfettamente a suo agio con la rudezza tra le lenzuola) e avevano ridicolizzato la sua abilità di “convertirle” tramite il suo fascino (“far sentire loro un coro di angioletti” come dice sarcasticamente Fiona). Al contrario della cinica e smaliziata Fiona, Domino è invece la tipica “donzella in difficoltà” (ma fino a un certo punto, come vedremo) cui 007 deve prestare soccorso per sottrarla alla crudeltà del Cattivo, Emilio Largo, interpretato da Adolfo Celi, che dopo averle assassinato il fratello la tiene prigioniera in una gabbia (assai) dorata e la fa costantemente sorvegliare. Nel romanzo Largo non sapeva che l’uomo che aveva fatto uccidere era il fratello della sua donna, invece nel romanzo ne è ben consapevole: è solamente uno dei cambiamenti apportati per rendere il nemico più spaventoso. Ormai 007 è un eroe, quindi il suo antagonista deve essere spettacolare: Largo deve incutere timore, pertanto viene rappresentato come un pirata, con benda nera sull’occhio, giacca a doppiopetto, affezionatissimo al suo yacht Disco Volante e alla sua piscina piena di squali.

Adolfo Celi nel ruolo del Numero Due della SPECTRE Emilio Largo

Apro qui una parentesi sugli squali, che sono un argomento a me molto caro e che hanno fatto tribolare non poco la troupe durante le riprese alle Bahamas. Quando John Stears cerca di installare in acqua le torrette per reggere i cavi del modellino dell’aereo si vede circondato da barracuda e squali, di cui uno squalo limone lungo quattro metri, e costretto a lavorare solamente con la bassa marea. Girare le scene subacquee che richiedono la presenza di squali veri è difficilissimo, tanto che si devono utilizzare dei cavi attaccati alle loro pinne per farli muovere nella giusta direzione e tenere la troupe al sicuro. Poiché gli squali nuotano molto raramente vicino alla superficie, nelle scene in cui vediamo pinne spuntare dall’acqua stiamo in realtà guardando dei sub con delle pinne applicate sulla schiena. Gli squali che vediamo aggirarsi famelici per la piscina di Largo (riempita di acqua salata e collegata al mare tramite un corridoio) vengono catturati dalla troupe grazie alle attrezzature fornite dal Seaquarium di Miami, ma poiché l’ambiente ristretto della piscina li rende fiacchi e apatici (molti esemplari morirono) è necessario immergersi, spingerli e pungolarli per farli sembrare più vivaci al momento delle riprese. A queste operazioni prende parte anche Kevin McClory, finchè uno squalo, non contento di venire punzecchiato, spezza a metà il suo pungolo: Kevin non si immerge mai più con gli squali. Lo stuntman Bill Cummings chiede un extra di 250 dollari per farsi gettare nella piscina addosso agli squali vivi. Quando poi tocca a Sean Connery girare la scena in piscina, l’attore si rifiuta di immergersi accanto agli squali: Ken Adam costruisce quindi un corridoio di plexiglas (prestando attenzione si può notare nel film) per separare Sean dagli squali, ma si accorge che non ha abbastanza plexiglas e nel corridoio rimane un buco. Evita di menzionare quel dettaglio a Connery che, rassicurato, si immerge, e mentre nuota si trova davanti al naso uno squalo! Quella che vediamo nel film è la sua reale reazione scomposta: “Mai visto un uomo uscire così in fretta da una piscina!” commenta Adam. Lo squalo che vediamo avvicinarsi a Bond mentre esce dall’acqua era in realtà morto, spinto verso l’attore dalla troupe per girare la scena, non senza difficoltà visto che gli altri squali cercavano di mangiarsi quello morto. E come se tutto questo non fosse abbastanza, la troupe deve anche fare attenzione agli ospiti dei padroni di casa, i signori Sullivan, che hanno gentilmente fornito la villa e la piscina per le riprese ma non hanno lasciato l’abitazione, anzi, continuano ad invitare i loro amici, i quali spesso si aggirano ubriachi a bordo piscina

Col senno di poi, visto che Thunderball, il primo film di Bond girato nel formato Panavision, è costato circa 9 milioni di dollari, che con i suoi 130 minuti di durata è il più lungo film di 007 fino a quel momento e che la data d’uscita prevista è stata fatta slittare di tre mesi, è un bene che non sia stato realizzato come primo film di Bond, come i produttori avrebbero inizialmente voluto (ma all’epoca i diritti non erano disponibili per via della causa legale in corso). Quando esce il film è un trionfo di pubblico e critica: nel Natale del 1965 in pochissimi non hanno trovato sotto l’albero almeno un articolo targato 007. Le iniziative pubblicitarie di tutti i generi non si contano: la Ford ad esempio gira un video intitolato Guida per bambini su come far saltare in aria un’automobile utilizzando immagini dalla lavorazione del film. La NBC invece realizza uno speciale, L’Incredibile Mondo di James Bond, che racconta la storia del personaggio così come immaginata da Fleming: nato a Glencoe, un piccolo e tranquillo paesino della Scozia, a undici anni Bond rimane orfano di padre (un uomo d’affari) e viene mandato dalla zia in un college privato, da cui però è espulso appena un mese dopo a causa delle sue attenzioni inopportune verso un’inserviente. Si diploma al Fettes College, dove però dimostra molta più attitudine per lo sport (in particolare la boxe e il judo) che per lo studio. A diciassette anni, mentendo sulla sua età, Bond si arruola nell’esercito nel reparto dei servizi segreti. Al termine della seconda guerra mondiale si trasferisca a Londra, nel quartiere di Chelsea, dove vive una vita apparentemente tranquilla e ordinaria, mentre in realtà continua a lavorare per l’Intelligence britannica, abilmente camuffata come Universal Export. Per quanto riguarda la scelta del nome per il suo protagonista, Fleming dichiara che voleva per lui un nome comune, e la scelta è ricaduta su quello dell’autore di una guida ornitologica, Uccelli delle Indie Occidentali, scritto appunto da James Bond. Ormai anche chi non ha letto i romanzi di Fleming conosce ogni dettaglio sul suo personaggio.

Fedele a quella che ormai è diventata una tradizione, Thunderball si apre con una sequenza, non collegata alla trama principale, ricca di azione ma anche di ironia. Assistiamo subito ad un funerale, e poiché sulla bara vediamo le iniziali J.B. pensiamo subito al peggio (come vedremo più avanti in questa rubrica, 007 è pronto ad essere morto ogniqualvolta Sua Maestà lo richieda), finché non scorgiamo il nostro eroe assistere alla cerimonia dalla galleria per poi seguire fino a casa la vedova e, senza pensarci due volte, ingaggiare una lotta con lei, anzi, con lui, il finto morto Jacques Bouvar, membro dell’organizzazione criminale internazionale SPECTRE (che conosciamo bene fin dal primo film), interpretato dal coordinatore degli stuntman Bob Simmons; poiché nella scena iniziale la vedova è interpretata dall’avvenente attrice Rose Alba, per lo spettatore questa aggressione è una vera sorpresa!

Per la fuga dalla villa della sedicente vedova 007 utilizza un gadget che non era mai comparso in un film prima di allora: il jetpack. Per prima cosa vengono girati a Chateau d’Anet, (convenientemente vicino a Parigi dove debutta in quei giorni Goldfinger), gli esterni e i primi piani di 007 che indossa un finto jetpack, con tanto di getti di CO2, costruito dal tecnico degli effetti speciali Bert Luxford, ma non indossa il casco. Quando in seguito viene chiesto a Bill Suitor, l’unico uomo appropriatamente addestrato dalla Bell Textron per pilotare il jetpack, di girare la scena del volo, lui rifiuta categoricamente di farlo senza casco protettivo: al termine delle riprese alle Bahamas dunque la troupe dovrà tornare in Francia per rigirare a stessa scena ma con un casco a proteggere il parrucchino di Sean Connery.

Sean Connery spicca il volo con il parrucchino protettivo

Per i titoli di testa il compositore John Barry aveva scritto una canzone, Mr. Kiss Kiss Bang Bang, ispirata al soprannome dato a 007 dalle riviste italiane dell’epoca, facendola cantare da Shirley Bassey, ma i produttori vogliono che la sigla riproponga il titolo del film, così Barry deve scrivere in fretta una nuova canzone e trovare celermente chi la interpreti. Barry è perplesso sul titolo dal significato oscuro Thunderball, ma fortunatamente il cantante Tom Jones, a detta di Barry, “non si faceva troppe domande”. La colonna sonora è un gran successo, anche se i dischi, che devono arrivare nei negozi in tempo per i regali natalizi, ne contengono una versione parziale, perché Barry deve ancora finire di comporla; quella completa, che include la canzone esclusa, viene resa disponibile solo trent’anni più tardi. Resta comunque una traccia della prima canzone nel film, nel nome del locale in cui Bond cerca di nascondersi durante la parata: il Kiss Kiss Club.

Gli spettatori sono ormai abituati sia ai set straordinari di Ken Adam che alle location glamour ed esotiche dei film di 007: sono quindi pronti per essere stupiti dalle molte sequenze subacquee di Thunderball (che sono in totale circa il 25% delle riprese). Per il film sono pronte ben quattro unità di ripresa, di cui una interamente dedicata alle riprese sott’acqua, composta di una ventina di persone (tra cui i pionieri delle riprese sottomarine Jordan Klein e Lamar Boren, che si costruiscono da soli la cineprese per riprese subacquee) e capitanata da Ricou Browning, sub e tecnico esperto (c’era lui sotto il costume del celebre Mostro della Laguna Nera nelle scene acquatiche).

Ricou Browning è la Creatura della Lagune Nera nel film del 1954

Frank Cousins è la controfigura di Sean Connery per le riprese subacquee: anche se l’attore, come tutti gli altri membri del cast e della troupe, si è allenato (con ottimi risultati) per le immersioni, non ha molto tempo da poter dedicare a queste scene, che invece richiedono una lunghissima preparazione; infatti nel 1965 non esistono ancora tecniche di comunicazione subacquee, perciò una volta immersi i sub possono comunicare solamente a gesti. Ogni scena deve dunque essere adeguatamente preparata e provata prima dell’immersione. In particolare la scena della lotta subacquea finale, che prevede una serie di scontri che avvengono in contemporanea, viene preparata minuziosamente e richiede moltissimi ciak. Poiché nel romanzo questo scontro è risolto con una breve descrizione, Browning ha campo libero e organizza con tutti i suoi collaboratori un brainstorming per tirare fuori nuove idee per la scena, che alla fine risulta spettacolare e lunga più di dieci minuti (mentre in media una sequenza dei film di Bond ne dura circa tre). Anche 007 prende parte allo scontro, e per dargli risalto i suoi (finti) propulsori vengono riempiti di gas giallo; inoltre, per farlo arrivare più velocemente sul teatro dello scontro, viene tirato con un cavo. La sequenza, coreografata do Browning, richiede un gran numero di sub, che vengono fatti arrivare appositamente da Nassau e istruiti sul momento: a conti fatti la scena richiede più di sessanta sub e circa 85.000 dollari di attrezzatura, e viene girata ad una profondità di circa nove metri per evitare i problemi di decompressione. Le armi usate sono autentiche, così come lo sono gli squali che appaiono sulla scena; il sangue è naturalmente finto e studiato in modo da non disperdersi nell’acqua ma rimanere invece attaccato a mute e coltelli. Ricou Browning, nel girare la scena, si ritrova con un arpione infilato nella gamba e deve essere portato in ospedale.

Anche in Thunderball James Bond fa uso di una serie di sofisticati e fantasiosi congegni ideati da Q, che per l’occasione abbandona (seppur con riluttanza) il suo laboratorio per equipaggiare 007 direttamente sul posto. Il magazzino in cui Q mostra la sua attrezzatura a Bond viene realizzato sia alle Bahamas che negli studi Pinewood di Londra, e i due set risultano identici, tanto che vedendo i film non si nota alcuna differenza tra l’uno e l’altro.

“Trovo quest’idea di equipaggiarla sul posto molto irregolare 007!”

L’equipaggiamento dei servizi segreti, oltre all’orologio con contatore geiger, prevede anche un piccolo respiratore che permette a Bond di immergersi senza bombole: l’abilità del reparto effetti speciali viene confermata da una telefonata di un Capitano della Royal Engineers che chiede informazioni sul respiratore e sulla sua autonomia e resta molto deluso nello scoprire che in realtà si tratta di un semplice oggetto di scena non funzionante. Ben altre dimensioni hanno invece i mezzi acquatici progettati da Ken Adam, come il sottomarino (che funziona a batterie), le moto d’acqua e soprattutto lo yacht Disco Volante, che può davvero dividersi in due parti come vediamo accadere nel film. Per dare corpo alle sue fantasiose invenzioni Ken Adam può contare sull’abilità dei tecnici arrivati dall’Inghilterra, ma come tutti gli altri non può sottrarsi alle lezioni…

“Che autonomia ha?” “Dipende da quanto gli attori possono trattenere il fiato…”

Il set caraibico di Thunderball è allo stesso tempo una scuola e una vacanza per la troupe (composta di più di cento persone tra attori e tecnici). Con la sua ben nota convivialità Terence Young ha procurato tende per la spiaggia e uno yacht per il relax durante le pause e non fa mai mancare ai suoi collaboratori il buon cibo e il buon vino. Tra lui e Luciana Paluzzi nasca una grande amicizia, tanto che alcuni anni dopo sarà proprio il regista ad accompagnarla all’altare nel giorno del suo matrimonio, volando apposta da New York a Roma. Martine Beswick riceve invece l’ordine perentorio di prendere il sole per due settimane, fino ad ottenere la carnagione appropriata per un’abitante del luogo. Luciana e Adolfo Celi si allenano per il tiro al piattello, mentre tutti gli attori prendono lezioni di combattimento e di nuoto subacqueo. Tutti inoltre devono imparare ad immergersi, usare i respiratori e nuotare con gli squali (!). Nessuna lezione di dizione invece è prevista: come spesso accade nei film di Bond, gli attori stranieri vengono doppiati: Claudine Augier, Rick Van Nutten (che interpreta l’agente della CIA Felix Leiter e la cui splendida moglie, Anita Eckberg, è spesso presente sul set) e Adolfo Celi (ma solo in alcune parti).

Anita Eckberg col marito Rick Van Nutten che interpreta Felix Leiter

Oltre ai vari veicoli Ken Adam realizza come sempre imponenti scenografie, come quelle, specularmente opposte, della sala riunioni della SPECTRE e di quella del Ministero. La prima è tutta decorata sui toni del grigio metallizzato, per dare l’idea di quanto freddo e spietato sia il nemico. Adam come sempre aggiunge elementi di arredamento semoventi, in questo caso le poltrone elettrificate che scompaiono nel pavimento oltre a schermi e mappe. Come di consueto, del Numero Uno Ernst Stavro Blofeld non vediamo il volto, sentiamo però la voce che è ancora una volta dell’attore Eric Pohlman, mentre le mani che accarezzano l’immancabile gatto bianco sono quelle di Anthony Dawson. La sala in cui si riuniscono gli agenti segreti invece è lussuosa e luminosa, arredata in modo classico e sfarzoso per sottolineare la potenza rassicurante dei buoni. Sia Bond che Largo si presentano per ultimi alla riunione: loro sono i membri più importanti delle rispettive organizzazioni, il meeting non può iniziare prima del loro arrivo.

I due set progettati da Ken Adam

Nella sala riunioni del Ministero della Difesa incontriamo un personaggio vitale per la saga di Bond: il Tenente Colonnello Charles Russhon, amico personale di Albert Broccoli, che fornisce diversi materiali di scena e, al termine delle riprese, regala a ciascun membro della troupe una cravatta nera appositamente realizzata con il logo di 007 in oro. Dopo aver già collaborato con i produttori in passato, in Thunderball Russhon fa un breve cameo (nel ruolo di un generale) e bazzica spesso il set scherzando con la troupe, che ormai ha preso l’abitudine di riferirsi a lui come Mr. Vanilla, dal nome di un personaggio dei fumetti, Steve Canyon, che si ispira a lui e che ama appunto il gelato alla vaniglia.

Il Tenente Colonnello Charles Russhon detto “Mr. Vanilla”

Al termine delle riprese alle Bahamas il regista Terence Young parte per il sud della Francia per girare un altro film, Il Papavero è anche un Fiore (sempre tratto da un libro di Ian Fleming), lasciando la corposa fase di post produzione nella mani di Peter Hunt, montatore e regista della seconda unità, che ha ora l’arduo compito di girare gli inserti e le scene di raccordo prima di montare e rendere omogeneo tutti il materiale girato da quattro diverse squadre. Fortunatamente, grazie alla fotografia nitidissima e sempre a fuoco di Ted Moore, Hunt può ottenere il massimo da qualunque immagine a sua disposizione. Il lavoro da fare tuttavia è così tanto che Hunt ottiene, per la prima e unica volta nella storia della saga, un rinvio della première. Hunt è ben consapevole di quali siano i compiti del montaggio (dare risalto agli attori e ritmo alla narrazione, far coincidere il film con la sceneggiatura e conferirgli un aspetto professionale) e di quali siano invece gli errori da evitare: esagerare con i primi piani (usati solo in momenti di particolare intensità emotiva) e le dissolvenze (al loro posto Hunt utilizza le tendine che scorrono in armonia con le immagini) e indugiare troppo sulle inquadrature, ovvero tutto ciò che può dare allo spettatore tempo e modo di riflettere troppo su ciò che sta vedendo. Hunt condivide con Young la filosofia in base alla quale compito di un buon film d’azione è incalzare lo spettatore con gli accadimenti e non dargli modo di notare le inevitabili incongruenze tecniche e narrative. Come sostiene Young, non è un problema se lo spettatore si pone dei dubbi una volta tornato a casa, l’importante è che non lo faccia durante la visione. Questo sistema in effetti ha sempre funzionato benissimo per i film di 007: ho visto Thunderball decine di volte e giuro che non avevo mai notato una serie di madornali incongruenze. Ad esempio, quando Bond fa la conoscenza di Domino e di Largo, al termine della scena parla con Felix… che però non si era ancora mai visto! Lo spettatore, che non aveva quindi modo di riconoscere il personaggio, interpretato da un diverso attore rispetto al film precedente, ne fa la conoscenza solamente nella scena immediatamente successiva, ma è così impegnato a riflettere sulla triste prigionia di Domino da non far caso al piccolo salto. Un altro esempio è la scena in cui Bond ritorna al suo hotel, che doveva venire dopo quella della piscina (infatti Bond indossa il costume e una t-shirt e tiene in mano l’asciugamano) ma Hunt preferisce che Largo veda Domino in compagnia di Bond prima di cercare di ucciderlo, così inverte le scene. Non potendo però girare nuovo materiale deve arrangiarsi con quello che ha già, per cui vediamo Bond allontanarsi dalla reception per poi ritornarci nell’inquadratura successiva; il resto della scena viene mostrato capovolto, in modo che la receptionist possa seguire con lo sguardo Bond che sale le scale per tornare nella sua stanza. L’ultimo esempio è la scena di Bond e Felix in elicottero mentre cercano tracce dell’aereo affondato: qui Hunt gioca con il materiale in suo possesso in diversi modi, invertendo la pellicola e l’ordine delle inquadrature. Facendo attenzione si può notare che, dopo uno stacco, i pantaloni di Felix si allungano come per magia…

Le regole di montaggio di Hunt si sono rivelate estremamente efficaci per i film di Bond e lui si attiene scrupolosamente ad esse, salvo in casi particolari. Nella scena in cui Domino si allontana in barca insieme a Largo, per esempio, Hunt usa una dissolvenza per sottolineare l’angoscia del momento: lo spettatore deve sentirsi coinvolto più dalla situazione di James e Domino che da quella delle bombe. In compagnia di Domino Bond finisce per mostrare la sua umanità: quando le rivela che suo fratello è morto è costretto ad indossare gli occhiali da sole per non far trapelare il suo turbamento. Bond è sempre un antieroe violento, pragmatico e distaccato, ma in fondo è anche un essere umano. Talvolta sono proprio le donne a salvargli la vita: la massaggiatrice (Molly Peters) spegne la macchina di trazione che sta per ucciderlo e Domino uccide Largo che sta per sparargli. D’altra parte il compito principale di Bond è proprio quello di sopravvivere: spesso nei film lo vediamo imprigionato o comunque impossibilitato ad agire in attesa di sferrare il colpo decisivo nello scontro finale.

“E’ un fucile da donna” “Si intende di fucili?” “No, mi intendo un po’ di donne”

La lotta conclusiva tra Bond e Largo avviene a bordo del Disco Volante ed è stata girata in parte alle Bahamas e in parte a Pinewood, dove lo yacht (insieme ad altri set) era stato ricostruito e montato su una pedana oscillante. La sequenza ricorda lo scontro, lungo e violento, tra Bond e Grant sull’Orient Express al termine di Dalla Russia con Amore, e come quella viene minuziosamente preparata e provata dagli attori e dagli stuntman Bob Simmons e George Leech. Per rendere la scena ancora più adrenalinica Hunt decide di accelerare la pellicola e di far scorrere all’esterno dello yacht immagini accelerate per simularne un movimento rapidissimo: illusione che termina improvvisamente quando Largo riesce ad afferrare la pistola e minacciare un Bond disarmato….

Il Disco Volante

Il nostro eroe sembrerebbe spacciato, ma fortunatamente Domino, che Largo aveva torturato e imprigionato, è stata liberata da un cattivo pentito e uccide Largo con un colpo di pistola: la sfortunata e sottomessa Domino si è ribellata e, come premio, sarà la donna che accompagna Bond nel finale del film (per poi non ritornare mai più, come tutte le altre). Anche in Thunderball vediamo 007 all’opera non solo come spia ma come seduttore. Dapprima seduce la bella massaggiatrice Patricia (Molly Peters): per girare quella scena, in cui la donna compare nuda dietro il vetro della sauna, Young ordinò di sgomberare il set per darle un po’ più di privacy, mentre Sean Connery tentò di mettere Molly a suo agio imitando Groucho Marx

Groucho Marx

La cosa è invece molto più serie con Domino, che doveva essere italiana e chiamarsi Dominetta Palazzi, ma dopo la scelta della francese Claudine Auger cambia nazionalità. La scena intima tra lei e 007 è molto casta: avviene sott’acqua, e tutto ciò che vediamo sono delle bolle (dietro lo scoglio è appostato un tecnico con una bomboletta) che ci indicano che, dietro lo scoglio, qualcosa sta accadendo. Era stato anche girato un inserto in cui si vedeva un reggiseno emergere tra le bolle, ma l’idea è poi stata scartata. Il dialogo che segue richiama parola per parola quello tra i personaggi al loro primo incontro, ma in una situazione del tutto diversa: “Che occhietti aguzzi!” diceva Domino a Bond che aveva notato il suo piccolo tatuaggio / Bond nota nel relitto del bombardiere Vulcan sott’acqua la piastrine del fratello di Domino ucciso da Largo; “Aspetta di capitarmi sotto i denti…” rispondeva lui / ora Bond toglie con i denti una spina di riccio di mare dal piede di Domino. Sembra proprio che il loro incontro sia stato voluto dal destino. Lungo il percorso verso Domino però Bond incontra la crudele Fiona Volpe (Luciana Paluzzi), che si lascia volentieri sedurre ma, al contrario di Pussy Galore, rimane cattiva anche dopo l’amplesso. Quando viene girata la scena tra Bond e Fiona a letto sono presenti molti giornalisti, come è ormai tradizione dei film di 007, la cui campagna pubblicitaria inizia ancora prima dell’inizio della lavorazione del film. L’inserto nella scena della trombetta di carnevale ha la stessa funzione del treno che entra in galleria del film Intrigo Internazionale di Hitchcock: non dimentichiamo che la censura è sempre in agguato!

Martine Beswick, Claudine Augier e Luciana Paluzzi

Per la scena della parata del Junkanoo (il tradizionale carnevale caraibico) viene invitata la popolazione dell’isola a sfilare con i propri costumi e viene messo in palio un premio per il costume più bello. Mentre Terence Young si trova sul balcone a riprendere i dialoghi dei personaggi, Hunt si trova tra la folla con una videocamera a mano. Rumore e confusione sono assordanti e non è facile portare a casa la scena. Inoltre molti dei partecipanti sono fan di Bond e si presentano con magliette con il logo di 007

Peter Hunt voleva eliminare la scena del cane che fa pipì ma ai produttori piaceva tanto…

Ormai non c’è modo di arrestare la Bond-mania: la premiere di Thunderball infatti si tiene il 21 dicembre 1965 a Tokyo, a sottolineare come ormai 007 sia un fenomeno di risonanza mondiale. Sean Connery, dopo la brutta esperienza della premiere di Goldfinger a Parigi (in cui una donna era salata nella sua Aston Martin) non partecipa più alle prime, e in generale si concede difficilmente ai media: l’unica intervista rilasciata riguardo a Thunderball è per la rivista Playboy, anche se l’attore è sulla copertina di testate di ogni genere. Il film batte ogni precedente record di incassi e John Stears vince l’Oscar per gli effetti speciali (la seconda statuetta per la saga di Bond dopo quello di Norman Wanstall per il sonoro di Goldfinger. Stears non è presente alla cerimonia e non sa di essere tra i vincitori, dunque si sorprende quando viene chiamata all’aeroporto di Heathrow per ritirare un pacco (che contiene appunto la statuetta) sul quale deve anche pagare la tassa d’importazione…

“James Bond lo fa dappertutto!”

Chi ha visto Thunderball al cinema ha anche potuto ascoltare, al termine della proiezione, un annuncio che invitava ragazze di ogni etnia e nazionalità a presentarsi per le selezioni delle Bond-girls per il film successivo, Al Servizio Segreto di Sua Maestà. Poi in realtà, per via di problemi legati ai diritti, il film successivo fu invece Si Vive Solo Due Volte, e il concorso sfumò. Ma chissà se, in caso le sale cinematografiche dovessero riaprire, potremo sentire un annuncio simile al termine della proiezione di No Time To Die: “Nuovo 007 cercasi, astenersi astemi e perdigiorno, gradito humor britannico”.

Io ancora spero che Tom Hiddleston possa essere il nuovo Bond…

Vi aspetto per il prossimo film della saga di 007, Si Vive Solo Due Volte!

6 Underground

Anno: 2019

Regia: Michael Bay

Interpreti: Ryan Reynolds, Mèlanie Laurent, Manuel Garcia Rulfo, Ben Hardy, Adria Arjona, Dave Franco, Corey Hawkins

Dove trovarlo: Netflix

Tutto è iniziato con il numero Uno (Ryan Reynolds), un misterioso milionario che, creduto morto in seguito ad un incidente aereo, ha pensato di poter utilizzare le sue risorse e le sue abilità per correggere alcune storture del mondo, agendo di nascosto e al di fuori della legge per eliminare coloro che ritiene colpevoli di ingiustizie e prevaricazioni imperdonabili. Per raggiungere il suo obiettivo mette insieme una squadra di combattenti, “fantasmi” come lui, ciascuno con una sua abilità specifica e un passato da dimenticare. L’arrivo di Sette (Corey Hawkins), soldato con un forte senso della giustizia e della lealtà, rischia però di far saltare gli equilibri.

Nel pubblicizzare questo film si è deciso di puntare tutto sull’azione, che naturalmente non manca in questo film del veterano dell’action Michael Bay (e se ve lo state chiedendo, sì, certo che esplode tutto), regista di classici del genere come Armageddon e Transformers, ma 6 Underground non è soltanto acrobazie e sparatorie. La prima sequenza, infatti, è un adrenalinico inseguimento in auto (girato in parte in Italia, a Firenze) durante il quale il regista riesce con abilità a presentare tutti i personaggi non solo con le loro abilità specifiche ma proprio come personalità e caratteri. E così dopo qualche minuto di film ci si è già affezionati a questa squadra di giustizieri squinternati e si è vogliosi di seguire il resto delle loro avventure. Il film si segue volentieri dall’inizio alla fine, godendo delle spettacolari acrobazie ma anche con molto divertimento, perché i dialoghi e le situazioni non mancano di umorismo, senza però mai diventare parodia del genere. Action al 100% ma ben fatto, con scene visivamente molto interessanti come quelle del magnete super potente o le diverse sequenze di parkour. Personaggi approfonditi solo quanto basta ma adeguati al tono complessivo e veicolati da un buon cast di attori (anche Ryan Reynolds, attore per cui non provo grande simpatia, offre una prova dignitosa) messi in ombra solo dal magnifico lavoro degli stuntman. Consigliato per gli amanti dell’azione scapicollata mescolata con la giusta dose di sentimenti (la conclusione inaspettata della prima scena è stato per me un colpo inatteso) e di umorismo.

Voto: 3 Muffin