30 Days of Books Challenge

Ancora una volta Tony dal suo blog mi lancia una sfida, questa volta non riguardo al cinema ma alla letteratura. Sfida che io accetto volentieri, condividendo i titoli di 30 diversi libri, ciascuno rispondente a un diverso criterio. Quindi, a tutti, buona lettura!

Miglior libro letto l’anno scorso: Senza dubbio The Bee Sting (in italiano Il Giorno dell’Ape) di Paul Murray, vincitore del premio Strega europeo 2025. Grazie a Angela per l’ottimo consiglio!

Libro letto più volte: La Guida Galattica per Autostoppisti. E mi fa sempre ridere, ad ogni lettura!

Serie/Saga preferita: tutti i romanzi di Valerio Evangelisti che hanno come protagonista l’inquisitore Nicolas Eymerich.

Libro che mi ha fatto sorridere: Comma 22 di Joseph Heller. In realtà si ride parecchio, ma si ride un po’ amaro.

Primo libro che ricordo aver mai letto: Il Piccolo Principe, con cui fu colpo di fulmine, oltre a tutti i libri delle serie blu e arancione del Battello a Vapore.

Libro che mi ha fatto piangere: Piccole Donne, come una fontana.

Il libro che sto leggendo ora: La Noia di un altro non vale di Simone Zaccagni. Lettura leggera perfetta per l’estate.

Un libro sopravvalutato: Lolita. Spazzatura da ogni punto di vista.

Libro che mi ha fatto amare la lettura: i romanzi di Jules Verne, di cui verso i 12 anni mi sono innamorata e che ho letto in gran parte. Su tutti, Ventimila Leghe sotto i Mari e Michele Strogoff.

Libro che mi piace con un colore nel titolo: Vale se dico Il Colore della Magia di Terry Pratchett? Una scoperta!

Libro che mi piace con un numero nel titolo: Cent’anni di solitudine. Meraviglioso.

Libro che mi piace con un nome nel titolo: The Importance of being Earnest di Oscar Wilde. Esilarante e acuto come solo lui sa essere.

Libro che mi piace dal mio genere preferito: Tra i gialli di Agatha Christie, dico Dieci Piccoli Indiani.

Libro che mi ha deluso: The Shining di Stephen King. Mi spiace ma preferisco il film che ne ha tratto Kubrick.

Libro che mi ricorda l’infanzia: Le Favole al Telefono di Gianni Rodari.

Libro che mi piace di un autore deceduto: Il Bar sotto il Mare, il preferito tra quelli di Stefano Benni.

Libro che mi piace di un autore in vita: Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli.

Libro che tutti dovrebbero leggere: Il primo e il secondo Diario Minimo di Umberto Eco.

Libro con vibes estive: Cabaret Biarritz di Josè C. Vales

Libro poi diventato film: Ricordo ancora l’emozione incontenibile nello scoprire che Il Signore degli Anelli sarebbe diventato una trilogia cinematografica… Sono stata felice e raggiante per tre anni.

Un libro dal mio autore preferito: L’Anno della Lepre di Arto Paasilinna, il primo che ho letto e che mi ha fatto innamorare dell’autore finlandese.

Un classico che amo: Frankenstein di Mary Shelley. 

Un libro che ho odiato: L’Ombra del Vento di Zafon. Morboso.

Un regalo di una persona speciale: Silver Screen Fiend di Patton Oswalt, regalo di mio marito che mi ero dimenticata di aver chiesto ma che mi ha fatto scoprire un grande comico, attore e amante del cinema.

Un libro letto in un’altra lingua: Iliad, Mythos, Heroes e Odyssey di Stephen Fry, perchè il suo humor british si gusta meglio in inglese.

Un libro che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita: La Trilogia della Città di K di Agota Kristof. Chissà se mai mi riprenderò.

Un libro della mia comfort zone: Giallo Banana di Giovanni di Giamberardino e Costanza Durante. Il titolo già dice il genere e anche il tono…

Il mio romanzo preferito: Alla Ricerca del Tempo Perduto di Marcel Proust. Il mio nome da blogger lo conoscete, no?

Ultimo libro letto: Lia Malavoglia Uncut di Andrea K Lanza

La mia prossima lettura: Hollywood Monster di Robert Englund.

30 Day Movie Challenge

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Per il post di oggi ho deciso di accettare la sfida di Tony da Il Blog di Tony dal titolo 30 Day Movie Challenge, selezionando per ogni definizione un titolo calzante. E’ un ottimo modo per parlare di film diversissimi per età, genere e fama. E in ogni caso, ogni scusa è buona per parlare di cinema. E di muffin.

Un film asiatico. Il mio preferito è Trono di Sangue di Kurosawa, ad oggi il miglior adattamento del Macbeth di Shakespeare che io abbia visto su schermo.

Un film dagli anni Cinquanta. A costo di ripetere quanto già detto nella fanta-intervista, Forbidden Planet, Il Pianeta Proibito, del 1956, con un insospettabile Leslie Nielsen seduttore.

Un film dal mio Paese. Fantasmi a Roma (più italiano di così!), di Antonio Pietrangeli, commedia esilarante con un cast stellare: Marcello Mastroianni (in un triplo ruolo), Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo e Sandra Milo.

La mia colonna sonora preferita. Adoro i musical, e non è facile scegliere tra tutti. Sul podio metterei Moulin Rouge!, Chicago e Jesus Christ Superstar, ma ce ne sono tanti altri di cui ho ascoltato il cd fino a consumarlo.

Un film horror. Quello che ho rivisto più volte è senza dubbio The Shining. E ho amato molto più il libro rispetto al film. Dell’adattamento cinematografico fatto da Stephen King meglio non parlare, quello è un altro tipo di orrore…

Un film animato. Le Follie dell’Imperatore: esiste un film animato più divertente? Non mi risulta.

Il mio compositore preferito. Credo che Bernard Herrman sia stato il compositore più efficace e simbiotico con i grandi registi. Non a caso ha avuto un lungo sodalizio con Alfred Hitchcock.

Il mio personaggio cinematografico preferito. Jessica Rabbit. Non è cattiva, è che la disegnano così. La femme fatale per eccellenza.

Un film dagli anni Settanta. Esattamente alla metà del decennio, nel 1975, uscì The Rocky Horror Picture Show. E non ce ne fu per nessun altro!

Un film romantico. LadyHawke. Sembra incredibile ma quella storia d’amore mi commuove ad ogni visione.

Regista preferit*. Sono due, Frank Capra e Billy Wilder, entrambi abilissimi sia nel divertire che nel commuovere.

Un mio comfort movie. Dirty Dancing. Conosco ogni canzone e ogni battuta a memoria, ma ogni tanto lo devo rivedere per sentirmi bene.

Attrice o attore preferit*. Ho deciso di sceglierli tra quelli/e dei giorni nostri, senza andare indietro nel tempo, perchè sarebbe troppo complicato. Attrice: Emily Blunt. Attore: Walton Goggins.

Il primo film che ho mai visto al cinema. La Bella Addormentata nel Bosco. Dicono che uscii dalla sala disperata perchè era morta Malefica…

Un film europeo. Il primo che mi è venuto in mente è il tedesco Goodbye, Lenin. Molto divertente, ma anche istruttivo su una pagina di storia di cui a scuola si parla poco.

Un film dalla mia Watchlist. Ave, Cesare! con George Clooney. Non so come mai sia così difficile da reperire sulle piattaforme…

Un film natalizio. Love, Actually, commedia romantica esilarante con un cast meraviglioso e una gran colonna sonora. Consigliatissimo!

Un film antologico/episodico. Signore e Signori, Buonanotte! film italiano a episodi con grandi registi e attori, quando ancora il nostro cinema sapeva far ridere, sì, ma molto amaro. E a tratti profetico.

Un film sopravvalutato. Blade Runner. Ho anche letto il libro, ma continuo a non capire cosa abbia reso così seminale quel film. Boh!

L’ultimo film visto al cinema. Zootropolis 2. Niente di speciale, ma è stata una piacevole giornata in famiglia quindi ne avrò sempre un bellissimo ricordo.

Un film dalla mia infanzia. L’Incantesimo del Lago, tra i tanti. Avevo una collezione sterminata di vhs che riguardavo in continuazione!

La mia trilogia preferita. Per me ne esiste solo una: Il Signore degli Anelli.

Un regista che non mi piace. Denis Villeneuve: bellissime le inquadrature, e la fotografia, e le scenografie, eccetera, ma zero sostanza. Non fa per me.

Un film storico. Ben-Hur. E se non conta come storico, è storico per me, visto che ci sono cresciuta.

Un film in bianco e nero. Frankenstein Junior. La storia di come Mel Brooks raggirò i produttori sul fatto che lo avrebbe girato senza colore è spassosissima!

Una performance straordinaria. Nicole Kidman in Moulin Rouge!, fantastica come attrice e anche cantante, non mi spiegherò mai perchè non vinse l’Oscar quell’anno.

Un film con un grosso twist. Andrei indietro nel tempo e sceglierei Che fine ha fatto Baby Jane? Che film superbamente angosciante!

Un film sottovalutato. Ingiustamente sconosciuto, American Dreamz, nonostante il gran cast è una commedia che pochissimi conoscono, ma è intelligente e spassosa, da riscoprire!

Il mio sequel preferito. Il Ritorno di Jafar. Non dico che sia allo stesso livello di Aladdin, ma è uno dei pochi sequel venuti bene della Disney.

Un’uscita che sto aspettando. Diciamo il prossimo film sugli Avengers per rivedere Chris Hemsworth, ma in generale le nuove uscite di questi ultimi anni mi rattristano più che elettrizzarmi…

Fatemi sapere cosa pensate delle mie risposte nei commenti, oppure usate le definizioni per creare un post sul vostro blog!

Voice Art

Disponibile su RaiPlay Sound, Voice Art è un podcast in 10 episodi da circa 30 minuti ciascuno ideato e condotto da Pino Insegno, celebre attore e doppiatore italiano, insieme alla moglie Alessia Navarro, anche lei attrice e doppiatrice.

Nel corso delle puntate, ciascuna delle quali ospita un professionista della voce appartenente a un diverso ambito (medico, psicologo, doppiatore…), viene analizzata e raccontata l’importanza della voce da diversi punti di vista, a partire dal suo funzionamento fisiologico, passando per le problematiche cui può essere soggetta, per affrontare poi in modo più specifico le caratteristiche che deve avere la voce di un doppiatore professionista. E qui interviene lo stesso Pino Insegno, doppiatore di attori affermati come Jamie Foxx, Viggo Mortensen, Will Ferrell, Sacha Baron Cohen e Michael Shannon, che correda le sue spiegazioni con gustosi aneddoti sulla sala doppiaggio.

L’episodio conclusivo affronta poi un tema di grande attualità come la possibilità di replicare artificialmente una voce umana grazie all’AI.

Un viaggio interessante, dettagliato ma fruibile per chiunque, alla scoperta delle caratteristiche e potenzialità della voce umana.

Per adesso esiste una sola stagione, ma chi lo sa…

Buon ascolto!

Gli Avventurieri dell’Aria

Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.

Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…

Gli Avventurieri dell’Aria

Titolo originale: Only Angels have Wings

Anno: 1939

Regia: Howard Hawks

Interpreti: Cary Grant, Jean Arthur, Thomas Mitchell, Rita Hayworth

Dove trovarlo: RaiPlay

Geoff (Cary Grant) dirige un piccolo aeroporto a Barranca, immaginaria località del Sud America, trasportando oltre le Ande la posta, ma a volte anche carichi pericolosi come la nitroglicerina. Il lavoro è pericoloso e i piloti rimangono facilmente feriti o uccisi. Nonostante questo Bonnie Lee (Jean Arthur) si innamora irrimediabilmente di Geoff e vorrebbe rimanergli accanto, ma Geoff, scottato da una precedente relazione, sembra volerla tenere lontana…

Che film bizzarro. Non potevo chiedere di meglio come ultima visione, ahimè, di questo ciclo di grandi classici di Hollywood che tanto mi ha appassionata. Gli Avventurieri dell’Aria appartiene a molti generi diversi: romantico, avventuroso, commedia, drammatico. E qui sta la sua forza, nell’equilibrio tra tutte queste sfaccettature emotive che trascinano lo spettatore in un volo, come da ambientazione, tra emozioni e sentimenti di ogni genere e sorprende ad ogni virata (sempre a tema) di registro. Scene di commedia con rapidi scambi di battute e personaggi strampalati si alternano a momenti di avventura e anche di tensione durante le meravigliose sequenze di volo, mentre drammi dall’impostazione teatrale (il bar di Barranca è la location principale del film) e struggimenti romantici si dipanano sullo sfondo di una vita vissuta tra rischi mortali, fumo e bevute senza freno. Si ride, si piange, ci si appassiona e si trattiene il fiato mentre i piloti rischiano la vita per consegnare la posta e la splendida ex fidanzata Rita Hayworth scombina le carte in tavola. Cary Grant dimostra di poter reggere benissimo un ruolo così complesso e sfaccettato: il suo Geoff è sì un gran seduttore, ma anche un romantico disilluso, un pilota spavaldo e un amico affezionato, un uomo apparentemente cinico ed egoista ma in realtà spaventato dall’idea di una nuova relazione e da quella di perdere le persone care. Fondamentale poi il ruolo di Kid per Thomas Mitchell, la punta di diamante di un cast molto ben affiatato e scelto con sapienza dal grande regista Howard Hawks, che sembra quasi voler racchiudere in questo film l’essenza di tutti i suoi capolavori, mescolando commedia romantica, western e noir in una miscela davvero esplosiva.

Se amate i grandi classici di Hollywood fatevi un regalo e gustatevi Gli Avventurieri dell’Aria (in originale Only Angels have Wings, “Solo gli angeli hanno le ali”), magari nella versione originale messa a disposizione da RaiPlay.

Funny Girl

Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.

Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…

Funny Girl

Anno: 1968

Regia:  William Wyler

Interpreti: Barbra Streisand, Omar Sharif, Walter Pidgeon

Dove trovarlo: RaiPlay

Fanny Brice (Barbra Streisand) sogna di diventare famosa come cantante e di sposare l’affascinante Nick (Omar Sharif). Ma quando i suoi sogni si realizzeranno, dovrà fare i conti con la vera natura dell’uomo che crede perfetto.

Inizio con una confessione: conoscevo questo film solamente per la scena di In&Out in cui gli amici di Howard (Kevin Kline) glielo propongono come visione per il suo addio al celibato, idea che lo fa inorridire visto che sta combattendo contro la sua omosessualità non ancora dichiarata e che proprio la sua passione per l’attrice Barbra Streisand ha portato alla nascita dei primi pettegolezzi sulla sua virilità.

Conoscevo invece la Streisand per altri titoli decisamente scanzonati e leggeri, come Il Gufo e la Gattina oppure Hello, Dolly!, ed ecco perchè mi ha così stupito scoprire che nel 1969, all’assegnazione del premio Oscar per la migliore interpretazione femminile, c’è stato un ex-aequo tra lei e Katherine Hepburn, attrice di innegabile e comprovata bravura.

Eppure, dopo aver visto Funny Girl, non nutro più alcun dubbio sull’immenso talento non solo canoro e comico della Streisand, ma anche drammatico. Infatti la protagonista Fanny Brice, nonostante il nome che assona proprio con il “funny” (=”divertente”) del titolo, non è semplicemente una soubrette, ma una donna irrimediabilmente innamorata di un uomo affascinante e sicuro di sé ma anche egoista, orgoglioso e ludopatico, che per questo attraverserà momenti di profonda irrequietezza e disperazione. Ho adorato il modo in cui Barbra riesce a passare dal dramma alla comicità in un battito di ciglia, e posso capire senza difficoltà come i suoi atteggiamenti e la sua spavalderia, oltre ai suoi outfit mozzafiato, ne abbiano fatto la grande icona che è e sarà sempre.

Funny Girl è un bellissimo musical, che contiene pezzi divenuti imprescindibili come Don’t Rain on my Parade e in cui non mancano piume e lustrini, ma che racconta anche di come una storia d’amore iniziata come una favola possa avere risvolti tesi e drammatici.

Non fatevi spaventare dalla lunghezza di 2 ore e mezza, il film, anche grazie ai numeri musicali, vi incanterà, vi delizierà e vi sorprenderà, ma alla fine vi farà anche stare in pena per l’innamoratissima Fanny e applaudire al fascino e al talento senza confini di Barbra.

Non perdetevi una parola né un gesto nei dialoghi tra la madre di Fanny e le altre signore del quartiere, perché sono esilaranti!

La Signora del Venerdì

Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.

Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…

La Signora del Venerdì

Titolo originale: His Girl Friday

Anno: 1940

Regia: Howard Hawks

Interpreti: Cary Grant, Rosalind Russell, Ralph Bellamy

Dove trovarlo: RaiPlay

Hildy Johnson (Rosalind Russell), giornalista d’assalto, si presenta in redazione con il futuro marito Bruce (Ralph Bellamy) per salutare tutti i colleghi, visto che ha deciso di abbandonare la carriera giornalistica per fare la moglie e la madre. Ma il suo principale nonchè ex marito Walter Burns (Cary Grant) non ha intenzione di rinunciare a lei facilmente…

Tratto dalla pièce teatrale di Ben Hecht e Charles MacArthur dal titolo Front Page (Prima Pagina), il film deve il suo titolo al modo in cui Robinson Crusoe nel romanzo di Daniel Defoe apostrofava il selvaggio abitante dell’isola, cioè “my man Friday”, “il mio uomo Venerdì”, inteso come “il mio servo Venerdì”. Il titolo del film, malamente tradotto in italiano dai titolisti che non hanno colto il riferimento, si collega alla situazione di soggezione in cui Walter vuole tenere Hildy, sia dal punto di vista professionale che da quello sentimentale.

Eppure Hildy, pur essendosi già affrancata dall’ex marito con il divorzio, fin dall’inizio ci sembra ben poco propensa a lasciare davvero il mondo del giornalismo, e nel corso del film si capisce presto che la cronaca d’assalto è la sua vita e che non potrebbe mai farne davvero a meno, anche se forse una piccola parte di lei si era seriamente convinta di volerlo fare.

Il film è composto da una serie pressochè ininterrotta di dialoghi rapidi, frizzanti, con battute fulminanti e continui battibecchi, che avvengono principalmente tra Cary Grant e Rosalind Russell ma sono molto ben sostenuti anche dai personaggi secondari.

Fa eccezione il povero Bruce, oggetto anche di battuta metacinematografica (“Assomiglia a quel divo di Hollywood, Ralph Bellamy!” afferma Cary Grant): fin dall’inizio è evidente che Bruce non rientra in quella dinamica di botta, risposta e rapida reazione, appare sempre spaesato e fuori posto, il perfetto pollo da prendere in giro per il furbo e spregiudicato Walter.

Lo spettatore non ha un attimo di respiro tra una stoccata e l’altra, l’arguzia dei dialoghi e della sceneggiatura (basata come già detto su un’opera teatrale, quindi molto solida e precisa) è impeccabile e lascia incantati, anche se un po’ storditi.

Per questo consiglio molteplici visioni, perché è inevitabile perdersi qualcosa nello spassoso guazzabuglio, e se possibile consiglio anche la visione in lingua originale, che RaiPlay fortunatamente ci permette.

Tuttavia, personalmente, io preferisco il film che Billy Wilder ha tratto dalla stessa pièce nel 1974, Prima Pagina (Front Page), in cui i protagonisti sono gli ottimi Jack Lemmon (nel ruolo di Hildy) e Walter Matthau (nel ruolo di Walter), in cui la questione sentimentale viene dimenticata in favore di uno scambio ancora più divertente tra i due personaggi – inoltre è dolcissima la giovane Susan Sarandon nei panni della sposina abbandonata.

In ogni caso La Signora del Venerdì resta una splendida commedia dal ritmo frenetico, con battute memorabili, interpreti eccellenti e una poco velata critica al giornalismo d’assalto statunitense – nonostante l’evidentemente sarcastico disclaimer iniziale.

Ho incontrato Andrea K Lanza

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Questo è un piccolo post che, per una volta, parla di vita reale, anche se naturalmente questo felice incontro non si sarebbe mai verificato senza la grande passione per il cinema e per la letteratura che dalla sua nascita dà vita a Cine Muffin.

Sono stata al Salone del Libro di Torino, un’esperienza meravigliosa sotto ogni punto di vista (tranne la coda nei bagni delle donne) che mi sono goduta in ogni secondo, assaporando un’atmosfera splendida piena di amore gioioso per la letteratura ma anche per il cinema, la radio, i giochi di ruolo e da tavolo, che porta alla felicità nello scoprire, condividere e riscoprire ciò che davvero ci fa battere il cuore.

Tra i molti incontri, firmacopie, acquisti (eh sì, sono tornata con una valigia in più…), uno sicuramente mi ha colpito e mi resterà nel cuore.

Sono infatti andata a trovare, nello stand della casa editrice che lo pubblica, Edikit, il blogger Andrea K Lanza, che sta di casa nel blog Malastrana Rated X ma ogni tanto passa a salutare anche dalle pagine dello Zinefilo.

Da anni ci leggevamo, ma non ci eravamo mai visti in faccia, e tanto meno stretti la mano…

Non posso descrivere l’accoglienza calorosa e festante che mi ha riservato, e l’entusiasmo che mi ha subito trasmesso… infatti mi sono portata a casa tutti i suoi libri!

Non vedo l’ora di leggerli, ma nel frattempo non posso non ripensare a questo incontro senza sorridere e sentire che il cuore si riscalda per questa esperienza che abbiamo potuto condividere, anche se solo per pochi minuti.

Ringrazio ancora Andrea e vi invito ad andare a trovarlo sul suo blog; in alternativa troverete un suo racconto nell’antologia 666, che contiene 666 racconti a tema horror… ciascuno di 666 caratteri! Una vera sfida per qualunque scrittore!

Minimarket

Sto imparando una cosa sulle star di Hollywood: quando raggiungono una certa età, sono prese da un gran desiderio di farsi una vacanza nel nostro Paese. Se poi possono farlo anche raggranellando qualche soldino per pagarsi i souvenir, perchè no? Altra spiegazione non so dare alla partecipazione a questa serie prodotta da Raiplay e girata a Roma con attori tutti italiani, che vede la partecipazione straordinaria di Kevin Spacey nel ruolo di se stesso.

Fingendo che si tratti di un prodotto che abbia una capo e una coda, riassumo la trama: Manlio (Filippo Laganà) vive a Roma e sogna di diventare una star della tv, ma per sbarcare il lunario lavora come commesso nel minimarket gestito dal padre della fidanzata. Durante il lavoro, molto poco appagante, Manlio ha delle allucinazioni in cui vede numeri musicali, balletti, e in cui molto spesso compare Kevin Spacey, generoso di buoni consigli sul mondo dello spettacolo.

Come si intuisce subito, la trama è pressoché inconsistente, un pretesto per mettere in scena tremendi balletti e atroci esibizioni musicali (anche seguire il playback sembra una chimera…), un numero sproporzionato di personaggi irrilevanti, e naturalmente per dare spazio (anche troppo) al grandissimo attore Kevin Spacey, che tanto ho amato nelle sue interpretazioni (oltre all’ovvio I Soliti Sospetti, io sono molto affezionata a Seven, American Beauty e K-Pax) ma che in questi 10 episodi non riesce mai a essere divertente né a mostrare il suo vero talento, al massimo ci lascia una triste frecciatina a Netflix, che come sappiamo lo ha liquidato senza tanti complimenti dopo lo scandalo che lo ha coinvolto.

Come dicevo, 10 episodi, ma percepiti 100: la serie è così banale, ingenua, scialba, recitata incredibilmente male, che non è fisicamente possibile tollerare più di un episodio alla volta.

L’unico guizzo, che poteva perfino dimostrarsi intelligente e di quel divertimento amaro tipico della commedia italiana degli anni ‘60 e ‘70, è il finale, che però perde purtroppo ogni efficacia a causa della recitazione pessima e della regia insulsa che non è in grado di valorizzarlo.

Non posso che sconsigliarne la visione a chiunque, suggerendo piuttosto di recuperare i film classici interpretati da Kevin Spacey quando la sua mente non era ancora stata obnubilata dal desiderio di cacio e pepe.

The Day that Kevin went Bananas

Cinemuffin Christmas Double Feature

Quando gli amici blogger Sam Simon e Lucius Etruscus mi hanno domandato se volevo partecipare all’iniziativa natalizia di questo meraviglioso gruppo di cinefili che si fanno chiamare “i Bloggables”, ho riflettuto a lungo sulla loro proposta…

Scherzo, naturalmente ho accettato immediatamente!

Dopo il successo dell’evento di Halloween, come potevo non desiderare di far parte di quello natalizio?

Ho riflettuto sul fatto che il Natale è una festa che suscita nelle persone reazioni diverse: c’è chi lo adora, come me, ma esiste anche chi, per motivi diversi, lo detesta.

Ho quindi deciso di portare su Cinemuffin un Double Feature, un post che tratti di due diversi film, uno perfetto per gli amanti del Natale e uno più indicato per i Grinch che non lo sopportano.

Quindi, per chi il 7 di gennaio sta già pensando agli scherzetti dell’elfo sulla mensola per l’anno successivo:

Titolo: Oh. What. Fun.

Anno: 2025

Regia: Michael Showalter

Interpreti: Michelle Pfeiffer, Felicity Jones, Chloe Grace Moretz, Jason Schwartzman, Eva Longoria, Rose Abdoo

Dove trovarlo: Prime Video

Claire (Michelle Pfeiffer) è la tipica mamma, moglie e nonna innamorata del Natale. Ogni anno si dà un gran daffare con gli addobbi, la cucina, i regali e il resto per stupire figli, nipoti e vicini di casa. Quando però la sua famiglia riunita per le feste si reca ad uno spettacolo dimenticandosi la nonna a casa, Claire decide di farsi da sola il regalo di Natale che desidera tanto ma nessuno ha voluto farle: partecipare alla trasmissione televisiva di Zazzy (Eva Longoria), che nello speciale natalizio premierà le migliori mamme natalizie d’America.

L’inizio del film non può lasciare indifferente nessuna “mamma di Natale”.

Infatti Claire, il personaggio interpretato dalla sempre bravissima e splendida Michelle Pfeiffer, ci fa notare come tutti i classici film di Natale siano incentrati su uomini o comunque personaggi maschili, mentre le donne, compresa mamma Natale, sono sempre relegate in secondo piano, nonostante siano coloro che rendono possibile la magia delle feste con il loro incessante lavoro e il loro inossidabile entusiasmo.

Vediamo poi Claire sopportare qualunque tipo di imprevisto e inconveniente che potrebbe rovinare lo spirito natalizio: la figlia maggiore che le annuncia di voler fare il Natale per conto suo l’anno successivo, il figlio appena lasciato dalla fidanzata, la vicina di casa che le porta un regalo inaspettatamente costoso… Ma quando la sua famiglia si dimentica di lei e la lascia sola a casa per recarsi a uno spettacolo per cui proprio lei aveva comprato i biglietti per tutti, qualcosa in Claire si rompe. Si lascia andare per un pochino alla tristezza, ma reagisce subito prendendo una decisione apparentemente folle: raggiungere gli studios dove viene girato il suo programma televisivo preferito.

Tutto il resto si può facilmente immaginare: mille imprevisti lungo il viaggio, la famiglia allo sbando senza la sua stella polare e un dilettevole alternarsi di scene commoventi e divertenti.

Oh. What. Fun. non vincerà di certo l’Oscar, né ambisce ad essere qualcosa di diverso da ciò che è: una classica commedia natalizia piena di buoni sentimenti tra lacrimucce e risate.

Tuttavia la prospettiva dal punto di vista di una “mamma di Natale”, la giusta dose di buon umorismo e la bravura degli interpreti, su cui spicca una radiosa e irresistibile Michelle Pfeiffer, rendono la visione molto piacevole, rilassante e scacciapensieri: proprio ciò che ci si aspetta da un film di Natale.

Se siete mamme o nonne, senza dubbio almeno una volta avete fatto a gara per le migliori decorazioni natalizie con i vicini e vi rispecchierete in Claire; se non lo siete, forse vedrete in lei qualcosa della vostra mamma, moglie o nonna che vi ricorderà quanto siano imprescindibili le cose che a volte diamo per scontate o che addirittura ci sembrano un peso.

Invece, per chi dal 24 dicembre al 6 gennaio vorrebbe rinchiudersi nel suo antro e non vedere nessuno:

Titolo: Fallout: The Ghoul Log

Anno: 2025

Regia: Tyler Adams

Interpreti: Walton Goggins, Wayne Newton

Dove trovarlo: Prime Video

Mi sento di poter dire tranquillamente che la cosa più interessante della serie tv tratta dal videogioco Fallout sia il personaggio di Cooper Howard, detto “Ghoul” a causa delle mutazioni genetiche subite dopo il disastro nucleare, interpretato da Walton Goggins, attore che stimo moltissimo e per cui ho grande simpatia.

Dunque, quando ho visto che la piattaforma Prime Video proponeva uno special di Natale che lo vede protagonista, dal titolo The Ghoul Log, cioè “Il Ceppo del Ghoul” (malamente tradotto in italiano come “Natale con il Demone”), potevo io resistere? Ovviamente no.

Ed ecco come mi sono ritrovata a fissare per 90 (novanta) minuti un fuoco che arde in un camino, con vecchie canzoni natalizie in sottofondo.

E fin qui, nulla di strano.

Se non che, in una comparsata iniziale di pochi secondi, il Ghoul ci spiega meglio questa sua personalissima tradizione: trascorrere il Natale insieme al suo cane fissando un ceppo ardere e ascoltando la radio fino ad addormentarsi. Il ceppo che arde, però, non è un ceppo qualunque: si tratta infatti di un braccio umano. Per la precisione, del braccio di un uomo grasso, che a quanto pare brucia meglio. E le vecchie canzoni natalizie trasmesse dalla radio sono interrotte a tratti dalla voce del dj Mr New Vegas (Wayne Newton) che legge i messaggi arrivati alla stazione radio dagli ascoltatori, i quali sono di questo tenore: “Caro dj, le canzoni di Natale mi rendono triste da quando ho divorato la mia intera famiglia” e via discorrendo.

Che dire? Mi hanno ingannato, promettendo Walton Goggins, e mi hanno fatto buttare via 90 minuti della mia vita? Sì, direi di sì. Ma almeno ora posso avvertire tutti voi di non fare il mio stesso errore. A meno che non desideriate mettere Fallout: The Ghoul Log in tv durante il pranzo di Natale e vedere se la nonna si accorge che quello che caminetto è un braccio umano…

Adatto a… beh, solo al Grinch, mi viene da dire.

Invito tutti voi a passare a trovare tutti i miei colleghi Bloggables e auguro a tutti buone feste!

Cassidy de “La Bara Volante

Antonio di “Il blog di Tony”

Lisa di “In Central Perk

Cannibal Kid di “Pensieri cannibali

Kris Kelvin di “Solaris

SamSimon di “Vengonofuoridallefottutepareti

Lucius de “Il Zinefilo

Catia di “Catia in cucina

Kukuviza di “CineCivetta

Il Natale che molti di noi vorrebbero…