Zenimation – Relax con i cartoni animati

Titolo originale: Zenimation

Anno: 2020

Regia: David Bess (ideato e montato da)

Interpreti: personaggi Disney

Dove trovarlo: Disney Plus

I classici Disney sono moltissime cose: commoventi, teneri, divertenti, emozionanti… ma avete mai pensato che potrebbero anche essere rilassanti? La serie Zenimation, produzione originale Disney Plus, si compone di dieci episodi, ciascuno della durata di pochi minuti, è davvero adatta per una pausa rilassante per ristorarsi e sgombrare la mente. Ogni episodio è caratterizzato da un tema diverso (acqua, volo, notte, natura…) e raccoglie una serie di spezzoni dei cartoon Disney privati della musica e dei dialoghi: quello che rimane è una sinfonia di immagini perfette e suoni della natura. Un’occasione per godere della bravura e della meticolosità degli animatori Disney e per rivivere momenti emozionanti dei classici più conosciuti o anche dei film meno famosi. E perché no, un vero cinefilo potrebbe divertirsi a indovinare a quale film appartiene ogni singolo spezzone… 

Liebster Award – Parte Seconda

Un’altra grandissima soddisfazione per Cine-muffin! Kris Kelvin, autore del blog di cinema Solaris mi ha premiata con il Liebster Award! Grazie Kris, continuerò a seguirti con grande piacere come sempre!

Poiché Cine-muffin aveva già ricevuto due Liebster Award, uno da Sam Simon e uno da Cassidy, attuerò una procedura abbreviata rispondendo per prima cosa alle domande di Kris:

1) Una domanda che a nessuno viene mai in mente… come stai? 

Innanzi tutto grazie per averlo chiesto… Io sto bene, è un momento di grande incertezza per tutti, e io ho due bambini che non so se a settembre andranno a scuola o saranno (ancora) a casa con me… ma finché stanno bene loro sto bene anche io. E iniziare a tenere un blog mi ha fatto decisamente un gran bene!

2) Quanto la pandemia e la quarantena forzata hanno cambiato la tua vita?

Non molto in realtà: con le varie malattie stagionali dei bambini (e di conseguenza mie) ero già reclusa in casa dai primi di novembre, quindi nessun grosso trauma.. 

.

3) Pensi che le sale cinematografiche si riprenderanno dopo il lockdown?

Molti hanno detto che questo sarà il colpo di grazia per il cinema in sala, ma io spero davvero che non sia così. Anche se negli ultimi anni sono andata molto poco al cinema è mia ferma intenzione ritornarci. Portandomi, come al solito, le mie M&M’s (quelle gialle), se no il film me lo godo solo a metà…

4) I protocolli del governo per far riaprire i cinema sono molto rigidi (poltrone sfalsate, prenotazione online, controllo della temperatura, ingresso una persona per volta, sanificazione della sala dopo ogni spettacolo…) te la sentiresti di tornare a vedere un film in sala a queste condizioni?

Anche se ora volessi tornare in sala mi sarebbe molto difficile, per via degli orari dei bambini, quindi aspetterò in ogni caso che la situazione torni alla normalità (e mi auguro che sia presto!) prima di andarci. Anche perchè non vedo l’ora di portarci i bimbi, che non ci sono ancora mai stati!

5) Qual è un film, non necessariamente un capolavoro, che non puoi fare a meno di rivedere ogni volta che passa in tv?

Dirty Dancing

6) Qual è la recensione più bella che hai scritto?

Ho iniziato a tenere il blog da poco, quindi ho ancora molto da imparare, ma fino ad ora la mia preferita, che è piaciuta abbastanza anche agli altri blogger, è quella di Tyler Rake con Chris Hemsworth.

7) Quali film avresti voluto dirigere se fossi stata una regista?

Di sicuro quelli di stampo teatrale, ambientati in un unico interno, come Arsenico e Vecchi Merletti di Capra, Carnage di Polanski o Nodo alla Gola di Hitchcock.

8) A quale film cambieresti il finale?

Il Diavolo veste Prada: nonostante la protagonista sia una presuntuosa svampita che non sa fare il suo lavoro, alla fine le va tutto alla grande. Ottiene il lavoro dei suoi sogni, riconquista il suo ragazzo (rifiutando perfino lo stupendo Simon Baker) e nel farlo perde anche una taglia! Tutto per aver stampato due copie di Harry Potter… Io l’avrei fatta finire in modo ben diverso (e sì, odio Anne Hathaway).

9) C’è un film che… ce l’hai lì da vedere da tanto tempo, ma non trovi la voglia o il coraggio?

Tanto tempo fa con un concorso di Ciak ho vinto il blu ray di I Ragazzi stanno Bene con Annette Bening e Julianne Moore: però, nonostante il gran cast e il tema importante, a me sa di essere noioso e sdolcinato…

10) Qual è il viaggio, la città o la location dove hai lasciato il cuore?

Il Museo del Cinema di Potsdamer Platz a Berlino: una meraviglia che mi sogno spesso di notte.

11) Scuola a parte, ti è mai capitato di recitare su un palcoscenico o davanti a una cinepresa, ma sempre con un pubblico?

Ho partecipato a giochi di ruolo dal vivo per molti anni: indossare costumi, parrucche, recitare e cantare davanti agli altri mi diverte moltissimo.

Spero le risposte siano di tuo gradimento Kris! Ora dovrei procedere nominando altri blog, ma poiché l’ho già fatto mi limito a rimandarvi qui per trovare i blog da me nominati!

Ci vediamo al prossimo Liebster!

Oggetti di Scena

Titolo originale: Prop Culture

Cast: Dan Lanigan

Dove trovarlo: Disney Plus

Chi ha Incastrato Roger Rabbit, I Muppet, Tron, Tesoro mi si sono Ristretti i Ragazzi, Pirati dei Caraibi, Le Cronache di Narnia, The Nightmare Before Christmas, Mary Poppins: impossibile che tra questi non ci sia almeno un titolo che ognuno di noi ha amato, da bambino o da adulto, guardandolo e riguardandolo fino a poterne citare a memoria le battute. In questa nuova serie targata Disney Plus il simpatico collezionista cinefilo Dan Lanigan, proprio come Mary Poppins (cui è dedicata la prima puntata) ci prende per mano e ci guida in un magico salto all’interno del meraviglioso mondo degli oggetti di scena (in gergo “prop”) di questi classici senza tempo. Veniamo così a scoprire che, poiché al termine delle riprese agli addetti ai lavori è consentito portare a casa un ricordo dal set cinematografico, tantissimi oggetti, bozzetti e costumi sono sopravvissuti fino ad oggi. Moltissimi sono custoditi nei giganteschi magazzini Disney, ma altri si trovano nelle collezioni private o nei luoghi più impensati. Come non commuoversi nel vedere la borsa originale di Mary Poppins, da cui Julie Andrews estraeva specchi e piante ornamentali? Come non sorridere scoprendo che la finestra sfondata da Roger Rabbit esiste e riporta ancora la sua sagoma conigliesca impressa (anche sulla veneziana)? Come non gongolare vedendo Rick Moranis che armeggia con il restringitore di Tesoro, mi si sono Ristretti i Ragazzi o Christopher Lloyd che indossa il cappello del malvagio giudice Morton? Imperdibile per tutti i veri cinefili!

For He’s a Jolly Good Fellowes…

Looking back it just seems unbelievable to me that I never happened to notice this English actor called Julian Fellowes, even if he took part in different movies that were somehow important to me, like Shadowlands, biography of the author of The Chronicles of Narnia C.S. Lewis, Zeffirelli’s Jane Eyre that was in my high school final paper and Tomorrow Never Dies of my beloved Bond saga. Nevertheless I didn’t even know he was there until I saw Gorford Park, the 2001 movie that ensured him the Academy Award for the best original screenplay; it’s basically a crime story where nobody gives a fig about the murder, because every character, highborn or servant, has already his huge share of worries going on. But it was when I started watching Downton Abbey that I really fell in love with his work. In six seasons and a conclusive movie he never disappointed me. Every dialogue, character, event, pin, was always perfect and perfectly fit with the whole. Of course both Gosford Park and Downton Abbey are the result of a great team work, and in both of them the actors are really a blessing, starting with Maggie Smith, who stars in both productions and is the most iconic character of Downton Abbey, whose lines have gone viral (“What’s a weekend?” or “I never argue: I explain”). Watching the movie and knowing that I would not have the chance to meet all those familiar characters again was in a way sad, but it was surely the most perfect conclusion imaginable: complete, funny and especially full of hope. Years ago, without knowing it, I happened to join the Bookclub of Neri Pozza, the Italian publishing house of Julian Fellowes. Destiny? I read two of Julian Fellowes’ novels, the funny Snobs and Belgravia, which has now become a tv serial I’m longing to see. Meanwhile I watched The English Game, a Netflix production written by Fellowes about the birth of the first soccer league in England. It wasn’t as good as Downton Abbey, it lacked of its brilliant tones and irony, but it was very well documented (another distinctive feature of Fellowes) and interesting: it was funny to know that in his early days football was born as a gentlemen’s sport, that being paid to play was not only against the rules but also deeply shaming, and the federation owned just one single trophy that was to be returned by the winner team to be assigned again the following year. Actor, writer, screenwriter and even director, Julian Fellowes is talented in every task he undertakes, and that’s why I can’t wait to witness the next one. And since, as we saw in his works, it always runs in the family, Julian’s niece Jessica Fellowes is a talented writer too, and her delicate and sophisticated crime novels (also published by Neri Pozza in Italy) are really enjoyable. In the special features from Downton Abbey’s Bluray Julian Fellowes pronounces a sentence that, though universally compelling, I find particularly suitable for the difficult period we are going through right now: “It’s one of my core beliefs that for all the horror stories in everyday’s newspaper, the fact is that most people are trying to do their best”. Julian Fellowes certainly is.

Hollywood

Titolo: Hollywood (serie TV)

Anno: 2020

Creatori: Ryan Murphy, Ian Brennan

Cast: David Corenswet, Darren Criss, Laura Harrier, Joe Mantello, Dylan McDermott, Jake Picking, Jeremy Pope, Holland Taylor, Samara Weaving, Mira Sorvino, Patti Lupone, Jim Parsons, Queen Latifah

Dove trovarlo: Netflix (ancora senza il doppiaggio italiano a causa dei rallentamenti dovuti al Covid-19)

Fin dai suoi albori Hollywood ha fornito all’America i mezzi più potenti a disposizione per riscrivere la storia più o meno recente assolvendo ed incensando se stessa. Basti pensare alla pietra angolare Nascita di una Nazione di D. W. Griffith, del lontanissimo 1915, che celebra il razzismo del Ku Klux Klan; o a film di guerra come Berretti Verdi, in cui si tenta di utilizzare il carisma di John Wayne per sostenere l’intervento in Vietnam; o ancora all’accidentalmente escluso dal vastissimo catalogo di Disney Plus La Capanna dello Zio Tom, che racconta come fosse bello e divertente per gli schiavi neri vivere nelle piantagioni di cotone. In tempi più recenti tuttavia il revisionismo storico ha cambiato orientamento, ed abbiamo assistito per esempio all’assassinio di Hitler (non a caso in un cinematografo) prima che desse inizio alla seconda guerra mondiale in Bastardi Senza Gloria. Molte serie tv (Black Mirror, The Man in the High Castle) hanno seguito l’esempio di Tarantino e immaginato un diverso presente (o futuro) basato su un differente passato. Hollywood invece non ci racconta il presente o il futuro, ma un singolo evento del passato che avrebbe potuto cambiare completamente il corso dello sviluppo della cinematografia e della storia tout court, la realizzazione di un film, e lascia allo spettatore immaginare come avrebbe potuto essere il nostro presente se Meg fosse davvero stato girato alla fine degli anni ‘40. Probabilmente i movimenti #metoo e #girlpower non esisterebbero, perché non ce ne sarebbe bisogno. Hollywood mescola i fatti e i personaggi reali con quelli di fantasia, con l’effetto bizzarro di creare nella prima parte un mondo così realistico e triviale da risultare insopportabile e nel finale uno così infantilmente equo e bello da essere altrettanto difficile da accettare. La serie è dunque squilibrata e piena di difetti sostanziali, ma viene salvata in corner dalla bravura degli attori e dalla simpatia di alcuni personaggi. Tutti gli interpreti, più o meno conosciuti, sono davvero bravi, perciò mi soffermerò solo su quelli che mi hanno colpito di più. Jake Picking è efficace nei panni di un giovane e insicuro (soprattutto a causa della sua omosessualità) Rock Hudson, di cui viene raccontato con veridicità l’inizio della carriera sotto l’ala assai protettrice dell’agente Henry Willson (di cui parleremo ancora) ma di cui viene inventato il pubblico coming-out con fidanzato di colore. Parlo poi di quella che per me, per una serie di coincidenze, è diventata l’attrice del momento, Holland Taylor, che interpreta un personaggio di finzione ma del tutto realistico, una sorta di buona madrina per tutte le vittime del grande sistema degli studios hollywoodiani che rischia di ritrovarsi sola. Dico rischia perché alla fine di Hollywood (segue spoiler) ogni personaggio, nessuno escluso, riesce a realizzare il suo sogno, trovando l’amore, la gloria o la redenzione, nel più sfacciato degli happy ending, che però, devo essere sincera, mi ha dato una certa non giustificata soddisfazione emotiva. Parlando di questa serie è impossibile non citare l’attore Jim Parsons (per tutti lo Sheldon Cooper di Big Bang Theory) che interpreta Henry Willson, un agente di spettacolo realmente esistito che si approfittava spesso dei suoi clienti, Rock Hudson compreso: la scena in cui Parsons si esibisce nella danza di Salomè tornerà nei miei incubi negli anni a venire. Ruolo marginale come minutaggio ma fondamentale per Queen Latifah nei panni di Hattie McDaniel, la prima attrice di colore a vincere un Academy Award per il ruolo di Mammy in Via col Vento del 1939 come miglior attrice non protagonista, che nonostante questo, proprio come racconta il suo personaggio, non ebbe il permesso di entrare nel salone della cerimonia: qui Hattie si prende virtualmente una rivincita sull’Academy. Anche tenendo conto di tutti i suoi difetti e della sua premessa non necessariamente condivisibile, che si basa su un film fittizio intitolato Meg per il quale, alla fine degli anni ‘40, tutti alla fine vincono un Oscar, compresa la protagonista di colore, il protagonista esordiente reduce dal conflitto mondiale, lo sceneggiatore di colore e omosessuale, l’attrice asiatica e il regista in parte filippino, credo sarà difficile per i cinefili astenersi dalla visione, se non altro per la curiosità di vedere insieme tanti bravi attori del grande e piccolo schermo e tanti personaggi della vecchia Hollywood. C’è però una mancanza secondo me imperdonabile, soprattutto considerando il fatto che Ian Brennan e Ryan Murphy sono stati anche gli autori di Glee e che sappiamo per certo che alcuni degli interpreti hanno grandi abilità canore (abbiamo apprezzato la voce d’angelo di Darren Criss proprio in Glee, quella di Queen Latifah in Chicago, e perchè no, Jim Parsons nel cult Soffice Kitty): nessun numero da musical hollywoodiano. Peccato.

I know you know

Ma sono meglio i film o le serie tv? In molti hanno provato a dare una risposta a questa domanda, portando diversi argomenti a favore dell’una o dell’altra squadra. Le serie tv hanno raggiunto (almeno alcune) livelli qualitativi che nulla hanno da invidiare ai lungometraggi; l’esperienza in sala (almeno prima del Coronavirus) permette un’esperienza emozionale e sensoriale che un diverso tipo di schermo non può offrire; essendo gli episodi brevi, le serie tv sono più facilmente fruibili; il cinema non è solo intrattenimento ma è anche cultura e storia, argomento studiato anche nelle università più prestigiose. Non è certo mia intenzione dare una risposta univoca e definitiva ad un quesito che probabilmente non ne ha una, ma voglio portare l’attenzione su una serie tv che ha tra i suoi punti di forza proprio il continuo intrecciarsi con il mondo del cinema: Psych.

La serie, iniziata nel 2006 e conclusasi nel 2014 con l’ottava stagione, ha avuto un grandissimo successo di pubblico e di critica, tanto da guadagnarsi anche due film, Psych: the Movie del 2017 e Lassie go Home, di cui si attende l’uscita, più uno spin-off animato, The Big Adventures of Little Shawn and Gus, tutti ideati da Steve Franks.

Psych è una serie crime, in ogni puntata c’è un misterioso assassino da scovare, ma spesso le indagini, che restano comunque interessanti da seguire, vengono messe in secondo piano dalle gag e dai dialoghi ricchissimi di citazioni pop e geek, che però non scadono mai nella farsa.

Shawn (James Roday) ha grandissime doti da detective, ma si rifiuta ostinatamente di seguire le orme del padre ex poliziotto (Corbin Bernsen) ed entrare in polizia. Invece apre con l’amico del cuore Gus (Dulè Hill) una fittizia agenzia investigativa e risolve i casi fingendo di possedere poteri psichici. Mantiene il suo segreto anche con gli amici del corpo di polizia, con cui spesso collabora: la detective di cui si innamora, Juliet (Maggie Lawson), il detective tutto d’un pezzo Lassiter (Timothy Omundson), il capo del dipartimento di polizia di Santa Barbara (Kirsten Nelson) e l’eccentrico anatomopatologo Woody (Kurt Fuller). La congiunzione con la settima arte si struttura su diversi livelli, in primo luogo i dialoghi e le battute, che come accennavo pullulano di citazioni e riferimenti cinematografici. Poi ci sono le trame dei singoli episodi, che a volte ricalcano diversi aspetti di un film celebre: troviamo ad esempio una puntata a tema Shining, una sul Mistero della Strega di Blair, una interamente dedicata ad Alfred Hitchcock e, la mia preferita, che omaggia Signori il Delitto è Servito addirittura con due membri del cast del film, Christopher Lloyd (che è anche produttore della serie) e Leslie Ann Warren. Poi ci sono gli attori e le attrici famosi che compaiono come personaggi in una o più puntate: Cary Elwes, Tim Curry, Christine Baranski, Val Kilmer, William Shatner…. Ultima cosa, in omaggio ad un mio guilty pleasure personale, spesso compaiono ospiti le star della WWE (John Cena, Brie e Nikki Bella, The Miz, The Big Show, che ora ha un suo “Big Show” divertentissimo su Netflix). E non ho ancora detto che alcune puntate comprendono delle canzoni originali, in perfetto stile musical (la più bella è quella su Jack lo Squartatore nell’ultima stagione), cantate dal cast che è davvero fantastico e non sfigura mai nemmeno davanti alle più alte celebrità. Psych è una serie godibile per chiunque, ma particolarmente consigliata ai cinefili che amano cogliere riferimenti e citazioni. Potete trovare tutte le otto stagioni su Amazon Prime. Buona visione!

Liebster Award 2020

Photo from theglobalaussie.com

Oggi la giornata è iniziata con una straordinaria sorpresa: Sam Simon, del blog che seguo assiduamente Vengono fuori dalle fottute pareti ha nominato Cinemuffin per il Liebster Award 2020! Io e Sam abbiamo avuto modo di scambiare pareri cinefili tramite commenti e ci siamo trovati fino ad ora sempre d’accordo. Grazie mille Sam per aver pensato a me! Non me lo sarei mai aspettato, Cinemuffin è ancora molto giovane, direi che sta ancora finendo di lievitare… È un privilegio essere stata apprezzata da un veterano come te!

Ora, dopo aver ringraziato chi mi ha nominato e fornito il suo link, mi appresto ad espletare le altre fasi previste dalla procedura del Liebster Award.

Innanzitutto devo rispondere alle 11 domande che Sam mi ha posto.

  1. Prodotti artistici o prodotti industriali? Arte di consumo o Arte pura? Dicotomie impossibili: ti senti di prendere parte in questa diatriba o prendi quello che passa…?

Spesso sono stata delusa da alcuni cosiddetti prodotti artistici, mentre certi prodotti industriali mi hanno divertita e a volte anche appassionata. Sono dell’idea che spesso i film di genere, come la fantascienza o i western, che vengono a torto considerati inferiori ai film d’autore, siano il veicolo migliore per trasmettere messaggi importanti in modo efficace. 

  1. Ti senti più un tipo nordico o mediterraneo?

Nordico. Britannico, per la precisione: l’anglofilia è una mia caratteristica ancestrale.

  1. Preferisci le cose che si sentono o le cose che si vedono?

Mi è stato detto che per come mi esprimo sono una persona visiva, e credo che dipenda in gran parte dalla mia antichissima passione per il cinema.

  1. Ti inondi nei social? Ti mantieni distante? Li rifiuti?

Sono entrata solo di recente in Facebook, dopo anni di totale assenza, e non posso dire che mi piaccia quello che vedo: troppe polemiche, lamentele e accuse. Al contrario traggo grandissime soddisfazioni dai blog, sia dal mio che da quelli che seguo.

  1. Hai un criterio di organizzazione del blog?

Cinemuffin è giovanissimo come blog, ma sto cercando di pubblicare con regolarità post di diverse categorie alternate, sperando di non annoiare: articoli, recensioni, aneddoti.

  1. Programmi molto i tuoi post o “pubblichi” a istinto quando capita?

Di solito programmo tutto con giorni di anticipo, ma capita di avere “l’urgenza” di un articolo che proprio non può aspettare… come questo!

  1. Come ti approcci alle tematiche femministe?

Credo che il #girlpower e il #metoo cinematograficamente abbiano dato vita solamente a fiacchi e sterili remake al femminile di grandi successi, che hanno trasmesso un messaggio sbagliato: le donne possono solo rifare (male) tutto quello che già gli uomini hanno fatto (bene). Preferirei vedere invece qualche novità, qualcosa di originale e di genuinamente bello, e sono sicurissima che a Hollywood (ma non solo) ci siano attrici, registe, produttrici e sceneggiatrici in grado di farlo.

  1. Rapporto con la TV: la guardi? e se sì cosa guardi?

Ormai non la guardo quasi più, quando scopri la comodità dello streaming e dell’on-demand che ti permettono di scegliere cosa vedere, quando, in che lingua e senza pubblicità, è davvero difficile tornare indietro… però mi fermerò sempre davanti alla tv per Gerry Scotti o per le partite di coppa dell’Inter.

  1. A livello musicale sei da oggetto (compri CD, vinili ecc.) o vivi bene anche i file?

Di solito canto io…

  1. Ti consideri un eterno bambino o preferisci essere adulto?

Pensavo che sposarmi e mettere al mondo dei figli mi avrebbe fatta sentire adulta, ma non è proprio così… ancora rido e piango davanti ai cartoni animati e indosso costumi da personaggi Disney (non solo a carnevale).

  1. Sei ordinato o disordinato? Riesci a spiegare la tua posizione in proposito?

Una mamma casalinga e blogger se non è ordinata è perduta!

In secondo luogo devo elaborare una mia personale lista di 11 domande da porre agli amici blogger che andrò a mia volta a nominare, e che, in caso decidano di accettare, dovranno seguire le stesse direttive. Ecco le mie domande:

  1. Ti capita mai di vedere un film e pensare “questo proprio non lo posso recensire!”?
  2. Ti è mai capitato di cambiare completamente opinione su un film che avevi già visto?
  3. Ti è mai capitato di scrivere un articolo all’ultimo momento, magari facendone slittare uno già programmato, perchè sentivi l’urgenza di pubblicarlo immediatamente?
  4. Quando ti chiedono “qual è il tuo film preferito” di solito cosa rispondi? 
  5. Alla domanda precedente dai sempre la stessa risposta? 
  6. C’è una canzone di un film che canti in auto o sotto la doccia o per addormentare i bambini?
  7. Quando rileggi quello che hai scritto in genere ti piace o invece vorresti cancellare tutto?
  8. Come hai scelto il nome del tuo blog?
  9. Desideri che i tuoi amici e parenti seguano il tuo blog o preferisci tenerli all’oscuro?
  10. Scegli i film o le serie tv da guardare in funzione del blog oppure scrivi di quello che ti capita sotto mano?
  11. Se potessi far leggere il tuo blog a una qualunque personalità del mondo del cinema o delle serie tv, chi sceglieresti?

Infine, escludendo quelli che Simon ha già nominato, ecco la lista dei blogger che intendo nominare:

Buon divertimento a tutti!

No George, No (Birthday) Party!

Even if I haven’t closely followed his most recent career, for a long time I have been very fond of George Clooney, who turns 58 today, and my affection brought me to see most of his early movies. It all started with Dr. Douglas Ross, the big-hearted troublemaker pediatrician in the famous tv series E.R., where I even happened to attend an exhibition of George’s actual aunt Rosemary Clooney, most famous actress and singer. From there I started to watch every Clooney’s movie I could find and developed an idea about his actor’s skills: he is so much better at comedies than dramas, no matter how deeply involved he feels in politics and social matters.

He is not just a very good looking man, he showed us how he can do in movies of different genres: war movies (The Thin Red Line, Three Kings, which at least is unconventional), traditional romantic comedies (One Fine Day, Leatherheads), action (The Peacemaker, Out of Sight, that stays one of my favourites), even cinecomics when he became Batman for Joel Schumacher (Batman & Robin, hated by comics’ fans but actually funny) and cartoons when he gave his voice to Mr. Fox in Wes Anderson’s fantastic Fantastic Mr. Fox. In Italy his appearances in famous brands’ commercials (Martini, Nespresso) and the talent of his dubber Francesco Pannofino undoubtedly contributed to his success and on screen he was always paired with the most famous and talented Hollywood beauties (Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman, Jennifer Lopez, Julia Roberts…), so his greatness is beyond doubt. But I could never really fall in love with his most serious works, like Michael Clayton (boring) or Up in the Air (well done but did not soar), even those where he is both actor and director (Confessions of a Dangerous Mind, Good Night and Good Luck, which is surely good but not unforgettable). In my opinion, George really found his perfect fit in smart comedies like Ocean’s Eleven and Ocean’s Twelve (I never liked Ocean’s Thirteen) by Steven Soderbergh,The Man who stare at Goats, and by Joel and Ethan Coen O Brother where art thou? and my personal favorite Intolerable Cruelty). There are then the outsiders, both gorgeous like Robert Rodriguez’s From Dusk Till Dawn (with Quentin Tarantino and vampires) and catastrophic like Steven Soderberg’s embarrassing remake of the sci-fi classic Solaris by Andrei Tarkovsky. I’d like to add that George, which especially at the dawn of his carreer starred in many tv shows, was also in one episode of my beloved Murder she Wrote. But the very sweet thing I’d like to leave you with is a 1988 movie called Return of the Killer Tomatoes (yes, it’s actually a sequel), which is not only a surprise in George Clooney’s filmography, but is actually a very funny movie which I sincerely recommend. While I’m looking forward to seeing the mini-series Catch-22, from the most funny book by Joseph Heller, I close with a loud Happy Birthday George

Photo by Kaboompics .com on Pexels.com

Disney Più o Meno

Photo by Zichuan Han on Pexels.com

Sono entusiasta di Disney Plus, questo va detto. Se quando ero piccola qualcuno mi avesse detto che avrei avuto la possibilità di vedere in qualsiasi momento tutti i film e i cartoni Disney non ci avrei nemmeno creduto, gelosa com’ero delle mie care videocassette che guardavo e riguardavo all’infinito. Per non parlare poi della qualità delle immagini, della possibilità di scegliere le lingue, dei contenuti speciali, del ricco catalogo di corti, documentari, telefilm…

In queste giornate di vacanza forzata sarei sicuramente incollata a Disney Plus dalla mattina alla sera, se non fosse per i miei bambini, che invece preferiscono vedere i Trolls e Masha e Orso (ironia della sorte). Tuttavia ho riscontrato delle mancanze nell’offerta della piattaforma e desidero segnalarle, nella speranza che Topolino con le sue grandi orecchie possa ascoltarmi e porvi presto rimedio. Due di queste riguardano proprio il topo più famoso del mondo: Il Canto di Natale di Topolino (confido comunque nell’uscita in periodo natalizio), tratto da quello di Dickens e Topolino e il Fagiolo Magico. Quest’ultimo è disponibile solamente all’interno di Bongo e i tre avventurieri, preceduto da un noiosissimo cartone su Bongo, un orsetto acrobata che scappa dal circo, e introdotto, invece che dal simpatico Pico De Paperis con il grillo Wilbur, da un ventriloquo i cui pupazzi hanno spaventato moltissimo i miei bambini. Similmente il divertentissimo mediometraggio Il Drago Riluttante è presente, ma in una versione con una lunga introduzione con attori in carne ed ossa (tra cui Walt Disney in persona) e non è disponibile in lingua italiana. Peccato. Allo stesso modo anche Quattro Bassotti per un Danese, film esilarante che vede Dean Jones (attore protagonista di moltissime pellicole Disney, tra cui Il Maggiolino tutto Matto e FBI :Operazione Gatto) alle prese con un enorme cane danese, Brutus, che però si crede un bassotto, non è disponibile con il doppiaggio italiano, per cui non ho ancora potuto condividere con i bambini questo classico della mia infanzia. Concludo con un film che non mi aspettavo di trovare ma che sarei davvero entusiasta di poter rivedere dopo tanti anni: La Gnomo-mobile, con protagonisti Karen Dotrice e Matthew Garber, che solo tre anni prima erano stati Jane e Michael Banks in Mary Poppins e qui interpretano di nuovo due fratelli, che si imbattono, mentre sono in gita con il nonno in un bosco di sequoie, in due gnomi, nonno e nipote, disperati in quanto convinti di essere gli unici due gnomi rimasti al mondo… Continuerò a tenere le dita incrociate nella speranza di rivedere ancora una volta l’auto degli gnomi. Che non a caso è una Rolls-Royce…

10 Film sulla Reclusione

Photo by Jimmy Chan on Pexels.com


Visto che a quanto pare resteremo tutti bloccati nelle nostre case ancora per un po’, tanto vale prendersi un po’ di tempo per guardare come il cinema abbia nel corso dei decenni riflettuto proprio su questa condizione: la reclusione. Ho volutamente escluso da questo elenco i classici film ambientati in carcere, come La Grande Fuga, Le Ali della Libertà, Fuga per la Vittoria, anche se li amo molto, per tentare di essere un pochino più originale. Spero tanto di esserci riuscita. Buona visione!

  1. The Cube (1997) di Vincenzo Natali 

Confesso di essere molto affezionata a questo film e di considerarlo molto più di un modesto horror. Io infatti, in questo gruppetto di sconosciuti che si ritrova senza sapere il perché intrappolato in una fantascientifica struttura cubica da cui si può uscire solo con l’ingegno e la collaborazione, ho sempre visto un’ottima metafora della facilità con cui gli esseri umani si rivoltano gli uni contro gli altri al di là di ogni raziocinio. Il film ha un buon ritmo, una certa suspense e qualche bella trovata. Condivido la scelta finale di non spiegare chi e perchè avesse ideato il cubo (il tentativo di spiegazione tentato dal sequel, Hypercube, è stato sicuramente un errore).

  1. Nodo alla gola (1948) di Alfred Hitchcock, con James Stuart, Stuart Granger

Nel 1948 la tecnologia della pellicola cinematografica ancora non permetteva di girare un intero film senza stacchi di montaggio (semplicemente le bobine non erano lunghe abbastanza) come oggi il digitale permette di fare, ma Hitchcock desiderava per il suo The Rope (letteralmente “La Corda”) proprio l’effetto di immersione e coinvolgimento totale che solo un ininterrotto piano sequenza può offrire. Adottò perciò lo stratagemma di mascherare i cambi di bobina con strane inquadrature sulle schiene dei personaggi o su oggetti d’arredamento, che non interrompono il fluire della narrazione. Gli attori hanno perciò recitato l’intero film senza interruzioni, come in una messa in scena teatrale senza intervallo. Per questo, oltre che per tanti altri motivi (i favolosi interpreti, la suspense, le riflessioni sulla natura umana) ritengo Nodo alla Gola un film perfetto per la clausura, girato in tempo reale in un’unica stanza  con una manciata di attori. Non uno dei più celebri del regista britannico ma uno dei più interessanti e stimolanti.

  1. Duello nel Pacifico (1968) di John Boorman, con Lee Marvin, Toshiro Mifune

Qui troviamo una reclusione anomala, non fra quattro mura ma su una minuscola isola del Pacifico in cui restano bloccati, durante gli scontri della seconda guerra mondiale, un soldato americano (interpretato da Lee Marvin) e uno giapponese (Toshiro Mifune, attore molto amato da Kurosawa). I due parlano lingue diverse e non si possono capire, ed essendo nemici dovrebbero in teoria cercare da subito di farsi fuori a vicenda. Eppure le singolari circostanze di questa prigionia in pieno sole e la comune lotta per la sopravvivenza li portano, a poco a poco, a intendersi e a far crollare tutte le barriere. Un film che si regge tutto su due grandi attori e che riesce ad essere ironico ma anche profondo nel riflettere su come la natura umana rimanga la stessa al di là di ogni divisa o bandiera.

  1. Carnage (2011) di Roman Polanski, con Christoph Waltz, Jodie Foster, Kate Winslet, John C. Reilly

Due ragazzini fanno una rissa a scuola e i loro genitori si ritrovano tutti insieme per chiarire ragionevolmente e civilmente la questione. O almeno, queste sono le loro intenzioni, all’inizio… In Carnage (letteralmente “carneficina”, che in questo caso però, a differenza di altri titoli di questa lista, è soltanto metaforica) nessuno è davvero un prigioniero, ma di fatto tutto si svolge in tempo reale in un’unica stanza (è tratto da una piéce teatrale, Il Dio della Carneficina, di Yazmina Reiza). Polanski, sfruttando al massimo quattro interpreti straordinari, crea così un’atmosfera di crescente tensione e angoscia, mostrando cosa accade quando convinzioni e sentimenti apparentemente ordinari e condivisi si esasperano.

  1. La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero

L’esordio alla regia di George A. Romero ha dato il via non solo alla sua personale pentalogia sugli zombie, ma a tutto il sottogenere “morti viventi”, che prima quasi non esisteva. Romero è tra i primi a dimostrare, e con grande sapienza, che i film di genere sono veicoli perfetti per riflessioni sulla società e sulla natura umana. Infatti il minutaggio più consistente della pellicola non è dedicato ai mostri che assediano la casa ma alle dinamiche tra i personaggi che sono barricati al suo interno, i quali si rivelano altrettanto bestiali. Nemmeno il pericolo di morte imminente riesce a creare armonia tra gli assediati (tra di loro c’è anche un uomo di colore, e siamo nell’America del ‘68), e il pericolo dei mostri mangiacervelli in agguato nel cortile diventa secondario rispetto a ciò che gli esseri umani possono fare l’uno all’altro.

  1. The Hole (2001) di Nick Hamm, con Thora Birch, Keira Knightley

La cosa più interessante di questo film è il modo in cui mi è capitato di vederlo. Durante una qualsiasi passeggiata ho incontrato un amico (che poi sarebbe diventato mio marito) che sfrecciava in bicicletta. Si è fermato per salutarmi e mi ha detto: “Tu sei appassionata di cinema vero? Tieni, ho qui un film!”, mi ha allungato un dvd ed è ripartito. Incuriosita, appena a casa me lo sono guardato. La protagonista (Thora Birch) è una ragazza non molto popolare innamorata senza speranza di un compagno classe. Nell’estremo tentativo di conquistarlo si accorda con un amico per farsi rinchiudere insieme all’amato e ad altri due compagni di scuola (tra cui Keira Knightely) nel buco del titolo, una sorta di bunker sotterraneo con una sola via d’uscita. Per una serie di sfortune i quattro si trovano davvero bloccati lì dentro, e quello che doveva essere un weekend avventuroso e romantico si trasforma in un vero incubo. Ho ben pochi complimenti da fare a questo thriller adolescenziale che parte da un’idea sciocca ed esaspera fino al ridicolo le situazioni, ma se per caso siete amanti del genere potrebbe essere un tassello della vostra cultura cinefila. In ogni caso, dopo averlo visto essere bloccati in casa vi sembrerà sicuramente meno drammatico.

  1. L’ Ammutinamento del Caine (1954) di Edward Dmytryk, con Humphrey Bogart, Fred MacMurray, Lee Marvin

Un’altra situazione assimilabile alla reclusione è quella vissuta dagli equipaggi di navi e sottomarini, specialmente quelli militari, in cui la tensione, la convivenza forzata e gli spazi angusti possono far cedere anche gli animi più temprati. L’ammutinamento del titolo viene sviscerato durante un processo del tribunale militare: davvero il comandante ha dato segni di instabilità mentale, o piuttosto il suo equipaggio è stato pigro e sleale? Film di altissima qualità, con grandi interpreti e un regista di prim’ordine, coinvolgente e memorabile.

  1. Il Buco (2019) di Galder Gaztelu-Urrutia 

Sotto molti aspetti simile a The Cube, ma molto più crudo e violento, il film d’esordio del regista spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia invita a riflettere sulla gestione politica, sulle differenze sociali e sulla natura umana attraverso l’elaborata metafora della “fossa” (soprassediamo sulla traduzione italiana del titolo), un carcere costituito da molti (nessuno sa quanti) livelli sovrapposti. Ogni livello è costituito da un’unica cella, per due persone, ed ha un buco nel pavimento e uno sul soffitto, necessari per lo scorrimento del tavolo con il cibo, che scende dall’alto e si ferma pochi minuti per ogni livello. Mano a mano che si scende arriva sempre meno cibo, e la mancanza di nutrimento non può che generare comportamenti estremi. Ma ogni trenta giorni ciascun detenuto viene cambiato di cella, e quindi di piano, e la sua situazione può cambiare in meglio oppure in peggio. Il protagonista, recluso volontario, inizialmente si scandalizza per lo svolgersi degli eventi, ma con il passare del tempo sembra adeguarsi alle spietate leggi della fossa… Il regista sceglie di non spiegare mai cosa sia la fossa, chi vi venga recluso e da chi sia gestita, e in alcuni punti cede un po’ alla retorica e a qualche forzatura, ma riesce comunque a creare un film d’impatto, con bravi attori e alcune buone trovate. Il Buco farà senza dubbio sembrare il distanziamento sociale dovuto al Covid una passeggiata. Da consumarsi rigorosamente lontano dai pasti.

  1. Oldboy (2003) di Chan-Wook Park 

Un uomo si sveglia in una stanza d’hotel e scopre di esservi imprigionato senza possibilità di fuga. Non sa come ci è arrivato nè perchè si trova lì, ma ci rimane per quindici anni, subendo quotidianamente violenze e torture da aguzzini senza identità. Dopodichè viene improvvisamente liberato, senza spiegazioni. Non può fare altro che mettersi alla ricerca del responsabile della sua prigionia per conoscere finalmente la verità. La reclusione vera e propria in realtà non è altro che l’incipit di questa vicenda incredibile, ma dà inizio ad una serie di cambiamenti, scoperte e colpi di scena impossibili da raccontare. Oldboy può sembrare un classico film di vendetta piuttosto violento, ma è molto di più, è un film spiazzante, originale, vivido e particolare. Lo sconsiglio alle persone sensibili alla violenza ma lo consiglio a tutti gli altri. 

  1.  Che cosa hai fatto quando siamo rimasti al buio? (1968) di Hy Averback, con Doris Day

Mi sono resa conto di aver inanellato una serie di pellicole non proprio allegre. D’altra parte, se il tema portante è la reclusione, come poteva essere il contrario? Tuttavia desidero comunque concludere con un sorriso e un pensiero incoraggiante. Questa tipica commedia degli equivoci a lieto fine con protagonista la fidanzatina d’America Doris Day infatti non racconta di una reclusione, ma di un avvenimento eccezionale (un improvviso blackout nella zona di New York) che rischia di scombinare le vite dei protagonisti, tra sorprese maldestre, equivoci e tentativi di rapina. Alla fine del film la voce fuori campo racconta di come, esattamente nove mesi dopo il blackout, ci fu un eccezionale boom di nascite, eloquente risposta alla domanda tanto in voga: “E tu cosa hai fatto quando siamo rimasti al buio?”. Ho visto questo film una sola volta moltissimi anni fa, da allora non l’ho più ritrovato, ma in questi giorni di reclusione ci penso spesso, con la speranza che da questo periodo difficile possa nascere inaspettatamente qualcosa di buono per tutti quanti, come in un film con Doris Day.