Lo Straordinario Mondo di Zoey

Titolo originale: Zoey’s Extraordinary Playlist

Anno: 2020

Interpreti: Jane Levy, Skylar Astin, Alex Newell, Peter Gallagher, Lauren Graham

Dove trovarlo: RaiPlay

Zoey (Jane Levy) lavora per una grande azienda informatica insieme al suo migliore amico, Max (Skylar Astin), segretamente innamorato di lei, e a Simon (John Clarence Stewart), di cui lei è segretamente innamorata ma che è già fidanzato. Con il suo capo, Joan, ha un rapporto complicato fatto di alti e bassi. La situazione in famiglia non è per nulla facile: al padre Mitch, con cui Zoey aveva un bellissimo rapporto, è stata diagnosticata una malattia rara che lo ha condotto in breve tempo ad uno stato semi-catatonico e lo porterà inevitabilmente alla morte in poco tempo. Un giorno, subito dopo aver effettuato una risonanza magnetica, Zoey si rende conto che qualcosa in lei è cambiato: ora è in grado di percepire i pensieri e gli stati d’animo delle persone che le stanno intorno. E la percezione avviene sotto forma di… numero musicale!

Lo Straordinario Mondo di Zoey è una serie di 12 episodi di circa 40 minuti ciascuno – una seconda serie è già stata annunciata per il prossimo anno – adatta esclusivamente agli amanti del musical. Infatti, per chi non ama le canzoni, i balletti e i numeri musicali in genere potrebbe risultare davvero noiosa. I personaggi, le vicende e la trama non sono particolarmente coerenti o interessanti, ma piuttosto elaborati in funzione alle canzoni che devono descrivere di volta in volta le emozioni e i turbamenti di ciascuno. L’assunto di per sé è piuttosto semplice e non originale, ma se lo si accetta è possibile passare qualche tranquilla serata a godersi un’opera senza pretese, divertente ma in alcuni passaggi anche commovente: tutto quello che riguarda la malattia del padre di Zoey, interpretato dal talentuoso Peter Gallagher, che esce dalla sua immobilità per cantare e danzare con la figlia, mi ha fatto versare un bel po’ di lacrime. Ho trovato però anche momenti divertenti, su tutti il numero tratto da Jesus Christ Superstar e la maggior parte di quelli affidati a Lauren Graham, la Lorelai Gilmore di Una Mamma per Amica. Gli interpreti sono tutti all’altezza e le coreografie, ideate dalla cantante Mandy Moore (che compare in un cameo nei panni di se stessa), sono originali ma tipicamente hollywoodiane allo stesso tempo. Di grande effetto il numero eseguito dai ballerini che interpretano ragazzi sordomuti. Una piacevolissima sorpresa per me quella di ritrovare in un episodio l’attrice Bernadette Peters, che interpretava la soubrette Vilma Kaplan in Silent Movie di Mel Brooks: essendo il film di Brooks muto, mi ero goduta le sue gag e i suoi balletti ma non avevo mai sentito la sua voce, così sento di aver finalmente colmato una lacuna.

Il Nuovo 007 è Donna

Quella che fino a due giorni fa era solamente un’illazione è stata ora confermata: il nuovo 007 sarà una donna. Per la precisione l’iconico ruolo di agente segreto di Sua Maestà verrà ereditato dall’attrice inglese Lashana Lynch. Il passaggio di testimone avverrà nel venticinquesimo film della saga di James Bond, No Time to Die, la cui uscita, già rimandata due volte a causa della pandemia globale, è attualmente prevista per il 2 aprile 2021 (anche se girano alcune voci riguardo ad una possibile uscita esclusivamente in streaming sulla piattaforma AppleTv). No Time to Die sarà l’ultimo film per Daniel Craig, il sesto attore a ricoprire il ruolo di 007 (dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan) e il primo per Lashana Lynch, che farà il suo debutto nei panni dell’agente segreto Nomi, successore designato di 007 il quale ha abbandonato il servizio attivo per ritirarsi in Giamaica. Al momento non si conoscono altri dettagli sul personaggio e sulla trama, ma l’attrice in una recente intervista a Harper’s Bazar ha confermato che l’onore e l’onere di essere il nuovo 007 ricadrà proprio sulle sue spalle. Lashana ha già subìto molti attacchi sui social network, ma ha dichiarato di aver compreso che non si tratta di attacchi personali: “Io sono una donna di colore. Se  il ruolo fosse stato assegnato ad una qualsiasi altra donna di colore, lei avrebbe ricevuto gli stessi attacchi. Devo solo ricordare a me stessa che sono parte di qualcosa che sarà molto, molto rivoluzionario”. Ma lo sarà davvero? La scelta di Lashana Lynch come nuovo 007 sarà davvero così inedita e rivoluzionaria per la saga nata dai libri di Ian Fleming? 

Quando Sean Connery venne proposto dal produttore Albert “Cubby” Broccoli come possibile protagonista di Licenza di Uccidere furono in molti a pensare che non si trattasse di una buona idea. Lo stesso Connery dubitava di essere adatto al ruolo. E l’autore dei romanzi, Ian Fleming, rimase dubbioso sulla scelta di Connery fino a che non furono ultimate le riprese di Dalla Russia con Amore: lui avrebbe preferito vedere nei panni di 007 l’attore americano Hoagy Carmichael. Ricordiamo che all’epoca Sean Connery aveva recitato in appena un pugno di film, di cui il più noto era Darby O’Gill e il Re dei Folletti della Disney. Ma soprattutto ricordiamo che Sean Connery, che avrebbe interpretato un’elegante e sofisticata spia del servizio segreto inglese, era in realtà scozzese!

Lashana Lynch, inglese ma figlia di immigrati giamaicani, attualmente ha al suo attivo appena una manciata di film, di cui il più famoso è sicuramente Captain Marvel (potete trovarlo comodamente su Disney Plus) oltre ad alcuni ruoli in diverse serie tv. 

Quando inizialmente le era stato proposto di prendere parte alla saga di James Bond Lashana era riluttante: temeva di perdersi nella folla di donne bellissime che 007 ha sedotto e abbandonato nel corso dei decenni. Ma la produttrice Barbara Broccoli, figlia di Albert, e il regista Cary Fukunaga l’hanno subito rassicurata: per il personaggio di Nomi avevano in mente qualcosa di ben diverso. Evidentemente Barbara ha cambiato idea rispetto a quanto aveva affermato nel gennaio di quest’anno in un’intervista a Variety: “007 può essere di qualunque colore, ma è un uomo. Io credo che dovremmo creare nuovi personaggi per le donne – personaggi femminili forti. Non sono particolarmente interessata a prendere un personaggio maschile e farlo interpretare da una donna. Penso che le donne siano molto più interessanti di così”. Parole sagge, davvero, ma evidentemente qualcosa ha spinto la madrina di James Bond a cambiare idea, e ora siamo tutti molto curiosi di vedere Lashana in azione per capire il perché e per scoprire se, in caso No Time To Die sia un successo, potrà avere un film tutto suo. La sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge ha confermato l’intenzione di dare un grande spessore al personaggio di Nomi e di farlo risultare reale, credibile, addirittura impacciato. Per Lashana il realismo del suo personaggio è fondamentale, così si è convinta ad accettare il ruolo e ad entrare nella storia. Non voglio certo fare paragoni tra la giovane Lashana e il superbo Sean Connery, che purtroppo ci ha lasciato alcuni giorni fa, ma ho trovato interessanti queste molteplici piccole analogie tra i loro debutti nella saga di 007: a volte la storia del cinema viene fatta dalle coincidenze più inimmaginabili.

Sono ancora convinta che Tom Hiddleston sarebbe stato un Bond favoloso

Poiché sono, sono sempre stata e sarò sempre una grandissima fan di 007, faccio il mio più sentito in bocca al lupo a Lashana e a tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di No Time To Die, sperando di poterlo vedere nei tempi previsti e non nascondendo che al pensiero mi sento non solo curiosa ma anche emozionata. Ritengo infatti che Fleming, senza rendersene conto, possa aver dato il via alla creazione non di un semplice filone ma di un genere cinematografico a sé stante, come lo sono il western o la fantascienza, che quindi si presta, con il cambiare dei gusti e dei modi di pensare, a infinite variazioni. Basti pensare alla differenza che passa tra Ombre Rosse e Gli Spietati, o tra Il Pianeta Proibito e Alien. Una cosa è certa: ovunque ci sarà uno 007, di qualsiasi sesso, razza, nazionalità o numero di scarpe, lì ci sarò anch’io.

Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad

Titolo originale: The Adventures of Ichabod and Mr. Toad

Anno: 1949

Regia: James Algar, Clyde Geronimi, Jack Kinney

Interpreti: Bing Crosby (narratore)

Dove trovarlo: Disney Plus

Devo aver già detto che Halloween è la mia festa preferita. Quest’anno per forza di cose i festeggiamenti verranno fatti in sordina, dato che non sarà possibile organizzare feste e tanto meno andare in giro per le case a fare “Dolcetto o Scherzetto”, l’unica possibilità è festeggiare a casa in famiglia. Gli addobbi sono pronti, le zucche aspettano solo di essere intagliate e le caramelle sono nascoste al sicuro. Per entrare nello spirito della festa, che quando si hanno bambini deve essere spaventosa ma non troppo, ho rispolverato un vecchio cartone animato Disney che non vedevo da più di 20 anni. Quando ero piccola era uscito in videocassetta con il titolo La Leggenda della Valle Addormentata; ora è disponibile su Disney Plus con il titolo Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad, il che mi ha spiazzato: non ricordavo affatto che nella leggenda di Sleepy Hollow ci fosse anche un rospo! Poi ho capito che in questa versione il cartone che ricordavo è accoppiato con un altro, naturalmente sempre Disney: Il Vento tra i Salici. Di questo tornerò a parlare in prossimità delle feste natalizie, mentre ora mi voglio concentrare sulle avventure di Ichabod, tratte dal libro di Washington Irving La Leggenda di Sleepy Hollow. Per chi ha circa la mia età è impossibile vedere questo cartone senza pensare al celebre film di Tim Burton tratto dallo stesso libro, che purtroppo, a differenza di molte altre opere del regista, non è disponibile su Disney Plus. Tenendo ben presente che il film di Tim Burton non è di certo adatto ai bambini, tuttavia ha un classico happy ending che invece nel cartone è ambiguo. La storia è presto detta: l’eccentrico Ichabod Crane, maestro di scuola nel piccolo paesino di Sleepy Hollow (“Valle Addormentata”) è deciso a conquistare il cuore della bella e facoltosa Catherine van Tassen. La ragazza però è corteggiata da tutti i giovani del paese, compreso il muscoloso e festaiolo Bronn, che però teme di essere messo in ombra da Ichabod, che è un perfetto gentiluomo e un ottimo ballerino. Per liberarsi del concorrente Bronn racconta una storia di paura che terrorizza il superstizioso maestro di scuola, quella del Cavaliere senza Testa che, in sella al suo veloce destriero dal manto nero, col favore delle tenebre insegue la sua vittima per impossessarsi della sua testa. Dopo molti anni ho trovato il cartone davvero godibile, divertente ma anche innovativo per come mostra i personaggi, diversi dai soliti eroi Disney. Ichabod infatti è un maestro davvero poco professionale, facile alla distrazione e pronto a perdonare ogni malefatta degli studenti purché la loro madre sia una brava cuoca e lo inviti a cena: è infatti estremamente goloso, al contrario di quello che la sua esile corporatura farebbe pensare, e farebbe qualunque cosa per un dolcetto o una coscia di pollo. Infatti dalla sua agenda vediamo come frequenti tutte le associazioni benefiche del paese al solo scopo di usufruire dei generosi buffet. Anche i suoi sentimenti per Catherine sono ambivalenti: è sicuramente attratto dalla sua bellezza, ma lo è altrettanto dal suo patrimonio. La prima entrata in scena del personaggio di Ichabod mentre passeggia per il paese tenendo la testa infilata dentro un libro e facendosi sbeffeggiare da tutti i concittadini, che hanno inventato anche una canzone dedicata alle sue stramberie, anticipa quella di Belle in La Bella e la Bestia, che arriverà più di quarant’anni dopo, mentre la scena in cui Bronn vede arrivare Ichabod attraverso il fondo trasparente del suo boccale di birra è una citazione dal film di Alfred Hitchcock Io Ti Salverò, in cui Gregory Peck osserva Leo G. Carroll attraverso il bicchiere di latte: una chicca inattesa per chi si aspettava un semplice cartone per bambini. Anche Catherine non è certo la tipica principessa buona e gentile: infatti si gode il corteggiamento dei suoi spasimanti approfittando della sua avvenenza per ottenere favori ed attenzioni, e non esita a farsi beffe di loro. Viene quasi da parteggiare per Bronn, che vedendosi ridicolizzato e messo alla porta decide di vendicarsi di Ichabod spaventandolo. Il cartone è molto bello, non mancano le risate per grandi e piccini ma allo stesso tempo è un cartone adulto con personaggi realistici e un finale ambiguo lontano dal classico stile Disney: consigliato per un Halloween casalingo in famiglia.

Disney Plus Unexpected – Part 2

Nuovo appuntamento per gli appassionati della Disney che amano tutti i classici intramontabili ma sono anche desiderosi di scoprire cose nuove e inattese. Il catalogo di Disney Plus, che si potrebbe supporre piuttosto stagnante, è in realtà in perenne arricchimento e offre intrattenimento di ogni tipo per curiosi di ogni genere ed età. Qui avevo già parlato di sette titoli che non ci si aspetterebbe di trovare nei cassetti del topo più famoso del mondo, ma ce ne sono tantissimi altri. Eccone qui altri sette, per la gioia di grandi e piccini.

  1. Snoopy & Friends

Non sono mai stata innamorata dei Peanuts, il gruppo di personaggi dei fumetti creati da Charles M. Schultz (io sono più un tipo da Sturmtruppen…), ciononostante questo film mi ha conquistata. Snoopy and Friends, cartoon animato in una coloratissima e tondeggiante computer grafica, è stato realizzato nel 2015 dai Blue Sky Studios (gli stessi della saga L’Era Glaciale) in collaborazione con la Fox: con l’acquisizione di quest’ultima è dunque entrato nel catalogo Disney. Si tratta di un film adatto a tutti, anche ai bambini più piccoli, ma divertente anche per gli adulti; i fan dei fumetti non resteranno delusi perché ritroveranno tutti i personaggi delle strisce, da Linus con la sua inseparabile coperta a Piperita Patty, dalla ragazzina coi capelli rossi al terribile Barone Rosso. Il mondo creato da Schultz, in cui il film permette di immergersi completamente molto più di quanto non facciano le strisce dei fumetti, è davvero splendido, popolato esclusivamente da bambini (non si vedono mai adulti, nè genitori nè insegnanti, e i bimbi più piccoli si rivolgono a quelli più grandi chiamandoli “signore”) che si comportano proprio come tali: giocano, fraintendono, ridono, si fanno i dispetti, imparano, crescono. Una vera boccata d’ossigeno nel panorama dei cartoon moderni, così morbosamente pedagogici: Snoopy invece ci insegna, senza nemmeno bisogno di parlare, come si possa benissimo insegnare qualcosa tra una risata e l’altra senza mai annoiare. Con l’occasione consiglio di recuperare anche la canzone che Giorgio Gaber dedicò proprio al personaggio di Schultz nel 1967, Snoopy contro il Barone Rosso.

  1. Togo

Di questo film ho già parlato qui, ma ci tengo a riproporlo perché, ora che sono passati diversi mesi dalla visione, ancora ci penso con molto piacere. Meno noto del collega Balto, reso famoso dal celebre film animato del 1995, prodotto da Steven Spielberg (che resta comunque un bellissimo cartone cui sono davvero affezionata), il cane da slitta Togo è esistito veramente e si deve principalmente a lui il merito di aver trasportato, tra tempeste di neve e ghiaccio, l’antitossina fino a Noun, in Alaska, dove la difterite minacciava di uccidere tutti i bambini del paese. Il film racconta naturalmente questa straordinaria impresa con i toni dell’avventura adatti anche ai più piccoli, che si divertiranno forse di più a vedere le marachelle combinate da Togo quando era un cucciolo ribelle. Il film sceglie saggiamente di non usare alcun trucco per far parlare il cane o fargli fare scenette buffe: non ce n’è bisogno perché la sceneggiatura è ben fatta e ci porta ad affezionarci a Togo e al suo padrone, anche perché ad interpretarlo c’è il sempre perfetto Willem Dafoe. Una storia vera ricca di avventura e tenerezza: da vedere.

  1. I Tre Moschettieri

Dal celebre romanzo di Alexandre Dumas sono stati tratti svariati film e serie tv, ma il migliore di tutti è e sarà sempre The Three Musketeers, del 1948, con Gene Kelly nel ruolo di un saltellante D’Artagnan, un’ammaliante Lana Turner come Milady, uno spietato Vincent Price come Richelieu e come ciliegina sulla torta una giovanissima Angela Lansbury nei panni della regina Anna. Ciò detto, anche questa versione Disney si difende e pur essendo per forza di cose molto edulcorata rispetto al romanzo (Costanza per esempio non muore e del tradimento della regina non c’è traccia) risulta comunque avventurosa al punto giusto e anche divertente. Il cast è interessantissimo: Chris O’Donnell è D’Artagnan; Kiefer Sutherland è Athos; Charlie Sheen è Aramis; Oliver Platt è Porthos; Tim Curry, soprattutto, interpreta il cardinale Richelieu. Un decoroso film d’avventura adatto anche ai ragazzi con una serie di volti noti e simpatici, l’ideale per una serata in relax senza pensieri e con più di una risata.

  1. 10 Cose che Odio di Te

Non è certo il primo film che viene in mente quando si parla del compianto Heath Ledger, ma questa liberissima trasposizione della Bisbetica Domata di Shakespeare è un bellissimo tuffo nel passato per i più nostalgici, per chi come me nel 1999 era abbastanza giovane da godersi una commedia adolescenziale come questa, con personaggi bidimensionali e dinamiche scontate. Tuttavia ci sono molti volti noti che oggi è emozionante rivedere: oltre al protagonista Heath Ledger, già allora bravo e affascinante (che si esibisce anche in una pazza serenata sugli spalti dello stadio), ci sono la bella e (quasi) indomabile Julia Stiles, il bravo ragazzo Joseph Gordon-Levitt e, nella parte migliore di tutti, Allison Janney psicologa che trascura i problemi dei ragazzi a favore del romanzo erotico che sta scrivendo. Non certo un capolavoro ma adatto a cinefili nostalgici.

  1. Chi ha Incastrato Roger Rabbit?

Qui siamo a livelli altissimi, dove si parla di classici e di storia del cinema, perciò non mi dilungherò a parlare di questo capolavoro di animazione mista ad attori in carne ed ossa. Sappiate solo che lo potete trovare su Disney Plus, per vederlo magari in lingua originale.

Ancora oggi e ancora all’ennesima visione il film non perde nulla del suo fascino e del suo humor. Nonostante tutti i progressi tecnologici degli effetti speciali Chi Ha incastrato Roger Rabbit? resiste al tempo che passa, senza farci pensare nemmeno per un secondo che non ci sia un vero coniglio ammanettato al polso di Bob Hoskins. Per chi conosce questo film a memoria e lo ha amato fin da bambino consiglio di recuperare, sempre su Disney Plus, la settima puntata della serie Oggetti di Scena, dedicata proprio al film di Zemeckis, in cui si presenta in scena addirittura Christopher Lloyd. Corri a vederlo! Why don’t you do right?

  1. Into the Woods

Questa volta non parliamo di un film adatto ai più piccini, che potrebbero spaventarsi per la perfida strega Meryl Streep o annoiarsi per la durata e per il gran numero di canzoni. Per un adulto cresciuto con fiabe e cartoni invece è un bellissimo spettacolo, in cui i personaggi più celebri (Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e altri) vengono raccontati in modo inedito in una storia che li coinvolge tutti quanti. A dar vita all’insieme sono le canzoni del veterano del musical Steven Sondheim, interpretate egregiamente da tutti i protagonisti (Emily Blunt su tutti, ma anche Anna Kendrick, Chris Pine, Johnny Depp e molti altri). Se ancora non vi ho convinti, qui trovate la mia recensione.

  1. Viaggio al Centro della Terra

Per giungere a questo divertente film d’avventura del 2008 consiglio un percorso in tre tappe. Innanzitutto si dovrebbe partire dal libro di Jules Verne, un capolavoro imprescindibile. Poi bisognerebbe passare per il film Disney del 1959 interpretato da James Mason, elegante ed avventuroso. Infine godersi Viaggio al Centro della Terra (che alla sua uscita vidi al cinema in 3D con grande soddisfazione), che pur aggiornando molti elementi dell’originale ne mantiene inalterati le premesse e lo spirito avventuroso. Brendan Fraser nei panni del protagonista è sinonimo di azione e divertimento; Josh Hutcherson, qui molto giovane, lo affianca degnamente.

La trama è arcinota, ma colpisce ancora oggi per la sua originalità, soprattutto considerando che il libro è datato 1864: e se fosse possibile per l’uomo raggiungere ed esplorare il centro della terra, calandosi nel cratere di un vulcano inattivo? E se il centro del pianeta non fosse, come sostengono gli scienziati, costituito di lava bollente e metalli pesanti ma fosse piuttosto un’enorme caverna in cui si sono sviluppati organismi animali e vegetali sconosciuti sulla superficie? E se tra questi ci fossero anche…dei dinosauri? Leggete il libro ai vostri bambini e ragazzi e poi godetevi questo bel film insieme a loro!

Disney Plus Unexpected

Quando qualcuno dice “Disney” noi tutti pensiamo subito ai classici cartoni animati della nostra infanzia: pensiamo a Topolino, alle principesse, agli animaletti canterini e, in tempi più recenti, anche ai cavalieri Jedi e ai supereroi dei fumetti. E naturalmente su Disney Plus si possono trovare tutte queste cose, ma c’è anche molto di più, e se ci si prende un po’ di tempo per spulciare bene nel catalogo è possibile trovare moltissime cose interessanti, alcune non prettamente per bambini (infatti non sono accessibili agli account dei minorenni, provare per credere), tutte interessanti e divertenti, per fare un tuffo nei ricordi d’infanzia sopiti o per scoprire qualcosa di nuovo. Per ora ho deciso di sceglierne sette, giusto come assaggio, ma ce ne sono molte ma molte di più!

  1. Destino

Tutti noi sappiamo cosa succede quando Salvador Dalì incontra Hitchcock (il capolavoro con Ingrid Bergman e Gregory Peck Io Ti Salverò, in originale Spellbound), ma cosa accade invece quando Salvador Dalì incontra Walt Disney? Risposta: Destino! Questo cortometraggio animato di sei minuti nasce proprio da questa incredibile collaborazione nel 1945, ma la lavorazione venne interrotta a causa delle difficoltà economiche che lo studio stava attraversando. Venne però portato a termine nel 2003 sotto la supervisione di Roy Disney, nipote di Walt. Destino racconta la storia d’amore tra una donna bellissima e Chronos, la divinità del Tempo, utilizzando l’iconografia e le suggestioni visive tipiche di Salvador Dalì. Imperdibile.

  1. Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo

Di sicuro non sono l’unica che da piccola ha passato molte e molte ore con il videogioco Prince of Persia su floppy disk, tentando di salvare la bella principessa dal malvagio visir con appena sessanta minuti di tempo a disposizione. Personalmente, per quanto ci abbia provato, non sono mai riuscita ad andare oltre il settimo livello, e non sono mai riuscita a salvare la bella principessa. Per fortuna però nel 2010 è arrivato il muscoloso Jake Gyllenhaal a dare un volto al principe del videogioco e salvare non solo la splendida principessa (Gemma Arterton) ma il mondo intero, messo in pericolo dal piano del malvagio zio (Ben Kingsley) per dominare il mondo grazie alle magiche sabbie che permettono di manipolare il flusso del tempo. Non sempre i film di questo genere sono belli quanto i videogiochi da cui sono tratti (la delusione per il cartone basato su Ni No Kuni è ancora cocente) ma in questo caso invece troviamo un film avventuroso, divertente e ben fatto. Consigliato, non solo per i fan di vecchia data.

  1. Il Mondo secondo Jeff Goldblum

La prima puntata di questa serie (che parlava del gelato) è stata, del tutto inaspettatamente, la prima cosa in assoluto che ho visto su Disney Plus. Ora la serie si è conclusa e l’ho seguita per intero trovando piacevole e divertente la visione di ciascun episodio, anche se naturalmente non tutti gli argomenti mi hanno coinvolto nello stesso modo. La puntata che mi ha più emozionato è stata la numero 6, quella sul gaming, in cui Jeff Goldblum ha preso parte ad un evento LARP (gioco di ruolo dal vivo) simile a quelli cui io stessa ho partecipato per molti anni. Non si sa ancora se ci sarà una seconda stagione di Il Mondo secondo Jeff Goldblum, ma se ci sarà la seguirò di certo, perchè la voce suadente e il gesticolare lento di Jeff ormai mi hanno conquistata.

  1. Punto di Non Ritorno

Il titolo originale di questo documentario di Fisher Stevens, Before the Flood, deriva dal trittico del pittore olandese Hieronymus Bosch Il Giardino delle Delizie, in cui il regista ravvisa la storia del pianeta Terra a partire dalla comparsa dell’uomo: un giardino lussureggiante all’inizio, come mostra la prima tavola; un luogo caotico, maltrattato e sovraffollato, come mostra il secondo pannello (ovvero la condizione in cui ci troviamo adesso) ed infine il luogo infernale che il nostro pianeta diventerà (o meglio sta già diventando) se l’uomo non riuscirà a intervenire in modo massiccio sulle emissioni inquinanti e sullo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali. A raccontarci questa visione lucida e per nulla rassicurante è Leonardo DiCaprio, che oltre ad essere l’attore che noi tutti conosciamo e amiamo è anche un attivista ambientale e dal  2014 messaggero di pace delle Nazioni Unite. Dopo aver ricevuto questa prestigiosa carica, DiCaprio ha viaggiato il mondo e incontrato personalità del mondo politico, industriale e scientifico (Bill Clinton, Barack Obama, Elon Musk e molti altri) per meglio rendersi conto della situazione ambientale in cui versa il nostro pianeta. Difficile non sentirsi turbati dalla visione di questo documentario, ma vedendo quanto negazionismo esista ancora nella politica e nei media statunitensi si capisce quanto si tratti di un lavoro disturbante e da non affrontare a cuor leggero ma necessario.

  1. Missione Tata

Quando penso a Vin Diesel (e lo faccio) di certo non mi viene in mente la Disney, ma piuttosto auto da corsa tamarre cariche di NOS e combattimenti a mani nude con spietate creature aliene. Invece su Disney Plus troviamo anche lui, protagonista del film per famiglie Missione Tata (in originale The Pacifier) in cui interpreta un tenente dei Navy Seal il cui nuovo incarico consiste nel prendersi cura dei cinque turbolenti figli di uno scienziato. Niente che non abbiamo già visto in Un Poliziotto alle Elementari e altre pellicole del genere, ma per i fan di Vin Diesel Missione Tata è sicuramente un film divertente e simpatico quanto basta.

  1. Sister Act

Sister Act è un classico che tutti noi abbiamo visto almeno una volta in tv, ma personalmente ad ogni nuova visione io scopro qualcosa di nuovo e mi godo una battuta che prima non avevo colto o una scena che mi ero dimenticata. Anche se lo danno in televisione molto spesso, è bello sapere che lo si può trovare comodamente su Disney Plus, insieme al non altrettanto riuscito seguito Sister Act 2 – Più Svitata che Mai, soprattutto per chi vuole godersi in lingua originale i magnifici battibecchi tra la soubrette Deloris VanCartier (Whoopi Goldberg) e la Madre Superiora del convento (Maggie Smith). Bellissime canzoni, simpatiche suore e tante risate: cosa volere di più?

  1. Mr. Magoo

Da piccola ricordo di aver fatto moltissime risate guardando i cartoni animati di Mr. Magoo, l’omino cieco e pelato che si ostinava a non portare occhiali da vista seminando disastri intorno a sé ma uscendone sempre incolume. Questo film forse non è un capolavoro, ma è comunque un divertimento adatto a tutta la famiglia, anche ai bambini più piccoli. Leslie Nielsen sembra quasi una scelta obbligata per interpretare questo personaggio simpatico e maldestro; inoltre troviamo una giovane e carinissima Jennifer Garner che fa innamorare il nipote di Magoo, mentre nei panni dei malvagi nientemeno che Malcolm McDowell e Miguel Ferrer. Imperdibile la scena in cui Mr. Magoo cambia inavvertitamente canale mentre sta seguendo un programma di cucina in televisione e inizia a far fare aerobica al pollo.

Space Force

Titolo: Space Force

Anno: 2020

Ideato da: Steve Carell, Greg Daniels

Dove trovarlo: Netflix

Oops! I did it again” cantava nel 2004 Britney Spears nella sua tutina attillata color rosso fuoco: non la prima né sicuramente l’ultima sexy marziana che vedremo ma di certo una di quelle che ricordo meglio, mentre faceva innamorare di sé l’astronauta che in segno di amore eterno le consegnava la collana di zaffiro del film Titanic. “Ma pensavo che la vecchia signora l’avesse gettata in fondo all’oceano alla fine!” “Beh, baby, sono andato là sotto e l’ho ripresa!” “Oh, non avresti dovuto!” risponde lei prima di spezzargli il cuore. Già, perché l’errore commesso per la seconda volta da Britney è stato quello di aver illuso un’altra volta un ragazzo innamorato di lei.

Il mio errore invece è stato quello di avere, di nuovo, troppe aspettative per una serie tv che attendevo con trepidazione ma poi non mi è piaciuta. E visto che scrivendo mi sono resa conto che il video di Britney era anche più divertente, non mi resta che proclamare Space Force un’occasione mancata. La serie, composta di 10 episodi e disponibile su Netflix, è stata ideata dallo stesso Steve Carell insieme a Greg Daniels, nome che consideravo una garanzia in quanto già autore di serie tv innegabilmente spassose come I Simpson, The Office (sempre con Carell) e Parks and Recreation. In Space Force Steve Carell interpreta il protagonista, il generale Naird, cui viene assegnato il comando della divisione dell’esercito preposta ai viaggi spaziali. Il presidente degli Stati Uniti (amichevolmente detto POTUS) gli mette fin da subito molta pressione, perché desidera surclassare una volta per tutte i rivali (in questo caso i cinesi) per mezzo della conquista dello spazio, non solo mettendo nuovamente un piede americano sul suolo lunare ma colonizzando il satellite. Ad affiancare Naird, inutile dirlo, una serie di personaggi bizzarri, uno su tutti l’ufficiale scientifico Dr. Mallory, interpretato con gigioneria eccessiva (perfino per una serie comica) da John Malkovich. L’idea è molto semplice ma validissima, nella prima puntata vi sono molti bellissimi spunti comici, tra i personaggi minori troviamo volti noti della serialità divertente come Lisa Kudrow (Friends), Patrick Warburton (Una Serie di Sfortunati Eventi) e  Jane Lynch (Glee), insomma c’erano davvero tutte le premesse per un gran divertimento, eppure le risate sono state poche, sommerse dall’imbarazzo per le situazioni eccessive (quelle legate alla moglie del generale che desidera un matrimonio aperto perché invaghita di una delle guardie del carcere femminile, o quella degli animali mandati nello spazio) e una gran quantità di politically incorrect che però, purtroppo, arriva in un momento storico e politico in cui di prendere in giro le spie russe e i cinesi sabotatori spaziali non ha voglia nessuno. Visto il finale aperto (e per nulla simpatico, oso dire) arriverà probabilmente un’altra stagione, e le cose potrebbero cambiare, ma per adesso, anche se lo aspettavo a braccia aperte (dopo la sua performance spassosa in Una Settimana da Dio e Un’Impresa da Dio nei panni di Evan Baxter io guardo sempre a Steve Carell con il sorriso pronto) devo dirmi delusa da Space Force.

Love, Death and Robots

Love, Death and Robots è una serie prodotta da Netflix formata da 18 cortometraggi molto diversi per stile e genere ma tutti incentrati su una o più tra le tematiche del titolo (Amore, Morte e Robots). I corti sono talmente diversi tra loro che è impossibile definire quali siano i migliori, se non in riferimento ai gusti personali (io ho amato molto il numero 2, il divertente Three Robots, che ha come protagonisti tre simpaticissimi robot che visitano la Terra come turisti dopo che la razza umana si è ormai estinta). Di certo però vederli tutti insieme può risultare piuttosto pesante, e alcuni sono decisamente violenti (Sonnie’s Edge, Sucker of Souls), mentre altri sono ingenui (Lucky 13, Zima Blue) e altri ancora tentano di essere divertenti senza riuscirci (Ice Age, Alternate Histories). Credo però che chi ama i cortometraggi d’animazione (non in stile Pixar però) e i generi fantascientifico e distopico troverà delle belle idee e degli spunti interessanti. Io ho apprezzato l’idea di raggruppare cortometraggi diversi sulla base del tema trattato, tuttavia non posso dirmi trepidante nell’attesa della seconda stagione, già annunciata.

Top Gear

Premessa: io non capisco un bel niente di automobili. Ho preso la patente per pura fortuna e non distinguo una berlina da un camper… Quando mio figlio si è appassionato ai loghi delle case automobilistiche e voleva che identificassi tutte le auto che passavano per strada ho dovuto studiare come neanche per l’esame di Filologia Dantesca… Nonostante questo mi sono appassionata a Top Gear, show britannico trasmesso dalla BBC a partire dal 2002 (esiste anche un format precedente su cui la trasmissione odierna si basa) e in onda ancora oggi, anche se con conduttori diversi. In Italia viene trasmessa, in versione doppiata, nelle ore mattutine da Spike (canale 49). Cosa può mai aver suscitato il mio interesse in una trasmissione completamente incentrata sulle automobili e sui motori? Innanzitutto lo humor britannico che la contraddistingue e la simpatia di quelli che fino al 2015 ne sono stati i conduttori: Jeremy Clarkson, James May e Richard Hammond. Top Gear infatti è un programma di intrattenimento, prima che una rubrica sui motori, e tutti i servizi sono impostati e girati come gag o sketch divertenti, perfettamente comprensibili anche per chi come me non si intende di motori. E non si vedono solamente automobili, ma mezzi motorizzati di ogni genere, dalle moto agli aerei, dai treni a vapore ai carri armati… Ci sono anche le parti che parlano davvero di motori, ma lo fanno sempre con un linguaggio accattivante e accessibile. Sicuramente chi è appassionato di quattro ruote si gode Top Gear ancora più di me, ma io la trovo davvero divertentissima. C’è però una cosa che incontra anche i miei più cari interessi: ogni puntata prevede un ospite famoso che si presti a guidare un’utilitaria sul circuito di Top Gear. Tra questi vi sono personaggi celebri dello sport, della musica, della televisione, ma molto spesso anche del cinema. Faccio solo alcuni nomi che mi vengono in mente: Tom Cruise, Cameron Diaz, Charles Dance, Hugh Jackman, Benedict Cumberbatch, Simon Pegg, Michael Gambon, Helen Mirren, Kristin Scott Thomas, Stephen Fry, Ewan McGregor, Ron Howard… Insomma, quanto basta per far gongolare qualunque cinefilo. È incredibilmente divertente scoprire come Tom Cruise sia davvero un asso al volante, mentre Ron Howard un completo disastro… Naturalmente non si parla solo di automobili, i conduttori discutono con gli ospiti di qualunque argomento, dall’imbarazzo di Hugh Jackman in una sauna giapponese alle peculiari app dello smartphone di Stephen Fry… Goduria assicurata per ogni cinefilo!

Hamilton

Avvertenza: questo sarà un post lungo. Ma Hamilton è un film lungo: 2 ore e 40 minuti. E non è poco, soprattutto perché si tratta di un musical del tutto privo di dialoghi non cantati, come I Miserabili, e proprio come I Miserabili è tutto registrato dal vivo, non in playback come si è sempre fatto per le parti cantate nei film musicali hollywoodiani, e inoltre senza tagli, pause né montaggio. Anche se su Disney Plus è categorizzato come “film” in realtà Hamilton è la registrazione, non in steadycam ma con diverse telecamere che permettono cambi di inquadratura e primi piani dei personaggi proprio come in un film (oltre a notevoli effetti speciali, grazie alla bravura di interpreti e coreografi, come il rewind o il bullett-time), di una messa in scena del 2016 al Richard Rogers Theatre di Broadway. A partire dal 4 luglio, la festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, gli abbonati di Disney Plus possono quindi assistere a un vero show di Broadway senza alzarsi dal loro divano. Io non conoscevo nulla di questo spettacolo che negli ultimi anni ha fatto incetta di premi (11 Tony Awards, un Grammy e un Premio Pulitzer), ha avuto tra i suoi spettatori celebrità come Busta Rhymes e Meryl Streep ed è stato messo in scena addirittura alla Casa Bianca (due volte) su insistenza del Presidente Obama e della First Lady Michelle, fino a diventare quasi un manifesto del movimento #BlackLivesMatter che nelle manifestazioni esibisce sugli striscioni versi tratti da Hamilton. Troppo successo per un qualsiasi “musicarello”. Tutto iniziò quando l’attore Lin-Manuel Miranda (che abbiamo conosciuto nei panni del lampionaio Jack in Il Ritorno di Mary Poppins), leggendo la biografia del padre fondatore Alexander Hamilton scritta da Ron Chernow, fu colpito dal fatto che un uomo di così grande cultura, successo e influenza, uno dei fautori dell’indipendenza americana e dei fondatori degli Stati Uniti, fosse un figlio di immigrati (padre scozzese e madre francese). Miranda, la cui famiglia è di origine portoricana, ha sentito l’urgenza di raccontare la storia dell’unico statista, oltre a Benjamin Franklin, tanto importante da comparire su una banconota, quella da dieci dollari, pur non essendo mai stato Presidente. E fin da subito ha sentito che non c’era altro modo per raccontarla se non con la musica, e in particolare con il rap e l’hip-hop. Ed è così che oggi l’abbonato a Disney Plus che spinto dalla curiosità voglia tentare di vedere Hamilton si ritrova nei primi minuti investito da un fiume in piena di parole sincopate che rendono molto difficile cogliere l’ambientazione e la presentazione dei personaggi. Quando poi entrano in scena gli attori che interpretano i Padri Fondatori e che sono tutti di colore, la confusione aumenta. Poi entra in scena il protagonista, Alexander Hamilton, interpretato dallo stesso Miranda: lui conquista tutti i presenti e ammalia tutte le donne con il suo fascino di volitivo diciannovenne. Peccato però che Miranda, senza dubbio autore e paroliere talentuoso, di anni ne abbia quaranta e assomigli ad un pacioso Winnie Pooh. Ma, proprio quando lo spettatore, prima frastornato poi perplesso, sta per cambiare “canale”, avviene la magia: entrano in scena le ragazze. Philippa Soo nel suolo di Eliza Schuyler, la moglie di Hamilton, e Reneé Elise Goldsberry nel ruolo di sua sorella Angelica illuminano immediatamente la scena con le loro voci e i loro personaggi. Le canzoni diventano più familiari, più simili a quelle dei musical cui siamo abituati, e finalmente la storia prende vita, finalmente arriva qualcosa di coinvolgente che permette di accettare tranquillamente tutte le strampalate premesse per godersi la storia e i numerosi e grandiosi talenti in atto. La vicenda è basata sui fatti storici, con alcune piccole deviazioni drammaturgicamente motivate, e così non solo si scoprono moltissime cose sulla nascita di una nazione, ma sorge anche la curiosità di approfondire la conoscenza di quegli eventi, che era proprio l’intento artistico alla base di Hamilton. Certo non si può dire che le oltre due ore e mezza filino via sempre lisce, ci sono momenti di noia e ripetizioni a volte ridondanti, ma anche momenti emozionanti e perfino divertenti (come il ridicolo Re Giorgio III che commenta la ribellione dal suo punto di vista e soprattutto la sfida a colpi di rap tra Hamilton e Thomas Jefferson davanti al Congresso, con tanto di mic-drop finale). Nei giorni successivi alla visione mi sono spesso ritrovata a canticchiare alcune delle canzoni di Eliza, la moglie di Hamilton nonché vera eroina della storia e della Storia. E per chi è sopravvissuto all’intero spettacolo Disney Plus offre anche due speciali sulla realizzazione di Hamilton con interviste ai protagonisti. Concludo con una mia curiosità: mi domando cosa avrebbe pensato di Hamilton Orson Welles, che agli inizi della sua carriera mise in scena con un discreto successo Voodoo Machbeth, una versione della tragedia di Shakespeare trasposta dalla Scozia ad Haiti ed interpretata unicamente da attori di colore. 

Zenimation – Relax con i cartoni animati

Titolo originale: Zenimation

Anno: 2020

Regia: David Bess (ideato e montato da)

Interpreti: personaggi Disney

Dove trovarlo: Disney Plus

I classici Disney sono moltissime cose: commoventi, teneri, divertenti, emozionanti… ma avete mai pensato che potrebbero anche essere rilassanti? La serie Zenimation, produzione originale Disney Plus, si compone di dieci episodi, ciascuno della durata di pochi minuti, è davvero adatta per una pausa rilassante per ristorarsi e sgombrare la mente. Ogni episodio è caratterizzato da un tema diverso (acqua, volo, notte, natura…) e raccoglie una serie di spezzoni dei cartoon Disney privati della musica e dei dialoghi: quello che rimane è una sinfonia di immagini perfette e suoni della natura. Un’occasione per godere della bravura e della meticolosità degli animatori Disney e per rivivere momenti emozionanti dei classici più conosciuti o anche dei film meno famosi. E perché no, un vero cinefilo potrebbe divertirsi a indovinare a quale film appartiene ogni singolo spezzone…