Lucius Etruscus, nel suo imprescindibile blog il Zinefilo, mi ha fatto scoprire l’esistenza di un’autobiografia dell’attore americano Robert Englund, che io, in tutta sincerità, conosco solamente per aver interpretato Freddy Krueger nella serie horror Nightmare; proprio per questo è stato ancora più sorprendente scoprire quanto piacevole e divertente da leggere sia questo libro, in cui l’attore si racconta con entusiasmo, semplicità, e tanta ironia.
Englund racconta ad esempio di come la produzione di Nightmare non ne volesse sapere di un surfista californiano per interpretare l’assassino pederasta che uccide negli incubi Freddy Krueger, ma il provino di Robert e le sue movenze hanno subito convinto tutti che non poteva esserci attore migliore per il ruolo.
Englund racconta delle interminabili sedute di trucco per diventare Freddy, e svela un sacco di retroscena gustosi sulla lavorazione dei suoi film, raccontando al contempo la sua vita personale e citando diverse celebrità con cui è entrato in contatto nel lavoro o al di fuori.
Ho amato moltissimo il fatto che Robert, proprio come Mel Brooks, abbia sempre una buona parola per tutti, attori, registi e maestranze, senza parlare mai male di nessuno (mentre ad esempio Alan Rickman, nei suoi diari, si toglie parecchi sassolini dalla scarpa…).
L’edizione Pocket Books si arricchisce con ben due prefazioni, scritte proprio da due persone qualsiasi: Tobe Hooper (regista di Non aprite quella porta) e Wes Craven (regista di Scream), visto che Robert, dopo il ruolo di Freddy ripreso per ben 8 volte, è stato sempre legato mani e piedi al genere horror.
Hollywood Monster – A walk down Elm Street with the man of your dreams (titolo geniale, peraltro, va detto, visto che l’omicida di Elm Street, Freddy Krueger, come detto, mieteva le sue vittima proprio entrando nei loro sogni) ) è una lettura piacevolissima, scorrevole, interessante anche per chi non conosce nel dettaglio la filmografia dell’attore californiano, che ci guida per mano nel suo mondo… da sogno!
Il mio primo vero incontro con Alan Rickman avvenne al cinema, nel lontano 2003, quando uscì in sala la commedia britannica Love, Actually. Certo, avevo già visto l’attore inglese in Die Hard, Robin Hood – Il Principe dei Ladri, e nei primi Harry Potter nel suo ruolo più popolare, il Professor Severus Snape, ma in quella particolare occasione Alan Rickman mi colpì davvero molto per la sua interpretazione sublime in un ruolo non solo molto complesso, ma anche sfaccettato. Il suo personaggio infatti spezzava il cuore della moglie, interpretata da Emma Thompson, ma aveva anche una scena esilarante insieme a Rowan “Mr. Bean” Atkinson: ho ammirato molto la disinvoltura con cui l’attore sapeva passare dal registro drammatico a quello comico, e per la prima volta mi sono appuntata mentalmente quel nome, sicura che mi avrebbe offerto grandissime emozioni in futuro. E così infatti è stato.
Ingiustamente dimenticato in Italia e sulle piattaforme streaming, Galaxy Quest è la parodia meglio riuscita di sempre di Star Trek, pur rimanendo un bel film di per sé, con un cast stellare (e non poteva essere altrimenti!) e la convivenza, nel personaggio interpretato da Rickman (una non velata parodia del Dottor Spock), dei due registri, comico e tragico: c’è chi ha pianto… e chi mente!
Poi, nel corso degli anni, anche il Professor Piton ha rivelato diverse sfumature, passando dall’arcigno e scontroso al tragico (ma anche al comico: tutti lo ricordiamo vestito come la nonna di Neville Paciock!).
E ancora, seppur in questo caso il ruolo sia stato solamente vocale, la voce del robot Marvin nel film La Guida Galattica per Autostoppisti (nella versione originale, naturalmente) era esattamente come quella che mi ero immaginata leggendo il libro di Douglas Adams! (leggendo e rileggendo…)
Infine, porterò sempre nel cuore la sua interpretazione nel musical Sweeney Todd, diretto da Tim Burton, in cui ricopre il ruolo del malvagio Giudice Turpin e ci permette di gustare anche le sue doti canore, oltre a quelle attoriali, nel suo duetto con Johnny Depp in Pretty Women: indimenticabile.
In questi suoi diari privati, che Alan Rickman ha scritto rigorosamente a mano e illustrato personalmente (alcune delle illustrazioni originali di sua mano sono riportate nel libro), l’attore britannico ci offre riflessioni, commenti, delusioni, gioie, amarezze della vita di attore e regista di teatro e di cinema, a partire dal 1998 e fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2016 a causa di un cancro al pancreas. L’attore ci svela, con lucidità e sincerità, i retroscena di quei mondi che ha abitato con passione e dedizione, le sue riflessioni sull’arte e sulla natura umana, le sue opinioni sulle persone con cui ha condiviso successi e amarezze, il racconto dei suoi progetti dalla nascita alla realizzazione.
Le note di Alan Taylor, che ha trascritto e curato la pubblicazione dei diari di Alan Rickman, permettono al lettore di comprendere meglio il contesto delle affermazioni dell’autore e di interpretare le sigle da lui utilizzate per indicare nomi e titoli.
Inutile dire che gli amanti del cinema troveranno in Madly, Deeply anche diversi aneddoti su attori, attrici, registi e maestranze, anche se Rickman non era interessato ai pettegolezzi; tuttavia non aveva riserve nell’offrire la sua opinione personale sul lavoro dei colleghi con estrema sincerità. Ma questo non dipenda dal fatto che si tratti di un diario privato: l’attrice Emma Thompson, collega e grande amica di Rickman, nella prefazione ci spiega come lui fosse diretto e sincero anche nella vita, per cui non si faceva scrupolo a dire alle persone cosa realmente pensasse di loro.
Inutile elencare le celebrità del mondo del teatro, del cinema e della musica nominate in questi diari, non mi resta che esortare tutti gli appassionati di cinema e di teatro a leggere Madly, Deeply (non mi risulta però che esista, al momento, una traduzione italiana) per scoprire e apprezzare ancora di più il talento, l’integrità, la dedizione e la sagacia di Alan Rickman.
Chiudo con un particolare che mi ha colpito: quando Alan Rickman ha diretto Stanley Tucci nel film Le Regole del Caos, ha riportato nel diario di essere stupito di come l’attore americano non ricordasse mai le sue, poche e brevi, battute, come se non gli importasse molto di recitare. “Ma allora, di che cosa gli importa?” si domanda Rickman nel suo diario. E la risposta ce la dà lo stesso Tucci nel suo libro autobiografico Taste, in cui scrive che, una volta raggiunta la fama, ha iniziato a scegliere i progetti cui prendere parte in base alla qualità del catering sul set e dei ristoranti limitrofi.
In conclusione: per capire davvero come funziona il mondo del cinema, le autobiografie degli attori andrebbero lette tutte quante!
Ancora una volta Tony dal suo blog mi lancia una sfida, questa volta non riguardo al cinema ma alla letteratura. Sfida che io accetto volentieri, condividendo i titoli di 30 diversi libri, ciascuno rispondente a un diverso criterio. Quindi, a tutti, buona lettura!
Miglior libro letto l’anno scorso: Senza dubbio The Bee Sting (in italiano Il Giorno dell’Ape) di Paul Murray, vincitore del premio Strega europeo 2025. Grazie a Angela per l’ottimo consiglio!
Libro letto più volte: La Guida Galattica per Autostoppisti. E mi fa sempre ridere, ad ogni lettura!
Serie/Saga preferita: tutti i romanzi di Valerio Evangelisti che hanno come protagonista l’inquisitore Nicolas Eymerich.
Libro che mi ha fatto sorridere: Comma 22 di Joseph Heller. In realtà si ride parecchio, ma si ride un po’ amaro.
Primo libro che ricordo aver mai letto: Il Piccolo Principe, con cui fu colpo di fulmine, oltre a tutti i libri delle serie blu e arancione del Battello a Vapore.
Libro che mi ha fatto piangere: Piccole Donne, come una fontana.
Il libro che sto leggendo ora: La Noia di un altro non vale di Simone Zaccagni. Lettura leggera perfetta per l’estate.
Un libro sopravvalutato: Lolita. Spazzatura da ogni punto di vista.
Libro che mi ha fatto amare la lettura: i romanzi di Jules Verne, di cui verso i 12 anni mi sono innamorata e che ho letto in gran parte. Su tutti, Ventimila Leghe sotto i Mari e Michele Strogoff.
Libro che mi piace con un colore nel titolo: Vale se dico Il Colore della Magia di Terry Pratchett? Una scoperta!
Libro che mi piace con un numero nel titolo: Cent’anni di solitudine. Meraviglioso.
Libro che mi piace con un nome nel titolo: The Importance of being Earnest di Oscar Wilde. Esilarante e acuto come solo lui sa essere.
Libro che mi piace dal mio genere preferito: Tra i gialli di Agatha Christie, dico Dieci Piccoli Indiani.
Libro che mi ha deluso: The Shining di Stephen King. Mi spiace ma preferisco il film che ne ha tratto Kubrick.
Libro che mi ricorda l’infanzia: Le Favole al Telefono di Gianni Rodari.
Libro che mi piace di un autore deceduto: Il Bar sotto il Mare, il preferito tra quelli di Stefano Benni.
Libro che mi piace di un autore in vita: Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli.
Libro che tutti dovrebbero leggere: Il primo e il secondo Diario Minimo di Umberto Eco.
Libro con vibes estive: Cabaret Biarritz di Josè C. Vales
Libro poi diventato film: Ricordo ancora l’emozione incontenibile nello scoprire che Il Signore degli Anelli sarebbe diventato una trilogia cinematografica… Sono stata felice e raggiante per tre anni.
Un libro dal mio autore preferito: L’Anno della Lepre di Arto Paasilinna, il primo che ho letto e che mi ha fatto innamorare dell’autore finlandese.
Un classico che amo: Frankenstein di Mary Shelley.
Un libro che ho odiato: L’Ombra del Vento di Zafon. Morboso.
Un regalo di una persona speciale: Silver Screen Fiend di Patton Oswalt, regalo di mio marito che mi ero dimenticata di aver chiesto ma che mi ha fatto scoprire un grande comico, attore e amante del cinema.
Un libro letto in un’altra lingua: Iliad, Mythos, Heroes e Odyssey di Stephen Fry, perchè il suo humor british si gusta meglio in inglese.
Un libro che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita: La Trilogia della Città di K di Agota Kristof. Chissà se mai mi riprenderò.
Un libro della mia comfort zone: Giallo Banana di Giovanni di Giamberardino e Costanza Durante. Il titolo già dice il genere e anche il tono…
Il mio romanzo preferito: Alla Ricerca del Tempo Perduto di Marcel Proust. Il mio nome da blogger lo conoscete, no?
Ultimo libro letto: Lia Malavoglia Uncut di Andrea K Lanza.
La mia prossima lettura: Hollywood Monster di Robert Englund.
Per il post di oggi ho deciso di accettare la sfida di Tony da Il Blog di Tony dal titolo 30 Day Movie Challenge, selezionando per ogni definizione un titolo calzante. E’ un ottimo modo per parlare di film diversissimi per età, genere e fama. E in ogni caso, ogni scusa è buona per parlare di cinema. E di muffin.
Un film asiatico. Il mio preferito è Trono di Sangue di Kurosawa, ad oggi il miglior adattamento del Macbeth di Shakespeare che io abbia visto su schermo.
Un film dagli anni Cinquanta. A costo di ripetere quanto già detto nella fanta-intervista, Forbidden Planet, Il Pianeta Proibito, del 1956, con un insospettabile Leslie Nielsen seduttore.
Un film dal mio Paese.Fantasmi a Roma (più italiano di così!), di Antonio Pietrangeli, commedia esilarante con un cast stellare: Marcello Mastroianni (in un triplo ruolo), Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo e Sandra Milo.
La mia colonna sonora preferita. Adoro i musical, e non è facile scegliere tra tutti. Sul podio metterei Moulin Rouge!, Chicago e Jesus Christ Superstar, ma ce ne sono tanti altri di cui ho ascoltato il cd fino a consumarlo.
Un film horror. Quello che ho rivisto più volte è senza dubbio TheShining. E ho amato molto più il libro rispetto al film. Dell’adattamento cinematografico fatto da Stephen King meglio non parlare, quello è un altro tipo di orrore…
Un film animato. Le Follie dell’Imperatore: esiste un film animato più divertente? Non mi risulta.
Il mio compositore preferito. Credo che Bernard Herrman sia stato il compositore più efficace e simbiotico con i grandi registi. Non a caso ha avuto un lungo sodalizio con Alfred Hitchcock.
Il mio personaggio cinematografico preferito. Jessica Rabbit. Non è cattiva, è che la disegnano così. La femme fatale per eccellenza.
Un film dagli anni Settanta. Esattamente alla metà del decennio, nel 1975, uscì The Rocky Horror Picture Show. E non ce ne fu per nessun altro!
Un film romantico. LadyHawke. Sembra incredibile ma quella storia d’amore mi commuove ad ogni visione.
Regista preferit*. Sono due, Frank Capra e Billy Wilder, entrambi abilissimi sia nel divertire che nel commuovere.
Un mio comfort movie. Dirty Dancing. Conosco ogni canzone e ogni battuta a memoria, ma ogni tanto lo devo rivedere per sentirmi bene.
Attrice o attore preferit*. Ho deciso di sceglierli tra quelli/e dei giorni nostri, senza andare indietro nel tempo, perchè sarebbe troppo complicato. Attrice: Emily Blunt. Attore: Walton Goggins.
Il primo film che ho mai visto al cinema. La Bella Addormentata nel Bosco. Dicono che uscii dalla sala disperata perchè era morta Malefica…
Un film europeo. Il primo che mi è venuto in mente è il tedesco Goodbye, Lenin. Molto divertente, ma anche istruttivo su una pagina di storia di cui a scuola si parla poco.
Un film dalla mia Watchlist. Ave, Cesare! con George Clooney. Non so come mai sia così difficile da reperire sulle piattaforme…
Un film natalizio. Love, Actually, commedia romantica esilarante con un cast meraviglioso e una gran colonna sonora. Consigliatissimo!
Un film antologico/episodico. Signore e Signori, Buonanotte! film italiano a episodi con grandi registi e attori, quando ancora il nostro cinema sapeva far ridere, sì, ma molto amaro. E a tratti profetico.
Un film sopravvalutato. Blade Runner. Ho anche letto il libro, ma continuo a non capire cosa abbia reso così seminale quel film. Boh!
L’ultimo film visto al cinema. Zootropolis 2. Niente di speciale, ma è stata una piacevole giornata in famiglia quindi ne avrò sempre un bellissimo ricordo.
Un film dalla mia infanzia. L’Incantesimo del Lago, tra i tanti. Avevo una collezione sterminata di vhs che riguardavo in continuazione!
La mia trilogia preferita. Per me ne esiste solo una: Il Signore degli Anelli.
Un regista che non mi piace. Denis Villeneuve: bellissime le inquadrature, e la fotografia, e le scenografie, eccetera, ma zero sostanza. Non fa per me.
Un film storico. Ben-Hur. E se non conta come storico, è storico per me, visto che ci sono cresciuta.
Un film in bianco e nero.Frankenstein Junior. La storia di come Mel Brooks raggirò i produttori sul fatto che lo avrebbe girato senza colore è spassosissima!
Una performance straordinaria. Nicole Kidman in Moulin Rouge!, fantastica come attrice e anche cantante, non mi spiegherò mai perchè non vinse l’Oscar quell’anno.
Un film con un grosso twist. Andrei indietro nel tempo e sceglierei Che fine ha fatto Baby Jane? Che film superbamente angosciante!
Un film sottovalutato. Ingiustamente sconosciuto, American Dreamz, nonostante il gran cast è una commedia che pochissimi conoscono, ma è intelligente e spassosa, da riscoprire!
Il mio sequel preferito. Il Ritorno di Jafar. Non dico che sia allo stesso livello di Aladdin, ma è uno dei pochi sequel venuti bene della Disney.
Un’uscita che sto aspettando. Diciamo il prossimo film sugli Avengers per rivedere Chris Hemsworth, ma in generale le nuove uscite di questi ultimi anni mi rattristano più che elettrizzarmi…
Fatemi sapere cosa pensate delle mie risposte nei commenti, oppure usate le definizioni per creare un post sul vostro blog!
Oggi ho l’onore di essere ospite del blog Zinefilo, il cui padrone Lucius Etruscus, amico blogger di vecchia data, mi ha intervistato in merito alle mie preferenza cinematografiche nell’ambito del genere Fantascienza.
Disponibile su RaiPlay Sound, Voice Art è un podcast in 10 episodi da circa 30 minuti ciascuno ideato e condotto da Pino Insegno, celebre attore e doppiatore italiano, insieme alla moglie Alessia Navarro, anche lei attrice e doppiatrice.
Nel corso delle puntate, ciascuna delle quali ospita un professionista della voce appartenente a un diverso ambito (medico, psicologo, doppiatore…), viene analizzata e raccontata l’importanza della voce da diversi punti di vista, a partire dal suo funzionamento fisiologico, passando per le problematiche cui può essere soggetta, per affrontare poi in modo più specifico le caratteristiche che deve avere la voce di un doppiatore professionista. E qui interviene lo stesso Pino Insegno, doppiatore di attori affermati come Jamie Foxx, Viggo Mortensen, Will Ferrell, Sacha Baron Cohen e Michael Shannon, che correda le sue spiegazioni con gustosi aneddoti sulla sala doppiaggio.
L’episodio conclusivo affronta poi un tema di grande attualità come la possibilità di replicare artificialmente una voce umana grazie all’AI.
Un viaggio interessante, dettagliato ma fruibile per chiunque, alla scoperta delle caratteristiche e potenzialità della voce umana.
Per adesso esiste una sola stagione, ma chi lo sa…
Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.
Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…
Gli Avventurieri dell’Aria
Titolo originale: Only Angels have Wings
Anno: 1939
Regia: Howard Hawks
Interpreti: Cary Grant, Jean Arthur, Thomas Mitchell, Rita Hayworth
Dove trovarlo: RaiPlay
Geoff (Cary Grant) dirige un piccolo aeroporto a Barranca, immaginaria località del Sud America, trasportando oltre le Ande la posta, ma a volte anche carichi pericolosi come la nitroglicerina. Il lavoro è pericoloso e i piloti rimangono facilmente feriti o uccisi. Nonostante questo Bonnie Lee (Jean Arthur) si innamora irrimediabilmente di Geoff e vorrebbe rimanergli accanto, ma Geoff, scottato da una precedente relazione, sembra volerla tenere lontana…
Che film bizzarro. Non potevo chiedere di meglio come ultima visione, ahimè, di questo ciclo di grandi classici di Hollywood che tanto mi ha appassionata. Gli Avventurieri dell’Aria appartiene a molti generi diversi: romantico, avventuroso, commedia, drammatico. E qui sta la sua forza, nell’equilibrio tra tutte queste sfaccettature emotive che trascinano lo spettatore in un volo, come da ambientazione, tra emozioni e sentimenti di ogni genere e sorprende ad ogni virata (sempre a tema) di registro. Scene di commedia con rapidi scambi di battute e personaggi strampalati si alternano a momenti di avventura e anche di tensione durante le meravigliose sequenze di volo, mentre drammi dall’impostazione teatrale (il bar di Barranca è la location principale del film) e struggimenti romantici si dipanano sullo sfondo di una vita vissuta tra rischi mortali, fumo e bevute senza freno. Si ride, si piange, ci si appassiona e si trattiene il fiato mentre i piloti rischiano la vita per consegnare la posta e la splendida ex fidanzata Rita Hayworth scombina le carte in tavola. Cary Grant dimostra di poter reggere benissimo un ruolo così complesso e sfaccettato: il suo Geoff è sì un gran seduttore, ma anche un romantico disilluso, un pilota spavaldo e un amico affezionato, un uomo apparentemente cinico ed egoista ma in realtà spaventato dall’idea di una nuova relazione e da quella di perdere le persone care. Fondamentale poi il ruolo di Kid per Thomas Mitchell, la punta di diamante di un cast molto ben affiatato e scelto con sapienza dal grande regista Howard Hawks, che sembra quasi voler racchiudere in questo film l’essenza di tutti i suoi capolavori, mescolando commedia romantica, western e noir in una miscela davvero esplosiva.
Se amate i grandi classici di Hollywood fatevi un regalo e gustatevi Gli Avventurieri dell’Aria (in originale Only Angels have Wings, “Solo gli angeli hanno le ali”), magari nella versione originale messa a disposizione da RaiPlay.
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Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…
Funny Girl
Anno: 1968
Regia: William Wyler
Interpreti: Barbra Streisand, Omar Sharif, Walter Pidgeon
Dove trovarlo: RaiPlay
Fanny Brice (Barbra Streisand) sogna di diventare famosa come cantante e di sposare l’affascinante Nick (Omar Sharif). Ma quando i suoi sogni si realizzeranno, dovrà fare i conti con la vera natura dell’uomo che crede perfetto.
Inizio con una confessione: conoscevo questo film solamente per la scena di In&Outin cui gli amici di Howard (Kevin Kline) glielo propongono come visione per il suo addio al celibato, idea che lo fa inorridire visto che sta combattendo contro la sua omosessualità non ancora dichiarata e che proprio la sua passione per l’attrice Barbra Streisand ha portato alla nascita dei primi pettegolezzi sulla sua virilità.
Conoscevo invece la Streisand per altri titoli decisamente scanzonati e leggeri, come Il Gufo e la Gattina oppure Hello, Dolly!, ed ecco perchè mi ha così stupito scoprire che nel 1969, all’assegnazione del premio Oscar per la migliore interpretazione femminile, c’è stato un ex-aequo tra lei e Katherine Hepburn, attrice di innegabile e comprovata bravura.
Eppure, dopo aver visto Funny Girl, non nutro più alcun dubbio sull’immenso talento non solo canoro e comico della Streisand, ma anche drammatico. Infatti la protagonista Fanny Brice, nonostante il nome che assona proprio con il “funny” (=”divertente”) del titolo, non è semplicemente una soubrette, ma una donna irrimediabilmente innamorata di un uomo affascinante e sicuro di sé ma anche egoista, orgoglioso e ludopatico, che per questo attraverserà momenti di profonda irrequietezza e disperazione. Ho adorato il modo in cui Barbra riesce a passare dal dramma alla comicità in un battito di ciglia, e posso capire senza difficoltà come i suoi atteggiamenti e la sua spavalderia, oltre ai suoi outfit mozzafiato, ne abbiano fatto la grande icona che è e sarà sempre.
Funny Girl è un bellissimo musical, che contiene pezzi divenuti imprescindibili come Don’t Rain on my Parade e in cui non mancano piume e lustrini, ma che racconta anche di come una storia d’amore iniziata come una favola possa avere risvolti tesi e drammatici.
Non fatevi spaventare dalla lunghezza di 2 ore e mezza, il film, anche grazie ai numeri musicali, vi incanterà, vi delizierà e vi sorprenderà, ma alla fine vi farà anche stare in pena per l’innamoratissima Fanny e applaudire al fascino e al talento senza confini di Barbra.
Non perdetevi una parola né un gesto nei dialoghi tra la madre di Fanny e le altre signore del quartiere, perché sono esilaranti!
Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.
Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…
La Signora del Venerdì
Titolo originale: His Girl Friday
Anno: 1940
Regia: Howard Hawks
Interpreti: Cary Grant, Rosalind Russell, Ralph Bellamy
Dove trovarlo: RaiPlay
Hildy Johnson (Rosalind Russell), giornalista d’assalto, si presenta in redazione con il futuro marito Bruce (Ralph Bellamy) per salutare tutti i colleghi, visto che ha deciso di abbandonare la carriera giornalistica per fare la moglie e la madre. Ma il suo principale nonchè ex marito Walter Burns (Cary Grant) non ha intenzione di rinunciare a lei facilmente…
Tratto dalla pièce teatrale di Ben Hecht e Charles MacArthur dal titolo Front Page (Prima Pagina), il film deve il suo titolo al modo in cui Robinson Crusoe nel romanzo di Daniel Defoe apostrofava il selvaggio abitante dell’isola, cioè “my man Friday”, “il mio uomo Venerdì”, inteso come “il mio servo Venerdì”. Il titolo del film, malamente tradotto in italiano dai titolisti che non hanno colto il riferimento, si collega alla situazione di soggezione in cui Walter vuole tenere Hildy, sia dal punto di vista professionale che da quello sentimentale.
Eppure Hildy, pur essendosi già affrancata dall’ex marito con il divorzio, fin dall’inizio ci sembra ben poco propensa a lasciare davvero il mondo del giornalismo, e nel corso del film si capisce presto che la cronaca d’assalto è la sua vita e che non potrebbe mai farne davvero a meno, anche se forse una piccola parte di lei si era seriamente convinta di volerlo fare.
Il film è composto da una serie pressochè ininterrotta di dialoghi rapidi, frizzanti, con battute fulminanti e continui battibecchi, che avvengono principalmente tra Cary Grant e Rosalind Russell ma sono molto ben sostenuti anche dai personaggi secondari.
Fa eccezione il povero Bruce, oggetto anche di battuta metacinematografica (“Assomiglia a quel divo di Hollywood, Ralph Bellamy!” afferma Cary Grant): fin dall’inizio è evidente che Bruce non rientra in quella dinamica di botta, risposta e rapida reazione, appare sempre spaesato e fuori posto, il perfetto pollo da prendere in giro per il furbo e spregiudicato Walter.
Lo spettatore non ha un attimo di respiro tra una stoccata e l’altra, l’arguzia dei dialoghi e della sceneggiatura (basata come già detto su un’opera teatrale, quindi molto solida e precisa) è impeccabile e lascia incantati, anche se un po’ storditi.
Per questo consiglio molteplici visioni, perché è inevitabile perdersi qualcosa nello spassoso guazzabuglio, e se possibile consiglio anche la visione in lingua originale, che RaiPlay fortunatamente ci permette.
Tuttavia, personalmente, io preferisco il film che Billy Wilder ha tratto dalla stessa pièce nel 1974, Prima Pagina (Front Page), in cui i protagonisti sono gli ottimi Jack Lemmon (nel ruolo di Hildy) e Walter Matthau (nel ruolo di Walter), in cui la questione sentimentale viene dimenticata in favore di uno scambio ancora più divertente tra i due personaggi – inoltre è dolcissima la giovane Susan Sarandon nei panni della sposina abbandonata.
In ogni caso La Signora del Venerdì resta una splendida commedia dal ritmo frenetico, con battute memorabili, interpreti eccellenti e una poco velata critica al giornalismo d’assalto statunitense – nonostante l’evidentemente sarcastico disclaimer iniziale.
Questo è un piccolo post che, per una volta, parla di vita reale, anche se naturalmente questo felice incontro non si sarebbe mai verificato senza la grande passione per il cinema e per la letteratura che dalla sua nascita dà vita a Cine Muffin.
Sono stata al Salone del Libro di Torino, un’esperienza meravigliosa sotto ogni punto di vista (tranne la coda nei bagni delle donne) che mi sono goduta in ogni secondo, assaporando un’atmosfera splendida piena di amore gioioso per la letteratura ma anche per il cinema, la radio, i giochi di ruolo e da tavolo, che porta alla felicità nello scoprire, condividere e riscoprire ciò che davvero ci fa battere il cuore.
Tra i molti incontri, firmacopie, acquisti (eh sì, sono tornata con una valigia in più…), uno sicuramente mi ha colpito e mi resterà nel cuore.
Sono infatti andata a trovare, nello stand della casa editrice che lo pubblica, Edikit, il blogger Andrea K Lanza, che sta di casa nel blog Malastrana Rated X ma ogni tanto passa a salutare anche dalle pagine dello Zinefilo.
Da anni ci leggevamo, ma non ci eravamo mai visti in faccia, e tanto meno stretti la mano…
Non posso descrivere l’accoglienza calorosa e festante che mi ha riservato, e l’entusiasmo che mi ha subito trasmesso… infatti mi sono portata a casa tutti i suoi libri!
Non vedo l’ora di leggerli, ma nel frattempo non posso non ripensare a questo incontro senza sorridere e sentire che il cuore si riscalda per questa esperienza che abbiamo potuto condividere, anche se solo per pochi minuti.
Ringrazio ancora Andrea e vi invito ad andare a trovarlo sul suo blog; in alternativa troverete un suo racconto nell’antologia 666, che contiene 666 racconti a tema horror… ciascuno di 666 caratteri! Una vera sfida per qualunque scrittore!