Una Frittella di Mela al Giorno…

Su Disney Plus si possono trovare (quasi) tutti i film della nostra infanzia. Sono appunto quei film che, quando eravamo piccoli, ci piacevano tantissimo e ci facevano ridere, tanto che li rivedevamo in continuazione e li imparavamo a memoria. Questi due film invece non solo non li ho visti da piccola, ma non li avevo mai sentiti nominare: ne sono certa perché mi sarei ricordata di titoli così suggestivi! Li ho visti quindi solo da adulta, e sicuramente hanno perso molta della godibilità che avrebbero per un bambino, però mi hanno comunque intrattenuto piacevolmente e strappato qualche sorriso. Se anche voi siete cresciuti con Quattro Bassotti per un Danese, FBI operazione Gatto e Un Cowboy col Velo da Sposa, allora questa banda succulenta fa per voi!

La Banda delle Frittelle di Mele

Titolo originale: The Apple Dumpling Gang

Anno: 1975

Regia: Norman Tokar

Interpreti: Bill Bixby, Susan Clarke, Don Knotts, Tim Conway

Dove trovarlo: Disney Plus

Siamo nel caro vecchio west, dove Mr. Donovan (Bill Bixby), burbero giocatore d’azzardo, accetta di ritirare per un amico un misterioso pacco in arrivo sulla diligenza. Che shock scoprire che il pacco in questione sono in realtà tre bambini, di cui ora Mr. Donovan è costretto, suo malgrado, a prendersi cura. Mr. Donovan, desideroso di liberarsi dei bambini, stringe un accordo con la bella Dusty (Susan Clarke) per un matrimonio di convenienza, in modo che i piccoli vengano affidati alla donna e lui rimanga libero di inseguire i suoi sogni di ricchezza. Ma nel frattempo, nella vecchia miniera di cui i bambini sono proprietari, è stata trovata un’enorme pepita d’oro. Ora tutti in città desiderano adottare i bambini (anche l’amico si rifà vivo per reclamarli), ma loro invece vogliono restare con Mr. Donovan e Dusty: si accordano perciò con due fuorilegge imbranati, Amos (Tim Conway) e Theodore (Don Knotts), perché li aiutino a rubare la pepita dalla banca in cui è custodita: è nata la Banda delle Frittelle di Mele!

Anche se non c’è nulla di particolarmente originale in questo film, tutti gli elementi tipici dei film per famiglie sono presenti nella giusta quantità, in un buon equilibrio tra sentimenti e umorismo fino all’immancabile lieto fine. L’ambientazione del Far West è sempre suggestiva, i bambini dopo qualche scena entrano nel cuore dello spettatore e anche il cinico Mr. Donovan mostra infine il suo lato tenero; Susan Clarke è una bellissima e dolcissima Dusty, nonostante gli abiti maschili e l’atteggiamento da dura. Tutta una serie di personaggi minori fanno da contorno alla vicenda, dalla sceriffo barbiere al padre ubriacone di Dusty, garantendo simpatia e la giusta dose di confusione. Ma il vero cuore del film è costituito dai due incapaci rapinatori Amos e Theodore (e l’asino Clarice), di natura combinaguai ma sempre uniti in ogni malefatta e in ogni conseguente disastro. Il regista Norman Tokar, veterano dei film per famiglie Disney (suoi sia Quattro Bassotti per un Danese che Il Gatto Venuto dallo Spazio) sa benissimo come creare scene slapstick per tutti i gusti e come far vincere l’amore senza diventare stucchevole. In internet si trova la ricetta degli Apple Dumplings (ravioli di mele) per accompagnare la visione!

La Banda delle Frittelle di Mele 2

Titolo originale: The Apple Dumpling Gang Rides Again

Anno: 1979

Regia: Vincent McEveety

Interpreti: Don Knotts, Tim Conway

Dove trovarlo: Disney Plus

Amos (Tim Conway) e Theodore (Don Knotts), stanchi della vita troppo tranquilla nella fattoria con Mr. Donovan, Dusty e i bambini, raggiungono Junction City per cercare fortuna, questa volta onestamente. A causa di una serie di equivoci vengono però scambiati per i rapinatori della banca e lo sceriffo Hitchcock si mette sulle loro tracce. I due si rifugiano in un forte e vengono arruolati come soldati, ma tra indiani, armi e munizioni che scompaiono e criminali nascosti nelle caverne ne passeranno di tutti i colori!

Anche il regista Vincent McEveety è un veterano della commedia per famiglia Disney (suoi Un Papero da un MIlione di Dollari e Herbie al Rally di Montecarlo, in cui recita anche Don Knotts) ma, forte del successo del primo film, alza il tiro e realizza un film più complicato, con abbondanza di personaggi, sottotrame (anche amorose, naturalmente) e colpi di scena che vedono la Banda delle Frittelle di Mele, composta questa volta solo da Amos e Theodore, mettersi sempre più nei guai con situazioni sempre più assurde e incredibili, anche quando i due compari cercano di rigare dritto. Non so se i bambini potrebbero apprezzare questo film così complicato e pieno di personaggi minori (soldati, fuorilegge, perfino gli indiani), meno tarato sui loro gusti rispetto al precedente, ma di sicuro il divertimento non manca in questa serie rocambolesca di situazioni tipiche dell’ambientazione western (il forte, l’assalto al treno, gli indiani, la rapina…) in cui niente va mai secondo i piani. Gran numero di attori eccellenti (Tim Matheson, Jack Elam, Robert Pine, Kenneth Mars) in un film pensato stavolta più per gli adulti ma sempre simpatico e con scene comiche esagerate e divertenti e il tanto agognato lieto fine. Disney Plus lo propone col titolo alternativo La Gang delle Sfoglie di Mele Colpisce Ancora, ma comunque li si voglia chiamare si tratta sempre degli stessi dolci Apple Dumplings che fanno venire l’acquolina in bocca anche quando non si vedono.

James May – Our Man in Japan

You May like to see a real Samurai

Chi come me ha adorato l’ironia 100% british del trio Jeremy Clarkson-Richard Hammond-James May nei programmi di automobili (che di automobili parlano fino a un certo punto) Top Gear e The Grand Tour non può perdere questo nuovo show targato (per restare in tema) Amazon Prime intitolato James May – Our Man in Japan. In questi esilaranti sei episodi il nostro “Capitan Lento” preferito esplora il Giappone come solo un autentico gentiluomo inglese potrebbe fare: senza capirci un granché e senza alcun barlume di capacità di adattamento. Questo però non impedisce allo show di essere molto divertente, a patto che non si desideri imparare davvero qualcosa di inedito e profondo sulla cultura giapponese. Se invece vi piace vedere occidentali imbarazzati guidare robot giganti e altri veicoli inusuali, indossare costumi tipici e tentare con risultati deprecabili di creare haiku perfetti, allora questo programma fa per voi. Se avete amato vedere Sean Connery camminare curvo e truccato per sembrare un autentico giapponese (senza riuscirci nemmeno alla lontana) in You Only Live Twice allora vi piacerà anche vedere il nostro candido-chiomato James May esibirsi al karaoke, guidare una slitta trainata da cani o prendere il tè con una geisha (nascondendo prontamente gli scones portati da casa). Solo per inguaribili anglofili.

“Unrelated to Nintendo”

Ho Sognato Jessica Fletcher

La notte scorsa ho sognato Angela Lansbury, o meglio Jessica Fletcher, il suo personaggio protagonista della serie tv La Signora in Giallo (in originale Murder She Wrote) per ben 12 stagioni, dal 1984 al 1996. Per chi non conoscesse il telefilm di cui parlo, la signora Fletcher abita nella cittadina americana di Cabot Cove nel Maine; un tempo insegnante di inglese, dopo la morte del marito Frank ha iniziato a scrivere libri gialli, inizialmente per diletto, fino a diventare l’autrice di gialli più famosa del mondo. Oltre a scrivere libri, però, la signora Jessica Beatrice Fletcher ha un altro hobby: scovare gli assassini. In ogni puntata Jessica si troverà a dover risolvere un delitto utilizzando solamente il suo acume, aiutando (o talvolta scontrandosi con) le autorità locali. Mi sono appassionata a La Signora in Giallo quando ero così piccola che pensavo che i cadaveri del telefilm fossero reali e che per ogni puntata venissero ammazzare davvero una o due persone (il record di maggior numero di cadaveri va alla puntata Snow White, Blood Red/Per il Morto seguire la Freccia della quinta stagione, con ben tre morti e un ferito). Non avevo ancora imparato a scrivere nella direzione corretta (di piccola scrivevo da destra verso sinistra) che avevo già stabilito di diventare una scrittrice come Jessica. Ancora oggi, cascasse il mondo, se in tv, su un qualunque canale, danno la Signora in Giallo, io me lo guardo, e anche se mi basta vedere il titolo per ricordare istantaneamente chi sia il colpevole, la visione riserva sempre delle sorprese. A volte colgo un riferimento che alle visioni precedenti mi era sfuggito (come quando Jessica viene invitata a teatro a vedere l’ultimo successo di Steven Sondheim, e io ora so che Angela Lansbury è stata Mrs. Lovett nell’opera teatrale di Sondheim Sweeney Todd); altre volte riconosco un attore famoso che in precedenza non avevo riconosciuto (l’elenco di guest stars è pressoché infinito, da George Clooney a James Coburn, da Brad Dourif a Neil Patrick Harris, da Vera Miles a Leslie Nielsen). In Italia, dove La Signora in Giallo continua ad andare in onda da lunedì a venerdì su Rete4 alle ore 13.00, per motivi funzionali alle programmazioni televisive hanno apportato dei tagli alle puntate per diminuirne la durata, ma io le avevo già viste così tante volte che sono spesso in grado di ricostruire a memoria le scene eliminate (che a volte contengono indizi importanti per trovare l’assassino, aggiungo). Qualche anno fa ho scoperto dell’esistenza di una puntata cross-over tra Murder She Wrote e Magnum P.I., in cui Angela Lansbury recitava al fianco di Tom Selleck, che era stata tradotta e trasmessa in Italia solamente a metà, così ho recuperato la parte mancante in lingua originale. A questo punto pensavo che la serie non avesse in serbo altre sorprese per me, ma mi sbagliavo: qualche giorno fa mi sono imbattuta in una puntata che non avevo mai visto prima! All’inizio ho pensato ad un brutto scherzo della memoria, ma quando ho sentito che Jessica Fletcher aveva una voce diversa dal solito e ho visto l’attore William Windom vestire i panni non del Dottor Seth Hazlitt ma di un avvocato, sono corsa ad indagare. Ho scoperto che quell’episodio, intitolato Doppio Funerale (in originale Funeral at Fifty-Mile) non era mai stato trasmesso in Italia prima del 2016. A quell’epoca la storica doppiatrice di Jessica Fletcher Alina Moradei ci aveva già lasciato, ed ecco spiegato come mai la voce era diversa (era quella di Vittoria Febbi). Per la prima volta, dopo circa trent’anni, avevo l’occasione di risolvere di nuovo un mistero insieme a Jessica! Eppure, nonostante tutta la mia esperienza pregressa, non mi riuscì di indovinare il colpevole. Ma un motivo c’era: contrariamente a quanto accade in tutte le altre puntate (attenzione: segue spoiler!) gli assassini erano quattro! Ed ecco anche spiegato il motivo per cui questa puntata è rimasta nel cassetto così a lungo: era davvero molto diversa dalle altre. Quattro assassini e una gran dose di violenza: la vittima infatti era stata prima quasi linciata, poi impiccata e, una volta morta, impiccata! Mai visto un simile accanimento! E come se non bastasse, la nostra Jessica sembra quasi quasi voler lasciar correre e non denunciare nemmeno i colpevoli… Insomma, non proprio la solita integerrima e raffinata Jessica Fletcher che tanto amiamo. Meglio dimenticare questo tristo episodio e cercare nuove emozioni altrove. Per fortuna Amazon Prime offre due succulenti titoli con Angela Lansbury: La Signora Scompare, di cui ho già parlato qui, e Il Giullare del Re, con Glynis Jones (la mamma di Jane e Michael in Mary Poppins) e Basil Rathbone, in cui la giovanissima Angela interpreta una principessa piena d’iniziativa e assetata d’amore.

Una giovane Angela Lansbury nel film Il Giullare del Re

Ho visto questi film di recente, e forse per questo, oltre che per la mia passione ancestrale, mi sono ritrovata a sognare Jessica Fletcher. Nel sogno ero in macchina con Papà Verdurin quando vedevo Jessica sul marciapiede e gliela indicavo. Lui subito inchiodava e io potevo raggiungerla e seguirla dentro la libreria in cui doveva fare una presentazione. Qui, gentilissima, mi concedeva un autografo e anche il permesso di farle una domanda. Avevo intenzione di chiederle consiglio per il libro giallo che ho scritto (l’ho scritto davvero) ma ero così emozionata che iniziavo a balbettare e non mi uscivano le parole. Lei mi guardava sorridendo ma così facendo mi metteva ancor più in agitazione. A questo punto è suonata la sveglia, e anche se non saprò mai cosa ne pensa Jessica Fletcher del mio investigatore fantasma mi sono comunque svegliata di buon umore, perché quella tra me e Angela è una “storia vecchia come il tempo”

Bridgerton

Il Duca di Hastings (Regé-Jean Page) e Dafne Bridgerton (Phoebe Dynevor)

Caro Lettore,

Troppo spesso nelle nostre vite ci sentiamo sottoposti ad una importuna pressione sociale, e il colmo è che questo avviene anche quando in società non ci viviamo affatto, come in questa contingenza storica che stiamo vivendo. Nonostante la mancanza di feste e balli ci permetta di risparmiare considerevolmente sulla crinolina e le stecche di balena, le energie che spendiamo nel tentativo di non lasciarci andare sono altrettanto ragguardevoli. Questa segregazione forzata, che ci allontana da molte delle attività che normalmente riempiono, non solo temporalmente, le nostre esistenze, idealmente ci sta offrendo su un vassoio d’argento l’opportunità di lavorare su noi stessi al fine di migliore come esseri umani, in previsione di uno sfavillante nuovo debutto in società quando le circostanze lo permetteranno.  Accade dunque a molti di noi, e a questa autrice certamente, di sentirsi in qualche modo moralmente costretti ad utilizzare la benedizione di quest’abbondanza di tempo libero per nobili fini quali l’auto-istruzione, l’auto-apprendimento e l’auto-arricchimento a livello morale, culturale e spirituale. La sottoscritta tuttavia, sebbene non possa che condividere gli alti ideali di cui sopra, di tanto in tanto sente il bisogno stringente di allentare la pressione sulla propria materia grigia e lasciarsi andare a qualche inescusabile frivolezza intellettiva, per rinfrancare mente e spirito. In poche parole, quando ci si diverte e poi ci si diverte per il fatto che ci si sta divertendo. La serie Bridgerton, offerta da Netflix, caro lettore, è perfetta a questo scopo: chi vi si approccia scevro da ogni desiderio di realismo, accuratezza storica e arricchimento morale e culturale troverà in essa un intrattenimento delizioso ed appagante. E poco importa se l’Inghilterra del diciannovesimo secolo descritta dalla showrunner Shonda Rhimes poco ha a che fare con quella aderente alla realtà storica conosciuta, ad esempio, attraverso la meravigliosa serie Downton Abbey, e la sensazione evocata dalla serie si avvicina di più a Desperate Housewives che a Jane Austen (che pure è ben presente, in spirito). Bastano pochi minuti di immersione nella visione per dimenticare quanto abiti ed acconciature siano improbabili e per fare l’abitudine ad un cast, come è stato appropriatamente definito, “politically daltonico” e lasciarsi trasportare nel mondo colorato e glamour della nobile famiglia Bridgerton, che ha il costume di dare i nomi ai propri discendenti seguendo l’ordine alfabetico. Ecco quindi Anthony, Benedict, Colin, Dafne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth Bridgerton, ma le nostre attenzioni si concentrano presto sulla bella e compita Dafne, cresciuta ed educata ad un solo scopo: trovare un buon marito affinché le sue sorelle possano poi fare altrettanto e la famiglia possa prosperare. E l’amore? Quello sembra fuori questione, almeno fino a che Dafne non incontra (o meglio si scontra) con l’affascinante Duca di Hastings: tra i due sono subito scintille e appare evidente come non si sopportino, ma naturalmente le cose sono destinate a cambiare, e su questo non vi è dubbio alcuno. Il divertimento consiste nel vedere in che modo questo accadrà a come ne verranno influenzati i molti  differenti personaggi che si muovono intorno ai due piccioncini. Vi sono, c’è da dire, alcune inaccuratezze nella trama, ma non temere, caro lettore: gli addominali scolpiti del Duca sono qui apposta per tappare ogni buco di sceneggiatura! Nonostante questa piacevole distrazione, questa autrice non può fare a meno di domandarsi che fine abbia fatto la preziosa collana donata dal Principe a Dafne e abbandonata dalla stessa nel giardino… questo argomento è stato dimenticato dagli sceneggiatori, con grande disappunto della sottoscritta che sperava invece in una svolta avventurosa ispirata ad un famoso autore d’oltremanica, un certo Dumas…

Che fine ha fatto la collana?

A guidarci in questo viaggio senza pensieri sarà la voce melodiosa della superba Julie Andrews, la glassa su questo dolcissimo e variopinto cupcake, nei panni della misteriosa Lady Whistledown, regina del gossip, una cui parola può distruggere o salvare una reputazione. Va considerato però che lo stratagemma narrativo di ricorrere ad una figura misteriosa, una dama che scrive nascondendosi dietro ad uno pseudonimo altolocato, sulla cui identità tutti si interrogano non potendo far altro che speculare all’infinito, potrebbe non avere efficacia e non irretire lo spettatore… Ma se invece sei rimasto stuzzicato da queste premesse, caro lettore, ti consiglio di non indugiare oltre e intraprendere la visione immantinente!

XOXO

Madame Verdurin

GroupWatch

La piattaforma streaming Disney Plus da qualche tempo ha messo a disposizione dei suoi abbonati uno strumento per la visione di contenuti condivisa di nome GroupWatch.

Che cos’è? 

GroupWatch permette di creare per un qualsiasi contenuto della piattaforma una sessione di streaming e di invitare fino a 6 persone che abbiano a loro volta un account Disney Plus a parteciparvi. 

Come funziona?

GroupWatch genera un link da inviare ai partecipanti i quali non dovranno far altro che cliccarci sopra all’orario stabilito. Quando il creatore del gruppo premerà “Avvia streaming” il film inizierà simultaneamente per tutti i partecipanti. Allo stesso modo, se qualcuno vorrà mettere in pausa o scorrere avanti o indietro, lo stesso succederà per tutti gli altri, così da permettere delle “pause pop-corn” condivise. Infine tutti i partecipanti possono inviare durante la visione delle emoticon che appariranno a tutti in un angolo dello schermo per esprimere il proprio stato d’animo durante una particolare scena.

Ma funziona?

Ecco, insomma. I problemi derivano dall’interazione tra diversi dispositivi, in quanto a Disney Plus si può accedere tramite pc, smartphone o televisore. Ma come è possibile cliccare un link dal televisore? Bisogna dunque farlo da un altro dispositivo, ma poiché non è possibile effettuare due accessi simultanei con lo stesso account nemmeno questo funziona, se si vuole vedere il film sullo schermo della tv. GroupWatch funziona anche tra utenti che condividono uno stesso account, ma con le stesse problematiche nella gestione dei diversi dispositivi. Inoltre GroupWatch non è, almeno non ancora, uno strumento completo, perché necessita comunque della mail per inviare il link agli invitati; inoltre, nell’orario stabilito, viene spontaneo contattarsi in ogni caso per accertarsi di essere tutti presenti e attenti (io per esempio non avevo finito di prepararmi il tè e ho fatto slittare l’inizio di qualche minuto).

La mia esperienza

Finora ho provato a usare GroupWatch solamente una volta, per vedere Onward (di cui arriverà dunque recensione a breve) con una coppia di amici. Ho inviato la mail con il link generato da GroupWatch e mi sono accordata sull’orario. Al momento di iniziare lo streaming la situazione era molto simile a quelle delle videochiamate cui ci siamo dovuti purtroppo abituare: “Ci siete?” “Non vi vediamo connessi” “Come si clicca un link dal televisore??” “Stavamo cambiando dispositivo e abbiamo perso l’inizio” “Ricominciamo da capo” “Si è bloccato tutto”. Conclusione? Abbiamo tutti abbandonato GroupWatch, ciascuno ha selezionato il film e per telefono ci siamo detti: “Pronti? Tre, due, uno…via!” Le faccine ce le siamo mandate su WhatsApp.

Conclusione

L’idea secondo me è molto carina, forse bisogna solo capire meglio come funziona lo strumento. In questo momento particolare, in cui non è possibile vedere un film con gli amici né in sala e nemmeno sul divano di casa, io ho trovato molto simpatica questa idea per la condivisione, quindi farò sicuramente dei nuovi tentativi con GroupWatch.

Quali sono i vostri blog preferiti (edizione 2020)?

Ho deciso di portare avanti questa bella iniziativa, il Franken-Meme di Nick, l’autore del blog Nocturnia, che permette di segnalare i blog che piacciono di più e che meritano di essere conosciuti. Cinemuffin è un blog nuovissimo (nemmeno un anno di vita) ma mi ha già dato l’occasione di incontrare blogger appassionati, intelligenti e simpaticissimi che meritano di sicuro di essere conosciuti da tutti.

Se gli autori dei blog che citerò lo desiderano (o se qualcun altro desidera farlo) potranno proseguire nel loro blog questa iniziativa, avvisando Nick che intendono parteciparvi.

Il Franken-Meme ha una sola regola: la correttezza. Niente maleducazione, insulti e parolacce. Fate conto di trovarvi nel salotto di una signora elegante all’ora del tè, e se non avete nulla di bello da dire non dite nulla.

Inizio con la categoria dei Must, i blog senza i quali la mia giornata non può proprio partire, un po’ come il quotidiano e il caffè del mattino.

La Bara Volante

Sono una felice “barista” fin dal mio arrivo nella blogosfera e so che ogni giorno, di qualunque cosa decida di parlare, Cassidy offrirà ghiotte notizie sui dietro le quinte con il suo fantastico umorismo.

Il Zinefilo

Solo uno dei numerosi blog di Lucius Etruscus (nemmeno lui sa con esattezza quanti siano!), qui si trovano i film di serie Z ma non solo e si scoprono moltissimi retroscena sulla lavorazione dei film, gli attori, la realizzazione delle scene d’azione e molte altre cose.

La prossima categoria comprende tutti i blog che seguo con regolarità: alcuni sono stagionati, altri nuovi, ma per me ogni cosa è ancora una novità tutta da scoprire.

Una Vita da Cinefilo

Alessio, cinefilo ma anche fotografo, ci offre una serie di potpourri dei film e delle serie tv che ama spaziando tra i generi e le epoche con la competenza e la passione che derivano dalla sua formazione.

In the Mood for Cinema

Blog con un bellissimo nome, ispirato al capolavoro di Wong Kar-wai, in cui Alessandra ci parla senza sbavature di film di vario genere, con un occhio di riguardo per l’horror, e riesce sempre a trovare in tutti qualcosa da apprezzare, proprio come fa un vero appassionato.

Vengonofuoridallefottutepareti

Blog collettivo, ma la maggior parte dei post portano la firma dell’infaticabile Sam, che non teme di imbarcarsi in imprese titaniche come la recensione di tutte le puntate di Star Trek o di X-Files ma parla anche di film vecchi e non, offrendo molte chicche soprattutto del cinema spagnolo, Già, perché Sam pubblica i suoi articoli in italiano, inglese e spagnolo

Solaris

Senza dubbio il blogger più gentile ed educato che conosco, sempre modesto e curioso, la sua passione per la settima arte emerge chiaramente dai suoi articoli e dalle sue recensioni. Il suo blog prende il nome dal film di Tarkovskij che io amo molto ed è stato tra i primi ad attirare la mia attenzione.

Non c’è Paragone

In questo momento Alfonso è occupatissimo con la sua impresa ambiziosa di recensire tutte le pellicole  vincitrici dell’Oscar come miglior film. Per adesso è arrivato al mitico Casablanca ma sarà un gusto seguirlo nel suo viaggio. 

In Central Perk

Lisa pubblica quotidianamente, è semplicemente instancabile e non le sfugge mai una novità! Film, libri, serie tv… tutti recensiti con uno stile fresco e accattivante che non è che la glassa gustosa di una grande cultura appassionata.

Cinema Tv Musica di una galassia lontana lontana

Bobby Han Solo non si prende mai sul serio, ma non per questo il suo blog lo è di meno. Appassionato di cinema, musica e talent show ha ogni giorno una piccola ma saporita chicca per i suoi lettori. Divertimento senza paturnie assicurato.

Wwayne

Può passare anche molto tempo tra un post e l’altro ma non per questo il blog smette di essere vitale, perché ogni nuova pubblicazione genera sempre commenti, confronto e dialogo ricchi e fruttuosi. Stimolante, ogni volta.

Il Blog di Tony – Relax

Austin Dove è un padrone di casa che sa come mettere tutti a proprio agio e dare il la a conversazioni sempre fresche e interessanti. Si occupa di tutto, film, libri, cartoni animati… perfino ricette di cucina!

Pietro Saba World

Pietro è stato così gentile da citare Cinemuffin tra i suoi blog preferiti rispondendo al Franken-Meme. Lui è un divoratore seriale di cinema e serie tv, quindi non lascerà mai i suoi lettori senza materiale di discussione e riflessione. Spesso ci siamo trovati ad avere pareri opposti su di un film, ma il confronto è sempre stato proficuo e la stima reciproca ne è uscita intatta, se non rafforzata.

Matavitatau

Ammetto che molti articoli, soprattutto quelli dedicati alla musica, siano del tutto fuori dalla mia portata, perché Nick ha una conoscenza enciclopedica in questo campo, così come in quello del cinema. E di certo non ha peli sulla lingua!

Per la categoria New Entry ecco qualcuno che però non è di sicuro l’ultimo arrivato!

Ho visto cose

Vincenzo, che io ho conosciuto come uno dei solerti e poliedrici redattori di L’Ultimo Spettacolo, ha dato vita ora a questo suo blog personale da cui mi aspetto grandi cose!

Non ho segnalazioni per la categoria Desaparecidos, bazzico la blogosfera da troppo poco tempo, ma segnalo qui un blog che è rimasto inattivo per un po’ ma che per fortuna è tornato e alla grande:

La Fabbrica dei Sogni

Arwen Lynch era sparita per un po’ per dedicarsi alla sua attività di romanziera ma è tornata con inesauribile energia a raccontarci film di ogni tipo, vecchi e nuovi, con il tono piacevole di una vecchia amica.

Aggiungo una categoria personale, quella dei blog in lingua inglese che seguo con grande interesse:

Paul S. 

Questo è un blog davvero peculiare, il suo autore, Paul, scrive esclusivamente di due attrici che ama tantissimo: Michelle Pfeiffer e Meg Ryan. Paul non solo parla dei loro film ma ne inventa di splendidi, mai realizzati ma che sarebbe stato bellissimo vedere!

Blogferatu

Non conosco il nome dell’autore, di giorno un normale insegnante di inglese ma di notte un appassionato divoratore di cinema horror. Date un’occhiata alla sua Lista di Film Infinita per capire quanto profonda sia la sua conoscenza del genere.

Silver Screenings

Ruth parla con competenza ed eleganza dei vecchi film di Hollywood, i grandi classici, i protagonisti dell’epoca d’oro con sguardi inediti e sempre interessanti sui capolavori che tutti amiamo.

Naturalmente esistono anche altri ottimi blog e blogger che non ho nominato, spero non me ne vogliano e li invito a partecipare comunque alla catena di Nick, se lo desiderano. Detto questo auguro a tutti buona lettura!

Buon 2021!

Niente può impedire a Mel Brooks di brindare in Silent Movie

Non saranno le ultime e non son certo le prime

Ma gli auguri di buon anno scelgo di farli in rime

E per quanto nè Stilnovo nè Dadaismo sia

È sempre piacevole leggere una poesia

(ricordo che a scuola di componimenti ne recitavamo tanti

Ben incollati sulla schiena del compagno davanti)

Soprattutto se l’anno che stiamo per salutare

Come questo 2020 è proprio da dimenticare:

Con la pandemia, la crisi e poi anche il terremoto.

Con amici e parenti abbracci solo da remoto.

C’è comunque molto di cui esser grati

Anche solo il fatto di non essere ammalati

E di poter contare sugli affetti di amici e famiglie

Mentre si costruiscono lunghe piste con le biglie

E si fanno coi bambini mille giochi e lavoretti

Per far passare il tempo quando in casa si è costretti.

Stasera tutti quanti in casa brinderanno

E saluteranno con grande speranza il nuovo anno.

Per me questo 2020 è stato pieno di sorprese

E tutto è iniziato con un dolcetto inglese:

Cinemuffin e i suoi amici mi hanno dato grande soddisfazione

Anche nei momenti di sconforto e frustrazione:

condividere la mia passione per la settima arte

Ha rimescolato in tavola tutte le carte

Portando nuovi amici, curiosità e divertimento

In questo anno che si conclude con un stellestrisciavvicendamento

E chissà se il nuovo Presidente americano neoeletto

Ci diletterà anche lui con una canzone o qualche balletto.

Il 2020 è stato molto brutto ma si trova sempre anche il bello

Per esempio in un bell’uomo che di nome fa Rastrello.

Con Charlize Theron e i suoi amici immortali

Di adrenalina e di azione ne abbiamo avute a quintali.

Non sono mancate nemmeno le storie vere

Come quella di Ivan, gorilla pittore, o di Quarto Potere:

Con Mank David Fincher ci ha portati nel passato

Con un bianco e nero che anche al presente sembra adeguato

Ma a tutti noi il colore piace molto di più

Così arriva a velocità supersonica un porcospino tutto blu.

Già, tutti noi preferiamo un mondo a colori

E Hollywood ce ne offre uno contro tutti i malumori.

Abbi Fede” ci ha detto Pasotti “il Bene vince sempre sul Male”

E infatti il mitico Kurt Russell salva di nuovo il Natale.

Con il bellissimo Soul della Disney si conclude questa annata

Di cinema e di vita che non verrà presto dimenticata.

Questa sera niente conga nè baci sotto il vischio

Perché è bene evitare di ogni contagio il rischio

Ma questo non vieta di augurare che il 2021

Porti serenità, gioia e bei film per ognuno!

E mentre aspettiamo che riaprano le sale

A fare un bel brindisi non c’è niente di male!

Auguri di buon anno da Cinemuffin!

Un Ricordo di Kim Ki Duk

Frequentavo le superiori quando convinsi i miei, non so come, a prendermi un televisore con videoregistratore da mettere in camera mia: forse il liceo classico aveva implementato la mia dialettica in modo incredibile… La condizione naturalmente era che i miei voti non ne risentissero, ma questo accadde solo grazie all’incredibile tempra garantita dalla gioventù, che mi permise in qualche modo di continuare ad andare bene a scuola nonostante passassi le notti praticamente in bianco. Prendevo in prestito le cuffie a infrarossi di mio padre in modo da non farmi scoprire (anche se quando guardavo i musical ero sgamabilissima perché non riuscivo a fare a meno di canticchiare) e passavo la notte in compagnia di Enrico Ghezzi e di qualunque cosa lui ritenesse che io dovessi vedere. La trasmissione che andava in onda a notte fonda su Rai Tre era Fuori Orario, che proponeva sempre film altrimenti introvabili, spesso in lingua originale, e fu fonte per me di infinite scoperte. Una notte Ghezzi propose tre diversi film tutti ambientati su piccole isole poco civilizzate, e uno dei tre era L’Isola, di un regista coreano allora sconosciuto (almeno a me), Kim Ki Duk. La visione del film mi lasciò sconvolta in tutti i sensi possibili. Scoprii poi che durante la proiezione del film alla Mostra del Cinema di Venezia molti spettatori presenti in sala avevano avuto malori e mancamenti durante la scena del tentato suicidio della ragazza, e non mi stupii affatto, perché ne ero stata profondamente turbata anche io, che pure, appassionata di horror, mi ritenevo di stomaco forte. Ma non era stata l’unica cosa del film a colpirmi: oltre alla famigerata scena degli ami da pesca mi ero commossa per la cura e la dedizione con cui il ragazzo aiutava la giovane, che quasi non conosceva, prima a guarire e poi a ritrovare la voglia di vivere. Questa tenera e profonda compassione di un essere umano verso un suo simile mi aveva stregata, oltre alla grande maestria con cui il regista aveva raccontato non solo gli animi ma anche la natura e gli ambienti quasi senza l’uso di parole. L’Isola rimase un ricordo importante sul fondo di un cassetto, finché anni dopo non uscì al cinema Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e ancora Primavera, sempre di Kim Ki Duk. Decisi di doverlo vedere ad ogni costo, ma nessuno dei miei amici era disposto ad accompagnarmi, così attraversai la città a piedi in compagnia di un ragazzo appena conosciuto (che divenne poi un grande amico) appassionato dell’Oriente per raggiungere l’unico cinema d’essai che lo proiettava. Non rimasi per nulla delusa, vi ritrovai la stessa bravura avvolgente nel descrivere stati d’animo e paesaggi quasi senza parole: ero definitivamente diventata fan di Kim Ki Duk. Vidi poi al cinema Ferro 3, che è rimasto il mio preferito tra i suoi film perché alle caratteristiche di cui ho già parlato aggiungeva una buona dose di ironia intelligente. Le scene in cui il ragazzo si muove per casa con agilità felina senza un rumore, assumendo le pose più assurde e riuscendo a vivere la sua storia d’amore letteralmente sotto il naso del marito di lei, sono senza dubbio da scuola di cinema. Vidi poi La Samaritana, anche quello molto bello, che ancora una volta bilanciava in modo perfetto violenza e compassione, odio ed empatia che gli esseri umani sono in grado di provare l’uno per l’altro: io, che vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, ci coglievo un messaggio di profonda fiducia nel genere umano che mi conquistava ogni volta. L’ultimo film di Kim Ki Duk che vidi fu L’Arco, che invece mi deluse un po’ rispetto alle grandi aspettative. Anche per questo poi non vidi più nulla di suo, anche se resto sempre e comunque intenzionata a recuperare. Nonostante sia passato molto tempo da quando ho scoperto il suo talento e dall’ultima volta che ho visto un suo film, la notizia della sua scomparsa mi ha fatto ripensare a quanto il suo cinema abbia significato per me. Ho ritenuto dunque di ricordarlo così, con questo racconto non certo esaustivo ma affettuoso del suo cinema e di ciò che ha rappresentato per me.

Lo Straordinario Mondo di Zoey

Titolo originale: Zoey’s Extraordinary Playlist

Anno: 2020

Interpreti: Jane Levy, Skylar Astin, Alex Newell, Peter Gallagher, Lauren Graham

Dove trovarlo: RaiPlay

Zoey (Jane Levy) lavora per una grande azienda informatica insieme al suo migliore amico, Max (Skylar Astin), segretamente innamorato di lei, e a Simon (John Clarence Stewart), di cui lei è segretamente innamorata ma che è già fidanzato. Con il suo capo, Joan, ha un rapporto complicato fatto di alti e bassi. La situazione in famiglia non è per nulla facile: al padre Mitch, con cui Zoey aveva un bellissimo rapporto, è stata diagnosticata una malattia rara che lo ha condotto in breve tempo ad uno stato semi-catatonico e lo porterà inevitabilmente alla morte in poco tempo. Un giorno, subito dopo aver effettuato una risonanza magnetica, Zoey si rende conto che qualcosa in lei è cambiato: ora è in grado di percepire i pensieri e gli stati d’animo delle persone che le stanno intorno. E la percezione avviene sotto forma di… numero musicale!

Lo Straordinario Mondo di Zoey è una serie di 12 episodi di circa 40 minuti ciascuno – una seconda serie è già stata annunciata per il prossimo anno – adatta esclusivamente agli amanti del musical. Infatti, per chi non ama le canzoni, i balletti e i numeri musicali in genere potrebbe risultare davvero noiosa. I personaggi, le vicende e la trama non sono particolarmente coerenti o interessanti, ma piuttosto elaborati in funzione alle canzoni che devono descrivere di volta in volta le emozioni e i turbamenti di ciascuno. L’assunto di per sé è piuttosto semplice e non originale, ma se lo si accetta è possibile passare qualche tranquilla serata a godersi un’opera senza pretese, divertente ma in alcuni passaggi anche commovente: tutto quello che riguarda la malattia del padre di Zoey, interpretato dal talentuoso Peter Gallagher, che esce dalla sua immobilità per cantare e danzare con la figlia, mi ha fatto versare un bel po’ di lacrime. Ho trovato però anche momenti divertenti, su tutti il numero tratto da Jesus Christ Superstar e la maggior parte di quelli affidati a Lauren Graham, la Lorelai Gilmore di Una Mamma per Amica. Gli interpreti sono tutti all’altezza e le coreografie, ideate dalla cantante Mandy Moore (che compare in un cameo nei panni di se stessa), sono originali ma tipicamente hollywoodiane allo stesso tempo. Di grande effetto il numero eseguito dai ballerini che interpretano ragazzi sordomuti. Una piacevolissima sorpresa per me quella di ritrovare in un episodio l’attrice Bernadette Peters, che interpretava la soubrette Vilma Kaplan in Silent Movie di Mel Brooks: essendo il film di Brooks muto, mi ero goduta le sue gag e i suoi balletti ma non avevo mai sentito la sua voce, così sento di aver finalmente colmato una lacuna.

Il Nuovo 007 è Donna

Quella che fino a due giorni fa era solamente un’illazione è stata ora confermata: il nuovo 007 sarà una donna. Per la precisione l’iconico ruolo di agente segreto di Sua Maestà verrà ereditato dall’attrice inglese Lashana Lynch. Il passaggio di testimone avverrà nel venticinquesimo film della saga di James Bond, No Time to Die, la cui uscita, già rimandata due volte a causa della pandemia globale, è attualmente prevista per il 2 aprile 2021 (anche se girano alcune voci riguardo ad una possibile uscita esclusivamente in streaming sulla piattaforma AppleTv). No Time to Die sarà l’ultimo film per Daniel Craig, il sesto attore a ricoprire il ruolo di 007 (dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan) e il primo per Lashana Lynch, che farà il suo debutto nei panni dell’agente segreto Nomi, successore designato di 007 il quale ha abbandonato il servizio attivo per ritirarsi in Giamaica. Al momento non si conoscono altri dettagli sul personaggio e sulla trama, ma l’attrice in una recente intervista a Harper’s Bazar ha confermato che l’onore e l’onere di essere il nuovo 007 ricadrà proprio sulle sue spalle. Lashana ha già subìto molti attacchi sui social network, ma ha dichiarato di aver compreso che non si tratta di attacchi personali: “Io sono una donna di colore. Se  il ruolo fosse stato assegnato ad una qualsiasi altra donna di colore, lei avrebbe ricevuto gli stessi attacchi. Devo solo ricordare a me stessa che sono parte di qualcosa che sarà molto, molto rivoluzionario”. Ma lo sarà davvero? La scelta di Lashana Lynch come nuovo 007 sarà davvero così inedita e rivoluzionaria per la saga nata dai libri di Ian Fleming? 

Quando Sean Connery venne proposto dal produttore Albert “Cubby” Broccoli come possibile protagonista di Licenza di Uccidere furono in molti a pensare che non si trattasse di una buona idea. Lo stesso Connery dubitava di essere adatto al ruolo. E l’autore dei romanzi, Ian Fleming, rimase dubbioso sulla scelta di Connery fino a che non furono ultimate le riprese di Dalla Russia con Amore: lui avrebbe preferito vedere nei panni di 007 l’attore americano Hoagy Carmichael. Ricordiamo che all’epoca Sean Connery aveva recitato in appena un pugno di film, di cui il più noto era Darby O’Gill e il Re dei Folletti della Disney. Ma soprattutto ricordiamo che Sean Connery, che avrebbe interpretato un’elegante e sofisticata spia del servizio segreto inglese, era in realtà scozzese!

Lashana Lynch, inglese ma figlia di immigrati giamaicani, attualmente ha al suo attivo appena una manciata di film, di cui il più famoso è sicuramente Captain Marvel (potete trovarlo comodamente su Disney Plus) oltre ad alcuni ruoli in diverse serie tv. 

Quando inizialmente le era stato proposto di prendere parte alla saga di James Bond Lashana era riluttante: temeva di perdersi nella folla di donne bellissime che 007 ha sedotto e abbandonato nel corso dei decenni. Ma la produttrice Barbara Broccoli, figlia di Albert, e il regista Cary Fukunaga l’hanno subito rassicurata: per il personaggio di Nomi avevano in mente qualcosa di ben diverso. Evidentemente Barbara ha cambiato idea rispetto a quanto aveva affermato nel gennaio di quest’anno in un’intervista a Variety: “007 può essere di qualunque colore, ma è un uomo. Io credo che dovremmo creare nuovi personaggi per le donne – personaggi femminili forti. Non sono particolarmente interessata a prendere un personaggio maschile e farlo interpretare da una donna. Penso che le donne siano molto più interessanti di così”. Parole sagge, davvero, ma evidentemente qualcosa ha spinto la madrina di James Bond a cambiare idea, e ora siamo tutti molto curiosi di vedere Lashana in azione per capire il perché e per scoprire se, in caso No Time To Die sia un successo, potrà avere un film tutto suo. La sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge ha confermato l’intenzione di dare un grande spessore al personaggio di Nomi e di farlo risultare reale, credibile, addirittura impacciato. Per Lashana il realismo del suo personaggio è fondamentale, così si è convinta ad accettare il ruolo e ad entrare nella storia. Non voglio certo fare paragoni tra la giovane Lashana e il superbo Sean Connery, che purtroppo ci ha lasciato alcuni giorni fa, ma ho trovato interessanti queste molteplici piccole analogie tra i loro debutti nella saga di 007: a volte la storia del cinema viene fatta dalle coincidenze più inimmaginabili.

Sono ancora convinta che Tom Hiddleston sarebbe stato un Bond favoloso

Poiché sono, sono sempre stata e sarò sempre una grandissima fan di 007, faccio il mio più sentito in bocca al lupo a Lashana e a tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di No Time To Die, sperando di poterlo vedere nei tempi previsti e non nascondendo che al pensiero mi sento non solo curiosa ma anche emozionata. Ritengo infatti che Fleming, senza rendersene conto, possa aver dato il via alla creazione non di un semplice filone ma di un genere cinematografico a sé stante, come lo sono il western o la fantascienza, che quindi si presta, con il cambiare dei gusti e dei modi di pensare, a infinite variazioni. Basti pensare alla differenza che passa tra Ombre Rosse e Gli Spietati, o tra Il Pianeta Proibito e Alien. Una cosa è certa: ovunque ci sarà uno 007, di qualsiasi sesso, razza, nazionalità o numero di scarpe, lì ci sarò anch’io.