Tomorrowland – Il Mondo del Domani

Titolo originale: Tomorrowland

Regia: Brad Bird

Anno: 2015

Interpreti: George Clooney, Hugh Laurie, Britt Robertson, Raffey Cassidy

Dove trovarlo: Disney Plus

Casey Newton (Britt Robertson) è un’adolescente atipica, con la passione per l’ingegneria e il desiderio irrefrenabile di salvare il mondo intorno a lei dalla catastrofe ecologica. Un giorno si ritrova in possesso di una spilla che ha il potere di mostrare solamente a lei il mondo del futuro. Per saperne di più Casey si reca in un negozio di oggettistica legata alla fantascienza, i cui proprietari si rivelano però dei robot che tentano di ucciderla. Casey viene salvata da un altro robot con sembianze da bambina, Athena (Raffey Cassidy), che le affida il compito di mettersi in contatto con un altro essere umano speciale, Frank Walker (George Clooney) per unire le forze e salvare il mondo.

Tomorrowland non è altro che un colossale spot per i parchi a tema Disney, in particolare per Disney World in Florida, la cui zona dedicata al futuro, Epcot, è senza dubbio stata l’ispirazione per il mondo del futuro del film. Inoltre a Disney World, nel Magic Kingdom, è ancora oggi possibile salire sul Carousel of Progress, giostra ideata dallo stesso Walt Disney, che riflette tutta la sua fiducia e la sua speranza in un futuro di progresso e felicità per il mondo. “There’s a great big beautiful tomorrow / waiting at the end of everyday” recita la colonna sonora del carosello di Walt, e il film si pone l’obiettivo lodevole ma pretenzioso di veicolare questo stesso messaggio. Purtroppo oggi, ancora più che nel 2015, anno di uscita del film, è davvero difficile trasmettere agli spettatori l’entusiasmo di Walt Disney per il futuro, e oltre tutto Brad Bird, regista veterano dell’animazione (suoi Gli Incredibili e Ratatouille e il meraviglioso Il Gigante di Ferro) sceglie un escamotage piuttosto ingenuo, secondo cui la sfiducia del genere umano nella propria capacità di migliorare il futuro sia derivata dagli intenti malvagi di un uomo, Nix (Hugh Laurie, sempre adatto ad interpretare il cattivo), che proietta immagini sconfortanti nella mente delle persone. La trama è già di per sé un po’ confusa, tra viaggi nel tempo, futuri alternativi, robot con sembianze umane e innovazioni tecnologiche di ogni genere, e questo stratagemma autoassolutorio affossa definitivamente l’efficacia della storia. Resta comunque un film d’azione per ragazzi con ottimi effetti speciali, ma la banalità dei personaggi (anche il pur bravo George Clooney non può far nulla per vitalizzare il suo personaggio, il solito burbero solitario che recupera la speranza e torna in azione grazie ad una ragazza piena di sogni), la melensaggine intollerabile (perfino per una disneyana come me) di alcune scene e la lunghezza eccessiva (più di due ore) appesantiscono il film fino ad affossarlo. Per chi però desiderasse approfondire la conoscenza delle idee innovative e feconde di Walt Disney consiglio, sempre su Disney Plus, la serie documentario Imagineering, che racconta di come Walt radunò le menti più brillanti di diversi settori creativi e li incaricò di concretizzare nei suoi parchi a tema la sua personale idea di “mondo del domani”.

Voto: 1 Muffin

Abbi Fede

Titolo originale: Abbi Fede

Anno: 2020

Regia: Giorgio Pasotti

Interpreti: Giorgio Pasotti, Claudio Amendola, Roberto Nobile, Robert Palfrader, Gerti Drassi, Aram Kian

Dove trovarlo: RaiPlay

Adamo, violento neofascista affiliato alla malavita, viene condannato ad un periodo di servizi sociali da scontarsi presso la chiesa parrocchiale di un paesino sulle Alpi. Qui verrà accolto dall’amichevole ma severo parroco Ivan, la cui cieca fede in Dio deriva da una lunga serie di traumi psicologici, che lo incaricherà di prendersi cura dell’albero di mele della canonica per poter cucinare uno strudel con le sue mele e guadagnarsi così la redenzione.

Per il suo esordio alla regia l’attore italiano Giorgio Pasotti sceglie allo stesso tempo di andare sul sicuro, dirigendo un remake del film del 2005 Le Mele di Adamo del danese Anders Thomas Jensen, e di rischiare, collaborando con Federico Baccomo alla sceneggiatura e riservando per se stesso il ruolo difficilissimo del prete Ivan, nell’originale interpretato con grande efficacia da Mads Mikkelsen. Il risultato comunque è davvero buono: Abbi Fede è un film che, come l’originale, riesce ad alternare con efficacia momenti di umorismo grottesco e momenti di riflessione e introspezione. A differenza del film danese il remake calca un po’ troppo la mano sul melodramma, magari nel tentativo di venire incontro a quello che Pasotti ritiene sia il gusto italico, ma rimane comunque un film godibile, che trasmette un messaggio universale di speranza, comunione e redenzione in modo divertente. Qualche didascalismo eccessivo e qualche movimento di macchina un po’ troppo sbarazzino sono perdonati alla luce delle belle prove degli attori: bravo Pasotti, anche se un po’ ingessato riesce ad essere al contempo tenero e irritante; bravo Claudio Ammendola nei panni dello spietato neofascista che ritrova la retta via; sopra le righe ma necessario e simpatico Roberto Nobile nei panni del dottor Catalano, uomo di scienza sconvolto dai miracoli che la buona volontà può compiere. Recitano bene anche tutti i comprimari e a loro si devono le scene più divertenti (che però, c’è da dire, ricalcano tutte le trovate del film originale, come la scena dei corvi o il Cabernet-sciroppo per la tosse). Abbi Fede mi è piaciuto quasi quanto l’originale, e per essere un esordio alla regia mi sembra un buon risultato; ora mi auguro che Pasotti, alla luce di questo, decida di rimettersi dietro la macchina da presa e magari osare un pochino di più. E in questo caso gli auguro maggior fortuna, visto che, a causa dell’emergenza Covid, Abbi Fede non è potuto uscire nelle sale come previsto (è stato però reso disponibile su RaiPlay).

Voto: 3 Muffin

Lost in Translation

Titolo originale: Lost in Translation

Anno: 2003

Regia: Sofia Coppola

Interpreti: Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris

Dove trovarlo: Netflix

Bob Harris (Bill Murray), famoso attore americano che sta attraversando la crisi di mezza età si trova a Tokyo per girare la pubblicità di un whiskey quando si imbatte nella giovane e bella Charlotte (Scarlett Johansson), laureata in filosofia ma ancora incerta sul proprio futuro, che il marito fotografo lascia spesso sola in hotel. Tra i due nascerà un legame particolare e profondo.

Secondo lungometraggio di Sofia Coppola, che dimostra da subito di non essere solo la figlia di Francis Ford ma di avere un suo stile personale e una grande abilità nello scegliere e nel dirigere gli attori giusti. Lost in Translation (che si può tradurre con “quel che viene perso nella traduzione”) non è certo un film denso di eventi, anzi, quello che fa è narrare il limbo dell’attesa da due punti di vista diversi ma affini: quello dell’attore di grande successo che vive una crisi personale Bob Harris e quello di Charlotte, giovane laureata in filosofia e neosposina che non sa ancora cosa fare della sua vita e se il matrimonio sia stato la scelta giusta. Bill Murray, che si può pensare stia interpretando se stesso, rende alla perfezione lo sconforto dell’uomo di mezza età che, nonostante la fama e il successo, non sembra inserirsi armonicamente nella sua stessa vita familiare e nel mondo in generale. Scarlett Johansson, di cui la regista è abilissima a sottolineare non solo la grande bellezza ma anche il talento, è perfetta nel ruolo della ragazza che ha smarrito la via ancora prima di trovarla, e anticipa alcune delle caratteristiche che saranno del personaggio di Maria Antonietta interpretato da Kirsten Dunst nel film del 2006 sempre diretto da Sofia Coppola: grande bellezza, un matrimonio precoce, smarrimento e noia (la stessa noia che può diventare pericolosa, come accadrà per i protagonisti di Bling Ring del 2013) . L’alterità della metropoli di Tokyo non fa che esasperare le insicurezze di questi due personaggi, che si incontrano per caso e si sintonizzano l’uno con l’altro nonostante la differenza di età. Ci sono alcune scene davvero divertenti nella parte iniziale, legate alle incomprensioni tra Bob e i suoi ospiti e colleghi giapponesi, ma per il resto il film si distende nel racconto placido ma mai noioso del fortuito incontro tra Bob e Charlotte e di quello che i due condividono nei pochi giorni in cui possono stare insieme. Gli spunti di riflessione, universali ma non banali, non vengono mai sbattuti in faccia allo spettatore ma scaturiscono con naturalezza dalle situazioni e dai dialoghi tra i due protagonisti. Lost in Translation è un film intelligente, tenero e delicato, che intrattiene e fa riflettere senza annoiare, senza drammi e senza pretendere di dare lezioni o risposte, tanto che a noi spettatori non resta che domandarci cosa abbia sussurrato Bob all’orecchio di Charlotte al loro ultimo incontro.

Voto: 4 Muffin

Inspector Gadget

Titolo Originale: Inspector Gadget

Anno: 1999

Regia: David Kellogg

Interpreti: Matthew Broderick, Joely Fisher, Rupert Everett

Dove trovarlo: Disney Plus

John Brown è un onesto e ingenuo guardiano notturno che sogna di diventare poliziotto. Il suo sogno si trasforma in realtà nel modo più bizzarro quando, a seguito di un grave incidente, viene selezionato per diventare il primo poliziotto cibernetico del mondo.

Da bambina ero appassionatissima del cartone animato L’Ispettore Gadget, cui questo film si ispira, ma nonostante questo non mi è stato possibile trovare un singolo complimento da fare a questo film. Non che da una produzione Disney come questa, destinata ai bambini, ci si aspetti una trama originale o un sottotesto di qualche tipo, ma anche come semplice film d’avventura scanzonato per bambini Inspector Gadget proprio non è bello. Manca di ritmo, non è mai divertente, i personaggi sono tutti antipatici, è chiassoso ma mai spassoso. Matthew Broderick, che è senza dubbio un attore di talento (anche canoro) e simpatico, qui riesce ad essere due volte insopportabile, nella versione buona e in quella malvagia. Nemmeno il perfido Scolex, interpretato da Rupert Everett, può salvare la situazione, e le strizzate d’occhio al cartoon originale non fanno che sottolineare l’inferiorità del film rispetto ad esso. Unica chicca per cinefili: se ce l’avete fatta a resistere fino ai titoli di coda finali, guardate con attenzione la gag in cui Sikes (Michael G. Hagerty), lo scagnozzo di Scolex, parla dei suoi progressi all’associazione per ex-minions, perchè seduto in prima fila vedrete Richard Kiel in persona, l’attore che ha interpretato il terribile Squalo (in originale “Jaws”) in due film di 007, La Spia che mi amava e Moonraker, alla fine del quale si redime e diventa buono.

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

Scappa – Get Out

Titolo Originale: Get Out

Anno: 2017

Regia: Jordan Peele

Interpreti: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Catherine Keener

Dove trovarlo: Netflix

Chris Washington (Daniel Kaluuya), giovane fotografo, viene invitato a trascorrere il weekend nella villa dei ricchi genitori della fidanzata Rose (Allison Williams), dai quali teme di non essere accettato perché di colore. Ma presto scoprirà di avere ben altro di cui preoccuparsi, perché niente è come sembra…

Si è parlato davvero bene di questo film prodotto dalla Blumhouse, girato a basso costo, che parte come un Indovina chi viene a cena per poi trasformarsi poco a poco in un thriller. Ma c’è un problema: se qualcuno, come me, ha visto (magari più di una volta) il film di Spike Jonze del 1999 Essere John Malkovich non potrà che pensare a quello per tutto il tempo, e dunque non solo non si lascerà mai spaventare, ma gli scapperà spesso e volentieri da ridere. Cercherò di non anticipare nulla sulla trama di Get Out, ma riassumerò brevemente quella del film di Jonze, in cui il protagonista (John Cusack) scopre l’esistenza di una setta segreta composta tutta di anziani, i quali periodicamente si servono di un essere umano dalle caratteristiche uniche (come ad esempio John Malkovich, che interpreta se stesso) per poter continuare ad esistere, divenendo immortali, anche se costretti a vivere nei recessi della sua mente e ad assistere passivamente alla sua vita senza poterne avere una propria. Ricorda qualcosa? Certo non si può dire che sia tutto identico tra questi due film appartenenti a generi diversi (Essere John Malkovich, anche se è un film davvero atipico, si categorizza come “commedia”), ma secondo me ci sono delle somiglianze impossibili da ignorare. E anche dal punto di vista formale (la parte onirica dell’ipnosi, le inquadrature molto ravvicinate e con strane angolazioni e soprattutto la telecamera sempre posizionata in un ambiente diverso da quello in cui si svolge l’azione, come a voler sottolineare la finzione di ciò che stiamo vedendo) tutto sembra ricalcare Essere John Malkovich. Il fatto poi che l’attrice Catherine Keener sia protagonista in entrambi i film, beh, mi rende ancora più difficile pensare ad una coincidenza… In conclusione, per me è molto difficile dare un giudizio obiettivo su Scappa – Get Out, ma se Jordan Peele non è mai riuscito a non farmi pensare a Essere John Malkovich allora ritengo che questa volta non abbia fatto tanto bene il suo lavoro.

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

Quella Casa nel Bosco

Titolo originale: The Cabin in the Woods

Anno: 2011

Regia: Drew Goddard

Interpreti: Chris Hemsworth, Kristen Connolly, Richard Jenkins, Sigourney Weaver

Dove trovarlo: Netflix

Un gruppetto di ragazzi decide di passare il weekend in un’isolata casa nel bosco. Ma fin dall’inizio sembra chiaro che in quel luogo c’è qualcosa di molto strano e che qualcuno sta spiando ogni loro mossa…

Chi ha acclamato Quella casa nel bosco come horror innovativo e geniale a mio parere ha esagerato. Anche se alla base del film c’è senza dubbio un’idea originale, questa però non viene mai declinata in modo genuinamente spaventoso e non viene mai creata alcuna suspense. Sono più propensa a sposare invece la teoria di chi lo vede come una parodia del genere horror, di cui in effetti presenta tutti i clichè: il gruppo di adolescenti incoscienti (composto dalla ragazza bella e facile, il muscoloso spavaldo, l’intellettuale introversa, il simpaticone…), la location isolata e sinistra, gli oggetti misteriosi, perfino l’uomo inquietante alla stazione di servizio che dà indicazioni con aria spiritata. Ma la trama stessa giustifica, anzi esige, questa serie di luoghi comuni. Non desidero rivelare troppo del plot perché secondo me è un film divertente, che merita una visione sia che lo si consideri una complicata e sagace presa in giro sia che invece lo si ritenga un thriller che ha provato a essere originale ottenendo il risultato di divertire ma certo non di spaventare. Io l’ho trovato un intrattenimento molto piacevole, e non solo per gli addominali di Chris Hemsworth che fa il bagno nel lago: mi riferisco alla sublime apparizione finale di Sigourney Weaver nei panni dell’eminenza grigia che sovrintende all’intera macchinazione (che non voglio spiegare) e a cui è affidata la battuta più memorabile del film (“Il rituale richiede una vergine. So che tu non lo sei, ma di questi tempi bisogna accontentarsi”), appena prima del finale lovecraftiano

Voto: 3 Muffin

You’ll Find Out

Titolo originale: You’ll find out

Anno: 1940

Regia: David Butler

Interpreti: Kay Kyser, Boris Karloff, Bela Lugosi, Peter Lorre, Helen Parrish, Alma Kruger

Dove trovarlo: RaiPlay (in lingua originale con sottotitoli in italiano)

La giovane e bella ereditiera Janis Bellacrest (Helen Parrish) decide di organizzare qualcosa di davvero indimenticabile per festeggiare il suo ventunesimo compleanno, invitando nella sua lussuosa villa il celebre musicista Kay Kyser (che interpreta se stesso) e la sua band. Oltre ai musicisti e agli amici della ragazza prendono parte ai festeggiamenti anche alcuni strani personaggi: la zia Margo (Alma Kruger), convinta di poter parlare con gli spiriti dei defunti; il principe Saliano (Bela Lugosi), medium dalla dubbia reputazione; il giudice Mainwaring, amico del defunto padre di Janis; il professor Karl Fenninger (Peter Lorre), specializzato nello smascherare falsi veggenti e medium. Quando Janis scampa miracolosamente a diversi incidenti mortali Kay Kyser si incarica di investigare…

Ho trovato allo stesso tempo sconsolante e confortante che, già nel 1940, potesse essere possibile sbagliare completamente un film che aveva sulla carta tutte le qualità per essere fantastico: un cast eccezionale, una bella ambientazione, un’idea di partenza azzardata e originale (soprattutto per l’epoca), dei simpatici numeri musicali. Purtroppo però il risultato, nonostante le premesse, è molto deludente. You’ll Find Out vorrebbe essere una parodia dei film gotici e horror che avevano grandissimo successo all’epoca, ma dopo un inizio molto ben realizzato (la zia che scende le scale con gli occhi sbarrati, i lampi e i tuoni che accompagnano sempre i personaggi misteriosi, la villa che rimane isolata dal mondo per il crollo del ponte) perde tutto il suo mordente, disciolto in una serie di numeri musicali che di per sé sarebbero divertenti ma che stonano completamente con l’atmosfera e intasano il ritmo del film. Se ci aggiungiamo poi le gag slapstick e le freddure in stile fratelli Marx il film ne esce davvero male, diventando una farsa tutta al servizio di Kay Kyser, artista radiofonico celebre in America ma sconosciuto in Italia (per questo probabilmente il film non è mai stato tradotto nella nostra lingua, e purtroppo i sottotitoli, con tutti i lazzi e i giochi di parole di Kyser e della sua band, rallentano ulteriormente il ritmo). Un vero peccato, perché sostituendo il gruppo musicale con un unico protagonista che si incaricasse delle indagini potevano nascere una bellissima parodia oppure un giallo vero e proprio. Unica consolazione è l’emozione di veder recitare tutti insieme (e qui la lingua originale aggiunge valore) i tre più grandi villains cinematografici degli anni ‘40: Boris Karloff (famoso per le sue interpretazioni del mostro di Frankenstein e della Mummia), Bela Lugosi (Dracula) e Peter Lorre (M – Il Mostro di Düsseldorf).

Voto: 1 Muffin ipocalorico

Strilloni

Titolo originale: Newsies

Anno: 1992

Regia: Kenny Ortega

Interpreti: Christian Bale, Bill Pullman, Robert Duvall, Ann-Margret

Dove trovarlo: Disney Plus

Jack Kelly, nonostante la sua giovane età, è uno degli strilloni più abili di New York, conosciuto come “Cowboy” per il suo sogno di riuscire a mettere da parte abbastanza denaro da abbandonare quella vita durissima e pagarsi un biglietto ferroviario e cominciare una nuova vita a Santa Fe. Quando il magnate della carta stampata Joseph Pulitzer decide di aumentare per tutti gli strilloni il costo delle loro copie del suo quotidiano New York World, rischiando di annullare o quasi i loro guadagni, Cowboy convince i suoi giovani colleghi a ribellarsi, scioperare e unirsi nel primo sindacato degli strilloni della storia.

Tratto dall’omonimo musical teatrale, anch’esso disponibile su Disney Plus, Newsies (cioè “strilloni”) è un classico del genere musicale, in cui tutti i personaggi si esibiscono a intervalli in numeri di canto e ballo. Pur essendo basato su avvenimenti reali, Newsies ne è una versione molto edulcorata e per nulla realistica, affidata dalla Disney ad un regista di provata abilità nel dirigere film musicali e commedie per famiglie come Hocus Pocus, High School Musical e Descendants; dunque è da evitare per chi cerca veridicità storica e sviluppi drammatici; nonostante questo però la concorrenza senza esclusione di colpi tra i magnati della carta stampata Pulitzer ed Hearst (l’editore cui Orson Welles si è ispirato per il suo Citizen Kane) è tratta dalla realtà storica ed è anche la parte più interessante. Offre invece una serie di simpatici numeri corali di ballo, molte belle canzoni (anche se non così memorabili) e in generale un piacevole intrattenimento. È molto interessante anche per chi ama vedere in veste diversa attori e attrici famosi. Christian Bale, oltre a essere protagonista assoluto, si esibisce con bravura nei numeri musicali (mostrando però maggior talento per il canto che per il ballo). Anche Bill Pullman non delude come cantante, mentre Ann-Margret è deliziosa nei panni della soubrette di origini svedesi Medda Larkson. Da segnalare anche la presenza di Robert Duvall nei panni di Joseph Pulitzer (giornalista ed editore da cui l’omonimo premio per il giornalismo prende il nome): però, come viene detto in una delle scene più spassose di In&Out, “i veri uomini non ballano”.

Voto: 3 Muffin

Vacanze a Modo Nostro

Titolo originale: Camp Nowhere

Anno: 1994

Regia: Jonathan Prince

Interpreti: Christopher Lloyd

Dove trovarlo: Disney Plus

Un gruppo di ragazzini, stanchi dei campi estivi che i genitori li costringono a frequentare ogni anno (quello informatico, quello militare, quello per dimagrire…) decidono di organizzarne uno da soli, affittando una location nei boschi e spassandosela senza nessuna regola e nessun controllo. Ma per poter mettere in atto il loro piano hanno bisogno di un adulto, così ingaggiano l’ex-insegnante con talento per i piccoli raggiri Dennis Van Welker (Christopher Lloyd).

Disney Plus offre la possibilità di recuperare moltissime vecchie commedie che, a differenza di altre divenute classici e trasmesse spesso in televisione, con il tempo sono state completamente dimenticate, nonostante la presenza di attori celebri (in questo caso il divertentissimo istrione Christopher Lloyd). Forse in alcuni casi i film sono stati accantonati a ragion veduta, ma non è il caso di Camp Nowhere, che resta ancora oggi una dignitosa e divertente pellicola per bambini, che parte da un’idea che ogni adolescente troverebbe accattivante, con tutti i rassicuranti clichè del genere: il lieto fine, la scoperta che l’aspetto non è tutto, le redenzione del malandrino, la rivincita degli sfigati. Non è certo un capolavoro ma di sicuro permette di passare una serata rilassante, anche in compagnia dei bambini, strappando in alcune scene qualche genuina risata.

Voto: 3 Muffin

Cena con Delitto

Titolo Originale: Knives Out

Anno: 2019

Regia: Rian Johnson

Interpreti: Daniel Craig, Ana De Armas, Chris Evans, Don Johnson, Toni Collette, Jamie Lee Curtis, Christopher Plummer, Frank Oz

Dove trovarlo: Amazon Prime

Il ricco e famoso scrittore di gialli Arlan Thrombey (Christopher Plummer) viene trovato morto nel suo studio al termine di una cena in famiglia. Omicidio o suicidio? Alle indagini collabora il celebre detective privato Benoit Blanc (Daniel Craig).

Non escludo di aver guardato questo film con troppe aspettative, poiché sono da sempre una grande amante di Agatha Christie, ma questo film davvero non mi piace. Mentre, scena dopo scena, vedevo apparire volti famosi uno dopo l’altro (cosa che in genere mi fa gongolare) non potevo che pensare alla Disney e al grande spreco di talenti attoriali dei suoi recenti live-action. Con un cast così (c’è perfino il regista Frank Oz nella parte dell’avvocato) si sarebbe potuto realizzare qualcosa di straordinario, ma così non è stato. Il film è esagerato in ogni suo aspetto: dialoghi, recitazione, inquadrature, caratteri. La casa di Thrombey sembra quasi il set di un film di Wes Anderson. Purtroppo però Johnson non possiede certo l’originalità e la simpatia del collega e si impantana in un film sempre in bilico tra crime e parodia. Ma di parodie con cast stellari ne abbiamo viste di meravigliose, come Invito a Cena con Delitto e Signori, il Delitto è Servito; forse questo era l’obiettivo di Cena con Delitto (e il titolo italiano lo fa pensare), ma è stato completamente mancato, perché il film non è affatto divertente. Purtroppo però non è nemmeno un buon giallo, perché il colpevole è fin troppo facile da indovinare (non ci sono che un pugno di indizi sparsi in giro e sono inequivocabili) e le indagini mancano di ritmo, di colpi di scena, di tensione. I personaggi sono tutti sopra le righe, delle macchiette senza contenuto (il che ovviamente non aiuta a rendere interessante l’indagine), i clichè abbondano ma non divertono, il finale non sorprende. E a mente fredda trovo che l’idea del personaggio che vomita ogni volta che sente o dice una menzogna sia più disgustoso che originale. Consiglio agli amanti delle belle parodie di recuperare piuttosto i classici del genere Signori, il Delitto è Servito e Invito a Cena con Delitto

Voto: 1 Muffin Ipocalorico