Coyote vs. ACME

Anni: 2026

Regia: Dave Green

Interpreti: Will Forte, John Cena

Dove trovarlo: al cinema

Dopo aver inseguito Bip Bip per decenni, Willy Coyote decide di assumere un avvocato per fare causa alla ACME, l’azienda che da sempre gli fornisce prodotti che non funzionano o, più spesso, esplodono.

Come tutti, sono cresciuta con i cartoni animati dei Looney Tunes, inoltre ho sempre amato molto i lungometraggi realizzati con la tecnica mista tra attori in carne ed ossa e animazione, a partire dai classici Disney Mary Poppins e Pomi d’ottone e manici di scopa, passando per Chi ha incastrato Roger Rabbit? (con cui questo film ha molto in comune) fino agli altri due film che hanno per protagonisti proprio i Looney Tunes, Space Jam e Looney Tunes – Back in Action.

Ho trovato fin da subito molto divertente e indovinata l’idea di Willy il Coyote che fa causa alla ACME, dopo che per decenni i suoi prodotti lo hanno fatto schiantare, esplodere, spiaccicare eccetera, e trovo che il film l’abbia sviluppata molto bene, creando dei personaggi completi, sfruttando i Looney Tunes storici con intelligenza e originalità (che divertente la scena con la strega!), riuscendo a divertire grandi e piccini senza mai annoiare, omaggiando i classici corti Warner Bros. ma senza ripeterli pedissequamente.

Ammetto poi di trovare sempre ottimo John Cena in ruoli comici, è davvero simpatico.

Mi sono stupita di trovare tra i personaggi animati Peter Lorre, noto per i suoi ruoli in classici come Casablanca e Arsenico e vecchi merletti, ma ho scoperto che spesso l’attore è stato rappresentato in modo caricaturale nei cartoni animati Warner.

In conclusione: consiglio vivamente di vedere Coyote vs. ACME, un film adatto a tutta la famiglia, divertente e non banale, capace di intrattenere e anche di sorprendere, lontanissimo dall’essere una piatta rievocazione nostalgica.

Voto: 3 Muffin

Goat – Sogna in grande

Titolo originale: GOAT

Anno: 2025

Regia: Tyree Dillihay, Adam Rosette

Dove trovarlo: Prime Video

Fin da quando era un capretto, Will sogna di diventare un campione di Roarball, uno sport simile al basket, ma il suo sogno, nonostante il suo talento, sembra impossibile da realizzare a causa della sua taglia minuta.

Premesso che qualunque film d’animazione che scelga di mettere in scena la pallacanestro dopo Space Jam (1995) ha già perso in partenza, GOAT non riesce a mettere sul tavolo nulla di originale. La storia parla del riscatto dei più piccoli e strambi, niente di nuovo. I personaggi sono molto superficiali e alcuni piuttosto confusi, in ogni caso non si faranno certamente ricordare. L’ambientazione è l’ormai classica città moderna con animali antropomorfizzati che si comportano come gli esseri umani, compresi i social, le scarpe alla moda e tutto il resto. Anche questo, dopo Zootropolis, è storia antica. Ma quello che mi è piaciuto di meno è proprio l’animazione, volutamente bidimensionale e a scatti, che unitamente a un montaggio da videoclip e una regia convulsa dà una generale sensazione di mal di mare.

Concedo la possibilità che la versione in lingua originale, che vede come doppiatori Patton Oswalt, David Harbour e Jennifer Hudson, possa essere migliore, anzi sicuramente lo è perchè non utilizza la tremenda traduzione di “Roarball” in “Ruggiball” (ma per piacere!).

Per il resto, anche se il film non ha niente di gravemente nocivo, sono certa che si possa trovare un intrattenimento molto migliore.

Voto: 1 Muffin

Good Fortune

Anno: 2025

Regia: Aziz Ansari

Interpreti: Keanu Reeves, Aziz Ansari, Seth Rogen, Sandra Oh

Dove trovarlo: Prime Video

L’angelo Gabriel (Keanu Reeves), il cui compito è impedire alle persone che scrivono messaggi col cellulare mentre guidano di morire in incidenti d’auto, vorrebbe salire di livello e salvare anime perse. Quando la sua superiore Martha (Sandra Oh) gli dice che non è ancora pronto per salvare anime, lui agisce di sua iniziativa per aiutare Arj (Aziz Ansari), che ha grossi problemi finanziari, non riesce a trovare lavoro e dorme nella sua auto. Per far apprezzare a Archie la sua vita, Gabriel decide di fargli vivere per un po’ una vita del tutto diversa, ricca e agiata ma vuota e superficiale, scambiando di posto Archie con il milionario Jeff (Seth Rogen). Inutile dire che niente andrà secondo i piani…

Mi sono sempre piaciuti moltissimo i film che hanno come protagonisti gli angeli che interagiscono con gli esseri umani. Da La Vita è Meravigliosa di Frank Capra, a Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders, a Angel-A di Luc Besson, fino alla serie tv Supernatural. Da tutti questi mi sembra che il regista e attore protagonista Aziz Ansari abbia in qualche misura attinto: da La Vita è Meravigliosa per l’idea dell’angelo che salva un uomo in piena crisi mostrandogli realtà alternative e ci guadagna una promozione, da Il Cielo sopra Berlino per il fatto che l’angelo arriva ad amare gli esseri umani e sentirsi uno di loro, e dal Castiel di Supernatural il look trasandato (mai senza impermeabile) che conquista; niente ma Angel-A, che purtroppo è stato visto da pochi ma merita.

In ogni caso, anche se forse la trama è derivativa, il film la declina in modo originale e divertente, rappresentando con pochi tratti ma efficacemente l’organizzazione degli angeli e regalandoci il personaggio adorabile di Gabriel, l’angelo volenteroso ma imbranato, interpretato da un ottimo Keanu Reeves che rappresenta molto bene lo spaesamento di un essere celestiale davanti ai limiti e ai difetti dell’essere umano.

Anche Seth Rogen, che non rientra tra gli attori che preferisco, è tuttavia perfetto nel ruolo di riccone spocchioso e nullafacente.

Good Fortune è una commedia deliziosa che si guarda volentieri, sa essere divertente ma non diventa mai una farsa, e ha il grande pregio di mantenere la leggerezza anche nei momenti più emotivamente rilevanti in modo da non risultare mai pesante né pretenzioso.

Certo, nonostante la durata di appena 98 minuti, il film risente comunque di un importante calo di ritmo nella parte centrale, per cui credo che 10 minuti in meno gli avrebbero giovato, ma nonostante questo mi sento di consigliarne la visione.

Voto: 3 Muffin

Anaconda (2025)

Anno: 2025

Regia: Tom Gormican

Interpreti: Jack Black, Paul Rudd, Thandie Newton

Dove trovarlo: Prime Video

Un gruppo di amici, che fin dai tempi della scuola sono appassionati di film horror, decidono di dare una svolta alle loro vite per nulla soddisfacenti girando un reboot del grande classico di Hollywood Anaconda.

Mi era già successo con un altro film, che ha molte cose in comune con questo: l’idea, la storia e gli interpreti che sulla carta mi fanno andare in brodo di giuggiole, al momento dell’agognata visione non mi piacciono proprio per niente.

Mi riferisco a Tropic Thunder, che proprio come questo reboot di Anaconda avevo atteso con grande entusiasmo, e che poi non mi era piaciuto affatto, facendo salva la superba interpretazione di Tom Cruise. Anche lì c’era una storia metacinematografica su una troupe impegnata a girare un film (di guerra, in Tropic Thunder, horror per Anaconda), un tono (in teoria) comico e un cast che prometteva scintille. E dire che in genere adoro i film che parlano della realizzazione di un film, da Cantando sotto la Pioggia a Bowfinger, da King King a Hollywood, Vermont. Eppure, eppure, anche in questo caso qualcosa non ha funzionato. Questo tipo di umorismo è lontano anni luce dal mio gusto, e il film non solo non mi ha divertito, ma mi ha in alcune parti annoiato, e in altre addirittura messa a disagio per quanto era sbagliata (a mio giudizio) l’impostazione della recitazione, dei dialoghi e dei tempi “comici”. Faccio parte della schiera degli amanti del classico Anaconda del 1997, con Jon Voight, Jennifer Lopez, Ice Cube e Owen Wilson, e come i protagonisti di questo reboot sarei in grado di recitarlo a memoria per quante volte l’ho visto, quindi attendevo con trepidazione di vedere questo nuovo Anaconda, ma ne sono rimasta profondamente delusa, nonostante il fortissimo effetto nostalgia da solo me lo avrebbe dovuto far amare. E invece, niente. Come ai tempi di Tropic Thunder (per il quale corsi al cinema) rimasi delusa da Ben Stiller, Robert Downey Jr e Jack Black, così oggi sono stata delusa da Paul Rudd, Thandie Newton e… di nuovo Jack Black? Beh, non me la sento di affibbiare a Black ogni colpa, e nemmeno di sconsigliare questo film senza appello, anzi sono certa che qualcuno apprezzi questo tipo di umorismo (se no il successo di Jack Black per l’appunto non si spiegherebbe), ma non posso che ribadire come non faccia assolutamente per me.

Voto: 1 Muffin ipocalorico

Masters of the Universe

Anno: 2026

Regia: Travis Knight

Interpreti: Nicholas Galitzine, Camila Mendes, Idris Elba, Jared Leto, Morena Baccarin, Alison Brie, James Purefoy

Dove trovarlo: Prime Video

Dopo 15 anni di esilio sul pianeta Terra, Adam (Nicholas Galitzine), principe di Eternia, finalmente riesce a ritrovare la magica Spada del Potere, che potrà ricondurlo a casa e fornirgli forza e potere senza limiti. Al ritorno a casa troverà vecchi amici, ma anche vecchi spietati nemici.

Imbarazzo. Non c’è altra parola per descrivere ogni aspetto di questo film, che come la celebre serie animata nasce da una serie di giocattoli Hasbro popolarissimi negli anni ‘80.

Imbarazzante è la sceneggiatura, dove ogni singolo accadimento è già visto, banale, scontato e prevedibile. Imbarazzanti sono i dialoghi, da mani in faccia in ogni momento.

Imbarazzante il il cattivo Skeletor, interpretato sotto gli effetti speciali da teschio da un gigioneggiante Jared Leto, che fallisce sia nell’essere temibile che nell’essere comico.

Imbarazzante è il tentativo di nascondere gli strabordanti muscoli di Nicholas Galitzine, il protagonista, sotto una camicia, come se poi i bicipiti arrivassero per magia.

Imbarazzanti sono gli effetti speciali, che sono buoni per i personaggi, anche secondari, ma tremendi per le ambientazioni.

Imbarazzante è la recitazione di tutti, dal muscoloso protagonista all’ultima comparsa.

Imbarazzanti sono i tentativi di umorismo, che non sono mai divertenti nemmeno da dietro e da lontano.

Imbarazzante è il ruolo in cui ci dispiace molto vedere il bravo Idris Elba, quello con l’evoluzione e le battute più idiote.

Imbarazzante è il piccolo ruolo di maga per Morena Baccarin, che imbarazzata anche lei da tutta la baracconata cerca di non farsi riconoscere e di intascare la paga senza farsi troppo notare (ammesso e non concesso che sia possibile non notarla).

Imbarazzante il cameo di Dolph Lundgren, che era stato protagonista He-Man del film del 1987 I Dominatori dell’Universo ispirato agli stessi giocattoli, che qui compare come, citando IMDB, Macho-Man (non credo serva dire altro).

Imbarazzante la durata di 2 ore e 20 minuti: e chi mi restituirà più questo tempo sprecato?

So che sono stata un po’ criptica e misteriosa in questa recensione, ma spero tanto di salvare a tutti coloro che mi leggono due preziose ore di tempo, che possono essere impiegate in attività molto più interessanti e stimolanti come fare borse a finger-knitting o giocare a Jenga.

Voto: 1 Muffin ipocalorico

Ultima Missione: Project Hail Mary

Titolo originale: Project Hail Mary

Anno: 2026

Regia: Phil Lord, Christopher Miller

Interpreti: Ryan Gosling, Sandra Hüller

Dove trovarlo: Prime Video

Grace (Ryan Gosling) professore di biologia, si risveglia a bordo di un’astronave e scopre di essere l’unica persona viva a bordo. Non ricorda perchè si trova nello spazio, ma si rende conto di trovarsi nello spazio lontanissimo dalla Terra, che nel frattempo è in grave pericolo a causa dei minuscoli Astrofagi che stanno un po’ alla volta divorando il Sole e anche tutte le altre stelle…

Durante la fanta-intervista che mi ha fatto Lucius Etruscus, mi sono resa conto che il genere Fantascienza è davvero poco presente qui su Cine Muffin, e ho tentato di rimediare, almeno parzialmente. Così ho deciso di vedere Project Hail Mary, disponibile nel catalogo di Prime Video, nonostante le delusioni che mi ha causato la fantascienza recente, ma soprattutto nonostante la mia scarsa, anzi nulla, fiducia nelle doti recitative di Ryan Gosling, che in genere preferisce esprimersi con gli addominali piuttosto che con la faccia.

Sono rimasta così piacevolmente sorpresa che, pur avendo progettato di dividere la visione in due serate, me lo sono invece visto tutto d’un fiato, e senza neppure uno sbadiglio, nonostante la non esigua durata di 2 ore e 36 minuti.

Ryan Gosling mi ha stupito reggendo l’intero film sulle sue spalle e mostrando una mobilità dei muscoli facciali che davvero non gli conoscevo, e anzi ci tengo a dire che in un paio di scene ho riso e in alcune altre mi sono anche commossa.

Non voglio raccontare troppo della trama, perchè anche se non è di certo rivoluzionaria comunque cattura perché viene disvelata un po’ alla volta e riserva alcune sorprese anche per lo spettatore più navigato, che inoltre si divertirà molto a cogliere alcuni riferimenti cinematografici, inseriti con parsimonia e sapienza.

Project Hail Mary appartiene in tutto e per tutto al genere fantascientifico, almeno per come lo intendo io, perchè oltre a raccontare una meravigliosa storia di amicizia e una grande avventura si occupa anche di analizzare l’animo umano e di trasmetterci al riguardo un messaggio di cui, oggidì, c’è infinito bisogno: l’essere umano è molto meglio di quanto creda.

Consiglio di cuore questo film, interessante e carinissimo, adatto a tutti (anche ai bambini, ammesso che possano reggere la durata, un po’ scoraggiante), appassionati del genere e non, che di certo non ha cambiato la storia della fantascienza ma le ha aggiunto un tassello pregevole.

Voto: 4 Muffin

Sisu – Il Vendicatore

Titolo originale: Sisu – Road to Revenge

Anno: 2025

Regia: Jalmari Helander

Interpreti: Jorma Tommila, Stephen Lang, Richard Brake

Dove trovarlo: Prime Video

1946. Il finlandese Aatami (Jorma Tommila), dopo la strage di centinaia di nazisti, si è guadagnato il soprannome di Sisu, cioè L’Immortale, ed è divenuto una leggenda in Finlandia e in Russia, tanto che l’Unione Sovietica decide che deve essere eliminato, affidando il compito di porre fine alla leggenda proprio allo stesso uomo che aveva sterminato la sua famiglia…

L’offerta di film d’azione sulle piattaforme streaming è davvero sterminata, e spesso mi capita di leggere la trama di uno di questi action recenti, magari vedendo perfino il trailer, e di domandarmi: “Ma l’ho visto oppure no?”. Infatti molto spesso questi film sono fatti con lo stampino, tutti uguali, e il fatto che anche gli interpreti spesso siano gli stessi – Jason Statham, Jean-Claude Van Damme (che con l’età somiglia sempre di più a Carlo Verdone), Dave Bautista eccetera – peggiora soltanto le cose.

Ecco perchè sono stata piacevolmente sorpresa nello scoprire Sisu – L’immortale, che presentava una trama e un’ambientazione diverse dalle solite e una buona dose di umorismo ben riuscito, pur rimanendo nell’ambito di quel genere leggerissimo, pieno di sangue e violenza ma senza alcuna pretesa e soprattutto con poche parole – mentre in alcuni film del genere come l’insopportabile e ingiustificabile The Gardener con Van Damme i personaggi secondari buoni e cattivi sentono il bisogno continuo di proferire scemenze senza interruzione né pietà per lo spettatore).

Quando ho visto che era disponibile il secondo capitolo della saga dell’immortale finlandese Sisu perciò mi ci sono buttata a pesce, e non sono rimasta affatto delusa.

Per una storia di vendetta, l’idea di partenza è molto carina, e cioè il fatto che il protagonista, dopo lo sterminio della sua famiglia da parte dei Russi, decida di smontare la sua casa pezzo per pezzo e trasferirla oltre il nuovo confine con l’Unione Sovietica per mantenerla in territorio finlandese. Inutile dire che proveranno ad ostacolare questo suo progetto in tutti i modi, e inutile dire che finiranno tutti male, anzi malissimo.

Accettate le premesse dell’azione esagerata e del sangue che scorre a fiumi, devo ammettere che in un paio di sequenze sono davvero scoppiata a ridere di gusto, e che la silenziosità degli acerrimi nemici, Sisu e l’infame che gli ha sterminato la famiglia, richiama alla mente alcune atmosfere western, offrendo spazi di tranquillo silenzio tra le urla e le esplosioni.

Sisu – Il Vendicatore non è certamente un film per tutti, perché è visivamente molto violento, ma mi sento di consigliarlo a chi ami il genere action condito con un po’ di umorismo e in questo ambito cerchi qualcosa di un po’ diverso dal solito.

Voto: 3 Muffin

Gilda

Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.

Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…

Gilda

Anno: 1946

Regia: Charles Vidor

Interpreti: Rita Hayworth, Glenn Ford, George Macready

Dove trovarlo: RaiPlay

Johnny (Glenn Ford) vivacchia racimolando denaro con il gioco d’azzardo, grazie a dadi truccati e alla sua abilità e rapidità di mano, finché un uomo sconosciuto (George Macready), dopo averlo salvato da una rapina, in virtù delle sue particolari competenze gli offre un lavoro nel suo casinò. Tutto procede bene finché l’amico Ballin non porta a casa una donna bellissima, Gilda (Rita Hayworth), presentandola come sua moglie. Ma per Johnny Gilda non è affatto una sconosciuta…

Fortunatamente RaiPlay mette a disposizione anche in questo caso l’audio originale del film, perchè con la trasposizione italiana, per quanto ben fatta, inevitabilmente si perde una battuta che, in pochissime parole, condensa il senso dell’intero film. Quando Ballin presenta per la prima volta a Johnny sua moglie Gilda, lo conduce direttamente nella stanza di lei, e bussando alla porta le domanda: “Are you decent?”, che significa naturalmente: “Sei presentabile?”, ma in inglese ha anche un’altra sfumatura che in italiano di perde, ovvero: “Sei una donna decente, accostumata?” E Gilda, scuotendo la sensazionale chioma, risponde: “Me?” ovvero: “Chi, io?”, come se non si riconoscesse proprio in quell’idea di donna morigerata e ben educata, e dubitasse perfino che il marito stia parlando di lei.

Questa scena all’apparenza semplicissima racchiude e anticipa già tutto il dramma e l’ambiguità che caratterizzeranno i rapporti tra i tre protagonisti. Johnny è riconoscente a Ballin per averlo tirato via dalla strada e aver fatto di lui qualcuno, ma non può fare a meno di desiderare sua moglie, di cui presto capiamo conosce un passato che invece l’amico ignora. Ballin ha fiducia sia nella moglie che nell’amico, ma allo stesso tempo li tiene entrambi sotto controllo e sotto scacco, comportandosi con le persone care come fa con i soci o i rivali in affari. Gilda è divisa tra un’identità di moglie devota, che le va molto stretta, quella di sgualdrina, che comunque non la rende felice, e l’amore che suo malgrado prova per Johnny, il migliore amico di suo marito. Il regista Charles Vidor è abilissimo nel costruire la suspense e nel tenere lo spettatore in sospeso fino alla fine, con continue rivelazioni e ribaltamenti che rendono molto difficile prevedere il finale e giudicare Gilda e Johnny, che sono allo stesso tempo infidi e bugiardi ma anche appassionati e tormentati. Il film è benedetto dalle interpretazioni superbe di Glenn Ford, qui giovane e affascinante più che mai, e Rita Hayworth, che giustamente con il ruolo di Gilda è entrata per sempre nell’immaginario collettivo e che ci incanta, oltre che con outfit mozzafiato, anche con esibizioni canore indimenticabili.

Gilda è una storia d’amore, un thriller, un dramma, ma soprattutto è un grande film della Hollywood classica che ogni amante del cinema dovrebbe vedere.

Quando mio figlio, da piccolo, indicò la calamita attaccata al frigo con l’immagine di Rita Hayworth in Gilda dicendo: “Mamma!” non mi avrebbe potuto fare complimento più grande.

Voto: 4 Muffin

La Ragazza del Secolo

Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.

Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…

La Ragazza del Secolo

Titolo originale: It Should Happen to You

Anno: 1953

Regia: George Cukor

Interpreti: Judy Holliday, Jack Lemmon

Dove trovarlo: RaiPlay

Gladys Glover (Judy Holliday) è un’ingenua, dolce e bellissima ragazza di provincia arrivata a New York per diventare famosa. Pete (Jack Lemmon) è un giovane cameraman che si innamora di lei, ma Gladys è così concentrata sul suo sogno di gloria che non sembra accorgersi di lui, nemmeno quando lui si trasferisce a vivere nel suo stesso palazzo per starle vicino.

Finalmente ho capito perchè qualcuno paragoni Judy Holliday a Marilyn Monroe: sebbene Marilyn avesse una bellezza e una sensualità più decise, Judy conquista immediatamente tutti, spettatori e personaggi, con la sua bellezza semplice e l’ingenuità infantile e spiazzante che riesce a conferire al suo personaggio. Gladys non sa come diventare famosa, e sa di non avere talenti particolari, ma la sua determinazione la porterà alla fine a conquistare il suo obiettivo… Ma si accorgerà ben presto che la notorietà e il denaro non sono così soddisfacenti come pensava e che le cose davvero importanti sono altre.

La trama di questo film è così semplice da sembrare ridicola, a raccontarla: una ragazza diventa famosa e poi ricca semplicemente scrivendo il suo nome a lettere cubitali su un cartellone pubblicitario. Eppure la bravura di Judy Holliday non solo rende il tutto credibile, ma ci porta a prendere davvero a cuore le sorti di Gladys e a struggerci in anticipo perchè noi capiamo prima di lei a cosa sta andando incontro e cosa invece si sta lasciando sfuggire.

Jack Lemmon è l’attore perfetto per incarnare l’innamorato ignorato, oggi diremmo “friendzonato”, che cerca in ogni modo di evitare a Gladys la delusione a cui sta andando inevitabilmente incontro.

Una commedia rosa ma anche molto divertente, adatta a tutti, scacciapensieri e perfetta per chi come me conosce l’attrice Judy Holliday solo di nome ma non l’ha mai vista recitare: una vera rivelazione.

Voto: 3 Muffin

Da Qui all’Eternità

Sulla piattaforma streaming gratuita RaiPlay è disponibile una collezione di film classici del cinema americano di vari generi, tutti diretti e interpretati da famose star di Hollywood e divenuti, ciascuno per motivi diversi, pietre miliari del cinema. Questo viaggio nei classici mi ha divertito, commosso, e in alcuni casi stupito.

Per chi vorrà accompagnarmi in questo viaggio, oggi parliamo di…

Da Qui all’Eternità

Titolo originale: From Here to Eternity

Anno: 1953

Regia: Fred Zinnemann

Interpreti: Burt Lancaster, Deborah Kerr, Montgomery Clift, Frank Sinatra, Donna Reed, Jack Warden, Ernest Borgnine

Dove trovarlo: RaiPlay

Nella base militare americana di Pearl Harbor, appena prima dell’attacco giapponese in seguito al quale gli Stati Uniti entreranno nella seconda guerra mondiale, si dipanano diverse vicende drammatiche. Un soldato semplice (Montgomery Clift) viene vessato dai superiori perchè partecipi a una competizione di pugilato, sport che ha giurato di non praticare mai più dopo aver causato gravi danni fisici a un avversario; un sergente (Burt Lancaster) intrattiene una complicata relazione illecita con la moglie di un superiore (Deborah Kerr); un altro soldato (Frank Sinatra) finisce agli arresti per aver difeso un amico durante una rissa.

La scena più famosa di questo film, riprodotta e citata in ogni dove (perfino nel film d’animazione Shrek 2), è quella in cui Burt Lancaster e Deborah Kerr si baciano appassionatamente sulla spiaggia. Tuttavia il film è molto di più di un melodramma sentimentale. La base militare funge da sfondo per una serie di vicende umane, tutte complesse e drammatiche, che a tratti si intersecano facendo emergere sia il meglio che il peggio di ogni personaggio. Da Qui all’Eternità non ha un protagonista vero e proprio, si può definire un film corale, in cui ognuno è a suo modo sia un eroe che un delinquente, capace sia di amare che di tradire, sia di difendere un amico che di togliere una vita. Ancora una volta, quello che a prima vista potrebbe sembrare un film di propaganda che incensa l’esercito americano in realtà, come L’Ammutinamento del Caine, racconta vicende umane e interazioni tra persone realistiche e plausibili anche in contesti differenti. I soldati vengono dipinti come normali esseri umani, capaci tanto di eroismo quanto di egoismo, eternamente divisi tra il dovere e i sentimenti personali, tra il bene del Paese e la propria felicità. Tutti, nessuno escluso, hanno difetti e debolezze, e si rivelano capaci di commettere azioni tremende in alcune circostanze, voltando a volte le spalle a chi in loro riponeva fiducia.

Il film dura due ore, ma le vicende umane dei personaggi sono così avvincenti e le interpretazioni talmente ottime che il tempo scorre via e non ci si annoia nemmeno per un secondo. Confesso senza vergogna di aver pianto a dirotto alla morte del personaggio, secondario ma memorabile, interpretato stupendamente da Frank Sinatra.

Consiglio senza riserve questo film a chiunque ami il grande cinema classico e i divi del passato divenuti celebri per il fascino ma capaci di interpretazioni straordinarie come lo sono Burt Lancaster e Montgomery Clift in questo film.

Chiudo con questa riflessione: spesso tendiamo (io per prima) a evitare i film di guerra americani, dai più vecchi a quelli contemporanei, ritenendo che siano tutti film di sfrontata propaganda; mi sto invece rendendo conto di come il cinema di guerra, così come altri generi cinematografici (ad esempio il western) altro non sia che un contenitore utilizzato dai cineasti più acuti per raccontare storie umane universali, che potrebbero essere facilmente trasposte in contesti diversi senza perdere efficacia, perché la loro forza sta nella realtà dei personaggi raccontati. Non credo sia un caso se Fred Zinnemann, oltre a Da Qui all’Eternità, ha diretto anche uno dei più grandi classici del genere western, Mezzogiorno di Fuoco.

Voto: 4 Muffin