C’era una Volta Los Angeles

Titolo Originale: Once Upon a Time in Venice

Anno: 2017

Regia: Marc Cullen

Interpreti: Bruce Willis, John Goodman, Jason Momoa, Thomas Middeditch, Famke Janssen

Dove trovarlo: RaiPlay

Steve Ford (Bruce Willis) è un ex poliziotto divenuto investigatore privato che con il suo giovane aiutante John (Thomas Middeditch) sistema molte incresciose faccende nel quartiere di Los Angeles chiamato Venice. In seguito a una delle sue indagini Steve si crea un nemico, il boss della droga Spyder (Jason Momoa), che decide di dargli una lezione portandogli via il suo amato cagnolino Buddy. Steve però, con l’aiuto del suo vecchio compagno di surf Dave (John Goodman) è disposto a tutto pur di salvare il suo amico a quattro zampe.

Di sicuro è stata una scelta obbligata per i traduttori quella di cambiare il titolo del film, in originale Once Upon a Time in Venice, anche se è di certo divertente immaginare gli inseguimenti e le scene d’azione di questo film ambientati nella nostra Venezia, tra canali, gondole e chicchetti. C’era una volta a Los Angeles non è un film per gli amanti dell’azione più tosta e adrenalinica, perchè punta molto di più sullo humor che sulla violenza, riuscendo anche a creare qualche situazione davvero spassosa (l’inseguimento di Bruce Willis nudo sullo skateboard o l’interrogatorio di John nel bar dei bikers). A tutto il resto ci pensa il cast. Non serve certo che io spenda molte parole per elogiare la simpatia di Bruce Willis, che fin dal suo esordio televisivo con la simpatica serie Moonlighting ha vestito i panni del duro (investigatore o poliziotto o simile) che tra un inseguimento e un colpo di pistola ti fa fare grandi risate. Lo affianca degnamente Thomas Middeditch, protagonista della serie Silicon Valley, adattissimo per fare il discepolo imbranato. L’amico di sempre invece è il mitico John Goodman, non nella sua interpretazione più memorabile, ma vederlo è sempre piacevole. Per la prima volta nel ruolo di antagonista (lo spacciatore dal cuore d’oro) il muscoloso Jason Momoa, diventato famoso nei (pochi) panni di Aquaman, che se la cava molto bene nella sua parte. In seconda fila poi una serie di parti minori affidate ad interpreti famosi: Famke Janssen, la bellissima Jean Grey dei vecchi film degli X-Men, è la sorella di Steve; Billy Gardell, il Mike della sit-com Mike & Molly è un ex collega poliziotto che non si accorge che Bruce Willis, che correva nudo per strada,si è nascosto una pistola tra le natiche; David Arquette passa per strada e propone a Steve, che sembra non conoscerlo, di formare una band. Questi personaggi secondari di lusso contribuiscono a dare una patina rassicurante e familiare al film, che non è un capolavoro ma è perfetto per una serata tranquilla senza pensieri con qualche bella risata e molti sorrisi, anche se non tutte le trovate sono così divertenti come vorrebbero essere. Sorvoliamo sui personaggi, che non hanno alcuno spessore psicologico e non sono per nulla credibili, ma sono funzionali alle trovate comiche e alle svolte della trama. Trama che, all’apparenza, è quella del classico revenge movie d’azione, mentre in realtà non è che una bella favola in cui alla fine, dopo molte sorprese, nessuno è davvero cattivo e ogni personaggio trova il suo lieto fine. Non poteva essere diversamente per un film dal titolo C’era una volta a Venezia.

Voto: 3 Muffin

Tutto Può Accadere a Broadway

Titolo originale: She’s Funny That Way

Anno: 2014

Regia: Peter Bogdanovich

Interpreti: Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Rhys Ifans, Jennifer Aniston

Dove trovarlo: RaiPlay

Arnold Albertson (Owen Wilson) è un regista di teatro di successo e ha una bellissima moglie, Delta (Kathryn Hahn), che è anche l’attrice protagonista della sua nuova commedia. Ciononostante è sua abitudine non solo accompagnarsi con delle escort, ma anche elargire loro cospicue somme di denaro affinché possano cambiare le proprie vite. Quando una delle beneficiarie di queste sue opere di bene, la bella e dolce Isabella (Imogen Poots), si presenta al provino per la parte della prostituta nella sua commedia, per Arnold iniziano i guai…

Tutto Può Accadere a Broadway è prima di tutto una commedia slapstick molto ben riuscita, con scene e dialoghi davvero divertenti ammanniti da un cast splendido e scelto con accuratezza che si muove con disinvoltura dalle scene di vita normale a quelle più surreali tipiche del sottogenere (Delta che finisce in prigione per furto, il tassista che abbandona la sua vettura in mezzo alla strada, il detective privato travestito da rabbino…). I personaggi sono tutti ben riusciti, realistici nonostante siano tutti sopra le righe, ognuno a suo modo, e si fanno voler bene non solo grazie al talento degli interpreti ma anche perché, proprio come le persone vere, traboccano tanto di pregi quanto di difetti. Owen Wilson è perfetto per la parte del regista fedifrago prodigo, che forse nel tentativo di redimersi o forse per genuino altruismo, dona cospicue somme di denaro alle escort che frequente per permettere loro di cambiare le loro vite, trovandosi intrappolato in una rete di bugie, sotterfugi e nomi falsi che però non scalfisce il suo profondo amore per la moglie. Rhys Ifans, attore che mi piace molto, si fa anche lui voler bene perché il suo stile di vita cinico, frivolo e peccaminoso è in realtà un tentativo di sopperire al rifiuto del suo grande amore, Delta, che gli ha preferito Arnold. Tutti i personaggi, anche quelli secondari come i genitori di Isabella, il detective e il giudice, sono perfettamente formati e interconnessi con gli altri e hanno il proprio ruolo e la propria funzione in questo gioco di incastri tra idiosincrasie e caratteri che nella conclusione vede un lieto (abbastanza) fine per tutti. Ma il vero trionfo in questo film, come si capisce dal titolo originale She’s Funny That Way (Lei è divertente in quel modo), è quello delle donne, a partire dalla sceneggiatrice Louise Stratten (che è anche moglie del regista) fino alle attrici che con i loro personaggi hanno i ruoli più complessi e sfaccettati. Da applauso la bella e dolce Imogen Poots nei panni della prostituta e aspirante attrice Isabella, che è anche la narratrice della storia, tutta ricostruita tramite il suo racconto durante un’intervista. Il suo personaggio è di una tenerezza disarmante, tanto che tutti gli altri non possono che volerle bene nonostante tutto, anche se, come si capisce dalle sue riflessioni con la giornalista, è tutt’altro che intelligente; ciononostante il suo buon carattere alla fine la porta al successo non solo nel teatro ma anche nel cinema, tanto da concludere l’intervista (e il film) uscendo sottobraccio ad un famosissimo regista (non rivelerò quale, vi consiglio di vedere il film). Kathryn Hahn con la sua Delta è il centro di gravità del film, remissiva solo in apparenza ma in realtà forte e determinata nell’ottenere ciò che vuole. La vera gemma, però, è Jennifer Aniston, che con la sua psicoterapeuta psicotica regala grandi risate e le battute più incisive: bellissima e bravissima. Dunque riassumendo: ottimi interpreti, belle battute, scene assurde, dialoghi spassosi. Ma non è ancora tutto. Peter Bogdanovich, regista e sceneggiatore, ha inserito in filigrana una satira del mondo dello spettacolo, in cui i grandi successi e le carriere sfolgoranti spesso sono frutto di incredibili coincidenze e commistioni di diverse turbe mentali. Ma, a ben pensarci, in quale settore della vita umana non è così?

Voto: 4 Muffin

Hellboy

Anno: 2019

Regia: Neil Marshall

Interpreti: David Harbour, Milla Jovovich, Ian McShane

Dove trovarlo: Ma perchè cercarlo?

Hellboy (david Harbour), creatura dalla pelle rossa con corna da diavolo, a dispetto del suo aspetto combatte con le forze del bene per debellare tutti gli esseri mostruosi che minacciano il genere umano. Ma durante la lotta contro la potentissima strega Nimue (Milla Jovovich) inizierà a domandarsi se non si trovi a combattere dalla parte sbagliata.

Prima Premessa: per me è davvero difficile prendere sul serio il personaggio dei fumetti Hellboy perchè sono cresciuta coi fumetti di Geppo il Diavolo Buono, quindi inevitabilmente vedere questo diavolone scarlatto grande e grosso che tira pugni col suo enorme braccio forzuto mi fa sorridere.

Seconda Premessa: prima di Neil Marshall un altro regista ci aveva raccontato le avventure del “buon diavolo” Hellboy: un certo Guillermo Del Toro. Del Toro ha diretto Hellboy nel 2004, che ho visto ma di cui non ricordo assolutamente nulla, e Hellboy: The Golden Army nel 2008, che invece ho visto molto volte e trovo splendido.

Per quanto riguarda The Golden Army la prima premessa era invalidata perché il film era fatto davvero bene, diretto ed interpretato magnificamente, con il giusto equilibrio tra azione, humor e filosofia. A lungo ho sentito parlare di un terzo film su Hellboy diretto da Del Toro, sulla scia del grande e meritato successo del secondo, ma poi purtroppo non se n’è fatto nulla… e invece ci è arrivato questo nuovo film.

Quando ho sentito che David Harbour, reso celebre dal suo ruolo di sceriffo nella serie Stranger Things, avrebbe preso il posto del mitico Ron Perlman sotto le corna limate ho pensato che fosse una buona scelta, sia per la fisicità che per il volto che per l’autoironia. Peccato che il regista non abbia saputo sfruttare per nulla questo attore, togliendogli tutta la grinta e il cinismo cui eravamo abituati e rendendo il personaggio, tranne che per il bicipite gigante, una mammoletta. Sparita anche l’ironia che caratterizzava i film precedenti, se non per qualche fiacca battuta di rito. Infine, il colpo di grazia: la voce italiana di Adriano Giannini. Una sofferenza dall’inizio alla fine. Il resto del cast, doppiato nel modo giusto, si salva ma non salva capra e cavoli; Ian McShane, per il cui Coach di Death Race provo grande affetto, nulla può relegato in un ruolo ambiguo e melenso.

Ma se la visione in lingua originale potrebbe forse restituire a Hellboy un po’ del carisma che il doppiaggio italiano gli ha rubato, per altri difetti proprio non c’è rimedio. Mi riferisco ai brutti effetti speciali, alle forzature di sceneggiatura, al disgusto che trasudano molte scene (una su tutte quella di Baba Yaga), alla banalità delle situazioni e dei dialoghi. Nemmeno la meravigliosa Milla Jovovich può rendere davvero minacciosa la strega millenaria, soprattutto se per giungere al prevedibile finale si sceglie di passare per il Mago Merlino e la Tavola Rotonda. Il finale, che ci fa capire come questo film cronologicamente si collochi in mezzo ai primi due, non fa che rintuzzare il desiderio di rivedere The Golden Army per rifarsi gli occhi.

Un disastro su tutta la linea, anche pensandoci non mi viene in mente proprio nulla di bello da poter dire su questo film. Ecco la copertina del volume Geppo disegnata da Leo Ortolani, per consolazione.

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

The Greatest Showman

Titolo Originale: The Greatest Showman

Anno: 2017

Regia: Michael Gracey

Interpreti: Hugh Jackman, Zac Efron, Michelle Williams, Zendaya, Rebecca Ferguson

Dove trovarlo: Disney Plus

Ispirato alla vita di Phineas Taylor Barnum (Hugh Jackman) che nel 1872 creò il circo Greatest Show on Earth, associandosi in un secondo momento con il suo rivale James Anthony Bailey (Zac Efron) per dare vita ad uno spettacolo circense ancor più grandioso.

Non deve stupire troppo il fatto che questo musical sia approdato sulla piattaforma Disney Plus, perché racconta una storia edificante di tenacia, amicizia, amore e redenzione, in cui i rutilanti numeri di ballo e le splendide canzoni prevalgono sull’autenticità storica e psicologica, i freak non sono troppo disturbanti e il lieto fine è garantito. Dunque, se il musical hollywoodiano classico è il vostro genere, non potete perdervi The Greatest Showman, la cui colonna sonora originale è davvero splendida e memorabile, grazie anche alla bravura degli interpreti (tutti gli attori protagonisti interpretano anche le proprie canzoni, tranne Rebecca Ferguson/Jenny Lind che è stata invece doppiata) e alle rutilanti coreografie dei numeri di ballo. Conoscevamo già le doti canore di Hugh Jackman, che in I Miserabili interpretava le canzoni dal vivo di fronte alla macchina da presa, e anche di Zac Efron, che dal suo esordio giovanissimo con High School Musical mostra di aver raggiunto la maturità come cantante e come attore; in questo film scopriamo anche quelle della giovane Zendaya, la Mary Jane dell’ultimo Spider Man, e di Michelle Williams, entrambe affascinanti e bravissime. Bill Condon, regista di film musicali di successo come il live action La Bella e la Bestia e Dreamgirls, collabora qui alla sceneggiatura, frutto di grande esperienza e conoscenza dei meccanismo e dei tempi del genere. The Greatest Showman, come recita una delle canzoni, è davvero “un sogno ad occhi spalancati” che lascia immancabilmente soddisfatti gli appassionati del genere musical. Per quanto mi riguarda poi sto meditando di presentarmi alla recita di Natale a scuola dei bambini a dorso di elefante…

Voto: 4 Muffin

Flubber – Un Professore tra le Nuvole

Titolo originale: Flubber

Regia: Les Mayfield

Anno: 1997 

Interpreti: Robin Williams, Marcia Gay Harden, Raymond Barry, Will Wheaton

Dove trovarlo: Disney Plus

Il professor Philip Brainard (Robin Williams) è un insegnante di scienze del liceo con la testa sempre tra le nuvole, così preso dai suoi calcoli e dai suoi esperimenti che già per due volte si è dimenticato di presentarsi al suo matrimonio con la bella preside Sara (Marcia Gay Harden), che però decide di dargli una terza occasione. Ma, proprio quando l’ora delle nozze è ormai vicina, il professore riesce a creare nel suo laboratorio un fluido antigravità in grado di produrre energia cinetica e far volare oggetti, persone ed automobili. Il professore dovrà ora riconquistare l’amore di Sara e allo stesso tempo difendere la propria scoperta da un uomo d’affari senza scrupoli.

Flubber (questo il nome che il professore dà alla sostanza da lui creata) è il remake del film del 1961 Un Professore tra le Nuvole, che aveva come protagonista il simpatico Fred MacMurray. Molto fedele all’originale ha come punto di forza la qualità degli effetti speciali che vengono utilizzati per umanizzare il fluido Flubber rendendolo non solo senziente (può spaventarsi e soffre il solletico, per esempio) ma addirittura esibizionista, con scene di numeri musicali un po’ troppo lunghe nonostante la colonna sonora di Danny Elfman. Altro punto di forza è naturalmente la simpatia di Robin Williams, perfettamente a suo agio nei panni del professore con la testa tra le nuvole. Molto melensa e fastidiosa invece la presenza del robot-governante innamorato del professore, mentre al contrario il robot da cucina tuttofare è una bella trovata. Per il resto il film si limita a ricalcare l’originale, salvo qualche aggiornamento doveroso (la protagonista femminile, la sempre bravissima Marcia Gay Harden, non è più la segretaria del preside ma è la preside del liceo), e riproporre le stesse gag connesse all’auto volante e alla “rimbalzosità” di Flubber. Al confronto diretto vince senza dubbio il primo film. 

Voto: 2 Muffin

Shark Invasion

Questo è un puzzle casalingo realizzato dai miei bambini. Ok, l’ho fatto io insieme ai miei bambini. Ok, l’ho fatto io per i miei bambini. Volevano un puzzle nuovo e faceva troppo caldo per uscire a comprarlo… Ora avete capito come mai qui su Cine-muffin non trovate mai disegni fatti da me ma solamente locandine oppure foto di muffin. Come potete vedere però, siccome sono ben consapevole del fatto di non essere per niente abile nel disegno, ho trasformato il puzzle in una vignetta divertente. Non è certo un’idea originale, è la lezione che abbiamo imparato dalla serie di film sugli squali assassini Sharknado: se non hai i mezzi per realizzare dei buoni effetti speciali buttala in ridere. E ha funzionato alla grande, visto che il film ha avuto ben cinque seguiti ed è diventato un cult del suo genere! C’è però chi questa lezione proprio non l’ha capita…come ad esempio Shark Invasion!

Titolo originale: Raging Shark

Anno: 2005

Regia: Danny Lerner

Interpreti: Corin Nemec, Vanessa Angel, Corbin Bernsen

Dove trovarlo: RaiPlay

Sul fondo dell’oceano, nel triangolo delle Bermuda, si trova una stazione sottomarina in cui gli scienziati studiano il comportamento degli squali, che diventano inspiegabilmente aggressivi e attaccano la struttura. Che lo strano comportamento degli squali abbia a che fare con lo strano UFO precipitato in mare?

Innanzitutto mi sono chiesta come mai i titolisti italiani avessero sentito il bisogno di cambiare il titolo del film da Raging Sharks a Shark Invasion, poi mi sono resa conto che in effetti Squali Arrabbiati forse non sarebbe stata una buona scelta… Questo film è in sostanza un compendio di tutte le cose brutte che siamo abituati a vedere nei film del genere “animali assassini”, ma il suo difetto più grosso è appunto quello di cercare di prendersi sul serio, quando solamente una bella glassatura ironica poteva, forse, salvarlo. Segue elenco di tutte le cose brutte del film, che dovrebbe scoraggiare una parte dei possibili spettatori ma incoraggiare invece quelli che, nei film di creature ammazza-uomini, cercano proprio questo. La trama è inverosimile e tira in ballo perfino un materiale sconosciuto proveniente dallo spazio profondo (che naturalmente è di color arancio fluo) che può determinare il comportamento degli squali del nostro pianeta. I personaggi sono superficiali e stereotipati, mentre gli attori che li interpretano sembrano appena arrivati dal set di un film per adulti (quanto trucco serve indossare per lavorare in una stazione sottomarina?) da quanto recitano male. Gli effetti speciali sono al livello di quelli degli sketch di Paperissima di Lorella Cuccarini e Marco Columbro, e quando c’è da mostrare uno squalo o un sottomarino vengono utilizzati a ripetizione sempre gli stessi fotogrammi di repertorio. Gli eventi si evolvono senza avere mai alcuna motivazione scientifica, logica o psicologica: in pratica capitano cose a caso tra un morto e l’altro. Gli squali, forse inconsapevoli di possedere un muso estremamente sensibile, tentano ripetutamente di distruggere la stazione a nasate. Forse è per questo che sono arrabbiati, ed essendo arrabbiati naturalmente ruggiscono (!). L’unica persona che ci ha messo un po’ d’impegno è stato il responsabile del casting, che non so in quale modo è riuscito a coinvolgere in questo pasticcio Corbin Bernsen, che è un attore talentuoso ma soprattutto simpaticissimo. Tuttavia, poiché come ho detto all’inizio questo film è al 100% privo di autoironia, non ha saputo sfruttare per niente la sua presenza, e anzi gli ha affidato il ruolo davvero ingrato del comandante del sottomarino militare che giunge sul posto per le operazioni di salvataggio senza portare nemmeno un salvagente ma solo tanti missili; dunque il comandante si parcheggia nelle vicinanze e inizia a prendere ordini da chiunque, davvero chiunque, dal sedicente ispettore della sicurezza agli scienziati che lavoravano da anni zitti zitti in una struttura non a norma. Pronti a giocare a indovinare chi muore per primo? Sì, ma se non indovini… Non t’arrabbiare!

Voto: 1 Muffin

Un Professore tra le Nuvole

Titolo originale: The Absent Minded Professor

Regia: Robert Stevenson

Anno: 1961

Interpreti: Fred MacMurray, Nancy Olson, Keenan Wynn, 

Dove trovarlo: Disney Plus

Ned Brainard (Fred MacMurray) insegna scienze al liceo e sta per sposare finalmente la bellissima segretaria del preside Betsy (Nancy Olson), di cui è molto innamorato ma che ha già lasciato sola all’altare per ben due volte perché troppo distratto dai suoi studi ed esperimenti. Anche il giorno delle nozze, naturalmente, Ned si trova nel suo laboratorio dove ha un’intuizione geniale seguita da una forte esplosione. Quando si riprende è ormai troppo tardi per le nozze ma si rende conto di aver scoperto un fluido, cui dà il nome “Flubber”, che ha l’incredibile proprietà di produrre energia. Ora però dovrà riconquistare la sua fidanzata e proteggere Flubber dalle mire del magnate senza scrupoli Alonzo Hawk (Keenan Wynn).

Tratto dal racconto di Samuel W. Taylor A Situation of Gravity (il titolo si riferisce alla capacità di Flubber di far volare gli oggetti, come ad esempio le automobili), Un Professore tra le Nuvole è il tipico film disneyano per famiglie che, con un esperto regista Disney come Robert Stevenson (suoi Mary Poppins e Pomi d’Ottone e Manici di Scopa, tra gli altri) al volante riesce a divertire grandi e piccini. La capacità “rimbalzosa” di Flubber offre la maggior parte degli spunti comici, ma sono divertentissime le scene con gli ufficiali dell’esercito che cercano di impossessarsi del fluido miracoloso. Alla fine, naturalmente, l’amore e la bontà trionfano e i cattivi vengono puniti; nei panni dello spietato Alonzo Hawk un magistrale Keenan Wynn, il cui personaggio tornerà anche nel divertentissimo Un Maggiolino sempre più Matto, ancora diretto da Stevenson.

Ineccepibili tutti i personaggi secondari, compreso il fedele aiutante canino, dalla governante ai poliziotti, che accompagnano un ottimo Fred MacMurray, ingenuo e divertente. Il film ha avuto un seguito, Professore a tutto Gas, nel 1963 (che purtroppo non è disponibile su Disney Plus) e un remake nel 1997, Flubber, con Robin Williams nel ruolo del professore. 

Voto: 3 Muffin

Moonlight

Titolo originale: Moonlight

Regia: Barry Jenkins

Anno: 2016

Interpreti: Mahershala Ali, Naomie Harris, Alex Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes

Dove trovarlo: RaiPlay (ancora per 4 giorni)

Moonlight è una storia di formazione che ha come protagonista Chiron, un ragazzo di colore che cresce a Miami tra mille difficoltà: la madre con problemi di droga, il padre assente, il bullismo dei compagni di scuola. 

Il film di Barry Jenkins è entrato nella storia del cinema, è vero, ma non come avrebbe meritato. Infatti sarà sempre ricordato dai più come “il film che hanno scambiato con La La Land agli Oscar”. Alla cerimonia degli Academy Awards del 2017 infatti i conduttori Warren Beatty e Faye Dunaway ricevettero la busta sbagliata e proclamarono erroneamente il film di Damien Chazelle La La Land vincitore del premio più prestigioso, quello come miglior film. Lo sbaglio tuttavia venne immediatamente chiarito e, nella confusione generale, venne annunciato il vero vincitore: Moonlight di Barry Jenkins. Sarebbe davvero riduttivo però per questo bel film passare alla storia (del cinema, ma non solo) unicamente per questo qui pro quo. Moonlight, prodotto dalla Plan B di Brad Pitt, ha infatti molti meriti, oltre a quello di aver vinto l’Oscar come miglior film: si è aggiudicato altre due statuette, come miglior sceneggiatura non originale (è tratto infatti dall’opera teatrale di Tarell Alvin McCraney In Moonlight Black Boys look Blue) e miglior attore non protagonista per Mahershala Ali (il CottonMouth della serie Marvel Luke Cage), che è il primo attore di religione musulmana ad ottenere questo riconoscimento. E come se non bastasse, Moonlight è il primo film a tematica LGBT e anche il primo film con un cast interamente composto da afroamericani ad ottenere il premio Oscar come miglior film. Sembra di essere finiti nella serie Netflix Hollywood, in cui tutti quelli che davvero se lo meritano, indipendentemente dalla religione, l’età o il colore della pelle, vengono premiati dall’Academy? Non proprio, ma potrebbe essere un buon inizio. Moonlight ha meritato i riconoscimenti non solamente per i suoi intenti, ma anche per la realizzazione, perché il risultato è un film davvero ben fatto, anche se probabilmente non per tutti vista la moltitudine di tematiche difficili che affronta: solitudine, droga, bullismo, razzismo, scoperta dell’identità sessuale, crimine, crescita. Il protagonista del film si chiama Chiron e viene interpretato da tre attori, tutti di grande bravura e di età diverse per mostrare il suo percorso di formazione: Alex Hibbert è Chiron da bambino, Ashton Sanders da adolescente e Trevante Rhodes da adulto. Il film è dunque nettamente suddiviso in tre parti che però raccontano linearmente lo sviluppo fisico ed emotivo di Chiron. L’incipit del film è appesantito dalla scelta del regista di usare le tecniche di ripresa care alla Nouvelle Vague (pochi stacchi di montaggio, inquadrature da strane angolazioni, assenza di alternanza campo/controcampo), ma questa forma rococò si stempera con l’avanzare del minutaggio, quando lo spettatore viene poco a poco catturato dalle vicende di Chiron e si abitua al linguaggio usato per raccontarle. Grande catalizzatore dell’attenzione e dell’empatia, prima ancora del protagonista che all’inizio del film parla ed agisce poco, è lo spacciatore interpretato da Mahershala Ali che diventa per Chiron una figura paterna, tanto che il bambino finirà per seguirne le orme nel tentativo di guadagnare denaro e rispetto. Quella periferia di Miami che il cinema e la tv hanno spesso raccontato in tutta la sua crudezza e violenza viene qui mostrata in modo sincero ma mai iperrealistico, e fa da sfondo al tentativo del giovane protagonista di crescere e sopravvivere tra mille difficoltà e senza aiuto per trovare se stesso prima ancora che il suo posto nel mondo. A questo proposito il film non ha la supponenza di dare risposte, ma si limita ad offrire allo spettatore una storia credibile e coinvolgente per invitarlo a riflettere sui suoi molti aspetti. RaiPlay rende disponibile Moonlight solo per pochi giorni, ma speriamo sia solamente una finta per invogliare gli spettatori a vederlo, perchè è un film troppo bello e necessario per essere ricordato solamente così: “Alla fine aveva vinto La La L’Altro”.

Voto: 4 Muffin

Tomorrowland – Il Mondo del Domani

Titolo originale: Tomorrowland

Regia: Brad Bird

Anno: 2015

Interpreti: George Clooney, Hugh Laurie, Britt Robertson, Raffey Cassidy

Dove trovarlo: Disney Plus

Casey Newton (Britt Robertson) è un’adolescente atipica, con la passione per l’ingegneria e il desiderio irrefrenabile di salvare il mondo intorno a lei dalla catastrofe ecologica. Un giorno si ritrova in possesso di una spilla che ha il potere di mostrare solamente a lei il mondo del futuro. Per saperne di più Casey si reca in un negozio di oggettistica legata alla fantascienza, i cui proprietari si rivelano però dei robot che tentano di ucciderla. Casey viene salvata da un altro robot con sembianze da bambina, Athena (Raffey Cassidy), che le affida il compito di mettersi in contatto con un altro essere umano speciale, Frank Walker (George Clooney) per unire le forze e salvare il mondo.

Tomorrowland non è altro che un colossale spot per i parchi a tema Disney, in particolare per Disney World in Florida, la cui zona dedicata al futuro, Epcot, è senza dubbio stata l’ispirazione per il mondo del futuro del film. Inoltre a Disney World, nel Magic Kingdom, è ancora oggi possibile salire sul Carousel of Progress, giostra ideata dallo stesso Walt Disney, che riflette tutta la sua fiducia e la sua speranza in un futuro di progresso e felicità per il mondo. “There’s a great big beautiful tomorrow / waiting at the end of everyday” recita la colonna sonora del carosello di Walt, e il film si pone l’obiettivo lodevole ma pretenzioso di veicolare questo stesso messaggio. Purtroppo oggi, ancora più che nel 2015, anno di uscita del film, è davvero difficile trasmettere agli spettatori l’entusiasmo di Walt Disney per il futuro, e oltre tutto Brad Bird, regista veterano dell’animazione (suoi Gli Incredibili e Ratatouille e il meraviglioso Il Gigante di Ferro) sceglie un escamotage piuttosto ingenuo, secondo cui la sfiducia del genere umano nella propria capacità di migliorare il futuro sia derivata dagli intenti malvagi di un uomo, Nix (Hugh Laurie, sempre adatto ad interpretare il cattivo), che proietta immagini sconfortanti nella mente delle persone. La trama è già di per sé un po’ confusa, tra viaggi nel tempo, futuri alternativi, robot con sembianze umane e innovazioni tecnologiche di ogni genere, e questo stratagemma autoassolutorio affossa definitivamente l’efficacia della storia. Resta comunque un film d’azione per ragazzi con ottimi effetti speciali, ma la banalità dei personaggi (anche il pur bravo George Clooney non può far nulla per vitalizzare il suo personaggio, il solito burbero solitario che recupera la speranza e torna in azione grazie ad una ragazza piena di sogni), la melensaggine intollerabile (perfino per una disneyana come me) di alcune scene e la lunghezza eccessiva (più di due ore) appesantiscono il film fino ad affossarlo. Per chi però desiderasse approfondire la conoscenza delle idee innovative e feconde di Walt Disney consiglio, sempre su Disney Plus, la serie documentario Imagineering, che racconta di come Walt radunò le menti più brillanti di diversi settori creativi e li incaricò di concretizzare nei suoi parchi a tema la sua personale idea di “mondo del domani”.

Voto: 1 Muffin

Abbi Fede

Titolo originale: Abbi Fede

Anno: 2020

Regia: Giorgio Pasotti

Interpreti: Giorgio Pasotti, Claudio Amendola, Roberto Nobile, Robert Palfrader, Gerti Drassi, Aram Kian

Dove trovarlo: RaiPlay

Adamo, violento neofascista affiliato alla malavita, viene condannato ad un periodo di servizi sociali da scontarsi presso la chiesa parrocchiale di un paesino sulle Alpi. Qui verrà accolto dall’amichevole ma severo parroco Ivan, la cui cieca fede in Dio deriva da una lunga serie di traumi psicologici, che lo incaricherà di prendersi cura dell’albero di mele della canonica per poter cucinare uno strudel con le sue mele e guadagnarsi così la redenzione.

Per il suo esordio alla regia l’attore italiano Giorgio Pasotti sceglie allo stesso tempo di andare sul sicuro, dirigendo un remake del film del 2005 Le Mele di Adamo del danese Anders Thomas Jensen, e di rischiare, collaborando con Federico Baccomo alla sceneggiatura e riservando per se stesso il ruolo difficilissimo del prete Ivan, nell’originale interpretato con grande efficacia da Mads Mikkelsen. Il risultato comunque è davvero buono: Abbi Fede è un film che, come l’originale, riesce ad alternare con efficacia momenti di umorismo grottesco e momenti di riflessione e introspezione. A differenza del film danese il remake calca un po’ troppo la mano sul melodramma, magari nel tentativo di venire incontro a quello che Pasotti ritiene sia il gusto italico, ma rimane comunque un film godibile, che trasmette un messaggio universale di speranza, comunione e redenzione in modo divertente. Qualche didascalismo eccessivo e qualche movimento di macchina un po’ troppo sbarazzino sono perdonati alla luce delle belle prove degli attori: bravo Pasotti, anche se un po’ ingessato riesce ad essere al contempo tenero e irritante; bravo Claudio Ammendola nei panni dello spietato neofascista che ritrova la retta via; sopra le righe ma necessario e simpatico Roberto Nobile nei panni del dottor Catalano, uomo di scienza sconvolto dai miracoli che la buona volontà può compiere. Recitano bene anche tutti i comprimari e a loro si devono le scene più divertenti (che però, c’è da dire, ricalcano tutte le trovate del film originale, come la scena dei corvi o il Cabernet-sciroppo per la tosse). Abbi Fede mi è piaciuto quasi quanto l’originale, e per essere un esordio alla regia mi sembra un buon risultato; ora mi auguro che Pasotti, alla luce di questo, decida di rimettersi dietro la macchina da presa e magari osare un pochino di più. E in questo caso gli auguro maggior fortuna, visto che, a causa dell’emergenza Covid, Abbi Fede non è potuto uscire nelle sale come previsto (è stato però reso disponibile su RaiPlay).

Voto: 3 Muffin