Bridgerton

Il Duca di Hastings (Regé-Jean Page) e Dafne Bridgerton (Phoebe Dynevor)

Caro Lettore,

Troppo spesso nelle nostre vite ci sentiamo sottoposti ad una importuna pressione sociale, e il colmo è che questo avviene anche quando in società non ci viviamo affatto, come in questa contingenza storica che stiamo vivendo. Nonostante la mancanza di feste e balli ci permetta di risparmiare considerevolmente sulla crinolina e le stecche di balena, le energie che spendiamo nel tentativo di non lasciarci andare sono altrettanto ragguardevoli. Questa segregazione forzata, che ci allontana da molte delle attività che normalmente riempiono, non solo temporalmente, le nostre esistenze, idealmente ci sta offrendo su un vassoio d’argento l’opportunità di lavorare su noi stessi al fine di migliore come esseri umani, in previsione di uno sfavillante nuovo debutto in società quando le circostanze lo permetteranno.  Accade dunque a molti di noi, e a questa autrice certamente, di sentirsi in qualche modo moralmente costretti ad utilizzare la benedizione di quest’abbondanza di tempo libero per nobili fini quali l’auto-istruzione, l’auto-apprendimento e l’auto-arricchimento a livello morale, culturale e spirituale. La sottoscritta tuttavia, sebbene non possa che condividere gli alti ideali di cui sopra, di tanto in tanto sente il bisogno stringente di allentare la pressione sulla propria materia grigia e lasciarsi andare a qualche inescusabile frivolezza intellettiva, per rinfrancare mente e spirito. In poche parole, quando ci si diverte e poi ci si diverte per il fatto che ci si sta divertendo. La serie Bridgerton, offerta da Netflix, caro lettore, è perfetta a questo scopo: chi vi si approccia scevro da ogni desiderio di realismo, accuratezza storica e arricchimento morale e culturale troverà in essa un intrattenimento delizioso ed appagante. E poco importa se l’Inghilterra del diciannovesimo secolo descritta dalla showrunner Shonda Rhimes poco ha a che fare con quella aderente alla realtà storica conosciuta, ad esempio, attraverso la meravigliosa serie Downton Abbey, e la sensazione evocata dalla serie si avvicina di più a Desperate Housewives che a Jane Austen (che pure è ben presente, in spirito). Bastano pochi minuti di immersione nella visione per dimenticare quanto abiti ed acconciature siano improbabili e per fare l’abitudine ad un cast, come è stato appropriatamente definito, “politically daltonico” e lasciarsi trasportare nel mondo colorato e glamour della nobile famiglia Bridgerton, che ha il costume di dare i nomi ai propri discendenti seguendo l’ordine alfabetico. Ecco quindi Anthony, Benedict, Colin, Dafne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth Bridgerton, ma le nostre attenzioni si concentrano presto sulla bella e compita Dafne, cresciuta ed educata ad un solo scopo: trovare un buon marito affinché le sue sorelle possano poi fare altrettanto e la famiglia possa prosperare. E l’amore? Quello sembra fuori questione, almeno fino a che Dafne non incontra (o meglio si scontra) con l’affascinante Duca di Hastings: tra i due sono subito scintille e appare evidente come non si sopportino, ma naturalmente le cose sono destinate a cambiare, e su questo non vi è dubbio alcuno. Il divertimento consiste nel vedere in che modo questo accadrà a come ne verranno influenzati i molti  differenti personaggi che si muovono intorno ai due piccioncini. Vi sono, c’è da dire, alcune inaccuratezze nella trama, ma non temere, caro lettore: gli addominali scolpiti del Duca sono qui apposta per tappare ogni buco di sceneggiatura! Nonostante questa piacevole distrazione, questa autrice non può fare a meno di domandarsi che fine abbia fatto la preziosa collana donata dal Principe a Dafne e abbandonata dalla stessa nel giardino… questo argomento è stato dimenticato dagli sceneggiatori, con grande disappunto della sottoscritta che sperava invece in una svolta avventurosa ispirata ad un famoso autore d’oltremanica, un certo Dumas…

Che fine ha fatto la collana?

A guidarci in questo viaggio senza pensieri sarà la voce melodiosa della superba Julie Andrews, la glassa su questo dolcissimo e variopinto cupcake, nei panni della misteriosa Lady Whistledown, regina del gossip, una cui parola può distruggere o salvare una reputazione. Va considerato però che lo stratagemma narrativo di ricorrere ad una figura misteriosa, una dama che scrive nascondendosi dietro ad uno pseudonimo altolocato, sulla cui identità tutti si interrogano non potendo far altro che speculare all’infinito, potrebbe non avere efficacia e non irretire lo spettatore… Ma se invece sei rimasto stuzzicato da queste premesse, caro lettore, ti consiglio di non indugiare oltre e intraprendere la visione immantinente!

XOXO

Madame Verdurin

Pietà

Titolo originale: Pietà

Anno: 2012

Regia: Kim Ki-duk

Interpreti: Cho Min-soo, Lee Jung-jin

Dove trovarlo: Raiplay

Il giovane Kang-do vive una vita squallida e solitaria lavorando come “recuperatore di crediti” per gli strozzini in una zona di Seul povera e sporca, privo di interessi e di affetti, compiacendosi nella violenza che perpetra sui creditori disperati. Un giorno Kang-do si accorge di una donna sconosciuta che lo segue ovunque. Lui la scaccia e la insulta ma lei persevera, anzi inizia a fargli dei favori (procurandogli ad esempio del cibo) ed entra persino in casa sua tentando di ripulirla. Kang-do diventa sempre più aggressivo, finché la donna non gli rivela di essere la madre che lo ha abbandonato poco dopo la sua nascita, tornata per rimediare al suo errore. L’ostilità e la diffidenza del ragazzo si dissipano presto e i due cercano di stabilire un rapporto e tentare di recuperare il tempo perduto. Kang-do non se ne accorge, accecato dalla gioia di sentirsi per la prima volta amato, ma la madre sembra nascondere un oscuro segreto…

L’improvvisa morte del celebre regista coreano Kim Ki-duk a causa del Covid-19, che ho tanto amato in gioventù, mi ha spinto a recuperare questo suo film, disponibile su Raiplay, un po’ più recente rispetto a L’Arco, ultimo film del regista che avevo visto e che non mi era piaciuto a causa del simbolismo confuso e della morbosità della situazione narrata. In Pietà invece ho ritrovato quello che mi ha sempre affascinata di questo grande regista: un racconto lucido e molto sentito dei sentimenti umani, che sopravvivono anche nella miseria e nella violenza più atroce, e anzi in alcuni casi germogliano in esse. I film di Kim Ki-duk infatti trasmettono sempre la fiducia nel genere umano e nella sua capacità di amare e aiutare il suo prossimo, anche contro ogni logica e ogni ragione. In questo caso il sentimento protagonista è la pietà, come esplicitato dal manifesto del film ispirato all’omonima scultura di Michelangelo. La visione non è sempre facile, la ben nota violenza che è cifra stilistica dell’autore di certo non lo rende un film per tutti, ma io trovo che il messaggio finale sia ancora una volta positivo e ricco di speranza, a ripagare tutti i turbamenti dello spettatore. Sembra incredibile la rapidità con cui Kang-ho passa dalla violenza fisica verso una donna sconosciuta che crede bugiarda all’abbandono totale al suo affetto e al desiderio di rivivere l’infanzia perduta accanto alla madre: in poche scene il ragazzo passa da spietato mutilatore a bambino felice che gioca con i palloncini e mangia zucchero filato. Tale è il bisogno di affetto, dalla cui mancanza nasceva quella compiaciuta violenza che tanti guai continuerà a procurargli, perché, proprio come nel film di Tim Burton Sweeney Todd, dalla violenza non può mai derivare la felicità, che nasce invece dai legami empatici tra gli esseri umani, ma solo altra violenza. Unico difetto del film è la scena finale, in cui il titolo “Pietà” viene spiegato dalla protagonista in un monologo didascalico narrativamente poco efficace: avrei preferito un altro modo per far trasparire i suoi contrastanti sentimenti nell’apice della storia. A parte questa piccola pecca il film, anche se non offre una prospettiva nuova rispetto alle altre opere del regista coreano, è efficace, potente, appagante, ma di sicuro questo tipo di cinema non è per tutti. Consigliato a chi già conosce e ama il regista; per chi volesse approcciarsi a Kim Ki-duk per la prima volta consiglio invece Ferro 3, il più divertente e meno violento tra quelli che ho visto nonché il mio preferito.

Voto: 3 Muffin

Midnight Sky

Anno: 2020

Regia: George Clooney

Interpreti: George Clooney, Felicity Jones

Dove trovarlo: Netflix

Una catastrofe ambientale ha reso irrespirabile l’aria del pianeta Terra. Mentre l’intera popolazione viene messa al riparo nei rifugi sotterranei (che non offrono che una salvezza momentanea) lo scienziato Augustine Lofthouse, malato terminale, decide di rimanere da solo in una base dell’Antartico dove monitorare la situazione attendendo la morte in solitudine. Ma non sarà così: nella base è rimasta una bambina, di cui Augustine dovrà prendersi cura. E non è tutto: la nave spaziale Ether sta infatti rientrando sulla Terra dopo una missione esplorativa sulla quinta Luna di Giove. Augustine tenterà tra mille difficoltà di contattare la nave prima che atterri per salvare la vita al suo equipaggio. 

L’uscita di un nuovo film di e con George Clooney, anche se su Netflix anziché nelle sale, sarà sempre qualcosa di cui parlare. Il punto di domanda è: se ne parlerà bene o male? Purtroppo, in questo caso, per quanto si possano apprezzare le buone intenzioni, è davvero difficile, anche per una grande fan di Clooney come me, parlare bene di Midnight Sky. Il film, tratto dal romanzo Good Morning, Midnight di Lily Brook-Dalton (tradotto in Italia con La Distanza tra le Stelle da Editrice Nord) è una parabola ecologista fatta col cuore: sappiamo infatti che Clooney è da sempre impegnato sul fronte politico tanto quanto su quello ambientalista e questo suo impegno traspare inevitabilmente nelle sue opere cinematografiche, ma mentre sul versante della denuncia politica il risultato era stato molto buono con il film da lui diretto Good Night and Good Luck del 2005, in questo caso il suo messaggio manca d’impatto a livello ideologico, oltre ad avere diversi difetti a livello tecnico e narrativo. Tutto quello che si può dire sulla situazione ambientale del nostro pianeta, secondo me, è già stata detta nella maniera più efficace possibile dal cartoon Pixar Wall·E nel 2008: ogni altro prodotto televisivo o cinematografico non può che tentare di emularne l’efficacia nel veicolare un messaggio così importante in modo serio, divertente e commovente allo stesso tempo. Nel film di Clooney troviamo sì la volontà di metterci ancora una volta in guardia dai cambiamenti climatici che noi stessi stiamo causando, ma senza il mordente che potrebbe avere un “semplice” documentario come Punto di Non Ritorno. Il disastro ambientale nel film non è descritto né spiegato, si dice semplicemente che è stato “un errore”, dunque che è causato indubbiamente dall’uomo. L’altra metà del cielo di mezzanotte è quella dei sentimenti umani, che sono trattati con molta convenzionalità: Augustine non è che il solito protagonista cinico ed egoista che riscopre l’importanza dei legami e la fiducia nel prossimo. Un personaggio molto simile Clooney lo aveva già interpretato nel film Disney del 2015 Tomorrowland, avventura per ragazzi con messaggio ecologista auto-assolutorio incorporato. Purtroppo sono caratterizzati in modo molto superficiale tutti gli astronauti dell’Ether, che potevano essere invece un valevole contraltare oltre che un catalizzatore delle speranze di Augustine. E qui entra in gioco un altro elemento del film, quello fantascientifico. Anche in questo caso Clooney ha dei precedenti attoriali, dal pleonastico remake del classico di Tarkovskij Solaris (a cui è impossibile non vedere qui dei richiami) di Steven Soderbergh al più recente Gravity di Alfonso Cuaron: anche per questo forse in Midnight Sky confluiscono troppe influenze dalla fantascienza cinematografica, per cui tutte le scene ambientate nello spazio sono fin troppo familiari allo spettatore, e anche se sono ben realizzate tecnicamente (pollice verso solamente per la colonna sonora di Alexandre Desplat, davvero troppo invadente) non salvano un film troppo noioso nella parte iniziale e con un colpo di scena finale che non è affatto tale e delude anche chi, come me, per amore di George (che per interpretare il malato terminale Augustine ha perso dodici chili in troppo poco tempo e guadagnato una pancreatite) e del suo impegno cercava il bello ad ogni costo. Midnight Sky alla fine non è certo un film inguardabile, ma nonostante i suoi nobili intenti non riesce a regalare nulla di speciale né dal punto di vista emotivo né da quello tecnico e narrativo, soprattutto a chi abbia una certa familiarità con il genere fantascientifico al cinema. Come consolazione lascio un Midnight Sky molto più sgargiante.

Voto: 2 Muffin (a George, non a Miley)

Agente 007 – Thunderball: Operazione Tuono

Dopo il successo planetario di Goldfinger, l’agente segreto 007 è ormai assurto a icona cinematografica ed è divenuto un fenomeno di costume ineluttabile: l’attesa per il film successivo è sempre più spasmodica e i profitti derivanti dal merchandising sono astronomici. I produttori Albert Broccoli e Harry Saltzman non hanno alcuna intenzione di fermare questa corsa all’oro e mettono subito in cantiere il quarto film della saga, Thunderball. A dire il vero i produttori avevano scelto Operazione Tuono come primo romanzo di Fleming da cui trarre un film, ma si erano scontrati con la causa legale in corso per i suoi diritti. Ian Fleming infatti nel 1959 aveva iniziato a lavorare a questo progetto, che inizialmente doveva essere una sceneggiatura, insieme ad alcuni amici e collaboratori, tra cui il regista Kevin McClory. Fleming però, scoraggiato dallo scarso successo che aveva ottenuto McClory come regista con il film The Boy and the Bridge, aveva deciso di abbandonare il progetto per dedicarsi invece alla stesura del romanzo. Nel libro Thunderball confluirono però molte idee che McClory riteneva sue, così intentò causa all’amico per i diritti del romanzo. La causa viene poi risolta amichevolmente con l’attribuzione del ruolo di produttore per il film tratto dal romanzo a Kevin McClory (che nel film fa anche un cameo). Saltzman e Broccoli, che non desiderano avere un rivale nella produzione dei film di 007, si affrettarono ad accordarsi con McClory, che infatti figura in Thunderball come produttore e segue da vicino la realizzazione del film, recandosi anche sul set delle Bahamas (dove aveva una casa) e collaborando con Terence Young, già regista dei primi due film (mentre il terzo, Goldfinger, era stato diretto da Guy Hamilton, che però aveva rifiutato di dirigere il successivo perché sentiva il bisogno di “ricaricare la batterie”).

Kevin McClory all’entrata dell’immancabile casinò

Ormai Young non deve più preoccuparsi per il budget, come nel primo film, ma deve affrontare un altro tipo di problema. James Bond infatti è ormai famosissimo, copiato e parodiato in ogni modo, e non può fare l’errore di ripetersi né di diventare caricatura di se stesso. Il che è sempre più difficile, anche perché Sean Connery è costretto, a causa di una calvizie incipiente, ad indossare un parrucchino, ma non per questo ha perso il suo sex-appeal: tutta la troupe è consapevole di dover alzare l’asticella e realizzare qualcosa di spettacolare e sensazionale senza però uscire dal già seminato. Per fare ciò Young raduna tutti i vecchi collaboratori: Richard Maibaum per la sceneggiatura, affiancato da John Hopkins; Ken Adam per le scenografie; Peter Hunt per il montaggio; Bob Simmons per coordinare gli stunt man; John Stears responsabile degli effetti speciali. Davanti alla macchina da presa invece, oltre a Sean Connery, ritornano tre personaggi ormai divenuti imprescindibili: Miss Moneypenny/ Lois Maxwell; M/Bernard Lee e Q/ Desmond Llewelyn. Ian Fleming, alla domanda “Quali sono gli ingredienti per un buon thriller?” rispondeva: “Dai a Bond gli abiti giusti, le ragazze giuste e l’ambiente giusto”. Scegliere le “ragazze giuste” per Bond diventa sempre più difficile e la competizione è alle stelle: a spuntarla in questo caso sono la francese Claudine Auger, l’italiana Luciana Paluzzi e Martine Beswick, che era stata una delle due gitane lottatrici in Dalla Russia con Amore e qui veste invece i panni della spia Paula. L’ex Miss Francia Claudine Auger sbaraglia la valente concorrenza di Julie Christie, Faye Dunaway e Raquel Welch e si aggiudica il ruolo di Domino, per il quale anche Luciana Paluzzi aveva fatto il provino, colpendo così tanto il regista che viene deciso di creare un ruolo appositamente per lei: la pericolosa Fiona Volpe infatti non è presente nel romanzo ma viene inserita con un doppio scopo. Innanzi tutto serve a mettere ancora una volta in risalto il fascino ammaliatore del protagonista; inoltre, più sottilmente, le viene affidato il compito di deridere con stile i critici che avevano accusato il personaggio di Bond di essere troppo brutale con le donne (Fiona si dimostra invece perfettamente a suo agio con la rudezza tra le lenzuola) e avevano ridicolizzato la sua abilità di “convertirle” tramite il suo fascino (“far sentire loro un coro di angioletti” come dice sarcasticamente Fiona). Al contrario della cinica e smaliziata Fiona, Domino è invece la tipica “donzella in difficoltà” (ma fino a un certo punto, come vedremo) cui 007 deve prestare soccorso per sottrarla alla crudeltà del Cattivo, Emilio Largo, interpretato da Adolfo Celi, che dopo averle assassinato il fratello la tiene prigioniera in una gabbia (assai) dorata e la fa costantemente sorvegliare. Nel romanzo Largo non sapeva che l’uomo che aveva fatto uccidere era il fratello della sua donna, invece nel romanzo ne è ben consapevole: è solamente uno dei cambiamenti apportati per rendere il nemico più spaventoso. Ormai 007 è un eroe, quindi il suo antagonista deve essere spettacolare: Largo deve incutere timore, pertanto viene rappresentato come un pirata, con benda nera sull’occhio, giacca a doppiopetto, affezionatissimo al suo yacht Disco Volante e alla sua piscina piena di squali.

Adolfo Celi nel ruolo del Numero Due della SPECTRE Emilio Largo

Apro qui una parentesi sugli squali, che sono un argomento a me molto caro e che hanno fatto tribolare non poco la troupe durante le riprese alle Bahamas. Quando John Stears cerca di installare in acqua le torrette per reggere i cavi del modellino dell’aereo si vede circondato da barracuda e squali, di cui uno squalo limone lungo quattro metri, e costretto a lavorare solamente con la bassa marea. Girare le scene subacquee che richiedono la presenza di squali veri è difficilissimo, tanto che si devono utilizzare dei cavi attaccati alle loro pinne per farli muovere nella giusta direzione e tenere la troupe al sicuro. Poiché gli squali nuotano molto raramente vicino alla superficie, nelle scene in cui vediamo pinne spuntare dall’acqua stiamo in realtà guardando dei sub con delle pinne applicate sulla schiena. Gli squali che vediamo aggirarsi famelici per la piscina di Largo (riempita di acqua salata e collegata al mare tramite un corridoio) vengono catturati dalla troupe grazie alle attrezzature fornite dal Seaquarium di Miami, ma poiché l’ambiente ristretto della piscina li rende fiacchi e apatici (molti esemplari morirono) è necessario immergersi, spingerli e pungolarli per farli sembrare più vivaci al momento delle riprese. A queste operazioni prende parte anche Kevin McClory, finchè uno squalo, non contento di venire punzecchiato, spezza a metà il suo pungolo: Kevin non si immerge mai più con gli squali. Lo stuntman Bill Cummings chiede un extra di 250 dollari per farsi gettare nella piscina addosso agli squali vivi. Quando poi tocca a Sean Connery girare la scena in piscina, l’attore si rifiuta di immergersi accanto agli squali: Ken Adam costruisce quindi un corridoio di plexiglas (prestando attenzione si può notare nel film) per separare Sean dagli squali, ma si accorge che non ha abbastanza plexiglas e nel corridoio rimane un buco. Evita di menzionare quel dettaglio a Connery che, rassicurato, si immerge, e mentre nuota si trova davanti al naso uno squalo! Quella che vediamo nel film è la sua reale reazione scomposta: “Mai visto un uomo uscire così in fretta da una piscina!” commenta Adam. Lo squalo che vediamo avvicinarsi a Bond mentre esce dall’acqua era in realtà morto, spinto verso l’attore dalla troupe per girare la scena, non senza difficoltà visto che gli altri squali cercavano di mangiarsi quello morto. E come se tutto questo non fosse abbastanza, la troupe deve anche fare attenzione agli ospiti dei padroni di casa, i signori Sullivan, che hanno gentilmente fornito la villa e la piscina per le riprese ma non hanno lasciato l’abitazione, anzi, continuano ad invitare i loro amici, i quali spesso si aggirano ubriachi a bordo piscina

Col senno di poi, visto che Thunderball, il primo film di Bond girato nel formato Panavision, è costato circa 9 milioni di dollari, che con i suoi 130 minuti di durata è il più lungo film di 007 fino a quel momento e che la data d’uscita prevista è stata fatta slittare di tre mesi, è un bene che non sia stato realizzato come primo film di Bond, come i produttori avrebbero inizialmente voluto (ma all’epoca i diritti non erano disponibili per via della causa legale in corso). Quando esce il film è un trionfo di pubblico e critica: nel Natale del 1965 in pochissimi non hanno trovato sotto l’albero almeno un articolo targato 007. Le iniziative pubblicitarie di tutti i generi non si contano: la Ford ad esempio gira un video intitolato Guida per bambini su come far saltare in aria un’automobile utilizzando immagini dalla lavorazione del film. La NBC invece realizza uno speciale, L’Incredibile Mondo di James Bond, che racconta la storia del personaggio così come immaginata da Fleming: nato a Glencoe, un piccolo e tranquillo paesino della Scozia, a undici anni Bond rimane orfano di padre (un uomo d’affari) e viene mandato dalla zia in un college privato, da cui però è espulso appena un mese dopo a causa delle sue attenzioni inopportune verso un’inserviente. Si diploma al Fettes College, dove però dimostra molta più attitudine per lo sport (in particolare la boxe e il judo) che per lo studio. A diciassette anni, mentendo sulla sua età, Bond si arruola nell’esercito nel reparto dei servizi segreti. Al termine della seconda guerra mondiale si trasferisca a Londra, nel quartiere di Chelsea, dove vive una vita apparentemente tranquilla e ordinaria, mentre in realtà continua a lavorare per l’Intelligence britannica, abilmente camuffata come Universal Export. Per quanto riguarda la scelta del nome per il suo protagonista, Fleming dichiara che voleva per lui un nome comune, e la scelta è ricaduta su quello dell’autore di una guida ornitologica, Uccelli delle Indie Occidentali, scritto appunto da James Bond. Ormai anche chi non ha letto i romanzi di Fleming conosce ogni dettaglio sul suo personaggio.

Fedele a quella che ormai è diventata una tradizione, Thunderball si apre con una sequenza, non collegata alla trama principale, ricca di azione ma anche di ironia. Assistiamo subito ad un funerale, e poiché sulla bara vediamo le iniziali J.B. pensiamo subito al peggio (come vedremo più avanti in questa rubrica, 007 è pronto ad essere morto ogniqualvolta Sua Maestà lo richieda), finché non scorgiamo il nostro eroe assistere alla cerimonia dalla galleria per poi seguire fino a casa la vedova e, senza pensarci due volte, ingaggiare una lotta con lei, anzi, con lui, il finto morto Jacques Bouvar, membro dell’organizzazione criminale internazionale SPECTRE (che conosciamo bene fin dal primo film), interpretato dal coordinatore degli stuntman Bob Simmons; poiché nella scena iniziale la vedova è interpretata dall’avvenente attrice Rose Alba, per lo spettatore questa aggressione è una vera sorpresa!

Per la fuga dalla villa della sedicente vedova 007 utilizza un gadget che non era mai comparso in un film prima di allora: il jetpack. Per prima cosa vengono girati a Chateau d’Anet, (convenientemente vicino a Parigi dove debutta in quei giorni Goldfinger), gli esterni e i primi piani di 007 che indossa un finto jetpack, con tanto di getti di CO2, costruito dal tecnico degli effetti speciali Bert Luxford, ma non indossa il casco. Quando in seguito viene chiesto a Bill Suitor, l’unico uomo appropriatamente addestrato dalla Bell Textron per pilotare il jetpack, di girare la scena del volo, lui rifiuta categoricamente di farlo senza casco protettivo: al termine delle riprese alle Bahamas dunque la troupe dovrà tornare in Francia per rigirare a stessa scena ma con un casco a proteggere il parrucchino di Sean Connery.

Sean Connery spicca il volo con il parrucchino protettivo

Per i titoli di testa il compositore John Barry aveva scritto una canzone, Mr. Kiss Kiss Bang Bang, ispirata al soprannome dato a 007 dalle riviste italiane dell’epoca, facendola cantare da Shirley Bassey, ma i produttori vogliono che la sigla riproponga il titolo del film, così Barry deve scrivere in fretta una nuova canzone e trovare celermente chi la interpreti. Barry è perplesso sul titolo dal significato oscuro Thunderball, ma fortunatamente il cantante Tom Jones, a detta di Barry, “non si faceva troppe domande”. La colonna sonora è un gran successo, anche se i dischi, che devono arrivare nei negozi in tempo per i regali natalizi, ne contengono una versione parziale, perché Barry deve ancora finire di comporla; quella completa, che include la canzone esclusa, viene resa disponibile solo trent’anni più tardi. Resta comunque una traccia della prima canzone nel film, nel nome del locale in cui Bond cerca di nascondersi durante la parata: il Kiss Kiss Club.

Gli spettatori sono ormai abituati sia ai set straordinari di Ken Adam che alle location glamour ed esotiche dei film di 007: sono quindi pronti per essere stupiti dalle molte sequenze subacquee di Thunderball (che sono in totale circa il 25% delle riprese). Per il film sono pronte ben quattro unità di ripresa, di cui una interamente dedicata alle riprese sott’acqua, composta di una ventina di persone (tra cui i pionieri delle riprese sottomarine Jordan Klein e Lamar Boren, che si costruiscono da soli la cineprese per riprese subacquee) e capitanata da Ricou Browning, sub e tecnico esperto (c’era lui sotto il costume del celebre Mostro della Laguna Nera nelle scene acquatiche).

Ricou Browning è la Creatura della Lagune Nera nel film del 1954

Frank Cousins è la controfigura di Sean Connery per le riprese subacquee: anche se l’attore, come tutti gli altri membri del cast e della troupe, si è allenato (con ottimi risultati) per le immersioni, non ha molto tempo da poter dedicare a queste scene, che invece richiedono una lunghissima preparazione; infatti nel 1965 non esistono ancora tecniche di comunicazione subacquee, perciò una volta immersi i sub possono comunicare solamente a gesti. Ogni scena deve dunque essere adeguatamente preparata e provata prima dell’immersione. In particolare la scena della lotta subacquea finale, che prevede una serie di scontri che avvengono in contemporanea, viene preparata minuziosamente e richiede moltissimi ciak. Poiché nel romanzo questo scontro è risolto con una breve descrizione, Browning ha campo libero e organizza con tutti i suoi collaboratori un brainstorming per tirare fuori nuove idee per la scena, che alla fine risulta spettacolare e lunga più di dieci minuti (mentre in media una sequenza dei film di Bond ne dura circa tre). Anche 007 prende parte allo scontro, e per dargli risalto i suoi (finti) propulsori vengono riempiti di gas giallo; inoltre, per farlo arrivare più velocemente sul teatro dello scontro, viene tirato con un cavo. La sequenza, coreografata do Browning, richiede un gran numero di sub, che vengono fatti arrivare appositamente da Nassau e istruiti sul momento: a conti fatti la scena richiede più di sessanta sub e circa 85.000 dollari di attrezzatura, e viene girata ad una profondità di circa nove metri per evitare i problemi di decompressione. Le armi usate sono autentiche, così come lo sono gli squali che appaiono sulla scena; il sangue è naturalmente finto e studiato in modo da non disperdersi nell’acqua ma rimanere invece attaccato a mute e coltelli. Ricou Browning, nel girare la scena, si ritrova con un arpione infilato nella gamba e deve essere portato in ospedale.

Anche in Thunderball James Bond fa uso di una serie di sofisticati e fantasiosi congegni ideati da Q, che per l’occasione abbandona (seppur con riluttanza) il suo laboratorio per equipaggiare 007 direttamente sul posto. Il magazzino in cui Q mostra la sua attrezzatura a Bond viene realizzato sia alle Bahamas che negli studi Pinewood di Londra, e i due set risultano identici, tanto che vedendo i film non si nota alcuna differenza tra l’uno e l’altro.

“Trovo quest’idea di equipaggiarla sul posto molto irregolare 007!”

L’equipaggiamento dei servizi segreti, oltre all’orologio con contatore geiger, prevede anche un piccolo respiratore che permette a Bond di immergersi senza bombole: l’abilità del reparto effetti speciali viene confermata da una telefonata di un Capitano della Royal Engineers che chiede informazioni sul respiratore e sulla sua autonomia e resta molto deluso nello scoprire che in realtà si tratta di un semplice oggetto di scena non funzionante. Ben altre dimensioni hanno invece i mezzi acquatici progettati da Ken Adam, come il sottomarino (che funziona a batterie), le moto d’acqua e soprattutto lo yacht Disco Volante, che può davvero dividersi in due parti come vediamo accadere nel film. Per dare corpo alle sue fantasiose invenzioni Ken Adam può contare sull’abilità dei tecnici arrivati dall’Inghilterra, ma come tutti gli altri non può sottrarsi alle lezioni…

“Che autonomia ha?” “Dipende da quanto gli attori possono trattenere il fiato…”

Il set caraibico di Thunderball è allo stesso tempo una scuola e una vacanza per la troupe (composta di più di cento persone tra attori e tecnici). Con la sua ben nota convivialità Terence Young ha procurato tende per la spiaggia e uno yacht per il relax durante le pause e non fa mai mancare ai suoi collaboratori il buon cibo e il buon vino. Tra lui e Luciana Paluzzi nasca una grande amicizia, tanto che alcuni anni dopo sarà proprio il regista ad accompagnarla all’altare nel giorno del suo matrimonio, volando apposta da New York a Roma. Martine Beswick riceve invece l’ordine perentorio di prendere il sole per due settimane, fino ad ottenere la carnagione appropriata per un’abitante del luogo. Luciana e Adolfo Celi si allenano per il tiro al piattello, mentre tutti gli attori prendono lezioni di combattimento e di nuoto subacqueo. Tutti inoltre devono imparare ad immergersi, usare i respiratori e nuotare con gli squali (!). Nessuna lezione di dizione invece è prevista: come spesso accade nei film di Bond, gli attori stranieri vengono doppiati: Claudine Augier, Rick Van Nutten (che interpreta l’agente della CIA Felix Leiter e la cui splendida moglie, Anita Eckberg, è spesso presente sul set) e Adolfo Celi (ma solo in alcune parti).

Anita Eckberg col marito Rick Van Nutten che interpreta Felix Leiter

Oltre ai vari veicoli Ken Adam realizza come sempre imponenti scenografie, come quelle, specularmente opposte, della sala riunioni della SPECTRE e di quella del Ministero. La prima è tutta decorata sui toni del grigio metallizzato, per dare l’idea di quanto freddo e spietato sia il nemico. Adam come sempre aggiunge elementi di arredamento semoventi, in questo caso le poltrone elettrificate che scompaiono nel pavimento oltre a schermi e mappe. Come di consueto, del Numero Uno Ernst Stavro Blofeld non vediamo il volto, sentiamo però la voce che è ancora una volta dell’attore Eric Pohlman, mentre le mani che accarezzano l’immancabile gatto bianco sono quelle di Anthony Dawson. La sala in cui si riuniscono gli agenti segreti invece è lussuosa e luminosa, arredata in modo classico e sfarzoso per sottolineare la potenza rassicurante dei buoni. Sia Bond che Largo si presentano per ultimi alla riunione: loro sono i membri più importanti delle rispettive organizzazioni, il meeting non può iniziare prima del loro arrivo.

I due set progettati da Ken Adam

Nella sala riunioni del Ministero della Difesa incontriamo un personaggio vitale per la saga di Bond: il Tenente Colonnello Charles Russhon, amico personale di Albert Broccoli, che fornisce diversi materiali di scena e, al termine delle riprese, regala a ciascun membro della troupe una cravatta nera appositamente realizzata con il logo di 007 in oro. Dopo aver già collaborato con i produttori in passato, in Thunderball Russhon fa un breve cameo (nel ruolo di un generale) e bazzica spesso il set scherzando con la troupe, che ormai ha preso l’abitudine di riferirsi a lui come Mr. Vanilla, dal nome di un personaggio dei fumetti, Steve Canyon, che si ispira a lui e che ama appunto il gelato alla vaniglia.

Il Tenente Colonnello Charles Russhon detto “Mr. Vanilla”

Al termine delle riprese alle Bahamas il regista Terence Young parte per il sud della Francia per girare un altro film, Il Papavero è anche un Fiore (sempre tratto da un libro di Ian Fleming), lasciando la corposa fase di post produzione nella mani di Peter Hunt, montatore e regista della seconda unità, che ha ora l’arduo compito di girare gli inserti e le scene di raccordo prima di montare e rendere omogeneo tutti il materiale girato da quattro diverse squadre. Fortunatamente, grazie alla fotografia nitidissima e sempre a fuoco di Ted Moore, Hunt può ottenere il massimo da qualunque immagine a sua disposizione. Il lavoro da fare tuttavia è così tanto che Hunt ottiene, per la prima e unica volta nella storia della saga, un rinvio della première. Hunt è ben consapevole di quali siano i compiti del montaggio (dare risalto agli attori e ritmo alla narrazione, far coincidere il film con la sceneggiatura e conferirgli un aspetto professionale) e di quali siano invece gli errori da evitare: esagerare con i primi piani (usati solo in momenti di particolare intensità emotiva) e le dissolvenze (al loro posto Hunt utilizza le tendine che scorrono in armonia con le immagini) e indugiare troppo sulle inquadrature, ovvero tutto ciò che può dare allo spettatore tempo e modo di riflettere troppo su ciò che sta vedendo. Hunt condivide con Young la filosofia in base alla quale compito di un buon film d’azione è incalzare lo spettatore con gli accadimenti e non dargli modo di notare le inevitabili incongruenze tecniche e narrative. Come sostiene Young, non è un problema se lo spettatore si pone dei dubbi una volta tornato a casa, l’importante è che non lo faccia durante la visione. Questo sistema in effetti ha sempre funzionato benissimo per i film di 007: ho visto Thunderball decine di volte e giuro che non avevo mai notato una serie di madornali incongruenze. Ad esempio, quando Bond fa la conoscenza di Domino e di Largo, al termine della scena parla con Felix… che però non si era ancora mai visto! Lo spettatore, che non aveva quindi modo di riconoscere il personaggio, interpretato da un diverso attore rispetto al film precedente, ne fa la conoscenza solamente nella scena immediatamente successiva, ma è così impegnato a riflettere sulla triste prigionia di Domino da non far caso al piccolo salto. Un altro esempio è la scena in cui Bond ritorna al suo hotel, che doveva venire dopo quella della piscina (infatti Bond indossa il costume e una t-shirt e tiene in mano l’asciugamano) ma Hunt preferisce che Largo veda Domino in compagnia di Bond prima di cercare di ucciderlo, così inverte le scene. Non potendo però girare nuovo materiale deve arrangiarsi con quello che ha già, per cui vediamo Bond allontanarsi dalla reception per poi ritornarci nell’inquadratura successiva; il resto della scena viene mostrato capovolto, in modo che la receptionist possa seguire con lo sguardo Bond che sale le scale per tornare nella sua stanza. L’ultimo esempio è la scena di Bond e Felix in elicottero mentre cercano tracce dell’aereo affondato: qui Hunt gioca con il materiale in suo possesso in diversi modi, invertendo la pellicola e l’ordine delle inquadrature. Facendo attenzione si può notare che, dopo uno stacco, i pantaloni di Felix si allungano come per magia…

Le regole di montaggio di Hunt si sono rivelate estremamente efficaci per i film di Bond e lui si attiene scrupolosamente ad esse, salvo in casi particolari. Nella scena in cui Domino si allontana in barca insieme a Largo, per esempio, Hunt usa una dissolvenza per sottolineare l’angoscia del momento: lo spettatore deve sentirsi coinvolto più dalla situazione di James e Domino che da quella delle bombe. In compagnia di Domino Bond finisce per mostrare la sua umanità: quando le rivela che suo fratello è morto è costretto ad indossare gli occhiali da sole per non far trapelare il suo turbamento. Bond è sempre un antieroe violento, pragmatico e distaccato, ma in fondo è anche un essere umano. Talvolta sono proprio le donne a salvargli la vita: la massaggiatrice (Molly Peters) spegne la macchina di trazione che sta per ucciderlo e Domino uccide Largo che sta per sparargli. D’altra parte il compito principale di Bond è proprio quello di sopravvivere: spesso nei film lo vediamo imprigionato o comunque impossibilitato ad agire in attesa di sferrare il colpo decisivo nello scontro finale.

“E’ un fucile da donna” “Si intende di fucili?” “No, mi intendo un po’ di donne”

La lotta conclusiva tra Bond e Largo avviene a bordo del Disco Volante ed è stata girata in parte alle Bahamas e in parte a Pinewood, dove lo yacht (insieme ad altri set) era stato ricostruito e montato su una pedana oscillante. La sequenza ricorda lo scontro, lungo e violento, tra Bond e Grant sull’Orient Express al termine di Dalla Russia con Amore, e come quella viene minuziosamente preparata e provata dagli attori e dagli stuntman Bob Simmons e George Leech. Per rendere la scena ancora più adrenalinica Hunt decide di accelerare la pellicola e di far scorrere all’esterno dello yacht immagini accelerate per simularne un movimento rapidissimo: illusione che termina improvvisamente quando Largo riesce ad afferrare la pistola e minacciare un Bond disarmato….

Il Disco Volante

Il nostro eroe sembrerebbe spacciato, ma fortunatamente Domino, che Largo aveva torturato e imprigionato, è stata liberata da un cattivo pentito e uccide Largo con un colpo di pistola: la sfortunata e sottomessa Domino si è ribellata e, come premio, sarà la donna che accompagna Bond nel finale del film (per poi non ritornare mai più, come tutte le altre). Anche in Thunderball vediamo 007 all’opera non solo come spia ma come seduttore. Dapprima seduce la bella massaggiatrice Patricia (Molly Peters): per girare quella scena, in cui la donna compare nuda dietro il vetro della sauna, Young ordinò di sgomberare il set per darle un po’ più di privacy, mentre Sean Connery tentò di mettere Molly a suo agio imitando Groucho Marx

Groucho Marx

La cosa è invece molto più serie con Domino, che doveva essere italiana e chiamarsi Dominetta Palazzi, ma dopo la scelta della francese Claudine Auger cambia nazionalità. La scena intima tra lei e 007 è molto casta: avviene sott’acqua, e tutto ciò che vediamo sono delle bolle (dietro lo scoglio è appostato un tecnico con una bomboletta) che ci indicano che, dietro lo scoglio, qualcosa sta accadendo. Era stato anche girato un inserto in cui si vedeva un reggiseno emergere tra le bolle, ma l’idea è poi stata scartata. Il dialogo che segue richiama parola per parola quello tra i personaggi al loro primo incontro, ma in una situazione del tutto diversa: “Che occhietti aguzzi!” diceva Domino a Bond che aveva notato il suo piccolo tatuaggio / Bond nota nel relitto del bombardiere Vulcan sott’acqua la piastrine del fratello di Domino ucciso da Largo; “Aspetta di capitarmi sotto i denti…” rispondeva lui / ora Bond toglie con i denti una spina di riccio di mare dal piede di Domino. Sembra proprio che il loro incontro sia stato voluto dal destino. Lungo il percorso verso Domino però Bond incontra la crudele Fiona Volpe (Luciana Paluzzi), che si lascia volentieri sedurre ma, al contrario di Pussy Galore, rimane cattiva anche dopo l’amplesso. Quando viene girata la scena tra Bond e Fiona a letto sono presenti molti giornalisti, come è ormai tradizione dei film di 007, la cui campagna pubblicitaria inizia ancora prima dell’inizio della lavorazione del film. L’inserto nella scena della trombetta di carnevale ha la stessa funzione del treno che entra in galleria del film Intrigo Internazionale di Hitchcock: non dimentichiamo che la censura è sempre in agguato!

Martine Beswick, Claudine Augier e Luciana Paluzzi

Per la scena della parata del Junkanoo (il tradizionale carnevale caraibico) viene invitata la popolazione dell’isola a sfilare con i propri costumi e viene messo in palio un premio per il costume più bello. Mentre Terence Young si trova sul balcone a riprendere i dialoghi dei personaggi, Hunt si trova tra la folla con una videocamera a mano. Rumore e confusione sono assordanti e non è facile portare a casa la scena. Inoltre molti dei partecipanti sono fan di Bond e si presentano con magliette con il logo di 007

Peter Hunt voleva eliminare la scena del cane che fa pipì ma ai produttori piaceva tanto…

Ormai non c’è modo di arrestare la Bond-mania: la premiere di Thunderball infatti si tiene il 21 dicembre 1965 a Tokyo, a sottolineare come ormai 007 sia un fenomeno di risonanza mondiale. Sean Connery, dopo la brutta esperienza della premiere di Goldfinger a Parigi (in cui una donna era salata nella sua Aston Martin) non partecipa più alle prime, e in generale si concede difficilmente ai media: l’unica intervista rilasciata riguardo a Thunderball è per la rivista Playboy, anche se l’attore è sulla copertina di testate di ogni genere. Il film batte ogni precedente record di incassi e John Stears vince l’Oscar per gli effetti speciali (la seconda statuetta per la saga di Bond dopo quello di Norman Wanstall per il sonoro di Goldfinger. Stears non è presente alla cerimonia e non sa di essere tra i vincitori, dunque si sorprende quando viene chiamata all’aeroporto di Heathrow per ritirare un pacco (che contiene appunto la statuetta) sul quale deve anche pagare la tassa d’importazione…

“James Bond lo fa dappertutto!”

Chi ha visto Thunderball al cinema ha anche potuto ascoltare, al termine della proiezione, un annuncio che invitava ragazze di ogni etnia e nazionalità a presentarsi per le selezioni delle Bond-girls per il film successivo, Al Servizio Segreto di Sua Maestà. Poi in realtà, per via di problemi legati ai diritti, il film successivo fu invece Si Vive Solo Due Volte, e il concorso sfumò. Ma chissà se, in caso le sale cinematografiche dovessero riaprire, potremo sentire un annuncio simile al termine della proiezione di No Time To Die: “Nuovo 007 cercasi, astenersi astemi e perdigiorno, gradito humor britannico”.

Io ancora spero che Tom Hiddleston possa essere il nuovo Bond…

Vi aspetto per il prossimo film della saga di 007, Si Vive Solo Due Volte!

E io mi gioco la bambina

Titolo originale: Little Miss Marker

Anno: 1980

Regia: Walter Bernstein

Interpreti: Walter Matthau, Julie Andrews, Tony Curtis, Bob Newhart, Lee Grant

Dove trovarlo: in televisione, di solito su Rete 4, ma solamente a Natale

Tristezza (Walter Matthau) è un uomo solitario e cinico che gestisce una sala di scommesse sportive. Quando un cliente in grave difficoltà gli offre sua figlia come garanzia per un prestito Tristezza accetta e alla morte dell’uomo, non potendosi rivolgere alla polizia, si vede quindi costretto a prendersi cura della bambina…

Fortunatamente questo splendido film viene trasmesso di quando in quando in televisione, soprattutto durante le festività natalizie. Si tratta di un film che si adatta perfettamente all’atmosfera natalizia, pieno com’è di tenerezza e buoni sentimenti. A garantire però la fluidità del racconto c’è un’ottima sceneggiatura piena di grandi dialoghi frizzanti e acuti (se ci si distrae un momento si rischia di perdere una bella battuta). Il cast da solo naturalmente è garanzia di qualità: Walter Matthau ricopre ancora una volta il ruolo di scorbutico brontolone dal cuore d’oro, che nel corso del film si affeziona sempre più alla bimba (Sara Stimson, così dolce da far sciogliere di tenerezza) e rivela il suo lato umano e romantico; Tony Curtis è invece il gangster senza scrupoli Blackie; la mitica Julie Andrews è la bella e risoluta pupa del gangster che alla fine mette a posto tutti quanti; Bob Newhart l’amico fidato con lo sguardo timoroso ma la soluzione sempre in tasca; la bella Lee Grant il giudice nello spassoso processo per l’affidamento della bambina, che rimane senza nome per tutto il film. Da antologia la scazzottata finale sul molo tra Matthau e Curtis. Si ride, si piange (sfido chiunque a non farlo) e ci si gode un prodotto di gran qualità che offre infinite scene e battute da ricordare, per cui non ci si stanca mai di rivederlo, quando lo trasmettono in tv, Natale dopo Natale…

Voto: 4 Muffin

6 Underground

Anno: 2019

Regia: Michael Bay

Interpreti: Ryan Reynolds, Mèlanie Laurent, Manuel Garcia Rulfo, Ben Hardy, Adria Arjona, Dave Franco, Corey Hawkins

Dove trovarlo: Netflix

Tutto è iniziato con il numero Uno (Ryan Reynolds), un misterioso milionario che, creduto morto in seguito ad un incidente aereo, ha pensato di poter utilizzare le sue risorse e le sue abilità per correggere alcune storture del mondo, agendo di nascosto e al di fuori della legge per eliminare coloro che ritiene colpevoli di ingiustizie e prevaricazioni imperdonabili. Per raggiungere il suo obiettivo mette insieme una squadra di combattenti, “fantasmi” come lui, ciascuno con una sua abilità specifica e un passato da dimenticare. L’arrivo di Sette (Corey Hawkins), soldato con un forte senso della giustizia e della lealtà, rischia però di far saltare gli equilibri.

Nel pubblicizzare questo film si è deciso di puntare tutto sull’azione, che naturalmente non manca in questo film del veterano dell’action Michael Bay (e se ve lo state chiedendo, sì, certo che esplode tutto), regista di classici del genere come Armageddon e Transformers, ma 6 Underground non è soltanto acrobazie e sparatorie. La prima sequenza, infatti, è un adrenalinico inseguimento in auto (girato in parte in Italia, a Firenze) durante il quale il regista riesce con abilità a presentare tutti i personaggi non solo con le loro abilità specifiche ma proprio come personalità e caratteri. E così dopo qualche minuto di film ci si è già affezionati a questa squadra di giustizieri squinternati e si è vogliosi di seguire il resto delle loro avventure. Il film si segue volentieri dall’inizio alla fine, godendo delle spettacolari acrobazie ma anche con molto divertimento, perché i dialoghi e le situazioni non mancano di umorismo, senza però mai diventare parodia del genere. Action al 100% ma ben fatto, con scene visivamente molto interessanti come quelle del magnete super potente o le diverse sequenze di parkour. Personaggi approfonditi solo quanto basta ma adeguati al tono complessivo e veicolati da un buon cast di attori (anche Ryan Reynolds, attore per cui non provo grande simpatia, offre una prova dignitosa) messi in ombra solo dal magnifico lavoro degli stuntman. Consigliato per gli amanti dell’azione scapicollata mescolata con la giusta dose di sentimenti (la conclusione inaspettata della prima scena è stato per me un colpo inatteso) e di umorismo.

Voto: 3 Muffin

The Witcher

La serie è tratta da una serie di libri e da un videogioco

Ma io non li conosco nemmeno un poco

Però dei 6 episodi di The Witcher vi parlerò lo stesso

Facendo con la mia deontologia un compromesso

Perchè a vedere questa serie mi ha spinto, ve lo dico

Il fatto che il protagonista sia un gran… bell’uomo!

Chi ha in programma una visione futura

meglio che interrompa subito la lettura

perché sto per raccontare tutto, il brutto e il bello

come farebbe un pedante menestrello.

Per prima cosa io non la capisco questa odierna mania

Di stravolgere sempre la cronologia:

Vediamo prima quello che succede dopo

E di questa confusione davvero mi sfugge lo scopo.

Cerchiamo però di chiarire la confusione

Con questa esplicativa illustrazione.

Vi presento Geralt di Rivia, che è il protagonista

Nei suoi panni Henry “Superman” Cavill è una gran bella vista

Lui è un “witcher”, essere umano modificato

Cui forza, magia e occhi color canarino hanno donato

Ha poi superato un duro addestramento

E ora con la spada è un vero portento.

Britannicamente lo chiamo “Witcher” ma vi prego,

Proprio non si può sentire l’italiano “Strego”…

Contro ogni mostro che vede Geralt si scaglia

Un po’ per eroismo ma soprattutto per la taglia

E così si sposta sempre tra i villaggi

Eliminando mostri e altri brutti personaggi.

Lo Strigo non teme colpi nè ferite:

Per abbatterlo ci vorrebbe la Kryptonite!

Mentre Geralt viaggia per il mondo bel bello

Gli si appiccica alle costole Ranuncolo, un menestrello.

Chi gioca a D&D sa che liberarsi di un bardo

È come cercare di smacchiare un leopardo

E alla fine Geralt deve abbassare la testa

E rassegnarsi a quella compagnia molesta.

Lo strano duo si ritrova in un banchetto

In cui un marito per la figlia dalla sovrana verrà eletto

Stranamente nessuno ha tanta fretta

Di maritarsi con la principessa Bavetta

(Ormai lo avete capito che la nomenclatura

Non è certo il punto forte di questa sceneggiatura).

Come dice il proverbio: “Regina Calante

Procura al suo regno pericolo costante”.

A farsi avanti come futuro genero

È un uomo-porcospino dal musetto tenero

Ma dagli aculei assai affilati

(caspita i gusti delle principesse come sono cambiati!)

Che afferma: “Mia regina, è vero amore il nostro!”

E lei per tutta risposta: “Ammazzate quel mostro!”

“Non ho certo intenzione di cambiare pannolini

A dei nipotini tutti pieni di spini!”

Nel parapiglia il Witcher con il riccio si è schierato

E in breve ogni avversario è stato liquidato.

La conclusione di questi drammatici eventi

È che tutti o son morti o son felici e contenti.

Il Witcher viene ricompensato per la sua valorosa impresa

Tramite la famosa legge della sorpresa:

Ora può reclamare la proprietà

Di un bene del riccio di cui lui ancora non sa…

È un po’ come aprire della Kinder un ovetto

E divenire padrone di un misterioso oggetto…

Ma lasciamo per un momento lo strigo da parte

E conosciamo la femminile controparte:

La cozza Yennefer cui tutto va male

Venduta dal patrigno per meno di un maiale

Che si ritrova tuttavia

In una scuola di magia

Nella cui cantina sta nascosto un mago di colore

Con cui per la prima volta può fare l’amore.

Yen ha di portali magici infinite riserve

Ma non li usa mai e poi mai quando serve.

Siccome è passata la moda delle streghe brutte 

E ora reginette di bellezza devono essere tutte

Con un incantesimo e una messinpiega

Ora Yennefer è una bellissima strega

E poiché la bellezza apre tutte le porte

Può finalmente diventare maga di corte.

Presto però si annoia e cerca nuovi fini

Come ad esempio vendere Viagra ai contadini.

Intanto sono passati gli anni

E la regina Calante continua a far danni

E si è messa davvero d’impegno

Per portare la guerra sul suo regno.

Il Witcher torna per la sua misteriosa ricompensa

Che è una bambina, ma tu pensa!

Tutti la cercano, ha dei magici poteri

E scopriamo oggi quel che è successo ieri.

Il buon Sacco Di Topo (è il suo nome, lo giuro!)

Cerca di mettere la bambina al sicuro

E lo strigo ormai sa cosa deve fare:

La sua bambina a sorpresa deve trovare.

Specchio specchio delle mie brame,

Lasciamo perdere tutte le sottotrame

Soltanto una la raccontiamo, ma non tutta

Perché, accidenti se è brutta.

La caccia al drago a squadre sulla montagna

Per i giocatori di ruolo una vera cuccagna:

Ha delle groupie il drago dorato

E il paladino finisce ammazzato

Da chi non lo si capisce bene

Ma per le sottotrame gli sceneggiatori non si danno troppe pene.

A noi serve solo per capire

Che il Witcher senza l’amata Yennefer non riesce a dormire.

Alla fine di tutto c’è una grande battaglia

Tutti i maghi combattono sulla muraglia

Yennefer finalmente mostra tutta la sua gloria

E la sua potenza, poi sparisce dalla storia.

Sappiamo già che Geralt la cercherà sul serio

Perchè a lei l’ha legato il genio con un desiderio.

“Ehi Ciri” dice lo Strego “c’è una strega nei dintorni?”

Noi intanto speriamo che nella seconda stagione ritorni!

GroupWatch

La piattaforma streaming Disney Plus da qualche tempo ha messo a disposizione dei suoi abbonati uno strumento per la visione di contenuti condivisa di nome GroupWatch.

Che cos’è? 

GroupWatch permette di creare per un qualsiasi contenuto della piattaforma una sessione di streaming e di invitare fino a 6 persone che abbiano a loro volta un account Disney Plus a parteciparvi. 

Come funziona?

GroupWatch genera un link da inviare ai partecipanti i quali non dovranno far altro che cliccarci sopra all’orario stabilito. Quando il creatore del gruppo premerà “Avvia streaming” il film inizierà simultaneamente per tutti i partecipanti. Allo stesso modo, se qualcuno vorrà mettere in pausa o scorrere avanti o indietro, lo stesso succederà per tutti gli altri, così da permettere delle “pause pop-corn” condivise. Infine tutti i partecipanti possono inviare durante la visione delle emoticon che appariranno a tutti in un angolo dello schermo per esprimere il proprio stato d’animo durante una particolare scena.

Ma funziona?

Ecco, insomma. I problemi derivano dall’interazione tra diversi dispositivi, in quanto a Disney Plus si può accedere tramite pc, smartphone o televisore. Ma come è possibile cliccare un link dal televisore? Bisogna dunque farlo da un altro dispositivo, ma poiché non è possibile effettuare due accessi simultanei con lo stesso account nemmeno questo funziona, se si vuole vedere il film sullo schermo della tv. GroupWatch funziona anche tra utenti che condividono uno stesso account, ma con le stesse problematiche nella gestione dei diversi dispositivi. Inoltre GroupWatch non è, almeno non ancora, uno strumento completo, perché necessita comunque della mail per inviare il link agli invitati; inoltre, nell’orario stabilito, viene spontaneo contattarsi in ogni caso per accertarsi di essere tutti presenti e attenti (io per esempio non avevo finito di prepararmi il tè e ho fatto slittare l’inizio di qualche minuto).

La mia esperienza

Finora ho provato a usare GroupWatch solamente una volta, per vedere Onward (di cui arriverà dunque recensione a breve) con una coppia di amici. Ho inviato la mail con il link generato da GroupWatch e mi sono accordata sull’orario. Al momento di iniziare lo streaming la situazione era molto simile a quelle delle videochiamate cui ci siamo dovuti purtroppo abituare: “Ci siete?” “Non vi vediamo connessi” “Come si clicca un link dal televisore??” “Stavamo cambiando dispositivo e abbiamo perso l’inizio” “Ricominciamo da capo” “Si è bloccato tutto”. Conclusione? Abbiamo tutti abbandonato GroupWatch, ciascuno ha selezionato il film e per telefono ci siamo detti: “Pronti? Tre, due, uno…via!” Le faccine ce le siamo mandate su WhatsApp.

Conclusione

L’idea secondo me è molto carina, forse bisogna solo capire meglio come funziona lo strumento. In questo momento particolare, in cui non è possibile vedere un film con gli amici né in sala e nemmeno sul divano di casa, io ho trovato molto simpatica questa idea per la condivisione, quindi farò sicuramente dei nuovi tentativi con GroupWatch.

La Signora Scompare

Titolo originale: The Lady Vanishes

Anno: 1979

Regia: Anthony Page

Interpreti: Angela Lansbury, Cybill Shepherd, Elliot Gould

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ci troviamo nella Germania nazista, appena prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale: la bella Amanda (Cybill Shepherd), giovane e ricca americana molto chiacchierata per il suo gran numero di matrimoni dalla breve durata, si trova a viaggiare in treno accanto alla signora Froy (Angela Lansbury), una simpatica e premurosa tata inglese. Amanda, ancora provata dalla sbornia della sera precedente, si addormenta, e al suo risveglio la signora Froy è sparita. Non solo, ma nessuno dei passeggeri e dei membri dello staff ricorda di averla mai vista nè di aver mai parlato con lei. Fermamente convinta che la signora Froy sia nei guai, Amanda, aiutata dal giornalista Robert (Elliot Gould), si mette alla sua ricerca.

Dopo circa trent’anni, ho ritrovato la signora che avevo perso! Eh sì, perchè io da piccolina avevo iniziato a vedere questo film ma non avevo visto la fine (probabilmente per me era arrivata l’ora della nanna) e non ero mai più riuscita a vederlo, nonostante lo avessi cercato tanto. Nella mia ricerca naturalmente ho scoperto che da questa storia, tratta dal romanzo The Wheel Spins della scrittrice britannica Ethel Lina White, erano stati tratti anche altri film, tra cui La Signora Scompare di Alfred Hitchcock, ma per me non sarebbe potuta essere la stessa cosa. Infatti, quello che mi aveva colpito da piccola, era che a sparire nel nulla fosse stata proprio Angela Lansbury, che nel film interpreta Miss Froy ma che per me era Jessica Fletcher: insomma, se scompare la signora in giallo chi può risolvere il mistero? Finalmente, dopo tanti anni, grazie ad Amazon Prime ho trovato la risposta a questa domanda. Non svelerò nulla del finale, naturalmente, posso solo dire che il film resta avvincente e divertente fino alla fine grazie ad un’ottima sceneggiatura scritta da George Axelrod (lo stesso di classici come Colazione da Tiffany e Quando la Moglie è in Vacanza) e agli ottimi interpreti. Cybill Shepherd, che aveva già dato prova di essere un’ottima attrice brillante nella spassosa serie tv Moonlighting al fianco di Bruce Willis, regge l’intero film sulle spalle nude (nel senso che per tutto il tempo indossa un inadatto abito da sera) con grazia e fascino, affiancata da un simpaticissimo e cinico (ma solo all’apparenza) Elliot Gould. Anche i personaggi minori sono tutti perfetti, specie i due gentiluomini inglesi che più che della donna scomparsa si preoccupano della partita di cricket. L’equilibrio tra commedia, mistero e dramma (ricordiamo che ci troviamo nella Germania nazista) è perfetto e il film risulta omogeneo e completo nel suo mix tra risate e suspense. Film splendido, che non soffre per nulla del fatto di essere ambientato quasi per intero a bordo di un treno, anzi: divertente, appassionante, da vedere non solo (ma soprattutto) per i nostalgici e per gli amanti del cinema britannico. E per i fan di Angela Lansbury, ovviamente.

Voto: 4 Muffin

Quali sono i vostri blog preferiti (edizione 2020)?

Ho deciso di portare avanti questa bella iniziativa, il Franken-Meme di Nick, l’autore del blog Nocturnia, che permette di segnalare i blog che piacciono di più e che meritano di essere conosciuti. Cinemuffin è un blog nuovissimo (nemmeno un anno di vita) ma mi ha già dato l’occasione di incontrare blogger appassionati, intelligenti e simpaticissimi che meritano di sicuro di essere conosciuti da tutti.

Se gli autori dei blog che citerò lo desiderano (o se qualcun altro desidera farlo) potranno proseguire nel loro blog questa iniziativa, avvisando Nick che intendono parteciparvi.

Il Franken-Meme ha una sola regola: la correttezza. Niente maleducazione, insulti e parolacce. Fate conto di trovarvi nel salotto di una signora elegante all’ora del tè, e se non avete nulla di bello da dire non dite nulla.

Inizio con la categoria dei Must, i blog senza i quali la mia giornata non può proprio partire, un po’ come il quotidiano e il caffè del mattino.

La Bara Volante

Sono una felice “barista” fin dal mio arrivo nella blogosfera e so che ogni giorno, di qualunque cosa decida di parlare, Cassidy offrirà ghiotte notizie sui dietro le quinte con il suo fantastico umorismo.

Il Zinefilo

Solo uno dei numerosi blog di Lucius Etruscus (nemmeno lui sa con esattezza quanti siano!), qui si trovano i film di serie Z ma non solo e si scoprono moltissimi retroscena sulla lavorazione dei film, gli attori, la realizzazione delle scene d’azione e molte altre cose.

La prossima categoria comprende tutti i blog che seguo con regolarità: alcuni sono stagionati, altri nuovi, ma per me ogni cosa è ancora una novità tutta da scoprire.

Una Vita da Cinefilo

Alessio, cinefilo ma anche fotografo, ci offre una serie di potpourri dei film e delle serie tv che ama spaziando tra i generi e le epoche con la competenza e la passione che derivano dalla sua formazione.

In the Mood for Cinema

Blog con un bellissimo nome, ispirato al capolavoro di Wong Kar-wai, in cui Alessandra ci parla senza sbavature di film di vario genere, con un occhio di riguardo per l’horror, e riesce sempre a trovare in tutti qualcosa da apprezzare, proprio come fa un vero appassionato.

Vengonofuoridallefottutepareti

Blog collettivo, ma la maggior parte dei post portano la firma dell’infaticabile Sam, che non teme di imbarcarsi in imprese titaniche come la recensione di tutte le puntate di Star Trek o di X-Files ma parla anche di film vecchi e non, offrendo molte chicche soprattutto del cinema spagnolo, Già, perché Sam pubblica i suoi articoli in italiano, inglese e spagnolo

Solaris

Senza dubbio il blogger più gentile ed educato che conosco, sempre modesto e curioso, la sua passione per la settima arte emerge chiaramente dai suoi articoli e dalle sue recensioni. Il suo blog prende il nome dal film di Tarkovskij che io amo molto ed è stato tra i primi ad attirare la mia attenzione.

Non c’è Paragone

In questo momento Alfonso è occupatissimo con la sua impresa ambiziosa di recensire tutte le pellicole  vincitrici dell’Oscar come miglior film. Per adesso è arrivato al mitico Casablanca ma sarà un gusto seguirlo nel suo viaggio. 

In Central Perk

Lisa pubblica quotidianamente, è semplicemente instancabile e non le sfugge mai una novità! Film, libri, serie tv… tutti recensiti con uno stile fresco e accattivante che non è che la glassa gustosa di una grande cultura appassionata.

Cinema Tv Musica di una galassia lontana lontana

Bobby Han Solo non si prende mai sul serio, ma non per questo il suo blog lo è di meno. Appassionato di cinema, musica e talent show ha ogni giorno una piccola ma saporita chicca per i suoi lettori. Divertimento senza paturnie assicurato.

Wwayne

Può passare anche molto tempo tra un post e l’altro ma non per questo il blog smette di essere vitale, perché ogni nuova pubblicazione genera sempre commenti, confronto e dialogo ricchi e fruttuosi. Stimolante, ogni volta.

Il Blog di Tony – Relax

Austin Dove è un padrone di casa che sa come mettere tutti a proprio agio e dare il la a conversazioni sempre fresche e interessanti. Si occupa di tutto, film, libri, cartoni animati… perfino ricette di cucina!

Pietro Saba World

Pietro è stato così gentile da citare Cinemuffin tra i suoi blog preferiti rispondendo al Franken-Meme. Lui è un divoratore seriale di cinema e serie tv, quindi non lascerà mai i suoi lettori senza materiale di discussione e riflessione. Spesso ci siamo trovati ad avere pareri opposti su di un film, ma il confronto è sempre stato proficuo e la stima reciproca ne è uscita intatta, se non rafforzata.

Matavitatau

Ammetto che molti articoli, soprattutto quelli dedicati alla musica, siano del tutto fuori dalla mia portata, perché Nick ha una conoscenza enciclopedica in questo campo, così come in quello del cinema. E di certo non ha peli sulla lingua!

Per la categoria New Entry ecco qualcuno che però non è di sicuro l’ultimo arrivato!

Ho visto cose

Vincenzo, che io ho conosciuto come uno dei solerti e poliedrici redattori di L’Ultimo Spettacolo, ha dato vita ora a questo suo blog personale da cui mi aspetto grandi cose!

Non ho segnalazioni per la categoria Desaparecidos, bazzico la blogosfera da troppo poco tempo, ma segnalo qui un blog che è rimasto inattivo per un po’ ma che per fortuna è tornato e alla grande:

La Fabbrica dei Sogni

Arwen Lynch era sparita per un po’ per dedicarsi alla sua attività di romanziera ma è tornata con inesauribile energia a raccontarci film di ogni tipo, vecchi e nuovi, con il tono piacevole di una vecchia amica.

Aggiungo una categoria personale, quella dei blog in lingua inglese che seguo con grande interesse:

Paul S. 

Questo è un blog davvero peculiare, il suo autore, Paul, scrive esclusivamente di due attrici che ama tantissimo: Michelle Pfeiffer e Meg Ryan. Paul non solo parla dei loro film ma ne inventa di splendidi, mai realizzati ma che sarebbe stato bellissimo vedere!

Blogferatu

Non conosco il nome dell’autore, di giorno un normale insegnante di inglese ma di notte un appassionato divoratore di cinema horror. Date un’occhiata alla sua Lista di Film Infinita per capire quanto profonda sia la sua conoscenza del genere.

Silver Screenings

Ruth parla con competenza ed eleganza dei vecchi film di Hollywood, i grandi classici, i protagonisti dell’epoca d’oro con sguardi inediti e sempre interessanti sui capolavori che tutti amiamo.

Naturalmente esistono anche altri ottimi blog e blogger che non ho nominato, spero non me ne vogliano e li invito a partecipare comunque alla catena di Nick, se lo desiderano. Detto questo auguro a tutti buona lettura!