Un Semplice Incidente

Titolo originale: Yek tasadof-e sadeh

Anno: 2025

Regia: Jafar Panahi

Interpreti: Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi

Dove trovarlo: Al cinema

Vahid (Vahid Mobasseri) sente un’automobile fermarsi davanti a casa sua, in panne. A bordo c’è un uomo con la figlioletta e la moglie incinta. L’uomo scende dall’auto per cercare aiuto, e i suoi passi fanno uno strano rumore che Vahid crede di riconoscere: quell’uomo potrebbe essere l’aguzzino che lo torturava quando si trovava in carcere. Vahid lo segue e lo rapisce, ma viene assalito dal dubbio: e se non fosse lui? Inizia dunque a cercare qualcuno che possa confermare l’identità del suo prigioniero.

Ho accolto con soddisfazione la candidatura di Un Semplice Incidente all’Oscar come miglior film internazionale agli Oscar 2026, seguita alla Palma d’Oro ottenuta al Festival di Cannes, perchè lo trovo un film davvero stupendo e sorprendente, che riesce nello stesso tempo a mettere a fuoco la situazione contingente di un Paese che affronta una grave crisi politica e sociale e la dimensione più intima e psicologica dell’essere umano che si ritrova nell’impossibilità di fidarsi del suo prossimo. Credo infatti che sia questo il tema centrale del film, rimarcato più volte dalle esternazioni dei protagonisti: la mancanza di fiducia verso il prossimo. Anche coloro che hanno condiviso lo stesso terribile trauma e apparentemente hanno tutte le ragioni per fare squadra non riescono a fidarsi l’uno dell’altro, così come non si fidano della propria memoria, del proprio giudizio, e in definitiva dei propri valori. È giusto togliere la vita un altro essere umano, per quanto abietto? Cosa è moralmente accettabile e cosa non lo è? Quanto i ricordi legati a momenti estremi della nostra vita possono essere affidabili? Il regime iraniano ha instaurato nel Paese, ci racconta il regista Jafar Panahi (più volte condannato al carcere da quello stesso regime), un clima generale di sospetto e sfiducia, in cui anche i vecchi amici possono rivelarsi traditori, collaborazionisti, doppiogiochisti.

Ho amato moltissimo l’approccio di Panahi, che partendo da una vicenda piccola e apparentemente casuale riesce a ritrarre la precarietà psicologica e morale di un intero popolo. Lo fa con tono leggero, inserendo anche un po’ di umorismo e scene divertenti (indimenticabile la mazzetta pagata ai poliziotti corrotti tramite POS) nella vicenda costruita quasi come un road movie con cenni di thriller, realistica e surreale al tempo stesso, ma sicuramente coinvolgente e incisiva dall’inizio alla fine.

Non rivelerò naturalmente il finale ma gli dedicherò un’unica parola: perfetto.

Consiglio la visione non solo a chi abbia desiderio di comprendere meglio la situazione sociale dell’Iran dei nostri giorni, ma anche a tutti gli amanti del cinema che desiderano condividere un film che, con pochi attori e uno spunto solo apparentemente semplice riesce a imprimersi nella memoria e a suscitare riflessioni importanti.

Voto: 4 Muffin

Il Ragazzo e l’Airone

Titolo originale: Kimi-tachi wa dô ikiru ka

Anno: 2023

Regia: Hayao Miyazaki

Dove trovarlo: Raiplay

Il giovane Mahito non si trova a suo agio nella sua vita: la madre è morta, e il padre si è risposato con Natsuko, la giovane cognata, che ora aspetta un bambino. Mahito non riesce ad adattarsi alla nuova situazione famigliare, finchè un giorno Natsuko scompare misteriosamente. Mahito, per riportarla a casa, vivrà incredibili avventure in un mondo incredibile di cui non sospettava l’esistenza.

Ormai lo sappiamo bene: per il regista giapponese Hayao Miyazaki un viaggio in un mondo fantastico non è mai solamente un’avventura: esso racchiude anche una formazione per chi lo compie (sempre bambini o bambine, infatti), che ritornerà poi nel nostro mondo con una maturità e una consapevolezza del tutto diverse.

Non è diverso per il giovane Mahito, che nonostante la sua diffidenza verso la matrigna (che peraltro è la sorella minore della madre, quindi sua zia) non esita a intraprendere un viaggio nell’ignoto per riportarla a casa sana e salva.

Come sempre lo Studio Ghibli di Miyazaki ci incanta con l’inesauribile creatività e fantasia nel dar vita a mondi fantastici abitati da creature magiche e misteriose che molto spesso hanno un’ambiguità di fondo che rende impossibile, inizialmente, distinguere gli amici dai nemici.

Gli elementi classici della poetica di Miyazaki quindi ci sono tutti, ma non per questo il film risulta banale o scontato; le avventure di Mahito sono sorprendenti e coinvolgenti, e tutti i personaggi magnificamente connotati.

Per me i personaggi più indimenticabili in questo caso non sono quelli immaginifici del mondo della torre, ma sono le anziane domestiche che vivono nella residenza di famiglia: adorabili vecchiette simpaticissime, efficienti e premurose quanto confusionarie e infantili. Non mi potrò mai dimenticare di loro.

Non stupisce affatto il Premio Oscar assegnato a Il Ragazzo e l’Airone nel 2024 come miglior film d’animazione, come già era accaduto per La Città Incantata nel 2003, perchè il film è narrativamente e tecnicamente perfetto.

Consiglio quindi senza remore il film a tutti gli amanti di Miyazaki e dello studio Ghibli (mentre per chi non avesse familiarità con questo tipo di animazione magari consiglierei un altro film, ad esempio Totoro,come primo approccio), adulti e bambini, anche se i più piccoli potrebbero trovare un po’ noiosa la parte iniziale.

Voto: 4 Muffin

La Vita va così

Anno: 2025

Regia: Riccardo Milani

Interpreti: Giuseppe Loi, Virginia Raffaele, Aldo Baglio, Diego Abatantuono, Geppi Cucciari

Dove trovarlo: Al cinema

Tratto da una storia vera: un pastore della Sardegna del Sud si oppone con incredibile tenacia al piano di una grande azienda di Milano intenzionata ad acquistare la sua casa e la sua terra per costruirci un resort di lusso.

La Vita va così è principalmente una commedia, con molti personaggi interessanti e scene divertenti, ma è anche una lettera d’amore alla Sardegna e in generale a tutti quei luoghi meravigliosi che vengono deturpati nel nome del progresso, della modernità e delle opportunità. Non a caso il film è stato finanziato anche dalla stessa Regione Sardegna, e mette in mostra alcuni suoi luoghi davvero incantevoli, come il piccolo paese e la spiaggia, che sembrano congelati al di fuori del tempo.

Ma la domanda che lo spettatore arriva inevitabilmente a porsi di fronte alla lotta solo apparentemente impari tra il pastore Efisio (Giuseppe Loi, pastore anche nella vita e non attore di professione) e la grande multinazionale è la seguente: quanto vale la nostra identità? Quanto denaro servirebbe per convincere ciascuno di noi a vendere la propria casa, e con essa i propri ricordi, i propri valori, le proprie radici? Possiamo davvero rinunciare a essere chi siamo sempre stati e chi erano i nostri avi prima di noi?

Risate e riflessioni, molto ben orchestrate dal regista specializzato in commedie Riccardo Milani, con qualche lunghezza di troppo nel finale ma godibile e piacevole.

Come piacevole è, come sempre, rivedere Diego Abatantuono, qui alle prese con un personaggio sfaccettato e interessante; Virginia Raffaele offre un’ottima prova; Geppi Cucciari, per una volta, è dimessa e morigerata, ma sempre determinante; con piacere mi sono goduta Aldo Baglio (questa volta senza Giovanni e Giacomo) in un ruolo che, se prende il via con la comicità che abbiamo sempre amato, cresce e muta col passare dei minuti.

Un film che mi sento di consigliare perchè affronta temi delicati e complessi ma con leggerezza e con quel profondo rispetto che una terra come la Sardegna e i suoi irriducibili abitanti non possono non suscitare.

Voto: 3 Muffin

Spongebob: Un’Avventura da Pirati

Titolo originale: The Spongebob Movie: Search for Squarepants

Anno: 2025

Regia: Derek Drymon

Dove trovarlo: Al cinema

Il fantasma senza scrupoli dell’Olandese Volante cerca di liberarsi della sua centenaria maledizione attraverso un crudele inganno perpetrato nei confronti di Spongebob, ansioso di dimostrarsi coraggioso e audace come crede sia stato in gioventù il suo capo, Mr. Krabs.

Mi è sempre piaciuto Spongebob. Ho sempre trovato adorabile la sua infantile spensieratezza, la sua candida ingenuità e la sua sconfinata gioia di vivere.

Allo stesso modo amo i personaggi che lo accompagnano (spesso controvoglia) nelle sue strampalate avventure: il cinico vicino di casa Squiddi, il burbero e avido Mr. Krabs, il maligno Plankton e l’amico del cuore Patrick Stella.

Questa nuova avventura non ci racconta nulla di nuovo rispetto a quello che avevamo già visto nella serie e nei film precedenti, ma offre comunque un ottimo intrattenimento per i bambini con una manciata di scene molto divertenti anche per gli adulti, purché accettino di lasciarsi trasportare nelle profondità sottomarine del mondo pazzerello e color arcobaleno della spugna dai pantaloni quadrati più famosa al mondo.

Visto al cinema coi bambini (un’esperienza nell’esperienza, quindi) sono molto curiosa di vederlo in lingua originale perchè ho la certezza che la traduzione italiana si sia presa molte libertà rispetto all’originale.

Voto: 3 Muffin

Piccole Cose come Queste

Titolo originale: Small Things Like These

Anno: 2024

Regia: Tim Mielants

Interpreti: Cillian Murphy, Emily Watson

Dove trovarlo: Raiplay

Irlanda, 1985. Bill Furlong (Cillian Murphy) è un mercante di carbone, padre di famiglia e uomo di grande altruismo e generosità. Quando si imbatte per puro caso in alcuni strani accadimenti all’interno del convento del paese, in cui trovano ospitalità anche le ragazze madri, non riesce proprio a far finta di niente, nonostante tutti gli sconsiglino di approfondire i fatti.

Tratto dal romanzo Piccole cose da nulla di Claire Keegan, il film vuole raccontare del dramma delle innumerevoli ragazze madri (“oltre 56.000”, recita la didascalia finale) cui nel secolo scorso, negli istituti religiosi conosciuti come “Magdalene”, sono stati tolti i figli appena nati. Il tema, di grande importanza storica, umana e sociale, viene affrontato dal punto di vista del carbonaio Bill, interpretato egregiamente da Cillian Murphy, che in virtù della sua natura compassionevole rifiuta di girarsi dall’altra parte di fronte ai soprusi e alle ingiustizie, pur sapendo quanto questa sua decisione possa essere dannosa per lui e per la sua famiglia. I conventi infatti, come viene anche detto nel film, sono un importante polo di influenza per la vita economica dei piccoli paesi, e per questo in genere la popolazione preferisce evitare di indagare su ciò che accade all’interno delle loro mura.

Anche se i personaggi sono d’invenzione, la situazione descritta è stata spaventosamente reale per molti decenni: come mai allora lo spettatore non arriva mai a provare davvero emozioni forti durante il film? Le ragioni sono molteplici, e tra queste di certo non vi è la prova attoriale di Cillian Murphy, egregia, nè quella della sua controparte Emily Watson, una glaciale e terrificante Suor Mary la cui presenza in una stanza è sufficiente a far tremare non solo le giovani ospiti del convitto ma anche le sue stesse consorelle.

Invece non ho apprezzato la regia di Tim Mielant, troppo compiaciuta in inquadrature complesse e movimenti di camera innaturali, tanto da far perdere di vista a tratti la storia del film, ed interrompendo quindi ogni flusso emozionale.

Ho trovato pleonastico anche l’inserimento di flashback sull’infanzia di Bill, molto confusi dal punto di vista narrativo e inutilmente didascalici nel rimarcare come Bill avesse un trauma pregresso per la precoce perdita della madre.

Questo elemento ci rende ancora più ovvia la scelta finale di Bill: lui non ha vissuto davvero alcun tormento interiore, in realtà lo spettatore non ha mai un solo dubbio sul fatto che alla fine Bill non subirà le pressioni e sceglierà di aiutare la giovane in difficoltà, ad ogni costo. E questo costo non ci viene mostrato, mentre io avrei pensato di vedere almeno le reazioni della famiglia di Bill al suo gesto.

Un’altra cosa un po’ bizzarra è il fatto che Bill non si relazioni con alcun maschio per tutto il film, ad eccezione di un bambino cui elargisce l’elemosina: rifugge perfino dal barbiere, ad un certo punto, sembra non avere amici né sodali di alcun genere e nessuna interazione sostanziosa se non con donne o comunque femmine (la moglie, le figlie, le suore, la padrona della locanda). Mi è sembrato un po’ inverosimile e unilaterale, e non mi ha aiutato a sentirmi davvero dentro la storia.

Piccole Cose come Queste non è certo un brutto film, anzi, è di pregevole qualità nell’insieme e impreziosito da ottime interpretazioni, ma vista la drammaticità del tema trattato (ricordiamo anche che è tutto accaduto veramente) mi sarei aspettata un maggior realismo e un maggior coinvolgimento dal punto di vista emotivo.

Voto: 2 Muffin

That Christmas

Anno: 2024

Regia: Simon Otto

Dove trovarlo: Prime Video

“Quel Natale” c’è stato un super lavoro per Babbo Natale: in mezzo alla bufera, con una sola renna (tutte le altre erano raffreddate) per portare gioia e fiducia ai bambini della piccola cittadina di Wellington, alle prese con recite di Natale disastrose, insegnanti arcigni, prime cotte, bambini e tacchini in fuga.

Avevo iniziato a vedere questo film l’anno scorso, e poi me ne ero completamente scordata. Il motivo è presto detto: non esiste una vera trama. Nulla che possa coinvolgere dall’inizio alla fine, soltanto una serie di episodi più o meno riusciti con molti personaggi non ben approfonditi che sfociano nell’inevitabile spirito natalizio collettivo. That Christmas non è un film brutto, ma nemmeno memorabile, piacevole da vedere in relax con la famiglia e con alcune trovate divertenti ma senza particolari guizzi d’ingegno. E dire che in passato lo sceneggiatore Richard Curtis ci aveva regalato una tra le commedia natalizie più belle di sempre, Love Actually

Voto: 2 Muffin