Il Ragazzo e l’Airone

Titolo originale: Kimi-tachi wa dô ikiru ka

Anno: 2023

Regia: Hayao Miyazaki

Dove trovarlo: Raiplay

Il giovane Mahito non si trova a suo agio nella sua vita: la madre è morta, e il padre si è risposato con Natsuko, la giovane cognata, che ora aspetta un bambino. Mahito non riesce ad adattarsi alla nuova situazione famigliare, finchè un giorno Natsuko scompare misteriosamente. Mahito, per riportarla a casa, vivrà incredibili avventure in un mondo incredibile di cui non sospettava l’esistenza.

Ormai lo sappiamo bene: per il regista giapponese Hayao Miyazaki un viaggio in un mondo fantastico non è mai solamente un’avventura: esso racchiude anche una formazione per chi lo compie (sempre bambini o bambine, infatti), che ritornerà poi nel nostro mondo con una maturità e una consapevolezza del tutto diverse.

Non è diverso per il giovane Mahito, che nonostante la sua diffidenza verso la matrigna (che peraltro è la sorella minore della madre, quindi sua zia) non esita a intraprendere un viaggio nell’ignoto per riportarla a casa sana e salva.

Come sempre lo Studio Ghibli di Miyazaki ci incanta con l’inesauribile creatività e fantasia nel dar vita a mondi fantastici abitati da creature magiche e misteriose che molto spesso hanno un’ambiguità di fondo che rende impossibile, inizialmente, distinguere gli amici dai nemici.

Gli elementi classici della poetica di Miyazaki quindi ci sono tutti, ma non per questo il film risulta banale o scontato; le avventure di Mahito sono sorprendenti e coinvolgenti, e tutti i personaggi magnificamente connotati.

Per me i personaggi più indimenticabili in questo caso non sono quelli immaginifici del mondo della torre, ma sono le anziane domestiche che vivono nella residenza di famiglia: adorabili vecchiette simpaticissime, efficienti e premurose quanto confusionarie e infantili. Non mi potrò mai dimenticare di loro.

Non stupisce affatto il Premio Oscar assegnato a Il Ragazzo e l’Airone nel 2024 come miglior film d’animazione, come già era accaduto per La Città Incantata nel 2003, perchè il film è narrativamente e tecnicamente perfetto.

Consiglio quindi senza remore il film a tutti gli amanti di Miyazaki e dello studio Ghibli (mentre per chi non avesse familiarità con questo tipo di animazione magari consiglierei un altro film, ad esempio Totoro,come primo approccio), adulti e bambini, anche se i più piccoli potrebbero trovare un po’ noiosa la parte iniziale.

Voto: 4 Muffin

L’Innocenza

Titolo originale: Kaibutsu

Anno: 2023

Regia: Hirokazu Kore-eda

Interpreti: Sakura Ando, Eita Kagayama, Soya Kurokawa, Hinata Hiiragi

Dove trovarlo: al cinema

Quando il figlio Minato (Soya Kurokawa) inizia a comportarsi in modo strano, la madre Saori (Sakura Ando), rimasta sola a prendersi cura di lui dopo la morte del padre, si rivolge alla scuola per avere aiuto e spiegazioni, sospettando che il maestro di Minato sia violento con lui. Incontrerà però un muro di freddezza da parte della preside, mentre il maestro Hori (Eita Kagayama) accuserà Minato di comportarsi da bullo con un compagno di classe, Yori (Hinata Hiiragi), considerato da tutti, compreso suo padre, un ragazzino strano e malato.

Il titolo italiano del film, L’Innocenza, non è fuori luogo, ma quello che è stato scelto per la versione in inglese, Monster, cioè Mostro, è decisamente più attinente. Il film infatti ci racconta di tre personaggi accomunati dall’accusa di essere in qualche modo dei mostri. Minato viene accusato dal maestro di essere un bullo violento; il maestro a sua volta viene accusato dagli alunni di essere violento; il padre di Yori definisce il figlio “un mostro con un cervello di maiale”. La verità è molto diversa, ma per riuscire ad afferrarla lo spettatore dovrà incontrare i punti di vista di questi diversi personaggi, tutti considerati da qualcun altro mostri. Ma, come cantano i bambini nei loro giochi, “chi è il mostro? Chi è?”. Il mostro sembra essere colui che si allontana dalla conformità, dalla normalità, da quella strada già tracciata per noi da tradizioni, famiglia, insegnanti. Come già il grande maestro del cinema giapponese Akira Kurosawa aveva fatto nel suo Rashomon (1950), il regista Hirokazu Kore-eda ci racconta la stessa storia da tre punti di vista differenti, ciascuno dei quali chiarisce e completa gli altri. E il gioco di incastri, rimandi, sospensioni e illuminazioni è talmente preciso e perfetto da aver giustamente portato il film a vincere il premio per la miglior sceneggiatura (scritta da Yuji Sakamoto) al Festival di Cannes dello scorso anno. La locandina del film poi tira in ballo un altro maestro del cinema nipponico: Hayao Miyazaki. E a ragione: anche in L’Innocenza infatti, come nei lungometraggi animati dello studio Ghibli di Miyazaki, i bambini sono protagonisti della storia, sono ricchi di doti, virtù e sogni, ma vengono schiacciati dal mondo degli adulti che non riesce a comprenderli e incoraggiarli. Questa volta non è una creatura magica come Totoro a giungere in soccorso dei bambini nel momento di maggior difficoltà, ma in ogni caso la fuga dalla realtà e il sogno di un mondo nuovo e diverso sostengono la loro presa di coscienza e la loro crescita verso quell’età adulta che tanto li spaventa e li confonde. Non trovo alcun difetto in questo film: la trama è solidissima, le emozioni autentiche e profonde, gli attori eccellenti, ogni inquadratura e ogni immagine splendida. La colonna sonora, firmata dal recentemente scomparso Ryuichi Sakamoto, sottolinea ogni aspetto emotivo con grazia, e si compone principalmente di un pianoforte, cui si affiancano rumori e suoni intradiegetici fondamentali per sottolineare certi passaggi emotivi ma anche narrativi. Da vedere con attenzione per godersi ogni rimando da una versione all’altra e per immergersi in una cultura che all’inizio può sembrare profondamente diversa dalla nostra ma, nella sostanza, purtroppo non lo è così tanto. Da vedere assolutamente.

Voto: 4 Muffin