For He’s a Jolly Good Fellowes…

Looking back it just seems unbelievable to me that I never happened to notice this English actor called Julian Fellowes, even if he took part in different movies that were somehow important to me, like Shadowlands, biography of the author of The Chronicles of Narnia C.S. Lewis, Zeffirelli’s Jane Eyre that was in my high school final paper and Tomorrow Never Dies of my beloved Bond saga. Nevertheless I didn’t even know he was there until I saw Gorford Park, the 2001 movie that ensured him the Academy Award for the best original screenplay; it’s basically a crime story where nobody gives a fig about the murder, because every character, highborn or servant, has already his huge share of worries going on. But it was when I started watching Downton Abbey that I really fell in love with his work. In six seasons and a conclusive movie he never disappointed me. Every dialogue, character, event, pin, was always perfect and perfectly fit with the whole. Of course both Gosford Park and Downton Abbey are the result of a great team work, and in both of them the actors are really a blessing, starting with Maggie Smith, who stars in both productions and is the most iconic character of Downton Abbey, whose lines have gone viral (“What’s a weekend?” or “I never argue: I explain”). Watching the movie and knowing that I would not have the chance to meet all those familiar characters again was in a way sad, but it was surely the most perfect conclusion imaginable: complete, funny and especially full of hope. Years ago, without knowing it, I happened to join the Bookclub of Neri Pozza, the Italian publishing house of Julian Fellowes. Destiny? I read two of Julian Fellowes’ novels, the funny Snobs and Belgravia, which has now become a tv serial I’m longing to see. Meanwhile I watched The English Game, a Netflix production written by Fellowes about the birth of the first soccer league in England. It wasn’t as good as Downton Abbey, it lacked of its brilliant tones and irony, but it was very well documented (another distinctive feature of Fellowes) and interesting: it was funny to know that in his early days football was born as a gentlemen’s sport, that being paid to play was not only against the rules but also deeply shaming, and the federation owned just one single trophy that was to be returned by the winner team to be assigned again the following year. Actor, writer, screenwriter and even director, Julian Fellowes is talented in every task he undertakes, and that’s why I can’t wait to witness the next one. And since, as we saw in his works, it always runs in the family, Julian’s niece Jessica Fellowes is a talented writer too, and her delicate and sophisticated crime novels (also published by Neri Pozza in Italy) are really enjoyable. In the special features from Downton Abbey’s Bluray Julian Fellowes pronounces a sentence that, though universally compelling, I find particularly suitable for the difficult period we are going through right now: “It’s one of my core beliefs that for all the horror stories in everyday’s newspaper, the fact is that most people are trying to do their best”. Julian Fellowes certainly is.

Ritorno dall’Ignoto

Titolo originale:  Return from Witch Mountain

Anno: 1978

Regia: John Hough

Interpreti: Kim Richards, Ike Eisenmann, Bette Davis, Christopher Lee, Anthony James, Denver Pyle

Dove trovarlo: Disney Plus

Alcuni anni dopo averli portati via dal nostro pianeta, zio Bene riconduce Tia e Tony in gita sulla Terra affinché possano studiare abitudini e comportamenti dei terrestri. Grazie ai suoi poteri, Tony riesce a salvare un uomo che stava precipitando da un tetto, ma così facendo attira l’attenzione dello scienziato senza scrupoli Victor, che rapisce Tony e riesce, tramite un meccanismo di sua invenzione, a controllarne la mente e la volontà. Tia si mette immediatamente alla ricerca del fratello, utilizzando la telepatia e gli altri suoi poteri per trovarlo e impedire che Viktor e la sua complice Letha lo sfruttino per i loro malefici piani.

Seguito del successo Disney del 1975 L’Incredibile Viaggio verso l’Ignoto che vede ancora una volta Kim Richards e Ike Eisenmann nei panni dei due giovani alieni dotati di straordinari poteri come la telepatia e la telecinesi, oltre che la capacità di comunicare con gli animali. John Hough, regista anche del primo capitolo, mantiene anche in questo film un tono serio, avventuroso ma anche cupo, alleggerito però dalla presenza di animali (nel primo film erano un gatto e un cavallo, qui invece una capra) e di alcuni personaggi minori, come i bambini che aiutano Tia (a vedere oggi questa squadra formata da quattro ragazzini sfigatelli e una ragazza carina e con poteri psichici non può non venire in mente la serie Stranger Things) e lo sfortunato Mr. Yokomoto, incaricato di ricondurre i bambini recalcitranti a scuola. Ma il vero fiore all’occhiello di Ritorno dall’Ignoto è il duo inedito di fuoriclasse scelti per interpretare i due villains: Christopher Lee, lo scienziato follemente ambizioso, e Bette Davis, l’avida e fatua Letha. I duetti tra i due sono memorabili, e se a completare il triangolo mettiamo Anthony James (il killer imbranato di Una Pallottola Spuntata 2 e Mezzo) le risate sono assicurate. Per il resto, la trama è piuttosto banale, gli effetti speciali all’altezza (per l’epoca ovviamente) e il ritmo un po’ più vivace rispetto al film precedente. I protagonisti utilizzano i poteri in modo più convenzionale e meno spettacolare, perchè ormai sono maturati e hanno imparato a gestirli meglio, ma questo toglie al film un po’ di magia. In generale, il film si rivolge meno ai bambini e più agli adulti.

Voto: 3 Muffin

Epic – Il Mondo Segreto

Titolo Originale: Epic

Anno: 2013

Regia: Chris Wedge

Interpreti (voci): Colin Farrell (Ronin), Josh Hutcherson (Nod), Amanda Seyfried (M.K.), Steven Tyler (Nim), Christoph Waltz (Mandrake), Beyoncè (Regina Tara)

Mary Katherine, dopo molti anni, tenta di riavvicinarsi al padre, un eccentrico scienziato che si è trasferito al limitare di una foresta per trovare le prove dell’esistenza di un popolo minuscolo. Scoraggiata dalla fissazione del padre M.K. vorrebbe andarsene subito, ma viene suo malgrado rimpicciolita e catapultata proprio in quel mondo microscopico che non credeva esistesse. Sarà suo compito proteggere un prezioso bocciolo incantato dalla regina della foresta prima di morire e proteggerlo dai malefici Boggan, che amano il marciume e l’oscurità. Al suo fianco due bislacche lumache e un esercito di coraggiosi Leafmen.

Il titolo Epic è decisamente inadeguato per questo film d’animazione noioso e portatore del solito vecchio messaggio ecologista già visto in tanti cartoni animati. I bambini lo troveranno anche loro poco interessante e a tratti pauroso, mentre i grandi non troveranno niente di nuovo o interessante, almeno nella versione italiana (mi sono sentita molto sollevata alla morte prematura della saggia regina, molto malamente doppiata da Maria Grazia Cucinotta), perchè in quella originale invece il cast di doppiatori è da urlo. Si salvano però i personaggi, che sono piuttosto originali e simpatici, anche se la trama e le dinamiche interpersonali sono molto convenzionali. Chris Wedge, il regista, ci aveva offerto molto di meglio in passato con il capolavoro L’Era Glaciale. Ho apprezzato però la scelta di Blue Sky di inserire come extra nel Blu-Ray due brevi ma interessanti documentari, uno sui veri animali della foresta e l’altro sull’importanza del processo di decomposizione per l’equilibrio naturale: anche la “Marcia del Marcio” è una cosa buona!

Voto: 2 Muffin

Hollywood

Titolo: Hollywood (serie TV)

Anno: 2020

Creatori: Ryan Murphy, Ian Brennan

Cast: David Corenswet, Darren Criss, Laura Harrier, Joe Mantello, Dylan McDermott, Jake Picking, Jeremy Pope, Holland Taylor, Samara Weaving, Mira Sorvino, Patti Lupone, Jim Parsons, Queen Latifah

Dove trovarlo: Netflix (ancora senza il doppiaggio italiano a causa dei rallentamenti dovuti al Covid-19)

Fin dai suoi albori Hollywood ha fornito all’America i mezzi più potenti a disposizione per riscrivere la storia più o meno recente assolvendo ed incensando se stessa. Basti pensare alla pietra angolare Nascita di una Nazione di D. W. Griffith, del lontanissimo 1915, che celebra il razzismo del Ku Klux Klan; o a film di guerra come Berretti Verdi, in cui si tenta di utilizzare il carisma di John Wayne per sostenere l’intervento in Vietnam; o ancora all’accidentalmente escluso dal vastissimo catalogo di Disney Plus La Capanna dello Zio Tom, che racconta come fosse bello e divertente per gli schiavi neri vivere nelle piantagioni di cotone. In tempi più recenti tuttavia il revisionismo storico ha cambiato orientamento, ed abbiamo assistito per esempio all’assassinio di Hitler (non a caso in un cinematografo) prima che desse inizio alla seconda guerra mondiale in Bastardi Senza Gloria. Molte serie tv (Black Mirror, The Man in the High Castle) hanno seguito l’esempio di Tarantino e immaginato un diverso presente (o futuro) basato su un differente passato. Hollywood invece non ci racconta il presente o il futuro, ma un singolo evento del passato che avrebbe potuto cambiare completamente il corso dello sviluppo della cinematografia e della storia tout court, la realizzazione di un film, e lascia allo spettatore immaginare come avrebbe potuto essere il nostro presente se Meg fosse davvero stato girato alla fine degli anni ‘40. Probabilmente i movimenti #metoo e #girlpower non esisterebbero, perché non ce ne sarebbe bisogno. Hollywood mescola i fatti e i personaggi reali con quelli di fantasia, con l’effetto bizzarro di creare nella prima parte un mondo così realistico e triviale da risultare insopportabile e nel finale uno così infantilmente equo e bello da essere altrettanto difficile da accettare. La serie è dunque squilibrata e piena di difetti sostanziali, ma viene salvata in corner dalla bravura degli attori e dalla simpatia di alcuni personaggi. Tutti gli interpreti, più o meno conosciuti, sono davvero bravi, perciò mi soffermerò solo su quelli che mi hanno colpito di più. Jake Picking è efficace nei panni di un giovane e insicuro (soprattutto a causa della sua omosessualità) Rock Hudson, di cui viene raccontato con veridicità l’inizio della carriera sotto l’ala assai protettrice dell’agente Henry Willson (di cui parleremo ancora) ma di cui viene inventato il pubblico coming-out con fidanzato di colore. Parlo poi di quella che per me, per una serie di coincidenze, è diventata l’attrice del momento, Holland Taylor, che interpreta un personaggio di finzione ma del tutto realistico, una sorta di buona madrina per tutte le vittime del grande sistema degli studios hollywoodiani che rischia di ritrovarsi sola. Dico rischia perché alla fine di Hollywood (segue spoiler) ogni personaggio, nessuno escluso, riesce a realizzare il suo sogno, trovando l’amore, la gloria o la redenzione, nel più sfacciato degli happy ending, che però, devo essere sincera, mi ha dato una certa non giustificata soddisfazione emotiva. Parlando di questa serie è impossibile non citare l’attore Jim Parsons (per tutti lo Sheldon Cooper di Big Bang Theory) che interpreta Henry Willson, un agente di spettacolo realmente esistito che si approfittava spesso dei suoi clienti, Rock Hudson compreso: la scena in cui Parsons si esibisce nella danza di Salomè tornerà nei miei incubi negli anni a venire. Ruolo marginale come minutaggio ma fondamentale per Queen Latifah nei panni di Hattie McDaniel, la prima attrice di colore a vincere un Academy Award per il ruolo di Mammy in Via col Vento del 1939 come miglior attrice non protagonista, che nonostante questo, proprio come racconta il suo personaggio, non ebbe il permesso di entrare nel salone della cerimonia: qui Hattie si prende virtualmente una rivincita sull’Academy. Anche tenendo conto di tutti i suoi difetti e della sua premessa non necessariamente condivisibile, che si basa su un film fittizio intitolato Meg per il quale, alla fine degli anni ‘40, tutti alla fine vincono un Oscar, compresa la protagonista di colore, il protagonista esordiente reduce dal conflitto mondiale, lo sceneggiatore di colore e omosessuale, l’attrice asiatica e il regista in parte filippino, credo sarà difficile per i cinefili astenersi dalla visione, se non altro per la curiosità di vedere insieme tanti bravi attori del grande e piccolo schermo e tanti personaggi della vecchia Hollywood. C’è però una mancanza secondo me imperdonabile, soprattutto considerando il fatto che Ian Brennan e Ryan Murphy sono stati anche gli autori di Glee e che sappiamo per certo che alcuni degli interpreti hanno grandi abilità canore (abbiamo apprezzato la voce d’angelo di Darren Criss proprio in Glee, quella di Queen Latifah in Chicago, e perchè no, Jim Parsons nel cult Soffice Kitty): nessun numero da musical hollywoodiano. Peccato.

L’Incredibile Viaggio verso l’Ignoto

Titolo originale: Escape to Witch Mountain

Anno: 1975

Regia: John Hough

Interpreti: Kim Richards, Ike Eisenmann, Donald Pleasance, Ray Milland, Denver Pyle

Dove trovarlo: Disney Plus

Tia e Tony sono due piccoli orfani dotati di poteri straordinari, come ad esempio la telecinesi o la lettura del pensiero. Quando il miliardario senza scrupoli Aristotle Bolt viene a conoscenza di queste loro abilità incarica il suo avvocato Deranian di fingersi loro zio per sottrarli all’orfanotrofio e poterli studiare per capire come sfruttare i loro poteri a scopo di lucro.

A vedere oggi film come questo, pensati per i ragazzi più di trentacinque anni fa, sembra impossibile che anche i bambini moderni possano trovarli appassionanti quanto lo erano per noi da piccoli, visti i ritmi decisamente morbidi e gli effetti speciali datati. Nonostante questo L’Incredibile Viaggio verso l’Ignoto resta un bel film d’avventura, che parte da una buona idea (tratta dal romanzo di Alexander Key) e mantiene fino alla fine il mistero dell’origine dei due bambini e dei loro poteri, utilizzati dai protagonisti in modo a volte spettacolare a volte divertente (la scena che mi ha colpito di più è quella in cui Tia e Tony improvvisano uno spettacolo di musica e ballo usando la telecinesi per manovrare marionette e pupazzi), proprio come farebbe un bambino, alternando così scene di timbro diverso nella narrazione. L’ottimo cast di attori e personaggi contribuisce a dare forza all’insieme: Eddie Albert è un adorabile vedovo all’inizio spigoloso ma che si affeziona profondamente ai due piccoli fuggitivi e li aiuta nella loro impresa; Ray Milland (il protagonista di Il Delitto Perfetto di Hitchcock) interpreta uno spietato riccone pazzoide che finisce per volare a testa in giù sul suo aeroplano; Donald Pleasance, il migliore del film, il losco e determinato braccatore (io me lo ricordo soprattutto dal suo ruolo in La Grande Fuga, per essere stato Blofeld, il nemico numero uno di 007 e, cambiando completamente registro, per Altrimenti ci Arrabbiamo! con Bud Spencer e Terence Hill); Denver Pyle il misterioso ma salvifico zio (già zio anche di Bo e Luke Duke nella serie Hazzard). Il film ebbe un grande successo e casa Disney ne realizzò un seguito (Ritorno all’Ignoto) nel 1978 e due remake, uno nel 1995 (La Montagna della Strega) e uno nel 2009 (Corsa a Witch Mountain). La “Montagna della Strega” del titolo originale è il luogo in cui si conclude l’avventura, famoso per essere stato teatro di molteplici presunti fenomeni paranormali e avvistamenti di UFO.

Voto: 3 Muffin