
Regia: Fabio De Luigi
Anno: 2024
Interpreti: Fabio De Luigi, Stefano Accorsi, Alessandro Haber, Marina Massironi, Paolo Cevoli
Dove trovarlo: Prime Video
Quando il padre Corrado (Alessandro Haber) muore, i fratelli Rocco (Fabio De Luigi) e Guido (Stefano Accorsi) si ritrovano dopo 30 anni in occasione del funerale. E’ chiaro fin da subito che i vecchi rancori familiari non sono sopiti: Rocco è colpevole di aver rivelato al padre il tradimento della madre, mentre Guido se n’è andato da casa giovanissimo per far carriera lasciando il fratello solo ad occuparsi del burbero e rancoroso padre. Eppure, dopo poco, l’affetto fraterno prevale, e i due decidono di portare insieme le ceneri del padre sulla tomba della madre, come lui aveva chiesto prima di morire. Il mezzo prescelto per il viaggio dalla Lombardia alla Romagna? I due motorini costruiti per loro proprio dal padre! L’avventura ha inizio…
Conoscendo il regista (lo stesso Fabio De Luigi), i nomi coinvolti e la trama, mi sono approcciata al film in cerca di una visione senza pretese di originalità ma simpatica e non impegnativa. Ma se avevo ragione da una parte, avevo torto dall’altra. L’assunto di partenza del film è molto banale e abusato: due persone tra loro diversissime per carattere e senso morale si (ri)avvicinano grazie ad un viaggio fatto insieme, come abbiamo visto accadere in decine di road movie. Ero prontissima ad accettare questa premessa, nella speranza di trovare qualche scena divertente, e soprattutto delle dinamiche interessanti tra due personaggi che, sulla carta, sono l’uno l’opposto dell’altro. In realtà il film non è mai divertente, ma proprio mai, in nessun caso, né nei dialoghi nè nelle situazioni nè negli incontri lungo il percorso. E, considerando che si tratta di un film diretto e interpretato da un attore comico, questo mi sembra un difetto importante. Perfino Paolo Cevoli, nel ruolo potenzialmente esilarante di sacerdote che celebra il funerale di un noto egoista burbero e misantropo, resta una macchietta sprecata. In secondo luogo, tutte le azioni e le scelte dei personaggi sono piegate al servizio di una trama che, come già detto, è banale e monodirezionale, a discapito della credibilità e incisività dei personaggi stessi. Rocco dovrebbe essere il figlio timido, introverso, timoroso, che non ha mai trovato il coraggio di allontanarsi dal padre e di correre rischi: eppure gli basta un attimo per mollare tutto e partire, sedurre una completa sconosciuta, partecipare a festini notturni, fare uso di droghe non identificate e altro ancora. Viceversa Guido dovrebbe essere il figlio superficiale, egoista ed egocentrico, ma gli bastano due parole per partire in missione per conto del padre che odiava, mollare il lavoro su due piedi e mettere in discussione tutte le sue scelte di vita. Questo rende molto meno percepibili i conflitti e molto meno interessante l’evoluzione dei personaggi, che anche in un film volutamente leggero ci deve essere. Tutte le situazioni che i due fratelli si trovano davanti sono forzate e poco credibili, così come lo è il loro comportamento: questo rende impossibile giudicare le loro interpretazioni, visto che i personaggi sono inconsistenti e incoerenti (al massimo posso congratularmi per la scena di ballo coreografato). Il film è un vero disastro dal punto di vista della scrittura sotto ogni punto di vista. Dopo un po’ ho capito che il titolo 50 km all’ora non si riferisce solo ai motorini scassati dei due protagonisti, ma anche alla velocità di scorrimento della pellicola percepita dallo spettatore: alla fine del film ero stesa sul divano implorando pietà. Non capisco infatti perchè il film dovesse durare così tanto (1 ora e 50 minuti) quando a stento c’era materiale per un’ora e venti: infatti le scene sono eterne, soprattutto considerando che la loro funzione narrativa è ovvia, sembrano non terminare mai (penso alla festa psichedelica, ma anche al disastroso amplesso con la sedicente cavallerizza o alla partita di calcio nel parco). La parte peggiore però è quella del furto dei motorini, persi ad una scommessa: possibile che un tizio qualunque scovato in un bar possa estrarre una balestra per rincorrere i ladri? Soprattutto quando li avrebbe raggiunti comodamente a piedi? Una scena che nelle mani di Maccio Capatonda sarebbe stata un capolavoro, mentre qui è un pasticcio incomprensibile.

Non è giusto però parlare solo dei lati negativi di questo film italiano. Devo fare infatti i complimenti ad Alessandro Haber, che in pochissime battute riesce a rendersi del tutto insopportabile. Ma soprattutto mi ha sorpreso Marina Massironi, con un’interpretazione della canzone Girls just wanna have fun che non ha nulla da invidiare a quella di Madonna.
Il film non mi è piaciuto e non lo consiglio, ma non per questo voglio male a chi me l’ha consigliato: sono sempre esperienze dopotutto!
Voto: 1 Muffin ipocalorico

