Malcolm

In quest’epoca d’oro per le cosiddette “couch potatoes”, le “patate da divano”, coloro che passano volentieri l’intera giornata stesi sul divano a guardare la tv e mangiare patatine, in cui le proliferanti piattaforme streaming hanno messo a disposizione di tutti una scelta fino a qualche anno fa inimmaginabile di film, cartoni animati e serie tv, sembra impossibile che ci siano ancora prodotti introvabili. Non mi riferisco a quei vecchi film che erano introvabili già da decenni (l’indefesso inseguimento di Papà Verdurin dei film di Robert Mulligan temo non avrà mai fine), ma alle serie tv del passato recente che, incredibilmente, non sono disponibili su nessuna delle piattaforme più diffuse, nonostante il grandissimo successo di pubblico riscosso.

Una di queste è la serie Malcolm, andata in onda negli Stati Uniti dal 2000 al 2006 e da noi (con il classico ritardo) dal 2004 al 2008 su Italia 1. Ci sono diversi motivi per ricordare questa serie, in cui ogni puntata si apriva con la simpatica canzone Boss of Me dei They Might be Giants. La prima cosa a colpire quando la si guarda per la prima volta è il fatto che il protagonista, il giovane Malcolm, spesso guarda in macchina e si rivolge direttamente allo spettatore per commentare ciò che gli sta accadendo. Oggi questa rottura della quarta parete nelle serie tv ci sembra normale perchè l’abbiamo vista in moltissime serie recenti (Ned: Scuola di Sopravvivenza ma soprattutto l’acclamatissima Modern Family, prima che nel film Enola Holmes, solo per citarne alcuni), ma tutto è iniziato con Malcolm. Ricordo anzi che all’epoca mi faceva un po’ impressione, all’inizio, vedere il faccione di Frankie Muniz (l’attore che interpreta il protagonista) inquadrato in primo piano che commentava la sua vita, spesso in toni lamentosi.

Una volta superato il primo shock, però, si scopre una serie molto ben fatta e soprattutto divertentissima, che infatti ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Il titolo originale della serie è Malcolm in the Middle, cioè “Malcolm nel mezzo” in riferimento al fatto che il protagonista, alle prese con i classici problemi adolescenziali, sia il figlio di mezzo in una famiglia con quattro figli maschi, di cui il maggiore, Francis, viene presto mandato all’accademia militare nel tentativo di domare il suo spirito ribelle e combinaguai. Nel corso delle stagioni la famiglia Wilkerson crescerà con la nascita di un quinto maschietto, Jamie, che già in tenerissima età darà del filo da torcere a genitori e fratelli. Tutti i personaggi della serie, anche se non sono molto realistici, sono ben caratterizzati. Ho già accennato alla propensione di Francis per i guai e i colpi di testa. Reese invece è un sempliciotto svogliato e con atteggiamenti da bullo. Malcolm, con le sue mille manie, insicurezze e idiosincrasie, cerca di barcamenarsi tra la sua stramba famiglia e il mondo complicato dell’adolescenza. Dewey, il piccolino di casa fino alla nascita di Jamie, è incredibilmente intelligente per la sua età ma viene sempre ignorato dagli altri membri della sua famiglia, troppo impegnati in discussioni e bisticci. I genitori di Malcolm sono una coppia esplosiva con dinamiche credibili (anche se portate spesso all’eccesso, come quasi tutto in questa serie) ed esilaranti. La madre Lois è una maniaca del controllo che si scalda facilmente, mentre il marito Hal cerca di trovare un equilibrio tra i suoi isterismi e le esigenze della prole. Hal è interpretato da un attore allora poco conosciuto ma che oggi è famosissimo: Bryan Cranston, attore salito alla ribalta con la serie Breaking Bad che, in Malcolm, può esibire tutto il suo grande talento comico (e anche canoro in un paio di occasioni). Bryan Cranston è sicuramente il membro del cast che ha avuto la carriera più sfolgorante, mentre Frankie Muniz, dopo un paio di titoli per il giovane pubblico come agente Cody Banks, è sparito dai radar, salvo comparire in un paio di film della serie Sharknado. Più ci penso e più mi sembra strano che una serie che ha cambiato le regole della serialità, che è stata più volte ripresa e copiata (la serie The Middle, fin dal titolo, ne è la copia carbone) e che ha un cast così talentuoso non venga replicata a ciclo continuo in televisione e non sia in primo piano su almeno una delle principali piattaforme streaming. Mi auguro che gli omaggi diretti a Malcolm visti recentemente nell’unica parte godibile della serie Marvel Wandavision (cioè quella girata in stile sitcom) possano smuovere un po’ le cose e riportare alla luce questa serie esilarante.

L’Unico e Insuperabile Ivan

Titolo originale: The One and Only Ivan

Anno: 2020

Regia: Thea Sharrock

Interpreti: Bryan Cranston, Sam Rockwell, Angelina Jolie, Helen Mirren, Danny DeVito

Dove trovarlo: Disney Plus

Tratto da un’incredibile storia vera, narrata da Christine Applegate nel libro omonimo, L’Unico e Insuperabile Ivan racconta di un gorilla schienagrigia nato nella foresta ma portato da piccolissimo in città e addestrato dal suo padrone Mack (Bryan Cranston) ad esibirsi in uno spettacolo insieme ad altri animali. Tra questi c’è la saggia elefantessa Stella, che prima di morire affida ad Ivan la piccola Ruby, l’elefantino da poco arrivato per risollevare le sorti dello show: Stella desidera per Ruby una vita senza sbarre, e fa promettere a Ivan di liberarla. Ivan capisce che l’unico modo per gli animali di riconquistare la libertà è chiedere aiuto agli umani, e quando la piccola Julia (Ariana Greenblatt), la figlia del custode, gli regala dei colori a cera, decide di usarli per comunicare.

Preparate i fazzoletti: per quanto si possa essere duri e cinici sarà impossibile non commuoversi per questa bellissima storia, basata su una vicenda realmente accaduta (che viene raccontata nei titoli di coda, con tanto di disegni e filmati del vero Ivan) e che ha uno splendido lieto fine. La Disney sceglie, per raccontare questa storia, di affidarsi interamente alla tecnica CGI per realizzare gli animali (molto meglio piuttosto che filmare gli animali veri per poi usare gli effetti speciali per farli parlare, ghignare o cantare…), che sono sufficientemente realistici ma restano personaggi disneyani al 100% e sono tutti ben caratterizzati e simpatici. Sam Rockwell presta la voce al gorilla Ivan, combattuto tra il suo istinto e l’affetto verso Mack, che lo ha cresciuto con l’amore di un padre; la voce della saggia elefantessa Stella è quella calda e materna di Angelina Jolie; Helen Mirren doppia invece la vezzosa cagnetta Snickers, che non vuole saperne di scappare con gli altri perché “nella natura non ci sono asciugacapelli”; Danny DeVito presta la voce al cane randagio Bob, che si intrufola nella gabbia per dormire sulla pancia del suo grande amico Ivan. Anche i personaggi animali con doppiatori meno illustri sono divertenti e piaceranno a grandi e piccini. Ma se Ivan, The One and Only come recita il titolo originale, è la star dello show del centro commerciale, la vera star di questo film è Bryan Cranston, che interagisce per tutto il tempo con gli animali creati al computer e riesce a far affezionare tutti ad un personaggio sulla carta negativo, che costringe gli animali a vivere nelle gabbie e esibirsi nello spettacolo: alla fine del film tutti gli vorranno bene, animali ed esseri umani (dentro e fuori lo schermo). Un film per tutti, che divertirà e commuoverà bambini e genitori in modo intelligente, facendo riflettere senza giudicare o far sentire in colpa nessuno.

Inoltre, finalmente avrete la risposta all’eterno quesito: perchè la gallina attraversa la strada?

Voto: 4 Muffin