Shark Invasion

Questo è un puzzle casalingo realizzato dai miei bambini. Ok, l’ho fatto io insieme ai miei bambini. Ok, l’ho fatto io per i miei bambini. Volevano un puzzle nuovo e faceva troppo caldo per uscire a comprarlo… Ora avete capito come mai qui su Cine-muffin non trovate mai disegni fatti da me ma solamente locandine oppure foto di muffin. Come potete vedere però, siccome sono ben consapevole del fatto di non essere per niente abile nel disegno, ho trasformato il puzzle in una vignetta divertente. Non è certo un’idea originale, è la lezione che abbiamo imparato dalla serie di film sugli squali assassini Sharknado: se non hai i mezzi per realizzare dei buoni effetti speciali buttala in ridere. E ha funzionato alla grande, visto che il film ha avuto ben cinque seguiti ed è diventato un cult del suo genere! C’è però chi questa lezione proprio non l’ha capita…come ad esempio Shark Invasion!

Titolo originale: Raging Shark

Anno: 2005

Regia: Danny Lerner

Interpreti: Corin Nemec, Vanessa Angel, Corbin Bernsen

Dove trovarlo: RaiPlay

Sul fondo dell’oceano, nel triangolo delle Bermuda, si trova una stazione sottomarina in cui gli scienziati studiano il comportamento degli squali, che diventano inspiegabilmente aggressivi e attaccano la struttura. Che lo strano comportamento degli squali abbia a che fare con lo strano UFO precipitato in mare?

Innanzitutto mi sono chiesta come mai i titolisti italiani avessero sentito il bisogno di cambiare il titolo del film da Raging Sharks a Shark Invasion, poi mi sono resa conto che in effetti Squali Arrabbiati forse non sarebbe stata una buona scelta… Questo film è in sostanza un compendio di tutte le cose brutte che siamo abituati a vedere nei film del genere “animali assassini”, ma il suo difetto più grosso è appunto quello di cercare di prendersi sul serio, quando solamente una bella glassatura ironica poteva, forse, salvarlo. Segue elenco di tutte le cose brutte del film, che dovrebbe scoraggiare una parte dei possibili spettatori ma incoraggiare invece quelli che, nei film di creature ammazza-uomini, cercano proprio questo. La trama è inverosimile e tira in ballo perfino un materiale sconosciuto proveniente dallo spazio profondo (che naturalmente è di color arancio fluo) che può determinare il comportamento degli squali del nostro pianeta. I personaggi sono superficiali e stereotipati, mentre gli attori che li interpretano sembrano appena arrivati dal set di un film per adulti (quanto trucco serve indossare per lavorare in una stazione sottomarina?) da quanto recitano male. Gli effetti speciali sono al livello di quelli degli sketch di Paperissima di Lorella Cuccarini e Marco Columbro, e quando c’è da mostrare uno squalo o un sottomarino vengono utilizzati a ripetizione sempre gli stessi fotogrammi di repertorio. Gli eventi si evolvono senza avere mai alcuna motivazione scientifica, logica o psicologica: in pratica capitano cose a caso tra un morto e l’altro. Gli squali, forse inconsapevoli di possedere un muso estremamente sensibile, tentano ripetutamente di distruggere la stazione a nasate. Forse è per questo che sono arrabbiati, ed essendo arrabbiati naturalmente ruggiscono (!). L’unica persona che ci ha messo un po’ d’impegno è stato il responsabile del casting, che non so in quale modo è riuscito a coinvolgere in questo pasticcio Corbin Bernsen, che è un attore talentuoso ma soprattutto simpaticissimo. Tuttavia, poiché come ho detto all’inizio questo film è al 100% privo di autoironia, non ha saputo sfruttare per niente la sua presenza, e anzi gli ha affidato il ruolo davvero ingrato del comandante del sottomarino militare che giunge sul posto per le operazioni di salvataggio senza portare nemmeno un salvagente ma solo tanti missili; dunque il comandante si parcheggia nelle vicinanze e inizia a prendere ordini da chiunque, davvero chiunque, dal sedicente ispettore della sicurezza agli scienziati che lavoravano da anni zitti zitti in una struttura non a norma. Pronti a giocare a indovinare chi muore per primo? Sì, ma se non indovini… Non t’arrabbiare!

Voto: 1 Muffin

I know you know

Ma sono meglio i film o le serie tv? In molti hanno provato a dare una risposta a questa domanda, portando diversi argomenti a favore dell’una o dell’altra squadra. Le serie tv hanno raggiunto (almeno alcune) livelli qualitativi che nulla hanno da invidiare ai lungometraggi; l’esperienza in sala (almeno prima del Coronavirus) permette un’esperienza emozionale e sensoriale che un diverso tipo di schermo non può offrire; essendo gli episodi brevi, le serie tv sono più facilmente fruibili; il cinema non è solo intrattenimento ma è anche cultura e storia, argomento studiato anche nelle università più prestigiose. Non è certo mia intenzione dare una risposta univoca e definitiva ad un quesito che probabilmente non ne ha una, ma voglio portare l’attenzione su una serie tv che ha tra i suoi punti di forza proprio il continuo intrecciarsi con il mondo del cinema: Psych.

La serie, iniziata nel 2006 e conclusasi nel 2014 con l’ottava stagione, ha avuto un grandissimo successo di pubblico e di critica, tanto da guadagnarsi anche due film, Psych: the Movie del 2017 e Lassie go Home, di cui si attende l’uscita, più uno spin-off animato, The Big Adventures of Little Shawn and Gus, tutti ideati da Steve Franks.

Psych è una serie crime, in ogni puntata c’è un misterioso assassino da scovare, ma spesso le indagini, che restano comunque interessanti da seguire, vengono messe in secondo piano dalle gag e dai dialoghi ricchissimi di citazioni pop e geek, che però non scadono mai nella farsa.

Shawn (James Roday) ha grandissime doti da detective, ma si rifiuta ostinatamente di seguire le orme del padre ex poliziotto (Corbin Bernsen) ed entrare in polizia. Invece apre con l’amico del cuore Gus (Dulè Hill) una fittizia agenzia investigativa e risolve i casi fingendo di possedere poteri psichici. Mantiene il suo segreto anche con gli amici del corpo di polizia, con cui spesso collabora: la detective di cui si innamora, Juliet (Maggie Lawson), il detective tutto d’un pezzo Lassiter (Timothy Omundson), il capo del dipartimento di polizia di Santa Barbara (Kirsten Nelson) e l’eccentrico anatomopatologo Woody (Kurt Fuller). La congiunzione con la settima arte si struttura su diversi livelli, in primo luogo i dialoghi e le battute, che come accennavo pullulano di citazioni e riferimenti cinematografici. Poi ci sono le trame dei singoli episodi, che a volte ricalcano diversi aspetti di un film celebre: troviamo ad esempio una puntata a tema Shining, una sul Mistero della Strega di Blair, una interamente dedicata ad Alfred Hitchcock e, la mia preferita, che omaggia Signori il Delitto è Servito addirittura con due membri del cast del film, Christopher Lloyd (che è anche produttore della serie) e Leslie Ann Warren. Poi ci sono gli attori e le attrici famosi che compaiono come personaggi in una o più puntate: Cary Elwes, Tim Curry, Christine Baranski, Val Kilmer, William Shatner…. Ultima cosa, in omaggio ad un mio guilty pleasure personale, spesso compaiono ospiti le star della WWE (John Cena, Brie e Nikki Bella, The Miz, The Big Show, che ora ha un suo “Big Show” divertentissimo su Netflix). E non ho ancora detto che alcune puntate comprendono delle canzoni originali, in perfetto stile musical (la più bella è quella su Jack lo Squartatore nell’ultima stagione), cantate dal cast che è davvero fantastico e non sfigura mai nemmeno davanti alle più alte celebrità. Psych è una serie godibile per chiunque, ma particolarmente consigliata ai cinefili che amano cogliere riferimenti e citazioni. Potete trovare tutte le otto stagioni su Amazon Prime. Buona visione!