Labyrinthite

Ahimè, purtroppo nel mio caso non sto avendo a che fare con David Bowie e Jennifer Connelly ma con una fastidiosissima infezione (labirintite appunto) che mi sta dando orribili sintomi di sicuro non appropriati a una Madame.

Ecco perchè da un po’ di tempo purtroppo non riesco a pubblicare e a seguire i blog: mi manca moltissimo ma ancora stare davanti al pc purtroppo non mi è possibile.

Spero di tornare presto e di recuperare il tempo perduto!

A presto,

Madame Verdurin

Doom Slayer Collection Tag

Non sono esperta di videogiochi, anche se ce ne sono alcuni che mi hanno appassionato.

A Doom non ho mai giocato, ho solo visto il film (ovviamente, c’è The Rock!), però ho deciso di rispondere comunque al tag del Blog di Tony, ricorrendo al cinema quando non avevo esperienze di videogiochi sufficienti per rispondere (cioè spesso).

Ho quindi risposto alle domande poste da Austin Dove nel suo blog: leggendole potreste scoprire qualche curiosità in più su di me…

  1. Doom Slayer Collection, la prima raccolta importante di cui ti ricordi

Ovviamente il cofanetto con tutti i film di 007 (tutti fino a Skyfall): in realtà il proprietario è Papà Verdurin ma ormai l’ho usucapito.

  1. The Ultimate Doom, il primo capitolo di una saga iconica che ami

Le emozioni provate alla prima cinematografica della Compagnia dell’Anello saranno molto difficilmente replicabili.

  1. Doom 2, un videogioco che colleghi a tuo padre

Prince of Persia: lo avevo su floppy disc e ci giocavo sempre da piccola ma non riuscivo a sconfiggere lo scheletro al terzo livello: ci ha pensato Papà Verdurin!

  1. Doom 3, un videogioco che colleghi a tua sorella

Non ho una sorella, ma sarò per sempre grata a mio fratello che mi ha fatto scoprire la Play Station con l’Assassin’s Creed di Ezio Auditore in un momento in cui avevo proprio bisogno di qualcosa che mi distraesse.

  1. Doom 2016, un acquisto indotto dai consigli ricevuti

Molti film di Kurosawa, consigliati naturalmente da Papà Verdurin. Alcuni non li ho ancora visti ma degli altri mi sono innamorata.

  1. Torre di Babele, un videogioco o un film di cui hai tanto sentito parlare prima di provarlo

Non volevo assolutamente vedere Moulin Rouge, pensavo fosse una scemata romantichella… ora è tra i miei film preferiti!

  1. Torre Argent, l’opera che hai amato ma che ha un dettaglio che odi

Adoro il film Labyrinth, la sua colonna sonora, i pupazzi, David Bowie, tutto… tranne Jennifer Connelly!

  1. Pinky Demon, il nemico più difficile da sconfiggere ma non boss

Nel videogioco Ni No Kuni (splendido!) prima del boss finale, la Strega Cinerea, c’era un mostro marino con tentacoli che ne spawnava altri mille… difficilissimo!

  1. Rune, il libro di cui ha volutamente saltato pagine durante la lettura

Mai fatto. Semmai abbandono il libro, ma la paura di essermi persa qualcosa sarebbe troppo grande (timore congenito in ogni appassionato di libri gialli immagino).

  1. La terra dei giganti, il videogioco in cui vi siete persi

Ni No Kuni, l’ho rifatto due volte cercando di fare ogni quest/obiettivo secondario/trofeo eccetera e ogni volta staccarmene è un supplizio!

  1. Cybermancubus, un’aggiunta al franchise divenuta iconica e che ami

Il Re Scorpione, nato da una costola della serie La Mummia, con protagonista Dwayne “The Rock” Johnson: lo adoro! Ed ecco anche il collegamento con Doom 😉

  1. Cyberdemon, il boss o villain più iconico

Qui entro nella saga di 007. I cattivi sono tutti ben riusciti e molti interpretati da grandi attori, ma su tutti spicca lo Scaramanga di Christopher Lee in L’Uomo dalla Pistola d’Oro.

  1. Spider Mastermind, il boss o villain più bistrattato nel franchise

Sempre epopea bondiana, il povero Ernst Stavro Blofeld, che se in questo nuovo capitolo ha fatto proprio una brutta fine era già stato precedentemente gettato in una ciminiera, nonostante fosse in sedia a rotelle: inclusività alla 007!

  1. I corridoi di Marte, il film o videogioco che ti ha trasmesso più ansia

In genere sono terrorizzata dagli horror asiatici, in particolare Ringu, Yu-On e Two Sisters mi hanno tolto il sonno per mesi!

  1. Doom Slayer, il personaggio protagonista più temerario e misterioso

Ezio Auditore. No, Michael Fassbender proprio per niente!

Le Avventure di Rocketeer

Titolo originale: The Rocketeer

Anno: 1991

Regia: Joe Johnston

Interpreti: Billy Campbell, Jennifer Connelly, Timothy Dalton, Alan Arkin, Terry O’Quinn

Dove trovarlo: Disney Plus

Il giovane Cliff Secord (Billy Campbell) vive in un tranquillo paesino di campagna fuori Los Angeles, dove insieme all’amico Peevy (Alan Arkin) progetta e pilota piccoli aerei acrobatici mentre pianifica un futuro con la bellissima fidanzata Jenny (Jennifer Connelly), che però non condivide la sua passione per il volo e la tecnologia. Una notte due malviventi, dopo aver rubato un innovativo e sofisticato prototipo di jetpack al magnate Howard Hughes (Terry O’Quinn), durante la fuga lo nascondono proprio nel piccolo hangar di Peevy. Quando Cliff lo trova, entusiasmato da quel congegno futuristico, decide di provarlo, nonostante le proteste di Peevy che ritiene sia troppo pericoloso. Dopo i primi goffi tentativi, Cliff impara a volare in scioltezza e a utilizzare la sua nuova abilità per compiere gesti eroici: in breve, tutti conoscono il misterioso eroe volante col nome di Rocketeer. Ma sono in molti a volersi impossessare di quel jetpack ad ogni costo, dai gangster di Los Angeles al celebre e affascinante attore di Hollywood Neville Sinclair (Timothy Dalton).

Il personaggio Rocketeer nasce dalle pagine dei fumetti di Dave Stevens e viene portato al cinema dalla Disney nel 1991 per la regia di Joe Johnston, fresco del grande successo del suo esordio Tesoro mi si sono Ristretti i Ragazzi (di cui è da poco stato annunciato il sequel) e destinato a diventare negli anni regista di una serie di ottimi film d’avventura (Jumanji, Pagemaster, Hidalgo, il primo Captain America). Questo film rientra perfettamente in tutti i canoni del genere “avventura per famiglie”, ma il suo grande pregio è di avere dei personaggi e degli eventi di contorno davvero accattivanti. La doppia ambientazione, tra la tranquilla vita di campagna e la pulsante e caotica metropoli di Los Angeles e della sua scintillante ma anche spaventosa Hollywood, è resa in modo molto efficace. Tutte le scene ambientate sui set del film in costume in cui il divo vanesio e crudele Neville Sinclair, interpretato da un ottimo giovane Timothy Dalton, sono molto divertenti e anche incisive nella critica, marginale ma presente, al divismo che da sempre contraddistingue l’establishment. Poi ci sono i gangster, all’apparenza truci e terrificanti, e naturalmente  l’FBI che dà loro la caccia; alla fine però si scopre che i veri cattivi della storia sono i neonazisti, un altro elemento sempre di grande impatto in una storia. Su tutto e su tutti, e non può essere altrimenti, troneggia Howard Hughes, un uomo che, con tutti i suoi meriti e le sua stranezze (geniale inventore, ricco magnate, grande produttore cinematografico, autorecluso per scelta, aviatore per diletto), inevitabilmente è divenuto spesso un personaggio del cinema, in questo caso non protagonista ma comunque determinante per lo sviluppo della trama e per l’appagante lieto fine. Stupisce che un attore, non eccezionale ma sicuramente fascinoso, come Billy Campbell, che interpreta Cliff, non abbia avuto una carriera più fortunata. Non è invece una sorpresa trovare una Jennifer Connelly come sempre stupenda ma del tutto inespressiva. Timothy Dalton, che era già stato James Bond nel film Vendetta Privata, questa volta invece ammalia e convince nel ruolo del cattivo egocentrico e megalomane, proprio del genere di quelli di solito combattuti da 007. Infine Alan Arkin si fa voler davvero bene nel ruolo del burbero dal cuore d’oro Peevy. Le scene di volo del jetpack restano ancora oggi molto ben fatte e divertenti per grandi e piccini e pur non mancando nessun clichè narratologico il film, tra scene d’azione, di inseguimento e d’amore, si lascia guardare con molto piacere. Dallo stesso fumetto e dal film stesso nasce  nel 2019 la serie Disney Junior Rocketeer, in cui una bambina si lancia in nuove avventure con il suo zainetto a razzo, disponibile su Disney Plus per chi, dopo aver visto il film, non ha ancora voglia di smettere di volare.

Voto: 3 Muffin

L – Labyrinth, dove (quasi) tutto è possibile

Nella vita sono stata davvero molto fortunata a poter sempre condividere la mia grande passione per il cinema con le persone a me care: primo tra tutti mio padre, che mi ha cresciuta ed allevata nel mito di John Wayne, Humphrey Bogart e 007. Fu poi naturale che anche con mio fratello (molto più giovane di me) si instaurasse un legame speciale cementato anche dal cinema: tanti tanti cartoni animati e film per bambini prima (tra i preferiti Toy Story e Small Soldiers), film di scarsa qualità artistica ma di ingenua simpatia poi (tutta la serie degli animali assassini, da Shark Attack al nostrano Tafanos). Quando i miei uscivano la sera, preparavo una spropositata quantità di pop corn con il caramello (in realtà non sono mai riuscita, in tanti anni, a far venire fuori un caramello decente, era più che altro un aggrumato di burro e zucchero, ma a noi piaceva comunque) e ci dedicavamo ad una visione senza commenti allibiti o smorfie di disapprovazione degli adulti. Trovai anche molti cari amici con cui condividere questa passione, e tra questi non posso non ricordare una mia coetanea che fu la mia amica del cuore tra gli otto e i diciotto anni, e che per mia fortuna è tutt’ora una cara amica, anche se da molti anni vive negli Stati Uniti. Lei era molto spesso a casa sola, così per noi era naturale trascorrere i pomeriggi dopo scuola a casa sua, libere di chiacchierare, ascoltare musica e guardare ciò che preferivamo. Mostrandomi tutte le sue videocassette si stupì molto del fatto che io non avessi mai visto Labyrinth, e disse che dovevo vederlo assolutamente. Lo mettemmo su immediatamente e ci divertimmo moltissimo, in effetti è un film fantasy davvero ben fatto e impreziosito dalle bellissime canzoni di David Bowie, che è anche il protagonista. Lo vedemmo insieme molte volte e ci procurammo la colonna sonora: era diventato uno dei nostri classici, uno dei molti film che conoscevamo a memoria e ci divertivamo a citare in ogni occasione. Anni più tardi, con l’arrivo dei dvd, ebbi finalmente la possibilità di vedere questo film in lingua originale. Oggi, che i film sono disponibili in qualunque lingua e con tutti i sottotitoli su internet e su un numero sempre più alto di piattaforme può sembrare strano, ma quando ero giovane non era certo facile procurarsi la versione originale non doppiata di un film. Alcune videoteche ne tenevano una manciata, e bisognava accontentarsi. Oppure comprare in edicola le uscite di vhs allegate ai corsi di lingua inglese (cosa che feci per 2001 – Odissea nello spazio nel pieno della mia fase Kubrick). Quando d’estate io e la mia amica andavamo in vacanza studio in Inghilterra eravamo solite rincasare con un’enorme quantità di videocassette. E, poiché sugli aerei c’erano severissimi limiti di peso per i bagagli, la sera prima della partenza eliminavamo nella vasca da bagno tutti i resti di bagnoschiuma, shampoo e dentifricio per riuscire a portarcele a casa. L’arrivo del dvd fu una vera benedizione: tutti i film in lingua originale e con i sottotitoli… un sogno che diventava realtà! Finalmente potevo vedere Labyrinth con la vera voce di David Bowie. Feci partire il film… e dopo pochi minuti, tornai al menù e cambiai la lingua audio in “italiano”. Fu l’unica volta in tutta la mia vita in cui non riuscii a vedere un film in inglese. Non perché non capissi, per fortuna il mio inglese è sempre stato buono. Ma perchè i due protagonisti, David Bowie e Jennifer Connelly, erano davvero dei cani di attori. Inascoltabili. Lui poi aveva molte altre doti, era un cantante eccezionale, aveva un grande carisma e nel ruolo del re dei goblin Jareth era davvero affascinante e sensuale. Jennifer invece… aveva dei grandi occhioni azzurri… vorrei dire che con il tempo è migliorata (non che potesse peggiorare), ma non credo sia proprio così. In ogni caso il mio sconforto durò poco, perché nei dvd, oltre alla magia delle diverse lingue, c’era un’altra novità meravigliosa per noi cinefili: i contenuti speciali. In questo caso un piccolo documentario sulla realizzazione del film, che mostrava come venivano animati tutti i pupazzi dei goblin e come erano stati realizzati alcuni trucchi. Fu divertentissimo vedere come, nella scena in cui il re dei goblin fa roteare tra le dita delle sfere magiche, in realtà ci fosse un esperto giocoliere nascosto dietro David Bowie che faceva sbucare il suo avambraccio da sotto il suo mantello (ci vollero diversi ciak per non far cadere nemmeno una pallina). Si sa, ancora oggi, chi non può conquistare il pubblico con la recitazione, lo fa con gli effetti speciali…

Alita – L’Angelo della Battaglia

Titolo Originale: Alita – Battle Angel

Regia: Robert Rodriguez

Anno: 2019

Interpreti: Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali, Ed Skrein

Il Dottor Ido (Christoph Waltz), esperto di robotica, trova nella spazzatura una testa di cyborg ancora funzionante e la riporta in vita aggiungendole un corpo. La chiama Alita, come la figlia uccisa anni prima, e le insegna tutto sul mondo, perché lei non ricorda nulla sulla sua identità o sul suo passato. Un po’ alla volta però Alita recupera alcuni ricordi in cui si trova sempre in battaglia, e si accorge di avere grandissime abilità di combattimento. Decisa a scoprire da dove derivino queste sue doti, si unisce ai Braccatori, cacciatori di taglie che catturano e uccidono i criminali che la polizia non è in grado di fermare, ma uno dei suoi bersagli inizia invece a inseguire lei: qualcuno, a Salem, la città sospesa nel cielo in cui vivono tutti i ricchi e i potenti, vuole la sua testa.

Robert Rodriguez, regista di film violenti ma divertenti come Dal Tramonto all’Alba e Machete, ci aveva abituato a cose più originali, mentre qui si mette semplicemente al servizio di James Cameron, produttore e vero ideatore del film, che è tratto da un manga giapponese da cui il regista di Avatar voleva trarre un film già da molti anni. Questa sponsorizzazione permette a Rodriguez di non badare a spese per gli effetti speciali, e infatti il film è tecnicamente ineccepibile: la protagonista viene interpretata dalla brava Rosa Salazar ma il suo aspetto viene modificato con la computer grafica per darle quegli enormi occhioni che la caratterizzano, rendendola infantile e dolce proprio come un angelo (almeno finché qualcuno non le dà una spada o dei pattini). Peccato però che nella storia ci siano troppi personaggi che non vengono approfonditi anche se lo meriterebbero (come il Braccatore amante dei cani) e la trama risulti un po’ confusa. Perfino dei personaggi principali non sempre sono approfondite le motivazioni, come nel caso di Chiren, interpretata da una sempre poco espressiva ma bellissima Jennifer Connelly; anche il dottor Ido resta un personaggio strano, eccessivamente buono e generoso nonostante le tante disavventure della sua vita (ma forse questo dipende dal fatto che sembra impossibile che Christoph Waltz interpreti davvero un personaggio buono): in generale resta la curiosità di saperne di più su questo mondo del futuro affascinante ma presentato troppo velocemente. A me personalmente sarebbe piaciuto saperne di più sul mondo del Motorball, lo sport spettacolare e violento giocato dai cyborg. Il finale (in cui fa un cameo non accreditato Edward Norton nei panni di Nova, il supercattivo della situazione) lascia la vicenda completamente in sospeso, destinata ad un sequel che però ad oggi non è stato realizzato né annunciato, e questa è una mancanza cui è impossibile passare sopra.

Voto: 2 Muffin