Madame va in vacanza

L’estate è sempre il periodo in cui si desidera prendersi una pausa da tutto: stress, lavoro, colleghi, città, inquinamento, sveglia, scadenze… L’unica cosa da cui io non vorrei mai prendere una pausa… è Cinemuffin!

Ciononostante, pur avendo molti progetti in corso (un nuovo articolo su 007 in cantiere, una promessa in rima da mantenere, una Notte Horror da seguire), è arrivato anche per Madame il momento delle ferie, anche se mi scappa un sorriso pensando a Maggie Smith nei panni della Contessa di Downton Abbey che domanda candidamente: “E cosa sarebbe un weekend?”

Cinemuffin va in vacanza ma Madame farà di tutto (connessione permettendo) per continuare a seguire i blog amici, appuntamento quotidiano sempre lieto, direi irrinunciabile.

Al ritorno dalle vacanze Cinemuffin ritornerà ad offrire i suoi contenuti con scadenze (quasi sempre) regolari e ci sarà anche una ghiotta sorpresa…

Vi lascio con l’acquolina in bocca, auguro a tutti i lettori di trascorrere delle serene vacanze!

Madame Verdurin

“Ma quando torna Madame?”

Delitti Perfetti

Titolo originale: The Legend of Barney Thomson

Anno: 2015

Regia: Robert Carlyle

Interptreti: Robert Carlyle, Emma Thompson, Ray Winstone, Kevin Guthrie

Dove trovarlo: Amazon Prime

Barney Thompson (Robert Carlyle) vive a Glasgow, è un uomo di mezza età solo, scorbutico e attaccabrighe, che mantiene un lavoro come barbiere solamente in virtù dell’affezione del proprietario della bottega, visto che non fa che litigare con colleghi e clienti. Un giorno però la sua vita cambia quando commette un omicidio per errore: durante una lite uccide un collega barbiere. La madre (Emma Thompson), donna appariscente e sboccata, lo sorprende mentre tenta maldestramente di occultare il cadavere, e a sorpresa non solo si offre di aiutarlo, ma gli rivela di non essere affatto estranea alle procedure di occultamento dei corpi…

Esordio alla regia dell’attore Robert Carlyle, salito alla ribalta nel 1997 come protagonista del meraviglioso film Full Monty, Delitti Perfetti (questo il titolo con cui lo si può trovare su Amazon Prime, mentre fu originariamente distribuito in Italia con l’allusivo La Piccola Bottega degli Errori) vorrebbe inserirsi nel filone delle commedie in stile british la cui anima è lo humor più nero. Il nero c’è eccome in questa vicenda che ruota tutta intorno agli omicidi e all’occultamento e/o sezionamento dei cadaveri, mentre lo humor non è per niente efficace. Sulla carta poteva funzionare, visto il buonissimo cast, che oltre allo stesso Carlyle nel ruolo di protagonista vede la bravissima Emma Thompson in un ruolo molto diverso dal solito e una serie di comprimari di comprovata bravura, come il poliziotto cocciuto Ray Winstone e quello più posato e ragionevole Kevin Guthrie (protagonista della miniserie firmata Julian Fellowes The English Game). Eppure qualcosa si inceppa nel meccanismo del film, a tratti il trucido prende il sopravvento e sovrasta il divertimento, che pure fa capolino nei dialoghi assurdi tra Barney e la madre o tra i poliziotti. L’idea del barbiere assassino non è nuova, visto che il musical Sweeney Todd era un classico ancora prima che Tim Burton ne facesse un film, ma l’indolenza e l’amoralità di Barney rendono impossibile qualunque coinvolgimento nei confronti di un protagonista così sgradevole (da ammirare però la prova d’attore di Carlyle in un ruolo non certo facile), mentre l’umorismo assume toni troppo variegati (dal black humor più cinico al completo nonsense della sparatoria nel bosco) per poter reggere l’intero film. Il finale, un po’ didascalico, esplicita la critica dell’esaltazione della mediocrità e della meschinità morali da parte della società, sempre valida ma in questo caso, nonostante la locandina affermi il contrario, non molto “affilata”. Un esordio dietro la macchina da presa coraggioso ma purtroppo non convincente, però sono sicura che il bravo Carlyle saprà rifarsi in futuro.

Voto: 2 Muffin

For He’s a Jolly Good Fellowes…

Looking back it just seems unbelievable to me that I never happened to notice this English actor called Julian Fellowes, even if he took part in different movies that were somehow important to me, like Shadowlands, biography of the author of The Chronicles of Narnia C.S. Lewis, Zeffirelli’s Jane Eyre that was in my high school final paper and Tomorrow Never Dies of my beloved Bond saga. Nevertheless I didn’t even know he was there until I saw Gorford Park, the 2001 movie that ensured him the Academy Award for the best original screenplay; it’s basically a crime story where nobody gives a fig about the murder, because every character, highborn or servant, has already his huge share of worries going on. But it was when I started watching Downton Abbey that I really fell in love with his work. In six seasons and a conclusive movie he never disappointed me. Every dialogue, character, event, pin, was always perfect and perfectly fit with the whole. Of course both Gosford Park and Downton Abbey are the result of a great team work, and in both of them the actors are really a blessing, starting with Maggie Smith, who stars in both productions and is the most iconic character of Downton Abbey, whose lines have gone viral (“What’s a weekend?” or “I never argue: I explain”). Watching the movie and knowing that I would not have the chance to meet all those familiar characters again was in a way sad, but it was surely the most perfect conclusion imaginable: complete, funny and especially full of hope. Years ago, without knowing it, I happened to join the Bookclub of Neri Pozza, the Italian publishing house of Julian Fellowes. Destiny? I read two of Julian Fellowes’ novels, the funny Snobs and Belgravia, which has now become a tv serial I’m longing to see. Meanwhile I watched The English Game, a Netflix production written by Fellowes about the birth of the first soccer league in England. It wasn’t as good as Downton Abbey, it lacked of its brilliant tones and irony, but it was very well documented (another distinctive feature of Fellowes) and interesting: it was funny to know that in his early days football was born as a gentlemen’s sport, that being paid to play was not only against the rules but also deeply shaming, and the federation owned just one single trophy that was to be returned by the winner team to be assigned again the following year. Actor, writer, screenwriter and even director, Julian Fellowes is talented in every task he undertakes, and that’s why I can’t wait to witness the next one. And since, as we saw in his works, it always runs in the family, Julian’s niece Jessica Fellowes is a talented writer too, and her delicate and sophisticated crime novels (also published by Neri Pozza in Italy) are really enjoyable. In the special features from Downton Abbey’s Bluray Julian Fellowes pronounces a sentence that, though universally compelling, I find particularly suitable for the difficult period we are going through right now: “It’s one of my core beliefs that for all the horror stories in everyday’s newspaper, the fact is that most people are trying to do their best”. Julian Fellowes certainly is.