J – Quando strinsi la mano a Jackie Chan

Nell’estate del 2006 l’Italia vinse i mondiali e io presi il diploma. Le due cose potrebbero sembrare in tutto e per tutto non correlate, eppure non è così. Infatti la mia prova orale si svolse proprio la mattina successiva al grande trionfo della nostra nazionale. La vittoria si era festeggiata a lungo e rumorosamente nelle vie e nelle piazze di ogni città e paese, e io non ero riuscita a chiudere occhio fino alle quattro del mattino. Ma lo stesso valeva per i miei professori. È quindi ipotizzabile che la buona riuscita della mia prova sia da imputare anche a quel generale senso di languido torpore e di sottaciuta euforia (noi intellettuali del liceo classico non ci entusiasmavamo per le rozze manifestazioni sportive, e tanto meno lo facevano i nostri insegnanti) che permeava l’aria in quella particolare mattinata. Fatto sta che in quel luglio mi diplomai e i miei genitori mi fecero un regalo meraviglioso: l’ingresso al Festival del Cinema del Lido di Venezia. Il mio biglietto prevedeva solamente le proiezioni di seconda serata ma mio cugino, che quell’anno lavorava per il Festival, mi permise di sfruttare le sue conoscenze per intrufolarmi anche agli spettacoli di terza serata. Devo dire che trovavo il sotterfugio molto eccitante, ma aggiungo che non rubavo sicuramente il posto a nessuno, poiché quelle proiezioni erano sempre semideserte. Ma non per questo erano meno godibili, anzi, mentre in quelle di seconda serata, sempre gremite e con ospiti illustri, il tutto era sempre un tantino patinato (tutti si alzavano, si sedevano e applaudivano solo nei momenti deputati), nelle proiezioni notturne c’era un’atmosfera molto più informale, tanto che spesso gli spettatori manifestavano apertamente le proprie sensazioni nei confronti della pellicola con risate, sbuffi, esclamazioni ed applausi estemporanei. Fu proprio in questo clima che vidi il film con Jackie Chan Rob-B-Hood. All’epoca non conoscevo quasi per nulla l’attore cinese, ma il film mi piacque. Quando uscii dalla sala e mi avviai verso casa di mia zia (che non ringrazierò mai abbastanza per avermi accolto e ospitato in quei giorni, dormendo addirittura sul divano affinchè io potessi avere un comodo letto), mi ritrovai per caso in mezzo ad un gruppetto di ragazze asiatiche, tutte evidentemente trepidanti ed entusiaste per qualche cosa. Appena un attimo dopo, Jackie Chan in persona uscì da una porta e passò a stringere la mano alle sue fan, stringendola dunque anche a me. In seguito naturalmente approfondii la conoscenza di Jackie Chan ed ebbi modo di apprezzarne tutta la simpatia, la professionalità e la dedizione, come attore e come stuntman, rendendo così retroattivamente unico e speciale quel momento così bizzarro.

4 pensieri riguardo “J – Quando strinsi la mano a Jackie Chan

    1. Ho avuto la stessa impressione: era gentile, sorridente, molto disponibile. La cosa strana è che, ora che conosco i suoi film, mi aspetterei tra i suoi fan soprattutto ragazzi, invece erano tutte ragazze 🙂

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