
Titolo originale: Small Things Like These
Anno: 2024
Regia: Tim Mielants
Interpreti: Cillian Murphy, Emily Watson
Dove trovarlo: Raiplay
Irlanda, 1985. Bill Furlong (Cillian Murphy) è un mercante di carbone, padre di famiglia e uomo di grande altruismo e generosità. Quando si imbatte per puro caso in alcuni strani accadimenti all’interno del convento del paese, in cui trovano ospitalità anche le ragazze madri, non riesce proprio a far finta di niente, nonostante tutti gli sconsiglino di approfondire i fatti.
Tratto dal romanzo Piccole cose da nulla di Claire Keegan, il film vuole raccontare del dramma delle innumerevoli ragazze madri (“oltre 56.000”, recita la didascalia finale) cui nel secolo scorso, negli istituti religiosi conosciuti come “Magdalene”, sono stati tolti i figli appena nati. Il tema, di grande importanza storica, umana e sociale, viene affrontato dal punto di vista del carbonaio Bill, interpretato egregiamente da Cillian Murphy, che in virtù della sua natura compassionevole rifiuta di girarsi dall’altra parte di fronte ai soprusi e alle ingiustizie, pur sapendo quanto questa sua decisione possa essere dannosa per lui e per la sua famiglia. I conventi infatti, come viene anche detto nel film, sono un importante polo di influenza per la vita economica dei piccoli paesi, e per questo in genere la popolazione preferisce evitare di indagare su ciò che accade all’interno delle loro mura.
Anche se i personaggi sono d’invenzione, la situazione descritta è stata spaventosamente reale per molti decenni: come mai allora lo spettatore non arriva mai a provare davvero emozioni forti durante il film? Le ragioni sono molteplici, e tra queste di certo non vi è la prova attoriale di Cillian Murphy, egregia, nè quella della sua controparte Emily Watson, una glaciale e terrificante Suor Mary la cui presenza in una stanza è sufficiente a far tremare non solo le giovani ospiti del convitto ma anche le sue stesse consorelle.
Invece non ho apprezzato la regia di Tim Mielant, troppo compiaciuta in inquadrature complesse e movimenti di camera innaturali, tanto da far perdere di vista a tratti la storia del film, ed interrompendo quindi ogni flusso emozionale.
Ho trovato pleonastico anche l’inserimento di flashback sull’infanzia di Bill, molto confusi dal punto di vista narrativo e inutilmente didascalici nel rimarcare come Bill avesse un trauma pregresso per la precoce perdita della madre.
Questo elemento ci rende ancora più ovvia la scelta finale di Bill: lui non ha vissuto davvero alcun tormento interiore, in realtà lo spettatore non ha mai un solo dubbio sul fatto che alla fine Bill non subirà le pressioni e sceglierà di aiutare la giovane in difficoltà, ad ogni costo. E questo costo non ci viene mostrato, mentre io avrei pensato di vedere almeno le reazioni della famiglia di Bill al suo gesto.
Un’altra cosa un po’ bizzarra è il fatto che Bill non si relazioni con alcun maschio per tutto il film, ad eccezione di un bambino cui elargisce l’elemosina: rifugge perfino dal barbiere, ad un certo punto, sembra non avere amici né sodali di alcun genere e nessuna interazione sostanziosa se non con donne o comunque femmine (la moglie, le figlie, le suore, la padrona della locanda). Mi è sembrato un po’ inverosimile e unilaterale, e non mi ha aiutato a sentirmi davvero dentro la storia.
Piccole Cose come Queste non è certo un brutto film, anzi, è di pregevole qualità nell’insieme e impreziosito da ottime interpretazioni, ma vista la drammaticità del tema trattato (ricordiamo anche che è tutto accaduto veramente) mi sarei aspettata un maggior realismo e un maggior coinvolgimento dal punto di vista emotivo.
Voto: 2 Muffin

















