No George, No (Birthday) Party!

Even if I haven’t closely followed his most recent career, for a long time I have been very fond of George Clooney, who turns 58 today, and my affection brought me to see most of his early movies. It all started with Dr. Douglas Ross, the big-hearted troublemaker pediatrician in the famous tv series E.R., where I even happened to attend an exhibition of George’s actual aunt Rosemary Clooney, most famous actress and singer. From there I started to watch every Clooney’s movie I could find and developed an idea about his actor’s skills: he is so much better at comedies than dramas, no matter how deeply involved he feels in politics and social matters.

He is not just a very good looking man, he showed us how he can do in movies of different genres: war movies (The Thin Red Line, Three Kings, which at least is unconventional), traditional romantic comedies (One Fine Day, Leatherheads), action (The Peacemaker, Out of Sight, that stays one of my favourites), even cinecomics when he became Batman for Joel Schumacher (Batman & Robin, hated by comics’ fans but actually funny) and cartoons when he gave his voice to Mr. Fox in Wes Anderson’s fantastic Fantastic Mr. Fox. In Italy his appearances in famous brands’ commercials (Martini, Nespresso) and the talent of his dubber Francesco Pannofino undoubtedly contributed to his success and on screen he was always paired with the most famous and talented Hollywood beauties (Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman, Jennifer Lopez, Julia Roberts…), so his greatness is beyond doubt. But I could never really fall in love with his most serious works, like Michael Clayton (boring) or Up in the Air (well done but did not soar), even those where he is both actor and director (Confessions of a Dangerous Mind, Good Night and Good Luck, which is surely good but not unforgettable). In my opinion, George really found his perfect fit in smart comedies like Ocean’s Eleven and Ocean’s Twelve (I never liked Ocean’s Thirteen) by Steven Soderbergh,The Man who stare at Goats, and by Joel and Ethan Coen O Brother where art thou? and my personal favorite Intolerable Cruelty). There are then the outsiders, both gorgeous like Robert Rodriguez’s From Dusk Till Dawn (with Quentin Tarantino and vampires) and catastrophic like Steven Soderberg’s embarrassing remake of the sci-fi classic Solaris by Andrei Tarkovsky. I’d like to add that George, which especially at the dawn of his carreer starred in many tv shows, was also in one episode of my beloved Murder she Wrote. But the very sweet thing I’d like to leave you with is a 1988 movie called Return of the Killer Tomatoes (yes, it’s actually a sequel), which is not only a surprise in George Clooney’s filmography, but is actually a very funny movie which I sincerely recommend. While I’m looking forward to seeing the mini-series Catch-22, from the most funny book by Joseph Heller, I close with a loud Happy Birthday George

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Disney Più o Meno

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Sono entusiasta di Disney Plus, questo va detto. Se quando ero piccola qualcuno mi avesse detto che avrei avuto la possibilità di vedere in qualsiasi momento tutti i film e i cartoni Disney non ci avrei nemmeno creduto, gelosa com’ero delle mie care videocassette che guardavo e riguardavo all’infinito. Per non parlare poi della qualità delle immagini, della possibilità di scegliere le lingue, dei contenuti speciali, del ricco catalogo di corti, documentari, telefilm…

In queste giornate di vacanza forzata sarei sicuramente incollata a Disney Plus dalla mattina alla sera, se non fosse per i miei bambini, che invece preferiscono vedere i Trolls e Masha e Orso (ironia della sorte). Tuttavia ho riscontrato delle mancanze nell’offerta della piattaforma e desidero segnalarle, nella speranza che Topolino con le sue grandi orecchie possa ascoltarmi e porvi presto rimedio. Due di queste riguardano proprio il topo più famoso del mondo: Il Canto di Natale di Topolino (confido comunque nell’uscita in periodo natalizio), tratto da quello di Dickens e Topolino e il Fagiolo Magico. Quest’ultimo è disponibile solamente all’interno di Bongo e i tre avventurieri, preceduto da un noiosissimo cartone su Bongo, un orsetto acrobata che scappa dal circo, e introdotto, invece che dal simpatico Pico De Paperis con il grillo Wilbur, da un ventriloquo i cui pupazzi hanno spaventato moltissimo i miei bambini. Similmente il divertentissimo mediometraggio Il Drago Riluttante è presente, ma in una versione con una lunga introduzione con attori in carne ed ossa (tra cui Walt Disney in persona) e non è disponibile in lingua italiana. Peccato. Allo stesso modo anche Quattro Bassotti per un Danese, film esilarante che vede Dean Jones (attore protagonista di moltissime pellicole Disney, tra cui Il Maggiolino tutto Matto e FBI :Operazione Gatto) alle prese con un enorme cane danese, Brutus, che però si crede un bassotto, non è disponibile con il doppiaggio italiano, per cui non ho ancora potuto condividere con i bambini questo classico della mia infanzia. Concludo con un film che non mi aspettavo di trovare ma che sarei davvero entusiasta di poter rivedere dopo tanti anni: La Gnomo-mobile, con protagonisti Karen Dotrice e Matthew Garber, che solo tre anni prima erano stati Jane e Michael Banks in Mary Poppins e qui interpretano di nuovo due fratelli, che si imbattono, mentre sono in gita con il nonno in un bosco di sequoie, in due gnomi, nonno e nipote, disperati in quanto convinti di essere gli unici due gnomi rimasti al mondo… Continuerò a tenere le dita incrociate nella speranza di rivedere ancora una volta l’auto degli gnomi. Che non a caso è una Rolls-Royce…

10 Film sulla Reclusione

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Visto che a quanto pare resteremo tutti bloccati nelle nostre case ancora per un po’, tanto vale prendersi un po’ di tempo per guardare come il cinema abbia nel corso dei decenni riflettuto proprio su questa condizione: la reclusione. Ho volutamente escluso da questo elenco i classici film ambientati in carcere, come La Grande Fuga, Le Ali della Libertà, Fuga per la Vittoria, anche se li amo molto, per tentare di essere un pochino più originale. Spero tanto di esserci riuscita. Buona visione!

  1. The Cube (1997) di Vincenzo Natali 

Confesso di essere molto affezionata a questo film e di considerarlo molto più di un modesto horror. Io infatti, in questo gruppetto di sconosciuti che si ritrova senza sapere il perché intrappolato in una fantascientifica struttura cubica da cui si può uscire solo con l’ingegno e la collaborazione, ho sempre visto un’ottima metafora della facilità con cui gli esseri umani si rivoltano gli uni contro gli altri al di là di ogni raziocinio. Il film ha un buon ritmo, una certa suspense e qualche bella trovata. Condivido la scelta finale di non spiegare chi e perchè avesse ideato il cubo (il tentativo di spiegazione tentato dal sequel, Hypercube, è stato sicuramente un errore).

  1. Nodo alla gola (1948) di Alfred Hitchcock, con James Stuart, Stuart Granger

Nel 1948 la tecnologia della pellicola cinematografica ancora non permetteva di girare un intero film senza stacchi di montaggio (semplicemente le bobine non erano lunghe abbastanza) come oggi il digitale permette di fare, ma Hitchcock desiderava per il suo The Rope (letteralmente “La Corda”) proprio l’effetto di immersione e coinvolgimento totale che solo un ininterrotto piano sequenza può offrire. Adottò perciò lo stratagemma di mascherare i cambi di bobina con strane inquadrature sulle schiene dei personaggi o su oggetti d’arredamento, che non interrompono il fluire della narrazione. Gli attori hanno perciò recitato l’intero film senza interruzioni, come in una messa in scena teatrale senza intervallo. Per questo, oltre che per tanti altri motivi (i favolosi interpreti, la suspense, le riflessioni sulla natura umana) ritengo Nodo alla Gola un film perfetto per la clausura, girato in tempo reale in un’unica stanza  con una manciata di attori. Non uno dei più celebri del regista britannico ma uno dei più interessanti e stimolanti.

  1. Duello nel Pacifico (1968) di John Boorman, con Lee Marvin, Toshiro Mifune

Qui troviamo una reclusione anomala, non fra quattro mura ma su una minuscola isola del Pacifico in cui restano bloccati, durante gli scontri della seconda guerra mondiale, un soldato americano (interpretato da Lee Marvin) e uno giapponese (Toshiro Mifune, attore molto amato da Kurosawa). I due parlano lingue diverse e non si possono capire, ed essendo nemici dovrebbero in teoria cercare da subito di farsi fuori a vicenda. Eppure le singolari circostanze di questa prigionia in pieno sole e la comune lotta per la sopravvivenza li portano, a poco a poco, a intendersi e a far crollare tutte le barriere. Un film che si regge tutto su due grandi attori e che riesce ad essere ironico ma anche profondo nel riflettere su come la natura umana rimanga la stessa al di là di ogni divisa o bandiera.

  1. Carnage (2011) di Roman Polanski, con Christoph Waltz, Jodie Foster, Kate Winslet, John C. Reilly

Due ragazzini fanno una rissa a scuola e i loro genitori si ritrovano tutti insieme per chiarire ragionevolmente e civilmente la questione. O almeno, queste sono le loro intenzioni, all’inizio… In Carnage (letteralmente “carneficina”, che in questo caso però, a differenza di altri titoli di questa lista, è soltanto metaforica) nessuno è davvero un prigioniero, ma di fatto tutto si svolge in tempo reale in un’unica stanza (è tratto da una piéce teatrale, Il Dio della Carneficina, di Yazmina Reiza). Polanski, sfruttando al massimo quattro interpreti straordinari, crea così un’atmosfera di crescente tensione e angoscia, mostrando cosa accade quando convinzioni e sentimenti apparentemente ordinari e condivisi si esasperano.

  1. La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero

L’esordio alla regia di George A. Romero ha dato il via non solo alla sua personale pentalogia sugli zombie, ma a tutto il sottogenere “morti viventi”, che prima quasi non esisteva. Romero è tra i primi a dimostrare, e con grande sapienza, che i film di genere sono veicoli perfetti per riflessioni sulla società e sulla natura umana. Infatti il minutaggio più consistente della pellicola non è dedicato ai mostri che assediano la casa ma alle dinamiche tra i personaggi che sono barricati al suo interno, i quali si rivelano altrettanto bestiali. Nemmeno il pericolo di morte imminente riesce a creare armonia tra gli assediati (tra di loro c’è anche un uomo di colore, e siamo nell’America del ‘68), e il pericolo dei mostri mangiacervelli in agguato nel cortile diventa secondario rispetto a ciò che gli esseri umani possono fare l’uno all’altro.

  1. The Hole (2001) di Nick Hamm, con Thora Birch, Keira Knightley

La cosa più interessante di questo film è il modo in cui mi è capitato di vederlo. Durante una qualsiasi passeggiata ho incontrato un amico (che poi sarebbe diventato mio marito) che sfrecciava in bicicletta. Si è fermato per salutarmi e mi ha detto: “Tu sei appassionata di cinema vero? Tieni, ho qui un film!”, mi ha allungato un dvd ed è ripartito. Incuriosita, appena a casa me lo sono guardato. La protagonista (Thora Birch) è una ragazza non molto popolare innamorata senza speranza di un compagno classe. Nell’estremo tentativo di conquistarlo si accorda con un amico per farsi rinchiudere insieme all’amato e ad altri due compagni di scuola (tra cui Keira Knightely) nel buco del titolo, una sorta di bunker sotterraneo con una sola via d’uscita. Per una serie di sfortune i quattro si trovano davvero bloccati lì dentro, e quello che doveva essere un weekend avventuroso e romantico si trasforma in un vero incubo. Ho ben pochi complimenti da fare a questo thriller adolescenziale che parte da un’idea sciocca ed esaspera fino al ridicolo le situazioni, ma se per caso siete amanti del genere potrebbe essere un tassello della vostra cultura cinefila. In ogni caso, dopo averlo visto essere bloccati in casa vi sembrerà sicuramente meno drammatico.

  1. L’ Ammutinamento del Caine (1954) di Edward Dmytryk, con Humphrey Bogart, Fred MacMurray, Lee Marvin

Un’altra situazione assimilabile alla reclusione è quella vissuta dagli equipaggi di navi e sottomarini, specialmente quelli militari, in cui la tensione, la convivenza forzata e gli spazi angusti possono far cedere anche gli animi più temprati. L’ammutinamento del titolo viene sviscerato durante un processo del tribunale militare: davvero il comandante ha dato segni di instabilità mentale, o piuttosto il suo equipaggio è stato pigro e sleale? Film di altissima qualità, con grandi interpreti e un regista di prim’ordine, coinvolgente e memorabile.

  1. Il Buco (2019) di Galder Gaztelu-Urrutia 

Sotto molti aspetti simile a The Cube, ma molto più crudo e violento, il film d’esordio del regista spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia invita a riflettere sulla gestione politica, sulle differenze sociali e sulla natura umana attraverso l’elaborata metafora della “fossa” (soprassediamo sulla traduzione italiana del titolo), un carcere costituito da molti (nessuno sa quanti) livelli sovrapposti. Ogni livello è costituito da un’unica cella, per due persone, ed ha un buco nel pavimento e uno sul soffitto, necessari per lo scorrimento del tavolo con il cibo, che scende dall’alto e si ferma pochi minuti per ogni livello. Mano a mano che si scende arriva sempre meno cibo, e la mancanza di nutrimento non può che generare comportamenti estremi. Ma ogni trenta giorni ciascun detenuto viene cambiato di cella, e quindi di piano, e la sua situazione può cambiare in meglio oppure in peggio. Il protagonista, recluso volontario, inizialmente si scandalizza per lo svolgersi degli eventi, ma con il passare del tempo sembra adeguarsi alle spietate leggi della fossa… Il regista sceglie di non spiegare mai cosa sia la fossa, chi vi venga recluso e da chi sia gestita, e in alcuni punti cede un po’ alla retorica e a qualche forzatura, ma riesce comunque a creare un film d’impatto, con bravi attori e alcune buone trovate. Il Buco farà senza dubbio sembrare il distanziamento sociale dovuto al Covid una passeggiata. Da consumarsi rigorosamente lontano dai pasti.

  1. Oldboy (2003) di Chan-Wook Park 

Un uomo si sveglia in una stanza d’hotel e scopre di esservi imprigionato senza possibilità di fuga. Non sa come ci è arrivato nè perchè si trova lì, ma ci rimane per quindici anni, subendo quotidianamente violenze e torture da aguzzini senza identità. Dopodichè viene improvvisamente liberato, senza spiegazioni. Non può fare altro che mettersi alla ricerca del responsabile della sua prigionia per conoscere finalmente la verità. La reclusione vera e propria in realtà non è altro che l’incipit di questa vicenda incredibile, ma dà inizio ad una serie di cambiamenti, scoperte e colpi di scena impossibili da raccontare. Oldboy può sembrare un classico film di vendetta piuttosto violento, ma è molto di più, è un film spiazzante, originale, vivido e particolare. Lo sconsiglio alle persone sensibili alla violenza ma lo consiglio a tutti gli altri. 

  1.  Che cosa hai fatto quando siamo rimasti al buio? (1968) di Hy Averback, con Doris Day

Mi sono resa conto di aver inanellato una serie di pellicole non proprio allegre. D’altra parte, se il tema portante è la reclusione, come poteva essere il contrario? Tuttavia desidero comunque concludere con un sorriso e un pensiero incoraggiante. Questa tipica commedia degli equivoci a lieto fine con protagonista la fidanzatina d’America Doris Day infatti non racconta di una reclusione, ma di un avvenimento eccezionale (un improvviso blackout nella zona di New York) che rischia di scombinare le vite dei protagonisti, tra sorprese maldestre, equivoci e tentativi di rapina. Alla fine del film la voce fuori campo racconta di come, esattamente nove mesi dopo il blackout, ci fu un eccezionale boom di nascite, eloquente risposta alla domanda tanto in voga: “E tu cosa hai fatto quando siamo rimasti al buio?”. Ho visto questo film una sola volta moltissimi anni fa, da allora non l’ho più ritrovato, ma in questi giorni di reclusione ci penso spesso, con la speranza che da questo periodo difficile possa nascere inaspettatamente qualcosa di buono per tutti quanti, come in un film con Doris Day.

Il mio nome è Bond, Corona Bond

Una tra le molte fake news girate sul Covid-19 sostiene che il virus possa essere reso inefficace da un elevato tasso alcolico nel sangue. Evidentemente non è così, se perfino il più famoso agente segreto britannico, che viaggia a tre o quattro Vodka-Martini al giorno, alla fine è stato colpito. Infatti l’uscita del venticinquesimo film di James Bond, prevista per il mese di aprile, è slittata a novembre 2020, a causa della chiusura delle sale cinematografiche dovuta alla pandemia di Coronavirus. No Time to Die, la cui uscita è già stata più volte posticipata per via dei molti avvicendamenti di registi e sceneggiatori, è molto atteso in quanto sarà la quinta e ultima volta per l’attore inglese Daniel Craig nei panni della famosa spia con licenza di uccidere, dopo Casino Royale (2006), Quantum of Solace (2008), Skyfall (2012), e Spectre (2015). Ma sarà l’ultima volta anche per James Bond? In proposito girano molte voci, ma quasi tutti sono convinti (e forse anche speranzosi) che rivedremo l’agente segreto sul grande schermo, anche se con un volto diverso. Molti sarebbero i concorrenti per questa gloriosa eredità: si sono fatti i nomi di Michael Fassbender, Tom Hiddlestone, Richard Madden (ma speriamo di no), Tom Hardy e Idris Elba. Altre voci sostengono invece che il nuovo Bond potrebbe essere addirittura una donna, e additano Lashana Lynch, che in No Time to Die sarà l’agente doppio zero incaricato di sostituire James Bond, ormai in pensione. Prima della rivoluzione #MeToo sarebbe stato forse inconcepibile anche solo pensare a uno 007 donna e di colore. Io però, in tutta onestà, non faccio il tifo per Lashana. Credo anche che questa esplosione hollywoodiana di girlpower non faccia che sminuire il talento e le potenzialità di molte brave attrici (ma anche registe, produttrici e sceneggiatrici), che farebbero meglio a cercare ruoli nuovi e originali piuttosto che limitarsi a riproporre il rassicurante già visto in versione femminile o aggiornata all’epoca dei social (sto pensando ad alcuni recenti remake e reboot come Ghostbusters, Charlie’s Angels, Ocean’s Eight). Sono una fan di 007 fin dall’infanzia, e sarei molto più soddisfatta di vedere nel ruolo della spia un attore che sappia restituirgli la classe e l’ironia che Daniel Craig non possiede, a differenza dei suoi più illustri predecessori Sean Connery e Roger Moore. Molti hanno dichiarato più volte morto James Bond, sostenendo che un personaggio nato nel clima della guerra fredda nello scenario politico attuale non poteva più sussistere. Eppure la saga di Mission: Impossible (o meglio i suoi due capitoli più recenti) ci ha insegnato che fare un bel film di spie ai giorni nostri è ancora possibile, puntando, guarda caso, su quelli che sono da sempre gli ingredienti delle pellicole del personaggio ideato da Ian Fleming: un buon cast, ironia e gadget ingegnosi. Per chi faccio il tifo dunque? Tom Hiddlestone, divenuto famoso nei panni di Loki, il machiavellico fratello di Thor nell’universo dei supereroi Marvel. È sufficiente guardarlo all’opera nello spot Jaguar del 2014 per capire che Tom ha tutte le caratteristiche adatte al personaggio: fascino, personalità, ironia. Terrò le dita incrociate per lui, ma nel frattempo attenderò con pazienza l’uscita di No Time to Die, augurandomi che possa ripetersi il miracolo di un film bello, profondo e coinvolgente come Skyfall.

10 film da vedere durante la reclusione

In questi giorni tutti i blog e i siti del mondo stanno dando consigli su film e serie tv da vedere durante la reclusione per il Coronavirus. In effetti, per chi non ha bambini piccoli come me e deve passare le giornate a giocare con il didò o fare tornei di rubamazzetto, impiegare il tempo guardando o riguardando qualche bel film è sicuramente una buona idea. Quando ho iniziato a pensare al mio decalogo personale di film imperdibili, mi sono resa conto che molti di essi sono purtroppo difficili da reperire. Titoli come Trono di Sangue di Akira Kurosawa o Angeli con la Pistola di Frank Capra sono irreperibili già in condizioni normali, figuriamoci durante una pandemia! Dunque ho stilato il mio elenco basandomi sul catalogo di Netflix, piattaforma ormai largamente diffusa, augurandomi che questo possa facilitare la visione.

Eccovi dunque un elenco di 10 film da vedere su Netflix durante la reclusione:

  1. Dirty Dancing (1987) di Emile Ardolino, con Patrick Swayze, Jennifer Grey

Sarà perchè è la storia d’amore che ogni ragazza sogna di vivere; sarà perchè la colonna sonora è stupenda; sarà perchè i numeri di ballo sono irresistibili; sarà perchè Patrick Swayze è affascinante e seducente in modo incredibile; sarà perchè io e Dirty Dancing siamo nati nello stesso anno e siamo cresciuti insieme. Per tutti questi motivi, quando cambiando canale in televisione mi imbatto in questo film non sono più in grado di staccarmene fino alla fine.

Di recente Netfilx ha prodotto la divertente docuserie I film della nostra infanzia, e tra questi c’è anche il nostro Dirty Dancing. Scoprire quale gestazione travagliata abbia avuto il film ne rende ancora più gradevole la visione, sia per chi non lo conosce sia per chi come me lo ha imparato a memoria. La storia, per chi non la conoscesse, è questa: una ragazza seria e studiosa, che tutti chiamano Baby, trascorre con la sua famiglia l’estate in un villaggio vacanze in riva ad un lago. Qui conosce Johnny e Penny, due talentuosi insegnanti di ballo, ma i loro mondi, così diversi e distanti, non sembrano destinati ad incrociarsi. Se non che, quando Penny si ritrova nell’impossibilità di esibirsi e rischia di perdere il lavoro, Baby si offre di sostituirla. Johnny dovrà insegnarle movimenti e passi in pochissimo tempo, e Baby non sembra davvero portata per il ballo… eppure, tra inciampi, salti e cadute, tra i due nascerà un sentimento imprevisto e travolgente. Proprio come la nostra Baby, lasciatevi guidare dal bel Johnny e dalla sua musica (nella colonna sonora c’è anche una canzone, She’s like the wind, interpretata dallo stesso Swayze) in questo racconto di primi balli, primi amori e primi fremiti, ma anche di presa di coscienza, presa di posizione e presa… al volo!

  1. La Città Incantata (2001) di Hayao Miyazaki

Recentemente Netflix ha aggiunto al suo catalogo molti dei film d’animazione realizzati dallo Studio Ghibli del regista giapponese Miyazaki. Difficile scegliere uno soltanto di questi splendidi film d’animazione, che pur essendo così diversi, per temi, disegni e situazioni, dai lungometraggi animati cui siamo abituati, sono in pochi anni diventati dei cult anche da noi. Un consiglio per i genitori: se cercate qualcosa da guardare con i bambini, optate per Il Mio Vicino Totoro o per Kiki Consegne a Domicilio, che sono semplici, teneri e divertenti: tutti gli altri sono pensati per un pubblico più maturo, affrontano tematiche più profonde, hanno una struttura complessa e scene di forte impatto emotivo e visivo, non adatte ai più piccoli.

La Città Incantata è il primo film che ho visto di Miyazaki, e per questo è anche quello a cui sono più affezionata. Lo vidi al cinema per puro caso, senza avere idea di cosa fosse. Mi trovavo in montagna con la mia famiglia e mia cugina, presso un albergo che, anzichè la tv in camera, aveva un’unica sala tv comune, in cui spadroneggiavano tre anzianissime sorelle siciliane. Dopo due settimane di vani tentativi di impadronirci del telecomando, (gli Smartphone e i tablet non esistevano ancora) io e mia cugina, in astinenza da tubo catodico, decidemmo di tentare la sorte con questo misterioso cartone giapponese e ce ne innamorammo entrambe. La Città Incantata del titolo è un luogo magico, misterioso e popolato da creature d’ogni sorta, in cui la piccola protagonista Chihiro rimane intrappolata con i genitori, che sono però stati trasformati in maiali…

  1. Biancaneve (2012) di Tarsem Singh, con Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer, Nathan Lane

In questi ultimi anni la Disney si è lanciata a capofitto nel progetto di ricreare molti dei suoi classici d’animazione in versione live-action, travolgendo gli spettatori con un’ondata di queste operazioni non sempre ben riuscite, e rischiando di farli disamorare presto. Questa versione di Biancaneve, tuttavia, prodotta da Relativity Media, si discosta dal panorama generale, e si distanzia molto anche da un’altra versione della fiaba dei fratelli Grimm uscita al cinema lo stesso anno, Biancaneve e il Cacciatore, cui è dedicata una recensione in versi che troverete nella sezione Cupcake (https://cine-muffin.com/2020/03/25/biancaneve-e-il-cacciatore/). In questo film, pur essendo presenti tutti gli elementi iconici della fiaba (la matrigna cattiva, la mela avvelenata, i sette nani), la trama viene rielaborata in modo sorprendente, con grande ironia e originalità. Lily Collins è una principessa carinissima, Julia Roberts mostra un inedito lato malvagio, Nathan Lane nei panni del fedele tirapiedi garantisce le risate, elemento necessario per una rilettura non tediosa di una fiaba così radicata nel nostro immaginario e nei nostri ricordi d’infanzia.

  1. I Gemelli (1988) di Ivan Reitman, con Arnold Schwarzenegger, Danny DeVito

Quando pensiamo ad Arnold Schwarzenegger in genere pensiamo ai suoi iconici ruoli action, come Conan il Barbaro o Terminator, ma l’ex governatore della California ha nel suo curriculum anche alcune commedie, come Un Poliziotto alle Elementari o Una Promessa è una Promessa. Tra queste però la migliore è di certo I Gemelli, in cui fa coppia (e che coppia!) con Danny DeVito: difficile trovare due attori fisicamente più diversi per interpretare due gemelli, nati da un bizzarro esperimento scientifico, che scoprono solo nella maturità l’esistenza l’uno dell’altro e decidono di cercare la propria madre biologica per scoprire la verità sulla loro nascita. I due attori protagonisti, simpatici e ben affiatati, danno vita a due personaggi cui ci si affeziona facilmente, che regalano grandi risate ma anche momenti di commozione.

  1. Prova a prendermi (2002) di Steven Spielberg, con Tom Hanks, Leonardo DiCaprio,  Christopher Walken

A volte rischiamo di dimenticare che anche le più grandi star di Hollywood sono esseri umani, e in quanto tali possono ammalarsi. Alcuni giorni fa è arrivata la notizia che l’attore Tom Hanks, che si trovava in Australia per girare il nuovo film di Baz Luhrmann su Elvis Presley, aveva contratto il Coronavirus. Fortunatamente l’attore protagonista di grandi capolavori come Forrest Gump e Philadelphia ora è guarito, e per i suoi ammiratori il modo migliore di festeggiare è sicuramente quello di godersi una delle sue impeccabili interpretazioni. Netflix ci offre la possibilità di farlo con il film Prova a Prendermi di Steven Spielberg, ispirato all’autobiografia di Frank Abagnale, uno dei più abili falsari e truffatori dei nostri tempi, che riuscì ad accumulare una fortuna contraffacendo assegni e spacciandosi per medico, avvocato e pilota di aerei. Nel ruolo di Frank troviamo Leonardo DiCaprio, che qui ci offre la sua prima vera grande interpretazione dopo una serie di successi dovuti più che altro al suo bell’aspetto. Tom Hanks invece interpreta l’agente dell’F.B.I. incaricato di arrestare Abagnale: solamente un bravo attore come lui poteva portare il pubblico a simpatizzare anche per le forze dell’ordine, oltre che per l’affascinante e seducente criminale.

  1. The Chronicles of Riddick (2004) di  David Twohy, con Vin Diesel, Karl Urban, Judi Dench

Ricordo distintamente la prima volta che vidi The Chronicles of Riddick: stavo semplicemente facendo zapping quando lo trovai, proprio all’inizio. Non avevo idea di cosa fosse, non avevo ancora visto Pitch Black (la precedente avventura di Riddick) e non sapevo nemmeno chi fosse Vin Diesel. Tuttavia i primi minuti mi conquistarono: l’epica solennità, la commistione tra fantascienza e fantasy e gli impeccabili effetti speciali mi incollarono allo schermo. Mi piacque moltissimo il personaggio del misterioso furiano Riddick, l’ultimo della sua specie, apparentemente amico solo di se stesso ma in realtà pronto a diventare un eroe per salvare le persone a lui care, roccioso eppure ironico. In seguito a questa fortuita scoperta mi appassionai alle avventure di Riddick: mi piace molto la prima avventura, Pitch Black, mentre non ho amato Riddick, il sequel, e nemmeno Dark Fury, il lungometraggio animato. Ho scoperto ora che è stato annunciato un ulteriore sequel, Furya, in cui finalmente Riddick riuscirà a tornare sul suo pianeta natale ma lo troverà molto diverso da come si aspettava… Spero che la stessa delusione non tocchi ai suoi fan!

  1. Inside Man (2006) di Spike Lee, con Clive Owen, Denzel Washington, Jodie Foster

Inside Man è uno di quei film in cui, molto semplicemente, tutto funziona. La regia non è mai banale ma è magistrale nel gestire una storia complessa che alterna momenti di tensione e scene di approfondimento psicologico dei personaggi; la trama è coinvolgente e sorprendente; gli attori gareggiano tutti in bravura; la colonna sonora è memorabile; ci sono addirittura alcune scene in cui si ride. Non voglio rivelare troppo della trama per non sciupare la visione, dico solo che il fulcro della vicenda è una grandiosa rapina in banca con ostaggi, organizzata nei minimi dettagli, che mette in seria difficoltà le forze dell’ordine, anche perché in realtà niente è come sembra. 

  1. Chicago (2002) di Rob Marshall con Renée Zellweger, Catherine Zeta-Jones, Richard Gere, John C. Reilly, Queen Latifah

In molti avevano già celebrato il funerale del musical hollywoodiano, quando nel 2001 arrivò Moulin Rouge di Baz Luhrmann a resuscitare il genere. L’anno successivo uscì Chicago, tratto dal grande successo di Broadway del maestro Bob Fosse, a confermare che il musical era vivo e vegeto e le grandi star di Hollywood sapevano ancora cantare e ballare. Io, per esempio, non avrei mai dato un soldo bucato per Richard Gere, finchè non l’ho visto esibirsi nello straordinario numero di tip tap di Chicago. La performance di Catherine Zeta-Jones appare ancora più splendida se si pensa che mentre girava il film era incinta. Le due protagoniste gareggiano in bellezza e bravura. Ecco in breve la trama: nella Chicago degli anni ‘20 la giovane Roxy Hart (interpretata da Renée Zellweger) sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo, anche se non è talentuosa come crede. Quando il suo amante calpesta i suoi sogni, Roxy lo uccide a sangue freddo e finisce in prigione in attesa del processo. Qui incontra Velma Kelly, una soubrette divenuta famosissima dopo aver ucciso il marito e la sorella. Roxy e Velma rischiano entrambe la pena di morte e si rivolgono allo stesso avvocato, Billy “mai persa una causa” Flynn. Ma per Roxy non ha senso avere salva la vita se non diventerà famosa… Roxy è così ossessionata dal successo che nella sua mente ogni situazione si trasforma in un numero di canto e/o ballo, per la gioia degli spettatori (o almeno di quelli che come me amano il musical). Coreografie e canzoni sono splendidi (e non poteva essere diversamente visto che l’autore del musical teatrale è Bob Fosse, lo stesso di Cabaret con Liza Minnelli), il messaggio sulla caducità della fama e la voracità dei media è sempre attuale, e come ciliegina sulla torta ci sono tante risate e tantissimi lustrini. And all that jazz!

  1. Secretary (2002) di Steven Shainberg con Maggie Gyllenhaal, James Spader

Quando uscì al cinema Secretary, tutti i trailer lo presentavano come un film trasgressivo, piccante, magari anche un po’ perverso. Ma non è proprio così: Secretary è soprattutto una storia d’amore. Sì, è vero che la relazione che inizialmente si instaura tra il boss e la neoassunta segretaria non solo non è professionale, ma si basa su pratiche sessuali poco tradizionali; tuttavia il sesso non è il tema centrale del film, lo sono piuttosto i rapporti umani, la difficoltà nel trovare un’anima affine, la solitudine. Le stranezze erotiche non sono altro che un riflesso della stranezza dei rapporti umani, che mettono in grande difficoltà i protagonisti, incapaci di gestirli (con quanta fatica i due si rendono conto e dimostrano di provare dei sentimenti l’uno per l’altra). La narrazione utilizza toni delicati e anche ironici, e vuole coinvolgere lo spettatore piuttosto che scioccarlo. Ben lontano da scempiaggini sfumate di grigio e più vicino, inaspettatamente, a certe vecchie commedie di Doris Day.

  1. Blu Profondo (1999) di Renny Harlin con Stellan Skarsgård, Samuel L. Jackson

Una piattaforma in mezzo al mare che ospita un laboratorio per ricerche scientifiche; un equipaggio ridotto al minimo per il weekend; una dottoressa con un segreto; un domatore di squali con un passato; tre giganteschi squali bianchi geneticamente modificati; e Samuel L. Jackson. Cos’altro si può chiedere a un film? Nel genere “mostri assassini” (di cui sono grande estimatrice) questo è di certo un classico, diretto discendente dello Squalo di Spielberg (ma di livello qualitativo assai più basso, sotto ogni aspetto) e progenitore della serie Sharknado. Purtroppo le restrizioni dovute al Coronavirus non ci consentono più di trovarci in compagnia a vedere un film, ma la tecnologia ci viene in aiuto: mettetevi d’accordo con i vostri amici che utilizzano Netflix per guardare il film contemporaneamente, e servendovi degli Smartphone fate questo gioco: indovina chi muore adesso? Perchè è risaputo che in questo genere di film la maggior parte dei protagonisti è destinata a morire in modi orribili, solamente un paio di personaggi in genere arrivano ai titoli di coda vivi… Sfidate quindi amici e parenti a indovinare in quale ordine moriranno i protagonisti, e magari anche in che modo! Poi, se vi siete divertiti, fatemelo sapere: perché in questo caso ho una marea di film da consigliarvi!

Il Mondo Secondo Jeff Goldblum

Quando sono entrata per la prima volta in Disney Plus mi sono sentita a casa tra principesse, supereroi e animali parlanti. Solo una figura mi sembrava fuori posto: Jeff Goldblum. Cosa ha a che fare l’attore protagonista di classici come La Mosca e Jurassic Park con Topolino? Forse la Disney ha comprato anche Steven Spielberg? Non ancora, ma acquisendo la Fox ha comprato anche il canale National Geographic, blasonato produttore di documentari. Disney Plus mette in primo piano la docuserie, che per ora conta un’unica puntata, Il Mondo secondo Jeff Goldblum, in cui l’attore si immerge nella sconosciuta realtà delle scarpe da ginnastica, dei suoi estimatori, collezionisti e creatori, per poi farsi realizzare, con la nuova acquisita consapevolezza, un paio di scarpe personalizzate (nere ma con interno zebrato, un segreto che solo chi ha visto questo programma conosce).  Non avrei mai detto che questa sarebbe stata la mia prima visione su Disney Plus, eppure è andata così. Per mezz’ora ho guardato Jeff Goldblum che guardava delle scarpe. E il bello è che mi sono anche divertita, e non vedo l’ora di guardare Jeff che guarda altre cose.

Disney Plus

Oggi, 24 marzo 2020, è arrivato in Italia (con impareggiabile puntualità) Disney Plus, il canale online targato Disney. 

Oggi, 24 marzo 2020, noi lo abbiamo attivato. Ci siamo già abbonati per un anno intero. La scusa ufficiale è che abbiamo due bambini. E con la clausura dovuta al Coronavirus, poveri piccoli, come si annoiano… La verità è che, mentre io gongolavo come una groupie scorrendo il catalogo di Disney Plus, loro facevano spallucce e dicevano: “Bah, meglio Netflix…”A loro non dicono niente titoli come Elliot il Drago Invisibile, Duck Tales, Quattro Bassotti per un Danese, Bianca e Bernie. Ma per me racchiudono un’intera infanzia. Ammetto che avevo grandi aspettative per Disney Plus, e non sono state deluse. Nel catalogo si possono trovare tutti i grandi classici dell’animazione, i corti, i film Pixar, l’intero universo Marvel (mentirei se dicessi che non aspetto con trepidazione la serie su Thor), quello di Star Wars, film, serie, documentari. Anche i Simpson sono entrati ora nell’universo Disney con l’acquisto della rete televisiva americana Fox. La piattaforma consente di creare diversi account personalizzati e in quelli dedicati ai bambini filtra in automatico i titoli per evitare di traumatizzare troppo le povere creature. Questo ha stuzzicato la mia curiosità e ho fatto delle prove: sono considerati inadatti ai bambini più piccoli Fantasia (l’ultimo pezzo, quello del summit dei demoni, è senza dubbio pauroso, ma che peccato rinunciare a tutto il resto!) , Taron e la Pentola Magica (sì, questo è terrificante), Inside Out (bellissimo ma impossibile da capire per un bambino in effetti) e il Dumbo di Tim Burton (che è di Tim Burton, appunto); nessun problema invece con Il Re Leone (quante lacrime versate sulla morte di Mufasa!), Bambi (e su quella della mamma) e Red e Toby (tristissimo), quindi i cari vecchi traumi infantili sono salvi. Tutti possono trovare qualcosa di interessante su Disney Plus, non solo per passare il tempo ma anche per concedersi, almeno per un paio d’ore, di tornare bambini. Siccome è già sicuro che mi vedrò tutto quanto (con o senza bambini), cercherò di ottimizzare l’esperienza e di recensire qualcosa. Ma non è facile dare un voto a un film Disney! Sarebbe un po’ come dare un voto al proprio zio… come si fa? In ogni caso, grazie, zio Walt, per il tuo impeccabile tempismo.