Justified | Justified – City Primeval

Anno: 2010 – 2015 (6 stagioni) | 2023 (1 stagione)

Interpreti: Timothy Olyphant, Walton Goggins, Nick Searcy, Joelle Carter, Jacob Pitts, Erica Tazel, Natalie Zea, Jere Burns, Raymond J. Barry

Dove trovarli: Disney Plus

Protagonista indiscusso della serie è Raylan Givens (Timothy Olyphant), U.S. Marshal dal grilletto facile che, dopo aver eliminato l’ennesimo boss del crimine, viene mandato a prestare i suoi servigi nell’ultimo posto in cui avrebbe voluto mettere di nuovo piede: Harlan, Kentucky, sua città natale.

Lo ammetto: è stato il cappello. Quello Stetson che lo US Marshal (traducibile con “sceriffo degli Stati Uniti”) non toglie mai e che già dalla locandina della serie mi faceva venire una gran voglia di western moderno. E non sono stata delusa. Se quello che ci racconta la serie Justified (basata sul romanzo di Elmore Leonard Fire in the Hole) è almeno in parte vero, c’è una vasta porzione del Kentucky che sembra davvero il selvaggio west che abbiamo visto in tanti vecchi film, in cui tutti sono armati e tutti nascondono qualcosa di losco e illegale in cantina o dietro casa. Ma per Raylan Givens l’intero territorio statunitense è un O.K. Corral in cui al cattivo si può sparare: se lui ha estratto la pistola per primo ma tu sei stato più abile e svelto, allora l’omicidio è “giustificato” (da cui il titolo). Ma il numero di uccisioni giustificate di Raylan è cresciuto a dismisura, e i suoi capi, coscienti della sua grande abilità e incorruttibile integrità, lo spostano da uno Stato all’altro finché ne rimane solo uno: il Kentucky, in cui Raylan è cresciuto e in cui si trovano ancora la sua famiglia, la sua ex moglie, le sue vecchie fiamme, i suoi amici, ma soprattutto i suoi nemici. 

Questa è la premessa di una serie che ho adorato dall’inizio alla fine per così tanti motivi che l’elenco sarà lungo, a differenza della durata percepita della serie: sei stagioni che sono sembrate una sola. All’inizio veniva raccontato un caso diverso in ogni puntata, e ciascuno di essi era pensato e scritto benissimo, ma presto gli autori hanno scelto di concentrarsi piuttosto su una storia principale, inserendo un nuovo “cattivo” in ogni serie come avversario di Raylan, e a mio parere la scelta è stata molto soddisfacente. Raylan Givens è un personaggio solo all’apparenza repulsivo per lo spettatore: troppo bello, troppo bravo, troppo pieno di sé; ma in realtà ci si affeziona subito sia alla sua integrità, così fuori posto in un contesto simile, alla sua grande sagacia e al suo umorismo. Ma naturalmente un personaggio così non potrebbe funzionare senza una serie di spalle adeguate, e qui entrano in gioco gli attori secondari, tutti bravissimi. E soprattutto dobbiamo parlare dei cattivi, che sono tutti diversi e tutti efficaci, ma su tutti troneggia la nemesi del protagonista, amico di gioventù e suo pari per fascino e astuzia: Boyd Crowder, interpretato magistralmente da Walton Goggins, la vera arma segreta della serie. L’eterno scontro tra Raylan e Boyd è coinvolgente e intrigante dall’inizio alla fine e dà vita ai dialoghi più sfiziosi.

Infatti un altro grande punto di forza di questa serie sono la sceneggiatura, originale e solidissima, e i dialoghi, elaborati ma mai noiosi, anzi sorprendenti.

Un’altra cosa che ho amato moltissimo è stata l’ambientazione così particolare: il profondo Kentucky, terra selvaggia e variegata, ricca di miniere di carbone in cui si sviluppano legami profondi quanto la terra che viene scavata, di campi coltivati su cui è meglio non indagare e di zone comandate da questa o da quella famiglia da cui è meglio stare alla larga.

Inevitabile quindi che questo reticolato di alleanze, rivalità e giochi di potere crei un tessuto meraviglioso in cui far sviluppare delle storie avvincenti.

Nel 2023 è stata realizzata una nuova stagione, Justified – City Primeval (“Città Primordiale”), che pur non avendo grossi difetti mancava di molti dei punti di forza delle sei stagioni precedenti: cattivi davvero memorabili, comprimari adeguati e un’ambientazione succosa (a Detroit succede di tutto, questo è certo, ma non è particolare come Harlan, Kentucky).

Inoltre le prime sei stagioni erano impreziosite dalla partecipazione di alcune grandi star della tv in ruoli più o meno corposi ma sempre rilevanti: Danielle Panabaker, Sam Shepard, Jim Beaver, David Koechner e a sorpresa il mio beniamino Patton Oswalt, oltre a molti altri.

In conclusione, consiglio senza ombra di dubbio la serie Justified (rigorosamente in lingua originale, magari aiutandosi con i sottotitoli perchè alcune parlate e alcuni termini non sono facili da capire): City Primeval non è altrettanto bella ma si guarda con piacere (anche grazie alla durata di soli 8 episodi) e ha una conclusione che lascia del tutto soddisfatti.

Fire in the hole!

Wonder Years

Questa serie tv americana andata in onda per due stagioni dal 2021 al 2023 non è affatto conosciuta, ed è un peccato perchè, pur senza uscire mai dai binari della sitcom, ha un’ambientazione non banale e riesce a essere a tratti davvero molto molto divertente.

Gli “anni meravigliosi” del titolo per il protagonista Dean (Elisha Williams) sono quelli del passaggio dall’infanzia alla pubertà. E fin qui niente di nuovo: sono moltissime le serie tv che hanno affrontato, con toni comici o seri, questo argomento. Ma la particolarità qui è che Dean è un ragazzo di colore appartenente a una famiglia benestante dell’Alabama alla fine degli anni ‘60, con tutto ciò che questo implica. La narrazione mantiene sempre un tono leggero e delicato, ma non manca di affrontare temi molto seri come la discriminazione razziale e il conflitto in Vietnam, lasciandoli però sullo sfondo delle vicende di una famiglia unita e solidale in tutte le avversità e disavventure. Il vero punto forte della serie sono le situazioni divertenti e le scene comiche, alcune davvero simpatiche e ben riuscite, anche grazie a un buon cast di protagonisti. E naturalmente non posso non citare colui che è il motivo principale per cui ho seguito questa serie: Dulé Hill, di cui già conoscevo il grande talento comico dalla serie Psych e che in Wonder Years ricopre il ruolo del padre di famiglia a cavallo tra la severità e la freddezza delle generazioni precedenti e la complicità ed ecletticità che i nuovi tempi richiedono ad un papà e ad un artista.

Una sola citazione da un discorso motivazionale da padre a figlio: “Son, you gotta learn your ABC: Always Be Cool”.

Vi ho convinti?

No?

E se vi dicessi che la voce narrante fuori campo, cioè quella di Dean che ormai adulto rivive i ricordi della sua adolescenza, è di Don Cheadle?

Ma solo se guardate la versione originale! Ma tranquilli, Disney Plus permette di inserire i sottotitoli!

Malcolm

Titolo originale: Malcolm in the Middle

Anno: 2000 – 2006

Interpreti: Frankie Muniz, Bryan Cranston, Jane Kaczmarek, Justin Berfield, Erik Per Sullivan, Christopher Masterson

Dove trovarlo: Disney Plus

Tempo fa mi ero lamentata qui sul blog di come la serie tv Malcolm non fosse disponibile su nessuna piattaforma. Ora invece sono molto felice perchè la serie è disponibile su Disney Plus e me la sono potuta gustare tutta in lingua originale, dal primo all’ultimo episodio.

Si tratta di una sitcom, con puntate della durata di venti minuti circa, che racconta le vicissitudini di una famiglia americana moderna con pochi soldi e tanti figli dal punto di vista del figlio di mezzo (il titolo originale infatti è Malcolm in the Middle). Anche se, per essere precisi, Malcolm è il terzo figlio su quattro, all’inizio della serie, ma essendo il primogenito sventato e combinaguai Francis (Christopher Masterson) lontano da casa, malcolm è il fratello di mezzo tra il maggiore Reese (Justin Berfield), un bulletto di scarsa intelligenza, e il minore Dewey (Erik Per Sullivan), eccentrico e rassegnato ad essere poco considerato dal resto della famiglia. Malcolm, protagonista e narratore, è interpretato da Frankie Muniz, il cui faccione è molto spesso in primo o primissimo piano mentre racconta le sue tribolazioni di teenager guardando dritto in camera e rivolgendosi allo spettatore, un espediente narrativo cui oggi siamo abituati ma che all’epoca è stato una trovata molto originale. Quando ho iniziato a vedere la serie non mi aspettavo che si componesse addirittura di sette stagioni, tutte con venti o più episodi, e devo dire che non tutti sono divertenti e memorabili allo stesso modo. Vale comunque la pena resistere fino alla fine per non perdersi alcune situazioni e battute assurde ed esilaranti. La vera forza di Malcolm consiste nel talento dei due attori che interpretano i genitori: Jane Kaczmarek nei panni di Lois, la madre inflessibile e psicotica, e Bryan Cranston nei panni di Hal, padre giocherellone e smidollato. Tra i due c’è una grande alchimia ed essendo personaggi diametralmente opposti facilmente si creano situazioni paradossali e divertenti. Io trovo che in questa serie Bryan Cranston offra un’interpretazione meravigliosa e un talento comico ragguardevole, anche se poi è diventato famoso per un prodotto molto più serioso come Breaking Bad. Oltre ai protagonisti della serie,tre cui ciascuno può scegliere il suo preferito, la serie offre un lungo elenco di celebrità o future celebrità in ruoli minori o camei. Un ruolo ricorrente hanno due veterani del regista Mel Brooks come Cloris Leachman (meglio nota come Frau Blücher) che interpreta la madre di Loir e Kenneth Mars (che sempre in Frankenstein Junior ha il ruolo dell’Ispettore Kemp), mentre tra i nomi illustri che compaiono nella serie abbiamo: Emma Stone, Susan Sarandon, Hayden Panettiere, George Takei, Christopher Lloyd, Rose Abdoo, Oscar Nunez e Kurt Fuller, per citarne alcuni.

In conclusione, Malcolm è una sitcom vivace, che alterna episodi un po’ mosci a puntate esilaranti e regala in ogni caso ottime interpretazioni e un po’ di spensieratezza, che non fa mai male di questi tempi.

Brothers & Sisters

La serie tv Brothers & Sisters (Fratelli e Sorelle) è andata in onda per cinque stagione, dal 2006 al 2011, e per chi fosse interessato è disponibile su Disney Plus.

Io mi sono avvicinata alla serie perchè curiosa di scoprire qualcosa di più sulle abilità recitative di Sally Field dopo aver letto la sua interessante autobiografia, In Pieces (2018), anche se nel libro l’attrice non spende molte parole per la serie ma si limita a dire quanto fosse un conforto lavorarci in uno dei molti momenti complicati e travagliati della sua vita.

In Brothers & Sisters Sally Field interpreta Nora Walker, che nel primo episodio rimane vedova di William Walker (Tom Skerritt), abile imprenditore e uomo di famiglia energico e affettuoso, ma che nascondeva anche moltissimi segreti, come si scopre nelle diverse stagioni. Con la morte del marito però Nora non rimane certo sola, avendo avuto da lui cinque figli e avendo accanto anche il fratello Saul (Ron Rifkin). La serie racconta le vicende familiari di questi fratelli e sorelle, a partire dai segreti emersi con la morte di William e proseguendo con la gestione dell’azienda di famiglia, i legami familiari, le problematiche legate ai figli e alle rotture dei rapporti, oltre naturalmente a diverse vicissitudini sentimentali.

Ho seguito la serie con molto interesse all’inizio, ma devo dire che con il passare delle stagioni e la chiusura di alcuni argomenti aperti nei primi episodi la curiosità sul destino dei vari membri della famiglia Walker è andata scemando, suscitando anzi un certo sollievo al termine della visione. L’episodio conclusivo, il finale della quinta stagione, mi ha comunque lasciata molto soddisfatta per come ha chiuso tutte le parentesi aperte in precedenza (dimenticandosi per strada giusto un figlio, Ryan (Luke Grimes), ma poco male) e dato una conclusione lieta a tutti i personaggi.

Brothers & Sisters resta comunque un buon prodotto, con livelli sempre molto buoni di recitazione e di messa in scena (salvo qualche difficoltà con il sonoro in alcune scene girate in esterno). Nel cast spiccano le due stelle Sally Field e Calista “Ally McBeal” Flockhart, ma tutti gli altri interpreti tengono loro testa senza problemi, e tra questi ci sono molti volti noti del cinema e della televisione e alcuni nomi illustri (Beau Bridges, Marin Hinkle, Rob Lowe, Pedro Pascal, Sonia Braga, Mitch Pileggi, Danny Glover, Marion Ross, Chevy Chase) tra cui molti dei fedelissimi del produttore della serie, Greg Berlanti, che arrivano direttamente nella sua creazione Everwood (Treat Williams, Emily VanCamp) terminata proprio nel 2006.

Il punto di forza della serie sono i personaggi, tutti diversi e ben caratterizzati, e i legami tra di loro, tra litigi, segreti, bugie e divergenze varie.

La sceneggiatura, come è tipico di questi prodotti, in alcuni casi presenta delle forzature dovute alla necessità di inserire determinate scene o situazioni, e anche i personaggi in alcuni casi vengono un po’ piegati a queste necessità, ma senza mai avere stonature troppo eclatanti.

Quello che rende spesso difficile empatizzare con i membri della famiglia Walker è il fatto che la famiglia sia molto benestante, per cui molti problemi della vita per loro sono già di base inesistenti. Inoltre tutti i personaggi riescono sempre senza alcune difficoltà a ottenere o cambiare lavoro, trovando sempre la strada spianata in qualunque luogo, ambito e settore decidano di cimentarsi: vendita di frutta, produzione di vino, ristorazione, avvocatura, politica, letteratura, radio, in qualunque caso i Walker cadono sempre in piedi e ottengono ruoli manageriali e ricchi stipendi.

Per godersi Brothers & Sisters bisogna mettere da parte ogni pretesa di realismo, di critica sociale e di conflitto etnico/razziale, per lasciarsi invece coinvolgere dalle dinamiche degli scontri tra consanguinei e dei segreti di famiglia, consapevoli del fatto che comunque vadano le cose i Walker, questa grande famiglia borghese bianca americana, cadrà sempre in piedi. 

Accettate queste premesse la serie è molto godibile, soprattutto agli inizi, ma di certo non è un prodotto adatto a tutte le esigenze e a tutti i gusti.

Verso l’Abisso Fischiettando

In genere non ascolto la radio, perchè tutti i deejay e i presentatori, con le loro volgarità e il loro incessante blaterare senza senso, mi irritano parecchio. C’è però una trasmissione radio che invece amo molto e che seguo più che volentieri, per quanto posso, visto che va in onda in orario lavorativo (ma le registrazioni delle puntate sono sempre disponibili su Raiplay Sound): mi riferisco a Il Ruggito del Coniglio, in onda su Rai Radiodue dal lunedì al venerdì dalle 07.45 alle 10.30. Si tratta di una classica trasmissione contenitore, che oltre a trasmettere della musica che per lo più incontra i miei gusti, intrattiene il pubblico con dissertazioni comiche sui fatti del giorno, imitazioni, personaggi, ospiti e molto altro. I due storici conduttori del Ruggito del Coniglio, Marco Presta e Antonello Dose, sono molto simpatici, affiatati tra loro e quasi per nulla volgari: questo rende l’ascolto della loro trasmissione molto piacevole.

Quando ho saputo che i due presentatori hanno anche scritto dei libri, mi sono molto incuriosita e ho deciso di provarne uno, per iniziare. Babbo Natale quest’anno mi ha portato Verso l’Abisso Fischiettando di Marco Presta, libro uscito nel 2024 edito da Einaudi.

Non credo proprio che sarà l’ultimo libro di Marco Presta che leggerò, perchè mi è piaciuto moltissimo!

La trama è semplice ma molto accattivante: il protagonista, Enrico, ex maestro di scuola che vive a Roma, è arrivato senza particolari sforzi a compiere 133 anni, godendo di buona salute e conducendo una vita modesta e normalissima. Un numero sempre crescente di persone, però, non vede affatto di buon occhio questa sua inspiegata longevità: alcuni lo accusano di essere un robot o un alieno, altri di essere il frutto di un esperimento genetico di qualche potenza straniera, altri ancora sono convinti che si addirittura in combutta con il demonio in persona… Per proteggere l’incolpevole Enrico da questi atteggiamenti ostili, che sfociano talvolta nella violenza, lo Stato italiano gli ha assegnato una scorta armata e un presidio permanente di forze di polizia. Ma Enrico non sembra proprio avere alcuna intenzione di morire, e questo suscita reazioni inattese e innesca situazioni impreviste.

Il libro è molto scorrevole e si legge in fretta ma con grande piacere, godendo sia delle vicende del vetusto Enrico che della narrazione sciolta e acuta. Verso l’Abisso Fischiettando è prima di tutto un intrattenimento piacevole e divertente, pur contenendo riflessioni interessanti e qualche situazione emotivamente intensa. Tuttavia, se ci si vuole fermare un momento a riflettere, si troveranno molteplici spunti davvero interessanti. E soprattutto, ci si rende subito conto che la possibilità di un’insurrezione mondiale di fronte a un’anomalia biologica del genere non è un risvolto così assurdo, basandosi su ciò che la natura umana ha fino ad oggi dimostrato di essere e di poter diventare.

Una lettura distensiva (ma non troppo), consigliata davvero per tutti.

Dune – Parte 1 – Recensione in Versi

Tutti coloro che come me sono stati Scout ricorderanno La Piroga, una canzone così lenta e ripetitiva che veniva molto spesso utilizzata ai campi estivi come ninna nanna. 

Ecco, mentre guardavo Dune mi sembrava sempre di sentire La Piroga in sottofondo, e così mi sono lasciata ispirare dal suo testo per la mia recensione… Buonanotte, cioè, buona lettura! 

Attenzione! Contiene spoiler (anche se è un ossimoro per un film che ci mette così tanto tempo a far succedere così poche cose)

Il cielo è pieno di stelle,

le inquadrature come sono belle, ma belle, che belle!

Tu sogni e guardi lontano,

vedi un blockbuster che scorre pian piano, pian piano, pian piano…

Inizia un poco in sordina

con una frase da Baci Perugina,

per un po’ non capiamo un bel niente,

ma se guardi Villeneuve devi esser paziente

e intanto dietro la duna

vedi pian piano spuntare la Luna, la Luna, la Luna.

Il nostro eroe è Timothée Chalamet,

che ha charme, espressione e bicipiti di un bignè,

racconta alla mamma il suo sogno

(non che Rebecca ne senta il bisogno):

“Ho sognato Zendaya dagli occhi blu

era alta due mele o poco più

ma siccome io sono l’Eletto

alla fine me la portavo a letto”.

Pensa la mamma: “E’ un esaltato al cubo!

macchè Eletto, se non sa fare un tubo??

Da milioni di anni ci lavoro con le mie amiche streghe

per generare ‘sto carciofo che di notte si fa… i sogni??”

Poverina, lei non ne ha colpa alcuna,

ma il padre in realtà è il Cavaliere della Luna

a capo di una potente casata

dall’Imperatore così tanto amata

che li spedisce nel deserto tutti quanti

tra sole, afa e vermoni giganti

senza nemmeno un Kevin Bacon a supporto:

più che un onore a me sembra un torto!

Jason Momoa” dice Paul “nel deserto non andare,

solamente io la vita ti posso salvare!”

Ride, Aquaman, in faccia al ragazzino:

“Ma se pesi meno del mio calzino!”

C’è poi la scena dell’addestramento

con addirittura Josh Brolin, ma qui non commento

che tra spade, mentori e pianeti vari

già mi sento in Guerre Stellari.

Paul combatte e comanda le menti

conosce le tabelline fino al venti

non c’è cosa che non sappia fare

anzi, una c’è: recitare.

E’ giunto il momento della partenza

verso il pianeta della Spezia mai-più-senza

val la pena di andare sul Pianeta Proibito

per un kebab così saporito,

ma la Spezia è di più, è un carburante

e una sostanza psico-eccitante:

che tu la sniffi o la metti nel motore

finisci in orbita per un paio d’ore.

Insomma la spezia la vogliono tutti

Stellan, Drax e Jabba, i più brutti.

Arriva anche Javier Bardem per una gara di sputi:

ma in questo film proprio tutti son venuti?

Anche Charlotte Rampling, ci sono tutti quanti:

è un cimitero degli elefanti.

La strega sottopone Paul alla prova suprema:

la Bocca della Verità! Ma lui non trema

e supera la prova senza esitazione:

tanto mica sa cambiare espressione!

La vita nel deserto è molto dura

soprattutto se non controlli l’attrezzatura

tutto si rompe, tutto si sfascia

Paul la nave-libellula lascia

per far cosa non si sa

e rischia anche di rimanere là

e lo salvano a pelo, poveretto,

anzi, che dico: “Che eroe, l’Eletto!”

Attaccano amici, nemici, tutti,

perfino i datteri vengon distrutti.

Eddai, Eletto, fai qualcosa, su!

Almeno una mossa di kung fu!

Niente, vuoto assoluto

con la mamma nel deserto si è perduto.

Intanto è morto anche il Duca della Luna

ma ha portato con sè molti nemici per fortuna,

anche se il cattivone Jabba si è salvato

e dopo un bagno nella pece è bello ristorato.

Però vuole la Spezia tutta per sè Jabba:

il vincitore prende tutto, come cantano gli ABBA.

Paul sfugge il vermone a passo di danza

(l’ha insegnata Kevin Bacon questa usanza)

ma non serviva il balletto, nonostante ci piaccia,

perchè quando vede Paul il vermone gli ride in faccia:

non lo vuole nemmeno come stuzzicadente

il nostro eroe coraggioso e possente.

Ma come una principessa Disney in età da marito

Paul vede ogni suo sogno esaudito

incontra Zendaya, finalmente, che bello,

poi uccide un tizio in un duello

(che se lo portan via a spalla, ahimè:

lo sappiamo che i Fremen ci faranno il caffè!)

e diventa il capo di tutta la tribù

anche se ormai non gli importa più.

Ha un nuovo obiettivo il nostro beniamino:

cavalcare un vermone come fosse un ronzino!

Il cielo è pieno di stelle,

le inquadrature come sono belle, ma belle, che belle!

E mentre la Luna il deserto dorato irraggia

scopro che c’è una Parte Due: mannaggia!

Ogni inquadratura potrebbe essere il vostro prossimo screensaver

Supernatural

Un momento di grande soddisfazione, ma anche di grande malinconia, quello in cui ho terminato la visione delle 15 stagioni della serie tv Supernatural, andata in onda dal 2005 al 2020.

Questa celeberrima serie americana ha come protagonisti i due fratelli Winchester, Sam (Jared Padalecki) e Dean (Jensen Ackles), di mestiere cacciatori di mostri come il padre, che all’inizio della prima stagione scompare costringendo i fratelli a fare squadra e mettersi in gioco per ritrovarlo.

Da molti anni, se mi capita di trovare Supernatural in tv, mi fermo sempre a guardarlo, non solo per l’avvenenza dei due protagonisti, ma perchè l’ho sempre trovato molto divertente e piacevole come visione. Quello che ha sempre inibito il mio desiderio di guardare tutti gli episodi è il fatto che le prime stagioni seguono la formula “mostro del giorno”: i fratelli Winchester affrontano una creatura soprannaturale diversa ad ogni puntata, e non c’è una trama unitaria forte che leghi i diversi episodi. Con il proseguire delle stagioni però l’impostazione cambia, e si arriva a sceneggiature sempre più complesse (anche se non prive di buchi e forzature, questo va detto) e nemici sempre più ambiziosi: demoni, angeli, leviatani e così via. Vengono anche introdotti sempre più personaggi interessanti e divertenti, come l’Angelo Castiel (Misha Collins), il Demone Crowley (Mark Shepperd), Lucifero (Mark Pellegrino)… e infine anche Dio (Rob Benedict) entra nel cast!

Molti anche gli ospiti speciali: Paris Hilton, Ted Raimi, Felicia Day, Timothy Omundson, Kurt Fuller

Sam e Dean Winchester sono personaggi che conquistano da subito, così diversi eppure così legati, che ripetono sempre gli stessi errori stagione dopo stagione ma riescono comunque sempre a cavarsela e a prevalere sul nemico. Jared Padalecki, già conosciuto nei panni del primo fidanzatino di Rory in Una Mamma per Amica (Gilmore Girls) ricopre ottimamente il ruolo del fratello serio, coscienzioso, empatico, studioso. Insomma, lui è quello noioso. Al contrario Jensen Ackles è un vulcano di battute, citazioni (tutte da godere in lingua originale se possibile), gag e perfino canzoni e balletti: è lui il vero motore di questa serie. E dopo tanti anni di lotte, esorcismi, resurrezioni, incantesimi e battaglie è stato davvero difficile dire addio ai fratelli Winchester, che mi hanno donato tanto intrattenimento, risate ed emozioni. Non posso nascondere di aver pianto tutte le mie lacrime guardando l’ultimo episodio. Quindi confermo quanto detto all’inizio, un momento di grande soddisfazione ma anche di grande malinconia.

Mi sento di consigliarne sinceramente la visione a tutti gli appassionati di horror e fantastico (questo show non è per bambini ma non è di certo tra i più violenti e truculenti in circolazione) ma anche a chi ami ricercare citazioni di libri e di film, perchè ne troverà a bizzeffe (passare dal mio amico Etrusco per conferma) e, alcuni in particolare, molto acuti.

Come ad esempio la decisione di far scegliere il libro di Kurt Vonnegut Breakfast of Champions come nascondiglio da Metatron (Curtis Armstrong), lo scriba di Dio: in quel libro infatti Vonnegut racconta proprio di uno scrittore che si mescola con i personaggi da lui stesso creati, con esiti inattesi e infelici.

Ebbene sì: la puntata Scooby Doo!

Il Calamaro Gigante

Quando Lucius, il mio Etrusco preferito, ha pubblicato sul suo blog (uno dei) la recensione entusiasta del libro Il Calamaro Gigante di Fabio Genovesi, definendolo il libro più bello letto quest’anno, come potevo non esserne incuriosita? Tenendo poi conto del fatto che io sono cresciuta con Jules Verne e i suoi romanzi d’avventura, tra cui uno dei miei preferiti era proprio Ventimila Leghe sotto i Mari: Papà Verdurin me lo raccontava durante le lunghe passeggiata in montagna, e giuro che ascoltandolo e perdendomi nel racconto scalavo monti come un capriolo. Così, nel giro di qualche ora, mi sono procurata l’ebook di Il Calamaro Gigante e ho iniziato a leggerlo. Iniziarlo e finirlo è stato un tutt’uno: sono passate meno di 48 ore. Come Lucius aveva predetto, il libro mi ha fin da subito incantato come la voce delle Sirene ha ammaliato Ulisse nell’Odissea (altro grande classico delle scalate in montagna della famiglia Verdurin). Ma di cosa si tratta? Inquadrare il libro di Fabio Genovesi in un unico genere letterario non è per nulla semplice, anzi direi che è impossibile. E’ in parte un saggio storico-scientifico, molto ben documentato e articolato, sul calamaro gigante. I riferimenti ad esso nella letteratura e nei reportage dei viaggiatori di varie epoche, lo scetticismo degli scienziati riguardo la sua esistenza, i racconti all’apparenza deliranti dei marinai che lo avevano avvistato, i primi ritrovamenti e gli studi scientifici. Il tutto raccontato con grazia, ironia, abilità. Ma c’è molto di più. C’è anche un pizzico di autobiografia, con una spruzzatina di romanzo di formazione e un’abbondante glassatura di riflessioni e meditazioni di vario genere e su vari argomenti. Si ha l’impressione che Genovesi potrebbe parlare di qualunque cosa, anche del proverbiale tempo atmosferico, e renderla eccitante e divertente.

Dopo aver terminato la lettura però, pur essendo rimasta soddisfatta oltre ogni mia aspettativa, sentivo che ancora qualcosa mancava. E così sono andata in libreria e ho comprato anche la versione cartacea, in modo che anche Papà Verdurin potesse leggerlo: così il cerchio era completo. 

Un libro bellissimo, scorrevole, intelligente e divertente, che mi sento di consigliare a chiunque ami la lettura. E, aggiungo, a tutte le persone che amano scrivere: non lo sanno ancora, ma hanno un calamaro gigante che veglia su di loro.

Voto: 4 Muffin

Lezioni di Cinema di Paolo Mereghetti

Da quando non ho più il televisore in cucina (sigh), sentendo formentente la mancanza di quel chiacchiericcio che da sempre mi teneva compagnia mentre facevo colazione o lavavo i piatti, ho scoperto i podcast e gli audiolibri, che posso ascoltare comodamente dallo smartphone in qualunque stanza della casa. In particolare ho trovato molti bei podcast, completamente gratuiti (a patto di ascoltare qualche breve spot di quando in quando), sull’app RaiplaySound, di cui ho già parlato.

L’ultimo programma che ho seguito con grande piacere sono le Lezioni di Cinema di Paolo Mereghetti. Mi è già capitato di parlare del noto critico cinematografico italiano, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere di persona, e che da decenni è sempre presente nella mia dimora con il suo imprescindibile Dizionario del Cinema. Il Dizionario, o come scherzosamente lo chiama Papà Verdurin, la “Bibbia”, viene consultato come primissima risorsa in caso di dubbi, amnesie, curiosità e ricerche riguardo alla settima arte; tanto che, man mano che le edizioni si accumulavano, le abbiamo distribuite anche nelle case di vacanza, giusto per essere sicuri di avere sempre un Mereghetti a portata di mano.

Stabilita dunque insindacabilmente l’autorità di Mereghetti, sono stata davvero deliziata nel sentire, dalla sua viva voce, il racconto della nascita e diffusione del cinema, dell’affermarsi via via delle sue diverse figure (l’attore, il regista, lo sceneggiatore), con particolare attenzione al cinema italiano e a ciò che lo ha caratterizzato nel corso dei decenni, dal Neorealismo ai Cinepanettoni. Un ascolto interessante sia per chi già conosce bene la storia del cinema sia per chi vuole farsela raccontare per la prima volta da una delle voci più autorevoli nel panorama della critica italiana. E anche per chi si annoia lavando i piatti…

Taste – My Life through Food

Chi ha avuto occasione di bazzicare di quando in quando Cinemuffin ormai sa che io faccio molto spesso sogni bizzarri. Anche questa volta, tutto è iniziato così: ho sognato Stanley Tucci. La cosa era già incredibile di per sè, visto che non mi capita di vedere un film o una serie con lui da vari anni; anzi, quando ci ho riflettuto mi sono resa conto di ricordare L’attore statunitense principalmente per il suo ruolo in Il Diavolo veste Prada, anche se lo avevo visto in ruoli minori in moltissimi altri film. Nel mio sogno Stanley Tucci aveva pubblicato una sua autobiografia, che era diventata immediatamente un best seller, anzi, uno dei libri più venduti di tutti i tempi, che lo aveva reso celebre in ogni dove. Al mio risveglio non ricordavo il sogno e sono andata, come avevo programmato, a fare delle spese in centro. Passando davanti alla libreria, improvvisamente mi è tornato in mente il sogno… “Ma no, dai…non può essere…” mi dicevo… eppure non ho potuto resistere! Sono entrata e sono andata diretta al (minuscolo) settore biografie della (striminzita) sezione dei libri in lingua originale. Beh, sono rimasta basita (F4) quando mi sono ritrovata tra le mani Taste – My Life through Food (Ci vuole Gusto – La mia Vita attraverso il Cibo, edizione italiana Baldini-Castoldi), di Stanley Tucci! Non propriamente una biografia, anche se l’attore e regista racconta molti episodi della sua vita e della sua carriera, ma un’analisi completa di un determinato aspetto dell’esistenza, per lui imprescindibile: il cibo. Scoprirlo, prepararlo, condividerlo, per Stanley (la cui famiglia ha origini italiane, per la precisione calabresi) sono parte integrante della vita in ogni suo aspetto: lavoro, viaggi, famiglia… e anche l’amore, visto che l’attore e la sua seconda moglie si sono innamorati proprio davanti ai fornelli.

Nel libro, scorrevole e divertente dall’inizio alla fine, Stanley racconta di come la madre gli abbia insegnato ad apprezzare, fin da piccolo, il buon cibo e la convivialità a tavola. Seguono poi i racconti dei suoi esperimenti culinari personali, talvolta disastrosi ma spesso di gran successo, e delle sue incursioni alla ricerca di ingredienti, piatti e sapori unici. Il libro è adatto a tutti, anche a chi non conosca bene l’attore e le sue opere, ma i cinefili apprezzeranno ancora di più i racconti delle esperienze diversissime tra loro con i catering sui set e di come, in alcuni casi, la parte più interessante della lavorazione di un film fossero i ristoranti di cui si poteva godere al termine della giornata lavorativa. Con disinvoltura l’autore ci delizia con grandi nomi del grande schermo, che per lui sono anche grandi amici: Meryl Streep, Marcello Mastroianni, Oliver Platt, George Clooney, Ryan Reynolds. Quest’ultimo in particolare ha un ruolo centrale nell’ultima parte del libro, quando Stanley racconta di come, tra mille difficoltà e sofferenze, abbia superato un tumore alla gola, malattia che per lungo tempo lo ha tenuto lontano dalle scene, ma soprattutto dalla sua grande passione: il cibo! I racconti di quando il suo amico Ryan lo accompagnava alle visite e i dottori (uomini e donne) erano talmente emozionati da rischiare di sbagliare le procedure mediche sul povero Tucci sono esilaranti, pur essendo inseriti in un capitolo molto intenso della narrazione.

Mi sento di consigliare questo libro particolarmente a chiunque ami il cinema e il cibo: all’interno troverà le ricette per una varietà di manicaretti succulenti, suggerimenti per il menù di un banchetto nuziale, una lista di ristoranti da provare (molti dei quali purtroppo ormai chiusi) e una di piatti da evitare ad ogni costo. Inoltre leggerlo mi ha permesso di scoprire una serie di film e di serie tv interpretati o anche diretti da Stanley Tucci che non conoscevo e di cui mi sono messa alla ricerca: diciamo che Taste mi ha messo un certo appetito…