Guns Akimbo

Anno: 2019

Regia: Jason Lei Howden

Interpreti: Daniel Radcliffe, Samara Weaving

Dove trovarlo: Amazon Prime

Miles è uno sviluppatore di videogiochi solitario che passa la maggior parte del suo tempo incollato allo schermo del computer o dello Smartphone. Un giorno si imbatte casualmente in Skizm, un sito internet che trasmette a pagamento violenti scontri mortali, e colpito dalla sua immoralità ricopre di insulti telematici il suo gestore. Quest’ultimo però lo rintraccia e dopo avergli inchiodato due pistole alle mani lo costringe a scontrarsi con Nik, la più abile assassina di Skizm.

Guns Akimbo è un film di puro intrattenimento, molto violento ma a tratti divertente, che pur non partendo da uno spunto particolarmente originale (la trama è praticamente identica a quella di Death Race, che però è fatto molto meglio sotto ogni punto di vista, e lo stesso vale per la generica denuncia della crescente morbosità e amoralità del pubblico televisivo o di internet). L’ex Harry Potter Daniel Radcliffe se la cava senza lode né infamia, così come il resto del cast, la sceneggiatura non offre grandi sorprese e non è certo di solida roccia, ma per passare un paio d’ore tra pallottole, schizzi di sangue e qualche risata il film va più che bene. La scena più divertente, anche se piuttosto forzata, è quella dell’incontro col barbone cui Miles chiede se può cortesemente infilargli i pantaloni.

Voto: 2 Muffin

I 400 Colpi

Titolo originale: Les Quatre Cents Coups

Anno: 1959

Regia: Françoise Truffaut

Interpreti: Jean-Pierre Léaud

Il piccolo Antoine, che in famiglia non trova alcun affetto (la madre pensa solo a se stessa e il patrigno alle corse automobilistiche), inizia con i cattivi comportamenti a scuola per arrivare poi al furto e alla fuga. Finisce dunque in riformatorio, ma riesce a scappare.

Primo lungometraggio di Truffaut, allora giovane ma già affermato critico cinematografico per i Cahiers du Cinéma (l’unico cui Alfred Hitchcock accettò di concedere una lunga e meravigliosa intervista), I 400 Colpi spicca tra i titoli cardine della Nouvelle Vague francese insieme ad altre pellicole capitali come Fino all’Ultimo Respiro di Godard, che uscirà l’anno successivo. Truffaut attinge al suo vissuto personale per raccontare la storia di Antoine, interpretato da Jean-Pierre Léaud anche in altri quattro titoli sempre diretti da Truffaut, giovane disadattato perché cresciuto senza bussole affettive né morali cui far riferimento e incapace di sfruttare le proprie potenzialità se non decidendo ingenuamente di dedicarsi al furto di una macchina da scrivere che poi non riesce a rivendere (viene poi scoperto non nell’atto del furto ma in quello della restituzione). Tutto sullo schermo appare genuino: situazioni, caratteri, dialoghi, luoghi. La Parigi di Truffaut non ha nulla a che fare con quella delle cartoline ma è autentica, vissuta, divertente ma anche torbida, e tutto questo si evince già dalle inquadrature della Torre Eiffel sui titoli di testa, che sono fatte da vicino e dal basso, proprio come se a guardarla fosse un bambino. Truffaut non giudica né giustifica ma semplicemente racconta, senza nessuno stratagemma filmico o romanzesco, adattando il mezzo cinematografico alle sue esigenze espressive piuttosto che alle consuetudini ma senza il compiacimento di infrangere le sue regole che macchia altre pellicole come Fino all’Ultimo Respiro. Non a caso I 400 Colpi è un classico in tutti i corsi di cinematografia.

Voto: 4 Muffin

Captain Fantastic

Anno: 2016

Regia: Matt Ross

Interpreti: Viggo Mortensen, George MacKay, Frank Langella

Ben e Claire hanno deciso di crescere i loro sei figli in modo non convenzionale, vivendo nei boschi e sottoponendoli ad una rigidissima disciplina che comprende la caccia, l’allenamento fisico estremo, la filosofia, le lingue straniere e molte altre cose. Alla morte di Claire, che dopo l’ultimo parto soffriva di una depressione tale da indurla al suicidio, Ben e i ragazzi dovranno affrontare il mondo reale per presenziare al funerale.

Qualche giorno fa ho deciso di dare un’occhiata al catalogo di RaiPlay e mi sono imbattuta in questo film, di cui non mi sarei mai ricordata se non fosse per il titolo fumettistico e la presenza di Viggo Mortensen. Ma soprattutto, sotto la locandina campeggiava la scritta “disponibile solo per un giorno”, e così, come una qualsiasi vittima delle classiche televendite con le strepitose offerte “solo per oggi”, mi sono lasciata convincere a vederlo quella sera stessa. Innanzitutto Captain Fantastic non ha proprio niente a che vedere con i noti supereroi con maschera e mantello, anzi, è un film tecnicamente e visivamente semplice che però invita a riflettere su argomenti molto controversi e complessi. Ben decide di crescere i suoi figli fuori da ogni schema e convenzione sociale, con il risultato di formare sei ragazzi svegli e intelligenti, dotati di senso critico e istinto di sopravvivenza, capaci di pescare e di citare Platone, di scalare pareti rocciose e di parlare l’esperanto, ma del tutto impreparati ad affrontare il mondo civilizzato in tutti i suoi aspetti. Si potrebbe discutere per ore sull’impatto che ha la società sull’individuo e sulle sue capacità, ma fin dall’inizio del film è chiaro che non c’è che una possibilità per sopravvivere davvero: il compromesso. E se questo è basato non sull’arrendevolezza ma sul desiderio di espandere le proprie esperienze, soprattutto affettive ed emotive, allora non vi è nulla di vile, anzi. Capitan Fantastic è un personaggio davvero complesso e viscerale, molto ben rappresentato da Viggo Mortensen, che riesce ad apparire a tratti come un supereroe e a tratti come un mostro che maltratta i figli. Il film si lascia guardare, gli attori, anche i giovanissimi, sono bravi, l’idea è intrigante, ma l’inevitabile finale non giunge come una sorpresa. La totale estraneità della famiglia di Ben ad ogni convenzione sociale rende difficile l’empatia con i protagonisti ma spinge alla riflessione e all’autoanalisi, cosa che per un film non è mai negativa.

Voto: 2 Muffin

George Re della Giungla

Titolo originale: George of the Jungle

Anno: 1997

Regia: Sam Weisman

Interpreti: Brendan Fraser, Leslie Mann, Thomas Haden Church, Abraham Benrubi, Holland Taylor

Dove trovarlo: Disney Plus

George è cresciuto in Africa tra scimmie ed elefanti senza mai incontrare un essere umano, fino al giorno in cui una spedizione scientifica arriva nella sua giungla. George salva da un leone affamato la bella ereditiera Ursula e se ne innamora, decidendo di lasciare per la prima volta la sua casa sull’albero per seguire la donna amata e affrontare un nuovo tipo di giungla: New York.

Simpatica parodia del personaggio di Tarzan, George è aitante e muscoloso ma anche goffo e imbranato, con il sorriso smagliante e la faccia da bravo ragazzo di Brendan Fraser. Il film è pensato per le famiglie, con gag a portata di bambino (come i numerosi scontri di George con gli alberi) ma anche qualche battuta divertente rivolta agli adulti (come gli alterchi dei bracconieri con la voce narrante fuori campo), e nel complesso si lascia vedere senza intoppi anche se non è memorabile. Ha avuto comunque un successo sufficiente ad assicurargli un seguito, George of the Jungle 2 (cui Brendan Fraser però non ha preso parte). In ogni caso, se le voci che annunciano un live action del classico Disney Tarzan (voci per ora non confermate) si riveleranno fondate, io credo che preferirò evitarlo e rivedermi piuttosto questa pellicola vintage gustandomi magari in lingua originale la performance del Monty Python John Cleese che presta la voce a Ape, lo scimmione che non solo parla ma dipinge e gioca a scacchi.

Voto: 2 Muffin

Toy Story 4

Anno: 2019

Regia: Josh Cooley

Dove trovarlo: Disney Plus

Alla fine di Toy Story 3 avevamo visto Andy partire per il college dopo aver affidato tutti i suoi vecchi giocattoli, compreso il suo favorito, lo sceriffo Woody, alla piccola Bonnie, una bimba molto timida ma anche affettuosa. Durante il suo primo giorno di asilo Bonnie costruisce, con materiali trovati nella spazzatura, un piccolo giocattolo di nome Forky, che prende vita proprio come gli altri e brama di tornare nell’immondizia, l’unico posto in cui si sente al sicuro. Quando Forky scappa Woody lo insegue per riportarlo da Bonnie, desideroso di rendersi utile visto che ormai la bimba gioca con lui sempre meno. Mentre cerca il piccolo amico, Woody si imbatte in una vecchia conoscenza: la pastorella Bo Peep.

Sono passati ormai quindici anni da quando la Pixar ha rivoluzionato per sempre il mondo dell’animazione con il primo lungometraggio in computer grafica, Toy Story, che ha avuto un grandioso e meritatissimo successo e due seguiti, l’altrettanto bello Toy Story 2 e il più drammatico Toy Story 3. Questo quarto episodio, che poteva sembrare solamente un’operazione di marketing della Disney (che ha acquisito la Pixar nel 2006), invece non sfigura affatto in confronto ai precedenti, grazie ad una storia intelligente che prosegue con naturalezza lo sviluppo narrativo dei personaggi. Sebbene il protagonista sia il cowboy Woody, che deve affrontare la sua paura di essere messo da parte da Bonnie, il personaggio più di spicco è Bo Peep, dolce e indifesa pastorella innamorata di Woody nei primi due film ma completamente assente nel terzo perchè data via da Molly, la sorellina di Andy. Scopriamo che negli anni Bo ha imparato a cavarsela da sola e stretto molte nuove amicizie, senza mai sentire il bisogno di un nuovo bambino e trovando la sua indipendenza. Ma il suo amore e la sua ammirazione per Woody e la sua dedizione a Bonnie la rendono un personaggio a tutto tondo, tosta ma amorevole e disposta al sacrificio per aiutare gli amici in difficoltà. Menzione speciale per Buzz che, inizialmente perso senza Woody, impara a dare ascolto alla sua “voce interiore”. Avventuroso, divertente, profondo e commovente, Toy Story 4 è un seguito decisamente splendido, tecnicamente perfetto, adatto a tutta la famiglia. Angelo Maggi regala a Woody una nuova ottima voce, anche se per chi come è cresciuto con questi personaggi è difficile non sentire la mancanza di Fabrizio Frizzi, che aveva prestato la voce al pupazzo cowboy nei tre film precedenti. Simpaticissimo come sempre Luca Laurenti nei panni del bislacco Forky. Occhio all’apparizione speciale di Tin Toy, il giocattolo protagonista di uno dei primissimi corti Pixar nel 1988.

Voto: 4 Muffin

Okja

Titolo: Okja

Anno: 2017

Regista: Bong Joon Ho

Cast: Seo-hyun Ahn, Paul Dano, Jake Gyllenhaal, Tilda Swinton

La multinazionale Mirando crea in laboratorio alcuni esemplari di una nuova specie, il Superpig, e li affida a diversi allevatori in vari paesi del mondo che ne curino la crescita, poichè non saranno pronti per la macellazione prima di dieci anni. Ma allo scadere del tempo la giovane Mija tenterà di impedire che le portino via Okja, cui è affezionata come a un animale domestico.

Due anni prima di Parasite, che gli varrà l’Oscar come miglior film straniero (la prima statuetta in questa categoria per un film coreano), Bong Joon Ho realizza questa favola (non adatta ai bambini) che racconta di una grande amicizia, nata tra la piccola Mija, orfana di genitori, e il Superpig Okja, tanto grande quanto intelligente ed affettuosa. Questa formula universalmente efficace è il vero punto di forza del film, che dà il meglio di sé proprio nella prima parte, quando mostra la vita serena di Mija e Okja, per poi perdersi un po’ nei cambiamenti di ritmo e di tono. Le scene in cui vediamo il gruppo animalista in azione sono in stile action postmoderno, mentre quelle ambientate ai vertici della Mirando sono una farsa che però non riesce a divertire, nonostante l’impiego di attori di grande talento come Tilda Swinton (qui in un doppio ruolo) e Jake Gyllenhaal. A salvare tutto però ci sono una creatura capace di grande affetto ma non eccessivamente umanizzata e una ragazza la cui ostinazione va ben al di là di ogni utopia politica o filosofia dietetica (è stato detto che il film è un manifesto vegano, ma credo sia solo una lettura superficiale nonché un tentativo maldestro di strumentalizzazione). Da applauso la protagonista, la giovanissima Seo-hyun Ahn, troppo gigioni e sopra le righe Tilda Swinton e Jake Gyllenhaal, convincente il capo degli animalisti Paul Dano. Adeguati alla favola che raccontano, anche se non perfetti, gli effetti speciali. Menzione speciale per il personaggio del nonno mentecatto e per la sua scelta di consolare la nipote per la perdita dell’amica di una vita regalandole un maiale d’oro massiccio, subito dopo averle chiesto “Chi ti manca di più, mamma o papà?”.

Voto: 3 Muffin

Glass

Regista: M. Night Shyamalan

Anno: 2019

Interpreti: James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Anya Taylor-Joy

Il pericoloso assassino dalle personalità multiple conosciuto come “l’Orda” (James McAvoy) è ancora a piede libero, finché non viene rintracciato dal Vigilante (Bruce Willis) che compie ronde solitarie alla ricerca dei delinquenti che la polizia non riesce a trovare. Durante lo scontro tra i due per le strade di Philadelphia sopraggiungono le forze dell’ordine, che li rinchiudono in un ospedale psichiatrico, in cui è detenuto anche Mr. Glass (Samuel L. Jackson), vecchia conoscenza del Vigilante. I tre possiedono davvero poteri sovrumani o sono solamente convinti di averli?

Con Glass (“vetro”) M. Night Shyamalan conclude la sua personale trilogia sui supereroi (dopo Unbreakable e Split), aprendo virtualmente la strada ad un intero nuovo universo di supereroi, che però difficilmente vedrà mai la luce, soprattutto in questo momento in cui i colossi Marvel e DC stanno già invadendo il mercato. Non che alla base non ci sia un’idea abbastanza originale, ma il regista non è riuscito a mantenere lo stesso livello di Unbreakable e gli ha affiancato un dittico con troppi difetti. Di Split ho già parlato qui. Glass viene costruito sul dubbio, che in teoria dovrebbe instillarsi nella mente dei personaggi e anche dello spettatore, che in realtà i tre protagonisti non possiedano alcun superpotere. Ma si tratta di un dubbio del tutto ingiustificato, dato che tutti hanno già visto, nei due film precedenti e in questo, che non è così, e l’assunto principale crolla. Il plot twist finale, cui Shyamalan è così affezionato dai tempi del Sesto Senso, non è così incisivo da lasciare davvero un segno. Inquadrature e movimenti di macchina non convenzionali sono utilizzati con troppa generosità, finendo per distrarre lo spettatore dagli eventi e sottraendo tensione alle scene finali. In alcuni momenti sembra che il regista non abbia ancora deciso come concludere la storia, che ristagna un po’ in alcune scene troppo lunghe e indugi non necessari sui personaggi secondari. Lo scarso coinvolgimento di Bruce Willis e Samuel L. Jackson, che sappiamo essere all’occasione grandi interpreti, non aiuta, mentre quello eccessivo di James McAvoy, di nuovo tutto vocine e mossette, aggiunge benzina al fuoco. Alla fine resta il dispiacere per qualcosa che non è stato sfruttato al meglio e che ha finito per diventare ridicolo. Non resta che consolarsi con un altro tipo di “glass”.

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Voto: 2 Muffin

Bombshell

Anno: 2019

Regia: Jay Roach

Cast: Charlize Theron, Nicole Kidman, Margot Robbie, John Lithgow, Allison Janney,  Malcolm McDowell

Dove trovarlo: Amazon Prime

La vera storia dello scandalo che nel 2016 travolse Fox News costringendo il CEO Roger Ailes, accusato di molestie sessuali da molte dipendenti del network, alle dimissioni.

Nonostante il film, fortemente voluto da Charlize Theron (anche produttrice), racconti una storia che già di per sé desta curiosità e interesse, non riesce mai ad appassionare fino in fondo, anche per le sue oscillazioni tra dramma e documentario (con tanto di personaggi che si rivolgono direttamente allo spettatore e sottotitoli che riportano nomi e date). Perfino le due divine Charlize Theron e Nicole Kidman appaiono sottotono, un po’ troppo rigide e algide, al contrario di Margot Robbie, il cui personaggio (che è anche l’unico fittizio del film) trasmette invece qualche vera emozione, veicolando così meglio il messaggio, che è senza dubbio importante e necessario. È presente invece un fitto sottobosco di personaggi minori (tutti basati su persone reali) impersonati da volti noti delle serie televisive: molti di questi secondo me non erano necessari per lo svolgimento della trama, mentre altri mi sarebbe piaciuto vederli approfonditi di più (per esempio la segretaria personale di Roger Ailes, interpretata da Holland Taylor). Roger Ailes, interpretato molto bene da John Lithgow, viene ritratto in stile documentaristico, attraverso le sue azioni e parole (che sono state realmente documentate) ma non riesce mai a bucare lo schermo, messo in ombra da un Rupert Murdoch (Malcolm McDowell) che, con un’apparizione fugacissima, gli ruba completamente la scena.

Voto: 2 Muffin

Tyler Rake

Titolo originale: Extraction

Regia: Sam Hargrave

Anno: 2020

Interpreti: Chris Hemsworth, Rudhraksh Jaiswal, David Harbour

Dove trovarlo: Netflix

Tyler Rake è un mercenario senza più nulla da perdere che accetta qualsiasi tipo di missione senza fare troppe domande. Quando viene incaricato dell’estrazione di Ovi Mahajan, giovane figlio di un boss della droga rapito da un concorrente del padre, affronta la missione con il solito asettico pragmatismo fino a che le cose non si complicano.

Questo film è bellissimo. Inizio con questa semplice affermazione perché sinceramente non me lo aspettavo e sono rimasta felicemente sorpresa. Pensavo si trattasse dell’ennesimo film d’azione con personaggi di carta velina, invece Tyler Rake (in originale Extraction, “Estrazione”, forse ritenuto un titolo troppo odontoiatrico) non solo è intenso e adrenalinico ma offre anche dei personaggi di spessore. Chris Hemsworth, diventato famoso nei panni di Thor, ci mostra di poter reggere bene un intero film anche senza martelli e pettorali in vista e si prodiga in scene d’azione davvero notevoli. La tematica di fondo è una riflessione sulla figura paterna: il giovane Ovi, più che per il rapimento, soffre per la consapevolezza che il padre lo considera un oggetto, la cui scomparsa è più un’onta che un dispiacere; Tyler non può perdonare a se stesso di essersi arruolato volontariamente nell’esercito per non dover veder morire il figlio malato; la guardia del corpo di Ovi per salvare la vita a suo figlio deve a tutti i costi salvare il figlio del suo spietato capo. Perfino i personaggi secondari, dal mercenario David Harbour (lo sceriffo di Stranger Things) al giovanissimo sicario, si fanno strada. Con dei personaggi così ben strutturati vengono poi naturali le loro evoluzioni, i legami e anche i bei dialoghi. Tutto questo senza sottrarre nulla all’azione: Sam Hargrave, qui al suo primo lungometraggio da regista, è però un veterano come stuntman e nell’orchestrazione degli stuntmen (suo il coordinamento stuntmen in molti titoli Marvel, tra cui gli ultimi due Avengers, Infinity War e Endgame) e tutta la sua esperienza si vede eccome.  La scena d’inseguimento in piano sequenza, che inizia in auto e prosegue nelle case e poi in strada, con tanto di elicotteri che sopraggiungono, mi ha davvero levato il fiato. 

Citazioni:

  • Sai che nessun altro accetterebbe questo lavoro.
  • E tu perchè lo accetti?
  • Le galline sono costose.
  • Non sembri un “Tyler”.
  • E cosa sembro?
  • Sembri più un “Brad”. E poi, “rake” non è un attrezzo da giardinaggio? (rake= rastrello)
  • Siamo stati attaccati dai Goonies dall’inferno!

Voto: 4 Muffin

Split

Titolo: Split

Regia: M.Night Shyamalan

Sceneggiatura: M. Night Shyamalan

Anno: 2016

Interpreti: James McAvoy

Tre giovani ragazze vengono rapite e segregate da uno sconosciuto che si presenta loro sempre con atteggiamento, abbigliamento e modo di parlare diverso. Chi è e cosa vuole da loro? 

Quando nel lontano 1999 lo sconosciuto Shyamalan presentò Il Sesto Senso conquistò tutti grazie ad una buona sceneggiatura, una splendida interpretazione di Bruce Willis e un gran colpo di scena finale che mostrava allo spettatore tutti gli eventi cui aveva appena assistito in una luce completamente nuova, elevando l’intero film. Dopo questo bellissimo esordio, però, il regista si è un po’ perso, commettendo una serie di passi falsi (The Village, Signs, L’Ultimo Dominatore dell’Aria). Tuttavia qualcosa di salvabile c’era, come ad esempio la favola Lady in the Water e Unbreakable, ancora con Bruce Willis, e Shyamalan, per ritrovare la retta via, ha deciso di aggrapparsi con le unghie e con i denti a quest’ultimo, realizzando non uno ma due seguiti, Split e Glass, dando così vita ad una trilogia dei supereroi in tono minore, senza maschere né mantelli. Ma di questi tempi, in cui tra Avengers e Justice League già ce n’è per tutti i gusti, la scelta non si è rivelata felice. Split, al contrario di Il Sesto Senso, ha una partenza da thriller psicologico che incuriosisce, ma che viene completamente rovinata dall’introduzione dell’elemento fantastico nel proseguo. È palpabile l’impegno di James McAvoy nell’interpretare Kevin, un personaggio quasi impossibile, un uomo che soffre di un disturbo dissociativo della personalità così profondo da racchiudere in sé ben 23 persone diverse (con una ventiquattresima identità in agguato per stravolgere tutto il sistema già precario), ma il risultato purtroppo è una teoria di vocine e mossette poco convincenti, a volte ridicole. In questo arduo compito non è certo supportato dalla sceneggiatura, piena di ingenuità e facilonerie. Un esempio, la terribile trovata dei video registrati da Kevin che la protagonista trova per caso e che tentano di risolvere tutti i problemi in un colpo solo, mostrandole, per dirne una, dove si trovano le chiavi. Davvero difficile trovare qualcosa di ben fatto in questo film (perfino le inquadrature, ravvicinate o dal basso, non hanno senso): se è vero che solo chi soffre può evolversi, allora tutti gli spettatori sono ora pronti a diventare X-Men. Ma non contento, dopo i titoli di coda Shyamalan affonda il colpo di grazia, con un cameo di Bruce Willis che annuncia, per chiunque ricordi il precedente Unbreakable, che non è ancora finita. E, proprio come il caro Bruce, anche mio marito mi ha già preannunciato che Glass mi attende. Meglio consolarsi con un altro tipo di Split

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Voto: 2 Muffin