La Migliore Offerta

Anno: 2013

Regia: Giuseppe Tornatore

Interpreti: Geoffrey Rush, Sylvia Hoeks, Jim Sturgess, Donald Sutherland

Dove trovarlo: Amazon Prime (con abbonamento Premium)

Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è uno dei più quotati battitori d’asta ed esperti d’arte del mondo. La sua vita è ordinata, solitaria e scandita da rituali sempre uguali; Virgil vive nel lusso più elegante, che può permettersi anche grazie alle truffe che organizza con il suo vecchio amico, il pittore specializzato in falsificazione Billy Whistler (Donald Sutherland). La vita di Virgil viene però stravolta da una donna misteriosa, l’ereditiera Claire (Sylvia Hoeks), che lo incarica di esaminare e valutare il suo ingente patrimonio. Virgil si innamora di Claire pur non avendola mai vista: la donna infatti rifiuta di uscire dalla sua stanza e di incontrare altre persone, spaventata da tutto e da tutti a causa di una serie di disturbi psicologici. A poco a poco però, anche grazie ai consigli del giovane Robert (Jim Sturgess), Virgil sembra riuscire a vincere i timori e la ritrosia di Claire…

Giuseppe Tornatore, già regista di capolavori come Nuovo Cinema Paradiso e La Leggenda del Pianista sull’Oceano, dirige uno splendido cast internazionale in un film peculiare, formalmente curatissimo e dagli sviluppi imprevedibili. Geoffrey Rush si cala con disinvoltura nei panni dello sgradevole Virgil, egocentrico e misantropo, rappresentandone in modo convincente la grande arroganza e tutte le piccole caratteristiche manie (l’ossessione per i guanti, la tinta dei capelli e la sua esplicativa collezione privata di ritratti femminili che sottolinea le sue difficoltà nei rapporti con il sesso opposto). Tornatore, qui anche sceneggiatore, realizza una serie di inquadrature che sembrano proprio quadri, a sottolineare il fatto che la vita del protagonista è vissuta in modo asettico e anaffettivo come se fosse fittizia, anche nei rapporti con gli altri, sempre superficiali e guidati dalla sua pretesa di superiorità (lo capiamo bene quando esterna la mancata stima per il talento artistico dell’amico di sempre Billy, o quando dimostra di non conoscere nulla della vita privata dei suoi collaboratori). Le interpretazioni sono tutte di ottimo livello e le scelte di cast tutte felici per creare un insieme eterogeneo e funzionale di personaggi tutti ben definiti ma non completamente leggibili, il che crea una bellissima atmosfera “gialla” senza però mai introdurre le forzature tipiche del genere. Per prima cosa lo spettatore rimane incantato dalla bellezza formale delle immagini, ma proseguendo si rende conto che qualcosa non torna, che qualcuno sta manovrando nell’ombra e raccontando deliberate menzogne: ma capire chi è e quale sia il suo scopo non è semplice, e il finale sorprende a sufficienza ribaltando la prospettiva e risultando allo stesso tempo perfettamente coerente, quasi inevitabile. Ancora una volta Tornatore collabora con il maestro Ennio Morricone, la cui colonna sonora sposa felicemente l’eleganza del protagonista e delle immagini. Il regista non rinuncia anche a una lezione morale che viene impartita con precisione (l’inquadratura finale con gli orologi) ma senza pesantezza, lasciando lo spettatore pienamente soddisfatto. Un film che mi è piaciuto molto e che consiglio vivamente per come arricchisce il patrimonio cinematografico italiano contemporaneo di un elemento ragguardevole e che non sfigura affatto nel confronto con le grandi produzioni internazionali.

Voto: 4 Muffin

Hello, Dolly!

Anno: 1969

Regia: Gene Kelly

Interpreti: Barbra Streisand, Walter Matthau, Louis Armstrong

Dove trovarlo: Disney Plus

L’elegante e disinvolta Dolly Levi (Barbra Streisand) ha deciso di non desiderare forti emozioni nella sua vita e si dedica pertanto a manovrare le vite altrui, organizzando affari e matrimoni tra i suoi innumerevoli conoscenti. Quando però Dolly decide di rimettersi in gioco in prima persona la sua scelta cade sul celibe burbero e spilorcio Horace Vandergelder (Walther Matthau), tentando con mille manovre di portarlo all’altare. Riuscirà nell’impresa?

Gene Kelly, attore protagonista ma anche co-regista del capolavoro Cantando sotto la Pioggia, porta sul grande schermo il musical Hello, Dolly! del 1964: sebbene la critica non lo apprezzi, il film vince ben tre Oscar l’anno successivo (migliore scenografia, sonoro e colonna sonora) e diventa un classico per gli amanti del musical e dell’attrice Barbra Streisand. Nel ruolo di Dolly Levi si sono avvicendate sul palcoscenico le attrici più celebri e talentuose (Ginger Rogers, Madeline Kahn, Bette Midler, Imelda Staunton e la nostra Loretta Goggi, tra le altre): il personaggio di Dolly è infatti molto affascinante, non solo per le diverse canzoni che interpreta ma anche per i molti eccentrici costumi che sfoggia e per la miscela di simpatia, arguzia e dolcezza che la contraddistingue e la fa entrare nel cuore dello spettatore. Barbra Streisand è perfettamente a suo agio tra piume e corsetti, elegante e sicura di sé mentre manovra i fili delle vite altrui ma anche quando decide di aprirsi in prima persona ai rischi e ai brividi della ricerca dell’amore. A tenerle testa troviamo, nei panni del misantropo Horace Vandergelder, il mitico Walter Matthau, che qui si cimenta anche nel canto e in alcuni (pochi) passi di danza. La trama, minimale, non è che il pretesto per le divertentissime esibizioni di questi due meravigliosi protagonisti e di una serie di simpaticissimi comprimari, fino alla magistrale scena madre nel ristorante di lusso (così chic che è possibile scegliere non solo il pesce dell’acquario che si desidera mangiare ma anche l’anatra selvatica, che il cameriere provvederà immediatamente ad abbattere con la carabina). Disney Plus, ora arricchito dal catalogo Stars, offre agli appassionati del musical la possibilità di gustare questo film rinfrescante, appagante e divertente, con due protagonisti bravissimi e tante deliziose canzoni (per chi non ama il genere alcune parti potrebbero risultare noiose ma consiglio comunque di tenere duro fino alla scena finale). Non c’è da meravigliarsi se nel capolavoro Pixar Wall-E il robottino protagonista è così affascinato da questo film, prezioso cimelio della sua collezione di paccottiglia terrestre, che per lui è unica rappresentazione visiva conosciuta dell’amore. Consiglio questo film a chi ama i musical classici, la vecchia Hollywood, i costumi sgargianti, le commedie romantiche, l’amore genuino, maldestro e canterino, le grandi dive e i grandi comici, le risate a tempo di musica.

Voto: 4 Muffin

I Fratelli Sisters

Titolo originale: Les Frères Sisters

Anno: 2018

Regia: Jacques Audiard

Interpreti: John C. Reilly, Joachin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rutger Hauer

Dove trovarlo: Amazon Prime

I fratelli Eli (John C. Reilly) e Charlie (Joachin Phoenix) Sisters sono tra i più abili e famigerati cacciatori di taglie tra quelli al soldo del potente Commodoro (Rutger Hauer), che questa volta ha deciso di inviarli sulle tracce di un cercatore d’oro, Herman Kermitt Warm (Riz Ahmed). Il Commodoro ha anche mandato in avanscoperta un segugio, John Morris (Jake Gyllenhaal), il migliore nello scovare i fuggitivi ma molto meno abile con le armi da fuoco, per localizzare Herman. Ma inaspettatamente Herman convince John ad unirsi a lui nella sua ricerca della ricchezza: i fratelli Sisters dovranno quindi rintracciarli ed occuparsi di entrambi. Almeno in teoria…

Tratto dal romanzo del 2011 di Patrick DeWitt Arrivano i Sister, I Fratelli Sisters (“sisters” in inglese significa “sorelle”) è il primo film girato in lingua inglese dal regista francese Jacques Audiard, autore anche della sceneggiatura, che dirige un cast eccezionale in un’interpretazione del Vecchio West che attraversa tutti i toni, dal classico al divertito al tragico, spiazzando lo spettatore per la transizione inaspettata dalla canonica caccia all’uomo alla composizione del delizioso quartetto di personaggi in una situazione quasi bucolica per poi virare verso un’inedita caccia all’oro che ricorda le dinamiche del Tesoro della Sierra Madre di John Huston con Humphrey Bogart, almeno fino all’inatteso epilogo.

La visione, che trascina lo spettatore in un’altalena di umori ed emozioni, non è adatta a tutti, in quanto la violenza e le situazioni forti sono presenti; non è adatto nemmeno a chi ama il western classico e non gradisce le variazioni sul tema, perché qui i cowboy con le pistole non sono che uno spunto per riflettere su alcuni temi: famiglia, cupidigia, percezione di se stessi, convivere con il passato. Encomiabili tutti e due gli attori protagonisti e anche i due comprimari, che si caricano sulle spalle con consapevolezza questo fardello culturale ed emotivo restituendoci dei personaggi insoliti, anche attraverso dei dialoghi ben scritti ma che spesso paiono troppo forzati, troppo didascalici e poco realistici. Da segnalare anche una colonna sonora non riuscita, a tratti troppo invadente e non pervenuta invece nei complicati dislivelli emotivi, in cui sarebbe stata necessaria la sua guida (lo stesso che succedeva in Midnight Sky, sempre con colonna sonora di Alexandre Desplat). Rutger Hauer appare in un bizzarro cameo.

Voto: 3 Muffin

Il Rompiscatole

Titolo originale: The Cable Guy

Anno: 1996

Regia: Ben Stiller

Interpreti: Matthew Broderick, Jim Carrey, Leslie Mann, Jack Black, Bob Odenkirk, George Segal, Diane Baker, Eric Roberts, David Cross, Owen Wilson, Ben Stiller

Dove trovarlo: Netflix

Steven (Matthew Broderick) ha chiesto alla sua ragazza Robin (Leslie Mann) di sposarlo e lei, per tutta risposta, gli ha detto che le serve un po’ di tempo lontano da lui. Per riempire il vuoto lasciato da Robin Steven si abbona alla tv via cavo e l’installatore (Jim Carrey), dopo essersi fatto attendere per ore, si rivela un tipo strambo ma servizievole, che accetta anche di manipolare il sistema affinché Steven possa vedere i canali a pagamento senza dover pagare. Per educazione Steven accetta di uscire con lui, e si ritrova presto invischiato in una serie di stranezze promosse dall’uomo del via cavo, che diventa sempre più incontrollabile e invadente, fino a che Steven decide di dover interrompere ogni rapporto con lui: ma l’uomo del via cavo non è affatto d’accordo…

In una puntata dei Simpson ricordo che Homer denigrava The Cable Guy accusando il film di aver quasi distrutto la carriera di Jim Carrey. Difficile pensare che l’attore, che era già stato protagonista di The Mask e dei due Ace Ventura, potesse venire danneggiato da questo film, ma di sicuro qui lo troviamo in un ruolo diverso dai suoi soliti: sempre libero di gigioneggiare come solo lui sa fare, l’uomo della tv via cavo ha però anche un aspetto spaventoso e inquietante, e come afferma lui stesso può essere il tuo migliore amico oppure il tuo peggior nemico. Il film, anche se ha momenti di inquietudine nel momento in cui Steven si rende conto di quanto sia squilibrato quello che sembrava un innocuo buffone, si mantiene sempre sul binario della commedia che diverte senza però far fare risate di pancia. La parte più interessante il regista Ben Stiller la riserva per se stesso, nel doppio ruolo di due fratelli gemelli di cui uno è accusato di aver assassinato l’altro: il circo mediatico attorno al processo accompagna tutto lo sviluppo del film, siglandone il lato accusatorio verso i meccanismi più morbosi della televisione, colpevoli di aver plagiato la fragile mente dell’uomo della tv, abbandonato da piccolo per troppe ore davanti alla tv da una madre assente, libero di assorbirne tutti i precetti meno edificanti. Il messaggio passa comunque in grande leggerezza, tra le rocambolesche avventure vissute dal sobrio e compunto Steven in compagnia dello sconosciuto, dal karaoke alla giostra medievale. Bravo Ben Stiller a gestire una vicenda che poteva diventare ripetitiva o scontata, coadiuvato da due ottimi protagonisti: Jim Carrey, che come spesso accade riesce ad essere allo stesso tempo simpatico e insopportabile, e Matthew Broderick, in cui diventa facile identificarsi per la sua onestà di fondo punteggiata però di piccole bassezze morali (volere la tv a pagamento senza pagare, fingere amicizia per i suoi scopi, ignorare gli amici). Il film è sorretto da queste due colonne ma arricchito da una miriade di attori famosi del grande e piccolo schermo che hanno ruoli di contorno ma necessari per il ritmo e l’arricchimento della trama (da Jack Black a Bob Odenkirk, da Eric Roberts all’amico di sempre Owen Wilson). Non esilarante come altri film di Jim Carrey o di Ben Stiller e penalizzato dal brutto titolo italiano ma adatto ad una serata senza troppi pensieri tra facce note in cui si prova gratitudine per il fatto che Netflix non necessiti di un installatore…

Voto: 2 Muffin

Moonwalkers

Anno: 2015

Regia: Antoine Bardou-Jacquet

Interpreti: Ron Perlman, Rupert Grint, Robert Sheehan

Dove trovarlo: Amazon Prime Video

Siamo alla fine degli anni ‘60, è ormai questione di giorni prima che l’Unione Sovietica riesca ad approntare la sua missione spaziale per la Luna. Naturalmente anche gli Stati Uniti stanno preparando una missione simile, ma poiché sono in gioco il prestigio internazionale e il dominio economico e politico globale non si possono correre rischi. Ecco perché la CIA incarica un suo membro fidatissimo, l’agente Kidman (Ron Perlman), di rintracciare il famoso regista Stanley Kubrick e convincerlo a girare, in totale segretezza, uno sbarco lunare americano fasullo da esibire in caso la vera missione spaziale dovesse fallire. Kidman parte per l’Inghilterra, dove deve incontrare l’agente di Kubrick ma per una serie di casualità si trova invece davanti Jonny, agente pasticcione di una band sconosciuta, il quale, tentato dalla cospicua somma di denaro promessa, decide di far spacciare il suo scapestrato coinquilino Leon (Robert Sheehan) per Stanley Kubrick per intascare il denaro e poi scomparire. Una volta capito il raggiro, Kidman ritrova i due impostori ma non ha altra scelta che collaborare con loro per girare il falso allunaggio prima che sia troppo tardi…

L’idea di partenza del film è molto accattivante e ricca di spunti, a partire dalla sigla animata che ricorda moltissimo quelle realizzate da Terry Gilliam per il Flying Circus e i film dei Monty Python, ma purtroppo non è stata sfruttata al meglio dal regista Antoine Bardou-Jacquet, privo di esperienza cinematografica se non si contano una manciata di video e di spot. Peccato perché la vicenda di per sè è già esilarante, solamente leggendo la sinossi della trama io ero già divertita, eppure il film manca del tutto di ritmo e di coerenza di tono, passando dalla commedia all’action violento alla farsa, inserendo sequenze immotivatamente lunghe di scontri fisici truculenti tra Kidman (affetto da disturbi post traumatici molto gravi) e scagnozzi di varia provenienza oppure di persone con i sensi ottenebrati dalla droga che si lasciano andare completamente a follie di varia natura. Tolte queste, il film sarebbe molto divertente, ricco di situazioni surreali ma buffe e sorretto da bravi attori. Ron Perlman, nonostante il ruolo strambo e le allucinazioni che offuscano spesso il giudizio del suo tosto personaggio (permettendo così alla vicenda di svilupparsi in qualche modo), è una garanzia di qualità, e Rupert Grint (a tutti noto come il Ron Weasley della saga di Harry Potter) è perfetto per il ruolo dell’opportunista imbranato ma pieno di risorse. Non mi sento di consigliarlo a cuore aperto per via dei suoi molti difetti, ma resta un film godibile in alcune parti con un’idea di fondo davvero buona, che poteva certamente essere sfruttata meglio. Peccato anche aver dato poco risalto a tutto l’aspetto metacinematografico della vicenda, che avrebbe meritato meno derive lisergiche e una migliore sceneggiatura. Non ho capito come mai tutta l’azione fosse ambientata in Inghilterra ma, da brava anglofila, l’ho apprezzato molto.

Voto: 2 Muffin

Stanley Kubrick, Ron Weasley e Rambo entrano in un pub…

Lock&Stock – Pazzi Scatenati

Titolo originale: Lock & Stock and Two Smoking Barrels

Anno: 1998

Regia: Guy Ritchie

Interpreti: Jason Statham, Vinnie Jones

Dove trovarlo: Netflix

Un gruppetto di piccoli delinquenti si convince di poter guadagnare molti soldi con una partita a poker contro un boss della malavita. Sfortunatamente invece perdono, e il boss dà loro pochi giorni per mettere insieme una grossa cifra. I nostri decidono quindi di procurarsi il denaro derubando i loro vicini una volta che questi avranno a loro volta derubato degli spacciatori…

Piccola premessa: io e mio marito abbiamo visto i primi episodi della serie Locke&Key e stavamo cercando il successivo per continuare la visione quando il motore di ricerca di Netflix ha fatto comparire Lock&Stock. Io ho commentato: “Dovrei proprio vederlo questo”. E mio marito: “Non l’hai mai visto??” e ha cliccato immediatamente “Inizia visione”. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. E comunque, di sicuro è molto meglio di Locke&Key!

Guy Ritchie, lungi dall’essere solamente l’ex signor Madonna, è un regista che amo moltissimo quando si mantiene nel genere gangster-commedia, mentre quando ne esce resto sempre delusa (il peggiore di tutti i suoi film è senza dubbio Travolti dal Destino, infelice remake del film di Lina Wertmuller Travolti da un Insolito Destino nell’Azzurro Mare d’Agosto, ma anche il film su Re Artù e il live-action di Aladdin non erano belli). Non fa eccezione il suo film d’esordio Lock&Stock – Pazzi Scatenati, che unisce il genere gangster, con rapine e sparatorie, con la commedia più brillante, con risultati davvero esilaranti. La trama, con i suoi intrecci e colpi di scena, è molto ben congegnata, e i personaggi, pur essendo tanti, sono tutti ben caratterizzati, grazie anche a una squadra di bravi attori di ogni età (tra cui due giovani Vinnie Jones e Jason Statham) e ai dialoghi ben scritti e ben recitati, conditi di battute divertenti e situazioni paradossali ma mai troppo incredibili. La violenza e il turpiloquio passano sempre in secondo piano rispetto alle rocambolesche avventure dei protagonisti, per cui i due barili fumanti del titolo originali sono l’ultimo dei problemi. Non so dire se il regista abbia davvero inventato questa formula per il successo ma di sicuro ci si muove dentro con splendidi risultati, come sarà anche per i film successivi The Snatch, Sherlock Holmes e The Man from U.N.C.L.E. Eccitante, divertente, soddisfacente: cosa volere di più?

Voto: 4 Muffin

A Star is Born

Anno: 2018

Regia: Bradley Cooper

Interpreti: Lady Gaga, Bradley Cooper, Sam Elliot

Dove trovarlo: Netflix

Una cameriera che sogna di diventare una star e un cantante di grande successo ma con gravi problemi di alcool e droga si conoscono per caso nel locale di drag queen in cui lei si esibisce. Tra i due scocca la scintilla, la fama di Jack (Bradley Cooper) spianerà la strada verso il successo per Ally (Lady Gaga) ma le dipendenze di lui renderanno molto difficile il rapporto di coppia.

La storia si racconta in due righe e non è certo nuova, visto che abbiamo già avuto due film dallo stesso titolo, uno del 1954 con Judy Garland e James Mason e uno del 1976 con Barbra Streisand e Kris Kristofferson. Tuttavia questa nuova versione mi è piaciuta davvero molto, perciò mi sento di consigliare questo film agli amanti della musica e anche a chi ama vedere sullo schermo storie d’amore complicate. Io ero già una fan di Lady Gaga ma credo che in questo film la celebre cantante pop brilli davvero come una stella per il suo genuino talento canoro e per le sue più che adatte doti recitative. Doppio applauso poi per Bradley Cooper, attore affascinante e simpaticissimo, che qui non solo si cala in un ruolo molto difficoltoso ma si cimenta anche per la prima volta come regista, ottenendo un ottimo risultato: senza particolari vezzi autoriali Cooper riesce a raccontare questa storia, semplice ma intensa, in modo lineare e accattivante, facendoci davvero affezionare ai due protagonisti e al fratello di Jack, Bobby, interpretato dal sempre mitico Sam Elliott. Belle musiche e canzoni, bravi gli attori, pulita la regia di Cooper, che ci inonda di luci quando sale sul palco per mostrare lo straniamento di chi è sotto l’effetto di alcool e droghe ma ci racconta poi una dolce e sofferta storia d’amore con grazia e tenerezza. Meritato l’Oscar per la miglior canzone a Shallow, cantata da Lady Gaga e Bradley Cooper. 

Voto: 3 Muffin

Rampage

Anno: 2009

Regia: Uwe Boll

Interpreti: Brendan Fletcher

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ho trovato questo film per puro caso su Amazon Prime Video, mentre cercavo tutt’altro (probabilmente l’omonimo film con The Rock e gli animali assassini giganti mutanti) e sono stata colpita dalla trama quasi inesistente che prometteva un’ora e mezza di intrattenimento senza nessuna pretesa e ancora meno pensieri: un ragazzo imbraccia le armi e stermina la folla inerme per strada in preda a furia omicida incontrollata. In verità, in barba a quello che dicono IMDB o la stessa Amazon Prime, in questo film c’è molto di più. Rampage mantiene la promessa con cui ci viene venduto, una gran dose di violenza senza tanta sovrastruttura, ma la faccenda è molto ma molto più divertente di come appare. L’inizio del film lascia decisamente perplessi, con le sue inquadrature tremolanti da video amatoriale e con i pochi attori in scena impegnati in lunghi dialoghi estremamente banali e privi di sostanza (molto realistici, in pratica), tanto che ci si inizia a chiedere che genere di film si stia guardando e se non si sia ancora in tempo per interrompere e vedere quello con Dwayne Johnson e il lupo gigante volante. L’utilizzo di continui flashforward però continua a prometterci che l’azione prima o poi arriverà, basta avere un po’ di pazienza. E infatti l’azione arriva, come promesso, con una violenza sanguinaria apparentemente immotivata che sembra togliere tutto il divertimento… sembra! Infatti, a poco a poco, iniziamo a capire che non si tratta affatto di uno sfogo irrazionale, ma che fa tutto parte di un piano molto (molto) ben congegnato e che Bill è mosso da motivazioni su diversi livelli. Il protagonista, con la perfetta faccia da schiaffi di Brendan Fletcher, inizia a emergere dai contorni di ragazzo pigro e bugiardo in cui ci era stato presentato per diventare, se non simpatico, di certo più accattivante (narrativamente parlando). Alla fine del film, ammesso che si riesca a tollerare una certa dose di sangue e di uccisioni (la violenza è molto realistica ma il regista fa anche alcune scelte sagge, per esempio di scatenare il protagonista in un momento della giornata in cui i bambini sono tutti al sicuro tra le mura scolastiche) la sensazione di appagamento è completa, solo che d’ora in poi giocare a bingo non sarà mai più la stessa cosa. Infine la notizia che del film siano stati fatti non uno ma due seguiti regala grande gioia allo spettatore. Sembrava Un Giorno di Ordinaria Follia, ma in realtà era ideologicamente più vicino a…

Voto: 3 Muffin

Ferdinand

Anno: 2017

Regia: Carlos Saldanha

Interpreti: John Cena, David Tennant, Bobby Cannavale, Kate McKinnon, Peyton Manning

Dove trovarlo: Disney Plus

Fin da piccolo Ferdinand è diverso da tutti gli altri torelli: lui non desidera combattere nell’arena per la gloria, ma solo stare annusare i fiori, che sono la sua passione. Quando il padre perde la vita combattendo contro un torero Ferdinand scappa dall’allevamento e si perde. Viene trovato e adottato dalla piccola Nina e da suo padre, che vivono in una deliziosa fattoria e vendono i loro fiori al mercato. Ferdinand cresce felice e diventa grande e forte, tanto che, innervosito dalla puntura di un’ape, quasi distrugge l’intera piazza. Le autorità, indifferenti alla disperazione di Nina, lo portano via: Ferdinand si ritrova nello stesso allevamento in cui era nato e ritrova i vecchi compagni, ormai cresciuti anche loro e bramosi di essere scelti per sfidare El Primero, il torero più forte della Spagna. Ferdinand non ha alcun desiderio di lottare, ma la sua possenza fisica lo fa notare da El Primero, che sceglie proprio lui come suo avversario per la sua ultima, spettacolare corrida nell’arena di Madrid…

Ormai sappiamo che la Disney si sta dando allo shopping sfrenato di altre case di produzione: tra i suoi ultimi acquisti la Blue Sky, che ci ha regalato un gioiello come L’Era Glaciale. Dallo stesso regista, Carlos Saldanha, proviene anche questo cartoon dall’insolita ambientazione spagnola che punta il dito contro l’antica tradizione della corrida, sempre più deprecata ma non ancora abbandonata del tutto in Spagna. Ma il film non è solo una denuncia contro questo spettacolo ingiusto e violento, ma una bella storia di amicizia, di sogni che si realizzano e soprattutto di autoconsapevolezza. Ferdinand infatti sa di essere diverso dagli altri fin da cucciolo, amante come è dei fiori più che delle lotte tra corna, e anche se ama molto il padre sa di non voler diventare come lui, anche se la sua presa di posizione sembra precludergli l’amicizia e il rispetto degli altri tori. La morte del padre avviene fuori dallo schermo, mettendo al sicuro spettatori grandi e piccini da traumi emotivi eccessivi, ed è subito stemperata dalla gioia di Ferdinand che trova finalmente una casa e una famiglia amorevole che lo accetta per come è, senza condizioni. Il messaggio positivo, immancabile, condanna la violenza ed esalta invece il coraggio di seguire i proprio sogni al di là di ogni imposizione esterna, sottolineando inoltre come l’amicizia e il rispetto siano sempre possibili anche tra persone (o animali) con principi e obiettivi diversi. Ferdinand ha il pregio di non essere mai troppo scontato, sebbene sia perfettamente in linea con gli altri prodotti di animazione di questi anni, di buona qualità tecnica (per capire quale sforzo produttivo ci sia dietro un film come questo basta sbirciare nei titoli di coda e vedere come esista un “capo responsabile del pelo” tra gli animatori) e con un ottimo cast di doppiatori. L’ambientazione spagnola è una piacevole novità, mentre per il resto si ritrovano gag e personaggi non particolarmente originali ma che funzionano perfettamente (attenzione alla “capra calmante”, dopo aver visto il film ne vorrete una anche voi). Bello per grandi e piccini, disponibile su Disney Plus, dove troverete anche un corto d’animazione Disney del 1938, Ferdinando il Toro, vincitore dell’Oscar come miglior cortometraggio, anch’esso tratto dal racconto di Munro Leaf La Storia del Toro Ferdinando.

Voto: 3 Muffin

Hudson Hawk – Il Mago del Furto

Titolo originale: Hudson Hawk

Anno: 1991

Regia: Michael Lehmann

Interpreti: Bruce Willis, Danny Aiello, Andie MacDowell, James Coburn

Dove trovarlo: Netflix

Appena uscito di prigione, Hudson Hawk (Bruce Willis), ladro esperto e molto noto nell’ambiente, viene subito reclutato, suo malgrado, per un nuovo crimine: un potente boss della malavita lo costringe a rubare la statuetta di un cavallo realizzata da Leonardo Da Vinci. Alla statue però, ed ad altre opere d’arte ad essa in qualche modo collegate, sono interessati anche altri criminali poco ragionevoli e perfino i servizi segreti… Hudson si ritrova invischiato, insieme ad una bella archeologa che nasconde molti segreti (Andie MacDowell) in una storia molto più grossa del previsto…

Non credevo fosse possibile per Bruce Willis sbagliare un colpo, e invece qui il nostro beniamino dell’action ironico fa davvero cilecca, ma non è certo sua la colpa. Il film è davvero confusionario, pieno di personaggi strambi e sopra le righe che fanno quasi tutti il doppio o triplo gioco e di battute penose che non fanno ridere nessuno. L’ottimo cast, che comprende perfino il mitico James Coburn, non può far nulla contro la mancanza di coesione narrativa e di ritmo del film, che si risolve in una sequenza di scene d’azione sconclusionate e siparietti comici imbarazzanti, toccando ogni tonalità possibile del grottesco, sullo sfondo del solito complotto maniacale per il dominio del mondo grazie ad antichi manufatti misteriosi. Andie MacDowell è bellissima come sempre ma non sembra convinta nemmeno lei di quel che sta facendo. Peccato, con un diverso regista (Michael Lehmann sembra più portato per le serie tv che per il cinema) e un tono più sobrio si sarebbero potute sfruttare al meglio le grandi doti comiche di Bruce (innegabili fin dal suo esordio nel telefilm Moonlighting) ed evitare di scadere così tanto nella farsa da diventare noioso.

Voto: 1 Muffin