Taste – My Life through Food

Chi ha avuto occasione di bazzicare di quando in quando Cinemuffin ormai sa che io faccio molto spesso sogni bizzarri. Anche questa volta, tutto è iniziato così: ho sognato Stanley Tucci. La cosa era già incredibile di per sè, visto che non mi capita di vedere un film o una serie con lui da vari anni; anzi, quando ci ho riflettuto mi sono resa conto di ricordare L’attore statunitense principalmente per il suo ruolo in Il Diavolo veste Prada, anche se lo avevo visto in ruoli minori in moltissimi altri film. Nel mio sogno Stanley Tucci aveva pubblicato una sua autobiografia, che era diventata immediatamente un best seller, anzi, uno dei libri più venduti di tutti i tempi, che lo aveva reso celebre in ogni dove. Al mio risveglio non ricordavo il sogno e sono andata, come avevo programmato, a fare delle spese in centro. Passando davanti alla libreria, improvvisamente mi è tornato in mente il sogno… “Ma no, dai…non può essere…” mi dicevo… eppure non ho potuto resistere! Sono entrata e sono andata diretta al (minuscolo) settore biografie della (striminzita) sezione dei libri in lingua originale. Beh, sono rimasta basita (F4) quando mi sono ritrovata tra le mani Taste – My Life through Food (Ci vuole Gusto – La mia Vita attraverso il Cibo, edizione italiana Baldini-Castoldi), di Stanley Tucci! Non propriamente una biografia, anche se l’attore e regista racconta molti episodi della sua vita e della sua carriera, ma un’analisi completa di un determinato aspetto dell’esistenza, per lui imprescindibile: il cibo. Scoprirlo, prepararlo, condividerlo, per Stanley (la cui famiglia ha origini italiane, per la precisione calabresi) sono parte integrante della vita in ogni suo aspetto: lavoro, viaggi, famiglia… e anche l’amore, visto che l’attore e la sua seconda moglie si sono innamorati proprio davanti ai fornelli.

Nel libro, scorrevole e divertente dall’inizio alla fine, Stanley racconta di come la madre gli abbia insegnato ad apprezzare, fin da piccolo, il buon cibo e la convivialità a tavola. Seguono poi i racconti dei suoi esperimenti culinari personali, talvolta disastrosi ma spesso di gran successo, e delle sue incursioni alla ricerca di ingredienti, piatti e sapori unici. Il libro è adatto a tutti, anche a chi non conosca bene l’attore e le sue opere, ma i cinefili apprezzeranno ancora di più i racconti delle esperienze diversissime tra loro con i catering sui set e di come, in alcuni casi, la parte più interessante della lavorazione di un film fossero i ristoranti di cui si poteva godere al termine della giornata lavorativa. Con disinvoltura l’autore ci delizia con grandi nomi del grande schermo, che per lui sono anche grandi amici: Meryl Streep, Marcello Mastroianni, Oliver Platt, George Clooney, Ryan Reynolds. Quest’ultimo in particolare ha un ruolo centrale nell’ultima parte del libro, quando Stanley racconta di come, tra mille difficoltà e sofferenze, abbia superato un tumore alla gola, malattia che per lungo tempo lo ha tenuto lontano dalle scene, ma soprattutto dalla sua grande passione: il cibo! I racconti di quando il suo amico Ryan lo accompagnava alle visite e i dottori (uomini e donne) erano talmente emozionati da rischiare di sbagliare le procedure mediche sul povero Tucci sono esilaranti, pur essendo inseriti in un capitolo molto intenso della narrazione.

Mi sento di consigliare questo libro particolarmente a chiunque ami il cinema e il cibo: all’interno troverà le ricette per una varietà di manicaretti succulenti, suggerimenti per il menù di un banchetto nuziale, una lista di ristoranti da provare (molti dei quali purtroppo ormai chiusi) e una di piatti da evitare ad ogni costo. Inoltre leggerlo mi ha permesso di scoprire una serie di film e di serie tv interpretati o anche diretti da Stanley Tucci che non conoscevo e di cui mi sono messa alla ricerca: diciamo che Taste mi ha messo un certo appetito…

A Proposito dei Ricardo

Titolo originale: Being the Ricardos

Anno: 2021

Regia: Aaron Sorkin

Interpreti: Nicole Kidman, Javier Bardem, J.K. Simmons

Dove trovarlo: Prime Video

Mi sono imbattuta nel nome “Lucille Ball” per la prima volta ascoltando il podcast di Raiplay Sound Non c’è Niente da ridere, in cui Carlo Amatetti presentava in ogni puntata un personaggio del cinema che, sebbene esilarante sullo schermo, spesso aveva avuto una vita privata tormentata. Un’intera puntata era dedicata proprio a Lucille Ball, quasi sconosciuta da noi ma molto famosa invece negli Stati Uniti, dove aveva esordito come modella, per poi diventare attrice di cinema (interpretando anche pellicole di rilievo accanto a star come Katharine Hepburn, Henry Fonda e Ginger Rogers), reinventandosi poi come celebrità radiofonica e approdando infine alla televisione, il mezzo che ha definitivamente consacrato il suo talento. Possiamo dire che Lucille Ball ha inventato, negli anni ‘50, la sit-com come la conosciamo noi, con l’unica differenza che lei amava registrare davanti ad un pubblico dal vivo, mentre oggi le risate di sottofondo vengono quasi sempre aggiunte in postproduzione. Lucille Ball era straordinariamente bella, ma, a differenza di molte sue colleghe, non esitava mai a mostrarsi goffa, impacciata o ridicola. aveva infatti imparato diversi trucchi della clownerie niente meno che da Buster Keaton! La sitcom I Love Lucy!, che per un decennio fermava l’America per mezz’ora ogni sera (ottenendo ascolti più alti dell’incoronazione della Regina Elisabetta, per dire), offriva il palcoscenico perfetto per le acrobazie, i travestimenti e le smorfie di Lucy.

Inevitabilmente un personaggio del genere rimane impresso, così quando mi sono imbattuta nel film A Proposito dei Ricardo che racconta un periodo della vita di Lucille Ball e di suo marito Desi Arnaz (musicista cubano ma anche produttore e co-protagonista dello show I Love Lucy!) non ho resistito. Ricardo è il cognome del personaggio di Desi nella sitcom, il che fa di lui e di sua moglie Lucy, appunto, “I Ricardo”. In genere non sono attratta dalle biografie, perchè tendono a romanzare o comunque piegare gli eventi della storia o della cronaca alle esigenze narrative. Non è questo il caso di questo film, che invece racconta gli eventi con grande realismo (è impostato proprio come un documentario, con tanto di interviste a collaboratori di Lucy e Desi): ma ha ben altri difetti, come vedremo.

In primo luogo, se Javier Bardem è un ottimo Desi Arnaz, bravissimo sia ad esibirsi in sfrenati numeri di conga e di rumba che a dare volto a un personaggio molto innamorato ma anche egocentrico ed egomaniaco, Nicole Kidman è una scelta sbagliatissima per il ruolo di Lucille Ball, per molti motivi. Non che io non apprezzi il fascino e il talento di Nicole, sia chiaro, ma per tutto il film mi sono ritrovata a fissare la vacuità botulinica del suo volto cercandovi una qualche espressività e un barlume della meravigliosa interprete di Moulin Rouge: senza trovare nulla. Mi rendo conto che, nel momento in cui si sceglie una sessantenne per interpretare una splendida quarantenne (che in quel periodo oltretutto metteva al mondo i suoi due figli) le difficoltà siano molteplici. Ma, se Nicole Kidman è molto brava a rendere la Lucille produttrice, che impone con il suo carisma il controllo sulla regia e la sceneggiatura del suo show, non fa nemmeno un tentativo per restituirci la Lucille pagliaccio, con le sue acrobazie e le smorfie che l’hanno resa così popolare. Al contrario, il modo in cui J.K.Simmons aderisce al personaggio di William Frawley (star di I Love Lucy!) è quasi inquietante. Ma per l’altro grosso difetto del film il cast è da assolvere completamente: dilaga infatti negli ultimi tempi la moda di realizzare film biografici che non rispettino la continuità temporale. Questa impostazione inevitabilmente rende difficile, se non impossibile, seguire l’evoluzione del personaggio ritratto per chi già non ne conosca a menadito la vita. Nel film vediamo prima Lucy che lavora in tv, poi Lucy che riceve l’offerta di lavorare in tv, poi Lucy con un bebè, e successivamente Lucy incinta… che guazzabuglio!

Sono rimasta molto insoddisfatta dalla visione, anche se il film ha una conclusione incisiva, con un aneddoto che, per quanto sembri incredibile, è realmente accaduto: quando Lucille venne accusata di essere un membro del partito comunista (ricordiamo che negli anni ‘50 la “caccia alle streghe” contro i comunisti o presunti tali avviata dal senatore McCarthy ha posto fine a molte carriere nel mondo dello spettacolo e non solo) il marito Desi riuscì a mandare in onda, in diretta nazionale, una telefonata con J. Edgar Hoover (allora capo dell’F.B.I.) che scagionò completamente la moglie. Un fatto così straordinario da sembrare inventato!

Stando così le cose, dopo aver visto il film ero amareggiata per i suoi enormi difetti e delusa per non aver potuto approfondire seriamente (quanto si può farlo con un clown) la conoscenza di questo personaggio straordinario.

Per mia fortuna, Prime Video mi ha subito proposto un documentario su Lucille Ball e Desi Arnaz: proprio quello che ci voleva! Lucy and Desi, diretto dall’attrice Amy Poehler, finalmente mi ha fatto conoscere per davvero queste due persone eccezionali, con quasi due ore di interviste, immagini e filmati di spettacoli, programmi radiofonici, film, e perfino alcuni filmini delle vacanze. Desi, arrivato in America dopo che la sua agiata famiglia aveva perso tutto a causa dei comunisti, ha iniziato pulendo le gabbie dei canarini; ed è arrivato, passando per la conga e la rumba, e fondare con la moglie uno dei più grandi studi di produzione di Hollywood, la Desilu production (responsabile, tra le altre cose della messa in onda della serie classica di Star Trek). Desi e Lucy hanno senza ombra di dubbio fatto la storia della tv e del costume in America. E questo documentario è il modo perfetto per conoscere quella storia (la voce narrante è solamente in inglese ma sono disponibili i sottotitoli in italiano).

Consiglio quindi, a chiunque si sia un po’ incuriosito riguardo la figura eclettica di Lucille Ball, di lasciar perdere il film e concedersi la visione del bellissimo documentario.

Voto A proposito dei Ricardo: 1 Muffin ipocalorico

Voto Lucy and Desi: 3 Muffin

Jackpot – Se vinci ti uccido!

Titolo originale: Jackpot!

Anno: 2024

Regia: Paul Feig

Interpreti: John Cena, Awkwafina, Sean William Scott, Simu Liu

Dove trovarlo: Prime Video

Katie (Awkwafina) ha messo da parte la carriera di attrice per dedicarsi alla madre malata, e le è stata accanto, isolata dal mondo, fino alla fine. Ora è arrivato il momento di riprendere la sua vita da dove l’aveva lasciata. Katie torna quindi a Los Angeles per entrare nel mondo dello spettacolo. Non sa nulla della bizzarra lotteria istituita da alcuni anni dallo Stato della California: il vincitore del jackpot viene comunicato immediatamente a tutta la popolazione… e chi lo uccide entro 24 ore può, legalmente, tenersi il montepremi, senza essere perseguito per omicidio! Per puro caso Katie entra in possesso di un biglietto… e se ne rende conto quando tutti intorno a lei cercano di ucciderla! Tutti, tranne il muscoloso Noel (John Cena), che promette di proteggerla dai suoi assalitori in cambio del 10% della sua vincita. Ma il ricchissimo jackpot fa gola davvero a tutti!

Anche se il film è ambientato in un futuro che potremmo definire distopico, in cui uccidere è non solo legale ma incoraggiato in virtù dello spettacolo, non aspettatevi alcun tipo di critica o analisi sociologica, antropologica o politica (anche se ovviamente non è un caso se l’intera vicenda si svolge a Los Angeles, patria del cinema e dello showbusiness, e se il gioco della morte ha preso vita proprio nello Stato della California). La regola del gioco per cui non è possibile uccidere il vincitore con le armi da fuoco è una buon pretesto per mantenere i personaggi vivi per un paio d’ore ma anche per introdurre armi improprie assai improbabili e scontri fisici di ogni genere. Jackpot! è lontano anni luce da film con trame e ambientazioni simili come Anno 2000 – La Corsa della Morte (Death Race 2000, 1975) o L’Implacabile (The Running Man, 1987) e non ha alcune ambizione se non quella di intrattenere con infinita leggerezza per un paio d’ore. Se la premessa si accetta con facilità, viene più difficile accettare le continue mossette e battutine di Awkwafina, che se la cava bene ma resta sempre un pelo sopra le righe – cosa che comunque fanno tutti i personaggi del film e che dunque è perdonabile. John Cena è un uomo buono, anzi buonissimo, che desidera solo aiutare la sfortunata protagonista, e siccome è lui e gli vogliamo bene (beh, almeno io lo trovo sempre simpatico) ci beviamo anche questa. Tutti gli altri personaggi, luoghi ed eventi non vale la pena menzionarli, mentre un grandissimo applauso va a tutti gli stuntmen, i coordinatori e i coreografi dei combattimenti: solo verso la fine le varie lotte iniziano a diventare soporifere, e non era facile portare avanti un film fatto praticamente solo di combattimenti, salti, inseguimenti e calci volanti. Le battute a volte vanno a segno, altre invece no, ma nel complesso ci si diverte e qualche risatina a volte scappa. Adatto a una serata totalmente senza pensieri e presto dimenticato. Da evitare assolutamente le stupidate durante i titoli di coda.

Voto: 2 Muffin

My Spy | My Spy – La Città Eterna

My Spy

Titolo originale: My Spy

Anno: 2020

Regia: Peter Segal

Interpreti: Dave Bautista, Chloe Coleman, Parisa Fitz-Henley, Kristen Schaal, Ken Jeong

Dove trovarlo: Prime Video

L’agente della CIA JJ (Dave Bautista) viene incaricato di sorvegliare la bella infermiera Kate (Parisa Fitz-Henley) e sua figlia di 10 anni Sophie (Chloe Coleman) fingendosi un loro nuovo vicino di casa per proteggerle dallo zio, spietato criminale internazionale. Sophie però scopre che JJ sta spiando lei e la madre e gli propone un accordo: se lui le insegnerà ad essere una spia, lei non rivelerà il suo segreto. JJ è costretto ad accettare il patto, ma con il passare del tempo si affezionerà sempre di più a Sophie e a sua madre, mettendo a rischio la missione.

My Spy – La Città Eterna

Titolo originale: My Spy – Eternal City

Anno: 2024

Regia: Peter Segal

Interpreti: Dave Bautista, Chloe Coleman, Kristen Schaal, Ken Jeong, Anna Faris

Dove trovarlo: Prime Video

JJ (Dave Bautista) si è accasato con Kate (Parisa Fitz-Henley) e si dedica in tutto e per tutto ad essere un buon uomo di casa e patrigno per Sophie (Chloe Coleman), ormai adoloscente. Quando il coro della scuola di Sophie viene selezionato per esibirsi a Roma davanti al Papa e a diversi Capi di Stato, JJ si offre subito come accompagnatore per tenere d’occhio la ragazza, senza sapere che è in atto un complotto per far esplodere una bomba in Vaticano… 

Per un periodo ho seguito con molto trasporto ed entusiasmo il wrestling della WWE, quindi sono sempre portata a provare simpatia per i wrestler che si cimentano nella carriera cinematografica, anche perchè in passato alcuni di loro hanno dimostrato di avere talento non solo come atleti (ricordando comunque che il wrestling è tanto una disciplina sportiva quanto uno spettacolo) ma anche come attori: basti pensare alla sfolgorante carriera di Dwayne “The Rock” Johnson o alle recenti buone prove di John Cena.

Dave Bautista stesso, in questi ultimi anni, ha già dimostrato di poter portare avanti un personaggio per diversi film interpretando Drax nella serie I Guardiani della Galassia.

Per questo motivo mi sono approcciata al primo film senza grandi aspettative ma con atteggiamento tendenzialmente positivo, e My Spy si è dimostrato ciò che mi aspettavo: un filmetto d’azione con venature di commedia guardabile e innocuo, con una manciata di scenette simpatiche. Il regista Peter Segal, d’altro canto, ha diretto in passato dei film del genere spionaggio/comico cui sono molto legata: mi riferisco a Agente Smart – Casino Totale (il cui co-protagonista, guarda caso, è proprio Dwayne Johnson) ma, soprattutto, al terzo capitolo della trilogia Una Pallottola Spuntata, pietra miliare della mia infanzia. Ecco perchè sono rimasta così scottata quando, a ruota, ho visto il secondo film, e mi sono imbattuta in un escremento fumante e disgustoso con una trama che non sta in piedi, una cattiva per nulla credibile (Anna Faris è bravissima nei ruoli comici, senza dubbio, e il suo personaggio qui era comunque pensato malissimo, ma lei era comunque fuori parte), un’accozzaglia di personaggi del primo film inseriti a spinta e alcune scene davvero disgustose. Oltretutto c’erano anche dei tremendi e detestabili uccellini in CGI, una cosa che proprio non sopporto, e in aggiunta tutti i possibili stereotipi su Roma, come le Vespe abbandonate in ogni cantuccio e la Chiesa di San Pietro deserta e a completa disposizione dei cattivi e dei loro loschi piani. In conclusione, se il primo film è salvabile e innocuo, il secondo non solo non merita di essere visto ma è decisamente sconsigliato.

Voto: 2 Muffin (My Spy) e 1 Muffin Ipocalorico (My Spy – La Città Eterna)

White Men Can’t Jump

Anno: 2023

Regia: Calmatic

Interpreti: Sinqua Walls, Jack Harlow

Dove trovarlo: Disney Plus

Una ex promessa del basket e un mental coach dalle ginocchia danneggiate decidono, nonostante le molte differenze tra i due, di fare squadra in un torneo di basket per guadagnare un po’ di soldi, di cui entrambi hanno estremo bisogno. Guadagneranno entrambi molto più che il denaro.

Non sono un’appassionata di sport nè di film sullo sport, ma avevo sentito nominare molte volte il film White Men Can’t Jump, e il titolo mi era rimasto impresso. Così, quando Disney Plus me lo ha mostrato tra le proposte per una serata cinema, ho deciso di togliermi la curiosità. Fin da subito, però, ho avuto l’impressione che ci fosse qualcosa di sbagliato nel film. Anche se i dialoghi erano pieni di parolacce, di fatto era tutto molto ovattato, quieto, come smorzato. Le liti si risolvevano, le divergenze si appianavano, le mogli comprendevano e perdonavano tutto… Insomma, più che un film sulla dura vita di strada, sui conflitti razziali e sul riscatto sociale attraverso lo sport sembrava uno spot del Mulino Bianco.

Spalle comiche che non fanno ridere

Nonostante questo l’ho visto fino alla fine senza troppi fastidi, come una bonaria commedia per famiglie – con molte parolacce, ripeto, ma senza l’ombra dell’incisività e della drammaticità che mi aspettavo. Solamente all’arrivo dei titoli di coda ho finalmente capito: avevo appena guardato un remake! Il rifacimento, scritto dallo stesso sceneggiatore (Ron Shelton, che del primo era stato anche regista), del film del 1992. Remake di un film del ‘92?? Ma se era l’altro ieri!! Diretto da “Calmatic”. Ma cosa sarebbe, un ansiolitico? Un tranquillante per cavalli? Questa brutta scoperta ha portato poi a una tragica amarezza: il film originale non è disponibile su Disney Plus, nè su nessuna delle altre piattaforme streaming che ho attualmente a disposizione. E così rimango con la consapevolezza di non sapere: come era il film originale? Se hanno deciso di farne un remake qualcosa di buono lo avrà avuto, no? Quando lo potrò vedere? Mannaggia!

Voto: 2 Muffin

Io che aspetto di poter vedere il film vero

I Tre Amigos

Titolo originale: The Three Amigos

Anno: 1986

Regia: John Landis

Interpreti: Steve Martin, Martin Short, Chevy Chase, Patrice Martinez, Alfonso Arau, Randy Newman (come voce del Cespuglio Cantante)

Dove trovarlo: Prime Video

Lucky Day (Steve Martin), Ned Nederlander (Martin Short) e Dusty Bottoms (Chevy Chase) sono star di grande successo grazie a una lunga serie di musical western in cui interpretano i Tre Amigos, cowboys canterini e ballerini vestiti da mariachi che non falliscono mai nel difendere i deboli e far trionfare la giustizia. Un giorno i Tre Amigos ricevono un misterioso telegramma che li invita nel paesino di Santo Poco, in Messico, per un’esibizione che sarà generosamente ricompensata. Ma presto scopriranno che questa volta il cattivo è un vero cattivo, il famigerato El Guapo (Alfonso Arau), che da anni con la sua banda di malfattori mette in ginocchio il paese con le sue prepotenze: basteranno balletti, canzoncine e mossette per far trionfare la giustizia?

La cosa più divertente della serie tv Only Murders in the Building sono senza dubbio i duetti comici tra Steve Martin e Martin Short. Quindi, non appena ho scoperto che i due attori avevano recitato insieme, nel lontano 1986, in un film dal titolo I Tre Amigos (e che il terzo era niente meno che il celebre comico americano Chevy Chase) non ho proprio potuto resistere. Soprattutto una volta visto che il regista altri non era che John Landis, autore di film che a casa mia sono di culto assoluto come I Blues Brothers e Il Principe Cerca Moglie.

Non che questo film sia all’altezza di quei capolavori della commedia americana, però devo dire che in questo simpaticissimo film per famiglie ho trovato molto più di quanto mi aspettassi. Innanzitutto i tre protagonisti sono meravigliosi: cantano, ballano e fanno la parte degli ingenui in un modo davvero accattivante e divertente. Steve Martin, co-autore anche della sceneggiatura, si esibisce perfino in numeri con il lazo, imparati quando, giovanissimo, lavorava in un negozio di magia a Disneyland. Nella parte della Damigella in Difficoltà troviamo invece la bellissima Patrice Martinez: un volto molto familiare, visto che ha interpretato Victoria, l’amata di Don Diego de la Vega, nella serie tv Zorro degli anni ‘90. Tutti i numeri musicali sono eccezionali, ed certo che alcune delle canzoni restano in testa per molti giorni dopo la visione per quanto sono simpatiche e orecchiabili. Non a caso la colonna sonora è firmata Randy Newman, autore anche delle musiche di classici Disney come Toy Story, Monsters and Co. e Cars; Randy, qui anche sceneggiatore, ha perfino un piccolo ruolo, quello del Cespuglio Cantante. Eh sì, perchè in questo film ci sono anche un Cespuglio Cantante e un Uomo Invisibile, su cui non dirò nulla di più perchè è una scena che fa sbellicare, così come molte altre nel corso del film.

Non posso fare altro che consigliare la visione del film a tutti, grandi e piccini, amanti o meno del musical e del western: questo sì che è un film per tutti!

Voto: 3 Muffin

Il Ministero della Guerra Sporca

Titolo originale: The Ministry of Ungentlemanly War

Anno: 2024

Regia: Guy Ritchie

Interpreti: Henry Cavill, Alan Ritchson, Alex Pettyfer, Eiza Gonzàles, Rory Kinnear, Cary Elwes

Dove trovarlo: Prime Video

Seconda Guerra Mondiale: mentre tutti i suoi consiglieri gli intimano di scendere a patti con Hitler, che sta mettendo in ginocchio l’Europa, il Primo Ministro Inglese Winston Churchill (Rory Kinnear) sceglie un’alternativa poco ortodossa: reclutare alcuni “cani sciolti” perfettamente addestrati ma allergici all’obbedienza e incaricarli di una missione segreta di vitale importanza per il destino dell’Inghilterra e del mondo.

Non ho certo mai fatto mistero del fatto che amo molto il regista britannico Guy Ritchie, per come riesce a realizzare autentici film d’azione che però sono anche autentiche commedie brillanti, e per come riesce ad ottenere il meglio dagli attori che lavorano con lui. Sicuramente, come accaduto a molto grandi registi prima di lui, con il passare degli anni e dei film possiamo notare una certa tendenza a fossilizzarsi, ripetendo gli stilemi che hanno funzionato tanto bene in passato ma che ora non hanno più la stessa forza e la stessa freschezza delle origini. Ho apprezzato Operation Fortune ad esempio, ma non lo metterei mai allo stesso livello di opere meno recenti del regista come Lock&Stock, Sherlock Holmes e il mio personale favorito The Man from U.N.C.L.E. Aspettavo comunque con grande trepidazione l’uscita di The Ministry of Ungentlemanly War e una nuova collaborazione tra Guy Ritchie e Henry “Superman” Cavill, idolo dei nerd (il video di lui mentre monta un computer in canottiera è diventato virale) e interprete non solo di grande fascino ma anche di grande simpatia.

Dopo aver visto il film, posso dire che le mie aspettative non sono state deluse. The Ministry of Ungentlemanly War (tradotto in italiano con Il Ministero della Guerra Sporca, che però non gli rende del tutto giustizia: qui si parla, letteralmente, di guerra “non tra gentiluomini”) è un film d’azione con momenti spassosi, come è tipico di Guy Ritchie, piuttosto violento (ma mai in modo fastidioso) e ricco di personaggi interessanti. Anzi, a dire il vero, avrei voluto conoscerli meglio, ascoltare più dialoghi e saperne di più sui membri di questa sgangherata squadra d’assalto. Questo anche perchè gli interpreti sono tutti più che all’altezza del ruolo. Il capobranco Gus March-Phillips interpretato da Henry Cavill, dopo un’entrata in scena molto divertente, per tutto il film regala motti ed espressioni molto efficaci. Il migliore della squadra però è lo svedese Anders Lassen, interpretato dal gigantesco Alan Ritchson, noto dalla serie su Jack Reacher: qui riesce a dimostrare di essere anche molto ironico, oltre che possente, e il suo è il personaggio più divertente di tutti. Grandi lodo vanno poi alla splendida Eiza Gonzàles, di una bellezza mozzafiato e di eguale bravura in un ruolo molto impegnativo per minutaggio e per funzione narrativa. Doveroso citare anche Rory Kinnear, davvero un ottimo Winston Churchill. Infine, non posso non nominare, anche se ha un ruolo molto minore, Cary Elwes (il quale, come ci dice nel film di Mel Brooks, è “l’unico Robin Hood che sappia parlare con un accento britannico”), che interpreta il Brigadiere Gubbins detto “M”. E se questo sintetico soprannome non accende alcuna lampadina, basti sapere che il suo aiutante tuttofare, interpretato da Freddie Fox, fa di nome Ian Fleming. Già, proprio lui, l’autore dei libri su James Bond! Il film infatti si apre con la scritta “Tratto da una storia vera”, e nei titoli di coda ci vengono mostrati i volti dei personaggi principali come erano nella realtà, e ci viene anche detto che il Maggiore Gus March-Phillips è stato una delle maggiori fonti di ispirazione per l’agente segreto inventato da Fleming. Ho sempre sognato di vedere Henry Cavill nei panni di 007, e, anche se per vie traverse, Guy Ritchie mi ha accontentato! E con questo, direi che ho detto tutto.

Il Ministero della Guerra Sporca è un film d’azione in stile Guy Ritchie, eccitante e divertente, anche se non il suo migliore. Consigliato in ogni caso per tutti coloro che amano il regista o che, in generale, amano l’azione ma con un pizzico di umorismo. British.

Voto: 3 Muffin

Beh, potrò sognare, no?

St. Vincent

Anno: 2014

Regia: Theodore Melfi

Interpreti: Bill Murray, Melissa McCarthy, Naomi Watts, Chris O’Dowd, Terrence Howard, Jaeden Martell

Dove trovarlo: Prime Video

Maggie (Melissa McCarthy) si trasferisce in un’altra città con il figlio adottivo Oliver (Jaeden Martell) dopo una dolorosa separazione dal marito infedele. Il nuovo lavoro la tiene lontano da casa per la maggior parte della giornata, così, non conoscendo nessuno, incarica il vicino brontolone Vincent (Bill Murray) di badare al figlio in sua assenza. Maggie però non può sapere che Vincent è un giocatore d’azzardo, bevitore, fumatore e frequentatore di bar e prostitute… Ben presto però il piccolo Oliver inizia a rendersi conto che l’apparenza, riguardo al suo improbabile babysitter, è quanto mai ingannevole.

Se mi fossi informata meglio su questo film non avrei mai scelto di vederlo. Infatti il regista (Theodore Murphy) e una parte importante del cast (Melissa McCarthy e Chris O’Dowd) accomunano questo film a un altro che non mi è piaciuto per niente, Il Nido dello Storno (The Starling). Non sono sicura che la presenza dell’ottimo Bill Murray nei panni del protagonista sarebbe stata sufficiente a convincermi, perchè anche in Il Nido dello Storno era presente un attore a me molto caro, Kevin Kline, che però non riusciva a salvare un film molto triste e pesante con un terribile uccellino in CGI. Invece, per fortuna, non sapevo proprio  nulla di questo film, e il faccione di Bill Murray sulla locandina da solo mi ha convinto a schiacciare “Play” in una serata in cui cercavo qualcosa di leggero e simpatico da vedere. E devo dire di essere stata accontentata. Innanzitutto qui non ci sono animali in pessima CGI ma solo un animale vero, un gattone bianco, che è l’unico amico del burbero Vincent. Melissa McCarthy questa volta non deve combattere pennuti dispettosi ma si ritrova invece alle prese con i problemi quotidiani di moltissimi genitori neo-single, e in questo ruolo sa essere convincente. Anche Chris O’Dowd, che ho scoperto con la divertentissima serie britannica IT Crowd, ha un ruolo molto bello, quello del prete cattolico (ma di mentalità aperta) che insegna nella nuova scuola del piccolo Oliver: impossibile non desiderare di averlo avuto come insegnante. Ottima l’interpretazione del giovane Jaeden Martell nei panni di Oliver, il bambino maturo ed erudito che si fa voler bene da tutti, perfino dal bullo della scuola, e che con la sua intelligenza acuta riesce a smascherare il burbero Vincent. Il mattatore Bill Murray infatti dà vita a un personaggio piuttosto classico, che fa pensare al classico “brontolone che si intenerisce” di Walter Matthau, ma che presenta anche molte sfaccettature e ha un’evoluzione non imprevedibile ma che si segue, grazie alla bella sceneggiatura (opera dello stesso regista, Theodore Murphy), con autentico trasporto, ridendo e versando qualche lacrimuccia dove serve. Naomi Watts riesce a brillare di splendore e carisma anche nel ruolo della prostituta straniera e incinta, mentre troviamo Terrence Howard (il poliziotto del film Four Brothers) nel ruolo dell’amichevole strozzino di quartiere. St. Vincent (“San Vincent”, titolo con un significato ben preciso che non spiego per non rovinare la visione) non esiste certo per raccontare “tutta la verità e niente altro che la verità”: si tratta piuttosto di una bella favola, ma una di quelle favole che, se prestiamo attenzione al nostro vicino un po’ bizzarro e maleducato, potrebbe diventare realtà per ognuno di noi; una visione che rilassa, fa sorridere e riscalda il cuore, senza alcuna velleità artistica né pedagogica. Cioè proprio quello di cui, certe sere, tutti noi, cinefili e non, abbiamo bisogno.

Voto: 3 Muffin

Non c’è Niente da Ridere – Stagione 2

Evidentemente la prima stagione di questo podcast, disponibile gratuitamente su Raiplaysound, ha avuto un certo successo: è arrivata infatti la seconda stagione, in cui l’editore Carlo Amatetti torna a raccontarci la vita mai semplice dei più grandi e amati attori comici della storia del cinema. Ormai abbiamo capito che alle risate, alle smorfie e alle battute che tanto ci dilettano sullo schermo molto spesso corrispondono vite private difficili e turbolente, che ci vengono raccontate come sempre seguendo i protagonisti fin dall’infanzia verso le luci della ribalta e le ombre dei rapporti complicati, delle personalità strabordanti e dei vizi inconfessabili. Un racconto leggero, piacevole e semplice da seguire anche per chi non conosce bene i personaggi di cui si parla: alcuni sono celeberrimi, come Jim Carrey o Charlie Chaplin, mentre altri, come Judy Holliday e Fatty Arbuckle, sono meno familiari: in entrambi i casi è interessante scoprire fatti, aneddoti e curiosità su questi grandi artisti.

Da notare anche l’intervento in trasmissione di alcune personalità del mondo dello spettacolo che offrono la loro personale esperienza e visione del mondo rutilante ma anche tragico della comicità cinematografica e televisiva: Maurizio Nichetti, Saverio Raimondo, Antonio Ricci e molti altri.

Ecco tutti i protagonisti degli episodi di questa seconda stagione:

  1. Jim Carrey

La mia generazione è cresciuta con i suoi film comici, come The Mask, Ace Ventura, Bugiardo Bugiardo, ma nel corso degli anni Jim ci ha mostrato anche il suo talento drammatico in film come The Truman Show e Man on the Moon. E proprio in questa fase della sua vita sono iniziati i problemi, perchè Jim si è convinto di essere davvero Andy Kaufman, l’attore (cui è dedicato un episodio della prima stagione) che interpretava nel film.

  1. John Candy

Per me resterà sempre il gentile e simpatico suonatore di Polka che offre generosamente un passaggio alla disperata madre di Kevin in Mamma, ho Perso l’Aereo. E gentile e generoso John lo era anche nella realtà, amato e stimato da tutti. Ma purtroppo il suo cuore debole lo ha portato via troppo presto.

  1. Charlie Chaplin

Non ero ancora alle elementari quando arrivarono a casa mia due videocassette: Il Grande Dittatore e La Febbre dell’Oro. Soprattutto il secondo, sono stati quindi grandi classici della mia infanzia, che ho visto e rivisto decine di volte e che mi hanno fatto scoprire un artista a tutto tondo (attore, sceneggiatore, regista e compositore) che tutto il mondo ama e rispetta, ma che aveva una passione irrefrenabile per le ragazze molto giovani.

  1. Judy Holliday

Non avevo mai sentito parlare della bellissima e talentuosa Judy, ma è stata niente meno che l’ispiratrice del personaggio della “bionda svampita” (ma solo in apparenza!) che diventerà un topos cinematografico grazie a Marilyn Monroe.

  1. Roscoe “Fatty” Arbuckle

Nell’ambiente di Hollywood il nomignolo “Fatty” (“ciccione”) è diventato, dopo le tristi vicende giudiziarie legate a Roscoe e alla morte di una ragazza durante una festa, sinonimo di depravazione e immoralità, a prescindere da quanto fosse amato dal pubblico per i suoi film comici.

  1. Buster Keaton

Una volta i miei figli mi hanno detto che: “i film erano noiosi quando non c’erano gli effetti speciali fatti al computer”. Sono bastate un paio di scene prese da film di Buster Keaton per far cambiare loro idea all’istante.

  1. Woody Allen

Ho un rapporto complicatissimo con Woody Allen. In gioventù ho adorato i suoi film, soprattutto Prendi i Soldi e Scappa e Match Point. Eppure, da quando ho saputo che ha sposato la ragazza che aveva adottato da bambina insieme alla moglie Mia Farrow non sono più riuscita a guardare niente di diretto o interpretato da lui. Certo, come dice Carlo Amatetti, bisogna sempre scindere l’uomo dall’artista, e questo mi riesce facile in molti casi (O.J.Simpson, Charlie Sheen). Ma con Woody proprio non ci riesco.

  1. Stan Laurel

Nella videoteca della mia infanzia non mancavano certo i film e le comiche della coppia d’oro Laurel-Hardy, per noi Italiani Stallio e Ollio. Mentre il personaggio di Stallio sullo schermo era sempre lo “stupìdo” della coppia, nella vita era Stan quello con più talento ed esperienza, autore delle gag che poi interpretava. Peccato però che Stan si innamorasse fatalmente di donne prepotenti, arroganti e a volte perfino violente.

  1. Benny Hill

Sempre rivolgendo la memoria alla mia infanzia, vedevo sempre in tv le comiche di Benny Hill e le trovavo spassosissime. Oggi nessuno, nemmeno Antonio Ricci, si sognerebbe mai di trasmetterle: gag mute che hanno come protagonista un uomo che rincorre e infastidisce belle e procaci ragazze poco vestite? Nemmeno la Mediaset oggi oserebbe mostrarle! E sembra che anche nella vita Benny non si comportasse sempre da gentiluomo con le donne.

  1. Jerry Lewis

Jerry Lewis è l’unica, ma proprio l’unica, persona di cui Mel Brooks parla in modo non positivo (dire negativo sarebbe eccessivo) nella sua autobiografia All About Me, raccontando di come l’attore fosse stato con lui scortese e scostante. E non è l’unico ad aver conosciuto nel privato Jerry Lewis e a dipingerlo in questo modo: tanto talentuoso sullo schermo quanto volubile e spesso sgradevole di persona.

Altered – Paura dallo Spazio Profondo

Titolo originale: Altered

Anno: 2005

Regia: Eduardo Sànchez

Interpreti: Adam Kaufman, Catherine Mangan, Brad William Henke, Michael C. Williams, Paul McCarthy-Boyington, James Gammon

Dove trovarlo: Prime Video

Tre uomini armati si trovano nel bosco per una battuta di caccia. Fin qui, niente di strano. Però è notte fonda, e le armi che utilizzano sono bizzarre (come l’arpione da lancio). Ben presto infatti capiamo che non stanno dando la caccia a un animale. Ma neppure ad un essere umano. In breve tempo i tre catturano e imprigionano un alieno. Subito decidono di portarlo a casa di un comune amico, Wyatt (Adam Kaufman), che di queste cose se ne intende più di tutti. Wyatt infatti sa che non possono assolutamente uccidere l’extraterrestre, oppure il suo popolo sterminerebbe in men che non si dica l’intera razza umana. L’alieno, però, è furbo, e forte, e ha poteri psichici… e tutti quanti sembrano avere con esso un conto in sospeso….

Non posso iniziare questa recensione senza ringraziare Lucius, del blog Il Zinefilo, per avermi fatto scoprire (dopo averlo scovato tra le bancarelle romane) questo gioiellino del genere fantascientifico, ingiustamente ignorato dalla grande distribuzione nonostante il regista, Eduardo Sanchez, abbia al suo attivo anche opere celebri come The Blair Witch Project e il suo sequel. Si tratta infatti di un film che, sebbene non contenga astronavi nè spade laser, appartiene alla branca che più amo del genere fantascientifico, cioè quella che riflette sull’essenza dell’essere umano. Altered si svolge quasi interamente in un unico ambiente (il garage di Wyatt) e con un pungo di attori, ma grazie a un ottimo lavoro di scrittura dei personaggi riesce a creare delle dinamiche e un’atmosfera che catturano lo spettatore dall’inizio alla fine. Il titolo, traducibile in italiano con “alterato, modificato” non si può spiegare senza anticipare alcuni risvolti della trama: posso però dire che ho amato molto la situazione in stile La Cosa di John Carpenter, in cui cioè i personaggi sanno con certezza che il nemico è tra di loro e che non ci si può fidare di nessuno, ma proprio di nessuno. Alcune scene sono piuttosto crude e impressionanti, per cui sconsiglio la visione a chi sia particolarmente sensibile o impressionabile; in ogni caso permettono di ammirare la maestria del reparto trucco ed effetti del film, che ha fatto un lavoro sontuoso con l’extraterrestre, ma anche con le mutazioni fisiche degli esseri umani. Altered non è affatto un film da bancarella, ma al contrario un film di fantascienza di impianto teatrale molto ben realizzato e interpretato che coinvolge dall’inizio alla fine.

Voto: 3 Muffin