Escape the Undertaker

Quando ero piccola la festa di Halloween non esisteva, la conoscevo soltanto tramite i film e telefilm americani.

Poi ha iniziato a prendere piede anche in Italia, ma io ormai ero decisamente troppo grande per fare dolcetto/scherzetto.

Sarà per questo che ora, ad ogni Halloween, mi assicuro di avere un cesto bello ricolmo di caramelle e dolcetti e un po’ di decorazioni per invitare i bambini ad entrare nell’antro della strega (eh sì, da piccola non ce l’avevo il costume ma ora sì!).

Ma che cosa accadrebbe se, invece dei bambini travestiti, a bussare alla porta fossero i New Day?

E se non cercassero dolcetti ma volessero invece la leggendaria urna del potere?

E se gli sventati avessero bussato proprio alla porta di Undertaker?

Undertaker

Sto parlando della nuova avventura interattiva, dopo lo speciale di Black Mirror e quello su Bear Grylls, ideata da Netflix e interpretata da quattro star del wrestling WWE.

Xavier Woods, Kofi Kingston e Big E formano il gruppo New Day, il cui simbolo è l’unicorno e che si batte per il trionfo del potere della positività.

Undertaker è invece una personalità di spicco del mondo WWE da decenni: il suo ingresso sul ring è sempre accompagnato dal suono sinistro delle campane a morto ed è in grado di terrorizzare i suoi avversari anche solamente esibendo i suoi spaventosi occhi bianchi.

L’avventura, intitolata Escape the Undertaker, si apre con il trio della positività che bussa alla porta di Undertaker nella speranza che lui possa aiutarli a diventare più forti. Il padrone di casa, che osserva ogni loro mossa tramite un sistema di videosorveglianza, decide di lasciarli entrare nella sua sinistra magione… ma non certo per aiutarli!

I New Day dovranno esplorare quel labirinto oscuro per carpirne i segreti, risolvere indovinelli ed affrontare le loro peggiori paure per poter avere la speranza di salvarsi dalla malvagità del beccamorto.

Noi possiamo seguire tutte le loro tribolazioni e, man mano che l’avventura procede, fare delle scelte su come loro si dovranno muovere, quali oggetti dovranno esaminare, quali decisioni dovranno prendere. 

Alla fine naturalmente c’è la possibilità di ritornare indietro per vedere come sarebbero potute andare le cose facendo una scelta differente, esplorando tutte le opzioni.

Un’oretta di divertimento leggero, senza pensieri, da soli o in compagnia. Escape the Undertaker è forse più adatto a chi segue il wrestling e conosce già i personaggi coinvolti, ma resta in ogni caso godibile.

Cosa aspetti? Corri a preparare i dolcetti per i bambini (ho detto per i bambini!) e poi mettiti comodo sul divano e, se ne hai il coraggio, bussa alla porta dell’Undertaker.

Buon Halloween!

(da sinistra) Kofi Kingston, Xavier Woods e Big E

Fido

Anno: 2006

Regia: Andrew Currie

Interpreti: Kesun Loder, Billy Connolly, Carrie-Anne Moss, Tim Blake Nelson, Dylan Baker

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ormai da anni le radiazioni spaziali hanno iniziato a trasformare tutti i cadaveri in zombie. Inizialmente gli umani li combattono con ogni mezzo e cingono ogni città di recinzioni a prova di non morti per proteggersi. Ma le cose cambiano quando la Zomcom mette a punto un collare in grado non solo di placare l’appetito di carne umana degli zombie, ma anche di renderli docili e servizievoli. Gli zombie addomesticati vengono dunque venduti a caro prezzo come personale domestico. Il piccolo Timmy Robinson (Kesun Loder), dopo che sua madre ha acquistato Fido (Billy Connolly) inizia a fare amicizia con lo zombie e a domandarsi se nei non morti non sia rimasto forse qualche residuo di umanità…

Ultimo scorcio di un Halloween che quest’anno è passato inevitabilmente un po’ in sordina, visto che non era possibile né organizzare feste né andare casa per casa per il tradizionale trick or treat. Ho visto che come me tante altri cinefili, in questo 2020 così particolare, hanno privilegiato titoli ironici e fanciulleschi piuttosto che truculente mattanze o sinistre presenze. A differenza di Matinee, però, che è un film adatto a tutti, Fido ha alcune scene un po’ crude (quelle in cui gli zombie riescono a fare qualche spuntino) ma soprattutto utilizza lo spunto dei non morti per sviluppare delle riflessioni interessanti sulla natura umana. Il personaggio chiave di queste riflessioni è Bill Robinson (Dylan Baker), il padre di Timmy, traumatizzato dal fatto di aver dovuto uccidere il padre trasformatosi in uno zombie. In seguito a questa esperienza non riesce a pensare ad altro che a guadagnare per garantire per sé e i suoi familiari una sepoltura che impedisca di tornare in vita (la testa viene mozzata e sepolta in una cassa a parte). Non passa mai del tempo con il figlio e la moglie, preferendo la compagnia degli amici. Non si accorge neppure che la moglie Helen (una radiosa Carrie-Anne Moss, che tutti conosciamo bene come Trinity di Matrix) è di nuovo incinta, e di parecchi mesi! Come se non bastasse Bill è anche un codardo, tanto da non volere il servitore zombie in casa: la moglie però lo acquista lo stesso, per non fare brutta figura con i facoltosi vicini che possiedono svariati zombie domestici. “A causa di quello che è successo a tuo padre dobbiamo essere tutti infelici?” chiede Helen al marito, che per tutta risposta se ne va a giocare a golf. In contrasto a questa figura paterna autoritaria, fredda e assente c’è Fido, che si dimostra invece affezionato e protettivo nei confronti del bambino e di Helen, che iniziano ad affezionarsi a lui profondamente. Il personaggio di Helen, grazie alla presenza di Fido, che evidentemente ha un debole per lei, si evolve nel corso del film, diventa più consapevole, emancipato, materno, e meno frivolo e superficiale. Mentre la maggior parte delle persone trattano gli zombie come oggetti, il vicino di casa, il signor Theopolis (un Tim Blake Nelson che riesce con la sua bravura ad essere allo stesso tempo ripugnante e simpatico) ha fatto della sua bella zombie cheerleader Tammy la sua fidanzata… Molti sono gli spunti su cui riflettere: l’imperversare della tecnologia, la guerra come unica soluzione a tutti i problemi, il bisogno di approvazione sociale, l’influenza degli eventi traumatici sulla vita personale e familiare, la tendenza a temere oppure svilire ciò che non si capisce, la necessità di salvare le apparenze anche nei rapporti di coppia ormai sfaldati… Il film però, lungi dall’ambire ad essere un trattato sociologico o filosofico, è piacevole e divertente, sentimentale quanto basta, mai grottesco, con un happy ending appagante in stile Tim Burton: chi l’ha detto che le favole non possano avere per protagonisti dei mostri che alla fine vivono per sempre felici e contenti? Lo consiglio a tutti gli amanti degli zombie e di Carrie-Anne Moss.

E a chi sta già pensando ai regali di Natale…

Voto: 3 Muffin