The Old Guard 2

Regia: Victoria Mahoney

Interpreti: Charlize Theron, Kiki Layne, Matthias Schoenaerts, Luca Marinelli, Marwen Kenzari, Veronica Ngo, Henry Golding, Uma Thurman, Chiwetel Ejiofor

Dove trovarlo: Netflix

L’ex immortale Andromaca (Charlize Theron) scopre che in giro c’è un’altra immortale, ancora più vecchia di lei, estremamente potente e con cattive intenzioni.

Avete presente come sono i bambini quando non hanno voglia di fare i compiti e cercano di tirarla in lungo per far arrivare l’ora della merenda? Prima cade la matita, poi devono andare in bagno, fanno la punta alla matita e intanto cade la gomma, poi hanno sete, eccetera eccetera. 

Ecco, The Old Guard 2 è esattamente così: quasi due ore di nulla boccheggiante per traghettare il povero spettatore verso l’evitabilissimo terzo capitolo. Ammetto che del primo film non ricordavo praticamente nulla se non che era stato un film d’azione passabile e non particolarmente fastidioso da vedere, per dire quale impatto avesse avuto su di me. A mia discolpa, il sequel arriva a ben cinque anni di distanza; il terzo capitolo non ha ancora una data di uscita, ma di sicuro per allora avrò già dimenticato di nuovo ogni cosa. Non che ci sia molto da dimenticare, visto che la storia è ridicolmente semplice, e infatti il film arranca faticosamente per riempire queste due ore di elucubrazioni inutili, lontane rimembranze, discorsi triti e ritriti, e soprattutto combattimenti corpo e corpo sempre, ovunque e con chiunque. Perfino gli sgherri del nemico, anziché sparare, come viene detto “cercano il corpo a corpo”. Tutto per rubare minuti preziosi alle nostre vite e giustificare un’ingiustificabile chiusura della trilogia.

Noioso, superfluo, magari non dannoso ma di sicuro nemmeno interessante.

Voto: 1/2 Muffin Ipocalorico (l’altra metà arriverà con la terza parte visto che la storia non si conclude affatto)

Lo Chiamavano Jeeg Robot

Anno: 2015

Regia: Gabriele Mainetti

Interpreti: Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli

Dove trovarlo: Raiplay

Enzo Ceccotti è uno spiantato di mezz’età senza famiglia né amici che sbarca appena il lunario con piccoli reati e si nutre esclusivamente di budini e film porno. Ma tutto cambia quando, per sfuggire sia alla polizia che a un paio di criminali, decide di gettarsi nel Tevere proprio nel punto in cui si trovano alcuni bidoni di scorie chimiche. Quando riemerge, Enzo si rende lentamente conto di aver acquisito una forza sovrumana, che decide subito di sfruttare per i suoi intenti criminali, fino a che non si ritrova a dover badare a Alessia, giovane con disturbi mentali il cui padre è stato ucciso durante un’operazione criminosa andata male. A complicare ulteriormente le cose c’è poi lo Zingaro, che intende scoprire ad ogni costo l’origine dei suoi superpoteri.

Non guardo quasi mai film italiani, ma per questo ho seguito il consiglio del mio critico cinematografico di fiducia (non Mereghetti, non Morandini, bensì il mio papà) cui il film è piaciuto. E per fortuna l’ho fatto, perchè partivo con molte riserve e invece il film mi è piaciuto moltissimo. La forza di Lo Chiamavano Jeeg Robot non è certamente nella trama, che è il classico racconto della nascita di un supereroe come ne abbiamo visti tanti, ma nei personaggi, nel linguaggio e negli attori. Enzo è il tipico misantropo che riscopre di avere sentimenti e una coscienza, ma Claudio Santamaria lo interpreta molto bene, senza mai strafare, e gli presta la sua voce profonda come già aveva fatto in passato con Batman, sia per la trilogia di Christopher Nolan che, in chiave autoparodica, per il Batman di Lego. A dare forza al protagonista è in realtà il suo rapporto con il personaggio di Alessia, splendidamente interpretata da Ilenia Pastorelli, bella e infantile, appassionata e profondamente traumatizzata, che riesce a far emergere tutto il buono che era sepolto in lui. Un bell’applauso lo merita senza dubbio Luca Marinelli per il suo Zingaro, la cui ossessione di rivivere il momento di gloria televisiva avuto tanti anni prima grazie al programma Buona Domenica lo trasforma in un supercattivo davvero efficace, un’ottima nemesi per l’oscuro e silenzioso Enzo. Anche se l’idea di un supereroe che parla in romanesco sulla carta può far sorridere, nel film si rivela invece una scelta efficace: lontano dalle forzature che forse un italiano troppo patinato avrebbe rivelato, l’uso del dialetto da parte dei personaggi contribuisce invece al realismo. Gli effetti speciali, molto lontani dall iperrealismo della CGI americana, sono tuttavia sufficienti ai fini della narrazione, e tutto il lavoro registico (montaggio, inquadrature) è ineccepibile. Nella storia e nel finale (con immancabile posa sul Colosseo) tutto è rassicurantemente prevedibile, ma secondo me un film italiano che regala personaggi e scene ben costruite come questo è davvero un gioiellino. Di cui spero nessuno faccia mai un sequel.

Voto: 3 Muffin