Lo Chiamavano Jeeg Robot

Anno: 2015

Regia: Gabriele Mainetti

Interpreti: Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli

Dove trovarlo: Raiplay

Enzo Ceccotti è uno spiantato di mezz’età senza famiglia né amici che sbarca appena il lunario con piccoli reati e si nutre esclusivamente di budini e film porno. Ma tutto cambia quando, per sfuggire sia alla polizia che a un paio di criminali, decide di gettarsi nel Tevere proprio nel punto in cui si trovano alcuni bidoni di scorie chimiche. Quando riemerge, Enzo si rende lentamente conto di aver acquisito una forza sovrumana, che decide subito di sfruttare per i suoi intenti criminali, fino a che non si ritrova a dover badare a Alessia, giovane con disturbi mentali il cui padre è stato ucciso durante un’operazione criminosa andata male. A complicare ulteriormente le cose c’è poi lo Zingaro, che intende scoprire ad ogni costo l’origine dei suoi superpoteri.

Non guardo quasi mai film italiani, ma per questo ho seguito il consiglio del mio critico cinematografico di fiducia (non Mereghetti, non Morandini, bensì il mio papà) cui il film è piaciuto. E per fortuna l’ho fatto, perchè partivo con molte riserve e invece il film mi è piaciuto moltissimo. La forza di Lo Chiamavano Jeeg Robot non è certamente nella trama, che è il classico racconto della nascita di un supereroe come ne abbiamo visti tanti, ma nei personaggi, nel linguaggio e negli attori. Enzo è il tipico misantropo che riscopre di avere sentimenti e una coscienza, ma Claudio Santamaria lo interpreta molto bene, senza mai strafare, e gli presta la sua voce profonda come già aveva fatto in passato con Batman, sia per la trilogia di Christopher Nolan che, in chiave autoparodica, per il Batman di Lego. A dare forza al protagonista è in realtà il suo rapporto con il personaggio di Alessia, splendidamente interpretata da Ilenia Pastorelli, bella e infantile, appassionata e profondamente traumatizzata, che riesce a far emergere tutto il buono che era sepolto in lui. Un bell’applauso lo merita senza dubbio Luca Marinelli per il suo Zingaro, la cui ossessione di rivivere il momento di gloria televisiva avuto tanti anni prima grazie al programma Buona Domenica lo trasforma in un supercattivo davvero efficace, un’ottima nemesi per l’oscuro e silenzioso Enzo. Anche se l’idea di un supereroe che parla in romanesco sulla carta può far sorridere, nel film si rivela invece una scelta efficace: lontano dalle forzature che forse un italiano troppo patinato avrebbe rivelato, l’uso del dialetto da parte dei personaggi contribuisce invece al realismo. Gli effetti speciali, molto lontani dall iperrealismo della CGI americana, sono tuttavia sufficienti ai fini della narrazione, e tutto il lavoro registico (montaggio, inquadrature) è ineccepibile. Nella storia e nel finale (con immancabile posa sul Colosseo) tutto è rassicurantemente prevedibile, ma secondo me un film italiano che regala personaggi e scene ben costruite come questo è davvero un gioiellino. Di cui spero nessuno faccia mai un sequel.

Voto: 3 Muffin

No George, No (Birthday) Party!

Even if I haven’t closely followed his most recent career, for a long time I have been very fond of George Clooney, who turns 58 today, and my affection brought me to see most of his early movies. It all started with Dr. Douglas Ross, the big-hearted troublemaker pediatrician in the famous tv series E.R., where I even happened to attend an exhibition of George’s actual aunt Rosemary Clooney, most famous actress and singer. From there I started to watch every Clooney’s movie I could find and developed an idea about his actor’s skills: he is so much better at comedies than dramas, no matter how deeply involved he feels in politics and social matters.

He is not just a very good looking man, he showed us how he can do in movies of different genres: war movies (The Thin Red Line, Three Kings, which at least is unconventional), traditional romantic comedies (One Fine Day, Leatherheads), action (The Peacemaker, Out of Sight, that stays one of my favourites), even cinecomics when he became Batman for Joel Schumacher (Batman & Robin, hated by comics’ fans but actually funny) and cartoons when he gave his voice to Mr. Fox in Wes Anderson’s fantastic Fantastic Mr. Fox. In Italy his appearances in famous brands’ commercials (Martini, Nespresso) and the talent of his dubber Francesco Pannofino undoubtedly contributed to his success and on screen he was always paired with the most famous and talented Hollywood beauties (Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman, Jennifer Lopez, Julia Roberts…), so his greatness is beyond doubt. But I could never really fall in love with his most serious works, like Michael Clayton (boring) or Up in the Air (well done but did not soar), even those where he is both actor and director (Confessions of a Dangerous Mind, Good Night and Good Luck, which is surely good but not unforgettable). In my opinion, George really found his perfect fit in smart comedies like Ocean’s Eleven and Ocean’s Twelve (I never liked Ocean’s Thirteen) by Steven Soderbergh,The Man who stare at Goats, and by Joel and Ethan Coen O Brother where art thou? and my personal favorite Intolerable Cruelty). There are then the outsiders, both gorgeous like Robert Rodriguez’s From Dusk Till Dawn (with Quentin Tarantino and vampires) and catastrophic like Steven Soderberg’s embarrassing remake of the sci-fi classic Solaris by Andrei Tarkovsky. I’d like to add that George, which especially at the dawn of his carreer starred in many tv shows, was also in one episode of my beloved Murder she Wrote. But the very sweet thing I’d like to leave you with is a 1988 movie called Return of the Killer Tomatoes (yes, it’s actually a sequel), which is not only a surprise in George Clooney’s filmography, but is actually a very funny movie which I sincerely recommend. While I’m looking forward to seeing the mini-series Catch-22, from the most funny book by Joseph Heller, I close with a loud Happy Birthday George

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