007 – Dalla Russia con Amore

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con la spia più famosa del mondo, 007, agente segreto al servizio di sua maestà. Anche se James Bond, proprio come il suo creatore Ian Fleming, detesta il tè (Fleming lo considera la causa del declino dell’impero britannico) noi speriamo che gli piacciano almeno i muffin!

Dopo il successo straordinario del primo film, Licenza di Uccidere, si potrebbe pensare che girare il secondo sia stata una passeggiata… ma, come vedremo, non è così.

I produttori Albert “Cubby” Broccoli e Harry Saltzman avevano già deciso, durante le riprese di Dr. No, che Dalla Russia con Amore sarebbe stato il secondo film di Bond. Il romanzo, pubblicato nel 1957, aveva avuto un enorme successo, tanto che il presidente Kennedy, in un’intervista concessa nel 1961 alla rivista Life, lo aveva messo al secondo posto nella sua classifica dei libri preferiti (dopo Il Rosso e il Nero di Stendhal). 

Poiché squadra che vince non si cambia, in Dalla Russia con Amore ritornano moltissimi degli artefici di Dr. No: confermati il regista Terence Young, lo sceneggiatore Richard Maibaum, la sceneggiatrice Johanna Harwood, l’addetto al montaggio Peter Hunt e il compositore John Barry, autore del celeberrimo motivo di 007, che questa volta realizza l’intera colonna sonora e riarrangia la canzone del film From Russia with Love, scritta da Lionel Bart e interpretata da Matt Monru. Grandi assenti il coordinatore degli stunt John Simmons, sostituito da Peter Perkins, e Ken Adam, chiamato da Stanley Kubrick, che aveva amato i set di Dr. No, per realizzare le scenografie del Dottor Stranamore. Dalla Russia con Amore, a differenza di Licenza di Uccidere, non aveva bisogno di scenografie grandiosamente esagerate come quelle di Ken Adam, ma piuttosto di ambientazioni realistiche che non distogliessero mai l’attenzione dai personaggi: ecco perché la scelta dell’art director di Dr. No Syd Cain come nuovo scenografo si rivelò vincente.

Per quanto riguarda invece il cast, Sean Connery viene riconfermato nel ruolo che lo ha reso ormai celebre con un nuovo contratto, che prevede che lui possa recitare anche in altri film al di fuori degli 007. Quando Cubby Broccoli gli chiede: “Sean, che altro film ti piacerebbe fare?” l’attore risponde: “Mi piacerebbe molto lavorare con Hitchcock”. Detto fatto, Broccoli alza il telefono e chiama Hitch, che si dichiara da subito entusiasta all’idea di lavorare con Connery. Nel 1964 uscirà Marnie, di Alfred Hitchcock, con Sean Connery e Tippi Hedren.

 Al fianco di Connery tornano anche Lois Maxwell nel ruolo della segretaria Moneypenny e Bernard Lee in quello del capo dei servizi segreti M. A questi due si affianca una terza figura che diventerà imprescindibile per i film della saga: l’attore gallese Desmond Llewelyn (conosciuto dal regista Terence Young quando fece un provino per il suo film They Were Not Divided) interpreterà Q, l’ideatore di tutti i gadget di 007, in ben 17 film. In Dr. No il ruolo del fornitore di gadget maggiore Boothroyd (che poi diventerà solamente “Q”) era stato interpretato da Peter Burton, che per il secondo film non era disponibile. Per fortuna, si può dire, visto che Llwellyn è poi entrato nei cuori di tutti i fan di 007 come il personaggio più simpatico (oltre che longevo) della serie; quando Terence Young in sala montaggio vide la scena d’esordio di Q cadde dalla sedia per le risate: la valigetta nera con coltello, fumogeni e sovrane d’oro incorporati è soltanto il primo di una lunghissima serie di giocattoli che Q fornirà a Bond (e che mai lui gli restituirà intatti). Caso rimasto unico nella storia quello di Eunice Gayson, che ha interpretato la Bond girl Sylvia Trench sia in Dr. No che in From Russia with Love.

Il primo di molti gadget che Q fornirà a 007: la valigetta

Ora non restava che scegliere la protagonista femminile, colei che avrebbe avuto l’arduo compito di non sfigurare di fronte alla meravigliosa Honey Ryder interpretata da Ursula Andress in Licenza di Uccidere. Per il ruolo della spia russa Tatiana Romanova la produzione si mette alla ricerca di un’altra bellezza internazionale: gli agenti cercano di sfruttare il successo del primo Bond in ogni modo, attrici e modelle si fanno pubblicità anche per il solo fatto di essersi presentate ai casting. La competizione è dunque alle stelle, vengono scartate celebri beltà del calibro di Sylvia Koscina e Virna Lisi. A ridosso dell’inizio delle riprese, la scelta finale viene affidata a Sean Connery, che non ha dubbi: vuole al suo fianco la modella di Valentino e seconda classificata al concorso Miss Universo Daniela Bianchi. Daniela fino a quel momento ha interpretato solamente piccoli ruoli nel cinema. Al suo provino aveva colpito il regista per i suoi lunghissimi capelli biondi, ma essendo passati un paio di mesi tra le prime selezioni e la scelta finale li aveva tagliati, con grande dispiacere di Young. Ma questo non significa che il regista non avesse stima per l’attrice italiana: è curioso sapere che, nella scena in cui Bond scrive sulla fotografia di Tatiana “Dalla Russia con amore”, le mani che vediamo scrivere sono in realtà quella del regista. Daniela lavora molto sul suo accento, ma alla fine, come spesso succedeva, viene doppiata da Barbara Jefford. I produttori scandagliano i concorsi di bellezza anche per trovare le due gitane che lotteranno nel campo zingaro: vengono scelte Aliza Gur, anche lei come Daniela Bianchi finalista a Miss Universo, e Martine Beswick, che aveva venduto il premio per il primo posto nel concorso di Miss Giamaica (un’auto decappottabile) per potersi trasferire a Londra e studiare recitazione. Trovare l’attore per interpretare Kerim Bey, il capo dello spionaggio in Turchia alleato di Bond, fu molto più semplice: il regista John Ford, infatti, telefonò a Terence Young chiedendogli se avesse un ruolo per l’attore messicano Pedro Armendariz, che aveva diretto in Il Massacro di Fort Apache. Ora non restava che trovare i “cattivi”, cioè i membri dell’organizzazione SPECTRE, di cui era membro anche il Dr. No di Licenza di Uccidere. Lo sceneggiatore infatti aveva deciso, per evitare ogni tipo di problema di carattere politico, di discostarsi dal romanzo di Fleming, in cui il nemico era la Russia, e di fare invece della Spectre il vero avversario di Bond, mentre Tatiana, l’agente del KGB, sarebbe stata alleata di 007 e come lui manovrata a sua insaputa dall’organizzazione maligna. Per il ruolo del numero 2 Rosa Klebb viene fatta una scelta audace: l’attrice tedesca Lotte Lenya, in gioventù stella del varietà tedesco. Lotte pesa appena 45 chili e i costumisti iniziano a prepararle abiti imbottiti per farla sembrare più minacciosa, ma lei rifiuta di indossarli: “Vedrete che per come la interpreterò Rosa Klebb non sembrerà nè gracile nè debole”. Accetta solamente di indossare un paio di occhiali molto spessi che le offuscano quasi del tutto la visuale. Per il sicario della Spectre Red Grant viene scelto l’attore di teatro Robert Shaw, diventato famoso negli anni ‘70 per il ruolo di Lonnegan in La Stangata di George Roy Hill e per quello di Clint in Lo Squalo di Steven Spielberg. 

Approfitto di questa fortuita connessione per aprire una parentesi sugli squali, creature di cui il cinema nel corso dei decenni ci ha instillato il terrore, iniziando proprio dal film di Spielberg del 1975 e proseguendo via via fino ai giorni nostri con capolavori del genere “animali assassini” come la serie Sharknado o Mega Shark vs. Giant Octopus. Anche James Bond si è dovuto scontrare più volte con gli squali (che non sempre, come vedremo più avanti nel corso di questa rubrica, erano dotati di pinna caudale). E c’è un motivo ben preciso per questo: gli squali infatti erano una delle ossessioni del produttore Harry Saltzman, che amava sottoporre le sue idee strampalate (che lui riteneva geniali) ai registi della saga: di queste alcune risultavano poi efficaci, mentre altre erano così folli che dovevano essere scartate, ma non per questo lui si arrendeva. Fino al 1975 (anno in cui, a causa di problemi economici dovuti ad investimenti sbagliati, dovette vendere la sua quota dei diritti cinematografici dei romanzi di Fleming alla United Artists) infatti Saltzman continuò a proporre con veemenza la sua idea di creare una scena in cui 007 si venisse a trovare dentro un’enorme lavatrice… Fino ad oggi questa idea non è stata ritenuta valida, ma se per caso nel prossimo film ci capiterà di vedere Daniel Craig che viene centrifugato sapremo chi ringraziare…

In Dalla Russia con Amore non viene mai mostrato il volto di Blofeld, il numero 1 della Spectre. Vengono mostrate solamente le sue mani, sempre intente ad accarezzare il gatto bianco, che sono quelle dell’attore Anthony Dawson, il Professor Dent di Dr. No. La voce, tuttavia, non è quella di Dawson, come vedremo più avanti. 

Dr. Claw, il villain dell’Ispettore Gadget, ispirato a Blofeld

Terence Young chiama il primo ciak di Dalla Russia con Amore il primo di aprile del 1963. Si gira ancora negli studi di Pinewood, poco fuori Londra. C’è il rischio di deludere le aspettative dei moltissimi fan che 007 ha già incantato con il primo film, ma questa volta tutti sanno esattamente cosa stanno facendo e il budget è di due milioni di dollari. Cosa potrebbe mai andare storto?

Il 5 aprile viene girata negli studi Pinewood la scena del campionato mondiale di scacchi nel superbo set allestito da Syd Cain per il costo di 150.000 dollari. Tutto è stato ragionato nei minimi dettagli, il motivo del pavimento è a scacchiera, le luci di scena sono coperte da un mascherino dipinto per poter inquadrare anche il soffitto del salone, le mosse dei due finalisti (tra cui il numero 2 della Spectre Kronsteen, interpretato da Vladek Sheybal) riprendono quelle di una partita realmente disputata tre anni prima da Spassky e Bronstein. Come spiegherà lo stesso Kronsteen, l’intero film sarà una partita a scacchi tra l’intelligenza strategica del nemico e l’astuzia di James Bond.

Il set costruito da Syd Cain a Pinewood

Tocca poi alla scena della seduzione di Tatiana, che in un’inquadratura molto audace per l’epoca vediamo attraversare la stanza nuda appena mascherata da un sottile tendaggio (si tratta di una controfigura) per infilarsi nel letto di Bond. Quella scena dovette essere girata diverse volte perchè Sean Connery, resosi conto dell’imbarazzo di Daniela, cercava di metterla a suo agio facendola ridere con il solletico, sotto lo sguardo complice di Terence Young…

Daniela Bianchi pronta per la scena della seduzione

Ma questo è niente in confronto alle difficoltà incontrate con la scena ambientata sullo yacht di Blofeld, in cui viene spiegato allo spettatore il piano della Spectre: la sequenza è stata girata a Pinewood il 10 di aprile (con qualche difficoltà causata dal fatto che i pesci lottatori siamesi dell’acquario di Blofeld non volevano saperne di lottare) e in seguito rimaneggiata più volte per far combaciare i dialoghi con gli adattamenti che venivano fatti al copione man mano che la trama prendeva forma con i diversi aggiustamenti di sceneggiatura. Poiché però, avvicinandosi al termine delle riprese, tempo e denaro scarseggiavano, Young e il montatore Hunt dovettero trovare un modo per modificare la scena senza dover ricostruire il set. Le cose furono facili per il personaggio di Blofeld, di cui come abbiamo già detto non si vedeva il volto, che venne ridoppiato dall’attore Eric Pohlmann, che aveva già recitato in alcuni film prodotti da Broccoli; Lotte Lenya girò nuovamente la scena recitando le nuove battute e le nuove inquadrature furono sovrapposte a quelle della scena precedente tramite l’utilizzo di lucidi, in modo da mantenere inalterato il fondale. Peter Hunt inoltre si inventa di utilizzare una scena già girata in cui Rosa Klebb si avvicinava all’acquario per osservare i pesci, semplicemente riavvolgendo la pellicola per mostrarla anche mentre se ne allontana. Trucchi del mestiere!

Young incoraggia sempre i suoi collaboratori se propongono soluzioni ardite: come ad esempio quando il produttore Harry Saltzman propone di far uccidere James Bond ancora prima dei titoli di testa! In Dalla Russia con Amore infatti troviamo per la prima volta una scena del film prima dei titoli di testa, caratteristica che diventerà poi distintiva di tutti i film della saga. La scena dell’uccisione di Bond da parte di Grant viene girata nei giardini degli studi Pinewood nella notte tra il 16 e il 17 aprile. La scelta è dovuta al fatto che tutti gli altri set non sono ancora pronti, ma il regista è molto contento di questa location esterna con statue e siepi che ricorda il film L’Anno Scorso a Marienbad di Alain Resnais. Nella scena vediamo l’agente della Spectre Grant che segue poi assale e uccide 007 strangolandolo con un filo nascosto nell’orologio; dopo l’uccisione sopraggiunge un altro agente Spectre, Morzeny (interpretato dall’attore Walter Gotell, che tornerà più avanti nella saga in un ruolo diverso, quello del generale russo Gogol, capo del KGB), che toglie al cadavere una maschera rivelando che non si tratta del vero James Bond. Purtroppo però l’attore che era stato scelto, nel momento in cui viene smascherato, si rivela essere troppo somigliante a Sean Connery, il che potrebbe confondere non poco il pubblico… ma questo problema emergerà solamente più tardi, in fase di montaggio, quando tutta la troupe e il cast saranno già partiti per Istanbul.

Il campo di addestramento Spectre si ispira a quello del film “Spartacus”

Dopo il successo planetario di Licenza di Uccidere, 007 è un personaggio amato e conosciuto ormai in ogni dove. L’accoglienza della popolazione di Istanbul all’arrivo di Sean Connery è festosa ed entusiasta…fin troppo! Ovunque posizioni la macchina da presa Young si ritrova circondato da migliaia di fan e curiosi. Nemmeno i poliziotti turchi a cavallo riescono a contenere la folla e le riprese del film sono seriamente compromesse. Ecco perché il regista, insieme al coordinatore degli stunt, crea un diversivo: Peter Perkins e altri stuntmen si appendono fuori dal cornicione dell’ottavo piano di un edificio e fingono di girare una scena per distrarre la folla, mentre Young, indisturbato, può continuare con le vere riprese del film. Tocca dunque alla scena dell’assalto all’ambasciata, in cui Young utilizza abbondantemente i fumogeni per gli effetti speciali delle esplosioni: peccato però che non avesse i dovuti permessi! Polizia e ambulanze accorrono sul set a sirene spiegate e il regista deve chiarire il malinteso, che però non sarà l’ultimo. Qualche giorno dopo infatti, quando il supervisore degli effetti speciali John Stears, in base ad accordi presi in precedenza dal produttore Saltzman, si reca in una base militare turca alla ricerca di pezzi di elicotteri in disuso da utilizzare per le riprese, si ritrova improvvisamente una quarantina di fucili puntati addosso e viene preso in custodia dai militari. Fortunatamente l’equivoco viene chiarito e il tutto si conclude con un bello spavento, destinato a non essere l’ultimo. Almeno le riprese dell’arrivo di 007 all’aeroporto di Istanbul filano lisce. Young crea una scena speculare a quella del film precedente, in cui Bond arrivava all’aeroporto in Giamaica. Le due sequenze presentano le stesse scene nel medesimo ordine: atterraggio dell’aereo, torre di controllo che ne annuncia l’arrivo, controcampo di 007 al terminal dell’aeroporto. Come in Licenza di Uccidere, Bond viene osservato da un tipo sospetto, accolto da un autista e seguito da un altro tizio sospetto. Questa volta però i ruoli dei personaggi sono invertiti: l’autista, che in Dr. No era un cattivo, qui è un alleato (un figlio di Kerim Bey), mentre il losco figuro che osserva 007 non è più la spia alleata Felix Leiter ma un agente bulgaro al soldo dei sovietici; l’uomo che lo segue in auto, che nel primo film era il buon Quarrel, invece è Red Grant, l’assassino della Spectre. Con grande abilità Young ha stabilito un parallelismo ma anche un’evoluzione rispetto al primo film della saga, facendo sentire lo spettatore allo stesso tempo rassicurato e sulle spine. Questa ambivalenza viene sottolineata perfettamente dal tema musicale di 007, creato da John Barry, che nasce da uno spunto militare ma si sviluppa in maniera ironica, in armonia con lo spirito del personaggio: lo spettatore sa già che Bond alla fine trionferà, ma durante il film segue comunque con ansia le sue imprese. Il compositore si era recato con la troupe a Istanbul alla ricerca di ispirazioni sonore tipiche del luogo, ma alla fine opterà per una colonna sonora di impostazione completamente europea, resa più esotica soltanto dall’aggiunta di alcuni strumenti tipici della musica turca (cimbali da dita, cetre).

La danzatrice del ventre Lisa Guiraut, sul cui corpo vengono anche proiettati i titoli di testa

Nel romanzo di Fleming la permanenza di James Bond a Istanbul era molto breve (giusto il tempo di sedurre Tatiana, che gli consegna poi il Lektor senza alcuna difficoltà), ma lo sceneggiatore Maibaum aggiunge alcune scene ambientate nella capitale turca per sottolineare il tentennamento emotivo di Tatiana e aumentare la suspense; a rendere Bond il più affascinante possibile affinché possa vincere la riluttanza di Tatiana è ancora una volta il sarto di Savile Row Anthony Sinclair, unitamente alle camicie su misura di Turnbull&Asser. Young vuole sfruttare appieno la location turca: gira dunque all’interno della moschea di Santa Sofia, sul Bosforo, e perfino nelle condutture sotterranee. La scena dell’orda di ratti incontrata da Bond e Tatiana però viene girata più tardi con non poche difficoltà: in Inghilterra infatti non è permesso utilizzare ratti selvatici per le riprese, così Syd Cain tenta di girare la scena con dei ratti bianchi il cui pelo viene scurito con il cacao in polvere. Purtroppo però i ratti sono storditi dalle luci e si fermano in continuazione per leccarsi via il cacao. La scena viene quindi girata in Spagna, in un magazzino in cui vengono liberate centinaia di autentici ratti di fogna, catturati nei giorni precedenti; Cain deve approntare una gabbia di vetro in cui far rifugiare gli operatori.

Ratti buongustai in “Ratatouille”

L’ultima sequenza da girare prima del rientro in Inghilterra è quella dell’inseguimento in motoscafo, ambientata a Venezia, ma una serie di inconvenienti (barche troppo lente, maltempo, attacchi di mal di mare dei membri del cast e della troupe) impediscono di realizzare la scena. Ma c’è un altro motivo, purtroppo, per anticipare il rientro in Gran Bretagna.

L’attore Pedro Armendariz, infatti, da alcuni giorni appare visibilmente sofferente. Terence Young insiste per farlo visitare da suo fratello, che è anche il medico di corte di Buckingham Palace, e la diagnosi è catastrofica: Pedro ha un cancro non operabile che lo porterà alla morte nel giro di poche settimane. L’attore, ansioso di lasciare del denaro alla famiglia, insiste per terminare le riprese del film, che sarà inevitabilmente il suo ultimo. Young decide di correre il rischio, ma è necessario rientrare immediatamente in Inghilterra per ultimare tutte le scene che coinvolgono l’attore messicano.

Pedro Armendariz con Sean Connery

La scena più impegnativa per Pedro è quella del campo zingaro, che viene ricostruito negli studi Pinewood su modello di un luogo visitato a Istanbul, nel quartiere Topkapi. Durante le riprese Armendariz è visibilmente sofferente, zoppica e in alcuni momenti deve essere sostenuto da dietro per reggersi in piedi. Peter Perkins aveva iniziato tre settimane prima a far esercitare le attrici Aliza Gur e Martine Beswick per la scena del combattimento, coreografata da lui stesso e divenuta una delle più celebri della saga di Bond. Nel bel mezzo dello scontro tra le due gitane fanno irruzione nel campo i bulgari, e questa scena di battaglia ci dà l’occasione per osservare la strategia di Bond, che si muove ai margini dello scontro osservando e valutando, soppesando forze e debolezze, per intervenire in sicurezza e non correre rischi in scontri non necessari. Come si era visto anche in Dr. No, 007 non perde tempo con i pesci piccoli (come la fotografa in Giamaica) ma punta direttamente ai pezzi grossi del crimine. Subito dopo la conclusione della scena il tempo cambia e inizia una pioggia che durerà per ben cinque giorni: se Young non avesse portato a termine la scena in quel frangente non ne avrebbe più avuto l’occasione. Nelle ore successive infatti le condizioni di Armendariz peggiorano e l’attore viene ricoverato in ospedale, dove decide di togliersi la vita con una pistola portata con sé di nascosto.

Dopo la tragica morte di Armendariz spetta al regista Terence Young spingere i suoi collaboratori (cui si rivolge spesso chiamandoli “figli miei”) a farsi forza e portare a compimento il film. Lo scenografo Syd Cain, dopo aver studiato a fondo l’originale, ha realizzato un set che riproduce gli interni sfarzosi dell’Orient Express: il treno di Istanbul era troppo malridotto per poter girare le scene al suo interno. 

Una curiosità: Sean Connery, nel 1974 farà parte del cast stellare del film Assassinio sull’Orient Express, di Sidney Lumet, basato sul romanzo di Agatha Christie. 

Sull’Orient Express, sentiamo Grant parlare per la prima volta in tutto il film. Quando si finge una spia inglese cerca di imitarne la parlata, poi però rivela la sua vera identità a 007, che già aveva avuto dei sospetti (“Vino rosso con il pesce…dovevo capirlo da questo” è una delle battute più riuscite). Segue la famosa scena della lotta, coreografata dallo stesso Young, che era stato pugile all’università, e da Perkins e girata dagli attori stessi, ripresi molto da vicino negli spazi stretti del vagone, sostituiti in pochissime inquadrature da controfigure. In tutto servono due giorni di riprese (ma in fase di montaggio Young girerà ulteriori inquadrature aggiuntive) per un combattimento di sei minuti, così violento che all’epoca rischiò di essere censurato. La scena funziona così bene grazie alla suspense costruita durante tutto il film, a partire dall’uccisione del falso Bond e attraverso tutti i pedinamenti e gli omicidi commessi da Grant nell’ombra. Nel libro di Fleming l’agente della Spectre sparava a 007 con una pistola nascosta dentro una copia di Guerra e Pace, colpendo però il portasigarette di metallo che Bond aveva in tasca. Nel film, per prima cosa Grant disarma 007 e gli porta via il portasigarette: sarà la sua avidità, unita all’equipaggiamento impeccabile fornito da Q, a segnare la sua fine. Durante la lotta Grant cerca di uccidere il vero Bond come aveva ucciso il falso Bond nell’incipit, strangolandolo con un filo nascosto nell’orologio. 

Sean Connery e Robert Shaw saranno di nuovo rivali nel film del 1976 “Robin e Marian”, nei panni di Robin Hood e dello Sceriffo di Nottingham

A questo proposito, il regista rigira anche la scena della morte del falso Bond, che viene sostituito da un attore con i baffi per non poter essere confuso con Sean Connery.

Nel romanzo, dopo la morte di Grant, Bond e Tatiana saltano dal treno senza che vi siano ulteriori incidenti; Maibaum aggiunge invece due scene ulteriori per mantenere alta la tensione drammatica fino alla fine. La prima scena è quella dell’inseguimento di 007 da parte dell‘elicottero, ispirata a quella di Cary Grant nel film Intrigo Internazionale di Hitchcock. Sean Connery gira quasi tutta la sequenza personalmente; l’elicottero che si schianta, invece, è un modellino radiocomandato creato da John Stears. La seconda scena aggiunta è quella, già citata, dell’inseguimento in motoscafo, che Young non era riuscito a girare ad Istanbul: l’ultima scena che resta da girare. Sembrerebbe quasi fatta…

La location selezionata è in Scozia. Il 6 luglio, quando il regista sale su un elicottero per cercare il punto migliore per le riprese, questo a causa di un malfunzionamento precipita in mare. La cinepresa che si trovava a bordo blocca lo sportello. Alcuni membri della troupe si tuffano ed estraggono Terence Young e gli altri passeggeri riportandoli a terra. Young ha dei tagli sulle gambe ma non se ne preoccupa e ritorna immediatamente dietro alla macchina da presa, senza mai prendersi una pausa fino a sera. Nonostante la stoicità di Young tuttavia è necessario attendere diversi giorni per far arrivare un nuovo elicottero da Londra e poter terminare le riprese… e ormai il tempo stringe: la data della première infatti è già stata fissata.

La scena è rischiosa (come si è visto fin troppo bene) e costosa, è possibile girarla solamente una volta. Ma per un fraintendimento le cariche esplosive piazzate sott’acqua vengono fatte saltare durante una prova. Non resta dunque che far arrivare nuovo materiale esplosivo da Londra e rigirare la scena il giorno successivo, in cui finalmente Young riesce a portare a casa la scena: la pazienza di aspettare, come imposto dal produttore Broccoli, che il vento soffiasse nella giusta direzione dà i suoi frutti, e la scena risulta perfetta. Gli effetti post-esplosione però vengono girati a Pinewood, in una vasca. La scena è rischiosa, gli interpreti sono accecati dal fumo, ma Walter Gotell rifiuta la controfigura e gira la scena personalmente. Nonostante l’ambiente controllato le esplosioni sfuggono di mano e tre stuntmen restano ustionati. Come se non bastasse, l’autista di Daniela Bianchi si addormenta al volante e l’auto esce di strada; Sean Connery, che viaggia nell’auto subito dietro, soccorre personalmente la collega. Per fortuna nulla di grave, ma l’attrice ha sbattuto il viso e ha la faccia tutta gonfia: non potrà girare alcuna scena prima di due settimane.

La scena finale, che nel romanzo si svolge al Ritz di Parigi, è invece ambientata in un hotel di Venezia e girata a Pinewood. La celebre scena dell’attacco della Klebb con la scarpa dalla punta avvelenata è diversa rispetto a quella del libro, in cui Bond veniva attaccato anche con una pistola e dei ferri da calza avvelenati. Alla fine riusciva comunque a prevalere, ma mentre veniva portata via dalle forze dell’ordine la Klebb riusciva a colpire Bond con il puntale avvelenato; il libro si conclude con 007 che cade a terra come morto. Fleming, tuttavia, non aveva mai avuto davvero intenzione di uccidere la sua spia (stava già scrivendo il libro successivo), desiderava solo aumentare la suspense. 

Durante la fase di montaggio Young, instancabile, continua a girare scene e inquadrature aggiuntive; corre perfino a Venezia per avere alcune riprese fatte sul posto. La sceneggiatura è stata riscritta e modificata fino all’ultimo, la storia è risultata molto più complessa di quella del romanzo, e sono necessari diversi aggiustamenti per far combaciare tutte le scene e i dialoghi.

Il 10 ottobre 1963, al London Pavilion, si svolge come previsto la première di Dalla Russia con Amore: sarà l’ultima cui presenzierà l’autore dei romanzi Ian Fleming, che si spegnerà il 12 agosto 1964, all’età di 56 anni, a causa di un infarto. Fleming era per molti aspetti simile al suo personaggio più celebre: anche lui amava le belle donne e i bei vestiti, era stato nell’esercito ed era entrato poi nei servizi segreti della marina britannica. Nelle interviste rivela che in Bond ha messo molte delle sue manie (come l’odio per il tè e per il nodo Windsor delle cravatte) ma che non si ritiene uguale a lui. In ogni caso non lo considera un eroe, ma capisce che il suo pubblico invece ammira Bond e il suo stile di vita romantico e avventuroso, anche se crede che sia necessario per il protagonista soffrire sempre un po’ prima del trionfo finale. Nei suoi libri ha inserito moltissimi dettagli realistici presi dalla propria esperienza e dai suoi molti viaggi, ma non quelli che riguardano il mestiere di agente segreto: in caso contrario, spiega, si sarebbe trovato in grossi guai. Prende piuttosto ispirazione da vicende riguardanti lo spionaggio in altri paesi. Fleming adotta una rigida routine di scrittura per i suoi romanzi: scrive per due mesi all’anno (le vacanze pattuite nel contratto con la rivista Sunday Times, per cui lavorava come come corrispondente estero), quando si recava nella sua tenuta in Giamaica, Goldeneye. Nello specifico scrive tre ore ogni mattina e un’ora nel tardo pomeriggio, per un totale di duemila parole al giorno. La prima stesura viene fatta di getto per non perdere il ritmo, perché sa quanto l’azione sia importante in questo genere di romanzi (era appassionato di thriller fin da bambino), lascia tutte le correzioni per la fase successiva. Non ha mai coltivato ambizioni letterarie diverse, essere il creatore di 007 lo soddisfaceva pienamente. Non si preoccupa per nulla del fatto che i suoi libri possano corrompere in qualche modo i giovani, pieni di sesso e di violenza come sono, in quanto essi “sono destinati ad un pubblico di focosi adulti eterosessuali”: la storia lo ha smentito, visto che i film di 007 sono amati ancora oggi in tutto il mondo e da ogni categoria di persone, nonostante molti, proprio come lui stesso comprendeva, non ne apprezzino alcune caratteristiche. Si tratta in ogni caso di un successo strabiliante per un personaggio nato, come Fleming spiega, “per togliere la mia mente dall’agonia del mio imminente matrimonio”.

Ian Fleming, autore dei romanzi di 007

Beh, anche se nato come distrazione per uno scapolo incallito indesideroso di farsi definitivamente accalappiare, a noi James Bond piace così com’è. E infatti 007 tornerà sulle pagine di questo blog in quello che non esito a definire uno dei miei film preferiti della saga: Goldfinger!