Lo Straordinario Mondo di Zoey

Titolo originale: Zoey’s Extraordinary Playlist

Anno: 2020

Interpreti: Jane Levy, Skylar Astin, Alex Newell, Peter Gallagher, Lauren Graham

Dove trovarlo: RaiPlay

Zoey (Jane Levy) lavora per una grande azienda informatica insieme al suo migliore amico, Max (Skylar Astin), segretamente innamorato di lei, e a Simon (John Clarence Stewart), di cui lei è segretamente innamorata ma che è già fidanzato. Con il suo capo, Joan, ha un rapporto complicato fatto di alti e bassi. La situazione in famiglia non è per nulla facile: al padre Mitch, con cui Zoey aveva un bellissimo rapporto, è stata diagnosticata una malattia rara che lo ha condotto in breve tempo ad uno stato semi-catatonico e lo porterà inevitabilmente alla morte in poco tempo. Un giorno, subito dopo aver effettuato una risonanza magnetica, Zoey si rende conto che qualcosa in lei è cambiato: ora è in grado di percepire i pensieri e gli stati d’animo delle persone che le stanno intorno. E la percezione avviene sotto forma di… numero musicale!

Lo Straordinario Mondo di Zoey è una serie di 12 episodi di circa 40 minuti ciascuno – una seconda serie è già stata annunciata per il prossimo anno – adatta esclusivamente agli amanti del musical. Infatti, per chi non ama le canzoni, i balletti e i numeri musicali in genere potrebbe risultare davvero noiosa. I personaggi, le vicende e la trama non sono particolarmente coerenti o interessanti, ma piuttosto elaborati in funzione alle canzoni che devono descrivere di volta in volta le emozioni e i turbamenti di ciascuno. L’assunto di per sé è piuttosto semplice e non originale, ma se lo si accetta è possibile passare qualche tranquilla serata a godersi un’opera senza pretese, divertente ma in alcuni passaggi anche commovente: tutto quello che riguarda la malattia del padre di Zoey, interpretato dal talentuoso Peter Gallagher, che esce dalla sua immobilità per cantare e danzare con la figlia, mi ha fatto versare un bel po’ di lacrime. Ho trovato però anche momenti divertenti, su tutti il numero tratto da Jesus Christ Superstar e la maggior parte di quelli affidati a Lauren Graham, la Lorelai Gilmore di Una Mamma per Amica. Gli interpreti sono tutti all’altezza e le coreografie, ideate dalla cantante Mandy Moore (che compare in un cameo nei panni di se stessa), sono originali ma tipicamente hollywoodiane allo stesso tempo. Di grande effetto il numero eseguito dai ballerini che interpretano ragazzi sordomuti. Una piacevolissima sorpresa per me quella di ritrovare in un episodio l’attrice Bernadette Peters, che interpretava la soubrette Vilma Kaplan in Silent Movie di Mel Brooks: essendo il film di Brooks muto, mi ero goduta le sue gag e i suoi balletti ma non avevo mai sentito la sua voce, così sento di aver finalmente colmato una lacuna.

L’Ultima Follia di Mel Brooks

Titolo originale: Silent Movie

Anno: 1976

Regia: Mel Brooks

Interpreti: Mel Brooks, Marty Feldman, Dom DeLuise, Bernadette Peters, Sid Caesar, Liam Dunn

Dove trovarlo: a dire il vero ho fatto una gran fatica a trovarlo, era in un mobiletto in cantina in terza fila

Dopo che l’alcool gli ha rovinato la carriera, il regista Mel Funn (Mel Brooks) vuole tentare un grande rientro a Hollywood e propone al capo dei Big Studios (Syd Caesar) un’idea azzardata: realizzare un film muto. Il capo gli propone un accordo: finanzierà il suo film muto solamente se lui riuscirà a coinvolgere nel progetto delle grandi star. Così Mel Funn, insieme ai fidati amici e collaboratori Marty Eggs (Marty Feldman) e Dom Bell (Dom DeLuise) si mette alla ricerca di attori e attrici famosi che vogliano far parte del suo film. Ma lo studio concorrente, Engulf&Devour (Trangugia&Divora), per sabotare il film invia a Funn un’irresistibile tentazione: la seducente soubrette Vilma Kaplan (Bernadette Peters).

Il titolo italiano, L’Ultima Follia di Mel Brooks, come spesso accade è fuorviante: infatti, anche se si può considerare il colpo di coda della fase dei grandi successi del regista Mel Brooks, ad esso sono seguiti molti altri film, anche se non certo all’altezza dei più vecchi (io però personalmente ho un debole anche per Robin Hood – Un Uomo in Calzamaglia). L’idea di inserire nel titoli il nome del regista fa capire subito che si sta parlando di una cosa divertente (e non potrebbe essere diversamente) e prelude già all’impostazione metacinematografica del film, che in lingua originale ha un titolo più semplice ma altrettanto d’impatto e funzionale: Silent Movie. Chi si aspettava infatti un film muto nel 1976? Figuriamoci poi un film muto intitolato Film Muto  il cui argomento è la realizzazione di un film muto… Come sempre, il confine tra follia e genio è davvero sottile… Per quanto mi riguarda, non ho alcun dubbio: genio! Ho sempre amato Mel Brooks, uno dei registi più divertenti in assoluto, che ama il rischio (oltre a un film muto infatti ha diretto un film in bianco e nero, divenuto un classico imprescindibile della commedia: Frankenstein Junior), ma dovendo scegliere tra i suoi titoli il mio preferito la scelta cadrebbe proprio su Silent Movie, proprio perché, raccontando la storia della realizzazione di un film, permette al regista di giocare tutti gli assi metacinematografici a disposizione, con gran gusto dei cinefili. La prima ghiottoneria è il cast. Brooks raduna tutti i suoi fedelissimi compagni di avventure: Marty “Igor” Feldman (già in Young Frankenstein), Dom DeLuise (già in Il Mistero delle Dodici Sedie e Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco), Liam Dunn nei panni dello sfortunato giornalaio (non aveva avuto più fortuna in Frankenstein Junior, dove Gene Wilder lo utilizzava come cavia per i suoi esperimenti sul sistema nervoso), e mette se stesso al timone nei panni del regista del film muto. Si uniscono alla squadra la splendida Bernadette Peters, che entra in scena all’interno di una gigantesca banana “scimmiottando” Marlene Dietrich che nel film del 1932 Venere Bionda si presentava sul palcoscenico in un costume da gorilla, e il simpaticissimo Sid Caesar (l’allenatore che in Grease cercava di insegnare la pallacanestro a John Travolta), che interpreta il capo dello Studio cinematografico e con la sua straordinaria mimica è perfetto per le gag slapstick: la sua “Non lo sai che lo slapstick è morto?” è una delle battute (tutte scritte in fotogrammi a se stanti, che si alternano alle immagini, proprio come nei film muti) più sagaci del film. Ai nomi già citati si aggiungono le grandi star che interpretano se stesse, quelle che Mel e i suoi compagni importunano per convincerli a partecipare al film: Burt Reynolds, James Caan, Liza Minnelli, Anne Bancroft (moglie di Mel Brooks), Paul Newman. Ciascuno di questi attori si presta con grande autoironia a prendere in giro se stesso e le sue fissazioni (Anne Bancroft si presenta come una diva con quattro bellocci al seguito, il vanitoso Burt Reynolds si rimira continuamente in ogni specchio, Paul Newman batte il regista in una frenetica gara di velocità… su sedie a rotelle!). Il film, come già detto, è interamente muto, per tutta la sua durata non si sentono che l’accompagnamento musicale e i molti suoni cartooneschi: tuttavia una parola viene detta, una e una sola! Quale e da chi (e questo è fondamentale) lascio a voi scoprirlo. Raccomando caldamente questo film a tutti: non fatevi spaventare dall’idea che sia un film muto perché è spassosissimo e acuto, adatto ai fan di Mel Brooks, ai nostalgici della vecchia Hollywood, ai cinefili curiosi… e anche ai bambini! 

Voto: 4 Muffin

Get Smart – Casino Totale

Titolo originale: Get Smart

Anno: 2008

Regia: Peter Segal

Interpreti: Steve Carell, Anne Hathaway, Dwayne Johnson, Alan Arkin, Terence Stamp, Bill Murray, Patrick Warburton, James Caan

Dove trovarlo: a casa mia, in mezzo ai cartoni animati

Maxwell Smart (Steve Carell) è l’analista più brillante dell’agenzia di spionaggio Control, ma si allena e studia da anni per superare l’esame e diventare agente operativo. Quando però la sede di Control viene attaccata e le identità di tutti gli agenti rese pubbliche, Max e la sua collega 99 (Anne Hathaway), che ha recentemente modificato il suo volto con un intervento di chirurgia plastica, diventano l’unica speranza per sventare il malefico piano dell’organizzazione criminale Kaos.

Get Smart, letteralmente “fatti intelligente”, è la trasposizione cinematografica della serie tv omonima degli anni ‘60, prodotta tra gli altri da Mel Brooks, e ne mantiene l’umorismo semplice e adatto a tutti ma non grossolano. Il film è una parodia riuscita e accessibile ai film di spionaggio e a quelli di 007 in particolare, che offre scene e situazioni davvero divertenti ma che riesce a essere di per sé un film completo e ben riuscito, con qualche caduta di ritmo e qualche  stranezza formale che però si fanno presto perdonare. Steve Carell è un ottimo protagonista, tenero e divertente; Anne Hathaway è adatta per il ruolo di spia veterana presuntuosa e saccente che alla fine si innamora della genuinità e dedizione del collega; Dwayne “The Rock” Johnson dà lustro al film con la sua presenza e la sua grande simpatia, dimostrando però di avere anche doti recitative; Terence Stamp un perfetto antagonista megalomane su modello bondiano; Alan Arkin una forza della natura; James Caan spassoso e perfettamente a suo agio nel ruolo del presidente degli Stati Uniti; menzione speciale per Bill Murray, che compare nei panni di… un albero!

Voto: 4 Muffin