Paradise Beach – Dentro l’Incubo

Prendi una bellissima ragazza appassionata di surf che ha perso da poco la madre e abbandonato la facoltà di medicina.

Aggiungi un enorme squalo bianco che, pur avendo a disposizione un’intera carcassa di capodoglio da poter mangiare, ha deciso che è meglio la carne fresca di una bionda (ma per essere politically correct e non far credere che un animale possa davvero essere crudele senza motivo ci mostrano che lo squalo ha un grosso amo infilzato nella pelle).

Risultato? Paradise Beach, titolo originale The Shallows (=acque basse).

Abbiamo già visto una moltitudine di pescecani assassini, di ogni dimensione e con svariati numeri di teste, quindi ora desideriamo qualcosa di diverso.

Dimenticate però di godervi per più di un’ora le grazie di Blake Lively in bikini: non succede.

Iniziamo male quando la protagonista, interrogata dall’uomo che le ha appena dato un passaggio in mezzo al fitto bosco messicano per trovare la spiaggia senza nome dove andava sua madre, gli risponde di non preoccuparsi per lei perchè tornerà indietro con Uber.

Se tutti quanti, padre, sorella e messicani sconosciuti ti dicono che è pericoloso fare surf dopo il tramonto, tu cosa fai? Ti butti in acqua all’imbrunire, chiaro. E tutta sola, perchè la tua amica sta smaltendo una sbornia in albergo.

Effetti speciali? Quando la ragazza viene morsa dallo squalo diventa tutto rosso. E più tardi, proprio nel momento del bisogno, compare un provvidenziale banco di meduse… Bisogna accontentarsi.

Blake Lively è bloccata su uno scoglio e lo squalo, dopo averla assaggiata, le gira intorno con pazienza aspettando l’alta marea per mangiarsi anche il resto. Come il coccodrillo con Capitan Uncino. Ma a farle compagnia Blake non ha il caro Spugna, bensì un gabbiano che, ferito ad un’ala, è intrappolato come lei sullo scoglio. La ragazza si affeziona all’uccello e gli dà anche un nome. Non indovinate quale? 

Esatto, Steven Seagal (in inglese seagull significa “gabbiano”)!

Accadono alcune (poche) cose: i surfisti ritornano solo per farsi massacrare; un ubriaco decide che deve assolutamente entrare in acqua per prendersi una tavola da surf galleggiante e viene, ovviamente, ucciso; Blake si rattoppa la gamba usando i suoi orecchini poi raggiunge una boa.

Conclusione? Blake Lively alla fine è molto malridotta ma se la cava, e anche Steven Seagull.

Ho realizzato una cosa papà”. “Cosa figlia mia? Che se fai sempre la saputella prepotente e abbandoni gli studi poi finisci male?”. “No, ho dimenticato la mia amica ubriaca in un hotel di Tijuana…”

8 pensieri riguardo “Paradise Beach – Dentro l’Incubo

  1. Sì, io non so niente di sport acquatici (nulla a che fare con tutti i film di squali assassini che mi sono vista eh!) ma non so quante surfiste entrino nell’oceano indossando grandi orecchini a spillone… ma dopo aver visto questo film lo faranno tutti! Le tecnica sta a metà tra la cicatrizzazione con polvere da sparo di Rambo e la tracheotomia con la penna biro del Dottor Ross (George Clooney in E.R.) ;P

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  2. L’ho visto circa due anni fa e mi è piaciuto molto.
    In effetti gli orecchini per fare surf non sono la cosa più necessaria del mondo, ma uno è libero di fare surf agghindato come meglio crede☺.
    Per dire… James Bond lo farebbe senza problemi anche in smoking…

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    1. Quello è stato il primo film di 007 che ho visto: La Spia Che Mi Amava. Fantastica la Lotus Esprit che diventa un sottomarino. Fantastico Richard Kiel (Squalo) che infatti ritornerà in Moonraker.
      E comunque Roger Moore si portava sempre dietro il personaggio di Lord Brett Sinclair da Attenti A Quei Due adattandolo alla spia al servizio segreto di Sua Maestà.
      Stesso modo di gigioneggiare e di affrontare i cattivi della situazione.
      Un gran bel periodo per il cinema.

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