Big Eyes

Anno: 2014

Regia: Tim Burton

Interpreti: Amy Adams, Christoph Waltz, Krysten Ritter, Terence Stamp, Jason Schwartzman

Dove trovarlo: RaiPlay

Tratto dalla storia vera della pittrice Margaret Keane, che negli anni ‘60 ha dovuto sostenere una durissima battaglia legale contro il marito per riappropriarsi dei diritti delle proprie opere, i quadri da lei dipinti che ebbero enorme diffusione e successo negli anni ‘50 ma che il marito reclamava come proprie creazioni. Il titolo del film deriva dalla caratteristica principale dei ritratti di Margaret, tutti raffiguranti bambini e bambine dai grandissimi occhi.

Incredibile come talvolta realtà e finzione si integrino alla perfezione. L’ambientazione di Big Eyes, infatti, ricorda moltissimo quella rappresentata da Tim Burton in molti dei suoi film. Forse quello più indicativo in questo caso è Edward – Mani di Forbice e della sua provincia americana a tinte pastello con casette a schiera, giardini curati e staccionate bianche, dove però l’aspetto idilliaco nasconde in realtà i sentimenti più meschini; lo stesso si può dire di Walter Keane (interpretato egregiamente da Christoph Waltz, che non smentisce la sua fama di villain perfetto), il marito, così generoso e galante ma in realtà egoista e menzognero fin dall’inizio. E i ritratti di bambini dai grandi occhi sproporzionati ricordano moltissimo i personaggi dei film in stop-motion del regista, come Nightmare Before Christmas (di cui in realtà è solo produttore ma che si può senz’altro considerare una sua creazione) e La Sposa Cadavere. Non è dunque una sorpresa apprendere che il regista stesso è appassionato e anche collezionista dei quadri di Margaret Keane. Impossibile quindi pensare ad un diverso regista per raccontare la storia vera, tribolata ma a lieto fine, della pittrice Margaret Keane, interpretata magistralmente da Amy Adams, bravissima a rendere tanto il lato fragile e sottomesso quanto quello sicuro e determinato del suo personaggio. Pur trattandosi della biografia di un’artista il film non ha mai un momento noioso grazie alla ricchezza con cui sono caratterizzati i personaggi principali e alla felice abbondanza di comprimari di lusso: Terence Stamp temibile critico d’arte; Jason Schwartzman intransigente gallerista modaiolo; Krysten Ritter, finalmente libera dal chiodo nero di Jessica Jones, in veste chiacchierona e sbarazzina. Nei titoli di coda viene raccontato cosa accadde realmente dopo il processo Keane vs. Keane e si scopre che la stessa Margaret Keane, ancora oggi in vita e ancora in attività all’epoca del film, ha dato il suo contributo incontrando personalmente Amy Adams. Un gran bel film adatto ai fan di Tim Burton ma anche a coloro che normalmente lo evitano; una piacevolissima occasione per scoprire qualcosa di più sulla storia dell’artista Keane ma anche del regista Tim Burton, evidentemente influenzato dalle sue opere fin dall’inizio.

Voto: 4 Muffin

12 pensieri riguardo “Big Eyes

  1. Quando ho ripassato tutto Burton per la mia serie, trovai una foto di Burton e Lisa Marie che si baloccano con un quadro di Margaret Keane risalente per lo meno al 1997… ma questa certificata “fissa” di Burton per Keane è risultata in un film in cui Burton sembra togliersi qualche sassolino dalle scarpe riguardo al suo rapporto coi produttori…
    Io ho sempre letto «Big Eyes» un’operazione simile a quella di «Chef» di Jon Favreau: un discorso su gente che “ti frega il lavoro”, a te che sei solo un ingenuo “artista”…
    Una grossa, cioè, metafora anti-Hollywood, che però si stempera un pochino nel “biopic”: Burton, 20 anni e passa prima, con gli stessi Alexander & Karaszewski, in «Ed Wood», era stato molto più esplicito…

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    1. A me piace molto Tim Burton, mi è sempre piaciuto, però fatico a credere ai suoi sottotesti sulla purezza e l’integrità artistica dopo che è tornato da papà Disney, dove aveva imparato i rudimenti del mestiere dell’animatore (facendo alcuni disegni per Red e Toby, per esempio) per realizzare un’opera non certo memorabile come Alice nel Paese delle Meraviglie (non ho ancora visto Dumbo però). Ed Wood è stupendo, mi ha proprio stregata, ma mi piacciono anche i suoi classici che, se non nella forma, nella sostanza sono di anima disneyana (perfino Sweeney Todd, a conti fatti). Comunque, che il regista volesse polemizzare con gli studios o meno, per me Big Eyes resta un bel film, anche se non sarà mai il mio preferito di Tim Burton.

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      1. Povero Burton…
        si può difendere, tirando molto per i capelli, col fatto che sia «Dumbo» sia «Alice» sono quelli che, nel marciume del genere, possono definirsi forse i “migliori” reboot/remake Disney… della serie: «se cacca deve essere, che sia almeno la meno peggio»…
        Anche Favreau, in «Chef» auspicava un connubio nuovo tra arte e mercato e poi è finito a fare «Lion King»…
        Come dicevo anche nella mia serie di articoli burtoniani, Burton tornerà a sfornare un capolavorino: proprio quando meno ce lo aspettiamo (e già «Dumbo» per me non è affatto da buttare!)…

        E nel mio lavoro, con la musica classica, di esempi di predicanti l’Art pour l’Art che poi, con la coda tra le gambe, vanno a cercare guadagni perfino nelle fogne, ne trovo molti di più che nel cinema (Paisiello, Cimarosa, perfino Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini)…
        anche Burton, come Winston Zeddemore, un giorno avrà anche detto (soprattutto per «Alice»): «se c’è lo stipendio fisso, faccio ballare Depp tutte le danze che volete…»

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      2. Non saprei, fino adesso non ho certo visto tutti i live action Disney, ma quello di Alice proprio non mi è piaciuto; meglio quello di Aladdin, almeno tra quelli visti fino ad oggi.

        Mi piace molto Johnny Depp, proprio come mi piace Tim Burton, ma non credo che sia così difficile convincerlo a ballare una qualsivoglia danza della giubilanza…

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  2. Sto per parlare anch’io di Burton, ma con un altro film totalmente differente. A me il suo stile piace e pure Alice mi è piaciuto, che ci devo fare? Qui siamo in una situazione decisamente diversa, ma anche qui l’ho gradito molto. Dumbo però l’ho finora evitato…

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