J – Quando strinsi la mano a Jackie Chan

Nell’estate del 2006 l’Italia vinse i mondiali e io presi il diploma. Le due cose potrebbero sembrare in tutto e per tutto non correlate, eppure non è così. Infatti la mia prova orale si svolse proprio la mattina successiva al grande trionfo della nostra nazionale. La vittoria si era festeggiata a lungo e rumorosamente nelle vie e nelle piazze di ogni città e paese, e io non ero riuscita a chiudere occhio fino alle quattro del mattino. Ma lo stesso valeva per i miei professori. È quindi ipotizzabile che la buona riuscita della mia prova sia da imputare anche a quel generale senso di languido torpore e di sottaciuta euforia (noi intellettuali del liceo classico non ci entusiasmavamo per le rozze manifestazioni sportive, e tanto meno lo facevano i nostri insegnanti) che permeava l’aria in quella particolare mattinata. Fatto sta che in quel luglio mi diplomai e i miei genitori mi fecero un regalo meraviglioso: l’ingresso al Festival del Cinema del Lido di Venezia. Il mio biglietto prevedeva solamente le proiezioni di seconda serata ma mio cugino, che quell’anno lavorava per il Festival, mi permise di sfruttare le sue conoscenze per intrufolarmi anche agli spettacoli di terza serata. Devo dire che trovavo il sotterfugio molto eccitante, ma aggiungo che non rubavo sicuramente il posto a nessuno, poiché quelle proiezioni erano sempre semideserte. Ma non per questo erano meno godibili, anzi, mentre in quelle di seconda serata, sempre gremite e con ospiti illustri, il tutto era sempre un tantino patinato (tutti si alzavano, si sedevano e applaudivano solo nei momenti deputati), nelle proiezioni notturne c’era un’atmosfera molto più informale, tanto che spesso gli spettatori manifestavano apertamente le proprie sensazioni nei confronti della pellicola con risate, sbuffi, esclamazioni ed applausi estemporanei. Fu proprio in questo clima che vidi il film con Jackie Chan Rob-B-Hood. All’epoca non conoscevo quasi per nulla l’attore cinese, ma il film mi piacque. Quando uscii dalla sala e mi avviai verso casa di mia zia (che non ringrazierò mai abbastanza per avermi accolto e ospitato in quei giorni, dormendo addirittura sul divano affinchè io potessi avere un comodo letto), mi ritrovai per caso in mezzo ad un gruppetto di ragazze asiatiche, tutte evidentemente trepidanti ed entusiaste per qualche cosa. Appena un attimo dopo, Jackie Chan in persona uscì da una porta e passò a stringere la mano alle sue fan, stringendola dunque anche a me. In seguito naturalmente approfondii la conoscenza di Jackie Chan ed ebbi modo di apprezzarne tutta la simpatia, la professionalità e la dedizione, come attore e come stuntman, rendendo così retroattivamente unico e speciale quel momento così bizzarro.

Vacanze a Modo Nostro

Titolo originale: Camp Nowhere

Anno: 1994

Regia: Jonathan Prince

Interpreti: Christopher Lloyd

Dove trovarlo: Disney Plus

Un gruppo di ragazzini, stanchi dei campi estivi che i genitori li costringono a frequentare ogni anno (quello informatico, quello militare, quello per dimagrire…) decidono di organizzarne uno da soli, affittando una location nei boschi e spassandosela senza nessuna regola e nessun controllo. Ma per poter mettere in atto il loro piano hanno bisogno di un adulto, così ingaggiano l’ex-insegnante con talento per i piccoli raggiri Dennis Van Welker (Christopher Lloyd).

Disney Plus offre la possibilità di recuperare moltissime vecchie commedie che, a differenza di altre divenute classici e trasmesse spesso in televisione, con il tempo sono state completamente dimenticate, nonostante la presenza di attori celebri (in questo caso il divertentissimo istrione Christopher Lloyd). Forse in alcuni casi i film sono stati accantonati a ragion veduta, ma non è il caso di Camp Nowhere, che resta ancora oggi una dignitosa e divertente pellicola per bambini, che parte da un’idea che ogni adolescente troverebbe accattivante, con tutti i rassicuranti clichè del genere: il lieto fine, la scoperta che l’aspetto non è tutto, le redenzione del malandrino, la rivincita degli sfigati. Non è certo un capolavoro ma di sicuro permette di passare una serata rilassante, anche in compagnia dei bambini, strappando in alcune scene qualche genuina risata.

Voto: 3 Muffin

Cena con Delitto

Titolo Originale: Knives Out

Anno: 2019

Regia: Rian Johnson

Interpreti: Daniel Craig, Ana De Armas, Chris Evans, Don Johnson, Toni Collette, Jamie Lee Curtis, Christopher Plummer, Frank Oz

Dove trovarlo: Amazon Prime

Il ricco e famoso scrittore di gialli Arlan Thrombey (Christopher Plummer) viene trovato morto nel suo studio al termine di una cena in famiglia. Omicidio o suicidio? Alle indagini collabora il celebre detective privato Benoit Blanc (Daniel Craig).

Non escludo di aver guardato questo film con troppe aspettative, poiché sono da sempre una grande amante di Agatha Christie, ma questo film davvero non mi piace. Mentre, scena dopo scena, vedevo apparire volti famosi uno dopo l’altro (cosa che in genere mi fa gongolare) non potevo che pensare alla Disney e al grande spreco di talenti attoriali dei suoi recenti live-action. Con un cast così (c’è perfino il regista Frank Oz nella parte dell’avvocato) si sarebbe potuto realizzare qualcosa di straordinario, ma così non è stato. Il film è esagerato in ogni suo aspetto: dialoghi, recitazione, inquadrature, caratteri. La casa di Thrombey sembra quasi il set di un film di Wes Anderson. Purtroppo però Johnson non possiede certo l’originalità e la simpatia del collega e si impantana in un film sempre in bilico tra crime e parodia. Ma di parodie con cast stellari ne abbiamo viste di meravigliose, come Invito a Cena con Delitto e Signori, il Delitto è Servito; forse questo era l’obiettivo di Cena con Delitto (e il titolo italiano lo fa pensare), ma è stato completamente mancato, perché il film non è affatto divertente. Purtroppo però non è nemmeno un buon giallo, perché il colpevole è fin troppo facile da indovinare (non ci sono che un pugno di indizi sparsi in giro e sono inequivocabili) e le indagini mancano di ritmo, di colpi di scena, di tensione. I personaggi sono tutti sopra le righe, delle macchiette senza contenuto (il che ovviamente non aiuta a rendere interessante l’indagine), i clichè abbondano ma non divertono, il finale non sorprende. E a mente fredda trovo che l’idea del personaggio che vomita ogni volta che sente o dice una menzogna sia più disgustoso che originale. Consiglio agli amanti delle belle parodie di recuperare piuttosto i classici del genere Signori, il Delitto è Servito e Invito a Cena con Delitto

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

I – Una Foto con Pino Insegno

Pino Insegno

Quando ero giovane ho fatto qualche vacanza studio nel Regno Unito per imparare meglio l’inglese. La verità è che di inglese ho imparato davvero poco; in compenso, poiché ho sempre avuto la tendenza ad assorbire gli accenti delle persone che ho intorno: ci fu un anno in cui, avendo stretto amicizia con due ragazze italiane, ritornai a casa parlando un misto di siciliano e romagnolo. Di ritorno dal viaggio, mentre facevamo un inspiegabile scalo all’aeroporto di Roma, vidi tra la folla Pino Insegno. Prima di proseguire però devo aprire una parentesi sulla mia grande passione per Il Signore degli Anelli di Tolkien. Tutto iniziò quando mia madre mi consigliò di leggere Lo Hobbit, che però ricordo non mi piacque particolarmente: in quel periodo (avevo circa tredici anni) cercavo letture più impegnate oppure istruttive, e lo liquidai come una simpatica favoletta per bambini. Mia madre però insistette perché leggessi anche Il Signore degli Anelli, che a lei era piaciuto moltissimo. Così, seppur riluttante, lo iniziai, e me ne innamorai dopo poche pagine. Divenne una vera e propria ossessione, lo lessi e rilessi, ne parlai a tutti quelli che conoscevo, anzi a ben pensarci non parlai d’altro per un bel po’; a scuola riuscivo in qualche modo a infilarlo  in tutte le interrogazioni e i temi di italiano (ero grafomane già allora, quindi ne approfitto per ringraziare la mia professoressa di lettere per la sua pazienza). Ero perdutamente innamorata di Aragorn, il Ramingo destinato a diventare Re, e fantasticavo notte e giorno sul quel mondo meraviglioso, pieno di magia, nobili sentimenti e una splendida epicità, creato dal professore di Oxford. Mi spinsi perfino a leggere il Silmarillion, anche se l’impresa richiese un quaderno pieno di appunti per non confondere tra di loro eroi e parenti degli eroi; all’epoca il figlio di Tolkien, Christopher, non aveva ancora iniziato a ritrovare fortunosamente manoscritti inediti del padre in ogni vecchio mobile di casa, perciò il materiale a disposizione, una volta lette anche tutte le appendici, era esaurito. Questo fino a che un certo Peter Jackson non annunciò che avrebbe realizzato la sua Trilogia (non specifico “prima Trilogia” in quanto per me questa è l’unica che conti davvero). È davvero difficile cercare di descrivere a parole l’entusiasmo che questa notizia suscitò in me, e nei miei amici, che nel frattempo, volenti o nolenti, avevo coinvolto nell’entusiasmo fantasy. All’epoca non era facile come lo sarebbe oggi avere notizie su ciò che stava venendo realizzato in Nuova Zelanda, ma io setacciavo senza sosta internet alla ricerca di indiscrezioni sulla lavorazione, il cast, le date di uscita; quando venne pubblicata la prima fotografia dell’allora sconosciuto Viggo Mortensen nei panni di Aragorn il mio cuore saltò un battito, e quando vidi in tv il primo trailer (si vedeva solamente un anello d’oro roteante su sfondo nero) quasi svenni. Alla luce di questo sarà più semplice immaginare che effetto possa aver avuto su di me veder passare a pochi metri da me Pino Insegno, che nella versione italiana del Signore degli Anelli aveva doppiato (egregiamente) proprio il personaggio di Aragorn. Non ci pensai due volte e mi lanciai all’inseguimento del membro della Premiata Ditta: dovevo per forza parlargli, fargli i miei complimenti e stringergli la mano. Lui entrò nel bagno degli uomini e io mi piazzai appena fuori dalla porta per paura che mi potesse in qualche modo sfuggire, con il cuore che batteva all’impazzata. Quando finalmente uscì gli andai incontro, complimentandomi con lui per il suo lavoro di doppiatore con il personaggio di Aragorn. “Sì, sto appunto andando a ritirare un premio proprio per questo…” disse lui. A quel punto la ragazza siciliana con cui avevo stretto amicizia in Inghilterra estrasse la macchina fotografica (ancora non esistevano gli Smartphone con la fotocamera…) e propose di scattarci una foto. Pino Insegno si prestò, molto gentilmente, poi scappò via. Ero incantata: avevo una fotografia con Pino Insegno! Ringraziai la mia amica un milione di volte. Ci eravamo già scambiate gli indirizzi e promesse che ci saremmo scritte, quindi dovevo solo avere un po’ di pazienza e lei avrebbe sviluppato la foto e me la avrebbe senz’altro spedita… o almeno, così mi disse. Rimanemmo in contatto per un paio di anni, ci spedimmo lettere e cartoline… ma la fotografia non arrivò mai! La incitai, la pregai, la supplicai, offrendomi di pagare le spese di sviluppo e spedizione… ma non vidi mai quella fotografia né la ricevetti. Il tempo passò, e come è naturale ci perdemmo di vista, e io mi rassegnai a non vedere mai e poi mai quella mia foto con Pino Insegno. La mia unica speranza ora è che la mia amica si imbatta in Cine-muffin, legga questo articolo e decida di frugare tra i vecchi ricordi fino a ritrovare anche quella fotografia scattata davanti al bagno degli uomini dell’aeroporto di Roma… 

H – Rita Haywarth sul Frigorifero

Da brava appassionata di cinema, naturalmente nel corso degli anni ho accumulato diversi gadget e oggetti legati ad esso, e molti di questi addobbano tutt’ora la mia casa, come ad esempio il martello di Thor o le presine di 007. Il forno e il microonde sono decorati da una serie di calamite con locandine di alcuni tra i miei film preferiti, come ad esempio i Blues Brothers o il Rocky Horror Picture Show. Ora i miei bambini si divertono a guardarle e a giocarci, perchè le cose della mamma sono sempre molto ma molto più belle e interessanti di tutti i loro giocattoli. Crescendo ci dimentichiamo tante cose, per esempio di come da piccoli anche noi idealizzassimo in qualche modo i nostri genitori. Io ricordo che ero assolutamente certa del fatto che mia madre fosse Mary Poppins. Non solo la trovavo fisicamente somigliante, ma le attribuivo gli stessi poteri magici, con i quali lei non finiva mai di meravigliarmi e sorprendermi, inventando giochi nuovi e realizzando con le sue mani oggetti di ogni tipo, tutti sempre bellissimi, dai vestiti per le bambole alle decorazioni natalizie. Un giorno, mentre giocava con le calamite, mio figlio ne indicò una e disse, con grande convinzione: “Mamma!”. Mi avvicinai e quando scoprii che si trattava di Rita Hayworth nei panni di Gilda mi sentii sciogliere per la tenerezza. Nella realtà non posso dire che ci siano molte somiglianze tra me e Rita Hayworth, ma capii che era così che mio figlio mi vedeva, elegante e bellissima: se ci penso non posso proprio non commuovermi. Poi ne indicò un’altra, “Papà!”: questa volta si trattava del Gladiatore. Nemmeno mio marito assomiglia poi tanto a Russell Crowe, ma suo figlio lo vede come un eroe forte e muscoloso, e tanto basta. Proprio come mia madre, che per me è e sarà sempre Mary Poppins.

Liebster Award – Parte Seconda

Un’altra grandissima soddisfazione per Cine-muffin! Kris Kelvin, autore del blog di cinema Solaris mi ha premiata con il Liebster Award! Grazie Kris, continuerò a seguirti con grande piacere come sempre!

Poiché Cine-muffin aveva già ricevuto due Liebster Award, uno da Sam Simon e uno da Cassidy, attuerò una procedura abbreviata rispondendo per prima cosa alle domande di Kris:

1) Una domanda che a nessuno viene mai in mente… come stai? 

Innanzi tutto grazie per averlo chiesto… Io sto bene, è un momento di grande incertezza per tutti, e io ho due bambini che non so se a settembre andranno a scuola o saranno (ancora) a casa con me… ma finché stanno bene loro sto bene anche io. E iniziare a tenere un blog mi ha fatto decisamente un gran bene!

2) Quanto la pandemia e la quarantena forzata hanno cambiato la tua vita?

Non molto in realtà: con le varie malattie stagionali dei bambini (e di conseguenza mie) ero già reclusa in casa dai primi di novembre, quindi nessun grosso trauma.. 

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3) Pensi che le sale cinematografiche si riprenderanno dopo il lockdown?

Molti hanno detto che questo sarà il colpo di grazia per il cinema in sala, ma io spero davvero che non sia così. Anche se negli ultimi anni sono andata molto poco al cinema è mia ferma intenzione ritornarci. Portandomi, come al solito, le mie M&M’s (quelle gialle), se no il film me lo godo solo a metà…

4) I protocolli del governo per far riaprire i cinema sono molto rigidi (poltrone sfalsate, prenotazione online, controllo della temperatura, ingresso una persona per volta, sanificazione della sala dopo ogni spettacolo…) te la sentiresti di tornare a vedere un film in sala a queste condizioni?

Anche se ora volessi tornare in sala mi sarebbe molto difficile, per via degli orari dei bambini, quindi aspetterò in ogni caso che la situazione torni alla normalità (e mi auguro che sia presto!) prima di andarci. Anche perchè non vedo l’ora di portarci i bimbi, che non ci sono ancora mai stati!

5) Qual è un film, non necessariamente un capolavoro, che non puoi fare a meno di rivedere ogni volta che passa in tv?

Dirty Dancing

6) Qual è la recensione più bella che hai scritto?

Ho iniziato a tenere il blog da poco, quindi ho ancora molto da imparare, ma fino ad ora la mia preferita, che è piaciuta abbastanza anche agli altri blogger, è quella di Tyler Rake con Chris Hemsworth.

7) Quali film avresti voluto dirigere se fossi stata una regista?

Di sicuro quelli di stampo teatrale, ambientati in un unico interno, come Arsenico e Vecchi Merletti di Capra, Carnage di Polanski o Nodo alla Gola di Hitchcock.

8) A quale film cambieresti il finale?

Il Diavolo veste Prada: nonostante la protagonista sia una presuntuosa svampita che non sa fare il suo lavoro, alla fine le va tutto alla grande. Ottiene il lavoro dei suoi sogni, riconquista il suo ragazzo (rifiutando perfino lo stupendo Simon Baker) e nel farlo perde anche una taglia! Tutto per aver stampato due copie di Harry Potter… Io l’avrei fatta finire in modo ben diverso (e sì, odio Anne Hathaway).

9) C’è un film che… ce l’hai lì da vedere da tanto tempo, ma non trovi la voglia o il coraggio?

Tanto tempo fa con un concorso di Ciak ho vinto il blu ray di I Ragazzi stanno Bene con Annette Bening e Julianne Moore: però, nonostante il gran cast e il tema importante, a me sa di essere noioso e sdolcinato…

10) Qual è il viaggio, la città o la location dove hai lasciato il cuore?

Il Museo del Cinema di Potsdamer Platz a Berlino: una meraviglia che mi sogno spesso di notte.

11) Scuola a parte, ti è mai capitato di recitare su un palcoscenico o davanti a una cinepresa, ma sempre con un pubblico?

Ho partecipato a giochi di ruolo dal vivo per molti anni: indossare costumi, parrucche, recitare e cantare davanti agli altri mi diverte moltissimo.

Spero le risposte siano di tuo gradimento Kris! Ora dovrei procedere nominando altri blog, ma poiché l’ho già fatto mi limito a rimandarvi qui per trovare i blog da me nominati!

Ci vediamo al prossimo Liebster!

Bling Ring

Anno: 2013

Regia: Sofia Coppola

Interpreti: Emma Watson, Katie Chang, Israel Broussard, Claire Julien, Taissa Farmiga, Georgia Rock, Leslie Mann

Dove trovarlo: RaiPlay

Basato su una storia vera, raccontata dalla giornalista Nancy Jo Sales in un articolo per Vanity Fair, il film racconta di un gruppo di teenagers ossessionati dalla moda e dalla fama che utilizzano internet per seguire i movimenti di alcune celebrità e scoprire gli indirizzi delle loro abitazioni a Los Angeles per poi introdurvisi in loro assenza e rubare vestiti e gioielli.

Nonostante porti sulle spalle il peso di un cognome ingombrante come “Coppola”, credo che Sofia abbia dimostrato nel corso degli anni di non essere solamente la figlia del grande regista Francis Ford. Infatti la regista ha un suo stile tutto personale che io amo molto con il quale riesce a mescolare glamour e introspezione, glitter e analisi sociale, intrattenimento e riflessione. Bling Ring non è all’altezza di Marie Antoinette, che a me piace davvero molto (qui tra l’altro la bella e brava Kirsten Dunst appare in un cameo nei panni di se stessa insieme a Paris Hilton), ma vi ho ritrovato lo stesso sguardo femminile e intelligente che non giudica né incensa, non giustifica né condanna, ma ritrae con grazia dei personaggi che commettono azioni moralmente sbagliate per motivazioni apparentemente futili ma che in realtà sono il prodotto di una pressione impietosa esercitata dalla società sul singolo individuo. Questi giovanissimi che derubano le proprie star del cuore infatti non lo fanno mai per necessità né per cattiveria, ma per la noia e il desiderio di conseguire a loro volta il successo e la fama, pur non possedendo forse alcun talento speciale. In ogni caso, già il fatto che a Los Angeles esista un liceo per ricchi allontanati da altre scuole per comportamenti inappropriati dovrebbe far suonare un campanello d’allarme… Ho apprezzato l’uso alternato di musica rock e parti quasi silenti (proprio come accadeva in Marie Antoinette), mentre l’idea della voce narrante esterna del protagonista intervistato a vicenda finita non è delle più originali. Molto azzeccata l’idea di glissare completamente sul processo, perché di drammi giudiziari se ne sono visti fin troppi. Bravi i giovani attori (ma anche Leslie Mann nella parte della madre-guida spirituale è molto convincente) a interpretare questi ragazzi ricchi, annoiati e vanesi che passano il tempo tra droga e feste in locali alla moda in attesa di essere scoperti da un qualche agente che li renda delle star. In particolare è stato soddisfacente vedere finalmente Emma Watson fuori dalle mura di Hogwarts; a lei è toccato il personaggio secondo me più emblematico, una ragazza bella e svampita che approfitta del periodo trascorso in prigione per furto per ottenere la fama tanto agognata, a testimonianza del fatto che l’importante è essere famosi, non importa per cosa. 

Voto: 3 Muffin

Maleficent – Signora del Male

Titolo Originale: Maleficent – Mistress of Evil

Anno: 2019

Regia: Joachim Rønning

Cast: Angelina Jolie, Elle Fanning, Harris Dickinson, Sam Riley, Michelle Pfeiffer, Chiwetel Ejiofor, Imelda Staunton, Ed Skrein

Dove trovarlo: Disney Plus

Quando Aurora (Elle Fanning) accetta la proposta di matrimonio di Filippo (Harris Dickinson), Maleficent, in quanto madrina della futura sposa, viene invitata conoscere i genitori del principe. Saranno subito scintille tra Maleficent (Angelina Jolie) e la regina Ingrith (Michelle Pfeiffer), che ancora le rinfaccia la maledizione lanciata su Aurora. Quando Maleficent perde le staffe il padre di Filippo cade in un sonno simile alla morte; la fata, ritenuta responsabile, tenta di fuggire ma viene gravemente ferita. Verrà salvata da una creatura alata che la condurrà in un luogo sconosciuto agli umani in cui si nascondono tutti i suoi simili, alcuni dei quali invocano la guerra con gli uomini. Nel frattempo Ingrith ha campo libero per mettere in atto il suo piano malvagio.

Di sicuro non si può accusare la Disney di risparmiare sugli effetti speciali, sul trucco e i costumi o sulla scelta degli attori, che ancora una volta sono tutti famosi ma anche talentuosi. Però nonostante questo non credo che il secondo (e mi auguro ultimo) capitolo della storia di Malefica sia un film così appassionante. L’idea di raccontare in qualche modo le origini del personaggio, anche se non è certo originale, funziona anche questa volta, e anche giocare sull’odio razziale tra popoli diversi è già visto ma sempre efficace, però la storia non contiene alcun passaggio davvero originale o memorabile, e dunque il film è passabile ma noiosetto. Il faccia a faccia tra due grandi star come Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer alla fine non è che una bolla di sapone, mentre Elle Fanning, sempre dolce e graziosa, sembra spaesata dal troppo green screen (come succedeva anche a Emma Watson in La Bella e la Bestia). Inutile ripetere il solito discorso sulla pretenziosità di questa serie di live-action Disney, Mistress of Evil si allontana in tutto e per tutto dal classico d’animazione La Bella Addormentata nel Bosco, introducendo moltissimi nuovi personaggi che però alla fine non hanno molto da dire. L’unico a strappare almeno qualche risata è il Diaval, il corvo trasformato in uomo interpretato da Sam Riley, in particolar modo quando tenta di addestrare Malefica a sorridere a fare la riverenza al cospetto dei genitori di Filippo.

Voto: 2 Muffin

Intervista Doppia

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Personalmente non ho mai amato lo show Le Iene, ma di sicuro tutti abbiamo visto almeno una delle loro “interviste doppie” in cui a due personaggi famosi venivano poste separatamente le stesse domande. Per questo speciale Cupcake ho voluto immaginare che sia possibile intervistare un film proprio come se fosse una persona, ponendogli domande su se stesso, il suo cast, la sua trama ecc. Ho anche deciso di far diventare questa immaginaria intervista doppia un gioco: infatti non ho scritto i titoli dei film che ho intervistato. Dovrete essere voi, basandovi sulle loro risposte alle mie domande, ad indovinarli! Pronti? Iniziamo con le domande!

  1. Sei un film famoso?

Film 1: Eccome!

Film 2: Certamente!

  1. Hai vinto un Oscar?

Film 1: Uno? Tantissimi!

Film 2: Nessuno ahimè, purtroppo il mio regista non ne ha mai vinti…

  1. Nel tuo cast ci sono attori famosi?

Film 1: Sì, ma soprattutto ho lanciato i miei allora giovani protagonisti!

Film 2: Sì, e il pubblico non si aspettava proprio che uno di loro morisse all’inizio…

  1. Sei un film a colori?

Film 1: Sì e ne vado fiero!

Film 2: No e ne vado fiero.

  1. Hanno fatto uno o più seguiti di te?

Film 1: Ad oggi no, e sembra molto improbabile, ma non si può mai dire…

Film 2: Due seguiti, di registi diversi e assolutamente non all’altezza… e anche un remake fin troppo fedele di cui preferirei non parlare…

  1. Quale pensi sia il tuo peggior difetto?

Film 1: Difetto? Mah… mi è stato detto che sono troppo lungo, ma a me non sembra proprio un difetto!

Film 2: Purtroppo oggi tutti sanno già come vado a finire…

  1. Hai molti effetti speciali?

Film 1: Sì, e meravigliosamente ben fatti!

Film 2: Mi sono sufficienti le giuste inquadrature.

  1. Hai una canzone famosa?

Film 1: Più che famosa, da Oscar!

Film 2: Più che una canzone, una nota…

  1. I bambini possono vederti?

Film 1: Se restano svegli…

Film 2: Oh cielo, no!

  1. Vuoi fare un ultimo saluto?

Film 1: È stato un onore fare questa intervista con voi!

Film 2: Ciao mamma!

Alita – L’Angelo della Battaglia

Titolo Originale: Alita – Battle Angel

Regia: Robert Rodriguez

Anno: 2019

Interpreti: Rosa Salazar, Christoph Waltz, Jennifer Connelly, Mahershala Ali, Ed Skrein

Il Dottor Ido (Christoph Waltz), esperto di robotica, trova nella spazzatura una testa di cyborg ancora funzionante e la riporta in vita aggiungendole un corpo. La chiama Alita, come la figlia uccisa anni prima, e le insegna tutto sul mondo, perché lei non ricorda nulla sulla sua identità o sul suo passato. Un po’ alla volta però Alita recupera alcuni ricordi in cui si trova sempre in battaglia, e si accorge di avere grandissime abilità di combattimento. Decisa a scoprire da dove derivino queste sue doti, si unisce ai Braccatori, cacciatori di taglie che catturano e uccidono i criminali che la polizia non è in grado di fermare, ma uno dei suoi bersagli inizia invece a inseguire lei: qualcuno, a Salem, la città sospesa nel cielo in cui vivono tutti i ricchi e i potenti, vuole la sua testa.

Robert Rodriguez, regista di film violenti ma divertenti come Dal Tramonto all’Alba e Machete, ci aveva abituato a cose più originali, mentre qui si mette semplicemente al servizio di James Cameron, produttore e vero ideatore del film, che è tratto da un manga giapponese da cui il regista di Avatar voleva trarre un film già da molti anni. Questa sponsorizzazione permette a Rodriguez di non badare a spese per gli effetti speciali, e infatti il film è tecnicamente ineccepibile: la protagonista viene interpretata dalla brava Rosa Salazar ma il suo aspetto viene modificato con la computer grafica per darle quegli enormi occhioni che la caratterizzano, rendendola infantile e dolce proprio come un angelo (almeno finché qualcuno non le dà una spada o dei pattini). Peccato però che nella storia ci siano troppi personaggi che non vengono approfonditi anche se lo meriterebbero (come il Braccatore amante dei cani) e la trama risulti un po’ confusa. Perfino dei personaggi principali non sempre sono approfondite le motivazioni, come nel caso di Chiren, interpretata da una sempre poco espressiva ma bellissima Jennifer Connelly; anche il dottor Ido resta un personaggio strano, eccessivamente buono e generoso nonostante le tante disavventure della sua vita (ma forse questo dipende dal fatto che sembra impossibile che Christoph Waltz interpreti davvero un personaggio buono): in generale resta la curiosità di saperne di più su questo mondo del futuro affascinante ma presentato troppo velocemente. A me personalmente sarebbe piaciuto saperne di più sul mondo del Motorball, lo sport spettacolare e violento giocato dai cyborg. Il finale (in cui fa un cameo non accreditato Edward Norton nei panni di Nova, il supercattivo della situazione) lascia la vicenda completamente in sospeso, destinata ad un sequel che però ad oggi non è stato realizzato né annunciato, e questa è una mancanza cui è impossibile passare sopra.

Voto: 2 Muffin