Four Brothers – Quattro Fratelli

Titolo originale: Four Brothers

Anno: 2005

Regia: John Singleton

Interpreti: Mark Wahlberg, Tyrese Gibson, André 3000, Garrett Hedlund, Fionnula Flanagan, Sofia Vergara, Chiwetel Ejiofor

Jonathan Mercer (Mark Wahlberg), Angel Mercer (Tyrese Gibson), Jeremiah Mercer (André 3000) e Jack Mercer (Garrett Hedlund) non sono fratelli di sangue, ma sono comunque una famiglia. Quando la madre adottiva Evelyn (Fionnula Flanagan) viene uccisa durante una rapina, i quattro fratelli si riuniscono per il funerale. Presto però capiscono che la morte di Evelyn non è stata un incidente, e decidono di punire il colpevole a qualunque costo.

Non so proprio ricordare per quale motivo decisi la prima volta di vedere questo film, molti anni fa, visto che il genere “vendetta tra gangster” non è di certo il mio preferito. Eppure nel corso degli anni ho visto Four Brothers per ben tre volte, e ogni volta con grande piacere.

Sono ben consapevole del fatto che si tratti di una versione decisamente edulcorata di quella che deve essere, nella realtà, la vita tra le strade di Detroit; e alla fine, a ben guardare, si tratta di una sorta di favola, anche se i buoni della storia non sono certo stinchi di santo. Il cattivo, in compenso, è cattivo sul serio (un ottimo Chiwetel Ejiofor nei panni di un boss psicopatico e spietato), per cui non possiamo che parteggiare per i nostri quattro “fratelli”: Jonathan (Mark Wahlberg), il capobanda dall’ira e dal grilletto facile; Jerry (il cantante André 3000), quello che ha messo su famiglia e, almeno all’apparenza, ha cambiato vita; il chitarrista Jack (Garrett Edlund), il piccolino di casa; e infine Angel, interpretato da un attore che trovo simpaticissimo, oltre che di bell’aspetto: Tyrese Gibson. Angel, oltre a offrire spesso lo spunto comico per le scene, porta anche nella storia la bellissima Sofi, interpretata da una Sofia Vergara di straordinaria bellezza, che aggiunge una nota di caos incontrollabile a tutte le situazioni. Gibson, comunque, è un attore molto apprezzato anche dal regista, John Singleton, che lo ha diretto anche in 2 Fast 2 Furious (un episodio della saga davvero ben riuscito, soprattutto contando il fatto che Dom Toretto non ne fa parte) e Baby Boy. Gli interpreti sono tutti all’altezza, e danno vita a personaggi molto diversi creando tra di loro ottime dinamiche, dando vita a una storia lineare, che si segue con piacere ma che riserva anche delle sorprese e dei momenti di divertimento, mettendo anche sul tavolo un buon finale a sorpresa. Si ride e si piange, si viene coinvolti e si arriva a voler bene a questa strana famiglia di delinquenti dal cuore d’oro.

Come dicevo, una favola, non certo un documentario sulla malavita di Detroit: ma a un film io, sinceramente, non chiedo altro.

Voto: 3 Muffin

Dungeons & Dragons – L’Onore dei Ladri

Titolo originale: Dungeons & Dragons – Honor among Thieves

Anno: 2023

Regia: John Francis Daley, Jonathan Goldstein

Interpreti: Chris Pine, Michelle Rodriguez, Hugh Grant, Regé-Jean Page, Justin Smith, Sofia Lillis, Daisy Head

Dove trovarlo: Paramount Plus

La commissione per l’assoluzione è pronta ad ascoltare le richieste di perdono dei detenuti Edgin (Chris Pine) e Holga (Michelle Rodriguez), accusati di furto. Edgin racconta tutta la loro triste storia, di come abbiano rubato un prezioso artefatto solamente per tentare di riportare in vita sua moglie e di come sua figlia stia crescendo senza di lui… ma prima di conoscere il responso della commissione, Edgin e Holga fuggono dalla prigione, per cercare Forge, il compagno di scorrerie che li ha traditi. Scoprono così che Forge ora è a capo di una città, ha messo la figlia di Edgin contro di lui e sta tramando qualcosa di terribile insieme ai crudeli Maghi Rossi. Impossibile pensare di fermare Forge da soli, ai due serve una squadra: entrano così in scena il mago imbranato Simon (Justin Smith), la druida diffidente Doric (Sofia Lillis) e il paladino integerrimo Xenk (Regè-Jean Page).

E dire che l’Orsogufo da piccolo è così carino…

Finalmente, dopo il tentativo fallito del 2000 con Justin Whalin e Jeremy Irons, arriva un film tratto dal gioco di ruolo da tavolo per antonomasia Dungeons & Dragons (in italiano si potrebbe tradurre con “Segrete e Draghi”) davvero ben fatto e divertente, sia per i giocatori che per chi il gioco non lo conosce per niente. Il film infatti si regge perfettamente sulle sue gambe e lo spettatore non ha alcuna necessità di conoscere l’ambientazione del gioco per seguirlo. Certo, per chi invece, come ma, ha giocato per tanti anni, sono moltissime le gustose chicche disseminate nel film che rimandano a luoghi, incantesimi, abilità e creature che si incontrano spesso durante le sessioni (o che invece sono così rare da essere diventate leggenda, come il mitico cubo gelatinoso) e rendono la visione doppiamente soddisfacente.

Non ci posso credere: quello è un Cubo Gelatinoso!

La trama non è certo l’aspetto più importante ma funziona alla perfezione, così come funzionano tutti i personaggi, allo stesso tempo diversificati (proprio come devono esserlo i personaggi di una campagna di D&D per rendere il gruppo equilibrato) ma tutti ben delineati e con interazioni credibili e coinvolgenti tra di loro. Merito anche degli attori, tutti molto adatti per i ruoli. Chris Pine, con il suo fascino e la sua faccia da schiaffi, è perfetto come bardo e leader del gruppo; Michelle Rodriguez, che in via sua non è mai stata meno che perfetta, dà vita a una guerriera tanto temibile quanto adorabile; Regé-Jean Page (forse non lo riconoscerete vedendolo completamente vestito ma è il celebre Duca di Hastings della prima stagione di Bridgerton) sembra nato per interpretare il paladino: bello, integerrimo, del tutto privo di ironia ma imprescindibile per il buon esito della missione. Forse la sorpresa più grande è Hugh Grant, qui nei panni dell’infame Forge, di cui fino ad adesso solamente Guy Ritchie aveva rivelato il talento come villain, e che qui appare perfettamente a suo agio e brillante anche in un mondo fantasy. Non trovo un solo difetto, onestamente, in questo film, dove le scene d’azione sono coinvolgenti, i personaggi ben fatti e l’umorismo eccellente, sempre presente senza però mai trasformare l’avventura in farsa.

IL Paladino

Consiglio la visione di questo film a tutti, in particolare ai giocatori di D&D ma non solo: L’Onore dei Ladri è un film d’azione e d’avventura divertente e adatto a tutti, anche ai bambini.

Come tutti vedremo i nostri bardi d’ora in poi

Voto: 4 Muffin

La Pazza Storia del Mondo – Parte II

Titolo originale: History of the World – Part 2

Anno: 2023

Dove trovarla: Disney Plus

Nel lontano 1981 dal genio comico del regista Mel Brooks scaturiva uno dei suoi film meno geniali: La Pazza Storia del Mondo – Parte 1 (in originale History of the World – Part 1). Non che il film non contenesse alcune trovate esilaranti (la mia preferita ad esempio è quella di Mosè e dei 15 – anzi no – 10 comandamenti), ma la sua struttura a episodi non si è rivelata vincente, alternando scenette riuscite, anzi entrate di diritto nella storia del cinema comico (“Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola!”) ad altre piuttosto deboli (non mi è mai piaciuta quella ambientata nell’antica Roma). Il cast era eccellente e comprendeva molti degli interpreti affezionati del regista (Dom DeLuise, Madeline Kahn, Sid Caesar, Harvey Korman, Cloris Leachman e lo stesso Mel Brooks), ma questo, secondo me, non è bastato per dare vita ad un film memorabile quanto lo sono alcuni altri del Maestro della comicità (il mio preferito è sempre stato Silent Movie, ma altri classici come Young Frankenstein e Blazing Saddles sovrastano questo senza ombra di dubbio). Nonostante questo, il film è stato visto e rivisto da tutti i fan di Mel Brooks, e sicuramente tutti noi abbiamo fantasticato almeno una volta su quel curioso titolo: “Parte 1”. Alla fine del film, infatti, il sequel di La Pazza Storia del Mondo viene annunciato in un finto trailer, che ne anticipa anche alcune sequenze (la più iconica è senza dubbio quella di Hitler sul ghiaccio). Ma non si tratta di altro che dell’ennesimo scherzo di quel mattacchione di Mel Brooks… o almeno, così credevamo.

Nel 2023 infatti esce la serie tv composta di 8 episodi La Pazza Storia del Mondo – Parte 2, che lo stesso Mel Brooks, alla tenera età di 97 anni, produce e co-sceneggia, oltre a fare da voce narrante nel presentare i singoli episodi nella versione originale. Superata l’incredulità iniziale (lo ha fatto veramente!), hanno però iniziato a farsi strada i dubbi: Mel Brooks, che aveva scritto il primo film da solo, ora invece è coadiuvato da una quindicina di, almeno per me, illustri sconosciuti (eccezion fatta per la divertentissima Wanda Sykes). Inoltre, inevitabilmente, tutti gli interpreti del film capostipite sono ahimè deceduti, lasciando il posto a, di nuovo, una serie di illustri sconosciuti, affiancati però da camei di numerose celebrità contemporanee. Basterà questo a dare vita a qualcosa di bello, godibile e divertente?

La risposta, per quanto mi riguarda è un secco NO (come direbbe Marcel Marceau al telefono). Sebbene molti sketch della serie si basino su idee sulla carta vincenti (un altissimo Abraham Lincoln che sbatte la testa su tutti i lampadari, Noè che vuole portare sull’Arca solamente adorabili cagnolini, il litigio tra le nazioni per reclamare la paternità dell’hummus) tutte le situazioni, anche quelle potenzialmente molto divertenti, vengono affrontate con l’umorismo più gretto e rozzo, con troppa volgarità, e sono trascinate fino all’esasperazione. Forse se, invece di una serie, si fosse deciso di fare un film a episodi come il primo, la maggior concentrazione avrebbe potuto aiutare a trovare il giusto ritmo e i giusti tempi comici. Gli attori principali sono talentuosi, e alcuni dei camei molto gustosi (Danny De Vito, Josh Gad, Jack Black, Taika Waititi, per citare solo alcuni nomi), ma non si ride mai di gusto, al massimo si solleva un angolo della bocca per qualche gag simpatica, ma nulla più. Alcuni episodi sono davvero disgustosi e, nonostante durino pochi minuti, si reggono a fatica. Alcune storie sono portate avanti davvero troppo a lungo, perdendo quel po’ di mordente che potevano avere all’inizio. Gli anacronismi sono così tanti da smettere presto di essere divertenti (dopo il quinto personaggio storico su Tik Tok non ne potevo davvero più).

Insomma, quando alla fine ho sentito la voce di Mel Brooks annunciare la seconda stagione, ho sperato che non fosse vero, e continuo a sperarlo. Meglio, secondo me, riguardare per la 3625163a volta Silent Movie per gustare il vero talento comico di Mel Brooks.

Voto: 1 Muffin ipocalorico

A B Normal…

Fallout – Stagione 1

Anno: 2024

Interpreti: Ella Purnell, Aaron Moten, Walton Goggins, Moises Arias, Kyle MacLachlan, Matt Berry

Dove trovarla: Prime Video

In un futuro post apocalittico, gli americani benestanti si sono rifugiati in bunker sotterranei chiamati Vault, dove hanno vissuto un’esistenza pacifica in attesa che il livello di radiazioni permettesse di ritornare in superficie. Quando però suo padre Hank (Kyle MacLachlan) viene rapito, la giovane Lucy (Ella Purnell) deve farsi coraggio e uscire dal Vault per la prima volta per salvarlo. Sulla sua strada incontrerà personaggi vissuti, a differenza di lei, nel crudele mondo contaminato della superficie, come il membro della Confraternita Maximus (Aaron Moten) o il ghoul bicentenario Cooper (Walton Goggins).

La serie Fallout è basata su una serie di videogiochi di grandissimo successo, a cui io però non ho mai giocato, perciò non posso che valutare la serie per se stessa. L’ho trovata molto interessante nell’ambientazione (derivata come si diceva dal videogioco), nella caratterizzazione dei personaggi e delle dinamiche tra di loro, ma soprattutto nel delineare uno scenario sì avventuroso e fantasioso, ma anche del tutto credibile, utilizzando sapientemente il flashback e l’alternanza del focus per creare anche una certa tensione narrativa che in alcuni punti diventa addirittura suspense. Non facciamo fatica a credere che gli esseri umani possano essere in grado di arrivare a certi livelli di atrocità, ma allo stesso tempo è dolce pensare che invece alcune persone, seppur sottoposte a indicibili pene e sofferenze, possano mantenere la positività, l’altruismo e l’empatia verso il prossimo. La buona e ingenua Lucy è una perfetta protagonista, ma non potrebbe reggere l’intera storia sulle sue spalle. Ed ecco quindi entrare in gioco il codardo e bugiardo Maximus, che però non cede alla malvagità, e il disincantato ghoul Cooper (un Walton Goggins che, pur sotto il pesante trucco, ruba la scena a tutti gli altri), costretto dalle circostanze a trasformarsi nel cowboy cinico e spietato che interpretava sul grande schermo quando ancora era un essere umano. Mi sono particolarmente affezionata al personaggio di Norman, il fratello minore di Lucy, interpretato da Moises Arias, che tanto mi aveva divertito con il suo incontenibile Rico nella serie Disney Plus Hanna Montana. Norman è tanto intelligente quanto codardo, ma il desiderio di verità lo porterà a vincere la paura e a svelare un mistero sconvolgente. Tutti i personaggi, anche quelli minori, sono ben costruiti, e quelli principali hanno un’importante evoluzione nel corso della storia, portandoci a provare interesse per ciò che accade loro e curiosità verso le scelte che dovranno compiere. Avrei preferito una serie autoconclusiva, ma la seconda stagione è già stata annunciata: torneremo quindi nel mondo di Fallout, da una parte ritrovando con gioia i personaggi (e gli attori, come un Kyle MacLachlan cui sono irrimediabilmente affezionata dalla visione di Twin Peaks), dall’altra con il timore che la magia possa svanire se verranno portati avanti oltre al loro arco narrativo naturale. In ogni caso, e mai come in questo caso, chi vivrà vedrà.

Madame Web

Regia: S.J.Clarkson

Anno: 2024

Interpreti: Dakota Johnson, Sydney Sweeney, Isabela Merced, Celeste O’Connor, Tahar Rahim, Adam Scott

Si potrebbe pensare che io abbia voluto vedere questo film per noblesse oblige, essendo la protagonista, almeno nominalmente, una “Madame” come me. Ma la realtà è un’altra: mio marito lo ha fatto partire e io non avevo ancora finito il mio tè. Altrimenti, perchè mai avrei scelto di vedere l’ennesimo film Marvel tratto da un fumetto che non ho letto e in cui non c’è nemmeno Thor per rifarsi gli occhi? Perchè mai avrei deciso di vedere un film che parla di 4 donne, girato da una donna, interpretato da 4 attici di cui una celebre per la sua tavolozza cromatica dalle 50 sfumature (oh, se solo fosse così variegata anche la sua tavolozza espressiva!) e giusto un paio di cromosomi Y disposti a mo’ di ravanelli di contorno?

Eppure… eppure, ho visto il film per intero senza addormentarmi! Cerchiamo di scoprire insieme il perchè di questo straordinario fenomeno.

Ma per prima cosa un breve riassunto della trama: Cassie (Dakota Johnson) è un ottimo paramedico, ma non è altrettanto brava nelle relazioni sociali; inoltre, essendo stata adottata, non ha una famiglia cui far riferimento, perciò gestisce la sua vita in totale autonomia. Un giorno però, dopo essere quasi annegata in un incidente sul lavoro, Cassie scopre di avere un super potere: può vedere il futuro, a breve distanza, e modificarne il corso. E’ proprio questa sua nuova abilità che le permette di salvare la vita a tre ragazze, l’insicura Julia (Sydney Sweeney), la geniale Anya (Isabela Merced) e la ribelle Mattie (Celeste O’Connor), che nelle sua visioni venivano uccise da un uomo dalla grande forza in grado di camminare sui muri (Tahar Rahim). Le tre ragazze all’inizio sono perplesse, ma presto realizzano che devono rimanere unite per salvarsi e per riuscire a capire come mai quello sconosciuto voglia ucciderle.

Dopo un preambolo iniziale, in cui veniamo presentati a una rarissima specie sudamericana di ragni variopinti dai misteriosi poteri, ci viene rivelato il nome della protagonista: Cassie Webb. Appare ovvio che il cognome è parlante, visto che in inglese “web” significa proprio “ragnatela”, ma sapendo che il personaggio deriva da un fumetto ci passiamo sopra. Quando ci rendiamo conto che il suo nome completo è “Cassandra” e che ha il potere di prevedere il futuro però, comprensibilmente, nessuno le crede, di occhi ne dobbiamo chiudere due o tre. Quando però ci troviamo davanti al cattivo in tutina nera Ezechiele che vuole prendere le 3 piccole ragazzine e ci prova, come vedremo, soffiando forte per buttare giù la casa, iniziamo a pensare che ci stiano prendendo in giro. Ho anche iniziato a pensare che tentassero di tenermi buona con una colonna sonora pop bellissima, poi però ho realizzato che, essendo il film ambientato nel 2003, non sono altro che la solita boomer che si gasa ascoltando Britney Spears. Se il film fosse stato girato nel 2003, almeno, potrebbero essere scusati i terrificanti effetti speciali. Sarebbe però fuori tema la totale nullità di tutti i personaggi maschili, incapaci o inesistenti e in ogni caso del tutto ininfluenti. Il povero collega friendzonato di Cassie, che si zerbina volentieri senza fare domande (“Certo che mi puoi lasciare qui 3 minorenni mai viste prima che tutta la polizia e un super cattivo stanno cercando mentre tu vai in Amazzonia, mandami una cartolina!”), è comunque quello che ne esce meglio. Il santone, che vive nella foresta al solo scopo di raccontare a Cassie di sua madre, fa quasi tenerezza per quanto è stereotipato e forzato nella sua funzione narratologica. Ezechiel, invece, si candida come cattivo più ridicolo di sempre. Il motivo è che, dovendo giustificare il fatto che un uomo dotato di super velocità, super forza e degli ultimi ritrovati tecnologici non riesca mai ad avere la meglio su 3 adolescenti qualsiasi, Ezechiel per tutto il film viene colpito, spinto, travolto e contuso da tutti i mezzi di trasporto di passaggio esistenti, ricordando molto da vicino un villain molto migliore: Willy il Coyote. Le donne corrono in giro in maniera scomposta mentre il malvagio viene sbalzato qui e là da auto, treni, taxi e ogni autoveicolo esistente. E in questo modo si guadagna il minutaggio necessario ad ottenere lo statuto di “film”.

Ma quindi, in soldoni, cosa salviamo di questo film? Una cosa mi è piaciuta molto: i personaggi delle tre ragazzine e le attrici, tutte splendide, che le interpretano in modo perfetto. Le ragazze hanno caratteri, interessi e inclinazioni diversissimi, ma presto scoprono di avere in comune la profonda solitudine, e si crea tra loro un rapporto dolcissimo. Quasi quasi (ho detto “quasi”) mi piacerebbe rivederle, magari questa volta con effetti speciali validi e un villain che si rispetti.

Voto: 2 Muffin

Lo Storyboard di Madame Web

Wish

Anno: 2023

Regia: Chris Buck, Fawn Veerasunthorn

Interpreti: Gaia Gozzi, Michele Riondino, Amadeus

Dove trovarlo: Disney Plus

Asha (Gaia Gozzi) vive con la sua famiglia nell’isola di Rosas, dove il sovrano, il Magnifico (Michele Riondino) ha promesso a tutti i suoi sudditi di proteggere i loro sogni perchè non potessero essere distrutti e inoltre, di quando in quando, di farne avverare uno grazie alla sua magia. Quando però Asha incontra di persona il Re, si rende conto privare le persone dei propri sogni, anche se per custodirli, è come rubare l’anima alle persone. Decide così di contrastare il Magnifico con l’aiuto dei suoi amici.

Nel nome del grande amore che da sempre mi lega a Casa Disney sono disposta a perdonare davvero molte molte cose. Ma questo film è un vero e proprio insulto all’intelligenza degli spettatori di qualunque età, e in particolar modo per quelli che, come me, sono cresciuti con i classici Disney che, dal giorno 1, hanno sempre parlato (e naturalmente cantato) riguardo ai sogni, che son desideri e si esprimono alle stelle.

Davvero io dovrei credere che, sull’isola di Rosas, nessuno, nemmeno uno degli abitanti, si sia mai fatto delle domande su quel sovrano fin troppo affascinante che si impossessava dei sogni altrui per farne il suo comodo? Nessuno si domandava in base a quali criteri i sogni venissero o meno realizzati? Nessuno si è accorto che le persone che venivano private dei propri sogni restavano abuliche, apatiche e senz’anima? Evidentemente no, visto che, a Rosas, non si fa altro che ballare, cantare (canzoni orrende) e attendere che il Magnifico realizzi i sogni di qualche fortunato, che impara così, in uno schiocco di dita, un mestiere o un’arte (dò per scontato che, fino a quel momento, quindi non ne avesse alcuno).

Perciò Rosas è un’isola di fresconi beoti giunti da ogni dove ed entusiasti di mettere la propria felicità nelle mani di un sovrano sconosciuto e di passare il resto della propria esistenza nell’attesa della sua imperscrutabile benevolenza. Tra questi però c’è Asha, una ragazza che, pur essendo frescona e beota quanto tutti gli altri, ha la fortuna di dialogare con il Magnifico, che le spiega le sue ragioni e il suo metodo, rendendola sospettosa. E meno male!

Non il minimo sospetto su quest’uomo!

Quindi cosa fa Asha, scoperta l’orribile verità sui sogni dei suoi concittadini e familiari, forse diffonde consapevolezza tra la gente? O forse si rimbocca le maniche per realizzare il suo, di sogno? Eh no: esprime il suo sogno a una stella! Star è senza dubbio il personaggio più simpatico del film, e anche lei ha un desiderio: che tutti i sogni siano liberi.

Da qui parte il grande piano per liberare i sogni senza farsi scoprire, in modo che ciascuno possa riavere il suo sogno e ritrovare lo scopo della propria esistenza.

Purtroppo però la magia di Star ha messo in guardia il Magnifico, che per difendersi da quello che pensa sia un attacco nemico (memore anche del massacro della sua famiglia vissuto in tenera età) decide di utilizzare la magia proibita, che lo corrompe irreversibilmente e lo rende potentissimo ma malvagio. 

Però, ancora, le cose non quadrano: come mai il Magnifico aveva pronto un laboratorio segreto, già pieno di pozioni e alambicchi vari e con tanto di autentica mela avvelenata in stile Biancaneve? Ci faceva la grappa? Permettetemi di dubitarne…

Ma, al di là della grossolanità della sceneggiatura, non riesco a comprendere come mai, in quest’epoca in cui in genere dopo lo scontro finale gli eroi e i villain vanno insieme a mangiarsi un hamburger, il Magnifico, che aveva un grosso trauma nel suo passato e che aveva, in fondo, qualche buona ragione, debba invece essere unilateralmente condannato (imprigionato per sempre in un frammento di artefatto, a sua volta nascosto nei sotterranei… mi sembra crudele!).

Infatti nessuno può negare che, ad avere un sogno, si diventa vulnerabili, perché questo può esserci strappato, o semplicemente perché non riusciamo a realizzarlo, quindi il suo desiderio di proteggere i sogni dei sudditi non era così assurdo. Se loro si fossero resi prima conto delle cose della vita e glielo avessero fatto notare, di certo non si sarebbe arrivati a un finale simile.

Oh no, un’idea originale: scappiamo!

E Asha, la bellissima e coraggiosa Asha, cosa fa? Il suo sogno, ci pare di capire, era quello di diventare assistente del Magnifico… Ma, tranne quel colloquio che altro non è che uno spiegone della trama, cosa ha fatto per realizzarlo? E’ sufficiente chiederlo a una stella magari? Ma chiederle cosa, esattamente? Di avere un sogno? Chiedere a un sogno di avere un sogno, beh, è già qualcosa magari… Ricordiamo che anche le Principesse Disney, pur nel loro essere tali, si sono sempre date da fare: chi è stata sempre paziente e obbediente, chi ha fatto i lavori di casa per chi la ospitava, chi ha corso grandi pericoli per essere vicino al suo amato bipede, chi ha rifiutato di sposarsi se non per amore…

E Asha, oltre a mettere immotivatamente in pericolo i suoi amici e familiari, cosa ha fatto? Per tutto il film vediamo solo cose che evita di fare, niente altro.

Non mi è piaciuto questo film, ho odiato la trama raffazzonata composta di elementi presi di peso dai classici e malamente mescolati, ho odiato le canzoni, il doppiaggio italiano, la protagonista, il messaggio confuso (se ce n’è uno oltre a “comprate le tazze e i peluche”), i richiami pleonastici ai grandi classici della mia infanzia, i personaggi secondari (già dimenticati). Insomma, un vero disastro. Da evitare.

Voto: 1 biscotto a forma di testa del Magnifico (naturalmente ipocalorico)

Only Murders in the Building

Anno: 2023 – 2024

Interpreti: Steve Martin, Martin Short, Selena Gomez, Paul Rudd, Meryl Streep, Jane Lynch

Dove trovarlo: Disney Plus

Oliver (Martin Short) ha finalmente l’occasione di dirigere di nuovo un musical a Broadway. La sera della prima, però, il suo attore protagonista, la star della tv Ben Glenroy (Paul Rudd) viene avvelenato. E poi gettato nella tromba dell’ascensore. Ai nostri beniamini non resta che preparare i microfoni per una nuova stagione del loro amatissimo podcast: Only Murders in the Building.

La formula non cambia di una virgola in questa terza stagione: il caso da risolvere passa decisamente in secondo piano rispetto ai siparietti e ai dialoghi tra i tre attori protagonisti.

Tante citazioni, canzoni, battute e, come sempre, partecipazioni di star di primissimo livello. In particolare in questa terza stagione si uniscono al cast Meryl Streep, nei panni dell’attrice Loretta, e Paul “Ant-man” Rudd, che come anticipato alla fine della seconda stagione, viene assassinato nel primo episodio. Non mancano poi, come da consolidata tradizione, le mitiche guest star che appaiono in ruoli minori e camei. Non nascondo che la scena in cui Martin Short fa una videochiamata a Mel Brooks (!) per chiedergli consigli su come lavorare con Matthew Broderick (!) mi ha mandato in visibilio. Questa è la serie perfetta per chi, come me, è appassionato di musical (“Holy Mother of Sondheim!”); consiglio di vederla, se possibile, in lingua originale, per non perdersi una parola (o una nota) delle performance di questi grandi professionisti.

Non voglio rivelare niente, ma nel finale di stagione avremo un assaggio di quello che accadrà nella quarta stagione, che è già stata confermata e che speriamo di vedere prestissimo!

Chi Segna Vince

Titolo originale: Next Goal Wins

Anno: 2024

Regia: Taika Waititi

Interpreti: Michael Fassbender, Will Arnett, Elizabeth Moss, Oscar Kightley, Taika Waititi

Dove trovarlo: Disney Plus

Thomas Rongen (Michael Fassbender) è un allenatore di calcio europeo ad alti livelli, ma sta attraversando una fase nera della sua vita e della sua carriera. Ecco perchè, per non rimanere senza lavoro, non ha altra scelta se non quella di accettare di allenare la squadra di calcio delle isole Samoa americane, reduce da una catastrofica sconfitta per 31 gol a zero. Inutile dirlo, in questo ambiente così diverso e in mezzo a personaggi così bizzarri, Thomas ritroverà la vera gioia di vivere, e soprattutto di giocare a calcio.

Il nostro sport nazionale, il calcio, paradossalmente si è sempre rivelato difficilissimo da trasporre su pellicola. Anche quando sono gli italiani stessi a provarci, non necessariamente il risultato è cinematograficamente valido. Tra quelli che ho visto io, il film sul gioco del calcio più riuscito resta senza ombra di dubbio Fuga per la Vittoria del 1981, ma ci sono voluti un maestro della settima arte (John Huston), due grandi star (Sylvester Stallone e Michael Caine) e un autentico fuoriclasse del calcio (Pelé) per portare a casa il risultato.

Questa piccola premessa per dire che fin dal principio ho ritenuto che Chi Segna Vince fosse una sfida complessa per il regista Taika Waititi; ma ritenevo anche che il regista del capolavoro Jojo Rabbit avesse tutto ciò che serve per vincerla, o quanto meno pareggiarla.

E infatti così è stato.

Chi Segna Vince è un classico film sportivo, in cui un atleta o un allenatore ritrova il senso della vita nella passione sportiva e nel gioco di squadra: su questo fronte nulla di nuovo quindi, così come non lascia stupiti la buona prova attoriale di Fassbender. La strategia vincente di Waititi è di raccontare la storia con molta ironia, mettendosi anche nei panni di uno stregone/narratore che ci introduce alla vicenda di questo brutto anatroccolo, la nazionale di calcio samoana americana, che dopo il peggior risultato di sempre (la sconfitta 31-0 contro l’Australia) riesce a rimettersi in gioco e a vincere, nel 2011, per 2-1 contro la nazionale di Tonga. Sembrerà che io stia anticipando il finale del film, ma in realtà non è così, perchè si tratta di una storia vera (nei titoli di coda possiamo vedere anche immagini dei veri protagonisti della vicenda), anche se sembra una favola.

Ho trovato irresistibili alcune scene, come l’arrivo di Rongen all’aeroporto o la cena a casa del presidente della squadra, Tavita (un divertentissimo Oscar Kightley).

Un altro punto di forza, oltre al personaggio di Tavita, è costituito proprio dalla squadra, in cui emergono molti caratteri diversi, che pure riescono ad amalgamarsi in un’unità vincente. Un esempio su tutti è il personaggio di Jaiyah (Kaimana), il primo giocatore di calcio transgender a partecipare alle qualificazioni per i mondiali.

La ciliegina sulla torta, a mio parere, è la modalità scelta da Waititi per narrare il secondo tempo della partita decisiva: non in presa diretta come in genere si fa, ma come racconto fatto a posteriori da un giocatore a un personaggio che, a causa di un malore, non aveva assistiti in diretta al finale del match. Ottima trovata per rendere il gioco comprensibile e avvincente, cioè: cinematografico.

Chi Segna Vince non entrerà di certo nella storia del cinema, ma è un film sullo sport e sui valori ad esso connessi da guardare volentieri, pronti per qualche risata a una lacrimuccia, che ci racconta con garbo una storia vera che sembra una favola.

Voto: 3 Muffin

Road House

Titolo originale: Road House

Anno: 2024

Regia: Doug Liman

Interpreti: Jake Gyllenhaal, Conor McGregor, Billy Magnussen

Dove trovarlo: Prime Video

Dalton (Jake Gyllenhaal) è un ex pugile senza lavoro, affetti né ambizioni, che vive alla giornata con combattimenti clandestini e non sembra avere uno scopo nella vita. Questo fino a quando Frankie (Jessica Williams) non gli propone di lavorare per lei come buttafuori nel suo locale, Road House. Dalton, che inizialmente non sembra interessato, decide invece di accettare la sua proposta, senza sapere che il figlio di un boss locale (Billy Magnussen) ha deciso di mettere le mani ad ogni costo su Road House.

Un giorno forse gli psicanalisti studieranno questa particolare forma di psicopatologia: quando mi trovo a scegliere un film in piena libertà, inevitabilmente ne trovo uno con Jake Gyllenhaal. Non posso proprio farne a meno! In alcuni casi mi va molto bene; in altri è un completo disastro o una tremenda sofferenza; altre volte è una vera sorpresa; oppure un trauma indelebile. Nonostante questo persisto nella mia idiosincrasia. Questa volta, però, devo dire che mi è andata davvero bene!

Non ho visto l’originale Il Duro del Road House, film del 1989 con Patrick Swayze come protagonista, perciò non sono in grado di fare paragoni tra i due film. Mi limito quindi a parlare di questo Road House appena uscito su Prime Video, la cui trama è semplice, anzi direi quasi archetipica, tanto che il film la condivide con, per fare alcuni esempi di film di diverso genere ma con la stessa storia di base, Altrimenti ci Arrabbiamo o Herbie il Maggiolino sempre più Matto. Per questo ho apprezzato molto la scelta del tono ironico, che rende il film molto gradevole e scorrevole, e che non avrei mai associato a un regista come Doug Liman (The Bourne Identity, Edge of Tomorrow). Già dal fatto che Dalton si trovi a fare in buttafuori in un roadhouse (un locale tipico degli USA) che si chiama Road House e dorma in una barca di nome “Barca” (“Boat”) ci fa capire che ci troviamo in una specie di fiaba, in cui nulla di veramente brutto può accadere. L’atmosfera disneyana poi mi si è palesata ancora di più nella scena in cui il villain di turno (Billy Magnussen, che non a caso era il Principe Azzurro del musical Into the Woods) si fa sbarbare da uno scagnozzo sul ponte della sua nave – e le somiglianze con Peter Pan non si fermano qui ma non voglio rovinare una delle scene più divertenti del film.

Un’altra cosa che mitiga il realismo di questo film è il modo di mostrare i combattimenti: ogni volta che due persone si colpiscono, la scena è ritoccata in CGI, dando l’effetto di trovarsi in un videogioco. E questo nonostante Jake Gyllenhaal si sia sottoposto a un allenamento durato più di un anno per poter sfoggiare i muscoli che vediamo nel film, come ci racconta lo special di Men’s Health disponibile su Youtube (ringrazio di cuore Lucius Etruscus del Zinefilo per questo suggerimento!), e nonostante il suo principale avversario sia Conor McGregor, campione di MMA e pugile professionista. In ogni caso, preferendo di gran lunga l’ironia e la bonarietà (Dalton viene soprannominato dai cattivoni “Smile Man” perchè, in effetti, sorride sempre) alla violenza gratuita e autocompiaciuta, io ho molto apprezzato il film, che di certo non inventa nulla ma si fa guardare volentieri e lascia soddisfatti dopo la visione.

Voto: 3 Muffin

Ricky Stanicky

Titolo originale: Ricky Stanicky

Anno: 2024

Regia: Peter Farrelly

Interpreti: John Cena, Zac Efron, William H. Macy

Dove trovarlo: Prime Video

Dean (Zac Efron), JT (Andrew Santino) e Wes (Jermaine Fowler) sono amici da sempre, e da sempre condividono un bizzarro segreto: un quarto amico, Ricky Stanicky, che ogni tanto ha bisogno di loro e li manda a chiamare con urgenza. Peccato però che Ricky Stanicky non esista! Altro non è che un escamotage utilizzato dai tre quando vogliono allontanarsi per un po’ da mogli, compagni e responsabilità per potersi divertire come quando erano giovani. Quando le loro famiglie iniziano a chiedere a gran voce di incontrare questo famoso Ricky, ai tre amici non resta che confessare tutto… oppure ingaggiare un attore scarso, volgare e alcolizzato per interpretare Ricky Stanicky! Cosa potrebbe andare storto?

L’idea di base del film, quella dell’amico immaginario da poter sfruttare in caso di necessità, non è certo nuova: Oscar Wilde in persona, nel suo meraviglioso testo teatrale The Importance of Being Earnest, ci racconta che il personaggio di Algernon (che nel bellissimo film che Oliver Parker ne ha tratto è interpretato da Rupert Everett) ha inventato un caro vecchio amico, Bunbury, la cui cagionevole salute lo costringe sovente ad evitare noiosi eventi mondani. Wilde fa utilizzare addirittura ai suoi personaggi il sostantivo “Bunburism” per descrivere questo genere di stratagemma furbesco, che inevitabilmente porta a fraintendimenti ed equivoci di vario genere.

Tuttavia, anche se la trama non è così originale, il film mi ha lasciata molto soddisfatta, divertita e allietata, il che non è certo poco. In particolar modo ho apprezzato l’uso intelligente della comicità, anche di quella meno raffinata, per cui mi sono sempre trovata sorpresa e divertita. Questo è un crisma caratteristico dei fratelli Farrelly (anche se qui troviamo solamente Peter alla regia), che però non sempre mi hanno saputa conquistare con il loro umorismo: in questo caso, obiettivo centrato in pieno. Fin dall’inizio della storia, quando capiamo che i tre amici sono sì complici nella “truffa Stanicky”, ma che ciascuno non manca di utilizzare il buon vecchio Ricky a suo esclusivo vantaggio se ne ha l’occasione, si capisce che il film ha voluto scavare un po’ nei personaggi per dare loro differenziazione e spessore, presentandoceli in modo più realistico, il che rende più facile affezionarsi a loro e appassionarsi alle loro vicissitudini. Gli attori sono tutti adeguati – compreso uno Zac Efron per una volta a torso coperto e senza sottofondo musicale – gli scambi tra i personaggi e le scene divertenti, l’evolversi della vicenda spassoso. Inutile dirlo, il vero mattatore della storia è John Cena, che, a differenza della Notte degli Oscar, qui compare non solo vestito, ma anche con vari bizzarri travestimenti, uno migliore dell’altro (“Costumes are SO important!”). Il suo personaggio è molto ben costruito e si evolve in maniera non del tutto attesa, divertendo, deliziando e perfino commuovendo. 

Nota di merito anche per William H. Macy, in un ruolo secondario ma fondamentale. Ricky Stanicky è senza dubbio una commedia senza pretese, ma proprio per questo è divertente e lascia sereni e soddisfatti. Concludo con una piccola nota: non avrei mai pensato di ridere così tanto per una scena (in cui nulla viene mostrato, ovviamente) di circoncisione! 

Voto: 3 Muffin