Jojo Rabbit

Titolo originale: Jojo Rabbit

Anno: 2019

Regia: Taika Waititi

Interpreti: Roman Griffin Davis, Scarlett Johansson, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Sam Rockwell, Rebel Wilson, Archie Yates, Stephen Merchant

Dove trovarlo: Disney Plus

Germania, 1945. Jojo (Roman Griffin Davis) è un bambino di 10 anni che vive solo con la madre Rosie (Scarlett Johansson) e che fa orgogliosamente parte della gioventù hitleriana, dedicandosi a tutte le attività sportivo-militari con grande entusiasmo ma scarso successo; nonostante questo il suo amico immaginario Adolf Hitler (Taika Waititi) non manca mai di spronarlo e incoraggiarlo a diventare un grande eroe della patria. Ma tutto è destinato a cambiare quando Jojo scopre che sua madre nasconde segretamente una giovane ragazza ebrea (Thomasin McKenzie) nella loro soffitta…

La buona fama e il successo di questo film (premio Oscar 2020 per la miglior sceneggiatura non originale – il film è infatti tratto dal romanzo Caging Skies di Christine Leunens – e ha ricevuto anche altre 5 candidature agli Oscar 2020) sono del tutto meritati. 

Si tratta infatti di un film originale, divertente e intelligente, recitato molto bene, che riesce a far ridere, piangere e riflettere, abbattendo fin dalle prime scene l’idea che ormai su Hitler e sulla Germania nazista si sia detto proprio tutto. Senza la minima pretesa di voler essere una ricostruzione storica (ma non per questo desideroso di riscrivere i fatti), il film si concentra sul personaggio del piccolo Jojo (un bravissimo Roman Griffin Davis), nazista e antisemita più per desiderio di accettazione e inclusione che per reale convinzione, come l’evolversi della vicenda dimostrerà chiaramente e come probabilmente erano tanti altri bambini e ragazzini nella realtà. L’idea che il bambino, orfano di padre, abbia come amico immaginario il Fuhrer in persona è davvero ottima: le interazioni tra Hitler e Jojo sono esilaranti e Taika Waititi (anche regista e sceneggiatore del film) incarna perfettamente un leader come lo potrebbe immaginare appunto un bambino: affettuoso, solidale e sciocco come un amichetto, ma anche incoraggiante e severo come quel padre di cui Jojo sente tanto la mancanza, nonostante la mamma (meravigliosa Scarlett Johansson, candidata anche all’oscar come miglior attrice non protagonista) faccia di tutto per essere per lui sia madre che padre. Quando Jojo scopre che la mamma nasconde segretamente in soffitta una ragazza ebrea per proteggerla dai nazisti tutte le sue certezze vengono messe in discussione e man mano che si instaura un rapporto tra lui e la misteriosa Elsa (splendida Thomasin McKenzie) Jojo deve rivalutare tutte le sue convinzioni sulla famiglia, sugli ebrei e sulla superiorità della razza ariana, e conseguentemente anche il rapporto con il suo Fuhrer. Il concetto di famiglia è centrale nel film e viene trattato con freschezza e intelligenza, senza mai scadere nel didascalico, nel patetico o nel già visto. Se proprio si vuole trovare un difetto, il film soffre di un leggero calo di ritmo verso i tre quarti, ma si riprende in fretta e si mantiene interessante fino alla conclusione.

Tutti gli interpreti offrono ottime prestazioni, dal piccolo amico di Jojo Archie Yates alla figura paterna davvero inaspettata Sam Rockwell, dalla fanatica Rebel Wilson al kafkiano burocrate Stephen Merchant. La colonna sonora di Michael Giacchino accompagna le emozioni senza mai sovrastarle e utilizza con intelligenza brani pop arcinoti ma cantati in lingua tedesca per un effetto di “familiare eppure nuovo” che è poi la cifra di tutto il film.

Tenete a portata di mano un fazzoletto per un paio di scene toccanti ma fate anche attenzione a non soffocare con i pop corn quando il Fuhrer ne combina una delle sue: risate di cuore assicurate, insieme a una lacrimuccia.

Voto: 4 Muffin

Spiderman – No Way Home

Anno: 2022

Regia: Jon Watts

Interpreti: Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Marisa Tomei, Jon Favreu, Willem Dafoe, Tobey Maguire, Andrew Garfield, Alfred Molina, Jamie Foxx, Rhys Ifans, Charlie Cox, J.K. Simmons

Dove trovarlo: Disney Plus

Dopo che il villain Mysterio (Jake Gyllenhaal) ha svelato al mondo la sua identità segreta, Spiderman/Peter Parker (Tom Holland) capisce ben presto che questa inaspettata celebrità sta rovinando non solo la sua vita ma anche quella di chi gli vuole bene. Si rivolge quindi al potente Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) chiedendogli di cancellare la memoria di tutti coloro che conoscono il suo segreto. Ma qualcosa nell’incantesimo va storto e da diversi mondi paralleli arrivano temibili super-criminali desiderosi di distruggere Spiderman. Ma dal Multiverso, per fortuna, giunge anche un aiuto (anzi due) davvero inaspettato…

Ho già raccontato di quanto io ami il primo film che il regista Sam Raimi ha realizzato, nel lontano 2002, sull’Uomo Ragno, tanto lontano dai fumetti quanto narratologicamente efficace e molto piacevole da vedere. Non c’è quindi da stupirsi se questa nuova avventura del nostro amichevole Spiderman di quartiere mi ha incuriosito: per fortuna il film non delude le aspettative dei fan nostalgici e allo stesso tempo non si inceppa mai nel ritmo né nella trama, coinvolgente e credibile quanto può esserlo quella di un film di supereroi Marvel.

 Jon Watts, già regista dei primi due capitoli (entrambi ben fatti) della nuova saga con il bravo e simpatico Tom Holland nei panni dell’Uomo Ragno, gioca al rialzo in questa terza avventura, supportato dalla straordinaria partecipazione di attori dei precedenti film su Spiderman. Tornano infatti Tobey Maguire e Andrew Garfield, che interpretano Spiderman appartenenti ad altre dimensioni del Multiverso, e la collaborazione tra i tre è davvero una gioia per lo spirito; allo stesso modo fanno ritorno i supercattivi del passato Willem Dafoe/Goblin, Alfred Molina/Dr. Octopus, Jamie Foxx/Elektro e altri.

 Tornano anche tanti personaggi dei precedenti film e serie tv… insomma i fan dei supereroi e di Spiderman in particolare non possono restare indifferenti davanti a questa eccitante e commovente reunion, non forzata ma anzi perfettamente integrata e funzionale alla trama.    Unica piccola delusione è che l’ormai immancabile scena post titoli di coda altro non è altro che un trailer del prossimo film Marvel (in senso letterale) anziché la solita scenetta realizzata ad hoc.  

 Divertente, commovente, cadenzato, necessario (ormai lo sappiamo) per potersi godere appieno le prossime avventure dei supereroi Marvel, sempre più densamente intrecciate tra loro, e per questo molto più godibile se si sono visti i film e le serie antecedenti.

Voto: 3 Muffin

Tre amichevoli Spiderman di quartiere

La Battaglia dei Sessi

Titolo originale: Battle of the Sexes

Anno: 2017

Regia: Jonathan Dayton, Valerie Faris

Interpreti: Steve Carell, Emma Stone, Andrea Riseborough, Bill Pullman, Alan Cumming

Dove trovarlo: Disney Plus

Basato sulla vera storia della partita di tennis disputata nel 1973 tra la ribelle Billie Jean King, fondatrice della Women Tennis Association, e il vincitore di Wimbledon Bobby Riggs. Il match, definito dai media “la battaglia dei sessi”, venne vinto da Billie Jean al terzo set.

Non credevo potesse esistere un altro film che mi facesse appassionare ad un partita di tennis dopo Delitto per Delitto di Alfred Hitchcock. E la cosa è ancora più interessante perché, nel caso di La Battaglia dei Sessi, già conoscevo il risultato del match. Il film infatti racconta una storia vera e lo fa rimanendo aderente alla verità dei fatti. D’altro canto il contrario sarebbe stato molto difficile, poiché quel match è stato un vero fenomeno mediatico ampiamente seguito, discusso e documentato. Le interviste alle celebrità, tra cui Lloyd Bridges e Ricardo Montalban, che pronosticano la vittoria di Bobby Riggs sono autentiche e fondamentali per capire come l’idea che l’uomo fosse fisicamente, oltre che moralmente e intellettualmente, superiore alla donna era profondamente radicata e conclamata: parliamo di meno di cinquant’anni fa. 

La consolidata coppia di registi Jonathan Dayton e Valerie Faris ha alle spalle un nutrito passato alla regia di videoclip e video di concerti (R.E.M., Red Hot Chili Peppers, Offsprings per citarne alcuni). Lo sceneggiatore Simon Beaufoy invece ha molta esperienza nel raccontare spettacoli di altro genere, show televisivi che però vanno ben oltre l’intrattenimento e affondano le radici nella vita reale dei protagonisti (Full Monty, The Millionaire e Hunger Games sono ottimi esempi di questa spettacolarizzazione della sofferenza e della lotta degli altri). Nel passato dei due registi c’è anche un altro film molto pertinente: Little Miss Sunshine, nel cui cast c’era anche un grandioso Steve Carell, che qui ritroviamo nei panni del tronfio, maschilista e vanesio Bobby Riggs.

Steve Carell, che tra l’altro è fisicamente molto somigliante al vero Bobby, offre un’ottima performance (anche tennistica) nei panni sgradevoli di un campione che gioca più per la fama e l’adrenalina (scommettitore incallito, non manca mai di puntare su se stesso) che per amore dello sport.

Dall’altro lato del campo troviamo Billie Jean King, molto più giovane, competitiva e amante del tennis come sport, anche se riconosce benissimo il potenziale mediatico e sociale di questo incontro sui generis che vede sfidarsi uno contro uno un uomo e una donna. A interpretare Billie Jean è Emma Stone, che oltre a disputare un ottimo incontro sportivo è perfetta per rendere sia la determinazione che l’egocentrismo della protagonista, che nella sua smania di vincere la sfida travolge il devoto (e affascinante) marito tradendolo con la sua parrucchiera, salvo poi voltare le spalle anche a lei quando la pressione in vista del grande match aumenta.

Con queste premesse, se l’esito del match è risaputo, non lo è il destino personale dei giocatori e degli altri personaggi coinvolti, che ci viene svelato, con grande soddisfazione, prima dei titoli di coda: l’attesa di conoscere cosa ne sia stato del solerte marito tradito, della dolce parrucchiera, del campione rifiutato dalla moglie e della campionessa del tennis e del femminismo è la prova che il film riesce a far appassionare lo spettatore ai personaggi (tutti veri) che racconta e alle loro piccole grandi storie.

Molti personaggi secondari, alcuni interpretati da ottimi attori (Alan Cumming, Sarah Silverman e Bill Pullman tra gli altri) avrebbero meritato ancora più spazio perché sono stati tratteggiati con molta nitidezza, forse proprio perché ricalcati su persone reali.

Quello che più ho apprezzato di questo film è il suo non voler essere un’apologia modaiola di chi va contro corrente a prescindere; La Battaglia dei Sessi racconta invece due persone autentiche, con i loro grandi pregi e grandi difetti, che combattono per realizzare i propri desideri senza che ci sia un buono o un cattivo, come ci dimostra l’affettuosa stretta di mano finale o il destino roseo riservato ad entrambi.

Non una battaglia “contro” ma una battaglia “per”, in cui la persona dall’altro lato della rete non è il nemico ma solo un avversario.

Come nella celebre fiaba La Lepre e la Tartaruga, Billie Jean riesce a battere l’avversario fisicamente più forte e con maggior esperienza grazie alla sua costanza e perseveranza, oltre che all’astuzia di stancare fisicamente Bobby facendolo correre avanti e indietro per il campo (consapevole del fatto che il suo allenamento non era stato altro che uno spettacolo d’intrattenimento). Questa mi sembra una grande lezione, valida non solo per il tennis.

Per l’aderenza alla verità dei fatti (senza per questo diventare mai noioso né documentaristico), per le ottime interpretazioni a tutti i livelli, per come la partita viene resa accessibile anche a chi non capisce nulla di tennis, mi sento di consigliare questo film.

Buona visione!

Voto: 4 Muffin

Il mio nome è Widow, Black Widow

Anno: 2021

Regia: Cate Shortland

Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, David Harbour, Rachel Weisz, William Hurt, Olga Kurylenko

Dove trovarlo: Disney Plus

Si potrebbe pensare che io sia un po’ fissata e che veda riferimenti a 007 dappertutto… ma questa volta è vero!

Non sono una grande conoscitrice di supereroi e di fumetti, ma negli ultimi anni ho seguito con molto divertimento i film Marvel. Quando il personaggio della Vedova Nera è comparso per la prima volta, nel film Iron Man 2, non lo conoscevo, anche se conoscevo benissimo la splendida attrice che lo interpreta, Scarlett Johansson, che oltre ad essere di una bellezza mozzafiato è anche un’ottima attrice, come ha dimostrato fin da giovanissima: La Ragazza con l’Orecchino di Perla, Lost in Translation, Match Point, tutte sue ottime interpretazioni. Quando la sua Black Widow è entrata nella vita di Tony Stark/Iron Man, tenendogli testa e rendendo gelosissima la sua fidanzata Pepper/Gwyneth Paltrow, è subito apparso chiaro come il personaggio avesse delle potenzialità, e infatti è stato sfruttato al massimo dalla Marvel: la Vedova Nera è comparsa nella maggior parte dei film successivi (Avengers, Captain America: Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Age of Ultron, Avengers: Infinity War) e costituisce lo zoccolo duro della squadra di supereroi chiamata Avengers. La cosa che rende questo personaggio così interessante però è il suo passato da spia nemica (il suo vero nome è Natasha Romanoff e viene dalla Russia) che successivamente si redime ed entra nello SHIELD, mettendo le sue eccezionali abilità di spia e di combattente al servizio dei buoni, fino ad arrivare a sacrificare la sua vita per la salvezza dell’umanità. Ma la storia cinematografica di Black Widow non poteva terminare con il suo eroico sacrificio, e così è arrivata la origin story Black Widow, che racconta della sua infanzia, della sua famiglia e della sua vendetta nei confronti del potente e prepotente Segretario Ross (interpretato da William Hurt, altro personaggio ricorrente nei film Marvel).

Tuttavia, per quanto io ami la Vedova e l’attrice che la interpreta, non posso dire che sentivo il bisogno di conoscere il suo passato: mi era sufficiente quanto rivelato da Loki/Tom Hiddleston (che, a proposito, è in lizza per diventare il successore di Daniel Craig nei panni di James Bond, e visto il disastro della serie su Loki credo proprio che gli farebbe bene) in una scena davvero ben fatta del film Avengers (che per me resta il migliore). Invece ai piani alti della Marvel è stato deciso che doveva essere fatto un film incentrato sulla Vedova Nera e sul suo passato. Purtroppo, però, nessuno ha pensato che questo film, oltre a molte tutine attillate, dovesse avere anche una sceneggiatura

Il film è stato scritto da tre sceneggiatori, tutti piuttosto giovani ma già veterani di film e serie di supereroi oltre che di produzioni di casa Disney: Eric Pearson, Jac Shaeffer e Ned Benson. Anche se Jac è una donna, inevitabilmente la memoria corre ai tre sceneggiatori della serie Boris. Nel caso di Black Widow, ai tre scrittori è stato detto di realizzare non un classico film di supereroi (d’altra parte Natasha, sebbene sia estremamente forte e agile, di fatto non ha dei veri superpoteri) ma un classico film di spie. Dopo forse un momento iniziale di smarrimento, i nostri hanno pensato che la cosa migliore da fare fosse andare direttamente alla fonte, alla saga di film di spionaggio per antonomasia: quella di 007. Sono stati comunque sufficientemente onesti da rendere la cosa palese, inserendo i film di James Bond all’interno del film stesso: infatti Natasha in televisione guarda proprio Moonraker- Operazione Spazio, film del 1979 in cui l’agente segreto britannico è interpretato da Roger Moore. Così, quando nel finale si scopre che l’introvabile nascondiglio del villain (la Stanza Rossa) si trovava proprio nello spazio, non si può gridare “plagio!” ma tuttalpiù “omaggio!”. Questo è il riferimento più evidente, mentre l’esercito di super soldatesse mentalmente condizionate tramite l’uso di droghe rimanda al film Al Servizio Segreto di Sua Maestà del 1969, in cui 007 ha il volto di George Lazenby. Altri elementi tipicamente bondiani riguardano il cattivo, la sua megalomania, il suo piano diabolico ma carente nelle motivazioni (tramite il suo esercito di Vedove Ross è effettivamente in grado di manipolare la politica mondiale… ma perché? Quale sarebbe il suo scopo? Come per i cattivi bondiani, non viene specificato). Questo tuttavia non impedisce a Ross, come ogni villan bondiano che si rispetti, di snocciolare il suo arguto piano davanti all’avversario, in questo caso la nostra Natasha, che mentre lui si autocelebra per la sua astuzia gliela fa ovviamente sotto il naso. Come in ogni film bondiano che sia tale, la trama passa in secondo piano rispetto alle scene d’azione (quanti combattimenti! Davvero, quanti…) lasciando anche qualche perplessità su tutta la questione della finta famiglia e del complicato (ma non troppo) rapporto tra sorelle. Oltre a un aroma diffuso di Dalla Russia con Amore è difficile identificare gli altri riferimenti alla mitologia bondiana soprattutto perché la figura maschile e il concetto generale di attrazione o amore tra uomo e donna non trova posto in questo film; a dirla tutta, l’intero genere maschile viene segregato nel ruolo di arcinemico (Ross) o di fallimentare e comica figura paterna (Alexei/David Harbour). Fa eccezione solo il personaggio di Mason (O-T Fagbenle), una sorta di Q che procura a Natasha i gadget di cui nessuna spia può fare a meno. Tutti i personaggi principali sono femminili e sono positivi, perfino quello di Antonia, la sfigurata e mentalmente plagiata figlia di Ross, interpretata da un’irriconoscibile Olga Kurylenko. Il fatto che Melina, la finta madre di Natasha e Yelena (Florence Pugh) interpretata da Rachel Weisz (ancora splendida nella sua tutina attillata), abbia chiamato uno dei suoi maiali Alexei come il collega nonché finto marito la dice lunga sul contrappasso che la figura maschile deve subire in questo film in seguito ai decenni di sexy Bond-girls in bikini.

Nella inevitabile scena che segue i titoli di coda (altro rovesciamento di un paradigma bondiano, in cui invece le sorprese avvengono prima dei titoli di testa) capiamo che il film è, come spesso accade in questo periodo, un lungo trailer per il prossimo lungometraggio Marvel, che avrà come protagonista Clint Burton/Occhio di Falco (Jeremy Renner), e che la sorellina meno fortunata (ma non meno bella né meno capace) Yelena avrà un ruolo fondamentale.

Visto che la conclusione del film rimanda alla serie The Falcon and the Winter Soldier, desidero concludere con una piccola fantasia: e se l’aereo pieno di belle e disadattate ex-Vedove atterrasse proprio nel porticciolo del paesino di pescatori della Louisiana dove Sam e Bucky sono intenti a riverniciare la Paul & Darlene? What If…?

Le Avventure di Rocketeer

Titolo originale: The Rocketeer

Anno: 1991

Regia: Joe Johnston

Interpreti: Billy Campbell, Jennifer Connelly, Timothy Dalton, Alan Arkin, Terry O’Quinn

Dove trovarlo: Disney Plus

Il giovane Cliff Secord (Billy Campbell) vive in un tranquillo paesino di campagna fuori Los Angeles, dove insieme all’amico Peevy (Alan Arkin) progetta e pilota piccoli aerei acrobatici mentre pianifica un futuro con la bellissima fidanzata Jenny (Jennifer Connelly), che però non condivide la sua passione per il volo e la tecnologia. Una notte due malviventi, dopo aver rubato un innovativo e sofisticato prototipo di jetpack al magnate Howard Hughes (Terry O’Quinn), durante la fuga lo nascondono proprio nel piccolo hangar di Peevy. Quando Cliff lo trova, entusiasmato da quel congegno futuristico, decide di provarlo, nonostante le proteste di Peevy che ritiene sia troppo pericoloso. Dopo i primi goffi tentativi, Cliff impara a volare in scioltezza e a utilizzare la sua nuova abilità per compiere gesti eroici: in breve, tutti conoscono il misterioso eroe volante col nome di Rocketeer. Ma sono in molti a volersi impossessare di quel jetpack ad ogni costo, dai gangster di Los Angeles al celebre e affascinante attore di Hollywood Neville Sinclair (Timothy Dalton).

Il personaggio Rocketeer nasce dalle pagine dei fumetti di Dave Stevens e viene portato al cinema dalla Disney nel 1991 per la regia di Joe Johnston, fresco del grande successo del suo esordio Tesoro mi si sono Ristretti i Ragazzi (di cui è da poco stato annunciato il sequel) e destinato a diventare negli anni regista di una serie di ottimi film d’avventura (Jumanji, Pagemaster, Hidalgo, il primo Captain America). Questo film rientra perfettamente in tutti i canoni del genere “avventura per famiglie”, ma il suo grande pregio è di avere dei personaggi e degli eventi di contorno davvero accattivanti. La doppia ambientazione, tra la tranquilla vita di campagna e la pulsante e caotica metropoli di Los Angeles e della sua scintillante ma anche spaventosa Hollywood, è resa in modo molto efficace. Tutte le scene ambientate sui set del film in costume in cui il divo vanesio e crudele Neville Sinclair, interpretato da un ottimo giovane Timothy Dalton, sono molto divertenti e anche incisive nella critica, marginale ma presente, al divismo che da sempre contraddistingue l’establishment. Poi ci sono i gangster, all’apparenza truci e terrificanti, e naturalmente  l’FBI che dà loro la caccia; alla fine però si scopre che i veri cattivi della storia sono i neonazisti, un altro elemento sempre di grande impatto in una storia. Su tutto e su tutti, e non può essere altrimenti, troneggia Howard Hughes, un uomo che, con tutti i suoi meriti e le sua stranezze (geniale inventore, ricco magnate, grande produttore cinematografico, autorecluso per scelta, aviatore per diletto), inevitabilmente è divenuto spesso un personaggio del cinema, in questo caso non protagonista ma comunque determinante per lo sviluppo della trama e per l’appagante lieto fine. Stupisce che un attore, non eccezionale ma sicuramente fascinoso, come Billy Campbell, che interpreta Cliff, non abbia avuto una carriera più fortunata. Non è invece una sorpresa trovare una Jennifer Connelly come sempre stupenda ma del tutto inespressiva. Timothy Dalton, che era già stato James Bond nel film Vendetta Privata, questa volta invece ammalia e convince nel ruolo del cattivo egocentrico e megalomane, proprio del genere di quelli di solito combattuti da 007. Infine Alan Arkin si fa voler davvero bene nel ruolo del burbero dal cuore d’oro Peevy. Le scene di volo del jetpack restano ancora oggi molto ben fatte e divertenti per grandi e piccini e pur non mancando nessun clichè narratologico il film, tra scene d’azione, di inseguimento e d’amore, si lascia guardare con molto piacere. Dallo stesso fumetto e dal film stesso nasce  nel 2019 la serie Disney Junior Rocketeer, in cui una bambina si lancia in nuove avventure con il suo zainetto a razzo, disponibile su Disney Plus per chi, dopo aver visto il film, non ha ancora voglia di smettere di volare.

Voto: 3 Muffin

Terminal Velocity

Anno: 1994

Regia: Deran Sarafian

Interpreti: Charlie Sheen, Nastassja Kinski, James Gandolfini

Dove trovarlo: Disney Plus (Stars)

Richard Brodie detto “Ditch” è un istruttore di volo e di paracadutismo che sa cosa siano le regole e la disciplina. Un giorno si presenta da lui una bellissima sconosciuta che dice di chiamarsi Chris (Nastassja Kinski) e che smania per una lezione di volo immediata. Ditch accetta, sperando di far colpo su Chris, ma quando sono sull’aereo la ragazza, senza spiegazioni, si lancia nel vuoto. Ditch sta ancora cercando di darsi pace per l’accaduto quando si imbatte nuovamente in Chris, che gli rivela di chiamarsi in realtà Krista e di essere un agente del KGB in missione; la ragazza trovata morta era invece la sua compagna di stanza, di cui lei ora deve trovare l’omicida. Se vuole essere scagionato da ogni accusa Ditch non ha altra scelta che collaborare con Krista e aiutarla nella sua pericolosa missione…

Charlie Sheen è forse l’ultimo nome che ci si aspetterebbe di trovare nel catalogo di Disney Plus, viste le sue burrascose vicissitudini personali legate all’uso di droghe e alla violenza domestica: eppure, grazie all’acquisizione della piattaforma Stars, film e serie tv per adulti sono diventati molto più numerosi. Terminal Velocity è un film d’azione di stampo molto classico, senza eccessiva violenza e con giusto qualche parolaccia e alcune battute non adatte ai minori (“Io non sono solo un pisello con le gambe, sono un pisello con le ali!”), con i suoi canonici colpi di scena (senza grosse sorprese) e un mix di azione e comicità, affidata alle battute di Ditch e al contrasto tra i due caratteri opposti dei protagonisti che si ritrovano, sempre da manuale, insieme per forza. Ditch è un ribelle, scapestrato, superficiale e donnaiolo, mentre Krista è un agente segreto serio, professionale e devoto alla causa; inutile dire che tra i due ci saranno dapprima scintille e poi, man mano che iniziano ad aprirsi e confrontarsi, del tenero. A prescindere da ciò che si può pensare di lui come uomo, Charlie Sheen è da sempre un buon attore comico che sa essere fascinoso e divertente al punto giusto, come il duetto di film Hot Shots! ha dimostrato. Nastassja Kinski è molto brava a cambiare atteggiamento, da stuzzicante e seriosa a romantica, senza che il suo fascino diminuisca mai. Per una serata senza pensieri (ma va bene anche a colazione), con un po’ di azione retrò, qualche risatina e alcuni simpatici svolazzamenti.

Voto: 3 Muffin

Hello, Dolly!

Anno: 1969

Regia: Gene Kelly

Interpreti: Barbra Streisand, Walter Matthau, Louis Armstrong

Dove trovarlo: Disney Plus

L’elegante e disinvolta Dolly Levi (Barbra Streisand) ha deciso di non desiderare forti emozioni nella sua vita e si dedica pertanto a manovrare le vite altrui, organizzando affari e matrimoni tra i suoi innumerevoli conoscenti. Quando però Dolly decide di rimettersi in gioco in prima persona la sua scelta cade sul celibe burbero e spilorcio Horace Vandergelder (Walther Matthau), tentando con mille manovre di portarlo all’altare. Riuscirà nell’impresa?

Gene Kelly, attore protagonista ma anche co-regista del capolavoro Cantando sotto la Pioggia, porta sul grande schermo il musical Hello, Dolly! del 1964: sebbene la critica non lo apprezzi, il film vince ben tre Oscar l’anno successivo (migliore scenografia, sonoro e colonna sonora) e diventa un classico per gli amanti del musical e dell’attrice Barbra Streisand. Nel ruolo di Dolly Levi si sono avvicendate sul palcoscenico le attrici più celebri e talentuose (Ginger Rogers, Madeline Kahn, Bette Midler, Imelda Staunton e la nostra Loretta Goggi, tra le altre): il personaggio di Dolly è infatti molto affascinante, non solo per le diverse canzoni che interpreta ma anche per i molti eccentrici costumi che sfoggia e per la miscela di simpatia, arguzia e dolcezza che la contraddistingue e la fa entrare nel cuore dello spettatore. Barbra Streisand è perfettamente a suo agio tra piume e corsetti, elegante e sicura di sé mentre manovra i fili delle vite altrui ma anche quando decide di aprirsi in prima persona ai rischi e ai brividi della ricerca dell’amore. A tenerle testa troviamo, nei panni del misantropo Horace Vandergelder, il mitico Walter Matthau, che qui si cimenta anche nel canto e in alcuni (pochi) passi di danza. La trama, minimale, non è che il pretesto per le divertentissime esibizioni di questi due meravigliosi protagonisti e di una serie di simpaticissimi comprimari, fino alla magistrale scena madre nel ristorante di lusso (così chic che è possibile scegliere non solo il pesce dell’acquario che si desidera mangiare ma anche l’anatra selvatica, che il cameriere provvederà immediatamente ad abbattere con la carabina). Disney Plus, ora arricchito dal catalogo Stars, offre agli appassionati del musical la possibilità di gustare questo film rinfrescante, appagante e divertente, con due protagonisti bravissimi e tante deliziose canzoni (per chi non ama il genere alcune parti potrebbero risultare noiose ma consiglio comunque di tenere duro fino alla scena finale). Non c’è da meravigliarsi se nel capolavoro Pixar Wall-E il robottino protagonista è così affascinato da questo film, prezioso cimelio della sua collezione di paccottiglia terrestre, che per lui è unica rappresentazione visiva conosciuta dell’amore. Consiglio questo film a chi ama i musical classici, la vecchia Hollywood, i costumi sgargianti, le commedie romantiche, l’amore genuino, maldestro e canterino, le grandi dive e i grandi comici, le risate a tempo di musica.

Voto: 4 Muffin

Earth to Ned (con Marvel digressione)

Ormai, a più di un anno dal lancio della piattaforma streaming Disney Plus (arrivata con tempismo incredibile giusto per l’inizio del primo lockdown), ci siamo tutti resi conto che non si tratta solamente di un canale per bambini o per irrimediabili nostalgici sentimentali legati ai film e ai cartoni animati della propria infanzia (che cercano disperatamente di convincere i propri figli che FBI: Operazione Gatto è infinitamente meglio di cartoni come 44 Gatti o Bing). Una pubblicità martellante proveniente da ogni direzione ha insegnato a tutti che su Disney Plus si possono trovare, oltre a tutti i classici Disney e le produzioni Disney Channel, anche tutto ciò che riguarda Star Wars e i supereroi Marvel. Venerdì per esempio sarà disponibile l’ultima puntata della serie Marvel Falcon & the Winter Soldier, che segue a ruota Wandavision nell’inaugurazione della cosiddetta Fase 4 Marvel, che ci racconterà cosa accade dopo la sconfitta di Thanos nel film Infinity War:End Game. Wandavision era iniziata benissimo, con un’inattesa e inspiegabile ambientazione in stile sitcom anni ‘60 (sulla falsariga di Strega per Amore, che adoravo da piccola, e Vita da Strega) che nascondeva però un oscuro mistero, svelato via via mentre si viaggiava nella storia della sitcom USA fino ad arrivare a Malcolm (serie divertentissima con Brian Cranston, fino ad oggi misteriosamente dimenticata ma che spero tanto ora riemerga grazie a questo revival) e l’odierna Modern Family. Purtroppo i presupposti di una trama basata sugli intrighi psicologici si sono presto dissolti lasciando il posto ad una banale e noiosa storia di invidia tra streghe (anche se pare che la serie sia stata conclusa in maniera frettolosa a causa del Covid, quindi forse le intenzioni degli autori erano diverse). Per quanto riguarda Falcon & The Winter Soldier ne parlerò attraverso un esempio: a qualcuno interesserebbero le avventure del lattaio di Peter Parker o del vicino di casa di Superman? Perché il livello è questo, con il picco più basso raggiunto nella scena della terapia di coppia tra i due Avengers (con tanto di “avvicinatevi e guardatevi negli occhi”, senza scherzi). Come si capisce attendo la conclusione della serie con scarso entusiasmo, convinta del fatto che queste serie altro non siano che un segnaposto per cose più interessanti che arriveranno (mi riferisco alla serie su Loki e, ovviamente a Thor: Love & Thunder). Ma a prescindere dal mio parere personale (che non mi ha impedito di vedere tutto, comunque, perché ormai sappiamo che le storie sono tutte collegate e che ogni vicenda può contenere un dettaglio cruciale) queste serie hanno portato un grandissimo numero di abbonati a Disney Plus, dimostrando come le strategie della piattaforma (rilasciare una puntata alla settimana e non la serie completa; riservare alcune novità solo agli Abbonamenti VIP, più costosi) siano vincenti. E’ necessario però non farsi distrarre dalle ultime novità e dai contenuti più pubblicizzati per non rischiare di farsi sfuggire qualche chicca, come ad esempio l’originale Terra Chiama Ned (in originale Earth to Ned). Lo show ha come protagonista Ned, un alieno venuto a una galassia lontana lontana con la sua nave spaziale per distruggere la Terra, secondo gli ordini dell’Ammiraglio suo padre. Ned, considerato dal genitore un buono a nulla, dovrebbe quindi dare finalmente prova di se stesso e distruggere senza pensarci due volte la Terra… ma non ci riesce, perché troppo affascinato dalla nostra…televisione! Ned non solo si appassiona a film e programmi del palinsesto terrestre, ma decide di imbastire un talk show tutto suo con tanto di guest stars debitamente sequestrate tramite raggio trasportatore e invitate a condividere con Ned e gli spettatori la loro sapienza riguardo al mondo della comicità. Il mattatore della serie Ned, alieno celeste con un’enorme testa, quattro braccia e una smodata passione per la maionese, è un pupazzo creato da Brian Henson (figlio di Jim Henson, il creatore dei Muppet) e manovrato da ben sei burattinai; Ned viene affiancato da Cornelius, divenuto suo servo (e poi sua spalla comica) dopo che l’Ammiraglio ha fatto disintegrare il suo pianeta e dai Clods, piccole creaturine eccentriche e imprevedibili. Tra gli ospiti terrestri, incaricati di spiegare a Ned diversi aspetti del mondo dello spettacolo: Eli Roth (regista di Hostel), Gina Carano (al fianco di Pedro Pascal in The Mandalorian), Halyson Hannigan (Lily in How I Met Your Mother), Rachel Bilson (protagonista di Hart of Dixie), i prestigiatori Penn&Teller e molti altri. Consiglio la visione in lingua originale per godersi il talento dei doppiatori dei personaggi e degli ospiti (aspettatevi che chiunque in qualunque momento possa iniziare a cantare, come dettano le leggi terrestri dello spettacolo). Se cercate un intrattenimento originale ma familiare, un omaggio e allo stesso tempo una presa in giro del mondo dell’intrattenimento e una gran bella prova di talento vecchio stile (senza traccia di CGI), allora Terra Chiama Ned fa per voi!

Una Frittella di Mela al Giorno…

Su Disney Plus si possono trovare (quasi) tutti i film della nostra infanzia. Sono appunto quei film che, quando eravamo piccoli, ci piacevano tantissimo e ci facevano ridere, tanto che li rivedevamo in continuazione e li imparavamo a memoria. Questi due film invece non solo non li ho visti da piccola, ma non li avevo mai sentiti nominare: ne sono certa perché mi sarei ricordata di titoli così suggestivi! Li ho visti quindi solo da adulta, e sicuramente hanno perso molta della godibilità che avrebbero per un bambino, però mi hanno comunque intrattenuto piacevolmente e strappato qualche sorriso. Se anche voi siete cresciuti con Quattro Bassotti per un Danese, FBI operazione Gatto e Un Cowboy col Velo da Sposa, allora questa banda succulenta fa per voi!

La Banda delle Frittelle di Mele

Titolo originale: The Apple Dumpling Gang

Anno: 1975

Regia: Norman Tokar

Interpreti: Bill Bixby, Susan Clarke, Don Knotts, Tim Conway

Dove trovarlo: Disney Plus

Siamo nel caro vecchio west, dove Mr. Donovan (Bill Bixby), burbero giocatore d’azzardo, accetta di ritirare per un amico un misterioso pacco in arrivo sulla diligenza. Che shock scoprire che il pacco in questione sono in realtà tre bambini, di cui ora Mr. Donovan è costretto, suo malgrado, a prendersi cura. Mr. Donovan, desideroso di liberarsi dei bambini, stringe un accordo con la bella Dusty (Susan Clarke) per un matrimonio di convenienza, in modo che i piccoli vengano affidati alla donna e lui rimanga libero di inseguire i suoi sogni di ricchezza. Ma nel frattempo, nella vecchia miniera di cui i bambini sono proprietari, è stata trovata un’enorme pepita d’oro. Ora tutti in città desiderano adottare i bambini (anche l’amico si rifà vivo per reclamarli), ma loro invece vogliono restare con Mr. Donovan e Dusty: si accordano perciò con due fuorilegge imbranati, Amos (Tim Conway) e Theodore (Don Knotts), perché li aiutino a rubare la pepita dalla banca in cui è custodita: è nata la Banda delle Frittelle di Mele!

Anche se non c’è nulla di particolarmente originale in questo film, tutti gli elementi tipici dei film per famiglie sono presenti nella giusta quantità, in un buon equilibrio tra sentimenti e umorismo fino all’immancabile lieto fine. L’ambientazione del Far West è sempre suggestiva, i bambini dopo qualche scena entrano nel cuore dello spettatore e anche il cinico Mr. Donovan mostra infine il suo lato tenero; Susan Clarke è una bellissima e dolcissima Dusty, nonostante gli abiti maschili e l’atteggiamento da dura. Tutta una serie di personaggi minori fanno da contorno alla vicenda, dalla sceriffo barbiere al padre ubriacone di Dusty, garantendo simpatia e la giusta dose di confusione. Ma il vero cuore del film è costituito dai due incapaci rapinatori Amos e Theodore (e l’asino Clarice), di natura combinaguai ma sempre uniti in ogni malefatta e in ogni conseguente disastro. Il regista Norman Tokar, veterano dei film per famiglie Disney (suoi sia Quattro Bassotti per un Danese che Il Gatto Venuto dallo Spazio) sa benissimo come creare scene slapstick per tutti i gusti e come far vincere l’amore senza diventare stucchevole. In internet si trova la ricetta degli Apple Dumplings (ravioli di mele) per accompagnare la visione!

La Banda delle Frittelle di Mele 2

Titolo originale: The Apple Dumpling Gang Rides Again

Anno: 1979

Regia: Vincent McEveety

Interpreti: Don Knotts, Tim Conway

Dove trovarlo: Disney Plus

Amos (Tim Conway) e Theodore (Don Knotts), stanchi della vita troppo tranquilla nella fattoria con Mr. Donovan, Dusty e i bambini, raggiungono Junction City per cercare fortuna, questa volta onestamente. A causa di una serie di equivoci vengono però scambiati per i rapinatori della banca e lo sceriffo Hitchcock si mette sulle loro tracce. I due si rifugiano in un forte e vengono arruolati come soldati, ma tra indiani, armi e munizioni che scompaiono e criminali nascosti nelle caverne ne passeranno di tutti i colori!

Anche il regista Vincent McEveety è un veterano della commedia per famiglia Disney (suoi Un Papero da un MIlione di Dollari e Herbie al Rally di Montecarlo, in cui recita anche Don Knotts) ma, forte del successo del primo film, alza il tiro e realizza un film più complicato, con abbondanza di personaggi, sottotrame (anche amorose, naturalmente) e colpi di scena che vedono la Banda delle Frittelle di Mele, composta questa volta solo da Amos e Theodore, mettersi sempre più nei guai con situazioni sempre più assurde e incredibili, anche quando i due compari cercano di rigare dritto. Non so se i bambini potrebbero apprezzare questo film così complicato e pieno di personaggi minori (soldati, fuorilegge, perfino gli indiani), meno tarato sui loro gusti rispetto al precedente, ma di sicuro il divertimento non manca in questa serie rocambolesca di situazioni tipiche dell’ambientazione western (il forte, l’assalto al treno, gli indiani, la rapina…) in cui niente va mai secondo i piani. Gran numero di attori eccellenti (Tim Matheson, Jack Elam, Robert Pine, Kenneth Mars) in un film pensato stavolta più per gli adulti ma sempre simpatico e con scene comiche esagerate e divertenti e il tanto agognato lieto fine. Disney Plus lo propone col titolo alternativo La Gang delle Sfoglie di Mele Colpisce Ancora, ma comunque li si voglia chiamare si tratta sempre degli stessi dolci Apple Dumplings che fanno venire l’acquolina in bocca anche quando non si vedono.

Ferdinand

Anno: 2017

Regia: Carlos Saldanha

Interpreti: John Cena, David Tennant, Bobby Cannavale, Kate McKinnon, Peyton Manning

Dove trovarlo: Disney Plus

Fin da piccolo Ferdinand è diverso da tutti gli altri torelli: lui non desidera combattere nell’arena per la gloria, ma solo stare annusare i fiori, che sono la sua passione. Quando il padre perde la vita combattendo contro un torero Ferdinand scappa dall’allevamento e si perde. Viene trovato e adottato dalla piccola Nina e da suo padre, che vivono in una deliziosa fattoria e vendono i loro fiori al mercato. Ferdinand cresce felice e diventa grande e forte, tanto che, innervosito dalla puntura di un’ape, quasi distrugge l’intera piazza. Le autorità, indifferenti alla disperazione di Nina, lo portano via: Ferdinand si ritrova nello stesso allevamento in cui era nato e ritrova i vecchi compagni, ormai cresciuti anche loro e bramosi di essere scelti per sfidare El Primero, il torero più forte della Spagna. Ferdinand non ha alcun desiderio di lottare, ma la sua possenza fisica lo fa notare da El Primero, che sceglie proprio lui come suo avversario per la sua ultima, spettacolare corrida nell’arena di Madrid…

Ormai sappiamo che la Disney si sta dando allo shopping sfrenato di altre case di produzione: tra i suoi ultimi acquisti la Blue Sky, che ci ha regalato un gioiello come L’Era Glaciale. Dallo stesso regista, Carlos Saldanha, proviene anche questo cartoon dall’insolita ambientazione spagnola che punta il dito contro l’antica tradizione della corrida, sempre più deprecata ma non ancora abbandonata del tutto in Spagna. Ma il film non è solo una denuncia contro questo spettacolo ingiusto e violento, ma una bella storia di amicizia, di sogni che si realizzano e soprattutto di autoconsapevolezza. Ferdinand infatti sa di essere diverso dagli altri fin da cucciolo, amante come è dei fiori più che delle lotte tra corna, e anche se ama molto il padre sa di non voler diventare come lui, anche se la sua presa di posizione sembra precludergli l’amicizia e il rispetto degli altri tori. La morte del padre avviene fuori dallo schermo, mettendo al sicuro spettatori grandi e piccini da traumi emotivi eccessivi, ed è subito stemperata dalla gioia di Ferdinand che trova finalmente una casa e una famiglia amorevole che lo accetta per come è, senza condizioni. Il messaggio positivo, immancabile, condanna la violenza ed esalta invece il coraggio di seguire i proprio sogni al di là di ogni imposizione esterna, sottolineando inoltre come l’amicizia e il rispetto siano sempre possibili anche tra persone (o animali) con principi e obiettivi diversi. Ferdinand ha il pregio di non essere mai troppo scontato, sebbene sia perfettamente in linea con gli altri prodotti di animazione di questi anni, di buona qualità tecnica (per capire quale sforzo produttivo ci sia dietro un film come questo basta sbirciare nei titoli di coda e vedere come esista un “capo responsabile del pelo” tra gli animatori) e con un ottimo cast di doppiatori. L’ambientazione spagnola è una piacevole novità, mentre per il resto si ritrovano gag e personaggi non particolarmente originali ma che funzionano perfettamente (attenzione alla “capra calmante”, dopo aver visto il film ne vorrete una anche voi). Bello per grandi e piccini, disponibile su Disney Plus, dove troverete anche un corto d’animazione Disney del 1938, Ferdinando il Toro, vincitore dell’Oscar come miglior cortometraggio, anch’esso tratto dal racconto di Munro Leaf La Storia del Toro Ferdinando.

Voto: 3 Muffin