L’Incredibile Viaggio verso l’Ignoto

Titolo originale: Escape to Witch Mountain

Anno: 1975

Regia: John Hough

Interpreti: Kim Richards, Ike Eisenmann, Donald Pleasance, Ray Milland, Denver Pyle

Dove trovarlo: Disney Plus

Tia e Tony sono due piccoli orfani dotati di poteri straordinari, come ad esempio la telecinesi o la lettura del pensiero. Quando il miliardario senza scrupoli Aristotle Bolt viene a conoscenza di queste loro abilità incarica il suo avvocato Deranian di fingersi loro zio per sottrarli all’orfanotrofio e poterli studiare per capire come sfruttare i loro poteri a scopo di lucro.

A vedere oggi film come questo, pensati per i ragazzi più di trentacinque anni fa, sembra impossibile che anche i bambini moderni possano trovarli appassionanti quanto lo erano per noi da piccoli, visti i ritmi decisamente morbidi e gli effetti speciali datati. Nonostante questo L’Incredibile Viaggio verso l’Ignoto resta un bel film d’avventura, che parte da una buona idea (tratta dal romanzo di Alexander Key) e mantiene fino alla fine il mistero dell’origine dei due bambini e dei loro poteri, utilizzati dai protagonisti in modo a volte spettacolare a volte divertente (la scena che mi ha colpito di più è quella in cui Tia e Tony improvvisano uno spettacolo di musica e ballo usando la telecinesi per manovrare marionette e pupazzi), proprio come farebbe un bambino, alternando così scene di timbro diverso nella narrazione. L’ottimo cast di attori e personaggi contribuisce a dare forza all’insieme: Eddie Albert è un adorabile vedovo all’inizio spigoloso ma che si affeziona profondamente ai due piccoli fuggitivi e li aiuta nella loro impresa; Ray Milland (il protagonista di Il Delitto Perfetto di Hitchcock) interpreta uno spietato riccone pazzoide che finisce per volare a testa in giù sul suo aeroplano; Donald Pleasance, il migliore del film, il losco e determinato braccatore (io me lo ricordo soprattutto dal suo ruolo in La Grande Fuga, per essere stato Blofeld, il nemico numero uno di 007 e, cambiando completamente registro, per Altrimenti ci Arrabbiamo! con Bud Spencer e Terence Hill); Denver Pyle il misterioso ma salvifico zio (già zio anche di Bo e Luke Duke nella serie Hazzard). Il film ebbe un grande successo e casa Disney ne realizzò un seguito (Ritorno all’Ignoto) nel 1978 e due remake, uno nel 1995 (La Montagna della Strega) e uno nel 2009 (Corsa a Witch Mountain). La “Montagna della Strega” del titolo originale è il luogo in cui si conclude l’avventura, famoso per essere stato teatro di molteplici presunti fenomeni paranormali e avvistamenti di UFO.

Voto: 3 Muffin

George Re della Giungla

Titolo originale: George of the Jungle

Anno: 1997

Regia: Sam Weisman

Interpreti: Brendan Fraser, Leslie Mann, Thomas Haden Church, Abraham Benrubi, Holland Taylor

Dove trovarlo: Disney Plus

George è cresciuto in Africa tra scimmie ed elefanti senza mai incontrare un essere umano, fino al giorno in cui una spedizione scientifica arriva nella sua giungla. George salva da un leone affamato la bella ereditiera Ursula e se ne innamora, decidendo di lasciare per la prima volta la sua casa sull’albero per seguire la donna amata e affrontare un nuovo tipo di giungla: New York.

Simpatica parodia del personaggio di Tarzan, George è aitante e muscoloso ma anche goffo e imbranato, con il sorriso smagliante e la faccia da bravo ragazzo di Brendan Fraser. Il film è pensato per le famiglie, con gag a portata di bambino (come i numerosi scontri di George con gli alberi) ma anche qualche battuta divertente rivolta agli adulti (come gli alterchi dei bracconieri con la voce narrante fuori campo), e nel complesso si lascia vedere senza intoppi anche se non è memorabile. Ha avuto comunque un successo sufficiente ad assicurargli un seguito, George of the Jungle 2 (cui Brendan Fraser però non ha preso parte). In ogni caso, se le voci che annunciano un live action del classico Disney Tarzan (voci per ora non confermate) si riveleranno fondate, io credo che preferirò evitarlo e rivedermi piuttosto questa pellicola vintage gustandomi magari in lingua originale la performance del Monty Python John Cleese che presta la voce a Ape, lo scimmione che non solo parla ma dipinge e gioca a scacchi.

Voto: 2 Muffin

Toy Story 4

Anno: 2019

Regia: Josh Cooley

Dove trovarlo: Disney Plus

Alla fine di Toy Story 3 avevamo visto Andy partire per il college dopo aver affidato tutti i suoi vecchi giocattoli, compreso il suo favorito, lo sceriffo Woody, alla piccola Bonnie, una bimba molto timida ma anche affettuosa. Durante il suo primo giorno di asilo Bonnie costruisce, con materiali trovati nella spazzatura, un piccolo giocattolo di nome Forky, che prende vita proprio come gli altri e brama di tornare nell’immondizia, l’unico posto in cui si sente al sicuro. Quando Forky scappa Woody lo insegue per riportarlo da Bonnie, desideroso di rendersi utile visto che ormai la bimba gioca con lui sempre meno. Mentre cerca il piccolo amico, Woody si imbatte in una vecchia conoscenza: la pastorella Bo Peep.

Sono passati ormai quindici anni da quando la Pixar ha rivoluzionato per sempre il mondo dell’animazione con il primo lungometraggio in computer grafica, Toy Story, che ha avuto un grandioso e meritatissimo successo e due seguiti, l’altrettanto bello Toy Story 2 e il più drammatico Toy Story 3. Questo quarto episodio, che poteva sembrare solamente un’operazione di marketing della Disney (che ha acquisito la Pixar nel 2006), invece non sfigura affatto in confronto ai precedenti, grazie ad una storia intelligente che prosegue con naturalezza lo sviluppo narrativo dei personaggi. Sebbene il protagonista sia il cowboy Woody, che deve affrontare la sua paura di essere messo da parte da Bonnie, il personaggio più di spicco è Bo Peep, dolce e indifesa pastorella innamorata di Woody nei primi due film ma completamente assente nel terzo perchè data via da Molly, la sorellina di Andy. Scopriamo che negli anni Bo ha imparato a cavarsela da sola e stretto molte nuove amicizie, senza mai sentire il bisogno di un nuovo bambino e trovando la sua indipendenza. Ma il suo amore e la sua ammirazione per Woody e la sua dedizione a Bonnie la rendono un personaggio a tutto tondo, tosta ma amorevole e disposta al sacrificio per aiutare gli amici in difficoltà. Menzione speciale per Buzz che, inizialmente perso senza Woody, impara a dare ascolto alla sua “voce interiore”. Avventuroso, divertente, profondo e commovente, Toy Story 4 è un seguito decisamente splendido, tecnicamente perfetto, adatto a tutta la famiglia. Angelo Maggi regala a Woody una nuova ottima voce, anche se per chi come è cresciuto con questi personaggi è difficile non sentire la mancanza di Fabrizio Frizzi, che aveva prestato la voce al pupazzo cowboy nei tre film precedenti. Simpaticissimo come sempre Luca Laurenti nei panni del bislacco Forky. Occhio all’apparizione speciale di Tin Toy, il giocattolo protagonista di uno dei primissimi corti Pixar nel 1988.

Voto: 4 Muffin

Disney Più o Meno

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Sono entusiasta di Disney Plus, questo va detto. Se quando ero piccola qualcuno mi avesse detto che avrei avuto la possibilità di vedere in qualsiasi momento tutti i film e i cartoni Disney non ci avrei nemmeno creduto, gelosa com’ero delle mie care videocassette che guardavo e riguardavo all’infinito. Per non parlare poi della qualità delle immagini, della possibilità di scegliere le lingue, dei contenuti speciali, del ricco catalogo di corti, documentari, telefilm…

In queste giornate di vacanza forzata sarei sicuramente incollata a Disney Plus dalla mattina alla sera, se non fosse per i miei bambini, che invece preferiscono vedere i Trolls e Masha e Orso (ironia della sorte). Tuttavia ho riscontrato delle mancanze nell’offerta della piattaforma e desidero segnalarle, nella speranza che Topolino con le sue grandi orecchie possa ascoltarmi e porvi presto rimedio. Due di queste riguardano proprio il topo più famoso del mondo: Il Canto di Natale di Topolino (confido comunque nell’uscita in periodo natalizio), tratto da quello di Dickens e Topolino e il Fagiolo Magico. Quest’ultimo è disponibile solamente all’interno di Bongo e i tre avventurieri, preceduto da un noiosissimo cartone su Bongo, un orsetto acrobata che scappa dal circo, e introdotto, invece che dal simpatico Pico De Paperis con il grillo Wilbur, da un ventriloquo i cui pupazzi hanno spaventato moltissimo i miei bambini. Similmente il divertentissimo mediometraggio Il Drago Riluttante è presente, ma in una versione con una lunga introduzione con attori in carne ed ossa (tra cui Walt Disney in persona) e non è disponibile in lingua italiana. Peccato. Allo stesso modo anche Quattro Bassotti per un Danese, film esilarante che vede Dean Jones (attore protagonista di moltissime pellicole Disney, tra cui Il Maggiolino tutto Matto e FBI :Operazione Gatto) alle prese con un enorme cane danese, Brutus, che però si crede un bassotto, non è disponibile con il doppiaggio italiano, per cui non ho ancora potuto condividere con i bambini questo classico della mia infanzia. Concludo con un film che non mi aspettavo di trovare ma che sarei davvero entusiasta di poter rivedere dopo tanti anni: La Gnomo-mobile, con protagonisti Karen Dotrice e Matthew Garber, che solo tre anni prima erano stati Jane e Michael Banks in Mary Poppins e qui interpretano di nuovo due fratelli, che si imbattono, mentre sono in gita con il nonno in un bosco di sequoie, in due gnomi, nonno e nipote, disperati in quanto convinti di essere gli unici due gnomi rimasti al mondo… Continuerò a tenere le dita incrociate nella speranza di rivedere ancora una volta l’auto degli gnomi. Che non a caso è una Rolls-Royce…

Togo

Titolo: Togo

Anno: 2019

Regista: Ericson Core

Interpreti: Willem Dafoe

Dove trovarlo: Disney Plus

I classici d’animazione della mia infanzia sono quasi tutti targati Disney, perché all’epoca zio Walt deteneva il monopolio dei lungometraggi animati. C’erano tuttavia alcune sorprendenti eccezioni, come ad esempio L’Incantesimo del Lago oppure Balto. Quest’ultimo è una coproduzione tra la Amblin di Steven Spielberg e la Universal che racconta la vera storia di un cane da slitta che nel 1925 trasportò con la sua squadra il farmaco necessario a fermare un’epidemia di difterite che minacciava di uccidere tutti i bambini della cittadina di Nome, in Alaska. Il film qualitativamente non ha nulla da invidiare ai classici Disney, la mancanza di canzoncine probabilmente è un pregio e non un difetto, la storia è avvincente e i personaggi di contorno (Boris l’oca e gli orsetti bianchi Mack e Lack) divertenti. Quando uscì mi piacque molto, e qualche anno più tardi diventò anche uno dei favoriti del mio fratellino, per cui lo vedevamo quasi tutti i pomeriggi e ormai lo recitavamo a memoria. Quando d’estate passeggiavamo nei boschi delle Dolomiti, mio fratello cercava di graffiare tutte le cortecce per segnare il sentiero del ritorno, come faceva Balto. A New York naturalmente mia madre ci fotografò vicino alla statua commemorativa di Balto, a Central Park. Ho voluto fare questa premessa per spiegare che quando seppi che la Disney aveva realizzato un film su Togo, un cane da slitta più eroico di Balto, sulle prima la presi male. Poi però vidi chi era il protagonista non canino: Willem Dafoe. Che tra l’altro, con il viso solcato di rughe, assomiglia in modo incredibile al vero Leonhard Seppala, il padrone di Togo e conducente della slitta. Ora ero curiosa di vedere il film e saperne di più su quella incredibile vicenda, iniziata con un cucciolo vivace e disobbediente e un allevatore di cani che se ne voleva sbarazzare, ma per quanto ci provasse non ci riusciva. Così il padrone decise di dare a Togo (il nome deriva da quello di un pluridecorato ammiraglio giapponese) una chance e lo attaccò alla slitta. Che sorpresa! Togo non solo era un gran corridore, ma era un leader nato, il suo ruolo naturale era quello di stare in prima posizione e guidare gli altri cani. Seppala ebbe grande successo grazia alla sua squadra di cani da slitta, e quando nel 1925 si dovette cercare qualcuno che percorresse centinaia di miglia in una bufera di neve per portare a Nome l’antitossina, la scelta ricadde su di lui. Togo aveva già dodici anni, ma riuscì comunque nell’impresa. La squadra di Balto in realtà portò le medicine solo per qualche decina di miglia, in una sorta di staffetta finale, mentre la maggior parte del lavoro era già stato fatto da Seppala, Togo e gli altri cani. È stato davvero interessante scoprire come sono andate davvero le cose, ma soprattutto il film è davvero bello, intenso, commovente, coinvolgente. Ho molto apprezzato il fatto che non abbiano abusato della CGI: nessun cane dalle espressioni equivoche; non è necessario ricorrere a trucchi del genere per far sì che il pubblico provi simpatia per i personaggi animali. Willem Dafoe non delude mai, e anche la formula “un uomo e il suo cane” continua a funzionare bene. I bambini troppo piccoli potrebbero annoiarsi, ma quelli più grandicelli ameranno la parte più divertente dei flashback e quella avventurosa della corsa tra i ghiacci.

Voto: 4 muffin

Into the Woods

Titolo: Into the Woods

Anno: 2014

Regia: Rob Marshall

Cast: Emily Blunt, Anna Kendrick, Meryl Streep, Johnny Depp, Chris Pine, Tracey Ullman, Christine Baranski

Genere: musical

Dove trovarlo: Disney Plus

Cappuccetto Rosso deve portare i dolci alla nonna; Cenerentola si reca sulla tomba della madre per esprimere un desiderio; Jack deve vendere la sua mucca al mercato; il panettiere e sua moglie devono spezzare la maledizione di una strega; il Lupo Cattivo cerca la sua cena. E tutti devono attraversare il bosco. Rob Marshall, veterano del musical cinematografico (Chicago, Nine) realizza questa trasposizione per lo schermo dello spettacolo teatrale di James Lapine e Steven Sondheim con un cast stellare di veterani ed esordienti. L’idea di base di creare una storia unica che metta insieme fiabe diverse è accattivante ma non semplice da realizzare, eppure la trama regge bene fino alla fine, cosa che invece purtroppo non si può dire del ritmo. Il film infatti è diviso, in modo fin troppo netto e didascalico, in due parti: la prima, più divertente e con le canzoni più trascinanti, in cui i personaggi fanno esattamente quello che ci si aspetta; la seconda in cui invece rompono gli schemi, maturano e diventano migliori, anzi, eroi, ma vengono a mancare verve e ironia (tace anche la voce narrante esterna del panettiere). Eccezion fatta per questa morale troppo lunga, il film è molto bello, divertente, quasi tutto cantato (questo potrebbe essere un difetto per chi non ama il genere musical), e riutilizza in modo originale spunti che stanno rischiando in questi anni di diventare abusati. Johnny Depp ritorna al musical, sempre per Steven Sondheim, a sette anni dal meraviglioso Sweeney Todd, e in pochi minuti offre un’interpretazione sopraffina del Lupo Cattivo. La vera rivelazione è Emily Blunt, che si cimenta nel canto per la prima volta con risultati eccellenti (tanto che diventerà la nuova Mary Poppins quattro anni dopo) e regge sulle sue spalle l’intero film, pur avendo un personaggio apparentemente secondario (la moglie del fornaio), cui però riesce a dare tutte le sfumature possibili. Chris Pine ci regala, insieme a Billy Magnussen, la canzone più divertente del film, Agony, cantata dai due principi azzurri: una vera chicca. Meryl Streep, non c’è bisogno di dirlo, interpreta come meglio non si può la Strega Cattiva. Per apprezzarla fino in fondo consiglio gli extra, che Disney Plus offre per molti dei suoi contenuti, con interviste al cast e un numero musicale scritto da Steven Sondheim appositamente per il film ma poi eliminato in fase di montaggio.

Voto: 3 muffin

Il Mondo Secondo Jeff Goldblum

Quando sono entrata per la prima volta in Disney Plus mi sono sentita a casa tra principesse, supereroi e animali parlanti. Solo una figura mi sembrava fuori posto: Jeff Goldblum. Cosa ha a che fare l’attore protagonista di classici come La Mosca e Jurassic Park con Topolino? Forse la Disney ha comprato anche Steven Spielberg? Non ancora, ma acquisendo la Fox ha comprato anche il canale National Geographic, blasonato produttore di documentari. Disney Plus mette in primo piano la docuserie, che per ora conta un’unica puntata, Il Mondo secondo Jeff Goldblum, in cui l’attore si immerge nella sconosciuta realtà delle scarpe da ginnastica, dei suoi estimatori, collezionisti e creatori, per poi farsi realizzare, con la nuova acquisita consapevolezza, un paio di scarpe personalizzate (nere ma con interno zebrato, un segreto che solo chi ha visto questo programma conosce).  Non avrei mai detto che questa sarebbe stata la mia prima visione su Disney Plus, eppure è andata così. Per mezz’ora ho guardato Jeff Goldblum che guardava delle scarpe. E il bello è che mi sono anche divertita, e non vedo l’ora di guardare Jeff che guarda altre cose.

Disney Plus

Oggi, 24 marzo 2020, è arrivato in Italia (con impareggiabile puntualità) Disney Plus, il canale online targato Disney. 

Oggi, 24 marzo 2020, noi lo abbiamo attivato. Ci siamo già abbonati per un anno intero. La scusa ufficiale è che abbiamo due bambini. E con la clausura dovuta al Coronavirus, poveri piccoli, come si annoiano… La verità è che, mentre io gongolavo come una groupie scorrendo il catalogo di Disney Plus, loro facevano spallucce e dicevano: “Bah, meglio Netflix…”A loro non dicono niente titoli come Elliot il Drago Invisibile, Duck Tales, Quattro Bassotti per un Danese, Bianca e Bernie. Ma per me racchiudono un’intera infanzia. Ammetto che avevo grandi aspettative per Disney Plus, e non sono state deluse. Nel catalogo si possono trovare tutti i grandi classici dell’animazione, i corti, i film Pixar, l’intero universo Marvel (mentirei se dicessi che non aspetto con trepidazione la serie su Thor), quello di Star Wars, film, serie, documentari. Anche i Simpson sono entrati ora nell’universo Disney con l’acquisto della rete televisiva americana Fox. La piattaforma consente di creare diversi account personalizzati e in quelli dedicati ai bambini filtra in automatico i titoli per evitare di traumatizzare troppo le povere creature. Questo ha stuzzicato la mia curiosità e ho fatto delle prove: sono considerati inadatti ai bambini più piccoli Fantasia (l’ultimo pezzo, quello del summit dei demoni, è senza dubbio pauroso, ma che peccato rinunciare a tutto il resto!) , Taron e la Pentola Magica (sì, questo è terrificante), Inside Out (bellissimo ma impossibile da capire per un bambino in effetti) e il Dumbo di Tim Burton (che è di Tim Burton, appunto); nessun problema invece con Il Re Leone (quante lacrime versate sulla morte di Mufasa!), Bambi (e su quella della mamma) e Red e Toby (tristissimo), quindi i cari vecchi traumi infantili sono salvi. Tutti possono trovare qualcosa di interessante su Disney Plus, non solo per passare il tempo ma anche per concedersi, almeno per un paio d’ore, di tornare bambini. Siccome è già sicuro che mi vedrò tutto quanto (con o senza bambini), cercherò di ottimizzare l’esperienza e di recensire qualcosa. Ma non è facile dare un voto a un film Disney! Sarebbe un po’ come dare un voto al proprio zio… come si fa? In ogni caso, grazie, zio Walt, per il tuo impeccabile tempismo.