GroupWatch

La piattaforma streaming Disney Plus da qualche tempo ha messo a disposizione dei suoi abbonati uno strumento per la visione di contenuti condivisa di nome GroupWatch.

Che cos’è? 

GroupWatch permette di creare per un qualsiasi contenuto della piattaforma una sessione di streaming e di invitare fino a 6 persone che abbiano a loro volta un account Disney Plus a parteciparvi. 

Come funziona?

GroupWatch genera un link da inviare ai partecipanti i quali non dovranno far altro che cliccarci sopra all’orario stabilito. Quando il creatore del gruppo premerà “Avvia streaming” il film inizierà simultaneamente per tutti i partecipanti. Allo stesso modo, se qualcuno vorrà mettere in pausa o scorrere avanti o indietro, lo stesso succederà per tutti gli altri, così da permettere delle “pause pop-corn” condivise. Infine tutti i partecipanti possono inviare durante la visione delle emoticon che appariranno a tutti in un angolo dello schermo per esprimere il proprio stato d’animo durante una particolare scena.

Ma funziona?

Ecco, insomma. I problemi derivano dall’interazione tra diversi dispositivi, in quanto a Disney Plus si può accedere tramite pc, smartphone o televisore. Ma come è possibile cliccare un link dal televisore? Bisogna dunque farlo da un altro dispositivo, ma poiché non è possibile effettuare due accessi simultanei con lo stesso account nemmeno questo funziona, se si vuole vedere il film sullo schermo della tv. GroupWatch funziona anche tra utenti che condividono uno stesso account, ma con le stesse problematiche nella gestione dei diversi dispositivi. Inoltre GroupWatch non è, almeno non ancora, uno strumento completo, perché necessita comunque della mail per inviare il link agli invitati; inoltre, nell’orario stabilito, viene spontaneo contattarsi in ogni caso per accertarsi di essere tutti presenti e attenti (io per esempio non avevo finito di prepararmi il tè e ho fatto slittare l’inizio di qualche minuto).

La mia esperienza

Finora ho provato a usare GroupWatch solamente una volta, per vedere Onward (di cui arriverà dunque recensione a breve) con una coppia di amici. Ho inviato la mail con il link generato da GroupWatch e mi sono accordata sull’orario. Al momento di iniziare lo streaming la situazione era molto simile a quelle delle videochiamate cui ci siamo dovuti purtroppo abituare: “Ci siete?” “Non vi vediamo connessi” “Come si clicca un link dal televisore??” “Stavamo cambiando dispositivo e abbiamo perso l’inizio” “Ricominciamo da capo” “Si è bloccato tutto”. Conclusione? Abbiamo tutti abbandonato GroupWatch, ciascuno ha selezionato il film e per telefono ci siamo detti: “Pronti? Tre, due, uno…via!” Le faccine ce le siamo mandate su WhatsApp.

Conclusione

L’idea secondo me è molto carina, forse bisogna solo capire meglio come funziona lo strumento. In questo momento particolare, in cui non è possibile vedere un film con gli amici né in sala e nemmeno sul divano di casa, io ho trovato molto simpatica questa idea per la condivisione, quindi farò sicuramente dei nuovi tentativi con GroupWatch.

Soul

Anno: 2020

Regia: Pete Docter

Interpreti: Jamie Foxx, Tina Fey, Richard Ayoade, Angela Bassett

Dove trovarlo: Disney Plus

Joe vive a New York e si guadagna da vivere come insegnante di musica in un liceo pubblico, dove però gli studenti gli danno ben poca soddisfazione. Quando la preside gli offre un contratto a tempo pieno Joe è riluttante, perchè il suo sogno è sempre stato quello di diventare un musicista jazz di successo, come il padre, anche se i suoi molti tentativi nel settore non sono mai stati fruttuosi. Ma proprio quel giorno, grazie all’intervento di un suo ex alunno che ha fatto carriera nel mondo della musica, a Joe si presenta un’occasione irripetibile: un’audizione con la grande jazzista Dorothea Williams, che sta cercando un pianista per il suo quartetto. L’opportunità di una vita a portata di mano fa perdere la testa a Joe, che camminando distrattamente per la strada finisce per cadere in un tombino aperto. Si risveglia al di fuori del proprio corpo mentre la sua anima è in viaggio verso l’aldilà. Ma Joe non intende morire proprio nel giorno della sua grande occasione di riscatto, così fugge e si ritrova nel luogo in cui le piccole anime, quasi pronte per iniziare la loro vita nel mondo, vengono aiutate dalle grandi anime del passato, i mentori, a scoprire il proprio carattere e la propria vocazione, e una volta pronte ricevono un lasciapassare per la Terra. Joe decide quindi di spacciarsi per un mentore e di rubare un lasciapassare per poter tornare nel suo corpo e andare al provino per Dorothea Williams, ma la cosa si rivela più complicata del previsto: l’anima che gli viene affidata infatti, la numero 22, al contrario di lui non ha proprio alcuna voglia di iniziare a vivere…

Non ho ancora alcun dato alla mano, ma in base al numero di persone che conosco e che so aver già visto Soul (anche più di una volta), uscito su Disney Plus solamente quattro giorni fa, credo che l’operazione fatta dalla Disney di rendere disponibile il suo film di Natale direttamente in streaming (non essendo ovviamente possibile farlo uscire nelle sale cinematografiche come al solito) possa dirsi completamente riuscita, grazie non solo ad una intensissima campagna pubblicitaria ma anche alla garanzia di qualità che il marchio Disney-Pixar rappresenta ormai da decenni e che anche in questo caso non delude. Soul, che in inglese significa “anima” ma che fa riferimento anche al genere musicale, è un film bellissimo, profondo e coinvolgente, sicuramente più per adulti che per bambini, che si propone con ambiziosa modestia di spiegare nientemeno che il senso della vita, come racconta il regista Pete Docter, lo stesso di Monsters & Co., Up e Inside Out. E ci riesce, senza cercare la lacrima facile né la morale edificante, ma offrendo invece un finale aperto, non scontato in un film d’animazione, che invita a elaborare e riflettere su quanto appena visto, lasciando lo spettatore allo stesso tempo soddisfatto e stimolato. I bambini possono senza dubbio guardarlo, anche se non ne coglieranno immediatamente tutti i significati, ma io apprezzo molto la scelta di prediligere l’ironia intelligente (molto presente nel personaggio del contabile Terry per esempio) ai siparietti comici divertenti per i più piccoli ma irritanti per gli adulti come era stato fatto per esempio nel film Up: forse i bambini più piccoli potrebbero annoiarsi guardando Soul ma non spaventarsi, perché ogni particolare, visivo e musicale, è stato pensato proprio per rendere il mondo dopo la morte rassicurante piuttosto che spaventoso. La squadra Pixar ha lavorato a lungo e con passione nella creazione di ogni dettaglio ponendosi un obiettivo molto difficile, quello di creare un aldilà non connotato religiosamente e comprensibile anche ai bambini nella sua complessità strutturale e concettuale. Impresa riuscitissima nel rappresentare le anime ancora non completamente formate come bimbi che vanno all’asilo e che trovano il proprio desiderio di vita attraverso il gioco; ancora migliore l’idea di rappresentare le entità preposte all’amministrazione, tutte chiamate “Jerry”, come degli impiegati scrupolosi ma anche dotati di senso dell’umorismo, rappresentati con una sola linea curva che ne definisce la figura (il concept iniziale era in fil di ferro) e le espressioni. La grande attenzione nella scelta dei doppiatori ha aiutato a dare vita e carattere a creature così indefinite. Tina Fey ad esempio, che dà la voce a 22, è perfetta come anima impreparata alla vita dispettosa, indisponente e irritante, tanto che molti mentori illustri, tra cui Madre Teresa e Gandhi, hanno fallito nel compito di vincere la sua paura di vivere. Jamie Foxx, la voce di Joe, è stato determinante nel rendere questo personaggio non solo reale ma anche simpatico, in modo che qualunque spettatore possa immedesimarsi in lui e nel suo desiderio di tornare a vivere per seguire la sua passione, anche se questo spesso lo spinge a comportamenti egoisti ed opportunisti. Il personaggio di Joe, la cui elaborazione a livello visuale e caratteriale è stata lunga e complessa, oltra ad ereditare molto dal suo doppiatore (Jamie Foxx è anche lui musicista tra l’altro) si basa molto su una persona reale, il musicista e compositore Jon Batiste, autore ed esecutore delle musiche suonate da Joe, le cui mani (e il cui volto) sono stati presi a modello dagli animatori. Jon stesso spiega come nel film la musica jazz inserita sia volutamente accessibile a tutti, anche a chi non è per nulla familiare con il genere; il suo contributo è stato essenziale nella fase creativa, che si svolgeva con un continuo confronto tra gli autori e gli artisti alla ricerca delle idee migliori e della verosimiglianza di ogni dettaglio fisico, musicale e ambientale. Jon Batiste stesso suonava e spiegava il processo creativo ed esecutivo della musica alla troupe durante tutto il processo di realizzazione del film, che verso la fine si è dovuto reinventare completamente a causa del Covid, che ha costretto la Pixar a terminare la produzione in smart working con tutti gli inconvenienti del caso, compresi gli animali da compagnia che passeggiavano sulle tastiere. Tutto questo e molto altro viene raccontato negli speciali che Disney Plus mette a disposizione degli abbonati in aggiunta al film, che mostrano i volti degli autori e raccontano le diverse fasi del processo produttivo: in pratica Disney Plus offre un’esperienza cumulativa tra la prima visione del cinema e il dvd completo di contenuti speciali che non mi è dispiaciuta affatto, anzi mi ha permesso un’immersione completa nel film in ogni suo aspetto. Consiglio a tutti la visione di Soul, che offre divertimento e tante emozioni diverse tutte da esplorare, nessuna scontata: allo stesso tempo un successo annunciato e una stimolante sorpresa.

Voto: 4 Muffin

Qualcuno salvi il Natale 2

Titolo originale: The Christmas Chronicles: Part Two

Anno: 2020

Regia: Chris Columbus

Interpreti: Kurt Russell, Goldie Hawn, Darby Camp, Julian Dennison, Jahzir Bruno, Judah Lewis, Kimberly Williams-Paisley, Tyrese Gibson

Dove trovarlo: Netflix

Belsnickel era l’elfo prediletto da Babbo e Mamma Natale finché non divenne geloso e dispettoso: le sue cattive azioni lo portarono ad essere punito con l’esilio dal magico paese del Natale. Trasformato in un essere umano e privato di tutti i poteri elfici, Belsnickel si rifugia al Polo Sud dove progetta a lungo la sua vendetta. Per poter tornare nel paese del Natale, protetto da una barriera magica che solo Babbo Natale può attraversare, decide di usare l’astuzia e di sfruttare i guai di Kate, ormai cresciuta e alle prese con le difficoltà emotive nell’accettare il nuovo compagno della madre.

Dopo il grande successo del primo capitolo, a dirigere la nuova avventura del Babbo Natale più cool del momento, sempre interpretato dall’eccezionale Kurt Russell, arriva il veterano Chris Columbus, già produttore di Qualcuno salvi il Natale e naturalmente autore di commedie per famiglie di grande successo come Mamma, ho perso l’Aereo e Mrs. Doubtfire, entrambi disponibili su Disney Plus per un ripasso a tema. Risultato? Il film risulta più mieloso del precedente, concedendo ancora più spazio ai buoni sentimenti, alla redenzione e all’inossidabile spirito del Natale, ma siamo comunque entro i limiti concessi ai film di questo genere. La trama non è l’elemento preponderante, anzi meglio non soffermarsi a pensare all’ovvietà del parallelismo tra l’elfo reietto e la ragazzina che scappa via dalla famiglia perché il nuovo compagno della madre non potrà mai prendere il posto del suo vero padre. Ma se si tralasciano questi elementi meno forti si possono trovare moltissimi motivi per vedere questo film e goderselo fino in fondo. Kurt Russell non delude le aspettative, anche se purtroppo in questo film la sua canzone è stata tradotta e doppiata in italiano con un pessimo risultato. Ha invece un ruolo principale Goldie Hawn, compagna di Russell anche nella vita, nei panni di Mrs. Claus, che nel primo film faceva appena un cameo mentre qui è una splendida coprotagonista e distribuisce abbracci e biscotti glassati esplosivi alla bisogna. Per il resto torna la protagonista Darby Camp del primo film, che in questa nuova avventura non è affiancata dal fratello ma dal futuro fratellastro, il simpatico Jahzir Bruno. Il cattivo della storia, l’elfo rinnegato Belsnickel (Julian Dennison), è piuttosto insignificante, anche perché si capisce immediatamente che non è affatto cattivo e nel finale si redimerà e tornerà nei ranghi degli elfi obbedienti. La CGI è usata con abbondanza ma anche con sapienza per realizzare gli elfi, il paese del Natale e molti dei curiosi congegni di Belsnickel, che con le sue abilità ingegneristiche ha sopperito alla perdita della magia. Facendo un confronto, il primo film era più originale, divertente ed equilibrato, mentre questo gioca al rialzo su cast, zucchero ed effetti speciali diventando a tratti stucchevole (la canzone finale è decisamente troppo lunga per esempio), ma in conclusione è anche questo un film perfetto per le feste, godibile per adulti e bambini. Resta inspiegabile come sia possibile per una ragazzina non desiderare Tyrese Gibson, simpaticissimo e affascinante protagonista di classici del genere action come Death Race e Fast & Furious (tutti dal secondo in poi ad eccezione del terzo), come patrigno.

Voto: 3 Muffin

Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker

Anno: 2019

Regia: J.J. Abrams

Interpreti: Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Adam Driver

Dove trovarlo: Disney Plus

Questo film mi è stato somministrato contro la mia volontà, mentre ero inerme causa malattia stagionale che mi ha messa ko per un po’ e non mi ha lasciato le forze per ribellarmi, o quanto meno trascinarmi via dal divano. A onor del vero aggiungo però che la pillola è stata addolcita da un pacchetto gigante di M&M’s che mi hanno tenuta buona per tutto lo scorrimento degli arcinoti titoli iniziali proiettati come da tradizione su screensaver spaziale. Nonostante questo mi sono persa già al riassunto delle puntate precedenti: dopo tanti anni e tante prese in giro, una su tutte Balle Spaziali, come si possono ancora leggere quei letteroni giganti scorrevoli senza iniziare già a ridere? Io non mi sono mai appassionata alla saga di Star Wars, ho visto i primi tre film da piccola ma non mi hanno mai conquistata, e con quelli nuovi non è andata molto meglio. Vidi perfino L’Attacco dei Cloni al cinema perché, dopo aver visto Moulin Rouge, avevo una gran cotta per Ewan McGregor, ma nonostante questo non ricordo nulla, come anche dei successivi del resto. L’unico che ho trovato gradevole è Rogue One, un discreto film d’avventura con l’ambizione di spiegare come mai ci fosse quel famoso tallone d’Achille nell’efficientissima Morte Nera. Comunque mi sono rassegnata all’idea di vedere il film e mi sono accorta da subito che mi ero completamente sbagliata, valeva eccome la pena di vederlo: mai riso così tanto, dai tempi di Una Pallottola Spuntata credo. Non ci provo nemmeno a riassumere la trama o a disquisire sui diversi aspetti del film, da completa ignorante della saga non ne sarei in grado. Preferisco invece riportare un elenco delle domande che mi sono posta durante la visione e alle quali non ho saputo trovare risposta, sperando che qualcuno dei miei lettori possa magari illuminarmi in merito. Ma anche se così non fosse, siccome di questi tempi una bella risata è una cosa ancora più preziosa, ritengo che siano stati 141 minuti ben spesi. Chiedo scusa se i miei dubbi non sono in ordine cronologico rispetto alla trama, ma credo sia nello spirito della saga rimescolare il continuum temporale…

  1. Perchè i Cavalieri Neri, arrivati non mi ricordo su quale pianeta all’inseguimento dei nostri eroi, si sono fermati tutti in posa plastica sopra ad un altopiano? Erano atterrati lassù? E perché? E perché erano scesi tutti dalla nave? O forse avevano parcheggiato sulla sabbia e poi erano saliti lassù per avere una visuale migliore? Tutti assieme?
  2. Dopo che i nostri eroi hanno recuperato il puntatore C-3PO rivela di non poter tradurre le coordinate perché il messaggio è in lingua Sith, una lingua proibita per la sua programmazione; dunque i nostri decidono di formattarlo completamente, cancellandogli la memoria, perché possa tradurre le coordinate per loro. Ma perché? Non potevano farsi mostrare il punto su una cartina? O farsi dare le indicazioni? O fargli guidare l’astronave? O almeno “Acqua, acqua, fuochino…”?
  3. Perché quando i nostri eroi lasciano il campo dei ribelli non portano con loro R2D2 ma un altro robot, anzi altri due? Hanno competenze specialistiche diverse? Cioè, mi chiedo se ci sia un motivo di trama per questo scambio di robot, oltre alla suspense di non sapere se C-3PO recupererà la memoria perduta e, ovviamente, al bisogno di vendere tazze e magliette con il nuovo robot.
  4. Perchè quando i nostri eroi scendono sottoterra e trovano lo scheletro di un tizio che stava benissimo fino al giorno prima a nessuno viene in mente che ci sia una creatura carnivora che dimora in quel luogo? Eppure, più posto da Tremors di così non c’è, con sabbie mobili e tutto!
  5. Ho visto benissimo uno Stormtrooper colpire qualcosa! Beh, era un altro Stormtrooper, conta lo stesso?
  6. Perché la Power Ranger rosa è innamorata di Poe? E perché decide di aiutare quelli che tutti i soldati stanno cercando (anche se lo stanno facendo in stile Brian di Nazareth)? E perché mai gli sceneggiatori le fanno dire una cosa scema come “non so perché ma tu (Rei) mi sembri una a posto”?
  7. Ad un certo punto, con un effetto sorpresa da cardiopalma, la spia tra le fila dei nemici si rivela. Ma la sua motivazione? A sua detta è “Kylo Ren mi è antipatico”. Tutto qui? Un po’ deboluccia come motivazione per rischiare la vita… Mi è sfuggito qualcosa?
  8. Nello scontro finale a un certo punto Poe dice “Questa è l’ultima occasione per colpirli!” Ma perché? Tutte le navi avevano finito contemporaneamente tutte le munizioni tranne un ultimo colpo? Oppure avevano tutti il copione in tasca come su Robin Hood – Un Uomo in Calzamaglia e sapevano che stava per finire il film?
  9. Sempre durante lo scontro finale, per un po’ Finn, dopo aver solennemente annunciato che farà saltare in aria la nave ammiraglia nemica, scompare dall’azione. Quando ricompare vediamo la sua amica Jannah che collega due cavi e fa effettivamente saltare in aria tutto. Ma come ci sono riusciti? Cosa hanno usato come esplosivo? Come sono entrati nella nave per piazzarlo? Questa volta giuro che sono anche tornata indietro per vedere se mi ero persa la scena…
  10. Perché i soldati dei cattivi hanno uniformi di tre colori diversi, nere bianche e rosse? Indicano chi deve morire per primo come in Star Trek?
  11. Gli animali che attaccano nella battaglia finale, quelli che sembrano yak, come sopravvivono nello spazio in uno scontro tra astronavi?

(Spoiler Alert)

  1. Abbiamo saputo che Palpatine è il nonno di Rei e abbiamo visto brevemente i genitori di Rei, due persone di aspetto normale. Ma dunque la nonna di Rei era una super top model o qualcosa del genere? E come mai, come mai, si è accoppiata con Palpatine?
  2. Perché nello scontro finale Rei non ha guarito Kylo Ren? I Tremors sì e il figlio di Han Solo no?
  3. Palpatine spiega che per tutto il tempo non voleva Rei morta, la voleva piuttosto seduta sul trono del male. Ma allora perché mandare così tanta gente a cercare di ucciderla? Nemmeno ai suoi occhi Kylo Ren dunque aveva un minimo di credibilità? A quanto pare no…
  4. Avevamo visto una scena imbarazzante (per gli sceneggiatori intendo, e non certo l’unica) in cui durante una festa Rei viene approcciata da un’aliena che vuole sapere ad ogni costo il suo cognome. Segnata da questa esperienza, nel finale decide di prendersene uno, uno famoso già che c’è: Skywalker. Ma quindi, nel mondo di Lucas, chiamarsi “Skywalker” d’ora in poi sarà come chiamarsi “Snow” o “Stone” in quello di Martin? Sarà il cognome usato per tutti i trovatelli jedi? O chiunque potrà cambiare il suo cognome in “Skywalker” a piacimento? Allora, siccome lo ammiro molto, posso farmi chiamare “Hasselhoff” da oggi? Sono rimasta un po’ confusa.

Il Nuovo 007 è Donna

Quella che fino a due giorni fa era solamente un’illazione è stata ora confermata: il nuovo 007 sarà una donna. Per la precisione l’iconico ruolo di agente segreto di Sua Maestà verrà ereditato dall’attrice inglese Lashana Lynch. Il passaggio di testimone avverrà nel venticinquesimo film della saga di James Bond, No Time to Die, la cui uscita, già rimandata due volte a causa della pandemia globale, è attualmente prevista per il 2 aprile 2021 (anche se girano alcune voci riguardo ad una possibile uscita esclusivamente in streaming sulla piattaforma AppleTv). No Time to Die sarà l’ultimo film per Daniel Craig, il sesto attore a ricoprire il ruolo di 007 (dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan) e il primo per Lashana Lynch, che farà il suo debutto nei panni dell’agente segreto Nomi, successore designato di 007 il quale ha abbandonato il servizio attivo per ritirarsi in Giamaica. Al momento non si conoscono altri dettagli sul personaggio e sulla trama, ma l’attrice in una recente intervista a Harper’s Bazar ha confermato che l’onore e l’onere di essere il nuovo 007 ricadrà proprio sulle sue spalle. Lashana ha già subìto molti attacchi sui social network, ma ha dichiarato di aver compreso che non si tratta di attacchi personali: “Io sono una donna di colore. Se  il ruolo fosse stato assegnato ad una qualsiasi altra donna di colore, lei avrebbe ricevuto gli stessi attacchi. Devo solo ricordare a me stessa che sono parte di qualcosa che sarà molto, molto rivoluzionario”. Ma lo sarà davvero? La scelta di Lashana Lynch come nuovo 007 sarà davvero così inedita e rivoluzionaria per la saga nata dai libri di Ian Fleming? 

Quando Sean Connery venne proposto dal produttore Albert “Cubby” Broccoli come possibile protagonista di Licenza di Uccidere furono in molti a pensare che non si trattasse di una buona idea. Lo stesso Connery dubitava di essere adatto al ruolo. E l’autore dei romanzi, Ian Fleming, rimase dubbioso sulla scelta di Connery fino a che non furono ultimate le riprese di Dalla Russia con Amore: lui avrebbe preferito vedere nei panni di 007 l’attore americano Hoagy Carmichael. Ricordiamo che all’epoca Sean Connery aveva recitato in appena un pugno di film, di cui il più noto era Darby O’Gill e il Re dei Folletti della Disney. Ma soprattutto ricordiamo che Sean Connery, che avrebbe interpretato un’elegante e sofisticata spia del servizio segreto inglese, era in realtà scozzese!

Lashana Lynch, inglese ma figlia di immigrati giamaicani, attualmente ha al suo attivo appena una manciata di film, di cui il più famoso è sicuramente Captain Marvel (potete trovarlo comodamente su Disney Plus) oltre ad alcuni ruoli in diverse serie tv. 

Quando inizialmente le era stato proposto di prendere parte alla saga di James Bond Lashana era riluttante: temeva di perdersi nella folla di donne bellissime che 007 ha sedotto e abbandonato nel corso dei decenni. Ma la produttrice Barbara Broccoli, figlia di Albert, e il regista Cary Fukunaga l’hanno subito rassicurata: per il personaggio di Nomi avevano in mente qualcosa di ben diverso. Evidentemente Barbara ha cambiato idea rispetto a quanto aveva affermato nel gennaio di quest’anno in un’intervista a Variety: “007 può essere di qualunque colore, ma è un uomo. Io credo che dovremmo creare nuovi personaggi per le donne – personaggi femminili forti. Non sono particolarmente interessata a prendere un personaggio maschile e farlo interpretare da una donna. Penso che le donne siano molto più interessanti di così”. Parole sagge, davvero, ma evidentemente qualcosa ha spinto la madrina di James Bond a cambiare idea, e ora siamo tutti molto curiosi di vedere Lashana in azione per capire il perché e per scoprire se, in caso No Time To Die sia un successo, potrà avere un film tutto suo. La sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge ha confermato l’intenzione di dare un grande spessore al personaggio di Nomi e di farlo risultare reale, credibile, addirittura impacciato. Per Lashana il realismo del suo personaggio è fondamentale, così si è convinta ad accettare il ruolo e ad entrare nella storia. Non voglio certo fare paragoni tra la giovane Lashana e il superbo Sean Connery, che purtroppo ci ha lasciato alcuni giorni fa, ma ho trovato interessanti queste molteplici piccole analogie tra i loro debutti nella saga di 007: a volte la storia del cinema viene fatta dalle coincidenze più inimmaginabili.

Sono ancora convinta che Tom Hiddleston sarebbe stato un Bond favoloso

Poiché sono, sono sempre stata e sarò sempre una grandissima fan di 007, faccio il mio più sentito in bocca al lupo a Lashana e a tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di No Time To Die, sperando di poterlo vedere nei tempi previsti e non nascondendo che al pensiero mi sento non solo curiosa ma anche emozionata. Ritengo infatti che Fleming, senza rendersene conto, possa aver dato il via alla creazione non di un semplice filone ma di un genere cinematografico a sé stante, come lo sono il western o la fantascienza, che quindi si presta, con il cambiare dei gusti e dei modi di pensare, a infinite variazioni. Basti pensare alla differenza che passa tra Ombre Rosse e Gli Spietati, o tra Il Pianeta Proibito e Alien. Una cosa è certa: ovunque ci sarà uno 007, di qualsiasi sesso, razza, nazionalità o numero di scarpe, lì ci sarò anch’io.

I Pinguini di Mr. Popper

Titolo originale: Mr. Popper’s Penguins

Anno: 2011

Regia: Mark Waters

Interpreti: Jim Carrey, Carla Cugino, Clark Gregg, Angela Lansbury

Dove trovarlo: Disney Plus

Popper è un uomo d’affari di successo, il cui lavoro consiste sostanzialmente nel raggirare ingenui ricconi per convincerli a svendere le loro proprietà. Popper, separato dalla moglie, trascura i figli in favore della sua carriera. Ma le sue priorità cambieranno completamente quando riceverà un dono inaspettato: una cassa contenente sei adorabili pinguini di cui dovrà, suo malgrado, prendersi cura.

Prendete uno qualsiasi dei film che hanno come protagonista Jim Carrey in cui un uomo egoista infine si redime e diventa un padre e marito amorevole e inserite dei pinguini in CGI: otterrete questo film. La trama è infatti un semplice ricalco di quella di Bugiardo Bugiardo (che era molto più divertente) o Una Settimana da Dio (anche quello di livello decisamente superiore), senza alcuna trovata originale. Tutti i personaggi, le scene, i dialoghi, le battute, sono prevedibili e banali, nel solco dei classici film per famiglie adatti a tutti (non per niente ci troviamo su Disney Plus). I pinguini realizzati con la computer grafica sono indistinguibili l’uno dall’altro, buffi ma non certo indimenticabili. Perché vedere questo film allora? Se piace Jim Carrey è una buona occasione per vederlo esibirsi nel suo classico repertorio di facce buffe e mosse inattese (sorprendente la sua imitazione di James Stewart, divertente la sua entrata a rallenty nella scena finale); per i fan della serie Agents of SHIELD sarà divertente vedere l’Agente Coulson (Clark Gregg) nei panni del cattivo, il cinico direttore dello zoo (per chi invece volesse vedere Jim Carrey nei panni del supercattivo consiglio Sonic – Il Film); ma soprattutto per la presenza della divina Angela Lansbury, che anche in un ruolo secondario e stereotipato illumina la scena (sono molto orgogliosa di dire che i miei bimbi, cui ogni giorno propino le avventure di Jessica Fletcher, hanno iniziato a chiamarmi “mamma in giallo”). Adatto per una serata tranquilla con tutta la famiglia, senza pretese né pensieri e con qualche risatina. Meglio però se possibile recuperare il già citato Bugiardo Bugiardo, identico per storia e tematiche ma infinitamente più divertente, pur essendo privo di pennuti (ma chi guarda con attenzione i bloopers dei titoli di coda troverà un cigno).

Voto: 2 Muffin

Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad

Titolo originale: The Adventures of Ichabod and Mr. Toad

Anno: 1949

Regia: James Algar, Clyde Geronimi, Jack Kinney

Interpreti: Bing Crosby (narratore)

Dove trovarlo: Disney Plus

Devo aver già detto che Halloween è la mia festa preferita. Quest’anno per forza di cose i festeggiamenti verranno fatti in sordina, dato che non sarà possibile organizzare feste e tanto meno andare in giro per le case a fare “Dolcetto o Scherzetto”, l’unica possibilità è festeggiare a casa in famiglia. Gli addobbi sono pronti, le zucche aspettano solo di essere intagliate e le caramelle sono nascoste al sicuro. Per entrare nello spirito della festa, che quando si hanno bambini deve essere spaventosa ma non troppo, ho rispolverato un vecchio cartone animato Disney che non vedevo da più di 20 anni. Quando ero piccola era uscito in videocassetta con il titolo La Leggenda della Valle Addormentata; ora è disponibile su Disney Plus con il titolo Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad, il che mi ha spiazzato: non ricordavo affatto che nella leggenda di Sleepy Hollow ci fosse anche un rospo! Poi ho capito che in questa versione il cartone che ricordavo è accoppiato con un altro, naturalmente sempre Disney: Il Vento tra i Salici. Di questo tornerò a parlare in prossimità delle feste natalizie, mentre ora mi voglio concentrare sulle avventure di Ichabod, tratte dal libro di Washington Irving La Leggenda di Sleepy Hollow. Per chi ha circa la mia età è impossibile vedere questo cartone senza pensare al celebre film di Tim Burton tratto dallo stesso libro, che purtroppo, a differenza di molte altre opere del regista, non è disponibile su Disney Plus. Tenendo ben presente che il film di Tim Burton non è di certo adatto ai bambini, tuttavia ha un classico happy ending che invece nel cartone è ambiguo. La storia è presto detta: l’eccentrico Ichabod Crane, maestro di scuola nel piccolo paesino di Sleepy Hollow (“Valle Addormentata”) è deciso a conquistare il cuore della bella e facoltosa Catherine van Tassen. La ragazza però è corteggiata da tutti i giovani del paese, compreso il muscoloso e festaiolo Bronn, che però teme di essere messo in ombra da Ichabod, che è un perfetto gentiluomo e un ottimo ballerino. Per liberarsi del concorrente Bronn racconta una storia di paura che terrorizza il superstizioso maestro di scuola, quella del Cavaliere senza Testa che, in sella al suo veloce destriero dal manto nero, col favore delle tenebre insegue la sua vittima per impossessarsi della sua testa. Dopo molti anni ho trovato il cartone davvero godibile, divertente ma anche innovativo per come mostra i personaggi, diversi dai soliti eroi Disney. Ichabod infatti è un maestro davvero poco professionale, facile alla distrazione e pronto a perdonare ogni malefatta degli studenti purché la loro madre sia una brava cuoca e lo inviti a cena: è infatti estremamente goloso, al contrario di quello che la sua esile corporatura farebbe pensare, e farebbe qualunque cosa per un dolcetto o una coscia di pollo. Infatti dalla sua agenda vediamo come frequenti tutte le associazioni benefiche del paese al solo scopo di usufruire dei generosi buffet. Anche i suoi sentimenti per Catherine sono ambivalenti: è sicuramente attratto dalla sua bellezza, ma lo è altrettanto dal suo patrimonio. La prima entrata in scena del personaggio di Ichabod mentre passeggia per il paese tenendo la testa infilata dentro un libro e facendosi sbeffeggiare da tutti i concittadini, che hanno inventato anche una canzone dedicata alle sue stramberie, anticipa quella di Belle in La Bella e la Bestia, che arriverà più di quarant’anni dopo, mentre la scena in cui Bronn vede arrivare Ichabod attraverso il fondo trasparente del suo boccale di birra è una citazione dal film di Alfred Hitchcock Io Ti Salverò, in cui Gregory Peck osserva Leo G. Carroll attraverso il bicchiere di latte: una chicca inattesa per chi si aspettava un semplice cartone per bambini. Anche Catherine non è certo la tipica principessa buona e gentile: infatti si gode il corteggiamento dei suoi spasimanti approfittando della sua avvenenza per ottenere favori ed attenzioni, e non esita a farsi beffe di loro. Viene quasi da parteggiare per Bronn, che vedendosi ridicolizzato e messo alla porta decide di vendicarsi di Ichabod spaventandolo. Il cartone è molto bello, non mancano le risate per grandi e piccini ma allo stesso tempo è un cartone adulto con personaggi realistici e un finale ambiguo lontano dal classico stile Disney: consigliato per un Halloween casalingo in famiglia.

Darby O’Gill e il Re dei Folletti

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People

Anno: 1959

Regia: Robert Stevenson

Interpreti: Albert Sharpe, Janet Munro, Jimmy O’Dea, Estelle Winwood, Sean Connery

Dove trovarlo: Disney Plus

Darby O’Gill (Albert Sharpe) è un simpatico vecchietto irlandese che passa le sue giornate al pub a raccontare storie su delle piccole creature magiche, i Leprecauni (che nella traduzione italiana sono divenuti “folletti”), di cui gli è anche capitato di incontrare il dispettoso sovrano Brian (Jimmy O’Dea), che lo ha ingannato ed è fuggito. Ora però Darby ha davvero bisogno di vedere esauditi i suoi tre desideri, perché il padrone della tenuta lo vuole licenziare per sostituirlo con un aitante giovanotto, Michael McBride (un giovanissimo Sean Connery), mentre la sua bellissima figlia Katie (Janet Munro) non vuole saperne di trovar marito…

Non avendo mai visto questo film l’ho iniziato aspettandomi qualcosa di simile a La Gnomo-Mobile, lungometraggio Disney diretto sempre da Robert Stevenson (il regista di capolavori come Mary Poppins e Pomi d’Ottone e Manici di Scopa) che purtroppo non è disponibile su Disney Plus. La Gnomo-Mobile, girato pochi anni dopo Darby O’Gill e il Re dei Folletti, ha come protagonisti i due bambini di Mary Poppins, Karen Dotrice e Matthew Garber, che trovano per caso due gnomi nel bosco e insieme al nonno li aiutano a trovare altri gnomi (e soprattutto gnome) per non essere più soli: si tratta di un classico film Disney con canzoni, scene divertenti, buoni sentimenti e lieto fine. Lo stesso si può dire di Darby O’Gill, che presenta le stesse caratteristiche, mescolate però con elementi più adulti: il risultato è Un Uomo Tranquillo (celebre film con John Wayne e Maureen O’Hara) in salsa Disney, una miscela davvero speciale che personalmente ho trovato divertentissima. Non molto adatto ai bambini, che si divertiranno sicuramente con la splendida scena dell’incursione di Darby nel regno dei Leprecauni ma troveranno il resto noioso oppure spaventoso (la banshee urlatrice che annuncia la morte imminente, il carro funebre del mietitore senza testa…). Per un adulto invece è un vero gioiellino. La trama non presenta grandi sorprese e il lieto fine è telefonato dall’inizio, ma gli inganni di Re Brian, il corteggiamento di Michael alla ritrosa Katie e la scazzottata finale nel pub (proprio come quella epica di Un Uomo Tranquillo) garantiscono un simpaticissimo intrattenimento. Gli effetti speciali dell’epoca funzionano ancora nel mostrare nella stessa inquadratura le piccole creature e gli esseri umani, e ancora meglio con la spaventosa banshee e l’inquietante carro della morte. Sean Connery, qui agli inizi della sua carriera, offre una bellissima interpretazione del giovane tosto ma innamorato e canta con Janet Munro la canzone Pretty Irish Girl. Simpaticissima anche Estelle Winwood (l’infermiera di Elsa Lanchester in Invito a Cena con Delitto) nei panni della vecchia pettegola maneggiona del paese. La Disney impostò la campagna pubblicitaria per il film sull’idea che i Leprecauni fossero veri, tanto che dopo i titoli di testa compare un ringraziamento di Walt Disney a Re Brian per la sua collaborazione. Consiglio a tutti la visione di Darby O’Gill e il Re dei Folletti, anche perché in passato proprio questo film ha dato collateralmente il via ad una delle saghe cinematografiche più longeve e amate di sempre. Infatti il produttore Albert R. Broccoli volle vedere Darby O’Gill al cinema per valutare se il giovane protagonista fosse adatto per il grande progetto cui lui e Harry Saltzman stavano per dare inizio…

Voto: 4 Muffin

Aladdin

Anno: 2019

Regia: Guy Ritchie

Interpreti: Mena Massoud, Naomi Scott, Marwan Kenzari, Navid Negahban, Will Smith, Billy Magnussen

Dove trovarlo: Disney Plus

Lo spietato Jafar (Marwan Kenzari), il Gran Visir del sultano (Navid Negahban), trama per conquistare il trono di Agrabah. Per riuscirci deve impossessarsi della lampada magica, che però solo il “diamante allo stato grezzo”, un uomo dall’animo puro, può toccare. Così convince il ladruncolo di strada Aladdin (Men Massoud) a recuperarla per lui, cercando poi di uccidere il ragazzo, che però si salva e si tiene anche la lampada, da cui esce un Genio magico blu (Will Smith) che si mette al suo servizio: esaudirà per lui tre desideri. Aladdin non ha dubbi su cosa chiedere: il genio può aiutarlo a conquistare il cuore della bella principessa Jasmine (Naomi Scott).

Ormai siamo tutti rassegnati: i remake in live-action dei grandi classici Disney non si fermeranno. Anche se fino ad ora nessuno di questi mi ha incantata, mi sono avvicinata a Aladdin con una certa curiosità, soprattutto per vedere come se la sarebbe cavata Will Smith nei panni blu del Genio, che nel cartone animato del 1992 era stato magistralmente doppiato da Robin Williams (in italia la sua voce era del bravissimo Gigi Proietti). Per quanto mi riguarda Will Smith ha fatto un ottimo lavoro in questo film, anche se la CGI non permette tutta la pazza libertà che davano invece carta e matita, quindi il Genio è risultato un pochino più ingessato di come me lo aspettavo, scevro anche delle citazioni anacronistiche di cui il cartoon invece era pieno. Lo stesso vale per tutti i personaggi non umani del film: la scimmietta Abu, il pappagallo Jago, la tigre Raja e il tappeto volante; per quanto la tecnologia della computer grafica sia sempre più sofisticata, questo non li può rendere simpatici come lo erano nel cartone animato. Questo può essere un limite del mezzo scelto, ma altre differenze tra il cartone animato e il film (che ovviamente non possono non esserci, per quanto la Disney possa tentare di ricalcare i suoi cavalli di battaglia alla perfezione) invece derivano da scelte deliberate e molte di queste mi hanno lasciata perplessa. Chiunque abbia frequentato le produzioni Disney più recenti (non solo i lungometraggi ma anche le serie animate come La Dottoressa Peluche, La Principessa Sofia, Jake e l’Isola dei Pirati eccetera) non può non aver notato che ormai i villains stanno scomparendo dall’universo Disney (tranne quelli storici che sono un must del reparto merchandising), rimpiazzati da antagonisti che non sono davvero cattivi cattivi, tuttalpiù sono un po’ egoisti e dispettosi, ma alla resa dei conti sono simpatici e pronti a redimersi. I motivi di questa linea d’azione derivano secondo me dal desiderio di essere politically correct e di insegnare ai bambini (e non solo a loro) la tolleranza e il perdono. Questa è una tendenza generale cui i live-action aderiscono pienamente e non voglio dire che sia ideologicamente sbagliata, ma non la trovo drammaturgicamente valida. Alfred Hitchcock diceva che serve un cattivo terrificante per fare un bel film, e credo che lui ne sapesse qualcosa: come può un film, d’animazione o meno, essere emozionante e coinvolgente se i protagonisti non sembrano mai essere davvero in serio pericolo e se i cattivi non sono poi così tanto malvagi ma hanno solo avuto una brutta giornata? Il capo delle guardie di Agrabah, per esempio, che nel cartone era grande, grosso e cattivo, qui invece, alla fine, si redime e si schiera anche lui contro Jafar, in virtù di un passato di fedeltà e dedizione al sultano di cui non si era mai parlato prima. Lo stesso Jafar non è nemmeno lontanamente spaventoso come quello del cartone, e ci viene anche raccontato come da giovane lui stesso fosse un ladruncolo da strada proprio come Aladdin. Questo permette di inserire un paio di scene di “borseggio” divertenti, ma in definitiva non è che un voler fornire una giustificazione alla sua cattiveria, oltre che il più squallido dei “io e te in fondo siamo uguali!” detto dal cattivo al buono prima dello scontro finale. Viene poi da chiedersi come sia stato possibile per un borseggiatore di strada diventare il primo consigliere del sultano… Vengono poi eliminate molte scene che potevano forse creare troppa ansia: Jasmine non viene intrappolata in una clessidra gigante ma semplicemente viene detto alle guardie di portarla via, cosicché possa facilmente liberarsi e cantare la nuova canzone aggiunta apposta per lei, che la trasforma (nelle intenzioni di Guy Ritchie) da donna oggetto del desiderio a donna d’azione (paradossalmente Jasmine mostrava molta più intraprendenza nel cartone animato); Aladdin non viene messo in prigione e condannato a morte, il che rende il suo ritorno nei panni del principe Alì molto meno d’impatto. Ma quello che secondo me è il cambiamento meno riuscito è il fatto che Jasmine non desideri sposarsi perché ritiene che la carica di sultano spetti a lei stessa: nonostante il suo desiderio di aiutare il suo popolo sia encomiabile, non riesco a convincermi che affidare il trono ad una ragazza che non ha mai lasciato il suo palazzo e che ha mostrato di non sapere che il pane, al mercato, bisogna pagarlo, non mi sembra essere una gran buona idea. Ma, come anche Frozen ci insegna, ormai i personaggi maschili della Disney non possono che aspirare al ruolo di “principe consorte” e nulla più. E a proposito di principi, peccato che non sia stata assegnata una canzone anche al principe pretendente Anders, perché in Into the Woods Billy Magnussen ha mostrato un gran talento canoro e una grande ironia che avrebbero fatto comodo anche a questo film. Nel complesso poi il film si lascia vedere e il tempo passa in fretta, gli attori se la cavano bene anche col canto e le canzoni sono nel giusto numero e non troppo diverse da quelle originali che tanto amiamo (ovviamente il principe Alì non possiede più “schiave che non sono mai stanche”) e l’effetto nostalgia funziona. Funziona così bene che fa venire moltissima voglia di rivedere il cartone del ‘92 oppure qualche film molto meglio riuscito di Guy Ritchie, come ad esempio i due Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. oppure Snatch.

Voto: 2 Muffin

Frozen 2 : Il Segreto di Arendelle

Titolo originale: Frozen II

Anno: 2019

Regia: Chris Buck, Jennifer Lee

Interpreti: Idina Menzel, Kristen Bell, Josh Gad

Dove trovarlo: Disney Plus

Le cose non sono mai andate così bene nel regno di Arendelle: il grande freddo è solo un ricordo, la regina Elsa si mescola al suo popolo nei festeggiamenti, Olaf può godersi il sole senza sciogliersi e Kristoff sta per chiedere alla principessa Anna di sposarlo. Ma Elsa è resa inquieta da una voce misteriosa che solo lei può sentire e che sembra spingerla a lasciare nuovamente il suo regno per lanciarsi in una nuova pericolosa avventura. 

Dopo il successo planetario di Frozen, la Disney non poteva proprio pensare di non sfruttarne ancora le potenzialità per vendere altri giocattoli, pupazzi, e naturalmente i famigerati karaoke per bambini. Per questi ultimi il tormentone Let It Go è stato sostituito da Into the Unknown, sempre cantato dalla bravissima Idina Menzel, che presta nuovamente la voce a Elsa. Torna dunque anche l’insopportabile pupazzo di neve Olaf (che in originale ha la voce di Josh Gad mentre in italiano è doppiato da Enrico Brignano) e compare anche un altro animaletto fiammeggiante che non ha altra funzione di trama se non quella di far vendere moltissimi pupazzetti. Al di là dell’aspetto commerciale dell’operazione, però, il film spiega l’origine dei poteri di Elsa e la morte dei suoi genitori, e racconta in classico stile Disney una storia edificante in cui alla fine amore e verità trionfano sull’odio e sull’ignoranza, e di queste non ce ne saranno mai abbastanza. Inoltre provvede a togliere il personaggio di Anna dal ruolo secondario cui il finale del primo film l’aveva relegata, facendo anche di lei una regina (gli uomini Disney ormai non possono aspirare ad altro che al ruolo di “principi consorti”). Tutto è bene quel che finisce bene dunque, ma il difetto più grave del film è un altro: i personaggi cantano sempre! Io sono un’appassionata di musical, e ammetto di aver cantato moltissime volte Let It Go al karaoke, ma verso metà film ho iniziato a fare davvero fatica. Troppe canzoni non necessarie per spiegare sentimenti e dilemmi che senza dubbio gli spettatori, anche i bambini più piccoli, hanno compreso perfettamente. Frozen II resta un seguito di buon livello di un film molto bello, ma non posso dire di fare il tifo per un terzo capitolo…

Voto: 2 Muffin