Love, Death and Robots

Love, Death and Robots è una serie prodotta da Netflix formata da 18 cortometraggi molto diversi per stile e genere ma tutti incentrati su una o più tra le tematiche del titolo (Amore, Morte e Robots). I corti sono talmente diversi tra loro che è impossibile definire quali siano i migliori, se non in riferimento ai gusti personali (io ho amato molto il numero 2, il divertente Three Robots, che ha come protagonisti tre simpaticissimi robot che visitano la Terra come turisti dopo che la razza umana si è ormai estinta). Di certo però vederli tutti insieme può risultare piuttosto pesante, e alcuni sono decisamente violenti (Sonnie’s Edge, Sucker of Souls), mentre altri sono ingenui (Lucky 13, Zima Blue) e altri ancora tentano di essere divertenti senza riuscirci (Ice Age, Alternate Histories). Credo però che chi ama i cortometraggi d’animazione (non in stile Pixar però) e i generi fantascientifico e distopico troverà delle belle idee e degli spunti interessanti. Io ho apprezzato l’idea di raggruppare cortometraggi diversi sulla base del tema trattato, tuttavia non posso dirmi trepidante nell’attesa della seconda stagione, già annunciata.

Scappa – Get Out

Titolo Originale: Get Out

Anno: 2017

Regia: Jordan Peele

Interpreti: Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Catherine Keener

Dove trovarlo: Netflix

Chris Washington (Daniel Kaluuya), giovane fotografo, viene invitato a trascorrere il weekend nella villa dei ricchi genitori della fidanzata Rose (Allison Williams), dai quali teme di non essere accettato perché di colore. Ma presto scoprirà di avere ben altro di cui preoccuparsi, perché niente è come sembra…

Si è parlato davvero bene di questo film prodotto dalla Blumhouse, girato a basso costo, che parte come un Indovina chi viene a cena per poi trasformarsi poco a poco in un thriller. Ma c’è un problema: se qualcuno, come me, ha visto (magari più di una volta) il film di Spike Jonze del 1999 Essere John Malkovich non potrà che pensare a quello per tutto il tempo, e dunque non solo non si lascerà mai spaventare, ma gli scapperà spesso e volentieri da ridere. Cercherò di non anticipare nulla sulla trama di Get Out, ma riassumerò brevemente quella del film di Jonze, in cui il protagonista (John Cusack) scopre l’esistenza di una setta segreta composta tutta di anziani, i quali periodicamente si servono di un essere umano dalle caratteristiche uniche (come ad esempio John Malkovich, che interpreta se stesso) per poter continuare ad esistere, divenendo immortali, anche se costretti a vivere nei recessi della sua mente e ad assistere passivamente alla sua vita senza poterne avere una propria. Ricorda qualcosa? Certo non si può dire che sia tutto identico tra questi due film appartenenti a generi diversi (Essere John Malkovich, anche se è un film davvero atipico, si categorizza come “commedia”), ma secondo me ci sono delle somiglianze impossibili da ignorare. E anche dal punto di vista formale (la parte onirica dell’ipnosi, le inquadrature molto ravvicinate e con strane angolazioni e soprattutto la telecamera sempre posizionata in un ambiente diverso da quello in cui si svolge l’azione, come a voler sottolineare la finzione di ciò che stiamo vedendo) tutto sembra ricalcare Essere John Malkovich. Il fatto poi che l’attrice Catherine Keener sia protagonista in entrambi i film, beh, mi rende ancora più difficile pensare ad una coincidenza… In conclusione, per me è molto difficile dare un giudizio obiettivo su Scappa – Get Out, ma se Jordan Peele non è mai riuscito a non farmi pensare a Essere John Malkovich allora ritengo che questa volta non abbia fatto tanto bene il suo lavoro.

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

Hollywood

Titolo: Hollywood (serie TV)

Anno: 2020

Creatori: Ryan Murphy, Ian Brennan

Cast: David Corenswet, Darren Criss, Laura Harrier, Joe Mantello, Dylan McDermott, Jake Picking, Jeremy Pope, Holland Taylor, Samara Weaving, Mira Sorvino, Patti Lupone, Jim Parsons, Queen Latifah

Dove trovarlo: Netflix (ancora senza il doppiaggio italiano a causa dei rallentamenti dovuti al Covid-19)

Fin dai suoi albori Hollywood ha fornito all’America i mezzi più potenti a disposizione per riscrivere la storia più o meno recente assolvendo ed incensando se stessa. Basti pensare alla pietra angolare Nascita di una Nazione di D. W. Griffith, del lontanissimo 1915, che celebra il razzismo del Ku Klux Klan; o a film di guerra come Berretti Verdi, in cui si tenta di utilizzare il carisma di John Wayne per sostenere l’intervento in Vietnam; o ancora all’accidentalmente escluso dal vastissimo catalogo di Disney Plus La Capanna dello Zio Tom, che racconta come fosse bello e divertente per gli schiavi neri vivere nelle piantagioni di cotone. In tempi più recenti tuttavia il revisionismo storico ha cambiato orientamento, ed abbiamo assistito per esempio all’assassinio di Hitler (non a caso in un cinematografo) prima che desse inizio alla seconda guerra mondiale in Bastardi Senza Gloria. Molte serie tv (Black Mirror, The Man in the High Castle) hanno seguito l’esempio di Tarantino e immaginato un diverso presente (o futuro) basato su un differente passato. Hollywood invece non ci racconta il presente o il futuro, ma un singolo evento del passato che avrebbe potuto cambiare completamente il corso dello sviluppo della cinematografia e della storia tout court, la realizzazione di un film, e lascia allo spettatore immaginare come avrebbe potuto essere il nostro presente se Meg fosse davvero stato girato alla fine degli anni ‘40. Probabilmente i movimenti #metoo e #girlpower non esisterebbero, perché non ce ne sarebbe bisogno. Hollywood mescola i fatti e i personaggi reali con quelli di fantasia, con l’effetto bizzarro di creare nella prima parte un mondo così realistico e triviale da risultare insopportabile e nel finale uno così infantilmente equo e bello da essere altrettanto difficile da accettare. La serie è dunque squilibrata e piena di difetti sostanziali, ma viene salvata in corner dalla bravura degli attori e dalla simpatia di alcuni personaggi. Tutti gli interpreti, più o meno conosciuti, sono davvero bravi, perciò mi soffermerò solo su quelli che mi hanno colpito di più. Jake Picking è efficace nei panni di un giovane e insicuro (soprattutto a causa della sua omosessualità) Rock Hudson, di cui viene raccontato con veridicità l’inizio della carriera sotto l’ala assai protettrice dell’agente Henry Willson (di cui parleremo ancora) ma di cui viene inventato il pubblico coming-out con fidanzato di colore. Parlo poi di quella che per me, per una serie di coincidenze, è diventata l’attrice del momento, Holland Taylor, che interpreta un personaggio di finzione ma del tutto realistico, una sorta di buona madrina per tutte le vittime del grande sistema degli studios hollywoodiani che rischia di ritrovarsi sola. Dico rischia perché alla fine di Hollywood (segue spoiler) ogni personaggio, nessuno escluso, riesce a realizzare il suo sogno, trovando l’amore, la gloria o la redenzione, nel più sfacciato degli happy ending, che però, devo essere sincera, mi ha dato una certa non giustificata soddisfazione emotiva. Parlando di questa serie è impossibile non citare l’attore Jim Parsons (per tutti lo Sheldon Cooper di Big Bang Theory) che interpreta Henry Willson, un agente di spettacolo realmente esistito che si approfittava spesso dei suoi clienti, Rock Hudson compreso: la scena in cui Parsons si esibisce nella danza di Salomè tornerà nei miei incubi negli anni a venire. Ruolo marginale come minutaggio ma fondamentale per Queen Latifah nei panni di Hattie McDaniel, la prima attrice di colore a vincere un Academy Award per il ruolo di Mammy in Via col Vento del 1939 come miglior attrice non protagonista, che nonostante questo, proprio come racconta il suo personaggio, non ebbe il permesso di entrare nel salone della cerimonia: qui Hattie si prende virtualmente una rivincita sull’Academy. Anche tenendo conto di tutti i suoi difetti e della sua premessa non necessariamente condivisibile, che si basa su un film fittizio intitolato Meg per il quale, alla fine degli anni ‘40, tutti alla fine vincono un Oscar, compresa la protagonista di colore, il protagonista esordiente reduce dal conflitto mondiale, lo sceneggiatore di colore e omosessuale, l’attrice asiatica e il regista in parte filippino, credo sarà difficile per i cinefili astenersi dalla visione, se non altro per la curiosità di vedere insieme tanti bravi attori del grande e piccolo schermo e tanti personaggi della vecchia Hollywood. C’è però una mancanza secondo me imperdonabile, soprattutto considerando il fatto che Ian Brennan e Ryan Murphy sono stati anche gli autori di Glee e che sappiamo per certo che alcuni degli interpreti hanno grandi abilità canore (abbiamo apprezzato la voce d’angelo di Darren Criss proprio in Glee, quella di Queen Latifah in Chicago, e perchè no, Jim Parsons nel cult Soffice Kitty): nessun numero da musical hollywoodiano. Peccato.

Tyler Rake

Titolo originale: Extraction

Regia: Sam Hargrave

Anno: 2020

Interpreti: Chris Hemsworth, Rudhraksh Jaiswal, David Harbour

Dove trovarlo: Netflix

Tyler Rake è un mercenario senza più nulla da perdere che accetta qualsiasi tipo di missione senza fare troppe domande. Quando viene incaricato dell’estrazione di Ovi Mahajan, giovane figlio di un boss della droga rapito da un concorrente del padre, affronta la missione con il solito asettico pragmatismo fino a che le cose non si complicano.

Questo film è bellissimo. Inizio con questa semplice affermazione perché sinceramente non me lo aspettavo e sono rimasta felicemente sorpresa. Pensavo si trattasse dell’ennesimo film d’azione con personaggi di carta velina, invece Tyler Rake (in originale Extraction, “Estrazione”, forse ritenuto un titolo troppo odontoiatrico) non solo è intenso e adrenalinico ma offre anche dei personaggi di spessore. Chris Hemsworth, diventato famoso nei panni di Thor, ci mostra di poter reggere bene un intero film anche senza martelli e pettorali in vista e si prodiga in scene d’azione davvero notevoli. La tematica di fondo è una riflessione sulla figura paterna: il giovane Ovi, più che per il rapimento, soffre per la consapevolezza che il padre lo considera un oggetto, la cui scomparsa è più un’onta che un dispiacere; Tyler non può perdonare a se stesso di essersi arruolato volontariamente nell’esercito per non dover veder morire il figlio malato; la guardia del corpo di Ovi per salvare la vita a suo figlio deve a tutti i costi salvare il figlio del suo spietato capo. Perfino i personaggi secondari, dal mercenario David Harbour (lo sceriffo di Stranger Things) al giovanissimo sicario, si fanno strada. Con dei personaggi così ben strutturati vengono poi naturali le loro evoluzioni, i legami e anche i bei dialoghi. Tutto questo senza sottrarre nulla all’azione: Sam Hargrave, qui al suo primo lungometraggio da regista, è però un veterano come stuntman e nell’orchestrazione degli stuntmen (suo il coordinamento stuntmen in molti titoli Marvel, tra cui gli ultimi due Avengers, Infinity War e Endgame) e tutta la sua esperienza si vede eccome.  La scena d’inseguimento in piano sequenza, che inizia in auto e prosegue nelle case e poi in strada, con tanto di elicotteri che sopraggiungono, mi ha davvero levato il fiato. 

Citazioni:

  • Sai che nessun altro accetterebbe questo lavoro.
  • E tu perchè lo accetti?
  • Le galline sono costose.
  • Non sembri un “Tyler”.
  • E cosa sembro?
  • Sembri più un “Brad”. E poi, “rake” non è un attrezzo da giardinaggio? (rake= rastrello)
  • Siamo stati attaccati dai Goonies dall’inferno!

Voto: 4 Muffin

10 film da vedere durante la reclusione

In questi giorni tutti i blog e i siti del mondo stanno dando consigli su film e serie tv da vedere durante la reclusione per il Coronavirus. In effetti, per chi non ha bambini piccoli come me e deve passare le giornate a giocare con il didò o fare tornei di rubamazzetto, impiegare il tempo guardando o riguardando qualche bel film è sicuramente una buona idea. Quando ho iniziato a pensare al mio decalogo personale di film imperdibili, mi sono resa conto che molti di essi sono purtroppo difficili da reperire. Titoli come Trono di Sangue di Akira Kurosawa o Angeli con la Pistola di Frank Capra sono irreperibili già in condizioni normali, figuriamoci durante una pandemia! Dunque ho stilato il mio elenco basandomi sul catalogo di Netflix, piattaforma ormai largamente diffusa, augurandomi che questo possa facilitare la visione.

Eccovi dunque un elenco di 10 film da vedere su Netflix durante la reclusione:

  1. Dirty Dancing (1987) di Emile Ardolino, con Patrick Swayze, Jennifer Grey

Sarà perchè è la storia d’amore che ogni ragazza sogna di vivere; sarà perchè la colonna sonora è stupenda; sarà perchè i numeri di ballo sono irresistibili; sarà perchè Patrick Swayze è affascinante e seducente in modo incredibile; sarà perchè io e Dirty Dancing siamo nati nello stesso anno e siamo cresciuti insieme. Per tutti questi motivi, quando cambiando canale in televisione mi imbatto in questo film non sono più in grado di staccarmene fino alla fine.

Di recente Netfilx ha prodotto la divertente docuserie I film della nostra infanzia, e tra questi c’è anche il nostro Dirty Dancing. Scoprire quale gestazione travagliata abbia avuto il film ne rende ancora più gradevole la visione, sia per chi non lo conosce sia per chi come me lo ha imparato a memoria. La storia, per chi non la conoscesse, è questa: una ragazza seria e studiosa, che tutti chiamano Baby, trascorre con la sua famiglia l’estate in un villaggio vacanze in riva ad un lago. Qui conosce Johnny e Penny, due talentuosi insegnanti di ballo, ma i loro mondi, così diversi e distanti, non sembrano destinati ad incrociarsi. Se non che, quando Penny si ritrova nell’impossibilità di esibirsi e rischia di perdere il lavoro, Baby si offre di sostituirla. Johnny dovrà insegnarle movimenti e passi in pochissimo tempo, e Baby non sembra davvero portata per il ballo… eppure, tra inciampi, salti e cadute, tra i due nascerà un sentimento imprevisto e travolgente. Proprio come la nostra Baby, lasciatevi guidare dal bel Johnny e dalla sua musica (nella colonna sonora c’è anche una canzone, She’s like the wind, interpretata dallo stesso Swayze) in questo racconto di primi balli, primi amori e primi fremiti, ma anche di presa di coscienza, presa di posizione e presa… al volo!

  1. La Città Incantata (2001) di Hayao Miyazaki

Recentemente Netflix ha aggiunto al suo catalogo molti dei film d’animazione realizzati dallo Studio Ghibli del regista giapponese Miyazaki. Difficile scegliere uno soltanto di questi splendidi film d’animazione, che pur essendo così diversi, per temi, disegni e situazioni, dai lungometraggi animati cui siamo abituati, sono in pochi anni diventati dei cult anche da noi. Un consiglio per i genitori: se cercate qualcosa da guardare con i bambini, optate per Il Mio Vicino Totoro o per Kiki Consegne a Domicilio, che sono semplici, teneri e divertenti: tutti gli altri sono pensati per un pubblico più maturo, affrontano tematiche più profonde, hanno una struttura complessa e scene di forte impatto emotivo e visivo, non adatte ai più piccoli.

La Città Incantata è il primo film che ho visto di Miyazaki, e per questo è anche quello a cui sono più affezionata. Lo vidi al cinema per puro caso, senza avere idea di cosa fosse. Mi trovavo in montagna con la mia famiglia e mia cugina, presso un albergo che, anzichè la tv in camera, aveva un’unica sala tv comune, in cui spadroneggiavano tre anzianissime sorelle siciliane. Dopo due settimane di vani tentativi di impadronirci del telecomando, (gli Smartphone e i tablet non esistevano ancora) io e mia cugina, in astinenza da tubo catodico, decidemmo di tentare la sorte con questo misterioso cartone giapponese e ce ne innamorammo entrambe. La Città Incantata del titolo è un luogo magico, misterioso e popolato da creature d’ogni sorta, in cui la piccola protagonista Chihiro rimane intrappolata con i genitori, che sono però stati trasformati in maiali…

  1. Biancaneve (2012) di Tarsem Singh, con Lily Collins, Julia Roberts, Armie Hammer, Nathan Lane

In questi ultimi anni la Disney si è lanciata a capofitto nel progetto di ricreare molti dei suoi classici d’animazione in versione live-action, travolgendo gli spettatori con un’ondata di queste operazioni non sempre ben riuscite, e rischiando di farli disamorare presto. Questa versione di Biancaneve, tuttavia, prodotta da Relativity Media, si discosta dal panorama generale, e si distanzia molto anche da un’altra versione della fiaba dei fratelli Grimm uscita al cinema lo stesso anno, Biancaneve e il Cacciatore, cui è dedicata una recensione in versi che troverete nella sezione Cupcake (https://cine-muffin.com/2020/03/25/biancaneve-e-il-cacciatore/). In questo film, pur essendo presenti tutti gli elementi iconici della fiaba (la matrigna cattiva, la mela avvelenata, i sette nani), la trama viene rielaborata in modo sorprendente, con grande ironia e originalità. Lily Collins è una principessa carinissima, Julia Roberts mostra un inedito lato malvagio, Nathan Lane nei panni del fedele tirapiedi garantisce le risate, elemento necessario per una rilettura non tediosa di una fiaba così radicata nel nostro immaginario e nei nostri ricordi d’infanzia.

  1. I Gemelli (1988) di Ivan Reitman, con Arnold Schwarzenegger, Danny DeVito

Quando pensiamo ad Arnold Schwarzenegger in genere pensiamo ai suoi iconici ruoli action, come Conan il Barbaro o Terminator, ma l’ex governatore della California ha nel suo curriculum anche alcune commedie, come Un Poliziotto alle Elementari o Una Promessa è una Promessa. Tra queste però la migliore è di certo I Gemelli, in cui fa coppia (e che coppia!) con Danny DeVito: difficile trovare due attori fisicamente più diversi per interpretare due gemelli, nati da un bizzarro esperimento scientifico, che scoprono solo nella maturità l’esistenza l’uno dell’altro e decidono di cercare la propria madre biologica per scoprire la verità sulla loro nascita. I due attori protagonisti, simpatici e ben affiatati, danno vita a due personaggi cui ci si affeziona facilmente, che regalano grandi risate ma anche momenti di commozione.

  1. Prova a prendermi (2002) di Steven Spielberg, con Tom Hanks, Leonardo DiCaprio,  Christopher Walken

A volte rischiamo di dimenticare che anche le più grandi star di Hollywood sono esseri umani, e in quanto tali possono ammalarsi. Alcuni giorni fa è arrivata la notizia che l’attore Tom Hanks, che si trovava in Australia per girare il nuovo film di Baz Luhrmann su Elvis Presley, aveva contratto il Coronavirus. Fortunatamente l’attore protagonista di grandi capolavori come Forrest Gump e Philadelphia ora è guarito, e per i suoi ammiratori il modo migliore di festeggiare è sicuramente quello di godersi una delle sue impeccabili interpretazioni. Netflix ci offre la possibilità di farlo con il film Prova a Prendermi di Steven Spielberg, ispirato all’autobiografia di Frank Abagnale, uno dei più abili falsari e truffatori dei nostri tempi, che riuscì ad accumulare una fortuna contraffacendo assegni e spacciandosi per medico, avvocato e pilota di aerei. Nel ruolo di Frank troviamo Leonardo DiCaprio, che qui ci offre la sua prima vera grande interpretazione dopo una serie di successi dovuti più che altro al suo bell’aspetto. Tom Hanks invece interpreta l’agente dell’F.B.I. incaricato di arrestare Abagnale: solamente un bravo attore come lui poteva portare il pubblico a simpatizzare anche per le forze dell’ordine, oltre che per l’affascinante e seducente criminale.

  1. The Chronicles of Riddick (2004) di  David Twohy, con Vin Diesel, Karl Urban, Judi Dench

Ricordo distintamente la prima volta che vidi The Chronicles of Riddick: stavo semplicemente facendo zapping quando lo trovai, proprio all’inizio. Non avevo idea di cosa fosse, non avevo ancora visto Pitch Black (la precedente avventura di Riddick) e non sapevo nemmeno chi fosse Vin Diesel. Tuttavia i primi minuti mi conquistarono: l’epica solennità, la commistione tra fantascienza e fantasy e gli impeccabili effetti speciali mi incollarono allo schermo. Mi piacque moltissimo il personaggio del misterioso furiano Riddick, l’ultimo della sua specie, apparentemente amico solo di se stesso ma in realtà pronto a diventare un eroe per salvare le persone a lui care, roccioso eppure ironico. In seguito a questa fortuita scoperta mi appassionai alle avventure di Riddick: mi piace molto la prima avventura, Pitch Black, mentre non ho amato Riddick, il sequel, e nemmeno Dark Fury, il lungometraggio animato. Ho scoperto ora che è stato annunciato un ulteriore sequel, Furya, in cui finalmente Riddick riuscirà a tornare sul suo pianeta natale ma lo troverà molto diverso da come si aspettava… Spero che la stessa delusione non tocchi ai suoi fan!

  1. Inside Man (2006) di Spike Lee, con Clive Owen, Denzel Washington, Jodie Foster

Inside Man è uno di quei film in cui, molto semplicemente, tutto funziona. La regia non è mai banale ma è magistrale nel gestire una storia complessa che alterna momenti di tensione e scene di approfondimento psicologico dei personaggi; la trama è coinvolgente e sorprendente; gli attori gareggiano tutti in bravura; la colonna sonora è memorabile; ci sono addirittura alcune scene in cui si ride. Non voglio rivelare troppo della trama per non sciupare la visione, dico solo che il fulcro della vicenda è una grandiosa rapina in banca con ostaggi, organizzata nei minimi dettagli, che mette in seria difficoltà le forze dell’ordine, anche perché in realtà niente è come sembra. 

  1. Chicago (2002) di Rob Marshall con Renée Zellweger, Catherine Zeta-Jones, Richard Gere, John C. Reilly, Queen Latifah

In molti avevano già celebrato il funerale del musical hollywoodiano, quando nel 2001 arrivò Moulin Rouge di Baz Luhrmann a resuscitare il genere. L’anno successivo uscì Chicago, tratto dal grande successo di Broadway del maestro Bob Fosse, a confermare che il musical era vivo e vegeto e le grandi star di Hollywood sapevano ancora cantare e ballare. Io, per esempio, non avrei mai dato un soldo bucato per Richard Gere, finchè non l’ho visto esibirsi nello straordinario numero di tip tap di Chicago. La performance di Catherine Zeta-Jones appare ancora più splendida se si pensa che mentre girava il film era incinta. Le due protagoniste gareggiano in bellezza e bravura. Ecco in breve la trama: nella Chicago degli anni ‘20 la giovane Roxy Hart (interpretata da Renée Zellweger) sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo, anche se non è talentuosa come crede. Quando il suo amante calpesta i suoi sogni, Roxy lo uccide a sangue freddo e finisce in prigione in attesa del processo. Qui incontra Velma Kelly, una soubrette divenuta famosissima dopo aver ucciso il marito e la sorella. Roxy e Velma rischiano entrambe la pena di morte e si rivolgono allo stesso avvocato, Billy “mai persa una causa” Flynn. Ma per Roxy non ha senso avere salva la vita se non diventerà famosa… Roxy è così ossessionata dal successo che nella sua mente ogni situazione si trasforma in un numero di canto e/o ballo, per la gioia degli spettatori (o almeno di quelli che come me amano il musical). Coreografie e canzoni sono splendidi (e non poteva essere diversamente visto che l’autore del musical teatrale è Bob Fosse, lo stesso di Cabaret con Liza Minnelli), il messaggio sulla caducità della fama e la voracità dei media è sempre attuale, e come ciliegina sulla torta ci sono tante risate e tantissimi lustrini. And all that jazz!

  1. Secretary (2002) di Steven Shainberg con Maggie Gyllenhaal, James Spader

Quando uscì al cinema Secretary, tutti i trailer lo presentavano come un film trasgressivo, piccante, magari anche un po’ perverso. Ma non è proprio così: Secretary è soprattutto una storia d’amore. Sì, è vero che la relazione che inizialmente si instaura tra il boss e la neoassunta segretaria non solo non è professionale, ma si basa su pratiche sessuali poco tradizionali; tuttavia il sesso non è il tema centrale del film, lo sono piuttosto i rapporti umani, la difficoltà nel trovare un’anima affine, la solitudine. Le stranezze erotiche non sono altro che un riflesso della stranezza dei rapporti umani, che mettono in grande difficoltà i protagonisti, incapaci di gestirli (con quanta fatica i due si rendono conto e dimostrano di provare dei sentimenti l’uno per l’altra). La narrazione utilizza toni delicati e anche ironici, e vuole coinvolgere lo spettatore piuttosto che scioccarlo. Ben lontano da scempiaggini sfumate di grigio e più vicino, inaspettatamente, a certe vecchie commedie di Doris Day.

  1. Blu Profondo (1999) di Renny Harlin con Stellan Skarsgård, Samuel L. Jackson

Una piattaforma in mezzo al mare che ospita un laboratorio per ricerche scientifiche; un equipaggio ridotto al minimo per il weekend; una dottoressa con un segreto; un domatore di squali con un passato; tre giganteschi squali bianchi geneticamente modificati; e Samuel L. Jackson. Cos’altro si può chiedere a un film? Nel genere “mostri assassini” (di cui sono grande estimatrice) questo è di certo un classico, diretto discendente dello Squalo di Spielberg (ma di livello qualitativo assai più basso, sotto ogni aspetto) e progenitore della serie Sharknado. Purtroppo le restrizioni dovute al Coronavirus non ci consentono più di trovarci in compagnia a vedere un film, ma la tecnologia ci viene in aiuto: mettetevi d’accordo con i vostri amici che utilizzano Netflix per guardare il film contemporaneamente, e servendovi degli Smartphone fate questo gioco: indovina chi muore adesso? Perchè è risaputo che in questo genere di film la maggior parte dei protagonisti è destinata a morire in modi orribili, solamente un paio di personaggi in genere arrivano ai titoli di coda vivi… Sfidate quindi amici e parenti a indovinare in quale ordine moriranno i protagonisti, e magari anche in che modo! Poi, se vi siete divertiti, fatemelo sapere: perché in questo caso ho una marea di film da consigliarvi!