Interior Chinatown

Anno: 2024

Regia: Taika Waititi e altri

Dove trovarlo: Disney Plus

Il giovane Willis Wu (Jimmy O. Yang) lavora come cameriere nel ristorante cinese dello zio, il Golden Palace, e tutta la sua vita si svolge nel quartiere di Chinatown, tra vecchi genitori e vecchi amici, senza che accada mai nulla di speciale. Finchè un giorno incontra una detective della polizia che gli chiede di aiutarla in un’indagine complicata: scoprire la verità sulla morte di Johnny (Chris Pang), fratello di Willis, misteriosamente scomparso dodici anni prima.

Cosa fare quando ci si imbatte in Taika Waititi? Il regista che ci ha regalato capolavori (Jojo Rabbit), film divertenti (Thor – Ragnarok, Chi Segna Vince) e scempiaggini senza appello (Thor – Love and Thunder)? La serie Interior Chinatown non è ascrivibile a nessuna di queste categorie, anche perchè è molto disomogenea: parte con una paio di puntate (di cui la prima diretta dallo stesso Waititi) simpatiche, che divertono e incuriosiscono, ma prosegue deragliando verso una svolta complottistica e un finale aperto in cui nessuno dei molti (troppi) spunti viene chiarito o portato a compimento. Troppe idee e molto confuse fagocitano anche le trovate più riuscite (come l’esilarante “cameriere cattivo”) in un guazzabuglio di kung fu, spionaggio, crime, metafiction e tanto altro senza capo né coda.

Non è nociva né tossica, e sinceramente non so se, con premesse così variegate e confuse, avesse qualche possibilità di riuscire bene, ma di sicuro la visione non lascia soddisfatti.

Mi auguro che il finale aperto non preluda a una nuova stagione: archivierei questo esperimento narrativo con un “meh” e andrei avanti.

La Pazza Storia del Mondo – Parte II

Titolo originale: History of the World – Part 2

Anno: 2023

Dove trovarla: Disney Plus

Nel lontano 1981 dal genio comico del regista Mel Brooks scaturiva uno dei suoi film meno geniali: La Pazza Storia del Mondo – Parte 1 (in originale History of the World – Part 1). Non che il film non contenesse alcune trovate esilaranti (la mia preferita ad esempio è quella di Mosè e dei 15 – anzi no – 10 comandamenti), ma la sua struttura a episodi non si è rivelata vincente, alternando scenette riuscite, anzi entrate di diritto nella storia del cinema comico (“Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola!”) ad altre piuttosto deboli (non mi è mai piaciuta quella ambientata nell’antica Roma). Il cast era eccellente e comprendeva molti degli interpreti affezionati del regista (Dom DeLuise, Madeline Kahn, Sid Caesar, Harvey Korman, Cloris Leachman e lo stesso Mel Brooks), ma questo, secondo me, non è bastato per dare vita ad un film memorabile quanto lo sono alcuni altri del Maestro della comicità (il mio preferito è sempre stato Silent Movie, ma altri classici come Young Frankenstein e Blazing Saddles sovrastano questo senza ombra di dubbio). Nonostante questo, il film è stato visto e rivisto da tutti i fan di Mel Brooks, e sicuramente tutti noi abbiamo fantasticato almeno una volta su quel curioso titolo: “Parte 1”. Alla fine del film, infatti, il sequel di La Pazza Storia del Mondo viene annunciato in un finto trailer, che ne anticipa anche alcune sequenze (la più iconica è senza dubbio quella di Hitler sul ghiaccio). Ma non si tratta di altro che dell’ennesimo scherzo di quel mattacchione di Mel Brooks… o almeno, così credevamo.

Nel 2023 infatti esce la serie tv composta di 8 episodi La Pazza Storia del Mondo – Parte 2, che lo stesso Mel Brooks, alla tenera età di 97 anni, produce e co-sceneggia, oltre a fare da voce narrante nel presentare i singoli episodi nella versione originale. Superata l’incredulità iniziale (lo ha fatto veramente!), hanno però iniziato a farsi strada i dubbi: Mel Brooks, che aveva scritto il primo film da solo, ora invece è coadiuvato da una quindicina di, almeno per me, illustri sconosciuti (eccezion fatta per la divertentissima Wanda Sykes). Inoltre, inevitabilmente, tutti gli interpreti del film capostipite sono ahimè deceduti, lasciando il posto a, di nuovo, una serie di illustri sconosciuti, affiancati però da camei di numerose celebrità contemporanee. Basterà questo a dare vita a qualcosa di bello, godibile e divertente?

La risposta, per quanto mi riguarda è un secco NO (come direbbe Marcel Marceau al telefono). Sebbene molti sketch della serie si basino su idee sulla carta vincenti (un altissimo Abraham Lincoln che sbatte la testa su tutti i lampadari, Noè che vuole portare sull’Arca solamente adorabili cagnolini, il litigio tra le nazioni per reclamare la paternità dell’hummus) tutte le situazioni, anche quelle potenzialmente molto divertenti, vengono affrontate con l’umorismo più gretto e rozzo, con troppa volgarità, e sono trascinate fino all’esasperazione. Forse se, invece di una serie, si fosse deciso di fare un film a episodi come il primo, la maggior concentrazione avrebbe potuto aiutare a trovare il giusto ritmo e i giusti tempi comici. Gli attori principali sono talentuosi, e alcuni dei camei molto gustosi (Danny De Vito, Josh Gad, Jack Black, Taika Waititi, per citare solo alcuni nomi), ma non si ride mai di gusto, al massimo si solleva un angolo della bocca per qualche gag simpatica, ma nulla più. Alcuni episodi sono davvero disgustosi e, nonostante durino pochi minuti, si reggono a fatica. Alcune storie sono portate avanti davvero troppo a lungo, perdendo quel po’ di mordente che potevano avere all’inizio. Gli anacronismi sono così tanti da smettere presto di essere divertenti (dopo il quinto personaggio storico su Tik Tok non ne potevo davvero più).

Insomma, quando alla fine ho sentito la voce di Mel Brooks annunciare la seconda stagione, ho sperato che non fosse vero, e continuo a sperarlo. Meglio, secondo me, riguardare per la 3625163a volta Silent Movie per gustare il vero talento comico di Mel Brooks.

Voto: 1 Muffin ipocalorico

A B Normal…

Chi Segna Vince

Titolo originale: Next Goal Wins

Anno: 2024

Regia: Taika Waititi

Interpreti: Michael Fassbender, Will Arnett, Elizabeth Moss, Oscar Kightley, Taika Waititi

Dove trovarlo: Disney Plus

Thomas Rongen (Michael Fassbender) è un allenatore di calcio europeo ad alti livelli, ma sta attraversando una fase nera della sua vita e della sua carriera. Ecco perchè, per non rimanere senza lavoro, non ha altra scelta se non quella di accettare di allenare la squadra di calcio delle isole Samoa americane, reduce da una catastrofica sconfitta per 31 gol a zero. Inutile dirlo, in questo ambiente così diverso e in mezzo a personaggi così bizzarri, Thomas ritroverà la vera gioia di vivere, e soprattutto di giocare a calcio.

Il nostro sport nazionale, il calcio, paradossalmente si è sempre rivelato difficilissimo da trasporre su pellicola. Anche quando sono gli italiani stessi a provarci, non necessariamente il risultato è cinematograficamente valido. Tra quelli che ho visto io, il film sul gioco del calcio più riuscito resta senza ombra di dubbio Fuga per la Vittoria del 1981, ma ci sono voluti un maestro della settima arte (John Huston), due grandi star (Sylvester Stallone e Michael Caine) e un autentico fuoriclasse del calcio (Pelé) per portare a casa il risultato.

Questa piccola premessa per dire che fin dal principio ho ritenuto che Chi Segna Vince fosse una sfida complessa per il regista Taika Waititi; ma ritenevo anche che il regista del capolavoro Jojo Rabbit avesse tutto ciò che serve per vincerla, o quanto meno pareggiarla.

E infatti così è stato.

Chi Segna Vince è un classico film sportivo, in cui un atleta o un allenatore ritrova il senso della vita nella passione sportiva e nel gioco di squadra: su questo fronte nulla di nuovo quindi, così come non lascia stupiti la buona prova attoriale di Fassbender. La strategia vincente di Waititi è di raccontare la storia con molta ironia, mettendosi anche nei panni di uno stregone/narratore che ci introduce alla vicenda di questo brutto anatroccolo, la nazionale di calcio samoana americana, che dopo il peggior risultato di sempre (la sconfitta 31-0 contro l’Australia) riesce a rimettersi in gioco e a vincere, nel 2011, per 2-1 contro la nazionale di Tonga. Sembrerà che io stia anticipando il finale del film, ma in realtà non è così, perchè si tratta di una storia vera (nei titoli di coda possiamo vedere anche immagini dei veri protagonisti della vicenda), anche se sembra una favola.

Ho trovato irresistibili alcune scene, come l’arrivo di Rongen all’aeroporto o la cena a casa del presidente della squadra, Tavita (un divertentissimo Oscar Kightley).

Un altro punto di forza, oltre al personaggio di Tavita, è costituito proprio dalla squadra, in cui emergono molti caratteri diversi, che pure riescono ad amalgamarsi in un’unità vincente. Un esempio su tutti è il personaggio di Jaiyah (Kaimana), il primo giocatore di calcio transgender a partecipare alle qualificazioni per i mondiali.

La ciliegina sulla torta, a mio parere, è la modalità scelta da Waititi per narrare il secondo tempo della partita decisiva: non in presa diretta come in genere si fa, ma come racconto fatto a posteriori da un giocatore a un personaggio che, a causa di un malore, non aveva assistiti in diretta al finale del match. Ottima trovata per rendere il gioco comprensibile e avvincente, cioè: cinematografico.

Chi Segna Vince non entrerà di certo nella storia del cinema, ma è un film sullo sport e sui valori ad esso connessi da guardare volentieri, pronti per qualche risata a una lacrimuccia, che ci racconta con garbo una storia vera che sembra una favola.

Voto: 3 Muffin

Jojo Rabbit

Titolo originale: Jojo Rabbit

Anno: 2019

Regia: Taika Waititi

Interpreti: Roman Griffin Davis, Scarlett Johansson, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Sam Rockwell, Rebel Wilson, Archie Yates, Stephen Merchant

Dove trovarlo: Disney Plus

Germania, 1945. Jojo (Roman Griffin Davis) è un bambino di 10 anni che vive solo con la madre Rosie (Scarlett Johansson) e che fa orgogliosamente parte della gioventù hitleriana, dedicandosi a tutte le attività sportivo-militari con grande entusiasmo ma scarso successo; nonostante questo il suo amico immaginario Adolf Hitler (Taika Waititi) non manca mai di spronarlo e incoraggiarlo a diventare un grande eroe della patria. Ma tutto è destinato a cambiare quando Jojo scopre che sua madre nasconde segretamente una giovane ragazza ebrea (Thomasin McKenzie) nella loro soffitta…

La buona fama e il successo di questo film (premio Oscar 2020 per la miglior sceneggiatura non originale – il film è infatti tratto dal romanzo Caging Skies di Christine Leunens – e ha ricevuto anche altre 5 candidature agli Oscar 2020) sono del tutto meritati. 

Si tratta infatti di un film originale, divertente e intelligente, recitato molto bene, che riesce a far ridere, piangere e riflettere, abbattendo fin dalle prime scene l’idea che ormai su Hitler e sulla Germania nazista si sia detto proprio tutto. Senza la minima pretesa di voler essere una ricostruzione storica (ma non per questo desideroso di riscrivere i fatti), il film si concentra sul personaggio del piccolo Jojo (un bravissimo Roman Griffin Davis), nazista e antisemita più per desiderio di accettazione e inclusione che per reale convinzione, come l’evolversi della vicenda dimostrerà chiaramente e come probabilmente erano tanti altri bambini e ragazzini nella realtà. L’idea che il bambino, orfano di padre, abbia come amico immaginario il Fuhrer in persona è davvero ottima: le interazioni tra Hitler e Jojo sono esilaranti e Taika Waititi (anche regista e sceneggiatore del film) incarna perfettamente un leader come lo potrebbe immaginare appunto un bambino: affettuoso, solidale e sciocco come un amichetto, ma anche incoraggiante e severo come quel padre di cui Jojo sente tanto la mancanza, nonostante la mamma (meravigliosa Scarlett Johansson, candidata anche all’oscar come miglior attrice non protagonista) faccia di tutto per essere per lui sia madre che padre. Quando Jojo scopre che la mamma nasconde segretamente in soffitta una ragazza ebrea per proteggerla dai nazisti tutte le sue certezze vengono messe in discussione e man mano che si instaura un rapporto tra lui e la misteriosa Elsa (splendida Thomasin McKenzie) Jojo deve rivalutare tutte le sue convinzioni sulla famiglia, sugli ebrei e sulla superiorità della razza ariana, e conseguentemente anche il rapporto con il suo Fuhrer. Il concetto di famiglia è centrale nel film e viene trattato con freschezza e intelligenza, senza mai scadere nel didascalico, nel patetico o nel già visto. Se proprio si vuole trovare un difetto, il film soffre di un leggero calo di ritmo verso i tre quarti, ma si riprende in fretta e si mantiene interessante fino alla conclusione.

Tutti gli interpreti offrono ottime prestazioni, dal piccolo amico di Jojo Archie Yates alla figura paterna davvero inaspettata Sam Rockwell, dalla fanatica Rebel Wilson al kafkiano burocrate Stephen Merchant. La colonna sonora di Michael Giacchino accompagna le emozioni senza mai sovrastarle e utilizza con intelligenza brani pop arcinoti ma cantati in lingua tedesca per un effetto di “familiare eppure nuovo” che è poi la cifra di tutto il film.

Tenete a portata di mano un fazzoletto per un paio di scene toccanti ma fate anche attenzione a non soffocare con i pop corn quando il Fuhrer ne combina una delle sue: risate di cuore assicurate, insieme a una lacrimuccia.

Voto: 4 Muffin

Free Guy – Eroe per Gioco

Titolo originale: Free Guy

Anno: 2021

Regia: Shawn Levy

Interpreti: Ryan Reynolds, Jodie Comer, Joe Keery, Taika Waititi

Dove trovarlo: Disney Plus

Guy (Ryan Reynolds) ha una vita monotona: si sveglia, saluta il pesce rosso, prende sempre lo stesso caffè nello stesso bar, va al lavoro in banca, si stende a terra quando entrano i rapinatori… Tutto uguale, ogni giorno della sua vita. Eppure Guy è sempre felice e soddisfatto. Almeno fino a quando non incontra una ragazza misteriosa (Jodie Comer) che gli rivela che lui, in realtà, non è una persona vera ma un PNG (Personaggio Non Giocabile) di un videogioco…

Il nome del protagonista, Guy, in inglese significa “tizio”, a sottolineare il fatto che in questo caso il nostro eroe non è altro che un tizio qualunque con un lavoro qualunque contento della sua vita mediocre e monotona… ma quando scopre che in realtà il suo mondo non è reale ma è un videogioco, e che per giunta sta per essere cancellato, le cose cambiano.

Guardando il film inevitabilmente ne vengono in mente molti altri con tematiche simili: The Truman Show, in cui Jim Carrey scopre di essere stato per tutta la vita il protagonista di un reality show; Matrix, in cui Keanu Reeves scopre che la realtà non è reale; Ready Player One, ambientato in un videogioco, che Steven Spielberg farcisce all’inverosimile di citazioni. Eppure la somiglianza più eclatante è con un film italiano, Nirvana di Gabriele Salvatores, in cui Diego Abatantuono scopre di non essere una persona in carne e ossa ma il protagonista del videogioco creato da Christopher Lambert. Free Guy però, a differenza di Nirvana, evita il ridicolo involontario perché non si prende mai sul serio (e come potrebbe?) e non si sofferma sul destino tragico o sul significato dell’esistenza: anche Shawn Levy, come Spielberg, si diverte a riempire il suo film di citazioni da videogiochi e film famosi, portandosi dietro dalla serie Stranger Things, di cui ha diretto vari episodi, oltre all’attore Joe Keery, anche lo stesso disinteresse per gli approfondimenti filosofici o psicologici a tutto vantaggio dell’azione, degli inseguimenti e degli effetti speciali. Free Guy è un film senza pretese per una visione senza pretese per lo spettatore che desidera staccare la spina (del cervello, mi raccomando, non della Play Station!) per un paio d’ore e divertirsi a riconoscere personaggi e omaggi. Gli attori fanno tutti il loro dovere, peccato solo per i ruoli patetici rifilati al povero Channing Tatum e soprattutto al regista Taika Waititi, con il suo villain così sopra le righe.

Nota di merito per gli adattatori italiani dei dialoghi che si sono saputi destreggiare bene nel complicato linguaggio anglicizzante dei gamers.

Un’ultima postilla: nel quinto episodio della stagione 10 della Signora in Giallo, Omicidio a Hasting Rock (in originale Virtual Murder) la scrittrice Jessica Fletcher scrive soggetto e dialoghi per un videogioco investigativo in realtà virtuale. Appena prima della presentazione ufficiale del gioco, il programmatore viene trovato morto e non si trovano più i codici sorgente del gioco: si scoprirà alla fine che il diffidente creatore del gioco li aveva nascosti all’interno del gioco stesso, dietro una porta apparentemente impossibile da aprire… e alla fine, svelato il mistero, gli altri due programmatori Kate e Michael (interpretato da Kevin “Hercules” Sorbo) decidono dopo tanti anni passati a lavorare fianco a fianco di vivere il loro sogno d’amore…

Non importa quanto sul pezzo credi di essere: la signora in giallo è sempre un passo avanti a te!

Voto: 2 Muffin