Biancaneve e il Cacciatore (in versi)

Chi ben conosce la storia di Biancaneve

per vedere il film dimenticarla deve;

la trama infatti è tutta stravolta

tranne l’inizio: C’era una volta.

Il buon re perde la compagna di vita

ma si consola in uno schiocco di dita.

Una biondona arriva con l’esercito del male,

sposarla gli sembra la cosa ideale;

su di lei non ha nemmeno un sospetto

perché pensa solo a portarsela a letto.

Così Charlize diventa la regina,

il padre ucciso, il regno va in rovina.

La principessa in una cella maleodorante

finisce, ma con un vestito elegante.

Passano i giorni, passano gli anni,

la regina è sempre libera di far danni,

e per rimanere giovane e bella

delle innocenti vergini si mangia le budella;

di questo passo, si sa, è inevitabile,

che il cibo in breve diventi introvabile.

“Specchio, specchio, mia anima gemella,

dimmi chi è tra tutti i sudditi Bella”.

Caro specchio, a noi non ci raggiri!

Tu ti confondi col film dei vampiri!

Biancaneve è tra tutte la più affascinante

e può anche uccidere Charlize in un istante;

la sua anima è così illibata e pura

che la crudele regina ne ha tanta paura.

Bella forza, restare pura e immacolata

chiusa in una cella a doppia mandata!

“Portatemi qui” strilla la regina “Biancaneve!”

“Il suo cuore nel mio pancino finir deve!”

La regina cattiva ha un biondissimo fratello

che è utile come in Etiopia un ombrello:

come uno scemo si lascia gabbare

così Biancaneve riesce a scappare

e in riva al mare, come ognun s’aspetta,

trova un candido cavallo con cui fugge in tutta fretta.

Biancaneve si nasconde nella foresta oscura

di cui tutto il regno ha una gran paura.

Per scovarla serve un uomo di valore:

la regina assolda l’aitante cacciatore

il quale conosce la foresta a menadito

e trova la ragazza nascosta dietro a un dito.

Ma tutto rovina il fratello deficiente:

“Per i tuoi sforzi, boscaiolo, non riceverai niente!”

Così il cacciatore lo riempie di botte

e lui e Biancaneve fuggono nella notte.

Il fratello cretino non rinuncia alla caccia

ma con l’aiuto dei nani fan perdere ogni traccia.

Nella trama c’è a questo punto un intoppo

e deve morire male il nano di troppo.

Ma Biancaneve sorride e mostra i denti da coniglio:

è infatti ritornato del duca il bel figlio.

Già, nel film il principe un duca diventa,

ma in tempi di crisi ci si accontenta.

Intanto il cacciatore, senza troppa fatica,

ha ucciso il fratello della nemica.

La regina deve far sempre tutto da sola,

decide di prendere Biancaneve per la gola.

Non è difficile prendere la principessa in giro

che presto cade in letargo come un ghiro.

Oltra alla mela, un altro elemento familiare:

qualcuno Biancaneve ora deve baciare.

Lei però dal coma non ha fretta di uscire:

le piace se qualcuno la guarda dormire.

Col bacio del duca la cosa non va in porto;

nel regno si diffondono tristezza e sconforto.

E’ invece il bacio del cacciatore

a risvegliare Biancaneve dal torpore:

sarà tutto merito del vero amore

o forse piuttosto del forte liquore

che nel film il bel cacciatore

si tracannava a tutte le ore?

In ogni caso Biancaneve si desta

e dell’armata si pone alla testa

per uccidere regina e malvagia compagnia

e porre fina alla sanguinaria tirannia.

Fiera la sodale di Cenerentola

vola con le sue orecchie a sventola.

Tutti quegli anni di prigione dura

han fatto un gran bene alla sua muscolatura

tanto che può sostener l’armatura,

la spada e tutta l’impalcatura.

Iniziano per la regina le rogne

quando i nani entrano nel castello dalle fogne:

anche se da lì Biancaneve è scappata

nessuno ha pensato di metterci una grata.

Il bel duca con ogni sua freccia

crea nella linee nemiche una breccia

mentre il cacciatore con la sua accetta

uccide i nemici in gran numero e in fretta.

Biancaneve nell’estremo pericolo non tentenna

e infine uccide la perfida Ravenna.

Al regno porterà pace e prosperità

una giovincella cresciuta in cattività.

E siamo giunti al lieto fine

e son tutti contenti, tranne le ragazzine

che volevano veder, giustamente, sul trono

sedersi l’affascinante dio del tuono.

Il Mondo Secondo Jeff Goldblum

Quando sono entrata per la prima volta in Disney Plus mi sono sentita a casa tra principesse, supereroi e animali parlanti. Solo una figura mi sembrava fuori posto: Jeff Goldblum. Cosa ha a che fare l’attore protagonista di classici come La Mosca e Jurassic Park con Topolino? Forse la Disney ha comprato anche Steven Spielberg? Non ancora, ma acquisendo la Fox ha comprato anche il canale National Geographic, blasonato produttore di documentari. Disney Plus mette in primo piano la docuserie, che per ora conta un’unica puntata, Il Mondo secondo Jeff Goldblum, in cui l’attore si immerge nella sconosciuta realtà delle scarpe da ginnastica, dei suoi estimatori, collezionisti e creatori, per poi farsi realizzare, con la nuova acquisita consapevolezza, un paio di scarpe personalizzate (nere ma con interno zebrato, un segreto che solo chi ha visto questo programma conosce).  Non avrei mai detto che questa sarebbe stata la mia prima visione su Disney Plus, eppure è andata così. Per mezz’ora ho guardato Jeff Goldblum che guardava delle scarpe. E il bello è che mi sono anche divertita, e non vedo l’ora di guardare Jeff che guarda altre cose.

Disney Plus

Oggi, 24 marzo 2020, è arrivato in Italia (con impareggiabile puntualità) Disney Plus, il canale online targato Disney. 

Oggi, 24 marzo 2020, noi lo abbiamo attivato. Ci siamo già abbonati per un anno intero. La scusa ufficiale è che abbiamo due bambini. E con la clausura dovuta al Coronavirus, poveri piccoli, come si annoiano… La verità è che, mentre io gongolavo come una groupie scorrendo il catalogo di Disney Plus, loro facevano spallucce e dicevano: “Bah, meglio Netflix…”A loro non dicono niente titoli come Elliot il Drago Invisibile, Duck Tales, Quattro Bassotti per un Danese, Bianca e Bernie. Ma per me racchiudono un’intera infanzia. Ammetto che avevo grandi aspettative per Disney Plus, e non sono state deluse. Nel catalogo si possono trovare tutti i grandi classici dell’animazione, i corti, i film Pixar, l’intero universo Marvel (mentirei se dicessi che non aspetto con trepidazione la serie su Thor), quello di Star Wars, film, serie, documentari. Anche i Simpson sono entrati ora nell’universo Disney con l’acquisto della rete televisiva americana Fox. La piattaforma consente di creare diversi account personalizzati e in quelli dedicati ai bambini filtra in automatico i titoli per evitare di traumatizzare troppo le povere creature. Questo ha stuzzicato la mia curiosità e ho fatto delle prove: sono considerati inadatti ai bambini più piccoli Fantasia (l’ultimo pezzo, quello del summit dei demoni, è senza dubbio pauroso, ma che peccato rinunciare a tutto il resto!) , Taron e la Pentola Magica (sì, questo è terrificante), Inside Out (bellissimo ma impossibile da capire per un bambino in effetti) e il Dumbo di Tim Burton (che è di Tim Burton, appunto); nessun problema invece con Il Re Leone (quante lacrime versate sulla morte di Mufasa!), Bambi (e su quella della mamma) e Red e Toby (tristissimo), quindi i cari vecchi traumi infantili sono salvi. Tutti possono trovare qualcosa di interessante su Disney Plus, non solo per passare il tempo ma anche per concedersi, almeno per un paio d’ore, di tornare bambini. Siccome è già sicuro che mi vedrò tutto quanto (con o senza bambini), cercherò di ottimizzare l’esperienza e di recensire qualcosa. Ma non è facile dare un voto a un film Disney! Sarebbe un po’ come dare un voto al proprio zio… come si fa? In ogni caso, grazie, zio Walt, per il tuo impeccabile tempismo.

B – Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti

Con uno dei suoi concorsi, il mensile di cinema Ciak mise in palio una lezione di comicità tenuta da Claudio Bisio e altri autori televisivi. Per vincere bisognava inviare una presentazione di se stessi in chiave comica. Io, da sempre grandissima fan della trasmissione Zelig e di Claudio Bisio fin da quando partecipava alle trasmissioni della Gialappa’s Band non potevo non tentare. Inaspettatamente ricevetti la comunicazione che avevo effettivamente vinto e che sarebbero arrivati i dettagli su luoghi e orari della lezione. Ero al settimo cielo. Poi però mi comunicarono che quell’evento era stato cancellato, ma che in sostituzione avrei potuto partecipare ad un altro corso. Per esempio, mi andava di prendere parte ad un corso di cinema tenuto, tra gli altri, da Paolo Mereghetti, il critico cinematografico di cui leggevo ogni mese la rubrica su Ciak e il cui Dizionario del cinema troneggiava in tre diverse edizioni nel mio salotto? Mi andava? Caspita, ero già là! O meglio, sarei stata pronta a partire… perchè il corso si sarebbe tenuto a Milano… ma c’erano due problemi. Numero uno: all’epoca lavoravo come segretaria in uno studio medico. Provvidenzialmente, però, vidi che gli orari si potevano incastare: potevo prendere il treno subito dopo aver finito di lavorare il martedì, seguire la lezione, dormire in un hotel a Milano, riprendere il treno di primo mattino in tempo per essere a lavoro mercoledì pomeriggio. Si può fare! C’era però un altro problema. La partecipazione al corso, per me, era gratuita, ma il treno e l’hotel non lo erano. In poche parole, non me lo potevo permettere. Per mia grande fortuna, quando spiegai la cosa ai miei meravigliosi genitori, si offrirono su due piedi di finanziarmi, e così potei accettare. Ero emozionatissima da tutto: non ero mai stata a Milano, non ero mai stata in hotel da sola, viaggiavo raramente sola, e di certo non avevo mai incontrato un critico cinematografico così autorevole. Ad ogni lezione ci faceva vedere un diverso film e poi lo commentava. Naturalmente dava sempre spazio a interventi e commenti, ma all’inizio non avevo il coraggio di parlargli, per timore di dire una stupidaggine. Poi, una sera, ci fece vedere un film intitolato Lo zio Boonmee che si ricorda le viteprecedenti, del regista thailandese Apichatpong Weerasethakul. Il film non era proprio un capolavoro, ma mi ispirò diverse riflessioni, e questa volta ero decisa a condividerle con Mereghetti, con il rischio di farmi ridere in faccia. Dunque, quando al termine della proiezione chiese se qualcuno aveva commenti, alzai la mano e mi lanciai in una dissertazione sulla differenza nella percezione dell’inconscio nel mondo orientale e in quello occidentale, tirando in ballo perfino Hitchcock e Kurosawa a sostegno della mia tesi. Lui ascoltò pazientemente e alla fine mi diede ragione, disse che avevo fatto delle buone osservazioni e tirato in ballo argomenti interessanti. Non potei sentire il resto della lezione, assordata dallo stesso battito del mio cuore, che non si fermava più. Al termine dell’incontro una signora mi chiese se fossi una giornalista o comunque una professionista del settore. “Sono solo una segretaria…” risposi, ma dentro di me gongolavo. Sono sicura che anche incontrare Claudio Bisio sarebbe stato bellissimo, ma quella del corso di cinema a Milano è stata per me un’esperienza davvero unica.

A – Ben Affleck, la Nutella e Mario


Il 2006 fu l’anno della Mostra del Cinema di Venezia più povero di ospiti di sempre: infatti il personaggio in assoluto più atteso era Ben Affleck. Quando Ben fece il suo arrivo c’eravamo tutti, ma pochissimi di noi riuscirono effettivamente a vederlo. Ricordo di aver intravisto arrivare la lancia tra una fitta siepe di teste e niente altro. Però accanto a me c’era una bambina meravigliosa, che aveva accompagnato la mamma e nell’attesa del divo faceva merenda con un panino alla Nutella. Ad un certo punto mi guardò con due occhioni enormi e disse: “Quando arriva, se Ben Affleck vuole un pezzo del mio panino, io glielo do”. Una delle cose più tenere che io abbia mai sentito, e sono certa che anche Ben Affleck si sarebbe commosso. Quella del Lido in ogni caso fu un’esperienza ricchissima per me, resa possibile da mio cugino, che lavorando come autista per gli organizzatori della mostra non solo era riuscito a procurarmi l’ambitissimo abbonamento per tutte le seconde serate, ma mi aveva anche presentato alcuni suoi amici che lavoravano invece come maschere e che mi permettevano di intrufolarmi anche alle proiezioni di terza serata. Come in tutti gli eventi del genere, che mostrano film diversissimi tra loro, mi capitò di vedere moltissime cose belle, alcune brutte, altre che decisamente non capii. Ma il bello della proiezione in sala è che, se non si è troppo timidi, è possibile condividere con i vicini le proprie sensazioni estemporanee sul film appena terminato. Ricordo che, al termine della proiezione di un film orientale davvero criptico, pieno di salti temporali e di sequenze oniriche, instaurai un ricco dibattito con le persone sedute vicino a me (in inglese, perchè nessuno di loro era italiano) che fu decisamente più divertente del film stesso. Alla fine non venimmo a capo del mistero di quella pellicola, ma guadagnai la conoscenza di una gentilissima e simpaticissima coppia svizzera con cui ebbi modo di chiacchierare anche nelle sere successive. La penultima sera mi annunciarono che sarebbero partiti la mattina dopo per tornare in Svizzera. Ci salutammo con calore, mi lasciarono perfino il loro indirizzo in caso desiderassi scrivere o andarli a trovare. Inoltre mi regalarono i loro due biglietti per l’ultimo spettacolo, cui non avrebbero potuto assistere. In quei dieci giorni io ero ospite dei miei zii, che abitavano proprio al Lido, a pochi metri dal luogo in cui si svolgeva la Mostra. Per lasciarmi un letto vero in cui dormire, mia zia si era adattata a dormire sul divano. Inoltre mi viziava in tutti i modi possibili e mi preparava ogni tipo di manicaretti. Ora avevo l’occasione di dimostrare tutta la mia gratitudine, ed offrii ai miei zii di accompagnarmi all’ultima proiezione. Mio zio declinò decisamente, ma con varie insistenze riuscii a convincere almeno mia zia. In realtà si trattava di un film russo davvero poco appetibile, ma ci tenevo molto a condividere con lei quell’atmosfera magica. Poiché il film in effetti non era un granchè mi giravo spesso verso mia zia nel timore di vederla annoiata o contrariata, ma con sollievo, verso la metà del film, vidi che si era serenamente addormentata. Decisamente meno noiosa fu invece l’esperienza che ebbi con una proiezione di terza serata, un film horror spagnolo dal titolo Para Entrar a Vivir, che raccontava di una giovane coppia che affittava un appartamento in un complesso gestito da una signora apparentemente gentile, ma che in realtà riduceva i suoi inquilini in schiavitù con corde e catene nell’illusione di trovarsi così circondata da amici affettuosi che non l’avrebbero mai abbandonata. Ovviamente la coppia non si sottometteva passivamente a questo destino, e i due si scontravano violentemente con la diabolica signora per tutta la seconda metà del film. Ad un certo punto il protagonista, Mario, che era stato dato per spacciato dopo una sonora botta in testa, rientrava invece in scena per salvare la moglie e rendere inoffensiva in modo permanente la vecchia. Quando ricomparve sullo schermo, in sala si udirono diversi incitamenti: “Vai Mario!” “Bravo Mario!” che continuarono poi fino alla conclusione vittoriosa, festeggiata dal pubblico con un applauso ben più accorato di quello riservato a Black Book di Paul Verhoeven. A volte sono proprio i film più brutti a regalarci le esperienze più belle… e a Venezia ce n’erano tanti!