Lucius Etruscus, nel suo imprescindibile blog il Zinefilo, mi ha fatto scoprire l’esistenza di un’autobiografia dell’attore americano Robert Englund, che io, in tutta sincerità, conosco solamente per aver interpretato Freddy Krueger nella serie horror Nightmare; proprio per questo è stato ancora più sorprendente scoprire quanto piacevole e divertente da leggere sia questo libro, in cui l’attore si racconta con entusiasmo, semplicità, e tanta ironia.
Englund racconta ad esempio di come la produzione di Nightmare non ne volesse sapere di un surfista californiano per interpretare l’assassino pederasta che uccide negli incubi Freddy Krueger, ma il provino di Robert e le sue movenze hanno subito convinto tutti che non poteva esserci attore migliore per il ruolo.
Englund racconta delle interminabili sedute di trucco per diventare Freddy, e svela un sacco di retroscena gustosi sulla lavorazione dei suoi film, raccontando al contempo la sua vita personale e citando diverse celebrità con cui è entrato in contatto nel lavoro o al di fuori.
Ho amato moltissimo il fatto che Robert, proprio come Mel Brooks, abbia sempre una buona parola per tutti, attori, registi e maestranze, senza parlare mai male di nessuno (mentre ad esempio Alan Rickman, nei suoi diari, si toglie parecchi sassolini dalla scarpa…).
L’edizione Pocket Books si arricchisce con ben due prefazioni, scritte proprio da due persone qualsiasi: Tobe Hooper (regista di Non aprite quella porta) e Wes Craven (regista di Scream), visto che Robert, dopo il ruolo di Freddy ripreso per ben 8 volte, è stato sempre legato mani e piedi al genere horror.
Hollywood Monster – A walk down Elm Street with the man of your dreams (titolo geniale, peraltro, va detto, visto che l’omicida di Elm Street, Freddy Krueger, come detto, mieteva le sue vittima proprio entrando nei loro sogni) ) è una lettura piacevolissima, scorrevole, interessante anche per chi non conosce nel dettaglio la filmografia dell’attore californiano, che ci guida per mano nel suo mondo… da sogno!
Il mio primo vero incontro con Alan Rickman avvenne al cinema, nel lontano 2003, quando uscì in sala la commedia britannica Love, Actually. Certo, avevo già visto l’attore inglese in Die Hard, Robin Hood – Il Principe dei Ladri, e nei primi Harry Potter nel suo ruolo più popolare, il Professor Severus Snape, ma in quella particolare occasione Alan Rickman mi colpì davvero molto per la sua interpretazione sublime in un ruolo non solo molto complesso, ma anche sfaccettato. Il suo personaggio infatti spezzava il cuore della moglie, interpretata da Emma Thompson, ma aveva anche una scena esilarante insieme a Rowan “Mr. Bean” Atkinson: ho ammirato molto la disinvoltura con cui l’attore sapeva passare dal registro drammatico a quello comico, e per la prima volta mi sono appuntata mentalmente quel nome, sicura che mi avrebbe offerto grandissime emozioni in futuro. E così infatti è stato.
Ingiustamente dimenticato in Italia e sulle piattaforme streaming, Galaxy Quest è la parodia meglio riuscita di sempre di Star Trek, pur rimanendo un bel film di per sé, con un cast stellare (e non poteva essere altrimenti!) e la convivenza, nel personaggio interpretato da Rickman (una non velata parodia del Dottor Spock), dei due registri, comico e tragico: c’è chi ha pianto… e chi mente!
Poi, nel corso degli anni, anche il Professor Piton ha rivelato diverse sfumature, passando dall’arcigno e scontroso al tragico (ma anche al comico: tutti lo ricordiamo vestito come la nonna di Neville Paciock!).
E ancora, seppur in questo caso il ruolo sia stato solamente vocale, la voce del robot Marvin nel film La Guida Galattica per Autostoppisti (nella versione originale, naturalmente) era esattamente come quella che mi ero immaginata leggendo il libro di Douglas Adams! (leggendo e rileggendo…)
Infine, porterò sempre nel cuore la sua interpretazione nel musical Sweeney Todd, diretto da Tim Burton, in cui ricopre il ruolo del malvagio Giudice Turpin e ci permette di gustare anche le sue doti canore, oltre a quelle attoriali, nel suo duetto con Johnny Depp in Pretty Women: indimenticabile.
In questi suoi diari privati, che Alan Rickman ha scritto rigorosamente a mano e illustrato personalmente (alcune delle illustrazioni originali di sua mano sono riportate nel libro), l’attore britannico ci offre riflessioni, commenti, delusioni, gioie, amarezze della vita di attore e regista di teatro e di cinema, a partire dal 1998 e fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2016 a causa di un cancro al pancreas. L’attore ci svela, con lucidità e sincerità, i retroscena di quei mondi che ha abitato con passione e dedizione, le sue riflessioni sull’arte e sulla natura umana, le sue opinioni sulle persone con cui ha condiviso successi e amarezze, il racconto dei suoi progetti dalla nascita alla realizzazione.
Le note di Alan Taylor, che ha trascritto e curato la pubblicazione dei diari di Alan Rickman, permettono al lettore di comprendere meglio il contesto delle affermazioni dell’autore e di interpretare le sigle da lui utilizzate per indicare nomi e titoli.
Inutile dire che gli amanti del cinema troveranno in Madly, Deeply anche diversi aneddoti su attori, attrici, registi e maestranze, anche se Rickman non era interessato ai pettegolezzi; tuttavia non aveva riserve nell’offrire la sua opinione personale sul lavoro dei colleghi con estrema sincerità. Ma questo non dipenda dal fatto che si tratti di un diario privato: l’attrice Emma Thompson, collega e grande amica di Rickman, nella prefazione ci spiega come lui fosse diretto e sincero anche nella vita, per cui non si faceva scrupolo a dire alle persone cosa realmente pensasse di loro.
Inutile elencare le celebrità del mondo del teatro, del cinema e della musica nominate in questi diari, non mi resta che esortare tutti gli appassionati di cinema e di teatro a leggere Madly, Deeply (non mi risulta però che esista, al momento, una traduzione italiana) per scoprire e apprezzare ancora di più il talento, l’integrità, la dedizione e la sagacia di Alan Rickman.
Chiudo con un particolare che mi ha colpito: quando Alan Rickman ha diretto Stanley Tucci nel film Le Regole del Caos, ha riportato nel diario di essere stupito di come l’attore americano non ricordasse mai le sue, poche e brevi, battute, come se non gli importasse molto di recitare. “Ma allora, di che cosa gli importa?” si domanda Rickman nel suo diario. E la risposta ce la dà lo stesso Tucci nel suo libro autobiografico Taste, in cui scrive che, una volta raggiunta la fama, ha iniziato a scegliere i progetti cui prendere parte in base alla qualità del catering sul set e dei ristoranti limitrofi.
In conclusione: per capire davvero come funziona il mondo del cinema, le autobiografie degli attori andrebbero lette tutte quante!
Interpreti: Kate Winslet, Matthias Schoenaerts, Alan Rickman, Stanley Tucci
Dove trovarlo: Prime Video
Luigi XIV (Alan Rickman), re di Francia, affida la realizzazione dei giardini della reggia di Versailles al celebre e talentuoso Andrè la Notre (Matthias Schoenaerts), il quale a sua volta valuta diversi architetti per realizzare la grandiosa opera. Tra questi, Andrè viene colpito dalla bella Sabine De Barra (Kate Winslet), talentuosa ma con la convinzione, contraria alla sua, che per realizzare un’opera d’arte non bastino ordine e simmetria ma serva anche “un po’ di caos”…
Ero molto curiosa di vedere questo film per scoprire l’Alan Rickman regista, visto che ho da tempo una grandissima ammirazione per l’attore inglese, purtroppo scomparso nel 2016, divenuto celebre per aver interpretato il Professor Piton (in originale Snape) nella saga di Harry Potter.
Oltre al ruolo che lo ha reso celebre, ho apprezzato tantissimo Rickman anche in un ruolo comico (Galaxy Quest), in uno allo stesso tempo comico e drammatico (Love Actually) e, anche in veste di cantante, nel musical diretto da Tim Burton Sweeney Todd.
Purtroppo, non posso proprio dire che questo film da lui diretto, Le Regole del Caos (in originale A Little Chaos, “un po’ di caos”), sia stato all’altezza delle mie aspettative. Dal punto di vista tecnico e visivo, il film è davvero molto gradevole e ben fatto, con alcune inquadrature particolarmente suggestive, ottime scenografie e costumi, una colonna sonora adatta e non invadente. Rimane solamente la stranezza nel sentire, guardando il film in lingua originale, il re di Francia e tutta la corte di Versailles parlare in un perfetto inglese britannico, ma a questo ci si abitua in fretta. Tutto il resto del film è una sequenza prevedibile di clichè del cinema romantico (la donna che non sa se potrà amare di nuovo, l’uomo che inizialmente disprezza la donna ma poi se ne innamora, il sovrano che finge di non essere tale per vivere esperienze autentiche…), per la visione, dopo i primi cinque minuti, non riserva più alcuna sorpresa nè alcun guizzo, neppure nei dialoghi. In questo caso il linguaggio del giardinaggio viene usato come metafora per parlare della vita e del suo significato, ma se fosse stata la pasticceria o la falegnameria nulla sarebbe stato diverso. Rickman è tutto sommato credibile, nonostante il suo accento, nel ruolo di Luigi XIV, mentre Stanley Tucci, che interpreta il fratello del re, non è che una macchietta insignificante. I due protagonisti, Kate Winslet e Matthias Schoenaerts, nonostante costumi e parrucche perfetti non riescono a trasmettere emozioni autentiche (soprattutto Schoenaerts, che ha sempre la stessa espressione per tutto il film). Il giardinaggio, come già detto, non è che un mero pretesto per raccontare una storia d’amore in un contesto storico affascinante ma di nessun impatto.
Non posso dire di aver visto un brutto film, ma mi aspettavo qualcosa di meno scontato e con qualche barlume di quell’umorismo britannico che tanto amo al posto della solita, mille volte vista, storia d’amore dall’inizio contrastato.
Titolo originale: Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street
Anno: 2007
Regia: Tim Burton
Interpreti: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Timothy Spall
Dove trovarlo: a casa mia, in mezzo tra i dvd di Tim Burton e i musical
Benjamin Barker (Johnny Depp) è un barbiere londinese che vive felice con la moglie Lucy e la figlioletta Johanna. Purtroppo per lui però il potente giudice Turpin (Alan Rickman) si invaghisce della bella Lucy e per avere campo libero fa deportare Benjamin con un’accusa fittizia. Molti anni dopo Barker, che ora si fa chiamare Sweeney Todd, ritorna a Londra per cercare la sua famiglia, a scopre che la moglie, dopo essere impazzita, si è avvelenata, mentre la figlia è stata adottata proprio dal giudice Turpin. Ora vive per vendicarsi, e nell’attesa che il giudice entri nel suo negozio per farsi sbarbare si associa con l’intraprendente Mrs. Lovett (Helena Bonham Carter) nel vendere peculiari tortini di carne…
Con l’avvicinarsi della mia festa preferita, Halloween, mi tornano in mente i ricordi delle feste organizzate nel corso degli anni, una delle quali mi ha visto proprio nei panni di Mrs. Lovett, con tanto di mattarello insanguinato, scarafaggi sul tavolo e tortini di carne contrassegnati dai cartellini “poeta”, “pastore” e “frate”. Fin da quando lo vidi al cinema la prima volta ho adorato questo film, e non credo potesse essere diversamente, vista la mia grande passione per i musical e per Tim Burton. A differenza di molte delle opere del regista però Sweeney Todd non è una sua creazione originale, ma la trasposizione cinematografica di un musical teatrale del 1979 di Steven Sondheim (lo stesso di Into the Woods, in cui Johnny Depp ha la parte del lupo cattivo) vincitore di 8 Tony Award di cui uno assegnato all’interprete di Mrs. Lovett, la mitica Angela Lansbury: se vi è possibile reperire la versione teatrale originale ve la consiglio vivamente. Tim Burton non poteva certo restare indifferente di fronte ad un materiale di pregio come questo musical che si sposa perfettamente con la sua produzione per tono e tematiche. Proprio come i classici del regista infatti, Sweeney Todd racconta una favola con morale edificante in veste cupa e con un umorismo macabro all’inglese: a ben pensarci, nonostante il sangue scorra copioso, Sweeney Todd non è certo una celebrazione della violenza, ma anzi un esempio educativo di come la vendetta non porti che all’annichilimento di chi la perpetua. Per il barbiere di Fleet street infatti esiste ancora un possibilità per una vita felice, ma la getta al vento lui stesso reso cieco dal desiderio di uccidere il giudice Turpin. Lungi dall’essere un film per bambini (per carità!), io lo considero un film divertente e con un messaggio positivo, anche se in una veste decisamente gotica. La Londra di Tim Burton infatti è buia, cupa, come lo sono i pensieri del protagonista; le scenografie tetre ma allo stesso tempo cartoonesche hanno fruttato un Oscar per gli scenografi, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Il cast, composto da molti beniamini del regista, è davvero di prim’ordine e si esibisce con grande maestria in tutte le canzoni. Johnny Depp, alla sua sesta collaborazione con Burton, interpreta il vendicativo e dolente Sweeney Todd; Helena Bonham Carter è la cuoca dalla mille risorse Mrs. Lovett; AlanRickman brilla nel ruolo dello spietato giudice Turpin e regala, in duetto con Johnny Depp, la meravigliosa canzone Pretty Women; Timothy Spall (anche lui, come Rickman e la Carter, presente sui set di Harry Potter come Peter Minus) è il perfetto funzionario leccapiedi; Sacha Baron Cohen stupisce con la sua prestazione canora nei panni del barbiere Pirelli, e colpisce tanto da essere scelto per un altro musical, I Miserabili, in cui si esibirà proprio al fianco di Helena Bonham Carter). La colonna sonora è imperdibile dalla prima all’ultima canzone (la mia preferita è A Little Priest). Sweeney Todd ha tutte le qualità possibili e per questo può ammaliare diversi tipi di persone: gli amanti dei musical, i fan di Tim Burton, i sensibili al british humor, gli amanti del gotico truce ma non troppo. Sconsigliato però agli schizzinosi alla Gordon Ramsey che vogliono a tutti i costi sapere da dove viene la carne nel loro tortino…