Disponibile su RaiPlay Sound, Voice Art è un podcast in 10 episodi da circa 30 minuti ciascuno ideato e condotto da Pino Insegno, celebre attore e doppiatore italiano, insieme alla moglie Alessia Navarro, anche lei attrice e doppiatrice.
Nel corso delle puntate, ciascuna delle quali ospita un professionista della voce appartenente a un diverso ambito (medico, psicologo, doppiatore…), viene analizzata e raccontata l’importanza della voce da diversi punti di vista, a partire dal suo funzionamento fisiologico, passando per le problematiche cui può essere soggetta, per affrontare poi in modo più specifico le caratteristiche che deve avere la voce di un doppiatore professionista. E qui interviene lo stesso Pino Insegno, doppiatore di attori affermati come Jamie Foxx, Viggo Mortensen, Will Ferrell, Sacha Baron Cohen e Michael Shannon, che correda le sue spiegazioni con gustosi aneddoti sulla sala doppiaggio.
L’episodio conclusivo affronta poi un tema di grande attualità come la possibilità di replicare artificialmente una voce umana grazie all’AI.
Un viaggio interessante, dettagliato ma fruibile per chiunque, alla scoperta delle caratteristiche e potenzialità della voce umana.
Per adesso esiste una sola stagione, ma chi lo sa…
Interpreti: Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Marisa Tomei, Jon Favreu, Willem Dafoe, Tobey Maguire, Andrew Garfield, Alfred Molina, Jamie Foxx, Rhys Ifans, Charlie Cox, J.K. Simmons
Dove trovarlo: Disney Plus
Dopo che il villain Mysterio (Jake Gyllenhaal) ha svelato al mondo la sua identità segreta, Spiderman/Peter Parker (Tom Holland) capisce ben presto che questa inaspettata celebrità sta rovinando non solo la sua vita ma anche quella di chi gli vuole bene. Si rivolge quindi al potente Doctor Strange (Benedict Cumberbatch) chiedendogli di cancellare la memoria di tutti coloro che conoscono il suo segreto. Ma qualcosa nell’incantesimo va storto e da diversi mondi paralleli arrivano temibili super-criminali desiderosi di distruggere Spiderman. Ma dal Multiverso, per fortuna, giunge anche un aiuto (anzi due) davvero inaspettato…
Ho già raccontato di quanto io ami il primo film che il regista Sam Raimi ha realizzato, nel lontano 2002, sull’Uomo Ragno, tanto lontano dai fumetti quanto narratologicamente efficace e molto piacevole da vedere. Non c’è quindi da stupirsi se questa nuova avventura del nostro amichevole Spiderman di quartiere mi ha incuriosito: per fortuna il film non delude le aspettative dei fan nostalgici e allo stesso tempo non si inceppa mai nel ritmo né nella trama, coinvolgente e credibile quanto può esserlo quella di un film di supereroi Marvel.
Jon Watts, già regista dei primi due capitoli (entrambi ben fatti) della nuova saga con il bravo e simpatico Tom Holland nei panni dell’Uomo Ragno, gioca al rialzo in questa terza avventura, supportato dalla straordinaria partecipazione di attori dei precedenti film su Spiderman. Tornano infatti Tobey Maguire e Andrew Garfield, che interpretano Spiderman appartenenti ad altre dimensioni del Multiverso, e la collaborazione tra i tre è davvero una gioia per lo spirito; allo stesso modo fanno ritorno i supercattivi del passato Willem Dafoe/Goblin, Alfred Molina/Dr. Octopus, Jamie Foxx/Elektro e altri.
Tornano anche tanti personaggi dei precedenti film e serie tv… insomma i fan dei supereroi e di Spiderman in particolare non possono restare indifferenti davanti a questa eccitante e commovente reunion, non forzata ma anzi perfettamente integrata e funzionale alla trama. Unica piccola delusione è che l’ormai immancabile scena post titoli di coda altro non è altro che un trailer del prossimo film Marvel (in senso letterale) anziché la solita scenetta realizzata ad hoc.
Divertente, commovente, cadenzato, necessario (ormai lo sappiamo) per potersi godere appieno le prossime avventure dei supereroi Marvel, sempre più densamente intrecciate tra loro, e per questo molto più godibile se si sono visti i film e le serie antecedenti.
Interpreti: Jamie Foxx, Tina Fey, Richard Ayoade, Angela Bassett
Dove trovarlo: Disney Plus
Joe vive a New York e si guadagna da vivere come insegnante di musica in un liceo pubblico, dove però gli studenti gli danno ben poca soddisfazione. Quando la preside gli offre un contratto a tempo pieno Joe è riluttante, perchè il suo sogno è sempre stato quello di diventare un musicista jazz di successo, come il padre, anche se i suoi molti tentativi nel settore non sono mai stati fruttuosi. Ma proprio quel giorno, grazie all’intervento di un suo ex alunno che ha fatto carriera nel mondo della musica, a Joe si presenta un’occasione irripetibile: un’audizione con la grande jazzista Dorothea Williams, che sta cercando un pianista per il suo quartetto. L’opportunità di una vita a portata di mano fa perdere la testa a Joe, che camminando distrattamente per la strada finisce per cadere in un tombino aperto. Si risveglia al di fuori del proprio corpo mentre la sua anima è in viaggio verso l’aldilà. Ma Joe non intende morire proprio nel giorno della sua grande occasione di riscatto, così fugge e si ritrova nel luogo in cui le piccole anime, quasi pronte per iniziare la loro vita nel mondo, vengono aiutate dalle grandi anime del passato, i mentori, a scoprire il proprio carattere e la propria vocazione, e una volta pronte ricevono un lasciapassare per la Terra. Joe decide quindi di spacciarsi per un mentore e di rubare un lasciapassare per poter tornare nel suo corpo e andare al provino per Dorothea Williams, ma la cosa si rivela più complicata del previsto: l’anima che gli viene affidata infatti, la numero 22, al contrario di lui non ha proprio alcuna voglia di iniziare a vivere…
Non ho ancora alcun dato alla mano, ma in base al numero di persone che conosco e che so aver già visto Soul (anche più di una volta), uscito su Disney Plus solamente quattro giorni fa, credo che l’operazione fatta dalla Disney di rendere disponibile il suo film di Natale direttamente in streaming (non essendo ovviamente possibile farlo uscire nelle sale cinematografiche come al solito) possa dirsi completamente riuscita, grazie non solo ad una intensissima campagna pubblicitaria ma anche alla garanzia di qualità che il marchio Disney-Pixar rappresenta ormai da decenni e che anche in questo caso non delude. Soul, che in inglese significa “anima” ma che fa riferimento anche al genere musicale, è un film bellissimo, profondo e coinvolgente, sicuramente più per adulti che per bambini, che si propone con ambiziosa modestia di spiegare nientemeno che il senso della vita, come racconta il regista Pete Docter, lo stesso di Monsters & Co., Up e Inside Out. E ci riesce, senza cercare la lacrima facile né la morale edificante, ma offrendo invece un finale aperto, non scontato in un film d’animazione, che invita a elaborare e riflettere su quanto appena visto, lasciando lo spettatore allo stesso tempo soddisfatto e stimolato. I bambini possono senza dubbio guardarlo, anche se non ne coglieranno immediatamente tutti i significati, ma io apprezzo molto la scelta di prediligere l’ironia intelligente (molto presente nel personaggio del contabile Terry per esempio) ai siparietti comici divertenti per i più piccoli ma irritanti per gli adulti come era stato fatto per esempio nel film Up: forse i bambini più piccoli potrebbero annoiarsi guardando Soul ma non spaventarsi, perché ogni particolare, visivo e musicale, è stato pensato proprio per rendere il mondo dopo la morte rassicurante piuttosto che spaventoso. La squadra Pixar ha lavorato a lungo e con passione nella creazione di ogni dettaglio ponendosi un obiettivo molto difficile, quello di creare un aldilà non connotato religiosamente e comprensibile anche ai bambini nella sua complessità strutturale e concettuale. Impresa riuscitissima nel rappresentare le anime ancora non completamente formate come bimbi che vanno all’asilo e che trovano il proprio desiderio di vita attraverso il gioco; ancora migliore l’idea di rappresentare le entità preposte all’amministrazione, tutte chiamate “Jerry”, come degli impiegati scrupolosi ma anche dotati di senso dell’umorismo, rappresentati con una sola linea curva che ne definisce la figura (il concept iniziale era in fil di ferro) e le espressioni. La grande attenzione nella scelta dei doppiatori ha aiutato a dare vita e carattere a creature così indefinite. Tina Fey ad esempio, che dà la voce a 22, è perfetta come anima impreparata alla vita dispettosa, indisponente e irritante, tanto che molti mentori illustri, tra cui Madre Teresa e Gandhi, hanno fallito nel compito di vincere la sua paura di vivere. Jamie Foxx, la voce di Joe, è stato determinante nel rendere questo personaggio non solo reale ma anche simpatico, in modo che qualunque spettatore possa immedesimarsi in lui e nel suo desiderio di tornare a vivere per seguire la sua passione, anche se questo spesso lo spinge a comportamenti egoisti ed opportunisti. Il personaggio di Joe, la cui elaborazione a livello visuale e caratteriale è stata lunga e complessa, oltra ad ereditare molto dal suo doppiatore (Jamie Foxx è anche lui musicista tra l’altro) si basa molto su una persona reale, il musicista e compositore Jon Batiste, autore ed esecutore delle musiche suonate da Joe, le cui mani (e il cui volto) sono stati presi a modello dagli animatori. Jon stesso spiega come nel film la musica jazz inserita sia volutamente accessibile a tutti, anche a chi non è per nulla familiare con il genere; il suo contributo è stato essenziale nella fase creativa, che si svolgeva con un continuo confronto tra gli autori e gli artisti alla ricerca delle idee migliori e della verosimiglianza di ogni dettaglio fisico, musicale e ambientale. Jon Batiste stesso suonava e spiegava il processo creativo ed esecutivo della musica alla troupe durante tutto il processo di realizzazione del film, che verso la fine si è dovuto reinventare completamente a causa del Covid, che ha costretto la Pixar a terminare la produzione in smart working con tutti gli inconvenienti del caso, compresi gli animali da compagnia che passeggiavano sulle tastiere. Tutto questo e molto altro viene raccontato negli speciali che Disney Plus mette a disposizione degli abbonati in aggiunta al film, che mostrano i volti degli autori e raccontano le diverse fasi del processo produttivo: in pratica Disney Plus offre un’esperienza cumulativa tra la prima visione del cinema e il dvd completo di contenuti speciali che non mi è dispiaciuta affatto, anzi mi ha permesso un’immersione completa nel film in ogni suo aspetto. Consiglio a tutti la visione di Soul, che offre divertimento e tante emozioni diverse tutte da esplorare, nessuna scontata: allo stesso tempo un successo annunciato e una stimolante sorpresa.