Goat – Sogna in grande

Titolo originale: GOAT

Anno: 2025

Regia: Tyree Dillihay, Adam Rosette

Dove trovarlo: Prime Video

Fin da quando era un capretto, Will sogna di diventare un campione di Roarball, uno sport simile al basket, ma il suo sogno, nonostante il suo talento, sembra impossibile da realizzare a causa della sua taglia minuta.

Premesso che qualunque film d’animazione che scelga di mettere in scena la pallacanestro dopo Space Jam (1995) ha già perso in partenza, GOAT non riesce a mettere sul tavolo nulla di originale. La storia parla del riscatto dei più piccoli e strambi, niente di nuovo. I personaggi sono molto superficiali e alcuni piuttosto confusi, in ogni caso non si faranno certamente ricordare. L’ambientazione è l’ormai classica città moderna con animali antropomorfizzati che si comportano come gli esseri umani, compresi i social, le scarpe alla moda e tutto il resto. Anche questo, dopo Zootropolis, è storia antica. Ma quello che mi è piaciuto di meno è proprio l’animazione, volutamente bidimensionale e a scatti, che unitamente a un montaggio da videoclip e una regia convulsa dà una generale sensazione di mal di mare.

Concedo la possibilità che la versione in lingua originale, che vede come doppiatori Patton Oswalt, David Harbour e Jennifer Hudson, possa essere migliore, anzi sicuramente lo è perchè non utilizza la tremenda traduzione di “Roarball” in “Ruggiball” (ma per piacere!).

Per il resto, anche se il film non ha niente di gravemente nocivo, sono certa che si possa trovare un intrattenimento molto migliore.

Voto: 1 Muffin

30 Days of Books Challenge

Ancora una volta Tony dal suo blog mi lancia una sfida, questa volta non riguardo al cinema ma alla letteratura. Sfida che io accetto volentieri, condividendo i titoli di 30 diversi libri, ciascuno rispondente a un diverso criterio. Quindi, a tutti, buona lettura!

Miglior libro letto l’anno scorso: Senza dubbio The Bee Sting (in italiano Il Giorno dell’Ape) di Paul Murray, vincitore del premio Strega europeo 2025. Grazie a Angela per l’ottimo consiglio!

Libro letto più volte: La Guida Galattica per Autostoppisti. E mi fa sempre ridere, ad ogni lettura!

Serie/Saga preferita: tutti i romanzi di Valerio Evangelisti che hanno come protagonista l’inquisitore Nicolas Eymerich.

Libro che mi ha fatto sorridere: Comma 22 di Joseph Heller. In realtà si ride parecchio, ma si ride un po’ amaro.

Primo libro che ricordo aver mai letto: Il Piccolo Principe, con cui fu colpo di fulmine, oltre a tutti i libri delle serie blu e arancione del Battello a Vapore.

Libro che mi ha fatto piangere: Piccole Donne, come una fontana.

Il libro che sto leggendo ora: La Noia di un altro non vale di Simone Zaccagni. Lettura leggera perfetta per l’estate.

Un libro sopravvalutato: Lolita. Spazzatura da ogni punto di vista.

Libro che mi ha fatto amare la lettura: i romanzi di Jules Verne, di cui verso i 12 anni mi sono innamorata e che ho letto in gran parte. Su tutti, Ventimila Leghe sotto i Mari e Michele Strogoff.

Libro che mi piace con un colore nel titolo: Vale se dico Il Colore della Magia di Terry Pratchett? Una scoperta!

Libro che mi piace con un numero nel titolo: Cent’anni di solitudine. Meraviglioso.

Libro che mi piace con un nome nel titolo: The Importance of being Earnest di Oscar Wilde. Esilarante e acuto come solo lui sa essere.

Libro che mi piace dal mio genere preferito: Tra i gialli di Agatha Christie, dico Dieci Piccoli Indiani.

Libro che mi ha deluso: The Shining di Stephen King. Mi spiace ma preferisco il film che ne ha tratto Kubrick.

Libro che mi ricorda l’infanzia: Le Favole al Telefono di Gianni Rodari.

Libro che mi piace di un autore deceduto: Il Bar sotto il Mare, il preferito tra quelli di Stefano Benni.

Libro che mi piace di un autore in vita: Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli.

Libro che tutti dovrebbero leggere: Il primo e il secondo Diario Minimo di Umberto Eco.

Libro con vibes estive: Cabaret Biarritz di Josè C. Vales

Libro poi diventato film: Ricordo ancora l’emozione incontenibile nello scoprire che Il Signore degli Anelli sarebbe diventato una trilogia cinematografica… Sono stata felice e raggiante per tre anni.

Un libro dal mio autore preferito: L’Anno della Lepre di Arto Paasilinna, il primo che ho letto e che mi ha fatto innamorare dell’autore finlandese.

Un classico che amo: Frankenstein di Mary Shelley. 

Un libro che ho odiato: L’Ombra del Vento di Zafon. Morboso.

Un regalo di una persona speciale: Silver Screen Fiend di Patton Oswalt, regalo di mio marito che mi ero dimenticata di aver chiesto ma che mi ha fatto scoprire un grande comico, attore e amante del cinema.

Un libro letto in un’altra lingua: Iliad, Mythos, Heroes e Odyssey di Stephen Fry, perchè il suo humor british si gusta meglio in inglese.

Un libro che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita: La Trilogia della Città di K di Agota Kristof. Chissà se mai mi riprenderò.

Un libro della mia comfort zone: Giallo Banana di Giovanni di Giamberardino e Costanza Durante. Il titolo già dice il genere e anche il tono…

Il mio romanzo preferito: Alla Ricerca del Tempo Perduto di Marcel Proust. Il mio nome da blogger lo conoscete, no?

Ultimo libro letto: Lia Malavoglia Uncut di Andrea K Lanza

La mia prossima lettura: Hollywood Monster di Robert Englund.

Weird – La storia di Al Yankovic

Titolo originale: Weird: The Al Yankovic Story

Anno: 2022

Regia: Eric Appel

Interpreti: Daniel Radcliffe, Evan Rachel Wood, Rainn Wilson, Patton Oswalt, Jack Black, Lin-Manuel Miranda

Dove trovarlo: Prime Video

Come ve la immaginate l’autobiografia del cantante di parodie Weird (=”strambo”) Al Yankovic, che in qualità di sceneggiatore racconta se stesso in questo film? Pazza, assurda, fuori di testa, come le sue canzoni. Avete indovinato: Weird: La storia di Al Yankovic è esattamente così. Racconta la vita del cantautore e suonatore di fisarmonica partendo dall’infanzia fino ad arrivare al successo e alla fama, ma lo fa, e non poteva essere altrimenti, a modo suo. Molti fatti, episodi e personaggi sono reali, ma a trionfare è la fantasia, l’esagerazione, la burla. Come quella volta che Al, insieme a Madonna, uccise Pablo Escobar, per fare un esempio.

Inutile elencare tutti i fatti assurdi che vengono raccontati, bisogna vedere il film e lasciarsi contagiare dalla sua buffa follia e dal suo modo fanciullesco e irresistibile di raccontare. Il tutto impreziosito da piccoli ruoli, a volte camei, ricoperti da personaggi di prim’ordine come Rainn Wilson, Patton Oswalt, Jack Black e molti altri. Ma su tutti si staglia un ottimo Daniel “Harry Potter” Radcliffe, che offre un’interpretazione ottima, ironica e sfrontata al punto giusto. E ancora una volta, vergogna a Prime Video che non offre l’audio del film in lingua originale.

Voto: 3 Muffin

Justified | Justified – City Primeval

Anno: 2010 – 2015 (6 stagioni) | 2023 (1 stagione)

Interpreti: Timothy Olyphant, Walton Goggins, Nick Searcy, Joelle Carter, Jacob Pitts, Erica Tazel, Natalie Zea, Jere Burns, Raymond J. Barry

Dove trovarli: Disney Plus

Protagonista indiscusso della serie è Raylan Givens (Timothy Olyphant), U.S. Marshal dal grilletto facile che, dopo aver eliminato l’ennesimo boss del crimine, viene mandato a prestare i suoi servigi nell’ultimo posto in cui avrebbe voluto mettere di nuovo piede: Harlan, Kentucky, sua città natale.

Lo ammetto: è stato il cappello. Quello Stetson che lo US Marshal (traducibile con “sceriffo degli Stati Uniti”) non toglie mai e che già dalla locandina della serie mi faceva venire una gran voglia di western moderno. E non sono stata delusa. Se quello che ci racconta la serie Justified (basata sul romanzo di Elmore Leonard Fire in the Hole) è almeno in parte vero, c’è una vasta porzione del Kentucky che sembra davvero il selvaggio west che abbiamo visto in tanti vecchi film, in cui tutti sono armati e tutti nascondono qualcosa di losco e illegale in cantina o dietro casa. Ma per Raylan Givens l’intero territorio statunitense è un O.K. Corral in cui al cattivo si può sparare: se lui ha estratto la pistola per primo ma tu sei stato più abile e svelto, allora l’omicidio è “giustificato” (da cui il titolo). Ma il numero di uccisioni giustificate di Raylan è cresciuto a dismisura, e i suoi capi, coscienti della sua grande abilità e incorruttibile integrità, lo spostano da uno Stato all’altro finché ne rimane solo uno: il Kentucky, in cui Raylan è cresciuto e in cui si trovano ancora la sua famiglia, la sua ex moglie, le sue vecchie fiamme, i suoi amici, ma soprattutto i suoi nemici. 

Questa è la premessa di una serie che ho adorato dall’inizio alla fine per così tanti motivi che l’elenco sarà lungo, a differenza della durata percepita della serie: sei stagioni che sono sembrate una sola. All’inizio veniva raccontato un caso diverso in ogni puntata, e ciascuno di essi era pensato e scritto benissimo, ma presto gli autori hanno scelto di concentrarsi piuttosto su una storia principale, inserendo un nuovo “cattivo” in ogni serie come avversario di Raylan, e a mio parere la scelta è stata molto soddisfacente. Raylan Givens è un personaggio solo all’apparenza repulsivo per lo spettatore: troppo bello, troppo bravo, troppo pieno di sé; ma in realtà ci si affeziona subito sia alla sua integrità, così fuori posto in un contesto simile, alla sua grande sagacia e al suo umorismo. Ma naturalmente un personaggio così non potrebbe funzionare senza una serie di spalle adeguate, e qui entrano in gioco gli attori secondari, tutti bravissimi. E soprattutto dobbiamo parlare dei cattivi, che sono tutti diversi e tutti efficaci, ma su tutti troneggia la nemesi del protagonista, amico di gioventù e suo pari per fascino e astuzia: Boyd Crowder, interpretato magistralmente da Walton Goggins, la vera arma segreta della serie. L’eterno scontro tra Raylan e Boyd è coinvolgente e intrigante dall’inizio alla fine e dà vita ai dialoghi più sfiziosi.

Infatti un altro grande punto di forza di questa serie sono la sceneggiatura, originale e solidissima, e i dialoghi, elaborati ma mai noiosi, anzi sorprendenti.

Un’altra cosa che ho amato moltissimo è stata l’ambientazione così particolare: il profondo Kentucky, terra selvaggia e variegata, ricca di miniere di carbone in cui si sviluppano legami profondi quanto la terra che viene scavata, di campi coltivati su cui è meglio non indagare e di zone comandate da questa o da quella famiglia da cui è meglio stare alla larga.

Inevitabile quindi che questo reticolato di alleanze, rivalità e giochi di potere crei un tessuto meraviglioso in cui far sviluppare delle storie avvincenti.

Nel 2023 è stata realizzata una nuova stagione, Justified – City Primeval (“Città Primordiale”), che pur non avendo grossi difetti mancava di molti dei punti di forza delle sei stagioni precedenti: cattivi davvero memorabili, comprimari adeguati e un’ambientazione succosa (a Detroit succede di tutto, questo è certo, ma non è particolare come Harlan, Kentucky).

Inoltre le prime sei stagioni erano impreziosite dalla partecipazione di alcune grandi star della tv in ruoli più o meno corposi ma sempre rilevanti: Danielle Panabaker, Sam Shepard, Jim Beaver, David Koechner e a sorpresa il mio beniamino Patton Oswalt, oltre a molti altri.

In conclusione, consiglio senza ombra di dubbio la serie Justified (rigorosamente in lingua originale, magari aiutandosi con i sottotitoli perchè alcune parlate e alcuni termini non sono facili da capire): City Primeval non è altrettanto bella ma si guarda con piacere (anche grazie alla durata di soli 8 episodi) e ha una conclusione che lascia del tutto soddisfatti.

Fire in the hole!

I Love my Dad

Anno: 2022

Regia: James Morosini

Interpreti: Patton Oswalt, James Morosini, Claudia Sulewski

Dove trovarlo: Prime Video

L’impiegato divorziato Chuck (Patton Oswalt) le ha sbagliate proprio tutte: lavoratore svogliato, bugiardo compulsivo, amante appena accettabile, padre assente. Eppure lui desidererebbe stare più vicino al figlio Franklin (James Morosini), ma il ragazzo, stanco delle sue continue bugie, lo ha perfino bloccato su internet, e non risponde alle sue chiamate. Come poter rientrare in contatto con il figlio? Chuck decide di creare un profilo social fasullo, fingendosi una bella ragazza, per poter sapere cosa sta succedendo nella vita di Franklin: cosa potrebbe andare storto?

Ho già parlato di Patton Oswalt e di quanto mi piaccia come comico. Ma in I Love my Dad non c’è molto da ridere. Non per questo però si tratta di un film triste o deprimente, piuttosto gli aggettivi che gli assocerei sono “imbarazzante” e “disturbante”, ma anche “tenero” e “positivo”. Chuck è un uomo che ha fatto tutti gli sbagli possibili nella vita, e non ha alcuna intenzione di smettere. La sua decisione di fingersi una bella e giovane ragazza per instaurare un rapporto con il figlio è palesemente sbagliata sotto ogni punto di vista, e questo gli viene anche fatto notare, ma non per questo lui demorde: l’amore per il figlio gli toglie qualunque raziocinio (ammesso che Chuck ne avesse mai avuto) e lo acceca, portandolo a dire e fare cose assolutamente non ortodosse e deprecabili. Eppure, eppure, nonostante durante la visione provassi imbarazzo per ogni sua azione, essendo mamma in qualche modo sentivo di capire, se non le sue decisioni, almeno il suo stato d’animo. Non si tratta di un film leggero, e non si tratta nemmeno della denuncia scontata del pericolo dei rapporti via social: I Love my Dad non è altro che un ritratto, per quanto paradossale, di un genitore il quale per amore del figlio, che si trova in un momento di grandissima difficoltà emotiva, è disposto (letteralmente) a qualunque cosa, pur sapendo di correre anche il rischio di perderlo per sempre. Il giovane James Morosini, che interpreta benissimo il personaggio complesso di Franklin, è anche regista e sceneggiatore del film, e riesce a conferirgli freschezza e sincerità, rendendolo realistico anche nelle scene surreali e mai noioso per come i dialoghi via social vengono messi in scena. Non voglio anticipare nulla riguardo al finale, ma devo dire che l’ho trovato molto soddisfacente nell’economia del film.

Non mi sento di consigliare questo film a tutti, perchè assistere al corteggiamento, anche se mascherato, tra padre e figlio risulta a tratti davvero molto disturbante, però dico che il film è ben fatto, ben scritto e recitato, con personaggi realistici cui ci si affeziona; inoltre sceglie di affrontare in un modo per niente facile un tema complesso come il rapporto tra genitori e figli, vincendo secondo me la sfida.

Consiglio però, per chi volesse conoscere meglio Patton Oswalt, di vedere piuttosto i suoi spettacoli, in cui dà sicuramente il meglio di sè.

Voto: 2 Muffin