Goat – Sogna in grande

Titolo originale: GOAT

Anno: 2025

Regia: Tyree Dillihay, Adam Rosette

Dove trovarlo: Prime Video

Fin da quando era un capretto, Will sogna di diventare un campione di Roarball, uno sport simile al basket, ma il suo sogno, nonostante il suo talento, sembra impossibile da realizzare a causa della sua taglia minuta.

Premesso che qualunque film d’animazione che scelga di mettere in scena la pallacanestro dopo Space Jam (1995) ha già perso in partenza, GOAT non riesce a mettere sul tavolo nulla di originale. La storia parla del riscatto dei più piccoli e strambi, niente di nuovo. I personaggi sono molto superficiali e alcuni piuttosto confusi, in ogni caso non si faranno certamente ricordare. L’ambientazione è l’ormai classica città moderna con animali antropomorfizzati che si comportano come gli esseri umani, compresi i social, le scarpe alla moda e tutto il resto. Anche questo, dopo Zootropolis, è storia antica. Ma quello che mi è piaciuto di meno è proprio l’animazione, volutamente bidimensionale e a scatti, che unitamente a un montaggio da videoclip e una regia convulsa dà una generale sensazione di mal di mare.

Concedo la possibilità che la versione in lingua originale, che vede come doppiatori Patton Oswalt, David Harbour e Jennifer Hudson, possa essere migliore, anzi sicuramente lo è perchè non utilizza la tremenda traduzione di “Roarball” in “Ruggiball” (ma per piacere!).

Per il resto, anche se il film non ha niente di gravemente nocivo, sono certa che si possa trovare un intrattenimento molto migliore.

Voto: 1 Muffin

E – Fly like an Eagle

I bambini, in fatto di cinema e di cartoni animati, hanno dei gusti davvero incomprensibili. Io da piccola, per esempio, oltre ai classici Disney, avevo tutta una collezione di videocassette che guardavo e riguardavo in continuazione (tanto che ancora oggi ricordo quei film battuta per battuta) e che, a ripensarci, era davvero bizzarra. Si andava da La Febbre dell’Oro di Charlie Chaplin a Altrimenti ci Arrabbiamo con Bud Spencer e Terence Hill, da Angeli con la Pistola di Frank Capra a Miracolo a Milano di Vittorio De Sica e scritto da Zavattini. Tutti film che mi piacciono ancora oggi, ma che non si direbbero proprio adatti ad una bimba di sette anni. E anche tra i cartoni animati c’erano dei titoli che, a rivederli molti anni dopo, mi hanno fatto venire i brividi. Ad esempio Fievel sbarca in America, che un tempo mi piaceva tanto, ora lo trovo davvero orrendo. Ma il titolo più sconcertante è quello di Brisby e il Segreto di Nimh che, oltre ad avere per protagonisti degli animali parlanti, non ha niente altro del film per bambini, anzi, con i suoi ratti geneticamente modificati è inquietante anche per un adulto. Quello che valeva per me, naturalmente, valeva anche per mio fratello, il quale, pur avendo a disposizione tutta la mia invidiabile collezione di film, finiva per vedere sempre gli stessi, alcuni dei quali erano decisamente brutti (come ad esempio il live action sull’Ispettore Gadget dei cartoni, che aveva come protagonista Matthew Broderick). C’era però un film che metteva sempre d’accordo tutti, cugini e genitori compresi: Space Jam. Quando uscì io avevo circa nove anni, e ricordo distintamente che dopo averlo visto per la prima volta decisi che sarei diventata una stella del basket (non durò che pochi giorni, naturalmente). Io e i miei cugini abbiamo quasi la stessa età e per noi era normale condividere tutto, giochi, giocattoli e film. Ricordo che mio cugino, quando un adulto ci spiegò che “space jam” significava letteralmente “marmellata spaziale”, dopo averci riflettuto su esclamò: «Ma allora “Spice Girls” vuol dire “marmellata di ragazze”!» Space Jam è un film bellissimo, sotto ogni punto di vista: la storia, i personaggi, la musica, lo sport, le risate, non manca niente. Mio fratello se ne innamorò e iniziò a guardarlo ogni giorno. Una domenica andammo a pranzare nella casa in campagna con la zia e i cugini, e lui passò l’intera giornata in un angolo del frutteto a scavare con una paletta da spiaggia. A chi lo interrogava rispondeva solo: «Sto cercando i Looney Tunes», e riprendeva la sua attività con entusiasmo. Da allora sono passati molti anni, e sono davvero contenta di dire che ora anche i miei figli si sono appassionati a Space Jam, che grazie a Netflix possiamo vedere tranquillamente ogni giorno. Soprattutto il più piccolo stravede per quel film. Quando saliamo in auto inizia a chiedere con insistenza la canzone di Space Jam (Are you ready for this?), e guai a non accontentarlo subito! E guai anche a cercare di cantarla insieme a lui, si viene subito zittiti: è una cosa privata. Se vede qualcuno giocare a basket, anche in televisione, o se vede un canestro in qualche giardino, subito esclama «Space Jam!». Il più grande invece ha deciso di aspettare di essere al mare per andare sulla spiaggia e scavare per cercare i Looney Tunes. «Come lo zio!» dice tutto eccitato. Lì poi c’è anche un campo da minigolf (nel film Michael Jordan arriva nel paese dei Looney Tunes attraverso la buca di un campo da golf), quindi è praticamente certo che lì ci siano. Adesso ho scoperto che il prossimo anno dovrebbe uscire un seguito ufficiale di Space Jam (Looney Tunes – Back in Action del 2003, che secondo me resta un film molto divertente e ben fatto, non era un seguito ufficiale) con Lebron James come protagonista. So già che non è importante se a me piacerà o meno: se piacerà ai bambini, lo vedrò tutti i giorni per un bel po’….