100 di questi Muffin!

Ed ecco che, senza nemmeno accorgermene, sono arrivata all’articolo numero 100 di questo blog! Questa esperienza, per me del tutto nuova, mi piace moltissimo, perché mi permette non solo di esprimermi ma anche di imparare molte cose nuove e soprattutto di divertirmi un sacco. Ecco perché non ho alcuna intenzione di smettere, e anzi voglio cercare di dare qualcosa di nuovo ai lettori di Cine-muffin.

Il logo di 007

Ma non dimentichiamo che il post di oggi è una tappa importante, e per festeggiare vi voglio portare tutti in un posto meraviglioso: la Giamaica!

Siamo all’aeroporto di Boscobel, a nord dell’isola. La hostess Marguerite LeWars, eletta Miss Giamaica pochi mesi prima, oggi non è in servizio. Sta scattando delle fotografie ad un uomo alto ed elegante, ma poiché non sa usare la macchina fotografica le servono diversi tentativi e l’uomo elegante deve mettersi in posa svariate volte, ma la cosa non sembra innervosirlo. Ad un certo punto qualcuno grida: “Cut!”. Quel qualcuno è il regista inglese Terence Young. L’uomo elegante è Sean Connery. Sono le ore 12.00 del 16 gennaio 1962: la prima scena (che in realtà nel copione è la numero 39) del film Dr. No (Licenza di Uccidere) è appena stata completata: è nato James Bond

L’arrivo all’aeroporto di 007

Quell’aeroporto oggi si chiama Ian Fleming, in onore dell’autore dei romanzi da cui i primi film di 007 sono tratti. Dr. No non è il primo libro della serie, ma viene scelto dai produttori, Albert  (detto “Cubby”) Broccoli e Harry Saltzman, che hanno acquistato i diritti di tutti i libri della saga (tranne quelli di Casino Royale del 1952, il primo in cui compare il personaggio di James Bond), perché ritenuto quello stilisticamente più semplice da realizzare. Nel 1962, quando tutto ha inizio, ancora nessuno sa che il personaggio di James Bond diventerà un’icona del cinema mondiale, comparirà in 24 film della saga ufficiale (con il venticinquesimo, No Time to Die, in arrivo ad aprile) e verrà interpretato da sei attori diversi (Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig). Il regista del primo film, Terence Young, ne dirigerà altri due (Dalla Russia con Amore e Thunderball – Operazione Tuono). Alcuni personaggi di Dr. No, come il capo di Bond, M (Bernard Lee), la sua segretaria Miss Moneypenny (Lois Maxwell, la quale aveva rifiutato la parte di Sylvia Trench) e l’agente della CIA Felix Leiter (Jack Lord) diverranno colonne portanti della serie cinematografica. Il protagonista Sean Connery, per molti il solo e unico James Bond, ha dato vita ad un mito inossidabile: tornerà infatti a vestire i panni di 007 in altre cinque pellicole della saga ufficiale (e in Mai Dire Mai nel 1983). Terence Young aveva già diretto Connery in Il Bandito dell’Epiro nel 1957, ma prima di lui la produzione valutò altri interpreti per il ruolo di 007: Albert R. Broccoli voleva Cary Grant, che era stato suo testimone di nozze, ma si rese conto che Grant non avrebbe interpretato il personaggio di Bond per più di un film; Roger Moore, altro candidato, era impegnato a girare la serie tv Il Santo. Sean Connery, che dalla natia Edimburgo era arrivato a Londra per partecipare alle selezioni di Mr. Universo nel 1953 (ottenendo, in rappresentanza della Scozia, il terzo posto) aveva già recitato molto in teatro ma non era ancora famoso. Broccoli, che conosceva Connery di persona perché Lana Turner (sua collega sul set del film del 1958 Estasi d’Amore) li aveva presentati, desiderava però vederlo all’opera prima di offrirgli il ruolo, e si recò al cinema con la moglie Dana per vedere il suo ultimo film, Darby O’Gill e il Re dei Folletti, che per l’attore scozzese si rivelò ben più proficuo di una pentola d’oro…

Sean Connery in Darby O’Gill e il Re dei Folletti di Robert Stevenson

Ma torniamo nei Caraibi.

Quando la troupe cinematografica arriva in Giamaica Ian Fleming è già sul posto, nella sua villa Goldeneye, sulla costa nord dell’isola. Qui lo scrittore lavora a pieno regime (in quel momento sta scrivendo Al Servizio Segreto di sua Maestà), concedendosi però ogni mattina il tempo per le immersioni e la pesca. Ha modellato il suo personaggio più famoso su se stesso: come lui, anche James Bond è un capitano della Royal Navy, una spia e un amante delle belle donne. Non è un caso se Fleming, che visita spesso i set giamaicani di Dr. No, ha una grande intesa con il regista inglese Terence Young, anche lui molto simile al personaggio di James Bond: elegante, affascinante, sicuro di sé. Il personaggio di 007 infatti nasce dall’incontro tra le descrizioni di Fleming e l’influenza di Young, che plasma a sua immagine il giovanissimo ma talentuoso Sean Connery, insegnandogli a muoversi e parlare come lui, portandolo addirittura dal suo stesso barbiere e dal suo sarto, Anthony Sinclair, il quale realizza per 007 abiti su misura che, anche se bistrattati, mantengono sempre un aspetto impeccabile; Young ordina a Sean Connery di indossare i vestiti nuovi per abituarcisi, senza toglierli mai nemmeno di notte; l’attore obbedisce e con sua sorpresa scopre come gli abiti di ottima fattura siano più comodi di un pigiama. La Turnbull&Asser da cui Young si fa realizzare le camicie crea per James Bond dei modelli eleganti con doppi bottoni ma senza gemelli, affinché le possa mettere e togliere più velocemente davanti alla macchina da presa. Perché sappiamo che l’agente doppio zero (che significa “con licenza di uccidere”) dell’MI6, se incontra una bella donna, si spoglia volentieri…

A volte, tuttavia, la donna non ha bisogno di spogliarsi, come nel caso di Ursula Andress, che fa la sua prima, divenuta iconica, apparizione come Bond-girl nei più che succinti panni di un bikini bianco (disegnato da lei stessa insieme all’amica Tessa Prendergast, che diventerà costumista del film). Riguardo a quella famosissima scena Ursula Andress, allora ancora sconosciuta al grande pubblico, parla di fortuna: “Io me ne stavo semplicemente lì in piedi con una conchiglia in mano, non ho fatto nulla! Non so come mai sia piaciuta così tanto…” E forse la fortuna c’entra davvero, perché le riprese in Giamaica furono fisicamente molto impegnative, e solo una donna atletica come la campionessa di nuoto Ursula poteva sostenerle (immergersi nell’acqua gelida di un torrente, correre sulla sabbia, saltare): la scelta della sconosciuta ma splendida moglie dell’attore John Derek si rivela davvero fortunata. Scelta per il ruolo di Honey Ryder appena due settimane prima dell’inizio delle riprese senza nemmeno un provino (fu sufficiente una sua fotografia con indosso una maglietta bagnata mentre si trovava in vacanza in Grecia), Ursula arriva in Giamaica con la pelle bianca come il latte, e per la famosa scena del bikini, per cui doveva sembrare un’abitante del luogo, il truccatore John O’Gorman (uomo che in molti definirebbero fortunato per questo) deve verniciarle la pelle dalla testa ai piedi. Ursula racconta che durante questa meticolosa operazione almeno una ventina di ragazzi, con la scusa di portare la colazione, entrarono nella stanza… O’Gorman interviene nuovamente quando l’attrice si ferisce con dei coralli, applicando altro trucco sulla gamba. Nonostante questo, la scena, girata l’8 Febbraio, di Ursula Andress che emerge dal mare cantando Underneath the Mango Tree è entrata nella storia del cinema. Nel romanzo, cui il film è sempre molto fedele, Fleming paragonava Honey Ryder che usciva dall’acqua alla Venere di Botticelli. Evidentemente l’attrice svizzera non deluse le sue aspettative: lo scrittore fu così colpito da Ursula che dette il suo nome ad un personaggio del romanzo che stava scrivendo in quel momento, Al Servizio Segreto di sua Maestà. La Andress ricorda come, nei giorni precedenti a quella ripresa, lei e Sean Connery si rubassero a vicenda l’unico giradischi disponibile per imparare la canzone scritta da Monty Norman, anche se l’attrice per la versione finale del film venne poi doppiata (da Monica Van Der Syl per i dialoghi e da Diana Coupland, moglie di Norman, per la canzone) a causa del suo spiccato accento tedesco. E pensare che l’attrice inizialmente non voleva accettare la parte: ci pensò l’amico Kirk Douglas a convincerla di essere perfetta per il ruolo di Honey!

Ursula Andress alla sua prima apparizione come Honey Ryder

Grazie al suo cocktail di azione, umorismo e avvenenza, così come era accaduto per i romanzi di Fleming, il personaggio di Bond ha da subito un gran successo anche al cinema, tanto che il presidente Kennedy fa proiettare Dr. No alla Casa Bianca. Il film, prodotto dalla EON di Albert R. Broccoli e Harry Saltzman e dalla United Artists, recupera molto velocemente il suo costo di un milione e 200.000 dollari, a beneficio di tutti meno che del regista Terence Young, che non accetterà mai l’offerta dei produttori di una percentuale sugli incassi poiché preferisce il pagamento anticipato. Il regista infatti amava trattarsi bene ed era molto generoso anche con i suoi amici e, mentre si girava, con tutti i membri della troupe, offrendo cene a base di aragoste e Champagne per tutti. Spesso Young riusciva a spendere per intero la sua paga prima ancora dell’inizio delle riprese, ma questo non gli impediva di creare sempre un’atmosfera serena e familiare sul set e di stringere strette amicizie con i suoi collaboratori, con cui rimane in contatto anche a film ultimato, e si serve in più occasioni dei medesimi attori: infatti, oltre a Sean Connery, Young aveva già diretto anche Lois Maxwell (Miss Moneypenny) e Anthony Dawson (Professor Dent). Inoltre conosceva Timothy Moxon (Professor Strangways), che ha l’onore di essere la prima vittima in assoluto in un film di James Bond. Moxon, attore inglese trasferitosi in Giamaica dove pilotava aerei per l’irrigazione, si divertì molto a recitare In Dr. No (tra l’altro uno dei tre uomini ciechi dell’incipit del film era il suo dentista) e in seguito chiese a Young se poteva partecipare ad un altro film della serie. Il regista però gli rispose che nei film di Bond, una volta morto, non torni più. Questo è quasi sempre vero, ma, più avanti nel tempo, vedremo che possono esserci eccezioni per alcuni attori… o almeno per alcune parti di essi

Tre Topolini Ciechi

La Giamaica si rivela una location perfetta per il primo film di Bond: gli abitanti del luogo sono entusiasti per la presenza della troupe cinematografica e i talenti locali collaborano alla realizzazione del film. Molti attori per i ruoli minori vengono scelti sul posto e il compositore Monty Norman collabora con i musicisti locali Byron Lee and the Dragonaires per la realizzazione della colonna sonora. Lo stesso Fleming, che conosce profondamente l’isola, propone come location manager l’amico Chris Blackwell, fondatore della casa discografica Island Records, che diventerà poi quella di Bob Marley. L’isola caraibica si rivela però anche un ambiente inospitale e la produzione viene ostacolata da forti temporali. L’art director Syd Cain, alla guida del macchinario utilizzato per il “drago” (una specie di trattore), affonda nella palude e ne riemerge coperto di sanguisughe. Sean Connery e Ursula Andress rischiano il congelamento immergendosi nel torrente gelato. La troupe accoglie quindi con sentimenti contrastanti il rientro, che avviene il 23 febbraio del 1962, con molte scene rimaste incompiute a causa del maltempo. Tuttavia, mentre tutti si abbronzavano sulle bianche spiagge della Giamaica, un uomo era rimasto in Inghilterra per costruire ben sei diversi set negli studi Pinewood: lo scenografo Ken Adam. Nonostante la lontananza dal resto della troupe, Adam ha incamerato perfettamente lo spirito ironico di Terence Young, che poi era anche quello dei romanzi di Fleming, creando questi set esagerati, ironici, che rappresentano una “realtà amplificata” e che da quel momento caratterizzeranno l’intera serie. Per fare ciò tuttavia lo scenografo ha a disposizione un budget di appena 20.000 sterline, ed è costretto ad usare plastica e cartapesta per realizzare lo studio di M (Bernard Lee). È di Ken Adam naturalmente il set del casinò Le Cercle – Les Ambassadeurs, ispirato ad una vera casa da gioco londinese di cui riprende lo stile decorativo alla francese, in cui appare per la prima volta in assoluto il personaggio di James Bond. la scena venne girata la mattina del 2 Marzo 1962. Per l’occasione Sean Connery indossa uno smoking di Anthony Sinclar con papillon. Young sceglie di presentare Bond parodiando l’entrata in scena dell’attore Paul Muni nel celebre film del 1939 Il Conquistatore del Messico, in cui il regista William Dieterle inquadra il protagonista di spalle per cinque lunghissimi minuti prima di mostrare il suo viso. Prima di mostrare il volto di Connery Young lo inquadra di spalle, poi mostra la sua mano mentre raccoglie le fish (naturalmente sta vincendo), il portasigarette, l’accendino (a benzina, non a gas), poi Eunice Gayson nel ruolo di Sylvia Trench (la prima Bond-girl in assoluto, che tornerà anche in Dalla Russia con Amore) che chiede: “A chi devo intestare l’assegno?” e finalmente vediamo il viso di 007, che mentre si accende una sigaretta si presenta per la prima volta come “Bond” – chiude l’accendino – “James Bond”. 

Bond, James Bond

L’intera scena ottiene proprio l’effetto comico che Young riteneva indispensabile nel film per stemperare la violenza ed aggirare i problemi di censura. L’ironia, da quel momento in poi sarà il marchio distintivo della serie, viene disseminata in tutto il copione dal regista e da Sean Connery stesso con quelle che diventeranno le tipiche battutine secche e cupe alla Bond. La sceneggiatura, basata sul romanzo di Fleming, dell’americano Richard Maibaum viene poi “inglesizzata” da Joanne Harwood. Terence Young scrive pochissime note sui copioni degli attori (e sul suo personale) perché preferisce dare loro indicazioni sul momento, in base all’impatto visivo delle scene, senza mai preparare le scene in anticipo; inoltre si intende molto di montaggio, perciò sa sempre interrompere una ripresa nel momento giusto e non chiede mai agli attori di fare tante prove. Alla sera non lavora mai, preferisce offrire alla troupe e agli amici fastose cene annaffiate generosamente di Champagne. Dom Perignon, naturalmente.

Il personaggio di James Bond è stato presentato con le caratteristiche e gli accessori che nei decenni successivi il pubblico imparerà a conoscere ed amare: gli abiti di ottima fattura, l’amore per le donne e per il Dom Perignon, preferibilmente del ‘53, la licenza di uccidere che non esita ad usare, l’umorismo tagliente, il Vodka Martini Dry mescolato non agitato, la pistola Walther PPK che a inizio film il suo capo M (Bernard Lee) gli impone al posto della Beretta calibro 25 che utilizzava in precedenza, considerata “un’arma da donna”. Questo fortunato cambio di arma si deve all’intervento di Geoffrey Boothroyd, un amico di Ian Fleming (ma anche un personaggio del romanzo e del film, interpretato da Peter Burton) appassionato di armi, che dopo aver letto il libro aveva scritto a Fleming per fargli notare che la Beretta usata da Bond nel film era un’arma del tutto inadeguata. Anche la fondina scamosciata, facilmente nascosta dall’abito ma in cui la pistola si può impigliare, viene sostituita con un altro modello più rigido; conseguentemente la linea degli abiti viene modificata da Anthony Sinclair in modo da nascondere l’arma. 

Dopo l’iconica l’entrata in scena di Bond al casinò è il momento per la troupe di spostarsi su un altro dei set di Ken Adam, quello in cui il Dr. No (che ancora non compare ma di cui si sente la voce) incarica il Professor Dent di uccidere 007 utilizzando una tarantola velenosa. La scena si svolge in una stanza vuota, in cui ci sono solamente una sedia e il tavolino con la gabbia del ragno; la luce, entrando da un grande foro circolare sul soffitto coperto da una grata, disegna linee scure in tutto l’ambiente, rendendolo inquietante: il primo cattivo di 007 viene così introdotto ancor prima di presentarlo. C’è poi da dire che Ken Adam aveva ormai esaurito il budget e quindi ha dovuto inventare un set a costo zero per la scena… ma dove c’è la creatività il denaro passa in secondo piano.

La scena del tentato omicidio con tarantola è un’ulteriore prova dell’eccezionale talento di Ken Adam: quando Terence Young inizia a girare infatti il ragno non vuol saperne di camminare nella giusta direzione. Per risolvere il problema Adam si inventa di ruotare l’intera stanza d’albergo di 90 gradi, fissando il letto alla parete e Sean Connery al letto. Sul pavimento viene poi applicata la carta da parati per fingere che si tratti di una parete. In questo modo la tarantola inizia naturalmente a camminare verso l’alto, e cioè verso il volto di 007. Sean Connery però non corre alcun pericolo, perché tra lui e la tarantola c’è un vetro di protezione. Quando vediamo il ragno camminare davvero sul corpo di Bond in realtà stiamo guardando lo stuntman Bob Simmons: lui il rischio l’ha corso eccome! Sul set era presente un medico, che per fortuna non è stato necessario. Ma Simmons non si è limitato a rischiare la vita con la tarantola: è stato controfigura di Connery e ha coordinato le scene di combattimento di James Bond per Dr. No e per molti film successivi. Inoltre, quando all’inizio del film si vede l’iconico incipit della sigla (creato da Maurice Binder e Trevor Bond) con 007 che cammina poi si gira e spara, il tutto ripreso dall’interno di una canna di pistola, stiamo guardando Bob Simmons.

Il primo villain con cui 007 si scontra, Dr. No, è interpretato da Joseph Wiseman, truccato in modo da apparire orientale. Quando crea il set per il rifugio del Dr. No Ken Adam ci mette in bella vista il ritratto di Goya del Duca di Wellington, che era stato rubato alcuni mesi prima dalla National Gallery. Basta questo per definire quello che diventerà il prototipo degli antagonisti di James Bond: megalomani, esibizionisti, spietati, misantropi e sadici. Nel finale il Dr. No doveva tentare di uccidere Honey Ryder utilizzando dei pericolosi granchi, ma i crostacei, arrivati in aereo, erano ancora congelati e non poterono essere utilizzati. Vennero sostituiti con un banale effetto inondazione che doveva annegare la ragazza.

Anche la première di Licenza di Uccidere stabilisce il modello per tutte quelle che seguiranno per i vari film di Bond, tutte sempre nel segno del glamour. Alla prima del 5 Ottobre 1962, al cinema Pavillon di Londra, sono presenti Ian Fleming e Sean Connery.

Il resto è storia. Una storia di cui ancora non conosciamo il finale, visto che il film di James Bond numero 25, No Time To Die, è atteso nei cinema (tenendo le dita incrociate) per il 2 Aprile 2021. Da quel poco che ci è dato sapere sulla trama, 007 si ritira dalla vita di agente segreto di Sua Maestà per vivere tranquillo proprio in Giamaica, in una sorta di felice ritorno alle origini. Ma come era facile prevedere, la sua pensione, come la morte, dovrà attendere…

Per ingannare l’attesa, intanto, 007 tornerà su Cine-muffin in Dalla Russia con Amore.

Get Smart – Casino Totale

Titolo originale: Get Smart

Anno: 2008

Regia: Peter Segal

Interpreti: Steve Carell, Anne Hathaway, Dwayne Johnson, Alan Arkin, Terence Stamp, Bill Murray, Patrick Warburton, James Caan

Dove trovarlo: a casa mia, in mezzo ai cartoni animati

Maxwell Smart (Steve Carell) è l’analista più brillante dell’agenzia di spionaggio Control, ma si allena e studia da anni per superare l’esame e diventare agente operativo. Quando però la sede di Control viene attaccata e le identità di tutti gli agenti rese pubbliche, Max e la sua collega 99 (Anne Hathaway), che ha recentemente modificato il suo volto con un intervento di chirurgia plastica, diventano l’unica speranza per sventare il malefico piano dell’organizzazione criminale Kaos.

Get Smart, letteralmente “fatti intelligente”, è la trasposizione cinematografica della serie tv omonima degli anni ‘60, prodotta tra gli altri da Mel Brooks, e ne mantiene l’umorismo semplice e adatto a tutti ma non grossolano. Il film è una parodia riuscita e accessibile ai film di spionaggio e a quelli di 007 in particolare, che offre scene e situazioni davvero divertenti ma che riesce a essere di per sé un film completo e ben riuscito, con qualche caduta di ritmo e qualche  stranezza formale che però si fanno presto perdonare. Steve Carell è un ottimo protagonista, tenero e divertente; Anne Hathaway è adatta per il ruolo di spia veterana presuntuosa e saccente che alla fine si innamora della genuinità e dedizione del collega; Dwayne “The Rock” Johnson dà lustro al film con la sua presenza e la sua grande simpatia, dimostrando però di avere anche doti recitative; Terence Stamp un perfetto antagonista megalomane su modello bondiano; Alan Arkin una forza della natura; James Caan spassoso e perfettamente a suo agio nel ruolo del presidente degli Stati Uniti; menzione speciale per Bill Murray, che compare nei panni di… un albero!

Voto: 4 Muffin

H – Rita Haywarth sul Frigorifero

Da brava appassionata di cinema, naturalmente nel corso degli anni ho accumulato diversi gadget e oggetti legati ad esso, e molti di questi addobbano tutt’ora la mia casa, come ad esempio il martello di Thor o le presine di 007. Il forno e il microonde sono decorati da una serie di calamite con locandine di alcuni tra i miei film preferiti, come ad esempio i Blues Brothers o il Rocky Horror Picture Show. Ora i miei bambini si divertono a guardarle e a giocarci, perchè le cose della mamma sono sempre molto ma molto più belle e interessanti di tutti i loro giocattoli. Crescendo ci dimentichiamo tante cose, per esempio di come da piccoli anche noi idealizzassimo in qualche modo i nostri genitori. Io ricordo che ero assolutamente certa del fatto che mia madre fosse Mary Poppins. Non solo la trovavo fisicamente somigliante, ma le attribuivo gli stessi poteri magici, con i quali lei non finiva mai di meravigliarmi e sorprendermi, inventando giochi nuovi e realizzando con le sue mani oggetti di ogni tipo, tutti sempre bellissimi, dai vestiti per le bambole alle decorazioni natalizie. Un giorno, mentre giocava con le calamite, mio figlio ne indicò una e disse, con grande convinzione: “Mamma!”. Mi avvicinai e quando scoprii che si trattava di Rita Hayworth nei panni di Gilda mi sentii sciogliere per la tenerezza. Nella realtà non posso dire che ci siano molte somiglianze tra me e Rita Hayworth, ma capii che era così che mio figlio mi vedeva, elegante e bellissima: se ci penso non posso proprio non commuovermi. Poi ne indicò un’altra, “Papà!”: questa volta si trattava del Gladiatore. Nemmeno mio marito assomiglia poi tanto a Russell Crowe, ma suo figlio lo vede come un eroe forte e muscoloso, e tanto basta. Proprio come mia madre, che per me è e sarà sempre Mary Poppins.

Il mio nome è Bond, Corona Bond

Una tra le molte fake news girate sul Covid-19 sostiene che il virus possa essere reso inefficace da un elevato tasso alcolico nel sangue. Evidentemente non è così, se perfino il più famoso agente segreto britannico, che viaggia a tre o quattro Vodka-Martini al giorno, alla fine è stato colpito. Infatti l’uscita del venticinquesimo film di James Bond, prevista per il mese di aprile, è slittata a novembre 2020, a causa della chiusura delle sale cinematografiche dovuta alla pandemia di Coronavirus. No Time to Die, la cui uscita è già stata più volte posticipata per via dei molti avvicendamenti di registi e sceneggiatori, è molto atteso in quanto sarà la quinta e ultima volta per l’attore inglese Daniel Craig nei panni della famosa spia con licenza di uccidere, dopo Casino Royale (2006), Quantum of Solace (2008), Skyfall (2012), e Spectre (2015). Ma sarà l’ultima volta anche per James Bond? In proposito girano molte voci, ma quasi tutti sono convinti (e forse anche speranzosi) che rivedremo l’agente segreto sul grande schermo, anche se con un volto diverso. Molti sarebbero i concorrenti per questa gloriosa eredità: si sono fatti i nomi di Michael Fassbender, Tom Hiddlestone, Richard Madden (ma speriamo di no), Tom Hardy e Idris Elba. Altre voci sostengono invece che il nuovo Bond potrebbe essere addirittura una donna, e additano Lashana Lynch, che in No Time to Die sarà l’agente doppio zero incaricato di sostituire James Bond, ormai in pensione. Prima della rivoluzione #MeToo sarebbe stato forse inconcepibile anche solo pensare a uno 007 donna e di colore. Io però, in tutta onestà, non faccio il tifo per Lashana. Credo anche che questa esplosione hollywoodiana di girlpower non faccia che sminuire il talento e le potenzialità di molte brave attrici (ma anche registe, produttrici e sceneggiatrici), che farebbero meglio a cercare ruoli nuovi e originali piuttosto che limitarsi a riproporre il rassicurante già visto in versione femminile o aggiornata all’epoca dei social (sto pensando ad alcuni recenti remake e reboot come Ghostbusters, Charlie’s Angels, Ocean’s Eight). Sono una fan di 007 fin dall’infanzia, e sarei molto più soddisfatta di vedere nel ruolo della spia un attore che sappia restituirgli la classe e l’ironia che Daniel Craig non possiede, a differenza dei suoi più illustri predecessori Sean Connery e Roger Moore. Molti hanno dichiarato più volte morto James Bond, sostenendo che un personaggio nato nel clima della guerra fredda nello scenario politico attuale non poteva più sussistere. Eppure la saga di Mission: Impossible (o meglio i suoi due capitoli più recenti) ci ha insegnato che fare un bel film di spie ai giorni nostri è ancora possibile, puntando, guarda caso, su quelli che sono da sempre gli ingredienti delle pellicole del personaggio ideato da Ian Fleming: un buon cast, ironia e gadget ingegnosi. Per chi faccio il tifo dunque? Tom Hiddlestone, divenuto famoso nei panni di Loki, il machiavellico fratello di Thor nell’universo dei supereroi Marvel. È sufficiente guardarlo all’opera nello spot Jaguar del 2014 per capire che Tom ha tutte le caratteristiche adatte al personaggio: fascino, personalità, ironia. Terrò le dita incrociate per lui, ma nel frattempo attenderò con pazienza l’uscita di No Time to Die, augurandomi che possa ripetersi il miracolo di un film bello, profondo e coinvolgente come Skyfall.