Il mio nome è Widow, Black Widow

Anno: 2021

Regia: Cate Shortland

Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, David Harbour, Rachel Weisz, William Hurt, Olga Kurylenko

Dove trovarlo: Disney Plus

Si potrebbe pensare che io sia un po’ fissata e che veda riferimenti a 007 dappertutto… ma questa volta è vero!

Non sono una grande conoscitrice di supereroi e di fumetti, ma negli ultimi anni ho seguito con molto divertimento i film Marvel. Quando il personaggio della Vedova Nera è comparso per la prima volta, nel film Iron Man 2, non lo conoscevo, anche se conoscevo benissimo la splendida attrice che lo interpreta, Scarlett Johansson, che oltre ad essere di una bellezza mozzafiato è anche un’ottima attrice, come ha dimostrato fin da giovanissima: La Ragazza con l’Orecchino di Perla, Lost in Translation, Match Point, tutte sue ottime interpretazioni. Quando la sua Black Widow è entrata nella vita di Tony Stark/Iron Man, tenendogli testa e rendendo gelosissima la sua fidanzata Pepper/Gwyneth Paltrow, è subito apparso chiaro come il personaggio avesse delle potenzialità, e infatti è stato sfruttato al massimo dalla Marvel: la Vedova Nera è comparsa nella maggior parte dei film successivi (Avengers, Captain America: Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Age of Ultron, Avengers: Infinity War) e costituisce lo zoccolo duro della squadra di supereroi chiamata Avengers. La cosa che rende questo personaggio così interessante però è il suo passato da spia nemica (il suo vero nome è Natasha Romanoff e viene dalla Russia) che successivamente si redime ed entra nello SHIELD, mettendo le sue eccezionali abilità di spia e di combattente al servizio dei buoni, fino ad arrivare a sacrificare la sua vita per la salvezza dell’umanità. Ma la storia cinematografica di Black Widow non poteva terminare con il suo eroico sacrificio, e così è arrivata la origin story Black Widow, che racconta della sua infanzia, della sua famiglia e della sua vendetta nei confronti del potente e prepotente Segretario Ross (interpretato da William Hurt, altro personaggio ricorrente nei film Marvel).

Tuttavia, per quanto io ami la Vedova e l’attrice che la interpreta, non posso dire che sentivo il bisogno di conoscere il suo passato: mi era sufficiente quanto rivelato da Loki/Tom Hiddleston (che, a proposito, è in lizza per diventare il successore di Daniel Craig nei panni di James Bond, e visto il disastro della serie su Loki credo proprio che gli farebbe bene) in una scena davvero ben fatta del film Avengers (che per me resta il migliore). Invece ai piani alti della Marvel è stato deciso che doveva essere fatto un film incentrato sulla Vedova Nera e sul suo passato. Purtroppo, però, nessuno ha pensato che questo film, oltre a molte tutine attillate, dovesse avere anche una sceneggiatura

Il film è stato scritto da tre sceneggiatori, tutti piuttosto giovani ma già veterani di film e serie di supereroi oltre che di produzioni di casa Disney: Eric Pearson, Jac Shaeffer e Ned Benson. Anche se Jac è una donna, inevitabilmente la memoria corre ai tre sceneggiatori della serie Boris. Nel caso di Black Widow, ai tre scrittori è stato detto di realizzare non un classico film di supereroi (d’altra parte Natasha, sebbene sia estremamente forte e agile, di fatto non ha dei veri superpoteri) ma un classico film di spie. Dopo forse un momento iniziale di smarrimento, i nostri hanno pensato che la cosa migliore da fare fosse andare direttamente alla fonte, alla saga di film di spionaggio per antonomasia: quella di 007. Sono stati comunque sufficientemente onesti da rendere la cosa palese, inserendo i film di James Bond all’interno del film stesso: infatti Natasha in televisione guarda proprio Moonraker- Operazione Spazio, film del 1979 in cui l’agente segreto britannico è interpretato da Roger Moore. Così, quando nel finale si scopre che l’introvabile nascondiglio del villain (la Stanza Rossa) si trovava proprio nello spazio, non si può gridare “plagio!” ma tuttalpiù “omaggio!”. Questo è il riferimento più evidente, mentre l’esercito di super soldatesse mentalmente condizionate tramite l’uso di droghe rimanda al film Al Servizio Segreto di Sua Maestà del 1969, in cui 007 ha il volto di George Lazenby. Altri elementi tipicamente bondiani riguardano il cattivo, la sua megalomania, il suo piano diabolico ma carente nelle motivazioni (tramite il suo esercito di Vedove Ross è effettivamente in grado di manipolare la politica mondiale… ma perché? Quale sarebbe il suo scopo? Come per i cattivi bondiani, non viene specificato). Questo tuttavia non impedisce a Ross, come ogni villan bondiano che si rispetti, di snocciolare il suo arguto piano davanti all’avversario, in questo caso la nostra Natasha, che mentre lui si autocelebra per la sua astuzia gliela fa ovviamente sotto il naso. Come in ogni film bondiano che sia tale, la trama passa in secondo piano rispetto alle scene d’azione (quanti combattimenti! Davvero, quanti…) lasciando anche qualche perplessità su tutta la questione della finta famiglia e del complicato (ma non troppo) rapporto tra sorelle. Oltre a un aroma diffuso di Dalla Russia con Amore è difficile identificare gli altri riferimenti alla mitologia bondiana soprattutto perché la figura maschile e il concetto generale di attrazione o amore tra uomo e donna non trova posto in questo film; a dirla tutta, l’intero genere maschile viene segregato nel ruolo di arcinemico (Ross) o di fallimentare e comica figura paterna (Alexei/David Harbour). Fa eccezione solo il personaggio di Mason (O-T Fagbenle), una sorta di Q che procura a Natasha i gadget di cui nessuna spia può fare a meno. Tutti i personaggi principali sono femminili e sono positivi, perfino quello di Antonia, la sfigurata e mentalmente plagiata figlia di Ross, interpretata da un’irriconoscibile Olga Kurylenko. Il fatto che Melina, la finta madre di Natasha e Yelena (Florence Pugh) interpretata da Rachel Weisz (ancora splendida nella sua tutina attillata), abbia chiamato uno dei suoi maiali Alexei come il collega nonché finto marito la dice lunga sul contrappasso che la figura maschile deve subire in questo film in seguito ai decenni di sexy Bond-girls in bikini.

Nella inevitabile scena che segue i titoli di coda (altro rovesciamento di un paradigma bondiano, in cui invece le sorprese avvengono prima dei titoli di testa) capiamo che il film è, come spesso accade in questo periodo, un lungo trailer per il prossimo lungometraggio Marvel, che avrà come protagonista Clint Burton/Occhio di Falco (Jeremy Renner), e che la sorellina meno fortunata (ma non meno bella né meno capace) Yelena avrà un ruolo fondamentale.

Visto che la conclusione del film rimanda alla serie The Falcon and the Winter Soldier, desidero concludere con una piccola fantasia: e se l’aereo pieno di belle e disadattate ex-Vedove atterrasse proprio nel porticciolo del paesino di pescatori della Louisiana dove Sam e Bucky sono intenti a riverniciare la Paul & Darlene? What If…?

13 pensieri riguardo “Il mio nome è Widow, Black Widow

  1. Film godibile. Ma niente di più. Più che un trailer per la prossima serie a me è parso uno spot delle chiappe di Scarlett… L’avevo già detto da me… Ho perso il conto delle inquadrature a, quell altezza 😜 e poi alla fine si torna sempre nel mondo di Bond eh? Ma è inevitabile…

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    1. In questo caso non è solo una mia fantasia, 007 c’entra davvero! A proposito, stasera finalmente vedo il film, evviva! Comunque anche io se avessi quel sedere probabilmente lo vorrei vedere inquadrato sempre…

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  2. Tra le memorabili interpretazioni della giovane ma già bellissima Scarlett si può segnare anche una collaborazione con i Coen, anni prima di Ave Cesare: L’uomo che non c’era, tanto bello quanto sottovalutato. E con un immenso Billy Bob Thornton…

    La Marvel invece ultimamente non fa proprio per me, l’ho mollata esasperato dal continuo fanservice e rimandi ad altri prodotti così oppressivi che diventano praticamente un ricatto (abbonatevi a Disney Plus!). Anche Vedova Nera, che originariamente doveva essere un film stand-alone e vietato ai minori di 17, è stato trascinato nel vortice e riferimenti così palesi a Bond non mi convinceranno a vederlo.
    Piuttosto mi guardo la fonte originale aspettando le recensioni di Madame 🙂 a proposito, la madre di Natasha si chiama Melina? Spero che l’uomo che l’ha sposata l’abbia fatto Solo per i suoi occhi 😉 nella vita vera invece, Rachel Weisz è sposata con l’uomo che ha appena smesso i panni di Bond, tu guarda i casi della vita 🙂
    Per concludere, per quando adori Hiddleston anche fuori dalle robe in tutina (tipo The deep blue sea) spero che non sia lui il prossimo James Bond, è troppo famoso. Il nuovo 007 dovrebbe essere un attore semisconosciuto come è stato per tutti gli altri (a parte forse Roger), così da modellare la propria versione della spia, senza preconcetti. Una ventata d’aria fresca insomma.
    Saluti Madame! 🙂

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      1. Ciao Enrico! Muoio di curiosità di sapre chi sarà il nuovo Bond, dopo i titoli di coda di No Time to Die c’è scritto inequivocabilmente che Bond tornerà e questo mi rassicura e mi intriga. Sei troppo gentile, continuerò a fare del mio meglio. Non ti perdi niente se non vedi Black Widow, come dici tu ci sono molti altri film in cui vedere Scarlett dare prove ben migliori; di questo mi sono divertita più a scrivere il pezzo che a vedere il film XD

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  3. Come ogni altro personaggio Marvel, anche Natasha ha tipo 50 Origini diverse, alla faccia della celebre continuity della Casa delle Idee (Confuse). Ad ogni moda del decennio il personaggio a fumetti è cambiato: tirano le eroine d’azione? Natasha è eroina d’azione. Tirano le spy story? Natasha è Bond al femminile. Tira il noir? Natasha è eroina noir. Di’ un genere, e sta’ sicura che c’è un fumetto di Black Widow ad esso collegato. (C’è pure la versione mistress bondage!)
    Tutto questo nel patinato e moralista mondo cinematografico non si può fare, quindi è un’eroina di plastica, una action figure a cui la mitica Scarlett può dare davvero poco, sommersa com’è sulle banalità “russoski” che sono tornate purtroppo di moda nei prodotti americani: era dagli anni Ottanta che non sentivo tante baggianate sull’Impero del Male, ma purtroppo è una moda americana sempreverde.
    La tua tesi (per me giusta) sulla commistione jamesbondesca mi fa pensare a recenti pseudo-Vedove Nere, come la Jennifer Lawrence di “Red Sparrow” (2018) e la Sasha Luss di “Anna” (2019), due film dimenticabili ma che sono molto più simili alla Black Widow dei fumetti di quanto lo sia la versione Marvel Studios, e in entrambi i film si sottolinea l’aspetto tanto spionistico quanto sessuale che Mamma Marvel al cinema non può mostrare se non per vaghi accenni.

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  4. Visto, piaciuto abbastanza ma senza i fuochi d’artificio: è un buon film in pieno stile Marvel, niente di meno e niente di più. Resta, secondo me, un film oltre tempo massimo, nel senso che sarebbe dovuto uscire diversi anni fa per avere un senso all’interno della cronologia, anche se non mi dispiace la sua natura di omaggio a un personaggio fondamentale che forse in Avengers: Endgame ha avuto una fine non esattamente celebrata all’interno del film, messa in ombra prima dalla colossale battaglia e poi dalla morte di Tony.
    La metafora sull’emancipazione è molto sbattuta in faccia, ma anche questo è tipico dei film Marvel; però non me lo aspettavo così brutale, mi sembra sia stato particolarmente violento rispetto ad altri film dello stesso universo.

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