La Tata / The Nanny

Quando ero piccola, come molti, non mi perdevo nemmeno una puntata del telefilm (allora le serie tv le chiamavamo così…) La Tata che veniva trasmesso in tv, e che trovavo spassoso. Crescendo, quando mi capitava di rivederne casualmente qualche scena, sempre in tv, mi rendevo conto che alla prima visione mi erano certamente sfuggite tutte le battute più “pruriginose” (e ce n’erano parecchie, realizzavo), che non potevo capire e quindi apprezzare, e anche tutti i camei di personaggi famosi che da piccola ancora non potevo conoscere. Così, quando ho trovato su Prime Video tutte e 7 le stagioni di The Nanny (titolo originale, che significa appunto “La Tata”), ho deciso di approfittarne per ritornare all’infanzia ma godendomi anche ciò che all’epoca mi ero persa. Ma rivedere l’intera serie è stato anche molto di più: la visione in lingua originale infatti mi ha finalmente permesso di chiarire tutte quelle incongruenze che mi stupivano da piccola. Nel doppiaggio italiano infatti, immagino nella convinzione che il pubblico del nostro strambo Paese a forma di scarpa (citando Cassidy del blog La Bara Volante), la tata Fran Fine era diventata Francesca Cacace, e tutta la sua famiglia aveva assunto origini italiane. Ma perfino per una bambina questo non aveva senso, visto che Fran(cesca) passava le vacanze nei kibbutz… Infatti la famiglia Fine non era italiana, bensì ebrea, e questo generava tutta una serie di situazioni comiche che diventavano però incomprensibili nella traduzione italiana. Un’altra cosa che si perdeva con il doppiaggio era la spiccata differenza tra l’accento americano di Fran e quello inglese del suo datore di lavoro, il signor Sheffield, e dell’impareggiabile maggiordomo Niles; anche questa fonte di moltissime battute tipicamente british che si perdevano col doppiaggio.

Ecco perchè mi sono goduta così tanto questa visione in lingua originale: La Tata è una sitcom senza pretese, divertente e molto rilassante da guardare, che si può vantare di una serie incredibile di camei celebri (solo alcuni nomi: James “Jimmy” Marsden, Dan Aykroyd, Billy Ray Cyrus, David Letterman, Cloris Leachman, Elizabeth Taylor, Burt Bacharach, Eartha Kitt, Donald O’Connor, Donald Trump, Pamela Anderson, John Astin, Bette Midler, Jay Leno, Elton John, Ray Charles, Chevy Chase, Whoopi Goldberg…) e anche di aver creato dei personaggi che non si scordano più, come mamma Sylvia (che in italiano, misteriosamente, non è più la madre di Fran ma diventa la zia Assunta), la nonna Yetta (che in italiano diventa prozia…) e l’amica svampita Val (per noi Lalla), oltre a tutta la famiglia Sheffield, la signorina Babcock e il già menzionato ma mai troppo elogiato maggiordomo Niles.

L’unica pecca della serie è l’ultima stagione, la settima, in cui ormai Fran è riuscita a sposare Mr. Sheffield e perciò, detta banalmente, non c’è più gusto: per gli ultimi episodi la visione è davvero faticosa.

A parte questo, a distanza di decenni rimane comunque una serie piacevole e divertente, senza pretese e che non si dà mai arie, ma intrattiene con leggerezza e simpatia: non mi serve altro.

Il Ritorno dei Pomodori Assassini

Titolo originale: Return of the Killer Tomatoes

Anno: 1988

Regia: John De Bello

Interpreti: Anthony Starke, George Clooney, John Astin, Steve Lundquist, Karen M. Waldron

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ieri è stato il compleanno di George Clooney, che ha compiuto 60 anni. Clooney è un attore che ho seguito molto negli anni passati (fin dai tempi del Dr. Ross di E.R.) e di cui ho avuto modo di vedere moltissimi film, alcuni bellissimi, altri molto meno belli, altri… bellissimi in modo molto diverso. È il caso di questo film, interpretato da George in gioventù (27 anni): Il Ritorno dei Pomodori Assassini. Come il titolo suggerisce si tratta del seguito di un altro film, Attacco dei Pomodori Assassini del 1978, sempre diretto da John De Bello e sceneggiato dal regista insieme a Costa Dillon e J. Stephen Peace.

La trama del primo film ci viene riassunta brevemente: alla fine degli anni ‘70 i pomodori, dopo aver subito una mutazione genetica, si erano ribellati e avevano dichiarato guerra alla razza umana. L’intero pianeta era in pericolo, ma alla fine i perfidi vegetali erano stati sconfitti grazie al coraggio di un uomo, il Tenente Wilbur Finletter (J.Stephen Peace), che aveva scoperto come i pomodori venissero annientati da una particolare canzone pop, Amore in Pubertà, e guidato il contrattacco terrestre fino a sbaragliare gli avversari. 

La nostra storia inizia dunque in un mondo in cui i pomodori sono diventati illegali (ma vengono contrabbandati): al solo nominarli si scatena il panico. Wilbur Finletter dopo la sua impresa eroica ha lasciato l’esercito e aperto una pizzeria (rigorosamente Tomato-free) in cui lavorano anche il nipote Chad (Anthony Starke) e il suo amico Matt (George Clooney). Mentre Matt passa tutto il suo tempo ad escogitare nuovi sistemi per conquistare le ragazze, Chad si sbizzarrisce dietro il bancone creando pizze sempre più fantasiose (con acciughe, burro d’arachidi e orsetti gommosi, per esempio). Nel frattempo, all’insaputa di tutti, il malvagio Professor Gangreen (John Astin) sta perfezionando un piano diabolico per conquistare il mondo servendosi di pomo-uomini, pomodori trasformati chimicamente in super-soldati. Il Professore però ha creato anche una pomo-donna, la bellissima Tara (Karen M. Waldron) di cui Chad, che va spesso alla villa per consegnarle la pizza, è invaghito. Tara, comprese le losche intenzioni del suo creatore, decide di fuggire, e non sapendo a chi rivolgersi chiede aiuto proprio a Chad.

Chi come me ha sempre avuto un debole per i film di serie B (o anche Z in molti casi) che mostrano, con effetti speciali più o meno accurati, animali che si ribellano all’uomo e diventano spietati assassini, ormai ha visto di tutto: squali, api, serpenti, pipistrelli, formiche, ragni, tafani, perfino funghi giganti… ma forse non i pomodori! Il Ritorno dei Pomodori Assassini, a differenza di alcuni dei film sopra citati, ha l’enorme pregio di non prendersi mai sul serio e riesce ad essere a tratti davvero molto divertente, giocando con il piano metacinematografico (mostrando cioè che i personaggi sono in realtà attori consapevoli di essere in un film) e utilizzando gag e battute come altre parodie del genere di Hot Shots!, Una Pallottola Spuntata o molti film di Mel Brooks. Non raggiunge gli stessi livelli, ma alcune trovate secondo me sono davvero ottime (come quella di inserire in scena gli sponsor per ovviare ai costi di produzione) e spesso si ride di gusto, con il valore aggiunto di vedere un giovane Clooney che fa il pizzaiolo (non perdete mai d’occhio le pizze!) o un attore del calibro di John Astin (il Gomez della serie tv La Famiglia Addams) interpretare lo scienziato pazzo. Anche se il film da noi resta sconosciuto (ricordo quanto fu difficile trovarlo quando, studiando la filmografia di Clooney, incredula ne scoprii l’esistenza) il suo successo è testimoniato dai suoi due seguiti, Killer Tomatoes Strike Back! e Killer Tomatoes Eat France!: in entrambi ritroviamo John Astin nei panni di Gangreen e Steve Lundquist come Igor, assistente del Professore che sogna la carriera di annunciatore in tv. Se vi piace George Clooney (ma anche se non vi piace!), se amate l’umorismo del trio Zucker-Abrahams-Zucker e di Mel Brooks, se collezionate animali e vegetali assassini, allora non perdetevi Il Ritorno dei Pomodori Assassini! su Amazon Prime. Sarete molto sorpresi di scoprire cosa può fare un pomodoro con sei bottiglie di latte e una sedia sdraio…