Good Fortune

Anno: 2025

Regia: Aziz Ansari

Interpreti: Keanu Reeves, Aziz Ansari, Seth Rogen, Sandra Oh

Dove trovarlo: Prime Video

L’angelo Gabriel (Keanu Reeves), il cui compito è impedire alle persone che scrivono messaggi col cellulare mentre guidano di morire in incidenti d’auto, vorrebbe salire di livello e salvare anime perse. Quando la sua superiore Martha (Sandra Oh) gli dice che non è ancora pronto per salvare anime, lui agisce di sua iniziativa per aiutare Arj (Aziz Ansari), che ha grossi problemi finanziari, non riesce a trovare lavoro e dorme nella sua auto. Per far apprezzare a Archie la sua vita, Gabriel decide di fargli vivere per un po’ una vita del tutto diversa, ricca e agiata ma vuota e superficiale, scambiando di posto Archie con il milionario Jeff (Seth Rogen). Inutile dire che niente andrà secondo i piani…

Mi sono sempre piaciuti moltissimo i film che hanno come protagonisti gli angeli che interagiscono con gli esseri umani. Da La Vita è Meravigliosa di Frank Capra, a Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders, a Angel-A di Luc Besson, fino alla serie tv Supernatural. Da tutti questi mi sembra che il regista e attore protagonista Aziz Ansari abbia in qualche misura attinto: da La Vita è Meravigliosa per l’idea dell’angelo che salva un uomo in piena crisi mostrandogli realtà alternative e ci guadagna una promozione, da Il Cielo sopra Berlino per il fatto che l’angelo arriva ad amare gli esseri umani e sentirsi uno di loro, e dal Castiel di Supernatural il look trasandato (mai senza impermeabile) che conquista; niente ma Angel-A, che purtroppo è stato visto da pochi ma merita.

In ogni caso, anche se forse la trama è derivativa, il film la declina in modo originale e divertente, rappresentando con pochi tratti ma efficacemente l’organizzazione degli angeli e regalandoci il personaggio adorabile di Gabriel, l’angelo volenteroso ma imbranato, interpretato da un ottimo Keanu Reeves che rappresenta molto bene lo spaesamento di un essere celestiale davanti ai limiti e ai difetti dell’essere umano.

Anche Seth Rogen, che non rientra tra gli attori che preferisco, è tuttavia perfetto nel ruolo di riccone spocchioso e nullafacente.

Good Fortune è una commedia deliziosa che si guarda volentieri, sa essere divertente ma non diventa mai una farsa, e ha il grande pregio di mantenere la leggerezza anche nei momenti più emotivamente rilevanti in modo da non risultare mai pesante né pretenzioso.

Certo, nonostante la durata di appena 98 minuti, il film risente comunque di un importante calo di ritmo nella parte centrale, per cui credo che 10 minuti in meno gli avrebbero giovato, ma nonostante questo mi sento di consigliarne la visione.

Voto: 3 Muffin

Nouvelle Vague? No Merci!

Mi sono laureata in filologia moderna, ma ho sempre calibrato il mio percorso di studi universitari in modo da seguire tutti i corsi inerenti al cinema che potevo. Questo ha incluso anche un paio di esami di filmologia, una sottospecie di materia umanistica che vorrebbe applicare la psicologia al cinema, con risultati piuttosto inconsistenti. Ma tutto quello che mi permetteva di conoscere nuovi film e nuovi autori andava bene, anche se ancora oggi fatico a credere che lo schermo bianco della sala cinematografica ricordi il candore del seno materno… Decisamente più interessante invece è stato l’esame di storia del cinema, sia la parte storica che quella di tecniche cinematografiche. Il corso, oltre a molti spezzoni,  comprendeva anche la visione integrale di alcune pellicole capitali; e secondo il mio professore, quasi tutte le opere riconducibili al Neorealismo e alla Nouvelle Vague appartenevano a tale categoria. Accettai la cosa con rassegnazione, ben sapendo che per capire davvero l’arte di oggi e di domani bisogna conoscere a fondo quella di ieri, ed ero anzi molto grata al professore che mi costringeva a vedere film che per conto mio non avrei mai scelto ma che erano così importanti dal punto di visto socio-culturale. Detto ciò, io quei film proprio non li sopporto. Noiosi, deprimenti, affettati nella loro pretesa adesione alla realtà, fintamente semplici ma in realtà intellettualmente boriosi, disperatamente patetici ma incapaci di coinvolgere e suscitare davvero empatia… insomma, sarà un mio limite, una mia ignoranza, ma io detesto il Neorealismo e la Nouvelle vague, almeno fino al punto in cui arrivò Vittorio De Sica con Cesare Zavattini e con il suo magico e meraviglioso Miracolo a Milano. Nonostante questo apprezzai molto il corso e l’esame durante la triennale. Con grande gioia poi scoprii che anche il corso magistrale prevedeva un esame di storia del cinema. Stranamente non trovai su internet il programma del corso, perciò dovevo aspettare che il professore ce lo svelasse direttamente alla prima lezione. Quella mattina, come facevo molto spesso, mi ritrovai a fare colazione con i miei compagni di corso al bar di fronte alla facoltà. Il bar ha cambiato più volte gestione durante i miei anni universitari, ma in quel periodo c’era la nostra preferita, quella di due ragazze simpaticissime e gentilissime, che ci facevano sentire proprio come a casa nostra. Una delle due era anche molto appassionata di cinema, e aveva fatto decorare la parete di fondo del bar con una serie di locandine di film, promettendo uno spritz in omaggio a chi li avesse indovinati tutti. Naturalmente mi cimentai, ma purtroppo li indovinai tutti (erano circa una ventina) tranne uno, e così niente spritz. Tra queste locandine c’era anche quella di La casa sul lago del tempo, con Keanu Reeves e Sandra Bullock. Una mattina, entrando nel bar, vidi attaccato al muro con il nastro adesivo un foglio con disegnato un autobus, così chiesi: “Come mai La Casa sul Lago del Tempo è diventato Speed?”. Lei rise e mi disse che ero l’unica ad averlo capito. Quando fu l’ora della mia lezione mi alzai e salutai gli altri dicendo: “Vado al corso di storia del cinema, ma se è sulla Nouvelle Vague ritorno subito”. Andai in aula, mi sedetti in primo banco e tirai fuori carta e penna. Il professore arrivò, si sedette e ci annunciò che il corso di quel semestre sarebbe stato sulla Nouvelle Vague. Rimisi in borsa carta e penna, mi alzai in piedi e lasciai l’aula. Un minuto dopo ero di nuovo al tavolo del bar. Agli sguardi interrogativi dei miei compagni risposi: “Il corso era sulla Nouvelle Vague…”