What did Jack do?

Anno: 2017

Regista: David Lynch

Interpreti: David Lynch

Un uomo e una scimmia entrano in un bar… ma se l’uomo è David Lynch e la scimmia è Jack Cruz, che abbiamo visto in alcuni episodi di Friends nei panni di Marcel, la scimmietta di Ross, allora c’è poco da ridere. Le atmosfere di questo cortometraggio ricalcano magistralmente quelle del grande noir (quello di Humphrey Bogart), tanto che nei primi minuti in cui il poliziotto interroga la scimmia accusata di omicidio quasi ci si potrebbe aspettare una cosa innovativa ma seria. Ma questa illusione svanisce quando, improvvisamente, la scimmietta si esibisce in un numero musicale. Per fortuna, per amare Lynch non è necessario capirlo. A me piacciono molto Blue Velvet, Twin Peaks (non ho ancora visto la terza tardiva stagione, e forse non avrò il coraggio di farlo) e Mulholland Drive, ma non posso dire di averli capiti. Eppure, se si accetta di non poter mai venire davvero a capo della storia, degli eventi e dei dialoghi, ci si può lasciar trascinare nell’immaginario folle di David Lynch e godersi anche questa piccola chicca di diciassette minuti, in cui il caffè non arriva mai e le galline compaiono dal nulla.

Voto: 2 muffin

Togo

Titolo: Togo

Anno: 2019

Regista: Ericson Core

Interpreti: Willem Dafoe

Dove trovarlo: Disney Plus

I classici d’animazione della mia infanzia sono quasi tutti targati Disney, perché all’epoca zio Walt deteneva il monopolio dei lungometraggi animati. C’erano tuttavia alcune sorprendenti eccezioni, come ad esempio L’Incantesimo del Lago oppure Balto. Quest’ultimo è una coproduzione tra la Amblin di Steven Spielberg e la Universal che racconta la vera storia di un cane da slitta che nel 1925 trasportò con la sua squadra il farmaco necessario a fermare un’epidemia di difterite che minacciava di uccidere tutti i bambini della cittadina di Nome, in Alaska. Il film qualitativamente non ha nulla da invidiare ai classici Disney, la mancanza di canzoncine probabilmente è un pregio e non un difetto, la storia è avvincente e i personaggi di contorno (Boris l’oca e gli orsetti bianchi Mack e Lack) divertenti. Quando uscì mi piacque molto, e qualche anno più tardi diventò anche uno dei favoriti del mio fratellino, per cui lo vedevamo quasi tutti i pomeriggi e ormai lo recitavamo a memoria. Quando d’estate passeggiavamo nei boschi delle Dolomiti, mio fratello cercava di graffiare tutte le cortecce per segnare il sentiero del ritorno, come faceva Balto. A New York naturalmente mia madre ci fotografò vicino alla statua commemorativa di Balto, a Central Park. Ho voluto fare questa premessa per spiegare che quando seppi che la Disney aveva realizzato un film su Togo, un cane da slitta più eroico di Balto, sulle prima la presi male. Poi però vidi chi era il protagonista non canino: Willem Dafoe. Che tra l’altro, con il viso solcato di rughe, assomiglia in modo incredibile al vero Leonhard Seppala, il padrone di Togo e conducente della slitta. Ora ero curiosa di vedere il film e saperne di più su quella incredibile vicenda, iniziata con un cucciolo vivace e disobbediente e un allevatore di cani che se ne voleva sbarazzare, ma per quanto ci provasse non ci riusciva. Così il padrone decise di dare a Togo (il nome deriva da quello di un pluridecorato ammiraglio giapponese) una chance e lo attaccò alla slitta. Che sorpresa! Togo non solo era un gran corridore, ma era un leader nato, il suo ruolo naturale era quello di stare in prima posizione e guidare gli altri cani. Seppala ebbe grande successo grazia alla sua squadra di cani da slitta, e quando nel 1925 si dovette cercare qualcuno che percorresse centinaia di miglia in una bufera di neve per portare a Nome l’antitossina, la scelta ricadde su di lui. Togo aveva già dodici anni, ma riuscì comunque nell’impresa. La squadra di Balto in realtà portò le medicine solo per qualche decina di miglia, in una sorta di staffetta finale, mentre la maggior parte del lavoro era già stato fatto da Seppala, Togo e gli altri cani. È stato davvero interessante scoprire come sono andate davvero le cose, ma soprattutto il film è davvero bello, intenso, commovente, coinvolgente. Ho molto apprezzato il fatto che non abbiano abusato della CGI: nessun cane dalle espressioni equivoche; non è necessario ricorrere a trucchi del genere per far sì che il pubblico provi simpatia per i personaggi animali. Willem Dafoe non delude mai, e anche la formula “un uomo e il suo cane” continua a funzionare bene. I bambini troppo piccoli potrebbero annoiarsi, ma quelli più grandicelli ameranno la parte più divertente dei flashback e quella avventurosa della corsa tra i ghiacci.

Voto: 4 muffin

Into the Woods

Titolo: Into the Woods

Anno: 2014

Regia: Rob Marshall

Cast: Emily Blunt, Anna Kendrick, Meryl Streep, Johnny Depp, Chris Pine, Tracey Ullman, Christine Baranski

Genere: musical

Dove trovarlo: Disney Plus

Cappuccetto Rosso deve portare i dolci alla nonna; Cenerentola si reca sulla tomba della madre per esprimere un desiderio; Jack deve vendere la sua mucca al mercato; il panettiere e sua moglie devono spezzare la maledizione di una strega; il Lupo Cattivo cerca la sua cena. E tutti devono attraversare il bosco. Rob Marshall, veterano del musical cinematografico (Chicago, Nine) realizza questa trasposizione per lo schermo dello spettacolo teatrale di James Lapine e Steven Sondheim con un cast stellare di veterani ed esordienti. L’idea di base di creare una storia unica che metta insieme fiabe diverse è accattivante ma non semplice da realizzare, eppure la trama regge bene fino alla fine, cosa che invece purtroppo non si può dire del ritmo. Il film infatti è diviso, in modo fin troppo netto e didascalico, in due parti: la prima, più divertente e con le canzoni più trascinanti, in cui i personaggi fanno esattamente quello che ci si aspetta; la seconda in cui invece rompono gli schemi, maturano e diventano migliori, anzi, eroi, ma vengono a mancare verve e ironia (tace anche la voce narrante esterna del panettiere). Eccezion fatta per questa morale troppo lunga, il film è molto bello, divertente, quasi tutto cantato (questo potrebbe essere un difetto per chi non ama il genere musical), e riutilizza in modo originale spunti che stanno rischiando in questi anni di diventare abusati. Johnny Depp ritorna al musical, sempre per Steven Sondheim, a sette anni dal meraviglioso Sweeney Todd, e in pochi minuti offre un’interpretazione sopraffina del Lupo Cattivo. La vera rivelazione è Emily Blunt, che si cimenta nel canto per la prima volta con risultati eccellenti (tanto che diventerà la nuova Mary Poppins quattro anni dopo) e regge sulle sue spalle l’intero film, pur avendo un personaggio apparentemente secondario (la moglie del fornaio), cui però riesce a dare tutte le sfumature possibili. Chris Pine ci regala, insieme a Billy Magnussen, la canzone più divertente del film, Agony, cantata dai due principi azzurri: una vera chicca. Meryl Streep, non c’è bisogno di dirlo, interpreta come meglio non si può la Strega Cattiva. Per apprezzarla fino in fondo consiglio gli extra, che Disney Plus offre per molti dei suoi contenuti, con interviste al cast e un numero musicale scritto da Steven Sondheim appositamente per il film ma poi eliminato in fase di montaggio.

Voto: 3 muffin

Ni No Kuni

Titolo: Ni No Kuni 

Anno: 2019

Regia: Yoshiyuki Momose

Genere: Animazione

Haru e Yu frequentano lo stesso liceo e sono amici da sempre. Haru è un giocatore di basket adorato dalle ragazze, mentre l’amico, costretto fin da piccolo su una sedia a rotelle, lo aiuta a perfezionare le sue tattiche di gioco. Quando Kotona, la fidanzata di Haru (di cui però anche Yu è innamorato) viene ferita gravemente da un essere misterioso, i due ragazzi si trovano catapultati in un altro mondo, in cui non solo Yu è in grado di camminare, ma sono entrambi abili spadaccini. Yu, basandosi sui racconti di uno strano vecchietto conosciuto molti anni prima, ipotizza che l’unico modo per salvare la vita di Kotona sia trovare la sua anima affine nell’altro mondo, che sembra essere la bella principessa Astrid.

Il film è tratto da un videogioco, Ni No Kuni: La Maledizione della Strega Cinerea, di cui lo Studio Ghibli di Miyazaki aveva realizzato storia e disegni. Come spesso accade, il film non è all’altezza del gioco, che era molto appassionante e divertente non solo per le dinamiche di gioco ma anche per la trama e i bei personaggi, pur partendo da una storia non molto originale.

Il film è quasi del tutto privo di quei riferimenti al gioco che mi sarei aspettata (riutilizza appena alcune musiche dell’originale), ha una trama banale, piena di buchi e inutilmente intricata, personaggi inconsistenti e scene fuori luogo. Consiglio a tutti di evitarlo e di procurarsi piuttosto il videogioco, che può davvero regalare ore (anche molte, moltissime ore) di svago.

Voto: Un muffin ipocalorico