Mai Dire Cinema

Ho già raccontato di come, fin da piccolissima, io abbia iniziato ad amare il cinema guardando i film seduta sulle ginocchia di Papà Verdurin. Ma questo accadeva solamente quando non c’era la partita dell’Inter

In quel caso guardavamo insieme la partita oppure Quelli che il Calcio e Papà Verdurin tifava sempre Inter, anche contro ogni logica e buon senso. Purtroppo però in quegli anni vinceva sempre il Milan, e agli occhi di una bimba di tre anni la squadra che vince è la più bella. E poi nel Milan c’era Gullit, con le sue treccine: la prima di una lunghissima serie di cotte per calciatori della mia vita. Così iniziavo a tifare Milan e mio padre si arrabbiava: “Ho cresciuto una serpe in seno!”

Poi andavamo a giocare la schedina: Papà Verdurin aveva un metodo e studiava tutto per bene; poi, vedendo che io ne indovinavo più di lui, decise che era meglio lasciar perdere. Il divertimento poi continuava con Mai Dire Gol. Ovviamente non potevo capire tutto, ma ricordo ancora benissimo Luttazzi con il suo tabloid (“E’ un calcio mmalato!”), Claudio Bisio/Micio con la coda di cavallo e tutti i suoi intrallazzi, Aldo Giovanni e Giacomo arbitri rinchiusi negli spogliatoi dopo la partita per paura di essere pestati dai tifosi, la canzone di Elio “Ti amo campionato perché non sei falsato”. Ricordo ancora la musichetta che accompagnava la compilation di simulazioni e tuffi dei calciatori.

Poi è arrivato Holly e Benji: grande passione, grandissima cotta per Mark Lenders, urla e strepiti se mi veniva impedito di vedere un episodio. Ero ormai alle elementari, in una scuola gestita da suore: durante la ricreazione, i maschietti giocavano a calcio, mentre le femminucce pettinavano le bambole (letteralmente). Ma io sgattaiolavo nel campo da calcio e scongiuravo i maschi di farmi giocare. A volte me lo permettevano (e segnavo anche), a volte restavo a fare il tifo. Quando avevo dieci anni Babbo Natale mi portò un calcetto (con grande sgomento delle mie compagne che avevano ricevuto case delle bambole) su cui io mi allenai molto ma Papà Verdurin si rovinò la schiena, essendo a misura di bambino e non di adulto. Seguì poi un periodo di allontanamento dal calcio e da molte altre cose, “The Age of Not Believing” come canta Angela Lansbury in Pomi d’ottone e Manici di Scopa (dove tra l’altro si gioca la partita di calcio più bella della storia del cinema), che durò anche per tutti i Mondiali 2006.

La sera della finale rifiutai categoricamente di guardare la partita, non solo per ribellione: la mattina dopo avrei avuto l’orale dell’esame di maturità. A studiare però non ci riuscivo proprio, così finii per guardare un film: Top Gun. Non ne ricordo assolutamente nulla, se non quel che ho visto in Hot Shots! Poi cercai di dormire… inutilmente, ovviamente: l’Italia vinse i Mondiali e i festeggiamenti impazzarono per tutta la notte. Al mattino dopo, per fortuna, i professori erano contenti e stanchi almeno quanto me, così tutto filò liscio.

La mia strada e quella del calcio proseguirono parallele ancora per qualche anno, poi tornarono inaspettatamente ad incrociarsi. Dovetti sottopormi ad un piccolo intervento chirurgico, che però mi lasciò immobilizzata per quasi un anno. Ferma sul divano, non avevo scelta che guardare quello che passava in tv, comprese le partite di calcio: era il 2010, l’anno del Triplete dell’Inter di Mourinho! Questo per me significò vedere ogni singola partita dell’Inter in campionato, in Champions League e in Coppa Italia. Dopo un paio di mesi conoscevo la formazione, le tattiche, i giocatori (a memoria: Julio Cesar, Lucio, Samuel, Stankovic, Pandev, Maicon, Sneijder, Milito, Eto’o, Nagatomo, Pazzini) e tifavo sfegatatamente Inter: in pratica ero tornata bambina. Dopo aver ottenuto i suoi “Tre Tituli” Mourinho, come Mary Poppins, lasciò l’Inter per andare in aiuto di altri bambini in difficoltà: quelli del Chelsea. 

Continuai a seguire il calcio, anche se con meno assiduità, e ancora oggi se c’è l’occasione di vedere una partita la guardo volentieri, soprattutto a livelli alti in cui si può vedere davvero del bel gioco. Ma questo cosa c’entra col cinema?

Ho già raccontato di come il gioco del calcio e il cinema si intreccino talvolta nei miei sogni, proprio come accade sullo schermo, con esiti a volte felici (come in Fuga per la Vittoria) a volte meno felici (come nel recente film italiano La Partita). A volte queste due realtà apparentemente distanti si intersecano in modo inaspettato. Mentre guardavo la finale dei Mondiali 2020, ad esempio, la regia ha mostrato Tom Cruise seduto sugli spalti dell’Inghilterra, accanto a David Beckham con cui si scambiava orgogliosamente un brofist. Ma come?

Ora, tutti quelli che sono già stati qualche volta su Cinemuffin (ma anche quelli che hanno semplicemente guardato la homepage) sanno che io ho un debole per tutto ciò che è inglese. Tuttavia, risaputamente, questo non vale per gli americani, soprattutto per quelli che sono stati Maverick e sono anche “Nati il 4 Luglio”.

Beh, vedere Tom Cruise fare il tifo per l’Inghilterra anziché per l’Italia, quando tra l’altro era stato da poco a Roma per girare il nuovo Mission: Impossible, mi ha intristito molto più di quanto potessi pensare. Ma come, io che ho perso la vittoria dell’italia del 2006 per guardare te svolazzare nel blu dipinto di blu, e ora ti trovo a fare il tifo per gli avversari?

Mi è stato fatto notare che se fosse stato seduto tra i tifosi italiani forse lo avrebbero preso a botte all’uscita, e io certo non vorrei questo. E anche che forse era capitato allo stadio senza nemmeno rendersene conto, proprio come non si era reso conto di aver recitato in quel film di vampiri (per capire meglio questa battuta vedere assolutamente il film Bowfinger con Steve Martin e Eddie Murphy).

Però ci sono rimasta male, ecco.

Mi sono subito consolata con la voce della commentatrice tecnica, Katia Serra, ex calciatrice. Devo ammettere che all’inizio facevo fatica ad abituarmi ad una telecronista donna, abituata come sono a sentire da sempre solo voci maschili, non per le sue parole, ma proprio per la voce: pensavo sempre che qualcuno avesse acceso la tv su un altro canale nella stanza accanto. Però Katia ha mostrato non solo grande competenza e affiatamento con il collega, ma anche una grande passione (senza mai scadere nel ridicolo come alcuni commentatori di Sky, permettetemi). Nessuna più di me, con i miei trascorsi infantili a bordo campo, può essere più soddisfatta dell’ingresso delle donne anche nel mondo del calcio maschile, come commentatori e come arbitri. La telecronaca poi è un racconto, così come lo è un film: ed ecco che il cerchio si chiude.

Per concludere: meglio una bella partita di un brutto film; e in entrambi i casi, sempre meglio che pettinare le bambole.

Ho Sognato Mel Brooks

Tre giorni fa è stato il novantacinquesimo compleanno di Mel Brooks, il regista di alcuni autentici capolavori del cinema comico. La ricorrenza è stata festeggiata in grande stile da Sam Simon, che nel suo blog ha parlato di uno dei film forse meno conosciuti del regista, Che Vita da Cani!, e da Cassidy, che sulla sua Bara Volante ha invece trattato il film più famoso di Mel Brooks, Frankenstein Junior. Per quanto riguarda me, ho già accennato alla mia devozione per Mel Brooks e al suo film che preferisco su tutti, Silent Movie (in italiano L’Ultima Follia di Mel Brooks): per fare un film muto nel 1976 e intitolarlo “Film Muto”, non puoi che essere un pazzo o un genio. Io non ho alcun dubbio: genio! Io leggo i due blog sopracitati ogni giorno, e il 28 Giugno non ha fatto eccezione: in seguito a questa ubriacatura celebrativa di post su Mel Brooks, ho fatto un sogno su di lui.

Il sogno in realtà non era iniziato bene: avevo scoperto che, in una palestra molto vicina a casa mia, avevano organizzato un superdomino umano: messe in fila decine di persone, ciascuna legata ad un materasso, facendo cadere la prima le altre poi la seguono una dietro l’altra, come succede appunto con le tessere del domino. Queste cose, per chi non lo sapesse, vengono fatte veramente: su Youtube potete trovare diversi video del genere. Io stessa, in quei mesi di lockdown in cui le giornate sembravano non passare mai (soprattutto per chi aveva bambini piccoli), ne ho realizzati un paio di cui vado molto fiera, uno che attraversava l’intero appartamento e uno fatto invece con i libri (perché la cultura è importante). Nel mio sogno mi arrabbiavo moltissimo perché non solo non ero stata invitata a partecipare, ma non mi permettevano neppure di assistere! Altro che forze del male avrei invocato! Per fortuna in quel momento incontravo Mel Brooks, che mi rivelava di essere un grande estimatore di Cinemuffin. “Lo leggo sempre” mi diceva “è molto divertente!”. Detto da Mel Brooks, capite che è il più grande complimento del mondo!

“Cinemuffin!!”

Ho Sognato Jessica Fletcher

La notte scorsa ho sognato Angela Lansbury, o meglio Jessica Fletcher, il suo personaggio protagonista della serie tv La Signora in Giallo (in originale Murder She Wrote) per ben 12 stagioni, dal 1984 al 1996. Per chi non conoscesse il telefilm di cui parlo, la signora Fletcher abita nella cittadina americana di Cabot Cove nel Maine; un tempo insegnante di inglese, dopo la morte del marito Frank ha iniziato a scrivere libri gialli, inizialmente per diletto, fino a diventare l’autrice di gialli più famosa del mondo. Oltre a scrivere libri, però, la signora Jessica Beatrice Fletcher ha un altro hobby: scovare gli assassini. In ogni puntata Jessica si troverà a dover risolvere un delitto utilizzando solamente il suo acume, aiutando (o talvolta scontrandosi con) le autorità locali. Mi sono appassionata a La Signora in Giallo quando ero così piccola che pensavo che i cadaveri del telefilm fossero reali e che per ogni puntata venissero ammazzare davvero una o due persone (il record di maggior numero di cadaveri va alla puntata Snow White, Blood Red/Per il Morto seguire la Freccia della quinta stagione, con ben tre morti e un ferito). Non avevo ancora imparato a scrivere nella direzione corretta (di piccola scrivevo da destra verso sinistra) che avevo già stabilito di diventare una scrittrice come Jessica. Ancora oggi, cascasse il mondo, se in tv, su un qualunque canale, danno la Signora in Giallo, io me lo guardo, e anche se mi basta vedere il titolo per ricordare istantaneamente chi sia il colpevole, la visione riserva sempre delle sorprese. A volte colgo un riferimento che alle visioni precedenti mi era sfuggito (come quando Jessica viene invitata a teatro a vedere l’ultimo successo di Steven Sondheim, e io ora so che Angela Lansbury è stata Mrs. Lovett nell’opera teatrale di Sondheim Sweeney Todd); altre volte riconosco un attore famoso che in precedenza non avevo riconosciuto (l’elenco di guest stars è pressoché infinito, da George Clooney a James Coburn, da Brad Dourif a Neil Patrick Harris, da Vera Miles a Leslie Nielsen). In Italia, dove La Signora in Giallo continua ad andare in onda da lunedì a venerdì su Rete4 alle ore 13.00, per motivi funzionali alle programmazioni televisive hanno apportato dei tagli alle puntate per diminuirne la durata, ma io le avevo già viste così tante volte che sono spesso in grado di ricostruire a memoria le scene eliminate (che a volte contengono indizi importanti per trovare l’assassino, aggiungo). Qualche anno fa ho scoperto dell’esistenza di una puntata cross-over tra Murder She Wrote e Magnum P.I., in cui Angela Lansbury recitava al fianco di Tom Selleck, che era stata tradotta e trasmessa in Italia solamente a metà, così ho recuperato la parte mancante in lingua originale. A questo punto pensavo che la serie non avesse in serbo altre sorprese per me, ma mi sbagliavo: qualche giorno fa mi sono imbattuta in una puntata che non avevo mai visto prima! All’inizio ho pensato ad un brutto scherzo della memoria, ma quando ho sentito che Jessica Fletcher aveva una voce diversa dal solito e ho visto l’attore William Windom vestire i panni non del Dottor Seth Hazlitt ma di un avvocato, sono corsa ad indagare. Ho scoperto che quell’episodio, intitolato Doppio Funerale (in originale Funeral at Fifty-Mile) non era mai stato trasmesso in Italia prima del 2016. A quell’epoca la storica doppiatrice di Jessica Fletcher Alina Moradei ci aveva già lasciato, ed ecco spiegato come mai la voce era diversa (era quella di Vittoria Febbi). Per la prima volta, dopo circa trent’anni, avevo l’occasione di risolvere di nuovo un mistero insieme a Jessica! Eppure, nonostante tutta la mia esperienza pregressa, non mi riuscì di indovinare il colpevole. Ma un motivo c’era: contrariamente a quanto accade in tutte le altre puntate (attenzione: segue spoiler!) gli assassini erano quattro! Ed ecco anche spiegato il motivo per cui questa puntata è rimasta nel cassetto così a lungo: era davvero molto diversa dalle altre. Quattro assassini e una gran dose di violenza: la vittima infatti era stata prima quasi linciata, poi impiccata e, una volta morta, impiccata! Mai visto un simile accanimento! E come se non bastasse, la nostra Jessica sembra quasi quasi voler lasciar correre e non denunciare nemmeno i colpevoli… Insomma, non proprio la solita integerrima e raffinata Jessica Fletcher che tanto amiamo. Meglio dimenticare questo tristo episodio e cercare nuove emozioni altrove. Per fortuna Amazon Prime offre due succulenti titoli con Angela Lansbury: La Signora Scompare, di cui ho già parlato qui, e Il Giullare del Re, con Glynis Jones (la mamma di Jane e Michael in Mary Poppins) e Basil Rathbone, in cui la giovanissima Angela interpreta una principessa piena d’iniziativa e assetata d’amore.

Una giovane Angela Lansbury nel film Il Giullare del Re

Ho visto questi film di recente, e forse per questo, oltre che per la mia passione ancestrale, mi sono ritrovata a sognare Jessica Fletcher. Nel sogno ero in macchina con Papà Verdurin quando vedevo Jessica sul marciapiede e gliela indicavo. Lui subito inchiodava e io potevo raggiungerla e seguirla dentro la libreria in cui doveva fare una presentazione. Qui, gentilissima, mi concedeva un autografo e anche il permesso di farle una domanda. Avevo intenzione di chiederle consiglio per il libro giallo che ho scritto (l’ho scritto davvero) ma ero così emozionata che iniziavo a balbettare e non mi uscivano le parole. Lei mi guardava sorridendo ma così facendo mi metteva ancor più in agitazione. A questo punto è suonata la sveglia, e anche se non saprò mai cosa ne pensa Jessica Fletcher del mio investigatore fantasma mi sono comunque svegliata di buon umore, perché quella tra me e Angela è una “storia vecchia come il tempo”

La Signora Scompare

Titolo originale: The Lady Vanishes

Anno: 1979

Regia: Anthony Page

Interpreti: Angela Lansbury, Cybill Shepherd, Elliot Gould

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ci troviamo nella Germania nazista, appena prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale: la bella Amanda (Cybill Shepherd), giovane e ricca americana molto chiacchierata per il suo gran numero di matrimoni dalla breve durata, si trova a viaggiare in treno accanto alla signora Froy (Angela Lansbury), una simpatica e premurosa tata inglese. Amanda, ancora provata dalla sbornia della sera precedente, si addormenta, e al suo risveglio la signora Froy è sparita. Non solo, ma nessuno dei passeggeri e dei membri dello staff ricorda di averla mai vista nè di aver mai parlato con lei. Fermamente convinta che la signora Froy sia nei guai, Amanda, aiutata dal giornalista Robert (Elliot Gould), si mette alla sua ricerca.

Dopo circa trent’anni, ho ritrovato la signora che avevo perso! Eh sì, perchè io da piccolina avevo iniziato a vedere questo film ma non avevo visto la fine (probabilmente per me era arrivata l’ora della nanna) e non ero mai più riuscita a vederlo, nonostante lo avessi cercato tanto. Nella mia ricerca naturalmente ho scoperto che da questa storia, tratta dal romanzo The Wheel Spins della scrittrice britannica Ethel Lina White, erano stati tratti anche altri film, tra cui La Signora Scompare di Alfred Hitchcock, ma per me non sarebbe potuta essere la stessa cosa. Infatti, quello che mi aveva colpito da piccola, era che a sparire nel nulla fosse stata proprio Angela Lansbury, che nel film interpreta Miss Froy ma che per me era Jessica Fletcher: insomma, se scompare la signora in giallo chi può risolvere il mistero? Finalmente, dopo tanti anni, grazie ad Amazon Prime ho trovato la risposta a questa domanda. Non svelerò nulla del finale, naturalmente, posso solo dire che il film resta avvincente e divertente fino alla fine grazie ad un’ottima sceneggiatura scritta da George Axelrod (lo stesso di classici come Colazione da Tiffany e Quando la Moglie è in Vacanza) e agli ottimi interpreti. Cybill Shepherd, che aveva già dato prova di essere un’ottima attrice brillante nella spassosa serie tv Moonlighting al fianco di Bruce Willis, regge l’intero film sulle spalle nude (nel senso che per tutto il tempo indossa un inadatto abito da sera) con grazia e fascino, affiancata da un simpaticissimo e cinico (ma solo all’apparenza) Elliot Gould. Anche i personaggi minori sono tutti perfetti, specie i due gentiluomini inglesi che più che della donna scomparsa si preoccupano della partita di cricket. L’equilibrio tra commedia, mistero e dramma (ricordiamo che ci troviamo nella Germania nazista) è perfetto e il film risulta omogeneo e completo nel suo mix tra risate e suspense. Film splendido, che non soffre per nulla del fatto di essere ambientato quasi per intero a bordo di un treno, anzi: divertente, appassionante, da vedere non solo (ma soprattutto) per i nostalgici e per gli amanti del cinema britannico. E per i fan di Angela Lansbury, ovviamente.

Voto: 4 Muffin

I Pinguini di Mr. Popper

Titolo originale: Mr. Popper’s Penguins

Anno: 2011

Regia: Mark Waters

Interpreti: Jim Carrey, Carla Cugino, Clark Gregg, Angela Lansbury

Dove trovarlo: Disney Plus

Popper è un uomo d’affari di successo, il cui lavoro consiste sostanzialmente nel raggirare ingenui ricconi per convincerli a svendere le loro proprietà. Popper, separato dalla moglie, trascura i figli in favore della sua carriera. Ma le sue priorità cambieranno completamente quando riceverà un dono inaspettato: una cassa contenente sei adorabili pinguini di cui dovrà, suo malgrado, prendersi cura.

Prendete uno qualsiasi dei film che hanno come protagonista Jim Carrey in cui un uomo egoista infine si redime e diventa un padre e marito amorevole e inserite dei pinguini in CGI: otterrete questo film. La trama è infatti un semplice ricalco di quella di Bugiardo Bugiardo (che era molto più divertente) o Una Settimana da Dio (anche quello di livello decisamente superiore), senza alcuna trovata originale. Tutti i personaggi, le scene, i dialoghi, le battute, sono prevedibili e banali, nel solco dei classici film per famiglie adatti a tutti (non per niente ci troviamo su Disney Plus). I pinguini realizzati con la computer grafica sono indistinguibili l’uno dall’altro, buffi ma non certo indimenticabili. Perché vedere questo film allora? Se piace Jim Carrey è una buona occasione per vederlo esibirsi nel suo classico repertorio di facce buffe e mosse inattese (sorprendente la sua imitazione di James Stewart, divertente la sua entrata a rallenty nella scena finale); per i fan della serie Agents of SHIELD sarà divertente vedere l’Agente Coulson (Clark Gregg) nei panni del cattivo, il cinico direttore dello zoo (per chi invece volesse vedere Jim Carrey nei panni del supercattivo consiglio Sonic – Il Film); ma soprattutto per la presenza della divina Angela Lansbury, che anche in un ruolo secondario e stereotipato illumina la scena (sono molto orgogliosa di dire che i miei bimbi, cui ogni giorno propino le avventure di Jessica Fletcher, hanno iniziato a chiamarmi “mamma in giallo”). Adatto per una serata tranquilla con tutta la famiglia, senza pretese né pensieri e con qualche risatina. Meglio però se possibile recuperare il già citato Bugiardo Bugiardo, identico per storia e tematiche ma infinitamente più divertente, pur essendo privo di pennuti (ma chi guarda con attenzione i bloopers dei titoli di coda troverà un cigno).

Voto: 2 Muffin

Sweeney Todd: Il Diabolico Barbiere di Fleet Street

Titolo originale: Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street

Anno: 2007

Regia: Tim Burton

Interpreti: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Timothy Spall

Dove trovarlo: a casa mia, in mezzo tra i dvd di Tim Burton e i musical

Benjamin Barker (Johnny Depp) è un barbiere londinese che vive felice con la moglie Lucy e la figlioletta Johanna. Purtroppo per lui però il potente giudice Turpin (Alan Rickman) si invaghisce della bella Lucy e per avere campo libero fa deportare Benjamin con un’accusa fittizia. Molti anni dopo Barker, che ora si fa chiamare Sweeney Todd, ritorna a Londra per cercare la sua famiglia, a scopre che la moglie, dopo essere impazzita, si è avvelenata, mentre la figlia è stata adottata proprio dal giudice Turpin. Ora vive per vendicarsi, e nell’attesa che il giudice entri nel suo negozio per farsi sbarbare si associa con l’intraprendente Mrs. Lovett (Helena Bonham Carter) nel vendere peculiari tortini di carne…

Con l’avvicinarsi della mia festa preferita, Halloween, mi tornano in mente i ricordi delle feste organizzate nel corso degli anni, una delle quali mi ha visto proprio nei panni di Mrs. Lovett, con tanto di mattarello insanguinato, scarafaggi sul tavolo e tortini di carne contrassegnati dai cartellini “poeta”, “pastore” e “frate”. Fin da quando lo vidi al cinema la prima volta ho adorato questo film, e non credo potesse essere diversamente, vista la mia grande passione per i musical e per Tim Burton. A differenza di molte delle opere del regista però Sweeney Todd non è una sua creazione originale, ma la trasposizione cinematografica di un musical teatrale del 1979 di Steven Sondheim (lo stesso di Into the Woods, in cui Johnny Depp ha la parte del lupo cattivo) vincitore di 8 Tony Award di cui uno assegnato all’interprete di Mrs. Lovett, la mitica Angela Lansbury: se vi è possibile reperire la versione teatrale originale ve la consiglio vivamente. Tim Burton non poteva certo restare indifferente di fronte ad un materiale di pregio come questo musical che si sposa perfettamente con la sua produzione per tono e tematiche. Proprio come i classici del regista infatti, Sweeney Todd racconta una favola con morale edificante in veste cupa e con un umorismo macabro all’inglese: a ben pensarci, nonostante il sangue scorra copioso, Sweeney Todd non è certo una celebrazione della violenza, ma anzi un esempio educativo di come la vendetta non porti che all’annichilimento di chi la perpetua. Per il barbiere di Fleet street infatti esiste ancora un possibilità per una vita felice, ma la getta al vento lui stesso reso cieco dal desiderio di uccidere il giudice Turpin. Lungi dall’essere un film per bambini (per carità!), io lo considero un film divertente e con un messaggio positivo, anche se in una veste decisamente gotica. La Londra di Tim Burton infatti è buia, cupa, come lo sono i pensieri del protagonista; le scenografie tetre ma allo stesso tempo cartoonesche hanno fruttato un Oscar per gli scenografi, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Il cast, composto da molti beniamini del regista, è davvero di prim’ordine e si esibisce con grande maestria in tutte le canzoni. Johnny Depp, alla sua sesta collaborazione con Burton, interpreta il vendicativo e dolente Sweeney Todd; Helena Bonham Carter è la cuoca dalla mille risorse Mrs. Lovett; Alan Rickman brilla nel ruolo dello spietato giudice Turpin e regala, in duetto con Johnny Depp, la meravigliosa canzone Pretty Women; Timothy Spall (anche lui, come Rickman e la Carter, presente sui set di Harry Potter come Peter Minus) è il perfetto funzionario leccapiedi; Sacha Baron Cohen stupisce con la sua prestazione canora nei panni del barbiere Pirelli, e colpisce tanto da essere scelto per un altro musical, I Miserabili, in cui si esibirà proprio al fianco di Helena Bonham Carter). La colonna sonora è imperdibile dalla prima all’ultima canzone (la mia preferita è A Little Priest). Sweeney Todd ha tutte le qualità possibili e per questo può ammaliare diversi tipi di persone: gli amanti dei musical, i fan di Tim Burton, i sensibili al british humor, gli amanti del gotico truce ma non troppo. Sconsigliato però agli schizzinosi alla Gordon Ramsey che vogliono a tutti i costi sapere da dove viene la carne nel loro tortino…

Voto: 4 Muffin

Anche Sweeney Todd sbarba molto a fondo

Bella e la Bestia, La

Titolo Originale: Beauty and the Beast

Anno: 2017

Regia: Bill Condon

Interpreti: Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Emma Thompson, Ian McKellen, Stanley Tucci

Dove trovarlo: Disney Plus

Belle è la ragazza più colta e bella del paesino in cui vive, e per questo i suoi concittadini la ritengono un’ eccentrica; quando l’aitante cacciatore Gaston le chiede di sposarlo Belle rifiuta, perché sogna di vivere una vita romantica e avventurosa come nei libri che tanto ama. Quando suo padre Maurice scompare misteriosamente nel bosco Belle segue le sue tracce fino ad un immenso castello, in cui il padre è tenuto prigioniero da un’orrenda bestia. Per salvare Maurice, Belle si offre di prendere il suo posto nelle segrete, e la bestia accetta lo scambio: Belle potrebbe spezzare l’incantesimo che tiene avvinto l’intero castello e tutti i suoi abitanti.

Alzi la mano chi sentiva il bisogno di questo remake live action del classico d’animazione del 1991, il primo film d’animazione in assoluto a vincere un Oscar come miglior film. Già, nessuno.

Questi live action sembrano scontentare tutti, fan e critici, eppure la Disney non demorde e ne ha già messi molti altri in cantiere. A questo punto nessuno più dubita che si tratti di un’operazione meramente commerciale, ma quando si va ad attingere ad un vero capolavoro come La Bella e la Bestia bisogna anche aspettarsi di deludere chi con questo film è cresciuto, ha riso, pianto e cantato. Il film è pedissequamente uguale al cartoon, tenta di ricostruirne ogni singola scena in un tentativo di risvegliare la nostalgia. Ci sono però anche delle aggiunte e dei cambiamenti, fatti per motivi diversi (ma soprattutto per saltare sul treno del #metoo), tuttavia nessuno di questi mi ha convinto. Ad esempio il tontolone Le Fou è stato trasformato in un omosessuale innamorato di Gaston (nel film viene detto esplicitamente) e nel finale trova la sua redenzione in quanto aveva agito non per il male ma per amore: non è forse un tantino esagerato? Perfino il magnifico cast, che se la cava egregiamente con le canzoni (Emma Thompson, nel ruolo di Mrs. Potts, riesce perfino a non sfigurare nel confronto con la divina Angela Lansbury) sembra sempre impacciato quando recita, probabilmente a causa dell’overdose di green screen e CGI cui viene sottoposto. Dan Stevens, che tanto avevo amato in Downton Abbey, è decisamente troppo maturo per fare il principe azzurro, e inoltre gli viene anche assegnata una canzone davvero inutile e noiosa (come tutte le nuove scene e canzoni inserite). Perfino Emma Watson, bellissima e brava nel canto, sembra sempre spaesata e sfodera in quasi tutte le scene un vago sorriso di circostanza come se non sapesse se in post-produzione le verrà affiancata una bestia  o un candelabro. Un gran spreco di talenti.

Voto: 1 Muffin Ipocalorico