Super Mario in Rima

Non ho mai giocato ai videogiochi di Super Mario, ma ricordo molto bene la musichetta perché mio fratello invece ci giocava sempre con il Game Boy. Ricordo di avere visto tanti anni fa il film tratto dal videogioco, con Bob Hoskins nei panni di Mario e John Leguizamo in quelli del fratello Luigi, che oggi si trova su Amazon Prime: simpatico ma non proprio un capolavoro, tanto che è già stato annunciato un nuovo film d’animazione per il prossimo anno.

Oggi i miei bimbi, complice la pubblicità capillare dei nuovi videogiochi e di tutto il merchandising, ma soprattutto il ritrovamento di quei reperti archeologici che sono i vecchi Game Boy dello zio, si sono appassionati alle avventure dell’idraulico baffuto più famoso del mondo.

Per partecipare in qualche modo a questa loro nuova passione ho ideato alcune rime.

Visto che ultimamente, tra impegni vari e aria di vacanze, sto pubblicando molto meno assiduamente, ne approfitto per un piccolo post video-ludico-poetico.

Caro, carissimo diario,

oggi ti parlo di Super Mario.

Un videogioco messo in rima?

Ma perché nessuno ci ha pensato prima??

Sembra un semplice idraulico, lo so,

di quelli che trovi su ProntoPro

ma in realtà è un eroe straordinario:

è mitico il nostro Super Mario!

È innamorato della Principessa Pesca

e i nemici la usano sempre come esca

così Mario con mille saltelli

dovrà superare tutti i livelli.

Corre, salta, sale sui cubi:

sempre meglio che aggiustare valvole e tubi!

Ma il nostro eroe non è da solo!

dei suoi alleati parliamo al volo:

col fratello Luigi parte all’avventura,

si sa, con la famiglia non si ha mai paura!

Luigi veste di verde, Mario di rosso,

saltano e corrono a più non posso

e alla fine coi loro baffoni

sconfiggono tutti i cattivoni;

poi c’è Yoshi, il Draghetto,

tenero e verde, alleato perfetto.

Mario prende monete e frutti

e i nemici li sconfigge tutti:

ogni giorno infatti si allena

per saltare ai nemici sulla schiena.

Sonic è il più veloce, Pac-Man il più goloso,

ma Super Mario è strepitoso!

Se hai un tubo che perde, la cucina allagata

o ti hanno rapito la fidanzata

chiama subito Super Mario 

(ore pasti) eroe leggendario!

Ricomincio da Noi

Titolo originale: Finding your Feet

Anno: 2017

Regia: Richard Loncraine

Interpreti: Imelda Staunton, Timothy Spall, Celia Imrie

Dove trovarlo: Amazon Prime

Dopo aver scoperto il marito in flagrante tradimento con la sua migliore amica, Sandra (Imelda Staunton) abbandona il fedifrago, la casa e la sua vita lussuosa per rifugiarsi dalla sorella Bif (Celia Imrie). Bif la accoglie con affetto ma presto i caratteri opposti delle sorelle porteranno all’attrito tra le due: se Sandra è composta, seria e posata, Bif al contrario è esuberante, disordinata e passionale. Per aiutare Sandra, Bif la coinvolge suo malgrado in un corso di ballo. Inizialmente Sandra sembra rifiutare ogni aspetto della vita della sorella, dalla marijuana alle sue frequentazioni, poi, poco alla volta, si lascia travolgere dalla sua energia e dal suo amore per la vita, fino a riscoprire se stessa, attraverso la danza (in cui eccelleva da bambina) e anche grazie a un sentimento inaspettato che la legherà sempre di più allo scapestrato (ma solo in apparenza) Charlie (Timothy Spall).

La storia del cinema in generale, e quella del cinema inglese in particolare, trabocca di storie in cui i personaggi, dopo una crisi esistenziale ed emotiva, ritrovano se stessi e la gioia di vivere grazie all’espressione, spesso artistica, della loro personalità più autentica. Succede ad esempio in Billy Elliot, Full Monty, Calendar Girls, tutte ottime commedie di formazione. Ricomincio da Noi appartiene allo stesso filone, sebbene sia un film dolceamaro che alterna momenti comici a momenti drammatici senza far prevalere nessuno dei due toni, anche se, forse proprio per questo suo essere ibrido, risulta meno riuscito degli altri che ho portato ad esempio. La forza del film quindi non si trova nella trama, piuttosto convenzionale, e nemmeno nei personaggi, che sono i caratteri tipici del genere, ma nel talento degli attori che, pur imbrigliati in questa struttura consolidata che non si prende alcun rischio riescono a restituire dei personaggi che, se non a tuttotondo, diventano delle figure aggettanti cui ci si affeziona e di cui si seguono con piacere le vicissitudini. Se il contrasto tra Imelda Staunton e Celia Imrie è il cuore della storia, il vero elemento d’interesse è il personaggio di Charlie, interpretato con spigliata dolcezza da Timothy Spall. Una curiosità: anche se non recitavano insieme, Imelda Staunton e Timothy Spall hanno preso entrambi parte alla saga di Harry Potter interpretando due personaggi spiacevoli, la tirannica preside Dolores Umbridge e il traditore Codaliscia. Consigliato a chi ha un debole per gli attori inglesi, per i film in cui si balla, per chi ama le storie leggere di riscatto personale, per chi vuole godersi un gruppetto di attempati ballerini inglesi che se la spassa per le strade di Roma.

Voto: 3 Muffin

Il Ritorno dei Pomodori Assassini

Titolo originale: Return of the Killer Tomatoes

Anno: 1988

Regia: John De Bello

Interpreti: Anthony Starke, George Clooney, John Astin, Steve Lundquist, Karen M. Waldron

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ieri è stato il compleanno di George Clooney, che ha compiuto 60 anni. Clooney è un attore che ho seguito molto negli anni passati (fin dai tempi del Dr. Ross di E.R.) e di cui ho avuto modo di vedere moltissimi film, alcuni bellissimi, altri molto meno belli, altri… bellissimi in modo molto diverso. È il caso di questo film, interpretato da George in gioventù (27 anni): Il Ritorno dei Pomodori Assassini. Come il titolo suggerisce si tratta del seguito di un altro film, Attacco dei Pomodori Assassini del 1978, sempre diretto da John De Bello e sceneggiato dal regista insieme a Costa Dillon e J. Stephen Peace.

La trama del primo film ci viene riassunta brevemente: alla fine degli anni ‘70 i pomodori, dopo aver subito una mutazione genetica, si erano ribellati e avevano dichiarato guerra alla razza umana. L’intero pianeta era in pericolo, ma alla fine i perfidi vegetali erano stati sconfitti grazie al coraggio di un uomo, il Tenente Wilbur Finletter (J.Stephen Peace), che aveva scoperto come i pomodori venissero annientati da una particolare canzone pop, Amore in Pubertà, e guidato il contrattacco terrestre fino a sbaragliare gli avversari. 

La nostra storia inizia dunque in un mondo in cui i pomodori sono diventati illegali (ma vengono contrabbandati): al solo nominarli si scatena il panico. Wilbur Finletter dopo la sua impresa eroica ha lasciato l’esercito e aperto una pizzeria (rigorosamente Tomato-free) in cui lavorano anche il nipote Chad (Anthony Starke) e il suo amico Matt (George Clooney). Mentre Matt passa tutto il suo tempo ad escogitare nuovi sistemi per conquistare le ragazze, Chad si sbizzarrisce dietro il bancone creando pizze sempre più fantasiose (con acciughe, burro d’arachidi e orsetti gommosi, per esempio). Nel frattempo, all’insaputa di tutti, il malvagio Professor Gangreen (John Astin) sta perfezionando un piano diabolico per conquistare il mondo servendosi di pomo-uomini, pomodori trasformati chimicamente in super-soldati. Il Professore però ha creato anche una pomo-donna, la bellissima Tara (Karen M. Waldron) di cui Chad, che va spesso alla villa per consegnarle la pizza, è invaghito. Tara, comprese le losche intenzioni del suo creatore, decide di fuggire, e non sapendo a chi rivolgersi chiede aiuto proprio a Chad.

Chi come me ha sempre avuto un debole per i film di serie B (o anche Z in molti casi) che mostrano, con effetti speciali più o meno accurati, animali che si ribellano all’uomo e diventano spietati assassini, ormai ha visto di tutto: squali, api, serpenti, pipistrelli, formiche, ragni, tafani, perfino funghi giganti… ma forse non i pomodori! Il Ritorno dei Pomodori Assassini, a differenza di alcuni dei film sopra citati, ha l’enorme pregio di non prendersi mai sul serio e riesce ad essere a tratti davvero molto divertente, giocando con il piano metacinematografico (mostrando cioè che i personaggi sono in realtà attori consapevoli di essere in un film) e utilizzando gag e battute come altre parodie del genere di Hot Shots!, Una Pallottola Spuntata o molti film di Mel Brooks. Non raggiunge gli stessi livelli, ma alcune trovate secondo me sono davvero ottime (come quella di inserire in scena gli sponsor per ovviare ai costi di produzione) e spesso si ride di gusto, con il valore aggiunto di vedere un giovane Clooney che fa il pizzaiolo (non perdete mai d’occhio le pizze!) o un attore del calibro di John Astin (il Gomez della serie tv La Famiglia Addams) interpretare lo scienziato pazzo. Anche se il film da noi resta sconosciuto (ricordo quanto fu difficile trovarlo quando, studiando la filmografia di Clooney, incredula ne scoprii l’esistenza) il suo successo è testimoniato dai suoi due seguiti, Killer Tomatoes Strike Back! e Killer Tomatoes Eat France!: in entrambi ritroviamo John Astin nei panni di Gangreen e Steve Lundquist come Igor, assistente del Professore che sogna la carriera di annunciatore in tv. Se vi piace George Clooney (ma anche se non vi piace!), se amate l’umorismo del trio Zucker-Abrahams-Zucker e di Mel Brooks, se collezionate animali e vegetali assassini, allora non perdetevi Il Ritorno dei Pomodori Assassini! su Amazon Prime. Sarete molto sorpresi di scoprire cosa può fare un pomodoro con sei bottiglie di latte e una sedia sdraio…

Celebrity Hunted – Caccia all’Uomo

Ormai da decenni abbiamo tutti capito che c’è davvero molto poco di autentico in qualsiasi reality show, ma questo è particolarmente vero per lo show di Amazon Prime (basato su un format britannico) Celebrity Hunted: Caccia all’Uomo. Se fosse tutto vero, infatti, assisteremmo a sei puntate in cui un gruppo di persone con accesso a tutte le risorse delle forze dell’ordine (computer, satelliti, intercettazioni, elicotteri, droni…) cerca di impedire a dei personaggi famosi (chi più chi meno) di vincere dei soldi da dare in beneficenza. Evidentemente non è così, non c’è alcun dubbio sul fatto che si tratti di uno spettacolo costruito, organizzato e recitato, in cui le risorse della polizia vengono solamente replicate (come viene specificato all’inizio di ogni puntata) e tutto è pianificato per intrattenere lo spettatore sfruttando la simpatia e le diverse doti delle celebrità coinvolte. Inoltre, come spesso accade, il vero eroe non è il vincitore del gioco (non farò spoiler in ogni caso) ma i cameraman, costetti e seguire i personaggi famosi ovunque (nei boschi, nelle cliniche di chirurgia plastica, nelle case sugli alberi, nei conventi) e a nascondersi e acquattarsi a loro volta per non essere individuati dagli Hunters (i Cacciatori). Ma questo non significa che Celebrity Hunted non sia divertente e non possa regalare qualche risata e molti momenti di leggerezza. Tutto ha inizio a Roma, dove si trova la sede degli Hunters (nella suggestiva lanterna di Fuksas, in cima al palazzo dell’Ex Unione Militare) e dove i concorrenti vengono radunati per l’inizio del gioco. I fuggitivi hanno avuto la possibilità di organizzarsi in coppie e di predisporre un mezzo per la fuga; ciascuno di loro inoltre è stato dotato di un cellulare di vecchia generazione (non Smartphone) tramite il quale, dopo 12 giorni di fuga, i concorrenti ancora in gioco riceveranno le coordinate del Punto di Estrazione (che può essere ovunque nel territorio italiano e che è sconosciuto anche ai Cacciatori). Avranno quindi due giorni di tempo per raggiungerlo, ma a quel punto avranno anche gli Hunters alle calcagna: il cellulare infatti, così come i loro cellulari personali, è sotto controllo. I fuggitivi dovranno spostarsi, nascondersi e sopravvivere senza farsi trovare e con poche risorse a disposizione (una tessera bancomat che eroga al massimo 70 euro al giorno e che, naturalmente, viene tracciata). Nella loro sede operativa i cacciatori, una squadra composta da ex rappresentanti delle forze dell’ordine, hackers etici (cioè “buoni”), criminologi e psicologi cercherà di individuare i fuggitivi e anticipare le loro mosse per catturarli tramite le squadre d’azione dislocate sul territorio italiano. Le prede, come dice il titolo, sono personaggi famosi dello sport, del cinema e dello spettacolo italiano: l’ex capitano della Roma Francesco Totti, che affronterà la sfida in solitaria; il conduttore tv Costantino della Gherardesca, anche lui deciso a fuggire da solo; gli attori Diana del Bufalo a Cristiano Caccamo (in tutta onestà, mai visti nè sentiti prima), in coppia; l’attore Claudio Santamaria (che ho apprezzato moltissimo in Lo Chiamavano Jeeg Robot) insieme alla moglie giornalista Francesca Barra; il rapper Fedez (di cui ancora non ho sentito una canzone ma che mi è piaciuto molto per come ha condotto L.O.L.) in coppia con lo youtuber Luis Sal. A rendere le cose divertenti sono le peculiarità di ciascun personaggio e le dinamiche che si vengono a creare tra le coppie, oltre alle diverse strategie adottate (chi ha un piano, chi si affida alla fortuna, chi sfrutta le conoscenze, chi conta sulla generosità degli sconosciuti). Qualcuno cercherà di sparire in un monastero, altri in una casa sull’albero o in una stalla, qualcuno invece finirà ad abbuffarsi in casa Surace. Mettetevi comodi, preparatevi a fare il tifo per la vostra celebrità del cuore e vi scoprirete a trattenere il respiro quando i Cacciatori si avvicinano… Anche se non è tutto vero, di sicuro è vero intrattenimento!

Predestination

Anno: 2014

Regia: The Spierig Brothers

Interpreti: Ethan Hawke, Sarah Snook, Noah Taylor

Dove trovarlo: Amazon Prime

Tratto dal racconto di Robert A. Heinlein Tutti voi zombie del 1959, Predestination si apre con una scena di caccia ad un attentatore che si conclude tragicamente per l’inseguitore, il quale rimane gravemente ferito e ustionato. Con uno stacco ci ritroviamo molti anni dopo in un bar. Il nuovo barista inizia con un avventore una normale conversazione di cortesia tra sconosciuti ma insiste poi per farsi raccontare tutta la sua storia. Il cliente lo avverte: si tratta di una storia davvero scioccante, che lo lascerà senza parole. il barista non si lascia dissuadere e così inizia un lungo e incredibile racconto…  

Non rivelerò altri dettagli della trama non tanto per l’accortezza deontologica verso gli spoiler, quanto perché se la raccontassi nessuno crederebbe mai che questa possa essere davvero la trama di un film. Non so come la storia si sviluppasse nel racconto da cui è tratto (il cui titolo tra l’altro viene citato scevro di contesto nel film generando un ulteriore senso di confusione nello spettatore), ma per quanto riguarda il film ci troviamo di fronte ad una malsana dimostrazione di cattivo gusto mascherata da curiosità per le ipotesi scientifiche più azzardate. Mi sono venuti in mente i protagonisti di The Big Bang Theory, che nel loro salotto avrebbero potuto facilmente sbizzarrirsi in ipotesi sui paradossi dei viaggi nel tempo, e questa diciamo che è la parte interessante, quella teoretica sul “cosa accadrebbe se si potesse viaggiare nel tempo e cambiare il passato?”. Tutto il resto non è che un guazzabuglio di aberrazioni etiche e psicologiche che al termine della visione lasciano un senso di disgusto difficile da dimenticare. Dunque, volendo trovare un pregio a questo film, è quello di non essere facilmente dimenticabile. I due protagonisti, che sono anche gli unici personaggi su cui si regge la trama, interpretati da Ethan Hawke e Sarah Snook, sono talmente assurdi, irreali e psicologicamente contorti che non saprei nemmeno giudicare la performance degli attori. Si salva il comprimario Mr. Robertson (Noah Talor), anche se le sue motivazioni restano imperscrutabili. In conclusione, se amate le elucubrazioni sui viaggi nel tempo e non temete la conseguenze più nefande che esse possono avere, potete tentare di guardare Predestination. Ma non dite che non eravate stati avvertiti!

Voto: 1 Muffin Ipocalorico

La Migliore Offerta

Anno: 2013

Regia: Giuseppe Tornatore

Interpreti: Geoffrey Rush, Sylvia Hoeks, Jim Sturgess, Donald Sutherland

Dove trovarlo: Amazon Prime (con abbonamento Premium)

Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è uno dei più quotati battitori d’asta ed esperti d’arte del mondo. La sua vita è ordinata, solitaria e scandita da rituali sempre uguali; Virgil vive nel lusso più elegante, che può permettersi anche grazie alle truffe che organizza con il suo vecchio amico, il pittore specializzato in falsificazione Billy Whistler (Donald Sutherland). La vita di Virgil viene però stravolta da una donna misteriosa, l’ereditiera Claire (Sylvia Hoeks), che lo incarica di esaminare e valutare il suo ingente patrimonio. Virgil si innamora di Claire pur non avendola mai vista: la donna infatti rifiuta di uscire dalla sua stanza e di incontrare altre persone, spaventata da tutto e da tutti a causa di una serie di disturbi psicologici. A poco a poco però, anche grazie ai consigli del giovane Robert (Jim Sturgess), Virgil sembra riuscire a vincere i timori e la ritrosia di Claire…

Giuseppe Tornatore, già regista di capolavori come Nuovo Cinema Paradiso e La Leggenda del Pianista sull’Oceano, dirige uno splendido cast internazionale in un film peculiare, formalmente curatissimo e dagli sviluppi imprevedibili. Geoffrey Rush si cala con disinvoltura nei panni dello sgradevole Virgil, egocentrico e misantropo, rappresentandone in modo convincente la grande arroganza e tutte le piccole caratteristiche manie (l’ossessione per i guanti, la tinta dei capelli e la sua esplicativa collezione privata di ritratti femminili che sottolinea le sue difficoltà nei rapporti con il sesso opposto). Tornatore, qui anche sceneggiatore, realizza una serie di inquadrature che sembrano proprio quadri, a sottolineare il fatto che la vita del protagonista è vissuta in modo asettico e anaffettivo come se fosse fittizia, anche nei rapporti con gli altri, sempre superficiali e guidati dalla sua pretesa di superiorità (lo capiamo bene quando esterna la mancata stima per il talento artistico dell’amico di sempre Billy, o quando dimostra di non conoscere nulla della vita privata dei suoi collaboratori). Le interpretazioni sono tutte di ottimo livello e le scelte di cast tutte felici per creare un insieme eterogeneo e funzionale di personaggi tutti ben definiti ma non completamente leggibili, il che crea una bellissima atmosfera “gialla” senza però mai introdurre le forzature tipiche del genere. Per prima cosa lo spettatore rimane incantato dalla bellezza formale delle immagini, ma proseguendo si rende conto che qualcosa non torna, che qualcuno sta manovrando nell’ombra e raccontando deliberate menzogne: ma capire chi è e quale sia il suo scopo non è semplice, e il finale sorprende a sufficienza ribaltando la prospettiva e risultando allo stesso tempo perfettamente coerente, quasi inevitabile. Ancora una volta Tornatore collabora con il maestro Ennio Morricone, la cui colonna sonora sposa felicemente l’eleganza del protagonista e delle immagini. Il regista non rinuncia anche a una lezione morale che viene impartita con precisione (l’inquadratura finale con gli orologi) ma senza pesantezza, lasciando lo spettatore pienamente soddisfatto. Un film che mi è piaciuto molto e che consiglio vivamente per come arricchisce il patrimonio cinematografico italiano contemporaneo di un elemento ragguardevole e che non sfigura affatto nel confronto con le grandi produzioni internazionali.

Voto: 4 Muffin

I Fratelli Sisters

Titolo originale: Les Frères Sisters

Anno: 2018

Regia: Jacques Audiard

Interpreti: John C. Reilly, Joachin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rutger Hauer

Dove trovarlo: Amazon Prime

I fratelli Eli (John C. Reilly) e Charlie (Joachin Phoenix) Sisters sono tra i più abili e famigerati cacciatori di taglie tra quelli al soldo del potente Commodoro (Rutger Hauer), che questa volta ha deciso di inviarli sulle tracce di un cercatore d’oro, Herman Kermitt Warm (Riz Ahmed). Il Commodoro ha anche mandato in avanscoperta un segugio, John Morris (Jake Gyllenhaal), il migliore nello scovare i fuggitivi ma molto meno abile con le armi da fuoco, per localizzare Herman. Ma inaspettatamente Herman convince John ad unirsi a lui nella sua ricerca della ricchezza: i fratelli Sisters dovranno quindi rintracciarli ed occuparsi di entrambi. Almeno in teoria…

Tratto dal romanzo del 2011 di Patrick DeWitt Arrivano i Sister, I Fratelli Sisters (“sisters” in inglese significa “sorelle”) è il primo film girato in lingua inglese dal regista francese Jacques Audiard, autore anche della sceneggiatura, che dirige un cast eccezionale in un’interpretazione del Vecchio West che attraversa tutti i toni, dal classico al divertito al tragico, spiazzando lo spettatore per la transizione inaspettata dalla canonica caccia all’uomo alla composizione del delizioso quartetto di personaggi in una situazione quasi bucolica per poi virare verso un’inedita caccia all’oro che ricorda le dinamiche del Tesoro della Sierra Madre di John Huston con Humphrey Bogart, almeno fino all’inatteso epilogo.

La visione, che trascina lo spettatore in un’altalena di umori ed emozioni, non è adatta a tutti, in quanto la violenza e le situazioni forti sono presenti; non è adatto nemmeno a chi ama il western classico e non gradisce le variazioni sul tema, perché qui i cowboy con le pistole non sono che uno spunto per riflettere su alcuni temi: famiglia, cupidigia, percezione di se stessi, convivere con il passato. Encomiabili tutti e due gli attori protagonisti e anche i due comprimari, che si caricano sulle spalle con consapevolezza questo fardello culturale ed emotivo restituendoci dei personaggi insoliti, anche attraverso dei dialoghi ben scritti ma che spesso paiono troppo forzati, troppo didascalici e poco realistici. Da segnalare anche una colonna sonora non riuscita, a tratti troppo invadente e non pervenuta invece nei complicati dislivelli emotivi, in cui sarebbe stata necessaria la sua guida (lo stesso che succedeva in Midnight Sky, sempre con colonna sonora di Alexandre Desplat). Rutger Hauer appare in un bizzarro cameo.

Voto: 3 Muffin

Moonwalkers

Anno: 2015

Regia: Antoine Bardou-Jacquet

Interpreti: Ron Perlman, Rupert Grint, Robert Sheehan

Dove trovarlo: Amazon Prime Video

Siamo alla fine degli anni ‘60, è ormai questione di giorni prima che l’Unione Sovietica riesca ad approntare la sua missione spaziale per la Luna. Naturalmente anche gli Stati Uniti stanno preparando una missione simile, ma poiché sono in gioco il prestigio internazionale e il dominio economico e politico globale non si possono correre rischi. Ecco perché la CIA incarica un suo membro fidatissimo, l’agente Kidman (Ron Perlman), di rintracciare il famoso regista Stanley Kubrick e convincerlo a girare, in totale segretezza, uno sbarco lunare americano fasullo da esibire in caso la vera missione spaziale dovesse fallire. Kidman parte per l’Inghilterra, dove deve incontrare l’agente di Kubrick ma per una serie di casualità si trova invece davanti Jonny, agente pasticcione di una band sconosciuta, il quale, tentato dalla cospicua somma di denaro promessa, decide di far spacciare il suo scapestrato coinquilino Leon (Robert Sheehan) per Stanley Kubrick per intascare il denaro e poi scomparire. Una volta capito il raggiro, Kidman ritrova i due impostori ma non ha altra scelta che collaborare con loro per girare il falso allunaggio prima che sia troppo tardi…

L’idea di partenza del film è molto accattivante e ricca di spunti, a partire dalla sigla animata che ricorda moltissimo quelle realizzate da Terry Gilliam per il Flying Circus e i film dei Monty Python, ma purtroppo non è stata sfruttata al meglio dal regista Antoine Bardou-Jacquet, privo di esperienza cinematografica se non si contano una manciata di video e di spot. Peccato perché la vicenda di per sè è già esilarante, solamente leggendo la sinossi della trama io ero già divertita, eppure il film manca del tutto di ritmo e di coerenza di tono, passando dalla commedia all’action violento alla farsa, inserendo sequenze immotivatamente lunghe di scontri fisici truculenti tra Kidman (affetto da disturbi post traumatici molto gravi) e scagnozzi di varia provenienza oppure di persone con i sensi ottenebrati dalla droga che si lasciano andare completamente a follie di varia natura. Tolte queste, il film sarebbe molto divertente, ricco di situazioni surreali ma buffe e sorretto da bravi attori. Ron Perlman, nonostante il ruolo strambo e le allucinazioni che offuscano spesso il giudizio del suo tosto personaggio (permettendo così alla vicenda di svilupparsi in qualche modo), è una garanzia di qualità, e Rupert Grint (a tutti noto come il Ron Weasley della saga di Harry Potter) è perfetto per il ruolo dell’opportunista imbranato ma pieno di risorse. Non mi sento di consigliarlo a cuore aperto per via dei suoi molti difetti, ma resta un film godibile in alcune parti con un’idea di fondo davvero buona, che poteva certamente essere sfruttata meglio. Peccato anche aver dato poco risalto a tutto l’aspetto metacinematografico della vicenda, che avrebbe meritato meno derive lisergiche e una migliore sceneggiatura. Non ho capito come mai tutta l’azione fosse ambientata in Inghilterra ma, da brava anglofila, l’ho apprezzato molto.

Voto: 2 Muffin

Stanley Kubrick, Ron Weasley e Rambo entrano in un pub…

Rampage

Anno: 2009

Regia: Uwe Boll

Interpreti: Brendan Fletcher

Dove trovarlo: Amazon Prime

Ho trovato questo film per puro caso su Amazon Prime Video, mentre cercavo tutt’altro (probabilmente l’omonimo film con The Rock e gli animali assassini giganti mutanti) e sono stata colpita dalla trama quasi inesistente che prometteva un’ora e mezza di intrattenimento senza nessuna pretesa e ancora meno pensieri: un ragazzo imbraccia le armi e stermina la folla inerme per strada in preda a furia omicida incontrollata. In verità, in barba a quello che dicono IMDB o la stessa Amazon Prime, in questo film c’è molto di più. Rampage mantiene la promessa con cui ci viene venduto, una gran dose di violenza senza tanta sovrastruttura, ma la faccenda è molto ma molto più divertente di come appare. L’inizio del film lascia decisamente perplessi, con le sue inquadrature tremolanti da video amatoriale e con i pochi attori in scena impegnati in lunghi dialoghi estremamente banali e privi di sostanza (molto realistici, in pratica), tanto che ci si inizia a chiedere che genere di film si stia guardando e se non si sia ancora in tempo per interrompere e vedere quello con Dwayne Johnson e il lupo gigante volante. L’utilizzo di continui flashforward però continua a prometterci che l’azione prima o poi arriverà, basta avere un po’ di pazienza. E infatti l’azione arriva, come promesso, con una violenza sanguinaria apparentemente immotivata che sembra togliere tutto il divertimento… sembra! Infatti, a poco a poco, iniziamo a capire che non si tratta affatto di uno sfogo irrazionale, ma che fa tutto parte di un piano molto (molto) ben congegnato e che Bill è mosso da motivazioni su diversi livelli. Il protagonista, con la perfetta faccia da schiaffi di Brendan Fletcher, inizia a emergere dai contorni di ragazzo pigro e bugiardo in cui ci era stato presentato per diventare, se non simpatico, di certo più accattivante (narrativamente parlando). Alla fine del film, ammesso che si riesca a tollerare una certa dose di sangue e di uccisioni (la violenza è molto realistica ma il regista fa anche alcune scelte sagge, per esempio di scatenare il protagonista in un momento della giornata in cui i bambini sono tutti al sicuro tra le mura scolastiche) la sensazione di appagamento è completa, solo che d’ora in poi giocare a bingo non sarà mai più la stessa cosa. Infine la notizia che del film siano stati fatti non uno ma due seguiti regala grande gioia allo spettatore. Sembrava Un Giorno di Ordinaria Follia, ma in realtà era ideologicamente più vicino a…

Voto: 3 Muffin

Scontri Stellari – Oltre la Terza Dimensione (recensione in versi)

Dal titolo ci si aspetterebbe, appunto, una guerra stellare,

Mentre invece iniziamo dentro un albero di Natale:

Lucette colorate ovunque senza motivo

E una navetta che col cartone anche io la costruivo.

La scena che vedo non è proprio bellissima, 

Anzi mi ricorda un po’ Paperissima:

Marco Columbro e Lorella Cuccarini

Avevano effetti speciali certamente più carini.

La musica è di John Barry, lo stesso di 007:

Almeno lui la buona volontà ce la mette.

Entra poi in scena Caroline Munro, la protagonista, 

niente da dire, una gran bella vista!

La bella Caroline Munro/ Stella Stella

Si chiama Stella Star, per gli amici italiani Stella Stella

Piratessa galattica, della galassia la più bella.

Al suo fianco il fedele Akton dai poteri strabilianti:

Dalle mani fa uscire le stelle filanti!

Che era una carnevalata si era già capito,

Non serviva mettere nella piaga il dito!

Akton, idolo delle feste di compleanno dei bambini

Sull’astronave c’è un’intelligenza artificiale

anzi, è proprio un grumo di materia celebrale!

I nostri eroi filibustieri vengono trovati

E dagli scagnozzi dell’Imperatore catturati:

Il robot “L”, che è C3PO ma il modello nero,

Non ha nemmeno un nome intero

Ma d’altra parte il regista non ci poteva pensare,

Aveva già il suo nuovo nome da inventare!

Il robot è quello in mezzo

Da “Luigi Cozzi” a “Lewis Coates” il passo è breve,

Per aver successo globalizzarsi si deve.

L’altro imperiale è Thor, non quello, ahimè,

Più che a un vikingo somiglia a Shrek

così , tutto dipinto di verde…

Non stringetegli la mano perché il colore perde!

La nostra Stella, portata via in tutta fretta

Non ha nemmeno tempo di indossare una camicetta;

Per svolgere i lavori forzati

Gli abiti sadomaso non son certo i più adeguati,

Ma Stella Stellina sobilla una ribellione

E in due e due quattro è fuggita di prigione

Ma è ancora lontana la libertà:

I suoi servizi sono richiesti da Sua Maestà.

Christopher Plummer è l’imperatore

(da ammirare per la sua mancanza di pudore),

Christopher Plummer è solo l’Imperatore dell’Universo

Vuole che Stella e Akton vadano subitissimo

A scovare il nascondiglio del Conte cattivissimo:

“Sarete accompagnati da Shrek e C3PO,

Io qui col mio ologramma vi aspetterò!”

L’imperatore si allontana, sembra finita la comunicazione

Ma gli è sovvenuta un’altra questione:

“Dimenticavo, perdonate lo sbaglio,

Se non vi secca mi riportate mio figlio?

Il mio unico discendente, l’erede al trono

Dell’universo e tutte le stelle che ci sono?”

Partono i nostri verso il Pianeta Proibito

Per sventare il diabolico piano dal Conte ordito.

Sulla strada giungono ad un pianeta di sole donne popolato

Rapiscono Stella e vogliono ogni uomo sterminato:

Un pianeta di sole ragazze in bikini?

Così iniziano molti film birichini

Vogliono torturare Stella con una macchina che distrugge la mente

ma non val la pena: sotto i capelli non c’è un bel niente!

Stella si salva anche questa volta

Ma stiamo per assistere ad una sorprendente svolta:

Thor/Shrek è un traditore in realtà

Stella e il robot surgelati nel ghiaccio abbandonerà,

Ma Akton è svelto e anche molto furbo

E ha tolto il fusibile per inserire il turbo

Recupera dal freezer il robot e Stella

E la scongela come i Quattro Salti in Padella.

Vi risparmio alcuni robot, scontri e lotte

Se no andiamo avanti fino a mezzanotte.

Tocca ora al pianeta dei cavernicoli

Ripresi dal basso così sembran più ridicoli

Ma un eroe misterioso con maschera da pesce

Spara laser dagli occhi e a salvare tutti riesce

Tutti i trogloditi son squagliati come burro,

Sorpresa: sotto la maschera c’è il Principe Azzurro!

David Hasselhoff senza salvagente né auto sarcastica

È ancora vivo, che notizia fantastica!

Per raggiungere il covo del Conte malfattore

Per fortuna c’è un comodo ascensore.

Akton si sacrifica per il bene e la gloria

E siamo quasi alla fine della storia.

Scontro finale, botte da orbi dappertutto

I nostri tentano il tutto per tutto:

Poiché nessuna munizione sembra funzionare

L’intera astronave gli devono lanciare

E finalmente il Conte capitola

Mettendo fine a questa farsa ridicola.

Tutti son felici e soddisfatti

Gli spettatori grosse risate si son fatti.

E se vi state domandando quale sia questa “terza dimensione

Guardate la scollatura di Caroline Munro e capirete l’allusione…

Queste recensione in versi è il premio per Bobby, il vincitore del gioco Indovina l’Attore!

Ancora complimenti Bobby, spero che il premio sia di tuo gradimento!

P.S. L’articolo era già pronto quando è arrivata la triste notizia della scomparsa di Christopher Plummer. Su Cinemuffin Christopher era comparso fino ad ora solamente in Cena con Delitto, in cui interpretava la vittima del misterioso omicidio. Credo che questo film sia un modo molto migliore di ricordarlo, nel ruolo di Imperatore dell’Universo, che alla fine del film guarda dritto in camera e dice: “Ora ci attende un periodo di pace e serenità”. E’ quello che tutti noi ti auguriamo Christopher.