Una Frittella di Mela al Giorno…

Su Disney Plus si possono trovare (quasi) tutti i film della nostra infanzia. Sono appunto quei film che, quando eravamo piccoli, ci piacevano tantissimo e ci facevano ridere, tanto che li rivedevamo in continuazione e li imparavamo a memoria. Questi due film invece non solo non li ho visti da piccola, ma non li avevo mai sentiti nominare: ne sono certa perché mi sarei ricordata di titoli così suggestivi! Li ho visti quindi solo da adulta, e sicuramente hanno perso molta della godibilità che avrebbero per un bambino, però mi hanno comunque intrattenuto piacevolmente e strappato qualche sorriso. Se anche voi siete cresciuti con Quattro Bassotti per un Danese, FBI operazione Gatto e Un Cowboy col Velo da Sposa, allora questa banda succulenta fa per voi!

La Banda delle Frittelle di Mele

Titolo originale: The Apple Dumpling Gang

Anno: 1975

Regia: Norman Tokar

Interpreti: Bill Bixby, Susan Clarke, Don Knotts, Tim Conway

Dove trovarlo: Disney Plus

Siamo nel caro vecchio west, dove Mr. Donovan (Bill Bixby), burbero giocatore d’azzardo, accetta di ritirare per un amico un misterioso pacco in arrivo sulla diligenza. Che shock scoprire che il pacco in questione sono in realtà tre bambini, di cui ora Mr. Donovan è costretto, suo malgrado, a prendersi cura. Mr. Donovan, desideroso di liberarsi dei bambini, stringe un accordo con la bella Dusty (Susan Clarke) per un matrimonio di convenienza, in modo che i piccoli vengano affidati alla donna e lui rimanga libero di inseguire i suoi sogni di ricchezza. Ma nel frattempo, nella vecchia miniera di cui i bambini sono proprietari, è stata trovata un’enorme pepita d’oro. Ora tutti in città desiderano adottare i bambini (anche l’amico si rifà vivo per reclamarli), ma loro invece vogliono restare con Mr. Donovan e Dusty: si accordano perciò con due fuorilegge imbranati, Amos (Tim Conway) e Theodore (Don Knotts), perché li aiutino a rubare la pepita dalla banca in cui è custodita: è nata la Banda delle Frittelle di Mele!

Anche se non c’è nulla di particolarmente originale in questo film, tutti gli elementi tipici dei film per famiglie sono presenti nella giusta quantità, in un buon equilibrio tra sentimenti e umorismo fino all’immancabile lieto fine. L’ambientazione del Far West è sempre suggestiva, i bambini dopo qualche scena entrano nel cuore dello spettatore e anche il cinico Mr. Donovan mostra infine il suo lato tenero; Susan Clarke è una bellissima e dolcissima Dusty, nonostante gli abiti maschili e l’atteggiamento da dura. Tutta una serie di personaggi minori fanno da contorno alla vicenda, dalla sceriffo barbiere al padre ubriacone di Dusty, garantendo simpatia e la giusta dose di confusione. Ma il vero cuore del film è costituito dai due incapaci rapinatori Amos e Theodore (e l’asino Clarice), di natura combinaguai ma sempre uniti in ogni malefatta e in ogni conseguente disastro. Il regista Norman Tokar, veterano dei film per famiglie Disney (suoi sia Quattro Bassotti per un Danese che Il Gatto Venuto dallo Spazio) sa benissimo come creare scene slapstick per tutti i gusti e come far vincere l’amore senza diventare stucchevole. In internet si trova la ricetta degli Apple Dumplings (ravioli di mele) per accompagnare la visione!

La Banda delle Frittelle di Mele 2

Titolo originale: The Apple Dumpling Gang Rides Again

Anno: 1979

Regia: Vincent McEveety

Interpreti: Don Knotts, Tim Conway

Dove trovarlo: Disney Plus

Amos (Tim Conway) e Theodore (Don Knotts), stanchi della vita troppo tranquilla nella fattoria con Mr. Donovan, Dusty e i bambini, raggiungono Junction City per cercare fortuna, questa volta onestamente. A causa di una serie di equivoci vengono però scambiati per i rapinatori della banca e lo sceriffo Hitchcock si mette sulle loro tracce. I due si rifugiano in un forte e vengono arruolati come soldati, ma tra indiani, armi e munizioni che scompaiono e criminali nascosti nelle caverne ne passeranno di tutti i colori!

Anche il regista Vincent McEveety è un veterano della commedia per famiglia Disney (suoi Un Papero da un MIlione di Dollari e Herbie al Rally di Montecarlo, in cui recita anche Don Knotts) ma, forte del successo del primo film, alza il tiro e realizza un film più complicato, con abbondanza di personaggi, sottotrame (anche amorose, naturalmente) e colpi di scena che vedono la Banda delle Frittelle di Mele, composta questa volta solo da Amos e Theodore, mettersi sempre più nei guai con situazioni sempre più assurde e incredibili, anche quando i due compari cercano di rigare dritto. Non so se i bambini potrebbero apprezzare questo film così complicato e pieno di personaggi minori (soldati, fuorilegge, perfino gli indiani), meno tarato sui loro gusti rispetto al precedente, ma di sicuro il divertimento non manca in questa serie rocambolesca di situazioni tipiche dell’ambientazione western (il forte, l’assalto al treno, gli indiani, la rapina…) in cui niente va mai secondo i piani. Gran numero di attori eccellenti (Tim Matheson, Jack Elam, Robert Pine, Kenneth Mars) in un film pensato stavolta più per gli adulti ma sempre simpatico e con scene comiche esagerate e divertenti e il tanto agognato lieto fine. Disney Plus lo propone col titolo alternativo La Gang delle Sfoglie di Mele Colpisce Ancora, ma comunque li si voglia chiamare si tratta sempre degli stessi dolci Apple Dumplings che fanno venire l’acquolina in bocca anche quando non si vedono.

Ferdinand

Anno: 2017

Regia: Carlos Saldanha

Interpreti: John Cena, David Tennant, Bobby Cannavale, Kate McKinnon, Peyton Manning

Dove trovarlo: Disney Plus

Fin da piccolo Ferdinand è diverso da tutti gli altri torelli: lui non desidera combattere nell’arena per la gloria, ma solo stare annusare i fiori, che sono la sua passione. Quando il padre perde la vita combattendo contro un torero Ferdinand scappa dall’allevamento e si perde. Viene trovato e adottato dalla piccola Nina e da suo padre, che vivono in una deliziosa fattoria e vendono i loro fiori al mercato. Ferdinand cresce felice e diventa grande e forte, tanto che, innervosito dalla puntura di un’ape, quasi distrugge l’intera piazza. Le autorità, indifferenti alla disperazione di Nina, lo portano via: Ferdinand si ritrova nello stesso allevamento in cui era nato e ritrova i vecchi compagni, ormai cresciuti anche loro e bramosi di essere scelti per sfidare El Primero, il torero più forte della Spagna. Ferdinand non ha alcun desiderio di lottare, ma la sua possenza fisica lo fa notare da El Primero, che sceglie proprio lui come suo avversario per la sua ultima, spettacolare corrida nell’arena di Madrid…

Ormai sappiamo che la Disney si sta dando allo shopping sfrenato di altre case di produzione: tra i suoi ultimi acquisti la Blue Sky, che ci ha regalato un gioiello come L’Era Glaciale. Dallo stesso regista, Carlos Saldanha, proviene anche questo cartoon dall’insolita ambientazione spagnola che punta il dito contro l’antica tradizione della corrida, sempre più deprecata ma non ancora abbandonata del tutto in Spagna. Ma il film non è solo una denuncia contro questo spettacolo ingiusto e violento, ma una bella storia di amicizia, di sogni che si realizzano e soprattutto di autoconsapevolezza. Ferdinand infatti sa di essere diverso dagli altri fin da cucciolo, amante come è dei fiori più che delle lotte tra corna, e anche se ama molto il padre sa di non voler diventare come lui, anche se la sua presa di posizione sembra precludergli l’amicizia e il rispetto degli altri tori. La morte del padre avviene fuori dallo schermo, mettendo al sicuro spettatori grandi e piccini da traumi emotivi eccessivi, ed è subito stemperata dalla gioia di Ferdinand che trova finalmente una casa e una famiglia amorevole che lo accetta per come è, senza condizioni. Il messaggio positivo, immancabile, condanna la violenza ed esalta invece il coraggio di seguire i proprio sogni al di là di ogni imposizione esterna, sottolineando inoltre come l’amicizia e il rispetto siano sempre possibili anche tra persone (o animali) con principi e obiettivi diversi. Ferdinand ha il pregio di non essere mai troppo scontato, sebbene sia perfettamente in linea con gli altri prodotti di animazione di questi anni, di buona qualità tecnica (per capire quale sforzo produttivo ci sia dietro un film come questo basta sbirciare nei titoli di coda e vedere come esista un “capo responsabile del pelo” tra gli animatori) e con un ottimo cast di doppiatori. L’ambientazione spagnola è una piacevole novità, mentre per il resto si ritrovano gag e personaggi non particolarmente originali ma che funzionano perfettamente (attenzione alla “capra calmante”, dopo aver visto il film ne vorrete una anche voi). Bello per grandi e piccini, disponibile su Disney Plus, dove troverete anche un corto d’animazione Disney del 1938, Ferdinando il Toro, vincitore dell’Oscar come miglior cortometraggio, anch’esso tratto dal racconto di Munro Leaf La Storia del Toro Ferdinando.

Voto: 3 Muffin

Onward – Oltre la magia

Titolo originale: Onward

Anno: 2020

Regia: Dan Scanlon

Interpreti: Tom Holland, Chris Pratt, Octavia Spencer

Dove trovarlo: Disney Plus

Onward è ambientato in un mondo fantasy, popolato quindi da molte diverse razze (elfi, fate, unicorni, centauri…) che convivono in armonia, in cui però la magia è stata da lungo tempo abbandonata a favore della tecnologia. Nella città di New Mushroomtown (la Nuova Città dei Funghi) vivono due giovani fratelli elfi, Barley e Ian, appassionato di giochi di ruolo e di storia della magia il primo, occupato ad affrontare le classiche difficoltà dell’adolescenza il secondo. Il padre è morto quando erano molto piccoli e la madre Laurel, affettuosa ed energica, ha il suo bel daffare per contenere l’entusiasmo di Barley e spronare l’insicuro secondogenito. Per il suo sedicesimo compleanno, Ian riceve un regalo davvero speciale, lasciato per lui dal padre: un bastone magico insieme ad una pergamena con un incantesimo che permette di riportare in vita un defunto per ventiquattro ore. Barley, elettrizzato, usa tutte le sue conoscenze sulla magia, ma non riesce a lanciare l’incantesimo. A sorpresa, invece, Ian scopre di essere in grado di utilizzarlo, ma nel tentativo di lanciare la magia qualcosa va storto e del padre si materializza solamente la parte inferiore del corpo. Barley e Ian dovranno quindi intraprendere una missione per recuperare un oggetto magico e portare l’incantesimo a compimento, per poter parlare con il padre (tutto intero) per un’ultima volta.

Onward, disponibile su Disney Plus dal 6 gennaio, risente certamente del fatto di essere uscito al cinema molto brevemente durante la riapertura post-lockdown e di essere approdato sulla piattaforma streaming pochi giorni dopo l’acclamato Soul, di cui non eguaglia l’originalità e la peculiarità. Della mia esperienza di visione con GroupWatch ho già parlato qui, ma al di là di tutte le difficoltà distributive cui è andato incontro, Onward resta un classico e dignitoso prodotto Disney-Pixar la cui visione è piacevole per grandi e piccini anche se non particolarmente entusiasmante. La parte sicuramente più interessante è la creazione di questo mondo ibrido tra fantasy e tecnologico, in cui gli unicorni mangiano spazzatura per le strade e gli elfi giocano di ruolo. Purtroppo questa realtà così affascinante e ricca di spunti viene mostrata solo brevemente nel prologo e ripresa poi a spizzichi e bocconi nel corso del film, ma per quanto mi riguarda, nel momento in cui sono stati introdotti i personaggi ed ha preso il via la trama principale mi sono sentita dispiaciuta per non aver avuto la possibilità di esplorare meglio tutto il resto. E di sicuro ci sarebbe stato molto da esplorare, come raccontano i bellissimi contenuti speciali disponibili su Disney Plus. L’intera troupe infatti ha preso parte ad un processo creativo lungo e complesso per dare vita a questa realtà rendendola realistica ad ogni livello. Le tecnologie digitali all’avanguardia hanno reso possibili scene ed effetti speciali grandiosi grazie al lavoro sottostante di uomini e donne sensibili e meticolosi. Per gli scenari più spettacolari, come quello della camminata nel vuoto o dello scontro finale, sono stati utilizzati visori per la realtà virtuale per esplorare i paesaggi realizzati al computer da ogni posizione e angolazione, oltre che per meglio comprendere le reazioni emotive dei personaggi. Agli animatori è stato richiesto ad esempio di affrontare una camminata nel vuoto virtuale. Molto difficile è stato anche capire come poter rendere in qualche modo senzienti ed emotive… un paio di gambe! Un attore davanti ad un green screen ha provato e riprovato i movimenti (e il ballo) del papà dimezzato per dare spunti agli animatori. Ma l’argomento più interessante è la magia: molti membri della troupe erano infatti appassionati di fantasy e di giochi (in altre parole, erano dei nerd) e si sono sbizzarriti nell’inventare le formule magiche, gli incantesimi e i movimenti per lanciarli. Il gioco di ruolo di cui Barley è appassionato, Quest of Yore, è stato inventato per intero, carte e miniature comprese, e i membri della troupe ci giocavano durante le pause per assicurarsi che tutti gli elementi presenti nel film fossero coerenti oltre che evocativi. Il processo di scrittura non è stato meno complesso. L’idea di base nasce dal vissuto personale di Dan Scanlon, regista e sceneggiatore, il cui padre è morto quando lui e il fratello erano molto piccoli, lasciando solamente un’audiocassetta in cui aveva registrato due parole: “ciao” e “addio”. “E queste” spiega Scanlon “sono proprio le due parole che i protagonisti hanno bisogno di sentirsi dire dal padre: Ian, che quasi non lo ha conosciuto, vorrebbe una scambio con lui, mentre Barley, che non ne ha avuto l’occasione, vorrebbe dirgli addio”. I personaggi principali sono modellati non solo su Dan e suo fratello, ma ancora una volta, come da prassi Pixar, tutta la troupe è stata coinvolta nel processo creativo e invitata a condividere aneddoti su persone importanti nelle loro vite, le quali sono poi state tutte invitate alla festa di fine produzione. Un ultima nota va fatta sul doppiaggio: quello italiano è ottimo, ma consiglio se possibile la visione in lingua inglese perché Tom Holland, che dà la voce a Ian, e Chris Pratt, che invece doppia Barley, sono una duo fenomenale (avendo anche già recitato insieme negli ultimi film Marvel, in cui interpretano rispettivamente Spiderman e Starlord). Il personaggio che vince il premio simpatia però è Colt, poliziotto centauro, nuovo compagno di Laurel, impacciato e autoritario all’inizio ma pronto a correre con la chioma al vento nel finale, dopo che Ian e Barley hanno riportato nel mondo un pizzico di magia, ma soprattutto nuova fiducia per tutte le creature, compresi loro stessi, consapevoli ora della profondità del loro rapporto. È tutto (ma se non vi è bastato dopo la visione cliccate su Extra per i contenuti speciali), godetevi il film!

Voto: 3 Muffin

GroupWatch

La piattaforma streaming Disney Plus da qualche tempo ha messo a disposizione dei suoi abbonati uno strumento per la visione di contenuti condivisa di nome GroupWatch.

Che cos’è? 

GroupWatch permette di creare per un qualsiasi contenuto della piattaforma una sessione di streaming e di invitare fino a 6 persone che abbiano a loro volta un account Disney Plus a parteciparvi. 

Come funziona?

GroupWatch genera un link da inviare ai partecipanti i quali non dovranno far altro che cliccarci sopra all’orario stabilito. Quando il creatore del gruppo premerà “Avvia streaming” il film inizierà simultaneamente per tutti i partecipanti. Allo stesso modo, se qualcuno vorrà mettere in pausa o scorrere avanti o indietro, lo stesso succederà per tutti gli altri, così da permettere delle “pause pop-corn” condivise. Infine tutti i partecipanti possono inviare durante la visione delle emoticon che appariranno a tutti in un angolo dello schermo per esprimere il proprio stato d’animo durante una particolare scena.

Ma funziona?

Ecco, insomma. I problemi derivano dall’interazione tra diversi dispositivi, in quanto a Disney Plus si può accedere tramite pc, smartphone o televisore. Ma come è possibile cliccare un link dal televisore? Bisogna dunque farlo da un altro dispositivo, ma poiché non è possibile effettuare due accessi simultanei con lo stesso account nemmeno questo funziona, se si vuole vedere il film sullo schermo della tv. GroupWatch funziona anche tra utenti che condividono uno stesso account, ma con le stesse problematiche nella gestione dei diversi dispositivi. Inoltre GroupWatch non è, almeno non ancora, uno strumento completo, perché necessita comunque della mail per inviare il link agli invitati; inoltre, nell’orario stabilito, viene spontaneo contattarsi in ogni caso per accertarsi di essere tutti presenti e attenti (io per esempio non avevo finito di prepararmi il tè e ho fatto slittare l’inizio di qualche minuto).

La mia esperienza

Finora ho provato a usare GroupWatch solamente una volta, per vedere Onward (di cui arriverà dunque recensione a breve) con una coppia di amici. Ho inviato la mail con il link generato da GroupWatch e mi sono accordata sull’orario. Al momento di iniziare lo streaming la situazione era molto simile a quelle delle videochiamate cui ci siamo dovuti purtroppo abituare: “Ci siete?” “Non vi vediamo connessi” “Come si clicca un link dal televisore??” “Stavamo cambiando dispositivo e abbiamo perso l’inizio” “Ricominciamo da capo” “Si è bloccato tutto”. Conclusione? Abbiamo tutti abbandonato GroupWatch, ciascuno ha selezionato il film e per telefono ci siamo detti: “Pronti? Tre, due, uno…via!” Le faccine ce le siamo mandate su WhatsApp.

Conclusione

L’idea secondo me è molto carina, forse bisogna solo capire meglio come funziona lo strumento. In questo momento particolare, in cui non è possibile vedere un film con gli amici né in sala e nemmeno sul divano di casa, io ho trovato molto simpatica questa idea per la condivisione, quindi farò sicuramente dei nuovi tentativi con GroupWatch.

Buon 2021!

Niente può impedire a Mel Brooks di brindare in Silent Movie

Non saranno le ultime e non son certo le prime

Ma gli auguri di buon anno scelgo di farli in rime

E per quanto nè Stilnovo nè Dadaismo sia

È sempre piacevole leggere una poesia

(ricordo che a scuola di componimenti ne recitavamo tanti

Ben incollati sulla schiena del compagno davanti)

Soprattutto se l’anno che stiamo per salutare

Come questo 2020 è proprio da dimenticare:

Con la pandemia, la crisi e poi anche il terremoto.

Con amici e parenti abbracci solo da remoto.

C’è comunque molto di cui esser grati

Anche solo il fatto di non essere ammalati

E di poter contare sugli affetti di amici e famiglie

Mentre si costruiscono lunghe piste con le biglie

E si fanno coi bambini mille giochi e lavoretti

Per far passare il tempo quando in casa si è costretti.

Stasera tutti quanti in casa brinderanno

E saluteranno con grande speranza il nuovo anno.

Per me questo 2020 è stato pieno di sorprese

E tutto è iniziato con un dolcetto inglese:

Cinemuffin e i suoi amici mi hanno dato grande soddisfazione

Anche nei momenti di sconforto e frustrazione:

condividere la mia passione per la settima arte

Ha rimescolato in tavola tutte le carte

Portando nuovi amici, curiosità e divertimento

In questo anno che si conclude con un stellestrisciavvicendamento

E chissà se il nuovo Presidente americano neoeletto

Ci diletterà anche lui con una canzone o qualche balletto.

Il 2020 è stato molto brutto ma si trova sempre anche il bello

Per esempio in un bell’uomo che di nome fa Rastrello.

Con Charlize Theron e i suoi amici immortali

Di adrenalina e di azione ne abbiamo avute a quintali.

Non sono mancate nemmeno le storie vere

Come quella di Ivan, gorilla pittore, o di Quarto Potere:

Con Mank David Fincher ci ha portati nel passato

Con un bianco e nero che anche al presente sembra adeguato

Ma a tutti noi il colore piace molto di più

Così arriva a velocità supersonica un porcospino tutto blu.

Già, tutti noi preferiamo un mondo a colori

E Hollywood ce ne offre uno contro tutti i malumori.

Abbi Fede” ci ha detto Pasotti “il Bene vince sempre sul Male”

E infatti il mitico Kurt Russell salva di nuovo il Natale.

Con il bellissimo Soul della Disney si conclude questa annata

Di cinema e di vita che non verrà presto dimenticata.

Questa sera niente conga nè baci sotto il vischio

Perché è bene evitare di ogni contagio il rischio

Ma questo non vieta di augurare che il 2021

Porti serenità, gioia e bei film per ognuno!

E mentre aspettiamo che riaprano le sale

A fare un bel brindisi non c’è niente di male!

Auguri di buon anno da Cinemuffin!

Star Wars: Episodio IX – L’ascesa di Skywalker

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker

Anno: 2019

Regia: J.J. Abrams

Interpreti: Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Adam Driver

Dove trovarlo: Disney Plus

Questo film mi è stato somministrato contro la mia volontà, mentre ero inerme causa malattia stagionale che mi ha messa ko per un po’ e non mi ha lasciato le forze per ribellarmi, o quanto meno trascinarmi via dal divano. A onor del vero aggiungo però che la pillola è stata addolcita da un pacchetto gigante di M&M’s che mi hanno tenuta buona per tutto lo scorrimento degli arcinoti titoli iniziali proiettati come da tradizione su screensaver spaziale. Nonostante questo mi sono persa già al riassunto delle puntate precedenti: dopo tanti anni e tante prese in giro, una su tutte Balle Spaziali, come si possono ancora leggere quei letteroni giganti scorrevoli senza iniziare già a ridere? Io non mi sono mai appassionata alla saga di Star Wars, ho visto i primi tre film da piccola ma non mi hanno mai conquistata, e con quelli nuovi non è andata molto meglio. Vidi perfino L’Attacco dei Cloni al cinema perché, dopo aver visto Moulin Rouge, avevo una gran cotta per Ewan McGregor, ma nonostante questo non ricordo nulla, come anche dei successivi del resto. L’unico che ho trovato gradevole è Rogue One, un discreto film d’avventura con l’ambizione di spiegare come mai ci fosse quel famoso tallone d’Achille nell’efficientissima Morte Nera. Comunque mi sono rassegnata all’idea di vedere il film e mi sono accorta da subito che mi ero completamente sbagliata, valeva eccome la pena di vederlo: mai riso così tanto, dai tempi di Una Pallottola Spuntata credo. Non ci provo nemmeno a riassumere la trama o a disquisire sui diversi aspetti del film, da completa ignorante della saga non ne sarei in grado. Preferisco invece riportare un elenco delle domande che mi sono posta durante la visione e alle quali non ho saputo trovare risposta, sperando che qualcuno dei miei lettori possa magari illuminarmi in merito. Ma anche se così non fosse, siccome di questi tempi una bella risata è una cosa ancora più preziosa, ritengo che siano stati 141 minuti ben spesi. Chiedo scusa se i miei dubbi non sono in ordine cronologico rispetto alla trama, ma credo sia nello spirito della saga rimescolare il continuum temporale…

  1. Perchè i Cavalieri Neri, arrivati non mi ricordo su quale pianeta all’inseguimento dei nostri eroi, si sono fermati tutti in posa plastica sopra ad un altopiano? Erano atterrati lassù? E perché? E perché erano scesi tutti dalla nave? O forse avevano parcheggiato sulla sabbia e poi erano saliti lassù per avere una visuale migliore? Tutti assieme?
  2. Dopo che i nostri eroi hanno recuperato il puntatore C-3PO rivela di non poter tradurre le coordinate perché il messaggio è in lingua Sith, una lingua proibita per la sua programmazione; dunque i nostri decidono di formattarlo completamente, cancellandogli la memoria, perché possa tradurre le coordinate per loro. Ma perché? Non potevano farsi mostrare il punto su una cartina? O farsi dare le indicazioni? O fargli guidare l’astronave? O almeno “Acqua, acqua, fuochino…”?
  3. Perché quando i nostri eroi lasciano il campo dei ribelli non portano con loro R2D2 ma un altro robot, anzi altri due? Hanno competenze specialistiche diverse? Cioè, mi chiedo se ci sia un motivo di trama per questo scambio di robot, oltre alla suspense di non sapere se C-3PO recupererà la memoria perduta e, ovviamente, al bisogno di vendere tazze e magliette con il nuovo robot.
  4. Perchè quando i nostri eroi scendono sottoterra e trovano lo scheletro di un tizio che stava benissimo fino al giorno prima a nessuno viene in mente che ci sia una creatura carnivora che dimora in quel luogo? Eppure, più posto da Tremors di così non c’è, con sabbie mobili e tutto!
  5. Ho visto benissimo uno Stormtrooper colpire qualcosa! Beh, era un altro Stormtrooper, conta lo stesso?
  6. Perché la Power Ranger rosa è innamorata di Poe? E perché decide di aiutare quelli che tutti i soldati stanno cercando (anche se lo stanno facendo in stile Brian di Nazareth)? E perché mai gli sceneggiatori le fanno dire una cosa scema come “non so perché ma tu (Rei) mi sembri una a posto”?
  7. Ad un certo punto, con un effetto sorpresa da cardiopalma, la spia tra le fila dei nemici si rivela. Ma la sua motivazione? A sua detta è “Kylo Ren mi è antipatico”. Tutto qui? Un po’ deboluccia come motivazione per rischiare la vita… Mi è sfuggito qualcosa?
  8. Nello scontro finale a un certo punto Poe dice “Questa è l’ultima occasione per colpirli!” Ma perché? Tutte le navi avevano finito contemporaneamente tutte le munizioni tranne un ultimo colpo? Oppure avevano tutti il copione in tasca come su Robin Hood – Un Uomo in Calzamaglia e sapevano che stava per finire il film?
  9. Sempre durante lo scontro finale, per un po’ Finn, dopo aver solennemente annunciato che farà saltare in aria la nave ammiraglia nemica, scompare dall’azione. Quando ricompare vediamo la sua amica Jannah che collega due cavi e fa effettivamente saltare in aria tutto. Ma come ci sono riusciti? Cosa hanno usato come esplosivo? Come sono entrati nella nave per piazzarlo? Questa volta giuro che sono anche tornata indietro per vedere se mi ero persa la scena…
  10. Perché i soldati dei cattivi hanno uniformi di tre colori diversi, nere bianche e rosse? Indicano chi deve morire per primo come in Star Trek?
  11. Gli animali che attaccano nella battaglia finale, quelli che sembrano yak, come sopravvivono nello spazio in uno scontro tra astronavi?

(Spoiler Alert)

  1. Abbiamo saputo che Palpatine è il nonno di Rei e abbiamo visto brevemente i genitori di Rei, due persone di aspetto normale. Ma dunque la nonna di Rei era una super top model o qualcosa del genere? E come mai, come mai, si è accoppiata con Palpatine?
  2. Perché nello scontro finale Rei non ha guarito Kylo Ren? I Tremors sì e il figlio di Han Solo no?
  3. Palpatine spiega che per tutto il tempo non voleva Rei morta, la voleva piuttosto seduta sul trono del male. Ma allora perché mandare così tanta gente a cercare di ucciderla? Nemmeno ai suoi occhi Kylo Ren dunque aveva un minimo di credibilità? A quanto pare no…
  4. Avevamo visto una scena imbarazzante (per gli sceneggiatori intendo, e non certo l’unica) in cui durante una festa Rei viene approcciata da un’aliena che vuole sapere ad ogni costo il suo cognome. Segnata da questa esperienza, nel finale decide di prendersene uno, uno famoso già che c’è: Skywalker. Ma quindi, nel mondo di Lucas, chiamarsi “Skywalker” d’ora in poi sarà come chiamarsi “Snow” o “Stone” in quello di Martin? Sarà il cognome usato per tutti i trovatelli jedi? O chiunque potrà cambiare il suo cognome in “Skywalker” a piacimento? Allora, siccome lo ammiro molto, posso farmi chiamare “Hasselhoff” da oggi? Sono rimasta un po’ confusa.

Il Nuovo 007 è Donna

Quella che fino a due giorni fa era solamente un’illazione è stata ora confermata: il nuovo 007 sarà una donna. Per la precisione l’iconico ruolo di agente segreto di Sua Maestà verrà ereditato dall’attrice inglese Lashana Lynch. Il passaggio di testimone avverrà nel venticinquesimo film della saga di James Bond, No Time to Die, la cui uscita, già rimandata due volte a causa della pandemia globale, è attualmente prevista per il 2 aprile 2021 (anche se girano alcune voci riguardo ad una possibile uscita esclusivamente in streaming sulla piattaforma AppleTv). No Time to Die sarà l’ultimo film per Daniel Craig, il sesto attore a ricoprire il ruolo di 007 (dopo Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan) e il primo per Lashana Lynch, che farà il suo debutto nei panni dell’agente segreto Nomi, successore designato di 007 il quale ha abbandonato il servizio attivo per ritirarsi in Giamaica. Al momento non si conoscono altri dettagli sul personaggio e sulla trama, ma l’attrice in una recente intervista a Harper’s Bazar ha confermato che l’onore e l’onere di essere il nuovo 007 ricadrà proprio sulle sue spalle. Lashana ha già subìto molti attacchi sui social network, ma ha dichiarato di aver compreso che non si tratta di attacchi personali: “Io sono una donna di colore. Se  il ruolo fosse stato assegnato ad una qualsiasi altra donna di colore, lei avrebbe ricevuto gli stessi attacchi. Devo solo ricordare a me stessa che sono parte di qualcosa che sarà molto, molto rivoluzionario”. Ma lo sarà davvero? La scelta di Lashana Lynch come nuovo 007 sarà davvero così inedita e rivoluzionaria per la saga nata dai libri di Ian Fleming? 

Quando Sean Connery venne proposto dal produttore Albert “Cubby” Broccoli come possibile protagonista di Licenza di Uccidere furono in molti a pensare che non si trattasse di una buona idea. Lo stesso Connery dubitava di essere adatto al ruolo. E l’autore dei romanzi, Ian Fleming, rimase dubbioso sulla scelta di Connery fino a che non furono ultimate le riprese di Dalla Russia con Amore: lui avrebbe preferito vedere nei panni di 007 l’attore americano Hoagy Carmichael. Ricordiamo che all’epoca Sean Connery aveva recitato in appena un pugno di film, di cui il più noto era Darby O’Gill e il Re dei Folletti della Disney. Ma soprattutto ricordiamo che Sean Connery, che avrebbe interpretato un’elegante e sofisticata spia del servizio segreto inglese, era in realtà scozzese!

Lashana Lynch, inglese ma figlia di immigrati giamaicani, attualmente ha al suo attivo appena una manciata di film, di cui il più famoso è sicuramente Captain Marvel (potete trovarlo comodamente su Disney Plus) oltre ad alcuni ruoli in diverse serie tv. 

Quando inizialmente le era stato proposto di prendere parte alla saga di James Bond Lashana era riluttante: temeva di perdersi nella folla di donne bellissime che 007 ha sedotto e abbandonato nel corso dei decenni. Ma la produttrice Barbara Broccoli, figlia di Albert, e il regista Cary Fukunaga l’hanno subito rassicurata: per il personaggio di Nomi avevano in mente qualcosa di ben diverso. Evidentemente Barbara ha cambiato idea rispetto a quanto aveva affermato nel gennaio di quest’anno in un’intervista a Variety: “007 può essere di qualunque colore, ma è un uomo. Io credo che dovremmo creare nuovi personaggi per le donne – personaggi femminili forti. Non sono particolarmente interessata a prendere un personaggio maschile e farlo interpretare da una donna. Penso che le donne siano molto più interessanti di così”. Parole sagge, davvero, ma evidentemente qualcosa ha spinto la madrina di James Bond a cambiare idea, e ora siamo tutti molto curiosi di vedere Lashana in azione per capire il perché e per scoprire se, in caso No Time To Die sia un successo, potrà avere un film tutto suo. La sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge ha confermato l’intenzione di dare un grande spessore al personaggio di Nomi e di farlo risultare reale, credibile, addirittura impacciato. Per Lashana il realismo del suo personaggio è fondamentale, così si è convinta ad accettare il ruolo e ad entrare nella storia. Non voglio certo fare paragoni tra la giovane Lashana e il superbo Sean Connery, che purtroppo ci ha lasciato alcuni giorni fa, ma ho trovato interessanti queste molteplici piccole analogie tra i loro debutti nella saga di 007: a volte la storia del cinema viene fatta dalle coincidenze più inimmaginabili.

Sono ancora convinta che Tom Hiddleston sarebbe stato un Bond favoloso

Poiché sono, sono sempre stata e sarò sempre una grandissima fan di 007, faccio il mio più sentito in bocca al lupo a Lashana e a tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di No Time To Die, sperando di poterlo vedere nei tempi previsti e non nascondendo che al pensiero mi sento non solo curiosa ma anche emozionata. Ritengo infatti che Fleming, senza rendersene conto, possa aver dato il via alla creazione non di un semplice filone ma di un genere cinematografico a sé stante, come lo sono il western o la fantascienza, che quindi si presta, con il cambiare dei gusti e dei modi di pensare, a infinite variazioni. Basti pensare alla differenza che passa tra Ombre Rosse e Gli Spietati, o tra Il Pianeta Proibito e Alien. Una cosa è certa: ovunque ci sarà uno 007, di qualsiasi sesso, razza, nazionalità o numero di scarpe, lì ci sarò anch’io.

Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad

Titolo originale: The Adventures of Ichabod and Mr. Toad

Anno: 1949

Regia: James Algar, Clyde Geronimi, Jack Kinney

Interpreti: Bing Crosby (narratore)

Dove trovarlo: Disney Plus

Devo aver già detto che Halloween è la mia festa preferita. Quest’anno per forza di cose i festeggiamenti verranno fatti in sordina, dato che non sarà possibile organizzare feste e tanto meno andare in giro per le case a fare “Dolcetto o Scherzetto”, l’unica possibilità è festeggiare a casa in famiglia. Gli addobbi sono pronti, le zucche aspettano solo di essere intagliate e le caramelle sono nascoste al sicuro. Per entrare nello spirito della festa, che quando si hanno bambini deve essere spaventosa ma non troppo, ho rispolverato un vecchio cartone animato Disney che non vedevo da più di 20 anni. Quando ero piccola era uscito in videocassetta con il titolo La Leggenda della Valle Addormentata; ora è disponibile su Disney Plus con il titolo Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad, il che mi ha spiazzato: non ricordavo affatto che nella leggenda di Sleepy Hollow ci fosse anche un rospo! Poi ho capito che in questa versione il cartone che ricordavo è accoppiato con un altro, naturalmente sempre Disney: Il Vento tra i Salici. Di questo tornerò a parlare in prossimità delle feste natalizie, mentre ora mi voglio concentrare sulle avventure di Ichabod, tratte dal libro di Washington Irving La Leggenda di Sleepy Hollow. Per chi ha circa la mia età è impossibile vedere questo cartone senza pensare al celebre film di Tim Burton tratto dallo stesso libro, che purtroppo, a differenza di molte altre opere del regista, non è disponibile su Disney Plus. Tenendo ben presente che il film di Tim Burton non è di certo adatto ai bambini, tuttavia ha un classico happy ending che invece nel cartone è ambiguo. La storia è presto detta: l’eccentrico Ichabod Crane, maestro di scuola nel piccolo paesino di Sleepy Hollow (“Valle Addormentata”) è deciso a conquistare il cuore della bella e facoltosa Catherine van Tassen. La ragazza però è corteggiata da tutti i giovani del paese, compreso il muscoloso e festaiolo Bronn, che però teme di essere messo in ombra da Ichabod, che è un perfetto gentiluomo e un ottimo ballerino. Per liberarsi del concorrente Bronn racconta una storia di paura che terrorizza il superstizioso maestro di scuola, quella del Cavaliere senza Testa che, in sella al suo veloce destriero dal manto nero, col favore delle tenebre insegue la sua vittima per impossessarsi della sua testa. Dopo molti anni ho trovato il cartone davvero godibile, divertente ma anche innovativo per come mostra i personaggi, diversi dai soliti eroi Disney. Ichabod infatti è un maestro davvero poco professionale, facile alla distrazione e pronto a perdonare ogni malefatta degli studenti purché la loro madre sia una brava cuoca e lo inviti a cena: è infatti estremamente goloso, al contrario di quello che la sua esile corporatura farebbe pensare, e farebbe qualunque cosa per un dolcetto o una coscia di pollo. Infatti dalla sua agenda vediamo come frequenti tutte le associazioni benefiche del paese al solo scopo di usufruire dei generosi buffet. Anche i suoi sentimenti per Catherine sono ambivalenti: è sicuramente attratto dalla sua bellezza, ma lo è altrettanto dal suo patrimonio. La prima entrata in scena del personaggio di Ichabod mentre passeggia per il paese tenendo la testa infilata dentro un libro e facendosi sbeffeggiare da tutti i concittadini, che hanno inventato anche una canzone dedicata alle sue stramberie, anticipa quella di Belle in La Bella e la Bestia, che arriverà più di quarant’anni dopo, mentre la scena in cui Bronn vede arrivare Ichabod attraverso il fondo trasparente del suo boccale di birra è una citazione dal film di Alfred Hitchcock Io Ti Salverò, in cui Gregory Peck osserva Leo G. Carroll attraverso il bicchiere di latte: una chicca inattesa per chi si aspettava un semplice cartone per bambini. Anche Catherine non è certo la tipica principessa buona e gentile: infatti si gode il corteggiamento dei suoi spasimanti approfittando della sua avvenenza per ottenere favori ed attenzioni, e non esita a farsi beffe di loro. Viene quasi da parteggiare per Bronn, che vedendosi ridicolizzato e messo alla porta decide di vendicarsi di Ichabod spaventandolo. Il cartone è molto bello, non mancano le risate per grandi e piccini ma allo stesso tempo è un cartone adulto con personaggi realistici e un finale ambiguo lontano dal classico stile Disney: consigliato per un Halloween casalingo in famiglia.

Darby O’Gill e il Re dei Folletti

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People

Anno: 1959

Regia: Robert Stevenson

Interpreti: Albert Sharpe, Janet Munro, Jimmy O’Dea, Estelle Winwood, Sean Connery

Dove trovarlo: Disney Plus

Darby O’Gill (Albert Sharpe) è un simpatico vecchietto irlandese che passa le sue giornate al pub a raccontare storie su delle piccole creature magiche, i Leprecauni (che nella traduzione italiana sono divenuti “folletti”), di cui gli è anche capitato di incontrare il dispettoso sovrano Brian (Jimmy O’Dea), che lo ha ingannato ed è fuggito. Ora però Darby ha davvero bisogno di vedere esauditi i suoi tre desideri, perché il padrone della tenuta lo vuole licenziare per sostituirlo con un aitante giovanotto, Michael McBride (un giovanissimo Sean Connery), mentre la sua bellissima figlia Katie (Janet Munro) non vuole saperne di trovar marito…

Non avendo mai visto questo film l’ho iniziato aspettandomi qualcosa di simile a La Gnomo-Mobile, lungometraggio Disney diretto sempre da Robert Stevenson (il regista di capolavori come Mary Poppins e Pomi d’Ottone e Manici di Scopa) che purtroppo non è disponibile su Disney Plus. La Gnomo-Mobile, girato pochi anni dopo Darby O’Gill e il Re dei Folletti, ha come protagonisti i due bambini di Mary Poppins, Karen Dotrice e Matthew Garber, che trovano per caso due gnomi nel bosco e insieme al nonno li aiutano a trovare altri gnomi (e soprattutto gnome) per non essere più soli: si tratta di un classico film Disney con canzoni, scene divertenti, buoni sentimenti e lieto fine. Lo stesso si può dire di Darby O’Gill, che presenta le stesse caratteristiche, mescolate però con elementi più adulti: il risultato è Un Uomo Tranquillo (celebre film con John Wayne e Maureen O’Hara) in salsa Disney, una miscela davvero speciale che personalmente ho trovato divertentissima. Non molto adatto ai bambini, che si divertiranno sicuramente con la splendida scena dell’incursione di Darby nel regno dei Leprecauni ma troveranno il resto noioso oppure spaventoso (la banshee urlatrice che annuncia la morte imminente, il carro funebre del mietitore senza testa…). Per un adulto invece è un vero gioiellino. La trama non presenta grandi sorprese e il lieto fine è telefonato dall’inizio, ma gli inganni di Re Brian, il corteggiamento di Michael alla ritrosa Katie e la scazzottata finale nel pub (proprio come quella epica di Un Uomo Tranquillo) garantiscono un simpaticissimo intrattenimento. Gli effetti speciali dell’epoca funzionano ancora nel mostrare nella stessa inquadratura le piccole creature e gli esseri umani, e ancora meglio con la spaventosa banshee e l’inquietante carro della morte. Sean Connery, qui agli inizi della sua carriera, offre una bellissima interpretazione del giovane tosto ma innamorato e canta con Janet Munro la canzone Pretty Irish Girl. Simpaticissima anche Estelle Winwood (l’infermiera di Elsa Lanchester in Invito a Cena con Delitto) nei panni della vecchia pettegola maneggiona del paese. La Disney impostò la campagna pubblicitaria per il film sull’idea che i Leprecauni fossero veri, tanto che dopo i titoli di testa compare un ringraziamento di Walt Disney a Re Brian per la sua collaborazione. Consiglio a tutti la visione di Darby O’Gill e il Re dei Folletti, anche perché in passato proprio questo film ha dato collateralmente il via ad una delle saghe cinematografiche più longeve e amate di sempre. Infatti il produttore Albert R. Broccoli volle vedere Darby O’Gill al cinema per valutare se il giovane protagonista fosse adatto per il grande progetto cui lui e Harry Saltzman stavano per dare inizio…

Voto: 4 Muffin

Aladdin

Anno: 2019

Regia: Guy Ritchie

Interpreti: Mena Massoud, Naomi Scott, Marwan Kenzari, Navid Negahban, Will Smith, Billy Magnussen

Dove trovarlo: Disney Plus

Lo spietato Jafar (Marwan Kenzari), il Gran Visir del sultano (Navid Negahban), trama per conquistare il trono di Agrabah. Per riuscirci deve impossessarsi della lampada magica, che però solo il “diamante allo stato grezzo”, un uomo dall’animo puro, può toccare. Così convince il ladruncolo di strada Aladdin (Men Massoud) a recuperarla per lui, cercando poi di uccidere il ragazzo, che però si salva e si tiene anche la lampada, da cui esce un Genio magico blu (Will Smith) che si mette al suo servizio: esaudirà per lui tre desideri. Aladdin non ha dubbi su cosa chiedere: il genio può aiutarlo a conquistare il cuore della bella principessa Jasmine (Naomi Scott).

Ormai siamo tutti rassegnati: i remake in live-action dei grandi classici Disney non si fermeranno. Anche se fino ad ora nessuno di questi mi ha incantata, mi sono avvicinata a Aladdin con una certa curiosità, soprattutto per vedere come se la sarebbe cavata Will Smith nei panni blu del Genio, che nel cartone animato del 1992 era stato magistralmente doppiato da Robin Williams (in italia la sua voce era del bravissimo Gigi Proietti). Per quanto mi riguarda Will Smith ha fatto un ottimo lavoro in questo film, anche se la CGI non permette tutta la pazza libertà che davano invece carta e matita, quindi il Genio è risultato un pochino più ingessato di come me lo aspettavo, scevro anche delle citazioni anacronistiche di cui il cartoon invece era pieno. Lo stesso vale per tutti i personaggi non umani del film: la scimmietta Abu, il pappagallo Jago, la tigre Raja e il tappeto volante; per quanto la tecnologia della computer grafica sia sempre più sofisticata, questo non li può rendere simpatici come lo erano nel cartone animato. Questo può essere un limite del mezzo scelto, ma altre differenze tra il cartone animato e il film (che ovviamente non possono non esserci, per quanto la Disney possa tentare di ricalcare i suoi cavalli di battaglia alla perfezione) invece derivano da scelte deliberate e molte di queste mi hanno lasciata perplessa. Chiunque abbia frequentato le produzioni Disney più recenti (non solo i lungometraggi ma anche le serie animate come La Dottoressa Peluche, La Principessa Sofia, Jake e l’Isola dei Pirati eccetera) non può non aver notato che ormai i villains stanno scomparendo dall’universo Disney (tranne quelli storici che sono un must del reparto merchandising), rimpiazzati da antagonisti che non sono davvero cattivi cattivi, tuttalpiù sono un po’ egoisti e dispettosi, ma alla resa dei conti sono simpatici e pronti a redimersi. I motivi di questa linea d’azione derivano secondo me dal desiderio di essere politically correct e di insegnare ai bambini (e non solo a loro) la tolleranza e il perdono. Questa è una tendenza generale cui i live-action aderiscono pienamente e non voglio dire che sia ideologicamente sbagliata, ma non la trovo drammaturgicamente valida. Alfred Hitchcock diceva che serve un cattivo terrificante per fare un bel film, e credo che lui ne sapesse qualcosa: come può un film, d’animazione o meno, essere emozionante e coinvolgente se i protagonisti non sembrano mai essere davvero in serio pericolo e se i cattivi non sono poi così tanto malvagi ma hanno solo avuto una brutta giornata? Il capo delle guardie di Agrabah, per esempio, che nel cartone era grande, grosso e cattivo, qui invece, alla fine, si redime e si schiera anche lui contro Jafar, in virtù di un passato di fedeltà e dedizione al sultano di cui non si era mai parlato prima. Lo stesso Jafar non è nemmeno lontanamente spaventoso come quello del cartone, e ci viene anche raccontato come da giovane lui stesso fosse un ladruncolo da strada proprio come Aladdin. Questo permette di inserire un paio di scene di “borseggio” divertenti, ma in definitiva non è che un voler fornire una giustificazione alla sua cattiveria, oltre che il più squallido dei “io e te in fondo siamo uguali!” detto dal cattivo al buono prima dello scontro finale. Viene poi da chiedersi come sia stato possibile per un borseggiatore di strada diventare il primo consigliere del sultano… Vengono poi eliminate molte scene che potevano forse creare troppa ansia: Jasmine non viene intrappolata in una clessidra gigante ma semplicemente viene detto alle guardie di portarla via, cosicché possa facilmente liberarsi e cantare la nuova canzone aggiunta apposta per lei, che la trasforma (nelle intenzioni di Guy Ritchie) da donna oggetto del desiderio a donna d’azione (paradossalmente Jasmine mostrava molta più intraprendenza nel cartone animato); Aladdin non viene messo in prigione e condannato a morte, il che rende il suo ritorno nei panni del principe Alì molto meno d’impatto. Ma quello che secondo me è il cambiamento meno riuscito è il fatto che Jasmine non desideri sposarsi perché ritiene che la carica di sultano spetti a lei stessa: nonostante il suo desiderio di aiutare il suo popolo sia encomiabile, non riesco a convincermi che affidare il trono ad una ragazza che non ha mai lasciato il suo palazzo e che ha mostrato di non sapere che il pane, al mercato, bisogna pagarlo, non mi sembra essere una gran buona idea. Ma, come anche Frozen ci insegna, ormai i personaggi maschili della Disney non possono che aspirare al ruolo di “principe consorte” e nulla più. E a proposito di principi, peccato che non sia stata assegnata una canzone anche al principe pretendente Anders, perché in Into the Woods Billy Magnussen ha mostrato un gran talento canoro e una grande ironia che avrebbero fatto comodo anche a questo film. Nel complesso poi il film si lascia vedere e il tempo passa in fretta, gli attori se la cavano bene anche col canto e le canzoni sono nel giusto numero e non troppo diverse da quelle originali che tanto amiamo (ovviamente il principe Alì non possiede più “schiave che non sono mai stanche”) e l’effetto nostalgia funziona. Funziona così bene che fa venire moltissima voglia di rivedere il cartone del ‘92 oppure qualche film molto meglio riuscito di Guy Ritchie, come ad esempio i due Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. oppure Snatch.

Voto: 2 Muffin